C
Ca che, con la, qui
Cà (dal franc. car) perchè
Cà allùr’ come no, certamente
Cà pòch’ come no?, anzi, altroché
Cabbàsc’ quaggiù, qua sotto
Cabbèdda (dall’arabo
dialettale gabēla) gabella, tassa: in
Italia tassa che si doveva pagare, durante
il regime fascista, per poter
prendere l’acqua di mare che serviva per panificare
Cacà (dal catal./aragon. cagada)
defecare; sporcare, imbrattare, insu-
diciare, lordare; s’è cacàt’ sùtt’ = ha avuto paura
Cacacàzz’ rompiscatole,
scocciatore; anche darsela a gambe, scappare, correre,
andar di corsa…proprio come chi ha impellente
urgentissimo bisogno
Cacafujiènn’ inetto, incapace, che non ha voglia di fare
Cacafùoch’ archibugio, fucile,
arma da fuoco in generale; soprannome paolano
Cacaglià (dalla ripetizione sillabica
ca-, ca-, propria di chi tartaglia, che
ritorna anche nel francese cacailler e spagn. cacarear) tarta-
gliare, balbettare, farfugliare; anche schiamazzare della
gallina
che ha fatto l’uovo
Cacagliùs’ balbuziente, scilinguato, che tartaglia
Cacàju cacao; anche io cado, che cado
Cacamiènt’ noia, seccatura, rottura di scatole o balle
Cacapìrit’ giacca lunga con spacco centrale
che copre il fondo
schiena
Cacarèdd’ diarrea; anche aver paura,
spavento
Cacarià (dal greco chaìro = mi rallegro) non stare in sé
dalla gioia; manifestare la propria gioia o soddisfazione anche con partico-lari atteggiamenti. Eseguire dei lavori in maniera disordinata, scor retta, incompleta; anche imbrattare di cacca, evacuare
a scariche
diarroiche intermittenti
Cacariànn’ spargere qua e là, poggiare
le cose disordinatamente
Cacarùs’ vile, vigliacco, pauroso, fifone
Cacasìcch’ avaro, spilorcio; anche stitico
Cacasùtt’ vigliacco, pauroso
Cacàt’ partorito (volgare); evacuato, defecato; anche sporco
Cacatièdd’ zigolo giallo (uccello)
Cacatìna cacatura, cacatura di mosche
Cacatùr’ cesso, cacatoio, vaso wc, gabinetto
Cacàzz’ paura, terrore;
anche caccola, cispa; sterco, cacata di animale
Caccagliùs’/cacàgliu balbuziente: di origine
onomatopeica, come il fran-
cese cacailler = tartagliare
Caccavèdda (dal greco kàkkabos) contenitore, piccolo paiolo in genere costruito in creta, pentola, diretto discendente del caccavo (in rame) in cui il ragù “pippìa” e i fagioli “pènsano”; anche tipico strumento musicale napoletano (putipù). In senso metafori-
co e dispregiativo viene definito
così ogni supporto strumentale
inefficiente
tipo automobile, lavatrice, stereo, ecc.
Càccav’ (dal greco kákkabos, lat. cacabus = pentola,
paiolo/paiuolo)
pentolone, paiolo usato
dai pastori per far cagliare
il latte e per
la
ricotta, grossa pentola, caccamo
Caccherùn’ qualcuno, qualcheduno
Cacchiàta cazzata (volgare), azione
stupida, cavolata
Càcchiu (dal lat. capulum,
derivato dal verbo capio) laccio, cappio,
fune
del basto a nodo scorsoio; eufemismo per pudendo maschile
Cacchiùn’ (dal lat. capulum = cappio,
laccio o lat. caclus =
germoglio),
con forma accrescitiva. Tralcio,
pollone, ramo. Cfr. l’it. “cac-
ciare” nel senso di “mettere germogli”
Càccia manda via, toglie;
anche caccia
Caccià verbo
italiano usato anche nel nostro dialetto, ma con un paio di accezioni in più:
la prima è quella di porre, fare attenzione (cacciàcci mènt’ = ponici attenzione), la seconda
invece è più vicina al
significato di squiètare e indica il
terminare momen-taneamente qualcosa oppure completarla definitivamente (ni cacciàm’ ‘u pinzièr’ = ci togliamo il pensiero)
Càcciala mandala via
Cacciòfful’ (dall’arabo harsuf o dal provenz. cachofle) carciofo
Cachèra uomo pauroso; brutto;
epiteto ingiurioso per indicare donna
piccola e insignificante; anche cesso, latrina
Cachìss’ (pianta di origine giapponese, kaki, dove il suo legno veniva
usato per costruire oggetti sacri e perciò detto anche lìgn’sànt’
o lìgun’ sànt’) loto,
cachi. Frutto di un albero delle Ebenacee
(Diospyros kaki),
originario della Cina e del Giappone.
L’introduzione
del loto in Italia avvenne già durante l’epoca romana
(Plinio), ma la sua coltivazione ha avuto inizio in Campania
nei primi anni del ’900
Cacinàri toponimo di località
a nord del centro storico
di Paola, dopo
la località Acquaro vicino al torrente Isca. Vi si conciavano le
pelli di animali
Cacùmmar’/cacùmbar’ (dal greco Kòmaros o greco-latino
comarum)
corbezzolo.
Curiosità.
Oltre ad essere molto bello, il corbezzo-
lo ha enormi proprietà terapeutiche: è astringente,
antidiarroi-co, antinfiammatorio, antispasmodico e inoltre diuretico
e
antisettico delle vie urinarie.
Il frutto del corbezzolo però contiene
un alcaloide che, se ingerito in quantità, produce un senso di ubriachezza e vertigine, una caratteristica
conosciuta già
nell’antichità: infatti Plinio il Vecchio
assegnò alla pianta il nome unedo (ne
mangio solo uno), e sarà anche per questo
che in
Calabria i corbezzoli vengono chiamati anche ‘mbriachièdd’ e cacùmbaro. È un
epiteto che si usa per definire una persona sciocca
Càdd’ (dal lat. callus/callum) callo, durone, tiloma
Caddià riscaldare, accendere; anche infervorare, eccitare, esaltare
Cadiènn’/cariènn’ cadendo, cascando
Cadì/carì (dal lat. cadĕre) cadere,
cascare, fare un volo,
finire a terra
Cafarùn’ (dall’arabo hafr =
fosso, scavo, incisione) buco, cavità; solco
profondo; dirupo, burrone; anche vuoto
Cafè (dall’arabo qahwa, spagn.
café) caffè
Cafè sciantà (dal fr. café + chantant = caffè + cantante). Il Café chantant è un caffè con spettacoli di varietà, ballerine, cantanti e attrazioni varie, luogo di ritrovo e di spettacolo particolarmente in
voga tra la fine del secolo 19° e i primi decenni del ’900 in tutta Europa; è spesso
italianizzato in caffè-concerto.
Cafìs’ (dall’arabo qafiz =
unità di misura
di volume per l’olio di oliva.
In
Libia misura all’incirca 7 litri) misura per l’olio
Cafòrchia (dal greco kata-pholeía = tana) tana, galleria (di granchi, talpe
ecc.); casa misera e scura, bugigattolo, catapecchia, tugurio;
fossa, buca
Cafùn’ “contadino”, provinciale, ineducato, rozzo, zoticone; quasi
certamente deriva da Cafo, un incolto centurione romano.
Potrebbe derivare anche dal latino calones = facchini dell’e-
sercito.
Curiosità.
Alcuni invece citano un vocabolo osco
“kafare” = zappare. Ma il termine non è
di antica accezione.
Contro
l’invalsa dotta usanza di riportare l’etimologia del
dialetto
calabrese a derivazione latina o greca, anche dopo
millenni,
si preferisce ipotizzare origini dal linguaggio popo-
lare
per l’etimologia di termini oggi comuni. Al plurale i ca-
fùni. Si pensi ai contadini che venivano in paese a vendere il
bestiame e ritornavano cc’à
fùna sulla spalla, quella che era
servita come capìzza per
la bestia venduta. Per i
cittadini erano
chìdd’ cc’à fùna, da chìdd’ cc’à fùna a i cafùni, per sostanti-
vizzazione della espressione; segue il passaggio al
singolare
per assonanza con i sostantivi maschili in /one/ che
formano il
plurale
in /uni/, per trasformazione
metafonetica
Cafuórchio/u (dal lat. regionale catàforculum costruito su un diminutivo di
fòricum = fognatura) bugigattolo, locale
minuscolo e buio,
anche casa piccola e misera
Càggia (dal franc. cage)
gabbia
Caggìa acacia; robinia o falsa acacia
Caggiùla (dal lat. cavèola dim.
