B
Bà/và vai (cchi bà fa = che vai a fare)
Babbià/‘mpapucchiá (dal lat. babbaeus = sciocco) allettare, confondere con chiacchiere
Bacabùnn’/vacabùnn’ vagabondo, sbandato, fannullone, scansafatiche, scioperato, perditempo
Baccaglià protestare, vociare, altercare, discutere ad alta voce
Baccalà (dallo spagn. bacalao = baccalà) merluzzo (Gadus morrhua) essiccato con salagione, diversamente dallo stocco che è merluzzo essiccato al sole, senza sale. Per traslato anche persona tonta, sempliciotto
Bacchètta (dal lat. baculum = bastone) bastone, stecca di legno
Bacchittùn’ bacchettona, persona o cosa molto alta e magra; nullafacente, svogliato
Bacòng’ di statura bassa, nano
Bacùcch’ da Abacùc o Abacucco (in ebraico: Hăbaqqūq; in greco: Ἀμβακούμ; in latino: Habăcuc; ... – VI secolo a.C.) ottavo dei 12 profeti minori. Vecchio e saggio; vecchio decrepito e rimbecillito dall’età, stupidotto, un po’ idiota
Baddatùr’/abbaddatùr’ (dal lat. bellatorium = galleria di combattimento
sulla nave, da bellum = guerra) ballatoio, pianerottolo
Badìa/Patìa località (contrada) a sud di Paola dove è stata costruita l’Abbadia o Abbazia di S. Maria di Valle Josaphat tra il 1099 ed il 1111. Curiosità. Si credeva, e si crede ancora, che nella striscia di terra che va da Sotterra a Badia, chiamata dai monaci basiliani Valle di Giosafàt, il giorno del giudizio universale si sarebbero radunate tutte le anime per essere giudicate
Bafuógn’/ bufàgna (dal lat. baba, o portogh. bafa = soffio leggero + favonius = vento tiepido prima-verile di ponente) vento di scirocco, afa. Approfondimento. Per questo vento solitamente in Italia si
usa la versione tedesca föhn, da cui deriva anche il termine phon, sinonimo di asciugacapelli. Ma föhn non è altro che la trascrizione del greco ϕωνή, phonḗ, che indica il fruscio delle foglie mosse da folate o addirittura raffiche. Invece ‘u bafuògn’ porta con sé un’aria calda e ferma, opprimente e soffocante, e metaforicamente si applica a tutte le condizioni di oppressione, fastidio, noia, soffocamento
Baganièdd’ folletto. Uno dei racconti più diffusi tramandati di generazione in generazione vede come protagonista un nano molto piccolo, molto peloso, vestito con calze rosse, berrettino rosso e
zoccoli di legno. ‘U Baganièdd’, secondo la tradizione, era custode di una “tròvatura” ed era molto dispettoso e maligno. Appariva a coloro che avevano avuto la disgrazia di incontrare, durante il battesimo del proprio figlio, un prete che celebrava male il rito religioso. Gli anziani raccontavano che questo si divertiva a fare dispetti di tutti i tipi al povero sfortunato. Però quando qualcuno riusciva a togliergli il berrettino, il nano per riaverlo doveva donare un pugno di monete d’oro. Sempre secondo la leggenda, ‘u Baganièdd’ non teme va nulla tranne i morti. La notte del due novembre, quando le anime dei morti si aggiravano per il paese (altra credenza popolare), il nano piangeva e correva a nascondersi; inoltre, questo era l’unico momento in cui gli si poteva chiedere un qualsiasi favore, in quanto faceva tutto ciò che gli si domandava
Bagàscia/vajassa (dal provenzale bagassa = tinozza) donna molto grossa; anche donnaccia, prostituta
Bagattèdd’ suppellettili; anche oggetti inutili o in surplus; giacenza, residuato
Bagattèdd’(fa’) raccogliere le proprie cose e farsi da parte
Bagnaròla bacinella ovale con grossi manici, tinozza (la mia vasca da bagno da bambino), per traslato barca che fa acqua
Bagùdd’ (dallo spagn. baùl, o lat. med. bajulare = portare) baule, cassa di legno o altro materiale con coperchio convesso in cui si riponeva il corredo nuziale