di cavea = gabbia)
gabbia per uccelli
Càgl’ caglio, presame
Càgna (farsi) dispetti, scambiarsi ripicche; (dal lat. cania, der. di canis = cane)
femmina del cane;
anche bagascia, donnaccia, donna di facili costumi
Cagnàra subbuglio, confusione,
trambusto
Cagnuòl’ cagnolino, cucciolo; anche cagnetto, cane da
grembo
Caìn’ traditore; Caino
Cainàt’/cajinàt’/canàt’ (dal lat. cum + natus o cognatus) cognato/a
Càla (dall’arabo kalla =
scendere, franc. cale)
calare, piano inclinato
per lo scivolo
delle navi a mare
Càla abbassa, scendi; anche operazione con la quale si cala in mare
la rete
Calà (dal lat. tardo calare, chalare,
dal gr. khaláō = allento) scen-
dere, mandare giù, abbassare
Calafàre (dall’arabo qalafàt, greco tardo kalaphates) calafatare, catrama-re, impegolare,
impeciare
Calafàt’ scarto di seta grezza,
stoppa
Calafàti (vico cieco)
(dal gr. biz. kalaphátēs o
arabo qalafâṭ = calafatare) nelle
costruzioni navali,
operaio specializzato che
esegue l’operazio-
ne
di calafataggio. Toponimo di Paola in località marina
Calafatùra impermeabilizzazione dello scafo di una nave o barca con inse-
rimento di stoppa tra le connessure
del fasciame
Calamandrùn’ persona di alta statura, spilungone; spesso pure vagabondo,
ozioso o stupido
Calamàr’ (dal lat. calamarius) calamaro; mollusco
Calamiènt’ gomena; parte finale della lenza per la pesca al
bolentino, cui è attaccato il piombo e da cui si dipartono i brevi braccioli che portano gli ami;
è detto anche terminale
Calamìta (dal greco mediev. kalamíta, ) attrazione; calamita, magnete
da
kalamítēs,
der. di kála-mos = canna,
fatto di canna
Calànch’ (dallo spagn. cala = insenatura; di origine mediterranea, attra-
verso il francese calanque
= cala) frana, posto
scosceso e franoso,
burrone
Calandrèdda (dallo spagn. calenturilla, dim. di calentura = calore
febbrile,
derivante
da calentar = riscaldare) calura,
canicola, riverberi
che
si formano sulla strada per la
calura estiva; anche abbioc-
co,
sonnolenza
Calandrèdde/zaricch’ (dal lat. calo, calònis, ed anche càliga = calzatura
da montanaro) calzaretto: calzatura
ricavata da pezzi di vecchi
copertoni
di automobile piegati e legati nella parte superiore
del
piede. In origine erano fatte con la pelle di
pecora o di
maiale
Calannàriu calendario. È noto “‘U Calannàriu ‘i Pàula”, ideato
e pubbli-cato, nel 2001, da G. M.
Minniti e F. M. Perrimezzi. In esso
vi
è trattata la storia di Paola, i proverbi, i detti, le foto anti-che, le
ricette, ecc.
Calarèdda (gioco) si giocava
con le figurine dei calciatori
“Panini”; anche
scivolo
Calàta affondare
una persona, a forza di braccia: la calata
massima era quella di salire con i piedi sulle spalle o addirittura in
testa e spingere sotto; calata/o, inflessione vocale; anche discesa; strada in zona scoscesa, in
pendio; inflessione caratteristica della fonia dialettale
Calavrìs/calabbrìs’ campanaccio per mucche (da “calabrese”). In Calabria
la scelta
del campanaccio giusto era, nelle fiere, una operazio-
ne
assai accurata, ampiamente descritta da etnologi ed antropo-
logi;
anche calabrese
Calavrisèlla (dallo spagn. tresillo, dim. di tres = tre) terziglio, tressette a tre;
anche Calabresella
Calavrùn’ calabrone; anche biancospino
Calènnule (dal
lat. kalendae) si dicono i dodici
giorni seguenti quello di S. Lucia, che è il 13 dicembre,
e che la credenza popolare vuo-le che ciascuno con il suo tempo meteorologico
indichi quello che si avrà in ognuno dei dodici mesi che seguiranno
Calià (dall’arabo qalà o haliah =
tostare) abbrustolire,
tostare
Caliata/calìa ceci abbrustoliti (anticamente i ceci cotti
venivano chiamati
anche calìa)
Caliènt’ (dallo spagn. callentar, dal lat. càlens
= caldo) caldo; anche senza
forze, estremamente debole
Calìps’ (dal lat. scient. Eucalyptus) eucalipto
Callùr’? (esclamazione) certamente, di sicuro
Calmarìa/maccarìa/bafuògn’
(dal greco malakìa, in genovese macaia =
indica una particolare condizione meteorologica che si verifica
nel golfo di Genova, quando spira vento di scirocco
(un vento caldo proveniente da sud-est): il cielo è coperto e il tasso di
umidità è elevato; bonaccia, calma di mare
Calòma aria soffocante, caldo
asfissiante; anche palamito a vela; cima
lenta. Per traslato
dare calòma: dare corda, condividere, ap-
provare
(dal greco chalèo = allentare)
Calupiètr’ (fiume e via) toponimo
di Paola in località San Giovanni;
anche
roccia di buona qualità
Calòscia (dal franc. galoche) soprascarpa di gomma, stivale
Calùr’ caldo soffocante
Camàndula (dal lat. tardo chamomilla, adattam.
del greco khamáimēlon,
propr. “mela nana”) camomilla
Camàstra (dal greco cremasta = arnese per appendere)
catena del focolare, catena
Cambrìch’ “tìla‘ i cambrìch’” (dal franc. cambrai,
dal nome della città
di
Cambray dove si fabbricava il tessuto)
tela molto fine,
tra-sparente, di cotone bianco, detta anche tela batista
Camèu cammeo; anche bassorilievo, incisione, intaglio
Camerìn’ forma elegante e pulita di cesso; camerino
Camìgn’ cammino
Caminà camminare
Caminatùr’ girello; era in legno a forma tronco-conica munito di quattro
rotelle nel quale s’introduceva il bambino affinché imparasse
a
camminare
Càmiu/ càmmiu
(dal francese
camion) camion, autocarro
Càmmara (dal greco kamára,
lat. camara o camera = soffitto a volta
di una stanza) camera, stanza
Càmmara strìtt’
(dallo spagn.
retrete, franc. retraite) camera stretta; traslato
bagno, gabinetto
Cammarèdd’ cameretta; anche
toponimo di località
di Paola, nelle adiacenze del
Castello, sulla sinistra del torrente San Domenico
Cammaràre digiunare, per estensione anche non mangiar
carne, fare peni-
tenza
Cammerèra cameriera, domestica, colf, governante
Cammiràre digiunare, non mangiare di grasso
Cammirùn’ stanzone, camerone
Cammìsa (dal lat. camisia e camisa) camicia
Cammisèdd’ camicetta, sottoveste
Cammisòla (dal franc. camisole
= corpetto, canotta)
panciotto, gilet
Càmpa (dal greco kàmpe, lat. tardo campa)
verme, bruco, cavolaia; anche vive
Campà vivere, campare. L’espressione “campà a spìs’ r’u
guvèrn’ =
vivere a spese del governo”, nel gergo della malavita essere
detenuto.
Ca vù campà cìent’anni ccù bbòna
salùt’ = ti auguro
di
campare cento anni in buona salute
Campagnuòl’ (dal tardo lat. campanea > campania, dal classico
campus =
campo,
campagna) contadino, agricoltore, coltivatore; persona
che
vive abitualmente in campagna e svolge in questa la sua
attività;
persona semplice, un po’ goffa, talvolta anche rozza e
grossolana; anche nome comune di alcuni roditori
noti anche
col nome di
arvicola
Campàna gioco di bambini
e ragazzi; anche campana
Campanàr’ sagrestano, campanaro; anche campanile
Campanìja si dice per indicare un’ora
della tarda mattinata (risbrigàt’ cu sùl’ campanìja); splendere, risplendere
Campanièdd’ piccolo sonaglio, campanello
Campàt’ vissuto; anche assurdo,
improbabile, infondato
Campàta quanto basta per vivere alla giornata
Campìa mostrarsi, farsi vedere
Càmpora (dall’arabo kafur: di origine indiana)
canfora
Campulìa vive alla giornata, vivacchia
Campusànt’ camposanto, cimitero
Camùffu (foulard) ampio
fazzolettone, non necessariamente di seta, colo-ratissimo con sfondo rosso: veniva usato sia per far notare
l’ap-partenenza che per indicare la posizione gerarchica del mo-mento. Si
portava legato a triangolo con le parti sottili annodate, in modo da far notare
i nodini (gradi) e la parte larga rossa svolazzante sulla spalla
Camorra (da gamurra, anche camurra, camorra = antica
veste da donna,
detta anche, nell’Italia settent., zippa o zimarra, che nel medio-
evo
era per lo più ampia e lunga, aperta
davanti sopra la tunica
o
il vestito, foderata di pelliccia o d’altra stoffa, con o senza
maniche);
organizzazione malavitosa napoletana (i fondatori
furono
Mastròs e Carcagnòs) sorta agli inizi del XV sec. sotto
il
dominio spagnolo.
Approfondimento.
Lasciando da parte le ipotesi che il termine
si riferisca all’abbigliamento dei camorristi, forse è
più proba-bile che la derivazione sia dallo spagnolo, dove buscar camor-ra significa fare a botte (e sulla litigiosità dei
camorristi non ci sono dubbi), oppure dal latino camerarius, nel senso di esattore; e l’espressione “prendersi la camorra” significa
appunto estor-cere; mentre
in Sicilia camurrìa era sinonimo di impiccio. La leggenda
narra di una riunione agli inizi dell’Ottocento (subito dopo il
fallimento della rivoluzione partenopea del 1799) nella chiesa di Santa
Caterina a Formello di coloro che sancirono un accordo di forza tra i vari
gruppi malavitosi, costituendo la “Bella Società
Riformata”. Nel 1863 la Legge Pica, dal nome del suo estensore,
parla di Repressione del brigantaggio e della ca-morra; dal canto suo, il
termine “mafia” fu utilizzato nel 1838 in un documento siciliano di Pietro Calà
Ulloa, funzionario del Regno delle Due Sicilie. A fine ‘800 la Camorra
costituiva già un’organizzazione con tre livelli gerarchici: picciotto d’onore,
picciotto di sgarro, camorrista.
Camurrìa (secondo alcuni dal lat. gŏnorroea
= gonorrea) per metonimia:
noia, fastidio, importunità, seccaggine, disturbo, impiccio seccatura di varia natura, anche derivante dal comportamento
reiteratamente tedioso o dispettoso di qualcuno; anche confu-sione, chiasso;
imbroglio, sopruso. Sembra, secondo altri, che l’etimologia del termine
affondi nel fastidio
provocato dalle emorroidi
Càn’ cane. Ca ti vuòn’ mangià i
càn’ = che tu possa esser divorato
dai cani. A li càn’ riciènn’
= che il male di cui si parla riguardi
animali
e non persone
Càn’ ‘i màndr’ (lett. cane di mandria)
cane che abbaia
e non morde; si dice di persona ingorda,
smodata, indifferente,
incurante; anche omaccione buono a
nulla
Càna (v. cagna)
Canàla grondaia, gronda
Canalètta grondaia; canaletta
Canapè (dal franc. canapè) divano a più posti
Canàriu canarino, canario
Canàt’/cainàt’/cajinàt’ (dal lat. cum + natus o cognatus) cognato/a
Canàzz’ spreco, sciupio (a canàzz’)
Càncaru/cànchiru (dal
lat. cancer) cancro, tumore; anche
disgraziato, sciagurato; persona
stizzosa, cattiva, brutale
Cancarèna cancrena, cancro; anche freddo cane (cchi cancarèna
ca mìna!)
Cancarìa mangia (dispregiativo), divora
Cancarià mangiare
senza misura, divorare, abbuffarsi; anche usare prepotenza, fare un sopruso,
vessare
Cancariàta rimprovero severo, sgridata, cazziata; anche divorata
Cancarièdd’ peperoncino piccante; ragazzo molto vispo; anche saltarello del torchio a leva
Cancèrra cambierei
Cancià/cangià cambiare, modificare, trasformare
Canciddàt’ inferriata, cancellata
Cancièdd’ cancello; anche toponimo
di località di Paola
Cangiatùr’/scapicchiànt’ persona che praticava
il baratto in tempo di guerra
scambiando oggetti con prodotti alimentari
Canià maltrattare, bistrattare, seviziare
Canicièdd’ piccolo cane; anche pesce palombo
Canìglia (dal lat. canicae = crusca o canilia = cibo per cani) crusca, farinaccio di frumento;
anche forfora
Canìstr’/cannìstr’ (dal lat. canistrum, dal greco kánastron e kánistron)
canestro, cesto, paniere
Cànna (dal
latino arundò o harundò = canna, bastone, freccia o stecca ortopedica) canna domestica o di
fiume. Sono
usate per realizzare canne da pesca, bastoni da passeggio e per produrre carta.
I fusti duri trovano impiego come supporto per piante rampicanti e piante di vite e di
pomodoro. Vuota all’interno, negli internodi cavi è situata
una pellicola bianca lenticolare (mirùdda)
con proprietà emostatiche che tolta e applicata sopra una ferita funge da
emostatico “attàgna ‘u sàngh’
Cannàcca (dall’arabo chanaqa o
hannaqa = collana, collare) collare;
monile d’oro, collana
Cannalivàr’ carnevale
Cannalivàr’ ‘i pàgl’ fantoccio di paglia,
spaventapasseri
Cannalivàr’ muòrt’
carnevale morto:
veniva portato in giro,
dentro una bara, da un gruppo “‘i Sànta
Catrìna” tutti vestiti
con un lenzuolo bianco
Cannamasc_sca (dal lat. tardo vascus = avvizzito, vuoto – attraverso un derivato vasculus e con il passaggio da v- a m-
nelle forme meridionali + canna)
canna palustre o canna comune
Cannarìn’ (dal lat. medievale canna = gola) esofago,
trachea, ugola, gola
Cannarìzz’ parete o solaio di canne
Cannaròzz’/cannaruòzz’ gola, gorga, trachea,
gargarozzo, canna della gola, esofago
Cannaruòzz’ stuòrt’
(m’è jiùt’ ‘ntù …) andato di traverso
Cannarùt’ (dal lat. canna o canna gutturis = trachea) goloso,
ingordo, gaudente dei piaceri della tavola,
ghiotto di dolci
Cannarutìa golosità, squisitezza, leccornia, ciò che fa gola, qualcosa di
buono, delizia (mi manciàss’
‘na cannarutìa)
Cannaruzzièdd’ (pasta corta) cannarozzetti, ditaloni
Cannàta (dal gre. canata = recipiente) brocca per acqua o vino da circa un litro
Cannatièdd’ brocca, piccolo orciolo
Cannavàzz’ canovaccio, strofinaccio da cucina
Cannavàzza (dal
greco cannàbis-cannabidos) canapa,
panno di canapa. Curiosità. In molte famiglie del paese c’era l’abitudine, stato
di necessità, di seminare la
canapa per ottenere le fibre e farne filati. Il seme veniva “prestato” nel giro
della parentela. La semina, in ambienti soleggiati ed irrigui, avveniva
sul finire dell’inverno e la raccolta degli steli verso fine giugno, in
conco-mitanza con la mietitura. Erano steli lunghissimi spesso anche oltre i tre
mt.; i migliori, però, erano quelli piuttosto sottili. Dopo la “mietitura”
venivano stesi al sole a seccare e poi portati
nella “marcita” (grossa
vasca, io ricordo
quella ‘ntù jihùm’ ‘i Rinàc-chjiu nei
pressi della sorgente/fontanella) in abbondante acqua
corrente per consentire un inizio di macerazione della cuticola (vera e propria
fibra tessile), quindi di nuovo al sole ad asciugare completamente per poi
essere passati al mànganu (vedi voce)
e liberare le fibre dalle parti legnose, quindi alla cardatura e filatura ed
infine alla maestra di telaio che provvedeva alla tessitura.
Personale ricordo (dai racconti di mio nonno):
La
semina la faceva il nonno in una zona particolare della sua proprietà. Egli
seguiva personalmente la crescita e lo sviluppo lineare di queste pianticelle,
sistemando all’occorrenza, dei pa-letti sui quali legava,
a varie altezze, delle funicelle che dove-vano mantenere dritti i fusticini cercando di evitarne la rottura
anche a causa del vento. La semina doveva essere fatta “molto fitta” per evitare che i fusti diventassero
“grossi” avendo molto spazio vitale, e la mietitura avveniva quando i semi
erano ma-turi, pronti. Dalla fibra si otteneva un tessuto a tela che per la caratteristica rugosità
era usato per tovagliati,
lenzuola ed altro avendo, una notevole durata e resistenza
Cannavùn’ (dal lat. tardo canăpe e canăpa = canapa; cannavone = accre-
scitivo di cannavu, inteso come
“fusto della canapa”) stelo,
stocco,
fusto del mais
Cannèdda rubinetto per botte;
piccola canna; cannello
della pipa; anche
cannella (spezia); cerbottana
Cannièdd’ cannello,
cannello metallico adoperato dagli orefici per soffiare
sulla fiamma e concentrarla
sul pezzo da saldare; ditali di can-na per impedire ai mietitori di ferirsi le
dita
Cannìla (dal lat. candēla, der. di candēre = essere
bianco, splendere)
candela, bugia, moccolo
Cannilièr’ dolce
pasquale. In passato per ogni figlio si preparava ‘u can-nilièru, pane intrecciato con un uovo sodo che fungeva da oc-chio dalla
forma di un bambino, mentre per la famiglia si pre-parava ‘a cuddùra o tòrtanu; anche candeliere; stalattite di ghiaccio. Per traslato
persona sempre tra i piedi
Cannilièr’ candeliere, candelabro
Cannilòra (dal lat. festam, candelorum = festa delle
candele) Candelora
Cannìt’ canneto; anche canditi (frutta)
Cannìzz’ (dal lat. cannicius
= fatto di canne) graticcio
di canne, canniccio, grande graticcio di canne, stuoia di canne
intrecciate (serviva per essiccare fichi, uva, pomodori, noccioline americane,
ecc.)