Bajiàrd’/vajiàrd’ vegliarda; furba; anche personaggio dei poemi cavallereschi e delle favole popolari. Espressione simpatica ed amichevole che viene rivolta ad un parente o amico (stù vajiàrd!). Altresì portantina, piccola “barella” in legno per trasportare oggetti, generalmente usata in campagna, costituita da due assi in legno unite tra loro da listelli trasversali, doghe, portata da due persone una avanti e l’altra dietro; serviva per trasportare il letame per concimare i terreni
Bajiassa/vajiassa (dal franc. ant. baiasse = ancella) donna/ragazza di servizio, persona poco curata nell’aspetto, trasandata; anche servaccia, fantesca nonché donna volgare e di facili costumi
Balèng’ persona con problemi psichici, strana
Balìcia/bbalìcia (dall’arabo waliha = sacco di grano, forse incrociato con il lat. medievale valisia; con betacismo) valigia, bagaglio
Bàluba (gruppo etnico centro-africano che comprende varie tribù di lingua Bantu) persona rozza, incivile
Bàmbara/bàmpera/vàmpera vanvera; parlare a vanvera a vuoto, a caso. Curiosità. Da una piccola ricerca etimologica del termine (Vocabolario della Crusca e Treccani) la parola “vanvera” è onomato-peica. Essa sarebbe una variante di “fanfera”, che a sua volta deriva da “fanfara” e “fanfarone”, dal suono “fanfan” tipico delle trombe militari: un “dare fiato alle trombe”, un “parlare all’aria”, da cui discendono tutti i significati odierni, un richiamo all’aria che ha generato nel tempo storie decisamente singolari e divertenti. Nel Sei-Settecento era in uso presso le corti europee uno strumento molto particolare, a quanto pare di origine veneziana: una specie di tubo in pelle applicato direttamente al deretano (e nascosto sotto il mantello per gli uomini e sotto la gonna per le donne),
esistente nella doppia versione “da passeggio” (per il teatro, le passeggiate, il caffè) e “da alcova” (per starsene seduti in poltrona o a letto) e che permetteva alle persone di liberare le proprie flatulenze in tutta libertà e in ogni contesto, visto che il tubo ovattava il rumore e tratteneva gli odori: un oggetto chiamato, per l’appunto, “vanvera”. Ma prima di arrivare alla “vanvera” altri oggetti furono inventati dall’uomo. Il Prallo è il primo che venne utilizzato. Non è altro che un uovo di ceramica o di legno dotato di due fori comu-nicanti. Tale uovo durante i lunghi banchetti dei faraoni, degli imperatori romani, insomma dei potenti del mondo, veniva infilato nel pertugio anale al fine di attenuare l’effetto miasmatico ed impestante delle flatulenze. Al suo interno vi si infilavano delle erbe odorose; inoltre il gas nel suo attraversamento, provocava una curiosa nota musicale tipo trombetta o fischietto. Proprio partendo da simili ragguar-devoli esempi, la piritera arrivò nel napoletano secoli dopo assieme ai Principi Borboni (e tenete presen-te che il termine medico “borborigmo” vuol dire “rumore” o anche “gorgoglio intestinale” e sembra che i Borboni ne soffrissero alquanto). La piritera altro non era se non una specie di piffero in ceramica. Famose erano le Piritere di Capodimonte. La piritera ad una sua estremità aveva una imboccatura o cannula (da infilare dentro l’ano) mentre all’altra si presentava con la foggia della testa di un uccellino. Veniva adoperata nelle sfilate del Regnante attraverso la città di Napoli: questi, disteso sulla sua portan-tina, appoggiava l’imboccatura al proprio ano in modo che, con l’emissione di flati, il piffero suonasse in faccia alla gente che lo osannava dicendo “Lunga vita al Principe” o “Salute al Principe”. L’oggetto iniziò ad entrare in disuso nei primi anni del ‘900 per poi sparire completamente nel secondo dopoguer-ra. Per i più curiosi o per chi avesse voglia di farsi due risate, fornisco l’indirizzo internet di un video dove è spiegata molto bene la funzionalità del suddetto strumento. Buona visione: https://youtu.be/p-cfsV-pgE4
Bàncu (dal germanico bank = panca) banco
Bancùn’ (dal lat. plancam) bancone, tavolone, scanno
Bànn’ (dal basso lat. bànnum = editto, o gotico bandwo = segno) bando, annuncio, avviso, editto
Bànna (dal provenzale banda, derivante dal lat. medievale banda = partito, fazione) lato; luogo, posto, parte
Banna(e)ròla banderuola, girandola, anemoscopio
Bannèra bandiera, drappo; anche pesce bandiera o sciabola
Bannià/vannià (dal gotico bandwian = fare un segnale) dire in chiesa, fare le pubblicazioni matrimo-niali (sia in chiesa che presso lo stato civile. Facevano fede però più le pubblicazioni in chiesa
perché esse venivano annunciate a voce dal sacerdote per tre festività consecutive precedenti la data del ma-trimonio… ‘e còs’ scrìtt’ e ‘mpizzàt’ dda (affisse) poca gente le leggeva (… sapeva leggere!); anche rinfacciare; bandire, urlare, rendere noto, informare
Bannitùr’ (dal gotico bandwian = fare un segnale o dal lat. bucinator: da bucina = tromba del vigile del fuoco “vigiles” di epoca romana) banditore: era colui che informava la cittadinanza su varie notizie (a Paola: Giustinu Cinàr’ - al secolo Agostino Presta – e Cìcc’ Barsàn’), gridatore, divulgatore
Baràbba imbroglione; cattivo
Baràcch’/bbarràcch’(via) Baracche, toponimo di località di Paola (nelle adiacenze del Castello) sulla destra del torrente San Domenico (zona dove è stato costruito il baraccamento dopo il terremoto del 1905? Il dubbio sorge perché il toponimo esisteva già ai primi del 1200)
Baraùnna confusione di gente che va e viene; insieme di cose tenute in disordine
Bàrbar’ rabarbaro; anche barbaro, primitivo, rozzo, incivile, incolto, violento
Barbarìa/varvarìa bottega del barbiere, barberia
Barbarièdd’/varvarièdd’ mento, bazza
Barbittùn’ carta moneta di grosso taglio (spesso recava l’immagine di un personaggio illustre con folta barba)
Barculià barcollare, ondeggiare, vacillare, traballare
Barcùn’ (dal longobardo balk = palco) balcone, poggiolo, terrazzino; anche barcone
Barcunàta balconata, finestrata, loggione
Bàrd’ (dallo spagn. balde o dal celtico bulliu = tino) secchio di latta o di zinco, oppure del lattaio
Bardacchìn’ (da Baldacca, nome italiano medievale di Baghdad) baldacchino (drappo sostenuto da un telaio, con frange o tendaggi, usato sia per cerimonie religiose, sia sopra alcuni tipi di letto), padiglione, sopraccielo
Bardàscia (dall’arabo persiano bardág = giovane schiava) donna grassa, volgare; bagascia; contadi-nella, ragazza in senso spregiativo ma comunque affettuoso
Bardasciùn’ rete da pesca derivante
Barìl’ barile; antica misura di capacità pari a litri 43,62 cioè 60 caraffe
Barlocch’ grosso gioiello di scarso valore
Barràcca (dallo spagn. barraca) baracca
Barrètta/birrètt’ (dal provenzale ant. berretto) coppola, berretto
Bàrsamu (dal lat. balsamum) balsamo
Bastimènt’ (dal franc. ant. bastir = fabbricare, costruire) nave mercantile a vapore o a vela
Bastùn’ bastone, clava, mazza, randello, verga
Basulàt’/vasulàt’ (dal lat. basis = base, che ha dato luogo a un parlato basulum = lastra) lastra di pietra per pavimentazione stradale e/o di interni. Nel significato estensivo: qualsiasi cosa di molto pesante
Battàgl’ (dal lat. med. batàlium, da batuàculum, derivato da batùere = battere) batacchio della campana. Con allusione, pudendo maschile
Battèll’ (dal franc. ant. batel) battello, piccola imbarcazione
Battiàt’/vattiàt’ battezzato; si dice anche di vino annacquato
Bavaglìn’ bavetta, bavaglino
Bavùs’/vavùs’ fungo, boleto viscido; anche persona ciarlona e spaccona
Bàzzica (dallo spagn. bàciga) gioco di biliardo e di carte
Bazzichìa frequentare un luogo di tanto in tanto
Bbacànt’/vacànt’ vuoto, ripulito, vacuo
Bbàch’/vàch’ non lavora, disoccupato (sùgn’ a bbàch’ = non sto lavorando)
Bbagnàt’/bagnàt’ bagnato, inzuppato, fradicio; anche sudato
Bbàlicia/bàlicia valigia, bagaglio