Cannizzàt’ controsoffitto di canne
Cannizzòla/catrizzòla stuoia di canne (graticcio) su cui si essiccano i fichi o i pomodori; anche
fascine di canne o foglie di palma usate per la pesca
Cannòjia sorgo selvatico o sorghetto
(sorghum halepense
l.), erba molto
infestante. Un tempo le infiorescenze
a spiga o spica, raccolte
in
mazzetti almeno 15 giorni prima, venivano utilizzate nei
frantoi per recuperare l’ultima
parte di olio dalla murga (miscuglio o insieme di
acqua di vegetazione e solidi in sospensione mista ad olio). I mazzetti,
passati a filo d’acqua con un movimento rotatorio per 6÷8 volte, venivano poi spremuti e strizzati con le mani per recuperare l’olio trattenuto
Cannunàt’ colpo di cannone;
sbruffonata, spacconata; anche cosa strepi-
tosa, eccezionale, capolavoro; molto bravo, unico
Cannuòl’ cannolo (dolce ripieno
di ricotta zuccherata e aromatizzata);
anche tibia, stinco;
parte del culmo della canna
comune
Cantànn’ cantando
Càntar’ (dal
greco kàntharos = coppa, vaso) vaso,
tazza, recipiente cilin-drico in terracotta; anche pitale, vaso da notte.
Antica misura italiana di peso 80 kg
ca. oppure il peso di 100 rotoli (1 rotolo = 800 gr. ca.) (dall’arabo
qintár, 80 kg) Curiosità. Tinì (o mìnt’) ‘u lùtt’ a lu
càntaru: infischiarsene delle critiche altrui; non dar peso e valore a cosa
o come pensano gli altri, ma anche non partecipare all’altrui sofferenza. Un
tempo quando due famiglie litigavano, una delle due,
volendosi dimostrare “superiore”, esponeva alla finestra che dava sulla strada
princi pale di fronte alla famiglia
avversaria un vaso da notte con una parte annerita o con un fiocco nero
(appunto segno di lutto) per manifestare la
propria “noncuranza” sia nei confronti della famiglia che per l’accaduto
Cantarièdd’ piccola cosa; un contenitore di piccola portata e di materiali di
pessima qualità; una cosina piuttosto sporca
Cantàta cantata; anche rimprovero solenne
(ccì nnì cantàt quàtt’)
Cantatùr’ colui che si prestava a cantare la serenata alla donna amata
Cantinièr’/tavirnàr’ cantiniere, oste, taverniere
Cantùn’ (dal
greco kanthòs = angolo o dallo spagn.
canto = sasso)
cantone; grossa pietra di angolo; angolo, spigolo
Cantunèra pietra d’angolo strutturale o angolo esterno
della casa. Casa
cantunèra = casa cantoniera: si trovava lungo le strade
di inte-
resse nazionale e lungo la linea ferroviaria. Curiosità.
L’origine la si fa risalire al latino pontonera o puntonera
= è la
donna che si mette appoggiata agli angoli delle case ad
aspetta-
re potenziali clienti, quindi una prostituta
Canuscènz’/cunuscènz’ conoscenza; conoscersi; prima presa di contatto
Canùscere (dal
lat. cognoscere). È evidente il
cambio di o atona con a (Rohlfs, I, 131), fenomeno
parti-colarmente diffuso. Conoscere, incontrare; anche
imparare, apprendere, sapere
Canuscìm’ ci
conosciamo; anche sappiamo
Canzirr’ bordotto, incrocio tra un’asina ed un cavallo
Cànzu/scànzu (dal franc. chance; per traslazione semantica: chance = possi-bilità,
occasione; es. ràmm’nu pòch’ i scànz’ = dammi
un po’ di tempo) tempo, opportunità, occasione
Canzùn’ (dal lat. cantio -onis, der. di canĕre = cantare)
canzone
Canzunèdd’ canzoncina
Càp’ inizio, principio (jiàm’ a càp’); anche capo
Càp’ ‘i càzz’ testa dura, cocciuto,
testardo; ritardato, zuccone
Càp’ ‘i mìnchia (‘stà) espressione scurrile che vuole indicare
che sono po-
vero in canna e che non posso
onorare alcun debito (v. càpa
‘i ‘zi Viciènz’)
Càp’ a ppinnìn’ andare verso giù, verso
il basso
Càp’ ‘i pèzz’ testa di pezza; spregiativo: monaca,
suora
Càp’ ‘i simàn’ capo di settimana: lunedì
Càpa (dal lat. caput)
testa, capo (‘a càpa ‘i sùtta fa
pèrd’ ‘a càpa a chìdda ‘i sùpa)
Càpa ‘i ‘zi Viciènz’ (corruzione dell’espressione latina: caput sine censu =
contati per la sola persona. A Roma, erano così detti coloro che
avevano
un censo minimo o nullo, cioè persona senza alcun
reddito) nullatenente, bisognoso, indigente; testa di zio Vincen-
zo. Per saperne di più: https://www.napolitoday.it/blog/lezioni-di-napoletanita/detti-napoletani-capa-zio-vincenzo.html
Càpa frìsca persona spensierata, testa senza
pensieri, persona di spirito
Càpa sc_sciàcqua/capasciàcqua testa vuota, persona
di scarso affidamen-
to, testa o zucca vuota, cervello d’oca o di gallina
Capàc’ (dal lat. capax,
capacis = atto a contenere) capace; persuaso, convinto
Capàrbiu puntiglioso, testone
Caparièrt’/capadièrt’ (dal lat. caput ad erectum) andare/ salire verso l’alto, verso sopra
Capasùtt’/capusùtt’ capovolto, a testa in
giù
Capàta capocciata, testata
Capatòst’ ostinato, caparbio, testardo, cocciuto
Capavulàt’ sbadato, distratto, smemorato, svagato
Capennàn’ (‘stù capennàn’) espressione per apostrofare
una persona fasti-
diosa di bassa statura
Capèra persona
che ha l’abitudine di impicciarsi dei fatti altrui e di go-dere nel riferirli
facendone pubblico dominio. Il termine nasce probabilmente dalla professione
povera, ormai quasi estinta, delle donne che andavano di casa in casa per
pettinare il “capo” alle clienti (giravano gridando: facìm’ càp’). L’inevitabile ascol-to di fatti, episodi e faccende private
altrui, apprese durante la lavorazione e la lunga pettinatura dei capelli era poi inevita-bilmente
riversato (a mo’ di pettegolezzo) alle clienti che segui-vano il giro; anche
parrucchiera, acconciatrice
Càpere (dal lat. capere) entrarci, starci dentro, capére
Capèrr’ entrasse, trovasse posto
Capìcch’/capicchju (dal lat. capitium =
apertura superiore della
tunica, estremità) capezzolo
Capìdd’ (dal lat. capĭllus) capelli
Capiddàr’ colui che faceva la raccolta dei capelli. Commerciante ambu-
lante
che andava in giro per il paese a comperare o a barattare
capelli
con piccoli oggetti (ditali, aghi, forcine, ecc.)
Capiddèra (dallo spagn. cabellera) capigliatura, chioma
Capinivura capinera
Capinivuru fungo porcino
Capìsc’ capisce, comprende
Capisciòla (dal tardo-lat. capitium o dallo spagn. capichola = tessuto di tela e
cordonetto) fettuccia di seta grezza; fettuccia, nastro, passamano
Capìt’ compreso, capito
Càpita che può capitare, imbattersi
Capitùmm’l’ (dal franc. tomber =
cadere) ruzzolone, caduta, capitombolo
Capitùn’ grossa anguilla femmina, capitone
Capìzz’ (dal lat. capitia) cavezza, redini; anche capezzale.
Nel gergo malavitoso catena dell’orologio da tasca
Capìzz’(mala) dissoluto, sregolato, licenzioso
Capìzz’ r’u liètt’/capizzàl’ testata del letto,
la parte del letto dove si mette il cuscino,
capezzale
Capizzià/capuzzià sonnecchiare stando seduto
Capizzùn’ pezzo grosso,
persona importante, potente
(da capoccione)
Cà pòch’/capòch’ non ci sperare, non è vero, per
niente; come no! anzi!
altro che! diamine!