Bbancaròzza bancarella (ripiano fisso/mobile su cui espongono la merce i venditori ambulanti), bancone, carretto
Bbancàt’ grande banco da lavoro o pedana
Bbànna/vànna lato, quel posto, parte
Bbèdda/bèdda bella, carina, affascinante, piacevole
Bbèn’/vèn’ (dal lat. vĕnire) viene
Bbèrs’/vèrs’ verso/a
Bbifàna/Pàsca Pifanìa (dal lat. epiphanĭa) Befana, Epifania Curiosità. Da: Tutto Paola- Anno I° n. 6 dicembre 1987 - Attilio Romano
“L’Epifania a Paola aveva un’usanza particolare e costituiva il richiamo della gente della campagna e dei vari paesi vicini (Guardia, Fuscaldo, S. Lucido). Consisteva in un rito originale e di fede, un rito d’altri tempi che ora non si fa più ormai da circa cinquant’anni. Era, in sostanza, una tradizione puramente locale, non si sa bene da chi concepita o da dove presa a prestito. Il rito aveva luogo nella piccola chiesa Congrega di S. Giacomo Maggiore Maria Santissima Assunta, in corso
Garibaldi, verso le quattro del mattino per terminare all’alba. Già da alcune ore prima la gente confluiva presso la Chiesa che, naturalmente, trovava ancora chiusa e veniva con le torce di graliti accesi chiamate luminere. Si formava, così, come una grande fiaccolata e i più freddolosi accendevano i fuochi di fronte alla scalinata di accesso al tempio. Zampognari e Pifferai, a coppie, sbucavano dai vicoli e impregna vano l’aria di un suono dolcissimo che, fasciando l’anima di serenità, aprivano il cuore alla speranza nella notte buia. Il problema era trovare un posto in chiesa per assistere al battesimo di Gesù. Per questo l’Epifania si chia-mava anche Vattima. Sicché quando la sacra sceneggiata aveva inizio la gente si accalcava. Il rito era semplice, ma spettacolare. Nel presbiterio in cui giganteggiava l’altare maggiore, era stato già allestito un presepe particolare a un angolo del quale era stata collocata una botte in piedi, colma d’acqua, aperta nella parte superiore. La botte era chiamata ‘a fonte (sostituiva il fonte battesimale). Nel momento in cui il sacerdote celebrante somministrava il battesimo al Bambino prelevato dal presepe, una colomba, sim-boleggiante lo Spirito Santo, discendeva rapida verso la fonte su di un filo metallico che collegava la loggiata (cantoria) dell’organo all’altare. Alla celebrazione della S. Messa seguiva lo scambio degli auguri. Le luci dell’alba prendevano il posto dell’oscurità della notte e mentre le donne tornavano a casa, gli uomini brindavano al lieto evento con bicchierini colmi di anice nei locali di Ruardo Marino,
Nicola Tosto, Vincenzo De Seta, Guerino Romano, Concetta Manfredi e nell’aria si diffondeva un aro-ma di anice e di caffè. Anche oggi i ragazzi aspettano la vecchia e non la chiamano più Nigurumantu, ma Befana e le attribuiscono le stesse qualità e le medesime caratteristiche che le attribuivano i ragazzi di una volta: premia i buoni e castiga i cattivi. Ai cattivi porta cenere e carbone, ai buoni porta i doni. Ed anche oggi nella fantasia di alcuni bambini, la Befana viene da lon tano a cavallo di una scopa, con le scarpe rotte, un sacco (‘a vièrtula) pieno di doni sulle spalle; ed essi l’attendono trascorrendo quasi l’in-tera notte insonne e guardano con gli occhi che papacianu la calza che hanno appeso al capezzale del letto. Ma anche oggi, come sempre, la vecchia entra appena le palpebre coprono gli occhietti vivi dei fanciulli innocenti. E i grandi, gli adulti, coloro i quali dicono di non credere più alla vecchia senza den-ti, in questi giorni fanno anch’essi, come i bambini, un esame di coscienza intima per notare se durante l’anno sono stati buoni o cattivi; ed anch’essi si affidano ad una Signora che non si chiama nè Befana nè Nigurumantu, ma si chiama: la Vita.”
Bbinì (v. bbèn’) venire -“è ca ti vò ‘bbinì ‘nu beni!”
Bbinìgn’ (dal lat. benignus = di buona natura) benigno
Bbinirìc’ benedici
Bbinirìca vivaddio, che Dio benedica
Bbinirìtt’ benedetto, dire bene, augurare; Benedetto
Bbiniriziòn’ benedizione, protezione, favore
Bbìr’/vìr’ vedi
Bbistùt’/vistùt’ vestito, abbigliato
Bbisuògn’ bisogno, esigenza, necessità
Bbìv’/vìv’ (dal lat. bĭbĕre = bere) bere; anche vivo
Bbòh non lo so
Bbòna buona, perbene; anche tranquilla, affidabile, vantaggiosa; stuzzicante
Bbràv’ bravo, valido, abile, competente, esperto
Bbù non lo so; anche vuoi
Bbùa/bùa (dal franc. boue = piaga?) dolore, malattia; ferita, lesione, taglio
Bbuàtta (dal franc. boîte) barattolo di latta
Bbucàl’ (dal lat. tardo baucălis, dal greco báukalis, incrociato con bocca) boccale, brocca, pinta
Bbùcca/vùcca bocca
Bbuccunòtt’ (dal napoletano pasticciotto in boccone>bocconetto>boconotto) dolce natalizio farcito con marmellata d’uva e cioccolato
Bbuffètt’ credenza, armadio
Bbuffittùn’ schiaffone, sberla
Bbuiàcca impasto di cemento e calce
Bbulà/vulà (dal lat. vŏlare) volare; anche andare al creatore
Bbulìt’/vulìt’ volete
Bbullùn’ bullone
Bbuògl’/vuògl’ voglio
Bbuòsc_sch’ (dal lat. mediev. buscus o boscus, german. busk o bosk) bosco, foresta, selva; boscaglia
Bbùssula/bùssola porta interna a battente; anche bussola
Beccamuòrt’ becchino, necroforo; anche persona svogliata, senz’arte né parte; nulla facente
Bèccu becco, sinonimo di cornuto (in effetti è il maschio di capra)
Beccùcc’ beccuccio, ugello, forellino di uscita (in particolare l’ugello della lampada ad acetilene)
Bèdda bella
Bèdda-bèdda (raccomandazione) comportati bene, non farmi fare brutta figura, con garbo e cura
Beddulìdda bellina, carina
Bellimùnt’ Belmonte
Bellimuntìs’ abitante di Belmonte, belmontese
Bemminùt’ benvenuto: saluto di accoglienza rivolto a chi intervenendo nel corso di un lavoro augurava àt’crisciùt’ (avete cresciuto)
Bèna’/vèna viene, arriva; anche vena
Bènan’ vengono
Benimìa che goduria, bene mio, che bellezza
Benirìca (dal lat. ecclesiastico benedicat = “Dio” benedica, conceda grazie) complimenti, auguri, vivaddio, buon pro, che Dio benedica (esclamazione di augurio di crescita, di abbondanza di beni e
benessere) espressione usata soprattutto per allontanare il malocchio e la sfortuna benedicendo
Benirizziòn’ benedizione (locuzione vicina di significato a “benirìca”). Benirizziòni a li sòrd’ c’àiu spìs’! = benedizione ai soldi che ho speso (se l’acquisto ha portato un beneficio)
Benzìn’ benzina; nel gergo malavitoso vino
Bèrt’ Alberto; nel gergo malavitoso tasca
Bì vi
Biàfa (dal lat. mediev. blada, plur. collettivo di bladum = prodotto dei campi, voce di origine franca) biada, nome generico dei cereali usati come foraggio per le bestie, foraggio, granaglie
Biàt’/viàt’ beato (biàt’ a cchìn’ ti spùsa! = beato a chi ti sposa!)
Bibbirò biberon, poppatoio
Biccàcc’ beccaccia
Bicchirìn’ piccolo bicchiere da liquore (da intendersi un tutt’uno col contenuto)
Biciènz’/Viciènz’ Vincenzo. Curiosità. ‘Zi Vicienzu in particolare, è personaggio etimologicamente interessante, perché deriva il suo nome dalla storpiatura che il popolino ha fatto dell’espressione
latina “caput sine censu” = capo non censito, dal latino census = censimento: infatti, negli antichi censimenti venivano classificati con un nome coloro che avevano beni mobili e immobili; mentre tutti gli altri erano censiti sulla base della sola persona fisica divenendo solo un numero. Da qui il detto:
‘nu tiègn’ mànch’ ‘a càpa ‘i zi’ Viciènz’, cioè “non posseggo un bene amato nulla che possa essere catalogato”.