Capòcchia testa di spillo,
fiammifero o chiodo;
estremità arrotondata;
anche glande
Capone (dal lat. cappo -ōnis per il class. capoōnis)
cappone, galletto castrato; anche testone; capone, coccio (cuocc’)
Cappellètt’ ovulo buono (fungo)
Cappiddàr cappellaio, colui che vende o realizza cappelli
Cappièdd’ (dal lat. cappellus) cappello; copricapo
Cappòtt’ cappotto; vincere in una maniera
clamorosa, tanto da infliggere
quasi un’umiliazione all’avversario
Cappùcc’ cavolo cappuccio; copricapo, cappuccio, copertura; anche tappo
della penna
Capputtìn’ soprabito leggero
Capriètt’/crapiètt’ capretto
Capriu capriolo, caprio
Caprùn’ caprone; bifolco,
burino, buzzurro, (spreg.)
cafone, campagnolo
Capu(i)cuòdd’ capocollo, ossocollo
Capùn’ capone (cappone)
o gallinella di mare (pesce); anche lampuga (pesce)
Capunàta (paolana) piatto meridionale fatto con gallette
o pane biscottato
bagnati in acqua, acciughe salate, cipolle, pomodori freschi
a fette, peperoni verdi, olive, basilico e aglio,
il tutto condito con olio, aceto, sale e pepe; anche testata (dal lat. caput=capo, testa)
Capunià (prob. da capùn’ = capone “pesce”.
È particolarmente noto a
causa della forte reazione che oppone alla cattura, effettuando
numerosi salti
fuor d’acqua) scrollare, agitare, sbatacchiare,
muovere
energicamente il capo
Capurànn’ capodanno: primo giorno dell’anno
Capurèdd’ spago impeciato con la punta
di setola (‘nzìdd’
i puòrch’) usato dai calzolai (sostituiva l’ago)
Capusùtt’ sottosopra, testa in giù, all’ingiù
Capùt’ entrato, messo dentro,
accolto, trovato posto
Caputignùs’ (pesce) cepola;
anche persona irosa,
stizzosa, rabbiosa
Capuzzìa avere la testa abbassata, chinare
il capo
Capuzzià (dal
lat. parlato caputiare da caput = capo) ciondolare della testa con
crollo improvviso per sonno e successivo momen-taneo rialzo, chinare e
ciondolare il capo per il sonno, lasciar andare giù la testa
dal sonno o per esprimere un dubbio, una indecisione
Capuzzièdd’ arrogante, prepotente, piccolo
capo; ribelle
Càr’ cado/e; anche caro,
costoso
Carabbinièr’ carabiniere; anche libellula
Caracòr’ buche profonde; anche
toponimo di località
di Paola.
Luogo angusto
e scuro dove,
si raccontava che anticamente
si custodissero i
tesori (nel rione Fosso); anche lumaca. http://www.comune.paola.cs.it/voci-citta/-superstizioni/
Caràffa (dall’arabo-persiano qaraba = bottiglia
di vetro a grosso
ventre
per riporvi il vino) vaso di vetro
corpacciuto col collo
stretto;
vaso di creta; misura da un litro e un quarto
Caraisima/quarajisima (dal lat. quadragesima = quarantesimo
giorno
prima di Pasqua) Quaresima. Curiosità. Anticamente Carai-
sima era raffigurata
da una pupa di pezza con tante penne di
gallina
quante erano le domeniche di quaresima
Caràmba carabinieri nel gergo
della malavita
Caramèll’ a llàstica chewing-gum, gomma da masticare
Caramiddàr’ caramellaio, chi produce e vende caramelle. Curiosità.
‘U caramiddàr’ della
mia infanzia era Mariu Iaccino. Con
il
suo carretto, come quello del gelataio, preparava la pasta
ancora
calda fatta di zucchero e caramello colorato.
Lo si trovava dappertutto, in tutte le feste ed ogni domenica davanti alla chiesa di Montevergine, con le sue “Caramèlle Sport” chiamate così per omaggiare lo sport paolano ed in par-ticolare la locale squadra di calcio di cui era ed è ancora tifo-sissimo, ma anche per distinguerle dalle concorrenti “Cara-mèlle Ciccìlla”, ‘i Gigìn’ ‘u cusintìn’ e poi di Paolo Oliva “Maiulìn”. La denominazione di quest’ultima è dubbia: infatti non è dato sapere con certezza se deriva da ciccilla/o, locuzione
del
nostro dialetto (súcat’ ‘a ciccìll’),
o in omaggio alla brigan-tessa Maria Oliverio,
detta Ciccìlla, oppure,
ipotesi più proba-bile, da “Ciccìll’ ‘u caramiddàr’ i Cusènz’” che stazionava
vicino alla “fontana di Giugno”, posta all’inizio di Corso Mazzini
Caràto (dall’arabo qirat = ventiquattresima parte
di un dinaro; greco
keration = carruba, il cui seme si
usava per pesare
Carapìgn’ vecchio contenitore in alluminio per la produzione artigianale
del gelato e delle granite
Carbùr’ carburo di calcio (CaC2)+acqua (H2O) = acetilene (C2H2) gas più leggero
dell’aria, usato per le lampade a carburo
Càrca premi forte, pressa;
anche calca, folla,
moltitudine
Carcàgn’ (dal tardo lat. calceum, derivato da calcem)
calcagno, tallone
Carcamàgn’ decrepito, vecchio, cadente,
anziano, bacucco, barbogio, rinco-
glionito, senile; anche persona tarchiata e di bassa
statura.
Probabile
corruzione del termine portoghese Carcamàno
= è
un
modo per chiamare il venditore imbroglione. L’etimologia
popolare
sostiene erroneamente che la parola carcamano
sia
composta
da due parole separate: calca tratto
dal verbo italiano
calcare, che significa “premere verso il
basso” e mano = ma-
no”. L’idea era di riferirsi allo straniero, probabilmente
di ori-
gine
italiana, che premeva sulla bilancia
quando si pesava la
merce nel negozio
di generi alimentari. Secondo il filologo
bra-
siliano
A. Nascentes l’origine più probabile è la parola in lin-
gua spagnola
carcamál, usata
in America Latina per denotare
“persona decrepita”, “straniero povero”, “persona pretenziosa
con
pochi meriti” e “italiani” - in particolare italiani liguri
Carcàra (dal lat. calcaria(m)
o fornax calcaria = calcara,
da calx, calcis
= calce) fornace per cuocere la pietra e ottenere la calce
viva;
anche
arcata del mulino ad acqua dove è allocata la ruota
idraulica
e dove sbocca l’acqua che la fa girare. Toponimo di località pedemontana a nord
di Paola tra Petignomme, San Salvatore e Cozzo
Turullo. Approfondimento. La costruzione in massi di pietra era molto
simile ai nuraghi sardi e al suo interno venivano cotte le pietre. Alla base,
sul pavimento, si scavava una buca abbastanza profonda. A livello terra, sulla
parete esterna si ricavavano una “porta” ed una grande botola (sul lato opposto
a quello dove normalmente soffia il vento) per agevolare la fuoruscita del
fumo. Per caricare la carcàra occorreva
molto combustibile spesso consistente in grandi quantità di fascine di
sterpaglie, stoppie di campagna e legna
di
scarso va lore che bruciando producevano fiamma e calore. Sul fondo, sulla
buca, si predisponeva una griglia e sopra si ammonticchiavano, a strati
alternati, le fascine e le pietre da trasformare in calce. Il calore prodotto dalla
combustione do-veva essere avvolgente in modo tale da lambire le pietre su
tutti i lati. La parte bassa della fossa fungeva da ceneriera. Per evitare che
le pietre in cottura scoppiassero si pressavano mol-to bene tra di loro e con
il combustibile usando un sistema di leve e congegni vari. La calcara si
accendeva dal basso e la combustione avveniva in modo lento, anzi molto lento e
dura-va diversi giorni;
terminata la cottura
si lasciava raffreddare e
successivamente si procedeva a scarricà (scaricare)
la calce (viva) prodotta
Carcaràru (dal lat. calcarius) fornaciaio
Carcaràzz’ (dal greco karakaxa = cornacchia) gazza,
taccola, pica-pica
Carcà calcare, pressare; conficcare
Carcarià/carcarijà scottare, essere molto caldo, avvampare
Carcarìa (dal
greco kakkarizo = chioccio,
schiamazzo della gallina) verso
della gallina dopo aver fatto
l’uovo, chiocciare, croc-chiare, schiamazzare
Carcarièdd’ ranocchio, rana verde
Càrch’/carcòsa/caccheccòsa qualche/qualcosa
Carciòffola carciofo; carciofo selvatico. Più comunemente
conosciuto con il nome di cardo, il carciofo selvatico (Cynara cardunculus altilis) è una
pianta del tutto spontanea la cui diffusione abbraccia i territori caldi e umidi del Mediterraneo. Dal sapore
vagamente simile a quello del sedano, il carciofo selvatico condivide con la
varietà coltivata il tipico sentore
amarognolo e il caratteristico
colore violaceo dei suoi fiori
Càrcir’ (dal lat. carcer-ĕris) carcere, galera
Carciràt’ carcerato, recluso
Càrculu calcolo,
insieme di procedimenti matematici. In medicina, concrezione cristallina di
sali minerali o di acidi organici
(biliari, intestinali, renali, salivari, ecc.)