Bicìn’/vicìn’ (dal lat. vicīnus, der. di vicus = rione, borgo, villaggio) vicino; propinquo; adiacente, attiguo; contiguo, limitrofo, (burocr.) viciniore
Bidunàta/birunàta fregatura, imbroglio
Bièdd’- bièdd’ con garbo e cura (v. bedda)
Bièddu bello
Bièrs’/vièrs’ verso
Bigliètt’ (dal franc. billet, derivato da un antico bullette, diminutivo del latino bulla = bolla, sigillo) cartoncino, foglietto, biglietto; ricevuta, scontrino
Bigliònc’ bottone molto grosso (nel gioco dei bottoni)
Bigòtt’ (dal franc. bigot, in origine epiteto spregiativo dato ai Normanni, forse per un loro intercalare, in ingl. ant., bī God = per Dio) persona che mostra zelo esagerato più nelle pratiche esteriori che nello spirito della religione; bacchettone, baciapile, bizzoco
Bìlich’ grossa bilancia, pesa a ponte
Binirìtt’ benedetto; anche Benedetto
Binninià far emettere allo strummùl’ un suono particolare simile a vibrazione, ronzio, fischio
Biribìssu giuoco di dadi
Bisàzza bisaccia, sacca, tascapane
Bisciù (dal franc. bijou = gioiello) persona o cosa molto bella e graziosa; gioiello
Bisciuttarìa (dal franc. bijouterie) bigiotteria, gioielleria di poco valore, chincaglieria
Bisèst’ bisestile
Bisinìss’ (dall’americano business) affare; trattare, concludere un affare
Bisugnùs’ (dal ger. bisundhi o lat. bi-+somnium = mancanza di qualcosa di necessario) bisognoso, povero, indigente
Bisuògn’ necessità, bisogno; anche necessità fisiologica
Biva (dal lat. bibere) beve, ingurgitare; anche viva
Bivirùn’ beverone, brodaglia
Bizzóca/pizzòca (dal lat. med. bizocus. Antica setta di frati Minori francescani, i pinzocheri, condannati da Bonifacio VIII) bigotta, bacchettona, baciapile, bizzoca; anche ipocrisia e falsità.
Approfondimento. Va detto che il termine viene usato soprattutto al femminile. Infatti un tempo ‘a bizzòca era la cosiddetta “monaca di casa”, cioè la donna nubile, destinata a rimanere tale, che si vestiva con abiti scuri e molto sobri e che ostentava la propria religiosità e purezza
Blùsa (dal franc. blouse = blusa) camiciotto di cotone, camicetta
Bò/vò (dal lat. bōs- bŏvis = bove) il maschio castrato dei bovini domestici, bove, bue
Bòbba bevanda disgustosa, intruglio, brodaglia, sbobba
Bo(u)ccettìn’ ampollina (‘a boccettìna r’u prufùm’)
Bòccolo (dal franc. boucle) ciocca di capelli arricciati, boccolo, ricciolo
Bombòn (dal franc. bon bon = dolci) dolce di zucchero, caramella
Bommìn’ bambino, bambinello, Bambino Gesù
Bommiàgg’ buon viaggio
Bòmmic’/vòmmic’ nido di calabroni
Bòna truvàta bentrovata
Bòna vinùta benvenuta
Bòn’/vòn’ vogliono
Bonàrm’/bonànima (si usa parlando dei defunti) buonanima, passato/a miglior vita
Bonasìr’ buonasera
Boncùnt’ ad ogni buon conto, insomma
Bonprùr’ (v. prùre) buon prò, buon ti faccia, far bene: si diceva a qualcuno che mangiava e beveva
Bonsignùr’ monsignore, vescovo
Bonùr’ buon’ora, primo mattino; anche finalmente, in ogni modo, comunque sia andata
Bonusìa/bonisìa non sia mai, lontano da me, che volga al bene, ovvero che ci vada bene, bene sia per noi
Botàrga uova di tonno, bottarga
Bòtt’ colpo, scoppio, sparo, botta, allusione (m’à jittàt’ ‘a bòtt’); battito cardiaco
Bottarèdd’ piccola botta, colpo
Bòtt’ ‘i chiùmm’ morte causata da arma da fuoco, espressione usata anche come esclamazione