Cardarèll’ (dal lat. olla calidaria =
recipiente di cottura)
secchio per la
malta o la calcina
Cardìdd’ (dal lat. volgare
cardellus) cardellino; anche lucchetto
Cardillià catturare cardellini, uccellare; anche amoreggiare, vagare in
cerca di ragazze,
andare in giro per vedere cose nuove
Càrd’ scardasso (strumento per pettinare la lana)
Cardùn’ (dal lat. carduus) cardo selvatico, cardone
Carì cadere (carì ru liètt’ = alzarsi presto;
carì malàt’ = ammalarsi)
Càrich’ carico; anche i tre e gli assi nella briscola
Cariènn’ cadendo
Carìgl’ cerro, rovere;
anche toponimo di località di Fuscaldo
Carìna (dal lat. carīna,
attrav. il genov. marin.) parte immersa dello
scafo di una nave,
opera viva, carena; anche
carina, graziosa,
piacevole
Carìzz’ carezza, tenerezza
Carlìn’ moneta
d’argento del valore di dieci grana in uso nel Regno delle due Sicilie. Fu fatto coniare da Carlo d’Angiò nel 1278. Curiosità.
Il Resto del Carlino, giornale di Bologna, prese
questo
nome perché, in origine, i tabaccai lo davano come resto a chi comprava un
sigaro con un carlino
Carmarìa (dal greco malakia = mollezza, calma incrociato con l’aggetti-
vo calabrese càrmu =
tranquillo) tempo afoso, mare molto
calmo,
bonaccia
Càrmin’ Carmine, Carmelo, Mèlo, Mimì
Càrm’ (dal
lat. carmen = formula magica,
incantesimo) calmo/a; anti-co nome della preghiera formata da parole e da atti con
cui si credeva si potesse togliere il malocchio o lo scongiuro, formula magica
con la quale i Calabresi, per lo più le donne, avevano
il costume e la credenza di curare i dolori
Carmà calmare, mitigare, tranquillizzare, capacitare; anche ciurmare,
abbindolare, circonvenire,
circuire, fregare, imbrogliare
Carminàre pettinare, cardare; espellere, far uscire, eliminare gas dall’in-
testino
Càrminativi (dal lat. carmen o
sanscrito kàrman = atto evento rituale,
azione) curare con preghiere
e canti; rimedio, farmaco che
lenisce
i dolori (aerofagia, coliche, ecc,)
Càrn’ carne. M’à fàtt’ piglià ‘i càrn’ a muzzicùn’! = mi ha fatto
arrabbiare moltissimo, da mordermi le carni
Càrn’ ‘i ciarivèdda carne di agnella
Càrn’ ‘ngaddaràta bolle, vesciche, vescichette provocate sulla pelle da scottatura o
altro
Carnàl’ consanguineo, parente, congiunto
Carnatùra/carnaggiùn’ carnagione, colorito, incarnato
Caròcchia (dal greco
krótalon = nacchera, krotéo =
batto, con anaptissi) colpo
di striscio inferto
sulla testa, bonariamente, con la nocca del dito medio
piegato e facendo roteare la mano sul polso (proverbiali quelle di don
Salvatore Stillo)
Carògna carogna, carcassa; persona
perfida, spregevole, abietta; bastar-
do, canaglia, delinquente, disgraziato, farabutto, mascalzone,
vigliacco
Carpinèdd’ (da:“I toponimi urbani
ed extraurbani di
Paola”- di R. Napo-
litano; karpinèdd’ =
ragazzo che lavora) toponimo
di località di
Paola zona Castagnelle
Carràcchia/carracchièdd’ (dal lat. carrum = “carro” attraverso una forma-
zione
“buttis” carraria, con riferimento a “botte” che si tra-
sportava sul carro)
botte, piccola botte, botticella, caratello
Carrera viottolo, sentiero
Carrètta/carrittùn’ (v. carròzza) diminuitivo di carro, veicolo
a due ruote
trainato da quadrupede, auto o moto
malandata, inservibile;
anche
gioco
Carrià (il termine è forse derivante dall’usanza ormai quasi del tutto
estinta di trasportare un carico mediante un carro) trasportare,
portare, trascinare
Càrrica annata di raccolto abbondante
Carricà caricare; anche affibbiare, appioppare
Càrrich’ carico, peso,
soma; nel gioco
della briscola il tre o l’asso
Carriòla carriola; in senso dispregiativo una macchina che funziona male
Carriolàt’ una grande quantità, un bel po’, carriolata
Carrittùn mezzo di trasporto conciato male
Carrìu trasporto, trascino
Carròzza (gioco) carretta
formata da una tavola con quattro piccole ruote
(in genere cuscinetti meccanici dismessi)
Carrucchiàr’ tirchio, avaro
Carrufùn’ (dal lat. carrus o
carrum, voce di origine
gallica, + funĕbris, der. di funus -nĕris = funerale) carro per il trasporto delle salme, carro
funebre
Carruòl’ viottolo, sentiero
Carruzzièr’ cocchiere; anche carrozziere: chi progetta, costruisce o, più co-munemunemente oggi, ripara la carrozzeria, i sedili, le rifini-ture di automobili
Càrta lettera, documento; anche carta.
Approfondimento. “‘A càrta cànta”: il proverbio latino “Verba volant, scripta manent = le parole
volano, gli scritti restano”, corrisponde al paolano “carta canta”. Questa espressione, dif-fusa nel mondo contadino
meridionale, suggellava la chiusura di un contratto tra due
persone. Un contratto semplice: un fo-glio di carta,
arrotolato e conservato in un
internodo cavo di una grossa e
cilindrica canna a futura memoria, era la forma in uso nel mondo agricolo per
suggellare passaggi di terreni e di merci. Ma, quando uno dei contraenti era proprietario terriero e magari aristocratico, allora la
sua copia del contratto arroto-lata veniva conservata in un
cilindro di spesso cartone con coperchio.
L’espressione completa
è: carta canta dint’ ‘o
cannuòl’ e ‘u villàn’ ròrma, perché l’accordo era sancito definitivamente; il documento, una volta scritto, firmato e arrotolato,
toglieva di mezzo qualsiasi diatriba e il villano poteva dormire sonno
tran-quilli. I nostri “cugini carnali” siciliani, però,
rivendicano la loro primizia
(primato) su questa espressione in forza della somiglianza con il loro dolce
“cannolo”, una squisitezza antica, perché il primo a farne cenno nel 70 a.C. è
stato addirittura Cicerone che durante un suo viaggio in Sicilia rimase
amma-liato da un “tubus farinarius
dulcissimo edulio ex lacte fartus”, ovvero un tubo di farina ripieno di
morbida crema di latte. E il tubus,
più tardi, diventò un grande pezzo di canna attorno al quale si friggevano i deliziosi impasti
di farina, poi farciti (far-tus) di ricotta (serus recoctus) e addolciti, secondo
la tradizione
araba,
con lo zucchero naturalmente di canna
Cartàr’ colui che distribuisce le carte
Cartàta quantità di roba che può contenere un foglio di carta
Cartèdd’ cartella;
bustina (contenente polverine chimiche): famose quelle
dell’Idrolitina; anche fodera
di foglia di mais con cui si riav-volgeva il tabacco
ricavato dai muzzùn’ (cicche) di
sigarette
Cartèra fabbrica di carta,
cartiera che operava
nella zona di Paola cor-
rispondente pressappoco al Largo San Domenico; anche toponimo di
località sino alla fine degli anni ‘50 del ‘900 vi si teneva il mercato
degli animali durante la fiera dell’otto settembre). Per saperne di più
consultare il testo: “Storia folkloristica drammatizzata di Paola”
di F.sco Ferrari, 1962 – capitolo III
Cartìna elemento essenziale per rollare sigarette artigianali (ccù trinciàt’ fòrt’)
Cartucc’ cartuccia (sparà l’urtima cartùccia = tentare
l’ultima possibilità)
Cartuccella cartina, pezzetto di carta; foglietto di appunti
Cartulìna cartolina, biglietto, foto
Cartuòcc’ carta accartocciata; anche
cartoccio, pacchetto
Càr’ cado; anche costoso,
caro
Càrun’ cadono
Carusà (dal greco kèiro)
radere, tosare, rapare
Carusàt’ testa tosata, rapata
Carusièdd’ (da testa rasata) salvadanaio di creta a forma di testa rasata; anche pudenda femminile
Carùt’ caduto
Carutìn’ piccole cadute,
piccole contusioni; piccola caduta di stile
Carvùn’ (dal lat. carbo-ōnis) carbone; malattia delle piante caratte-
rizzata dalla formazione di una
massa nera dovuta a funghi
Carvunàr’ (dal lat. carbonem) carbonaio: era il venditore ambulante che
portava in spalla in grossi e pesanti
sacchi il carbone da legna
raccolto
nei boschi. I pezzi più piccoli, vere e proprie scorie,
erano detti muniglia (dal lat. mundare) e si adoperavano per
l’accensione
del carbone, mentre la cernatura (dal
lat. cernere)
era
la polvere di carbone, che si spargeva sulla carbonella per
prolungarne
la durata; anche calabrone (insetto)
Carvùnchiu (dal lat. carbunculus
= carbonio) carbonchio;
foruncolo, pusto-
la,
ascesso
Carvunèra (dal lat. tardo carbonaria) carbonaia: mucchio conico di
cioc-
chi spaccati e grossi rami, vuoto al
centro (camino), ricoperto
di
foglie secche, sterpi e infine terra battuta che, in un rustico
metodo tradizionale, serviva per trasformare la legna in
carbone
Càs’ (dal lat. caseus)
formaggio, cacio
Càs’cavàdd’ (dal
turco qásqawál) caciocavallo.
Qualcuno sostiene che il
nome deriverebbe dall’uso di appendere il formaggio a cavallo
della pertica per
la stagionatura
Càs’ r’u quàgl’ formaggio particolarmente grasso
che, invecchiando,
si inver-
minava e diventava cremoso. Era ricercato per il suo forte e
caratteristico
sapore. Era molto pregiato e costoso
Casàl’ agglomerato di poche
case; torrente a sud di Paola, presso
la
località Tonnara
Casalinèdd’/Casalinèll’ piccoli casali (case di campagna); toponimo di località a sud di Paola sopra
Fosse
Casalìn’ casa di campagna non completata, abbandonata o priva di
porte
Casaruòl’ casareccio, fatto in casa
Casc_scàt’ poveretto, poverino, privo di colpe
Càsc_sch’ eufemismo di cancro, terribile malattia
Càsc_schi fattacci, accadimenti, circostanze
Cascètt’ cassetta; anche
cassette di legno
che si montavano sul basto dei muli o degli asini per trasportare
sabbia, ghiaia, ecc.
Càscia (dal lat. capsa = scatola,
cassetta) baule, cassa; anche bara (‘a
‘vita è n’apirtùr’ ‘i còsce e ‘na
chiusura ‘i càscia.
Ca ti vò
piglià ‘u cuòdd’ ‘a càscia = che ti possa cadere sul collo il
coperchio della cassa (come una ghigliottina!):
nella cassa
venivano riposti i fichi secchi o altre
cibarie
Casciabànca mobile malandato, cassapanca vecchia. Da cassa (lat. capsa)
+
panca (longobardo panka),
con sonorizzazione e senso dispre-
giativo; baule, qualcosa di molto voluminoso
Casciùn’ (dal lat. capsa = scatola,
cassetta >acrescitivo = cassone)
cassone, baule diviso in scomparti; anche bara.
I “casciùn’”, un tempo, contenevano il corredo destinato dal-
le
nonne e le mamme alle figlie femmine o derrate alimentari
Casèdda (dal lat. casula dim. di casa = tugurio,
casa di campagna)
casupola rurale
Casèdde (dal
greco kasa = casa) Caselle, toponimo
di località a nord di Paola tra Sant’Angelo e San Miceli
Casèll’ casa cantoniera, casello
stradale o ferroviario
Caséntar’ (dal greco ghe-ghes+endon) lombrico, verme
Casicèdd’ piccola casa
Casìn’ fracasso, confusione, gran rumore;
bordello; anche casolare
di campagna: famosi, perché punti trigonometrici della rete catastale (‘u casìn’ i Perròtt’ e ‘u casìn’ i Cupièdd’)
Casinnò altrimenti. Da “che se no” (vièn’? casinnò mìnni vàiu)
Casomài (se) per caso
Cassaròla (dal franc. casserole) casseruola, pentola
Cassaruòl’ piccola casseruola col manico
Cassatèdd’ dolci natalizi; grossi
ravioli dolci ripieni
di marmellata d’uva,
gherigli di noci, ecc.
Cassìn’ (dal lat. cassare = annullare) cancellino da lavagna
Castàgn’ castagne; anche pesce
castagna. Toponimo di Paola sulla sini-
stra del torrente
Laponte
Castàgn’
cùrcia (dal lat. parlato curtius per curtus = corto) frutto del castagno
selvaggio, castagne pistoiesi (difficili da pelare)
Castagnèdd’ toponimo di località
ad est di Paola, sotto la Palombara
Castagnòl’ (dallo spagn. castañuela = nacchere) scrocchio delle dita
Castiàt’ castigato, punito
Castièdd’ castello; anche toponimo di Paola
Castìgu/castìju castigo, punizione, pena; anche calamità, disastro, catostrofe
Castillàn’ castellano, feudatario, signore, aristocratico,
nobile
Càt’ (dal greco kàdos = brocca,
secchia) secchio di ferro, di zinco o
di legno
Catafàrch’ catafalco, oggetto voluminoso. È da notarsi che è composta dal prefisso “cata”
il quale in composizione spesso ha forza
inten-siva
Catafàsc’ perso, sottosopra, mandare
in rovina, modo precipitoso di fare
Catàfaru (storpiatura dell’italiano cadavere) si dice di un uomo mal ri-
dotto in salute;
anche cadavere
Catafòrchia (dal lat. cata + foricula, diminutivo di forica =
cesso, cameretta, fogna) bugigattolo, tana, nascondiglio; luogo, posto sotto
Catalàna (dallo spagn. catalàn;
lat. catalanus=catalano) toponimo di
località di Paola, collina
ad est del Santuario
Catanànn’ bisnonno, avo; anche persona decrepita
Catapèr’ (dal greco pous katà podos =
piede dopo piede) nella espres-sione pèr’ catapèr’ = passo passo, lentamente,
passo dopo passo
Cataplàsm’ (dal greco kataplasma) cataplasma di semi di lino; anche dere-
litto, decrepito; deteriorato
Cataràtt’ (dal greco
kata(r)ráktes =
saracinesca) botola interna che attra-
verso una scala dà l’accesso a una cantina o soffitta; anche
cataratta
Catarì/Catrìna Caterina
Catariné modo di cantare
spontaneo o come detta il cuore,
con fare inge-
nuo o irriverente verso chi, secondo noi, non merita
rispetto
Catarinèdda coccinella; farfallina
Catàrr’ (dal greco catàrroia) catarro, rinite acuta
Catàrra chitarra; nel gergo malavitoso prosciutto
Catìna (dal lat. catena) catena
Catinàzz’ catenaccio, chiavistello, lucchetto
Catòia pollaio; anche porcile
Catòrchju decrepito, vecchio; anche sporco, fangoso
Catrèia/catrèa schiena, dorso, costole
Catrìngula oggetto inservibile, rotto, difettoso; anche trappola, cavillo
Catrìzza intreccio, treccia, intrecciatura
Catrizzòla canniccio
che si ottiene intrecciando le canne ammaccate, schiacciate in modo arruffato, utilizzate dai contadini per met-tere ad essiccare
i fichi; anche fascio di canne o rami usato dai pescatori
Cattìv’/a (dal lat. captivus da captus part. pass. del verbo
capere =
prendere, catturare, afferrare) cattivo, malvagio, maligno,
osti-
le.
Il significato odierno ha avuto origine dalla locuzione me-
dievale
del latino cristiano captivus diaboli =
prigioniero del
diavolo, per indicare
la persona “catturata,
prigioniera” diven-
tata
malvagia e abbandonata da Dio. Significa anche misero,
meschino
(dallo stato d’animo dei prigionieri); altro
significato
è vedova: dal lat. captiva = reclusa,
carcerata, significato che si
addice
perfettamente alla situazione in cui si veniva a trovare
una
vedova nella civiltà post-feudale calabrese o meridionale
più
in generale e nei piccoli centri come
Paola.
(Nota d. Autori - fino a non più di cinquanta sessanta anni fa).
Per saperne di più:
https://www.siciliafan.it/storie-e-vecchie-usanze-della-
nostra-terra-la-cattiva-la-vedova-di-angela-marino/
Cattìv’ così chiamati i vermi intestinali dei bambini
Càtu (dal greco kádos o lat. cadus = recipiente per vino) secchio
Catuòju (dal greco katogeion
= luogo sotterraneo o
cata oikon oppure
da lat. catonium)
piano basso della casa adibito,
una volta, a
riparo di animali domestici, piccolo magazzino,
cantina
Càuc’ calcio; anche raccomandazione
Càucia/càvucia calce, malta
Caucià (da una forma latina aggettivale sostantivata di calx-calci =
tallone) calci, dare pedate
Caucirògn’ calcinacci
Càur’ (dal lat. calor)
caldo
Caùz’/cavùz’ pantalone, calzone
Cauzunièdd’/cavuzunièdd’ mutanda lunga da uomo, mutandone
Cavàdd’ cavallo. Ccu ‘u cavàdd’ ‘i Samprancisch’ = con il cavallo
di
San
Francesco, cioè a piedi
Cavàdd’
cùrciu o luòngh’ gioco di gruppo. Era un gioco di resistenza per
i
maschietti, le femminucce guardavano e si divertivano. Tutti
i
ragazzi presenti tiravano a sorte per formare due squadre:
una
doveva
restare sotto e l’altra doveva saltare a cavallo sulla
schiena
degli altri. I com ponenti della squadra “di sotto” si di-
sponevano tutti
in fila con la schiena
curvata e con la
testa sot-
to l’ascella del compagno che li precedeva, ad eccezione del
primo,
che in posizione leggermente curvata poggiava le mani
al
muro per sostenere gli stessi
compagni. In questa maniera si
disponevano come una schiena di cavallo per ricevere la squa-
dra “di sopra”, ossia gli avversari, che al via del capo squadra,
ed
uno alla volta, dopo una buona rincorsa e con un balzo in
avanti,
cercavano di sistemarsi tutti sulle spalle dei malcapitati
avversari.