Bòtt’ ‘i cunìgl’ colpo secco sulla nuca o occipite
Bòtt’ ‘i sàngh’ imprecazione, morte improvvisa dovuta a infarto, a emorragia cerebrale o altro
Bràch’/vràch’ pantalone, calzone
Brachissìna (dal lat. braca, di origine celtica, usato generalmente al plurale (bracae = calzoni) mutande, mutandina da donna
Branculiá brancolare, procedere a tentoni
Brasciòla/vrasciòla (dal lat. tardo brasas = carboni, derivato dal german. brasa) involtino di carne, ripieno di àgliu, pruvulùn’, pitrusìn’, uva pàssula, pignuòl’ e pip’ buòn’
Bricicrètta (dal franc. bicyclette) bicicletta, velocipede
Brigànt’ brigante, persona scaltra
Brigògn’/vrigògn’ vergogna, pudore, riguardo, ritegno
Brìnnis’ (dallo spagn. brindis, questo dal tedesco bring dir’s = lo offro a te) brindisi; anche Brindisi
Briòscia (dal franc. brioche) ciambellina di pasta gialla, col piripìsso in cima: dolce fatto con farina, lievitato, morbido e leggero
Brìsc_scula briscola. Secondo il “Devoto” sarebbe incrocio del lat. mediev. brusca = striglia, spazzola, con bisca + suffisso, ed equiv. scùlpo = scopetta
Bròcca vaso di terracotta
Bròr’/vròr’ (dall'ant. ted. brod ) brodo; salsa. Numerosi i derivati: bruràglia, brudèttu (di cipolle, di asparagi), brurùsu, brudìnu e l’accoppiata bròr’ e càs’ per un condimento non plus ultra
Bròda/vròda beveraggio per maiali
Brùca/vrùca tamerice (v. vrùca)
Brùfulu (un incrocio contratto dal lat. verruca = escrescenza e rufulus = rossiccio) bollicina della pelle, piccolo foruncolo. Parrebbe che una gran quantità, su tutta la pelle, fossero provocati dalla bava di un insetto che abita normalmente vecchie querce, rami in putrescenza, acquitrini. Le forme eritematose che ne scaturivano erano talvolta molto pericolose, sia per lo stato di agitazione dovuto ai bruciori e pizzico-rini che a vere forme d’intossicazione
Bruschètta pane tostato
Brusètta blusetta, camicetta
Bruttabbèstia (v. animalia) demonio (raffigurato come orrenda bestia), monello; anche invidia; ansia
Bruttarèdd’ (dal franc. breton, cioè abitante della piccola penisola) persona molto brutta, bruttarella, sgradevole
Buàtta (dal franc. boìte = scatola) recipiente in latta per conservare alimenti
Bubbàzza modo di dire (è ‘na bubbàzza); intruglio, bevanda disgustosa, brodaglia; sbobba. Anche liquore fatto come i rosoli di una volta, prodotto da un’antichissima distilleria napoletana: infuso
idroalcolico (40%vol.) di arance, mandarini, limoni e purtuàll’amàr’. Inoltre capitale, ricchezza disponibile. Per saperne di più: https://www.vocedinapoli.it/2019/01/24/detti-napoletanicosasignifica-lespressione-mannaggia-a-bubba
Bucà bucare, accoltellare, pugnalare
Bucàl’ (dal greco baukàlis = brocca con bocca) boccale. Il mobile toilette con ripiano di un tempo era dotato di vàcil’, bucàl’ e specchio. Il più economico treppiede metallico aveva ‘u vàcil’, ‘u bucàl’ sotto e ‘u poggia tuàgl’ laterale
Buccàcc’ (dal lat. bucca o dal greco baukálion diminutivo di baukále = vaso per bere), con influsso di “bocca” in forma alterata; barattolo di vetro dalla bocca larga
Buccaccèr’ insieme di vasetti, contenitori per l’olio, l’aceto, il sale e il pepe
Buccàre capovolgere, ribaltare; anche bottega dove si modellavano manufatti in creta (lancèdd’, vummùl’, ecc.)
Bucchinàr’ irrumatore/trice (dal lat. irrumare, da rŭma = mammella, “offrire la mammella a succhiare”, che già in lat. aveva senso erotico); espressione volgare usata come insulto
Buccièr’ (dal franc. bouchier = beccaio) macellaio
Buccìn’ soprannome paolano. Piccola boccia alla quale si cerca di fare avvicinare le altre nel gioco delle bocce, pallino. Traslato testa, capo
Buccìn’ (dal lat. bucìna e buccìna = strumento a fiato: d’incerta etimologia o franc. buc = caprone) sottili strumenti a fiato simili a trombe ricurve. La buccina fu probabilmente una specie di conchiglia adattata a uso di tromba dalle popolazioni delle spiagge, e dai pastori per guidare e raccogliere il bestiame. Potrebbe derivare anche dal lat. bucinator (da bucina = tromba di bronzo ricurva) = vigile del fuoco (vigiles) di epoca romana, che aveva l’incarico di dare l’allarme in caso d’incendio
Buccunòtt’ (v. Bbuccunòtt’) bocconotti: dolci tipici calabresi, sono usati in tutte le feste, Natale,
battesimi, cresime, compleanni, matrimoni compresi. Quelli tipici di Amantea sono di forma ovale che
viene data dalle formine di metallo ondulate. Pasticcino di piccola dimensione, da mangiare in un sol boccone
Bùch’ ‘i ‘nnàita buco per impalcatura, ponteggio
Buchè (dal franc. bouquet) fascio di fiori
Bucìfer’ bovaro; anche terreno adibito a pascolo; toponimo di località di Paola (in contrada Sant’An-gelo)
Bufàgna (v. bafuógn’) situazione meteorologica caratterizzata da vento caldo di scirocco, afa, calore insopportabile
Buffè (dal franc. buffet) credenza per stoviglie e biancheria da tavola. Si colloca in sala da pranzo, di fronte al cuntrabuffè, l’armadio a vetri, detto anche cristallièra/cristallèra
Buffètta (dallo spagn. bofeta = tavola da pranzo) tavolino da mensa; anche vela quadra da barca
Buffi(e)ttùn’ (dallo spagn. bofeton = ceffone) colpo sul muso, schiaffone, schiaffo, sberla; ceffone molto violento; l’origine è onomatopeica
Bugigattùl’ stanzino buio e non aerato, locale piccolo e angusto
Buiàcca (dall’arabo sutayha, diminutivo di sath = terrazza, tetto piano) termine tecnico che general-mente si riferisce ad un rinzaffo di calcina che si fa sui tetti per impedire il passaggio dell’acqua
Bùmma (dal lat. bombus = ronzio, rimbombo; derivato dal greco bómbos = rombo) bomba.
“Angiulìna bùmma bùmma (bassotta e rotondetta) /ccu lu cùl’ sunàva ‘a trùmma, / ccu ‘a lìngua scùpava ‘a càsa, / ccu ‘i pèr’ rattàva ‘u càsu”
Bummìn’/Bumminièdd’ bambino Gesù, Bambinello
Buonacciùn’ bonaccione, persona buona, semplice d’animo
Buonisìa non sia mai, lontano da me, che volga al bene, ovvero che ci vada bene
Buonuticùnt’ ad ogni buon conto, ad ogni modo
Buonutruvàt’ bentrovato/i
Buonuvinùt’ benvenuto/i; saluto di accoglienza rivolto a chi intervenendo nel corso di un lavoro augu-rava “àt’crisciùt’?”
Buòrd’ bordo, a bordo
Burdèll’ (dal franc. bordel = casetta, rifugio) chiasso, confusione, schiamazzo; anche casa di appunta-menti
Buriàna (dal lat. bòreas = vento di settentrione, oppure dal turco buran = vento turbinoso) temporale estivo improvviso; anche scompiglio, trambusto. Approfondimento. È un forte vento che abbassa le temperature e preannuncia una tempesta; per estensione si definisce buriana qualunque litigio burra-scoso, un forte chiasso che proviene dalla strada, un trambusto turbinoso, un gran vociare. Per saperne di più: https://accademiadellac rusca.it/it/consulenza/che-buriana-%C3%A8-arrivato-il-buran/1420
Burò (dal franc. bureau) mobile fornito di cassetti, scrivania
Burràina/vurràina (dal lat. mediev. borago o borrago/ginis) borragine
Buscìa (dal franc. bougie. La voce deriva dal toponimo “Bougie”, città algerina da dove povenivano la cera e le candele) candeliere a cera o a olio; anche bugia, frottola, menzogna
Busciàr’ (dall franc. antico busard) bugiardo, che racconta frottole
Bùssula/bbùssula (dal lat. mediev. buxula) porta da interno, serramento interno
Bùtam’/vùtum’ disa o saracchio o tagliamani. Le foglie, lunghe e tenaci venivano usate per legare le viti e vengono tuttora utilizzate da artigiani per impagliare le sedie o produrre cordami e retine
Buttiàt’ (dall’arabo butur = pustola) punto; ammaccato
Butìrr’ (dal lat. bùtyrum, greco bùtyron, comp. di bûs = mucca + tyrós = formaggio) burro, caciocavallo ripieno di burro
Buttigliùn’ (dal franc. bouteille) bottiglione; anche persona obesa
Buttùn’ bottone
Buzzarà buggerare, gabbare, ingannare, imbrogliare
Buzzaràt’ fregato, preso in giro, gabbato, i