Bastava il cedimento di qualcuno per restare ancora
sotto,
altrimenti si doveva resistere per tutto il tempo della con-
ta
del capo squadra di sopra (tempo concordato dalle due squa-
dre prima di iniziare il gioco) che cercava
sempre di allungare
il
più possibile con l’ira di coloro che
stavano sotto a sopporta-
re
il peso. Per saperne di più:
http://www.giocopopolare.it/index.html
Cavàdd’ i gìstr’ (lett. cavallo
di giostra) persona
sempre in movimento, che non
sta mai ferma
Cavaddàr’ colmo del tetto,
architrave, trave maestra
Cavaddià saltare, rincorrersi, divertirsi; giocare sfrenatamente, fare baldoria
Cavaddùn’ onda alta, cavallone; anche donna energica
e poco fine; ragazza
esuberante
Cavaddùzz’ (‘i furmàgg’) cavallucci di formaggio
a pasta filata venduti nelle
fiere
Cavadiènt’/cavariènt’ cavadenti, dentista; barbiere
specializzato anche nel
levare i denti e salassare gli animali
Cavagliùn’ (dal lat. caballio, caballionis = cavallino) con senso traslato: mucchio, covone, bica,
cumulo ‘i grègn’ ‘i gràn’
Cavagnuòl’ triglia (pesce). Dal lat. cavaneum, da cavus = cavo)
cesto/a,
canestro. Anche antico gioco d’azzardo italiano (cavagnola)
che si giocava su una scacchiera divisa in caselle
numerate e figurate, sulle quali si ponevano le poste: vinceva chi estraeva il numero o la
figura corrispondente
Cavalièr’ cavaliere; anche baco da seta. Curiosità. Origine del nome ‘cavaliere’: generalmente è bene accolta
l’ipotesi del Maccarone, che il baco da seta sia stato chiamato
“cavaliere” per il suo movimento caracollante quando, maturo, si accinge a salire ‘al bosco’, pur non
escludendo che la deno-minazione sia stata rafforzata dalla coincidenza delle
proces-sioni propiziatorie
per i bachi, che un tempo si svolgevano il giorno di Pentecoste, quando
venivano consacrati i cavalieri,
e
dal fatto che i bachi fossero posti sotto la protezione di San Giorgio, il
santo dei cavalieri. Per saperne di più:
https://cantieredelbaco.wordpress.com/2014/ 08/31/cosa
Cavalièr Turchìn’
personaggio dei poemi cavallereschi e delle favole
popolari
Cavallìna (gioco
della) saltare uno dopo l’altro sulla schiena
degli avver-sari posti distanziati in fila
indiana
Cavarcà (dal lat. tardo caballĭcare, der. di caballus = cavallo) cavalcare,
andare a cavallo
Cavàt’ partorito male; bucato, scavato
(cùrc’ è màl’ cavàt’)
Cavatièdd’ gnocchi
Càvuc’/Càuc’ pedata, calcio; anche calce. Per estensione
malta
Càvul’ (dal lat. tardo caulus) cavolo
Càvul’ ‘i jihùr’/hjùr’ cavolfiore
Càvur’ (dal lat. caldus,
forma volg. di calĭdus) caldo
Cazàta vestita, calzata
Cazatùr’ calzascarpe, calzante
Caziètt’ (dal
franc. chaussette) calza perlopiù da
donna; la reticella delle lampade
ad incantescenza
Cazittìn’ calzino da uomo
Cazittùn’ calzettoni
Cazùn’ (dal franc. chausson e caleçon, accrescitivo di càlceus) calzone,
pantalone
Cazunièdd’ (dallo spagn. calzoncillos = mutande da uomo)
calzoncino
Càzz’ e cucchiàr’ (lett. cazzo e cucchiara) è una espressione
con la quale si
definisce un rapporto di familiarità
e complicità tra due persone
Cazzà stringere, tirare una cima. Contrario di allascá
Cazzarièdd’ oggetto di poco conto, di nessun valore
Cazzaròla (dal franc.
casserole) tegame
alto con manico; anche caspita! (espressione di meraviglia)
Cazzàta stupidaggine, errore
Cazzètt’ (dal lat. tardo excarpsus, dal lat. class.
excerptum = tirato fuo-ri,
diminuito) scarsella, borsellino; termine usato
nell’espres-sione: “ì fàtt’‘u guaràgn’‘i
cazzètt’, ca’ accàtt’ a òtt’ e bbìnn’
‘a
sètt’”,
riferito a chi fa affari in perdita (locuz. iperbolica)
Cazzià sgridare, redarguire, rimproverare
Cazziàta rimproverata, sfuriata, sgridata, rimprovero
severo
Cazziatùn’ rimprovero molto severo, sfuriata
Cazziddùs’ irascibile, che si arrabbia
facilmente, permaloso,
scontroso, incazzoso
Cazzùn’ minchione, sciocco, stupido
Cazzuttùn’ grosso pugno
Cc’à con
l’ha; qua
Cc’àjiu cosa ho
Ccà (dal lat. eccum hac = ecco qua, spagn. acà)
qui, qua
Ccà
bbàsc’ quaggiù, qua
sotto
Ccà
ffòr’ qui
fuori, qui vicino
Ccà mmiènz’
qui in
mezzo
Ccà navànt’ qua davanti
Ccà sùpa qua sopra
Ccà ssùtta qua sotto
Ccàn’ qui, in questo
luogo, vicino a me
Ccèra c’era, era lì presente; ccèra ‘na vòta = espressione utilizzata come introduzione in numerose
fiabe
Ccètta (dal franc. hachette, dim. di hache = ascia) accetta,
scure
Cchiffà che fai; anche avere da fare; non importa
Cchi ttè chiavàt’ che ti è preso, cosa hai
Cchi che; cosa
Cchi? che cosa?
Cchi
mammàcchi? espressione usata come esclamazione per dire “cosa
c’entra?”.
La sua origine è latina e deriva dalla locuzione “quid
hic in hac (re)?” che
letteralmente significa “cosa (c’entra)
questo
in questa (cosa)?”. Col passare dei secoli per assonanza
e
corruzione l’espressione si è modificata in “chinnicchinnac-
chi?” e poi in “cchimammacchi?”
Cchièsa (dal lat. ecclèsia = adunanza) chiesa
Cchiù/cchjiù (dal lat. plus) più
Cci vò è
necessario, ci vuole
Ccù con
(ccù salùt’)
Ccù chìn’? con chi
Ccù ‘i màn’ mmàn’ con
le mani vuote, senza niente
Ccùll’ con
il
Ccù ttìa con
te
Cechigna (alla)
alla cieca
Cellàru/cantìna (dal lat. cellarium,
deriv. di cella =
luogo ove si ripone-
vano
salumi e vini) cantina, dispensa, cellaio
Cèfal’ (dal tardo lat. cèphalum, derivato
dal greco kèfalos) cefalo
Cèra (dal franc. ant. ch(i)ere o greco kara = testa)
viso, volto, faccia, aspetto, immagine
Ceramiddàr’ zampognaro, suonatore di zampogna
Ceramìl’/ciaramìl’ (dal greco keramikos) tegola,
coppo (v. ciaramìl’)
Cerasèdd’/cirasèdd’ (dal lat. tardo cerasium, greco keràsion) ciliegine;
anche toponimo
di località di Paola
Cercà/circà questuare, chiedere; cercare
qualcuno o qualcosa
Cerià (dal lat. cerritus = furioso, irritato)
guardare con cattiva espresione, con minaccia; anche civettare
Cèrn’ acqua persona che si adopera
in azioni inutili
e/o inefficaci, specie
agli occhi di un datore di lavoro o in generale della gente,
perditempo (và cèrn’ acqua a màr’ = vai a setacciare acqua
al mare)
Cèrna setaccia, cerna; distingue
Cèrnere (dal lat. cernere) setacciare, separare, scegliere; pulire il cere-ale (grano,
segale, orzo) prima di farlo molire;
togliere pietruz-ze, oglio
ed altri semini dannosi.
Significa anche pulire qualco-sa: eliminare ciò che è inutile, dannoso
Cerrià/cirrià guardare con furia, con agitazione; anche amoreggiare, trescare
Cèrro/cièrr’ tipo di quercia, cerro
Cèrtu/cièrtu/zèrtu/zièrtu certo; alcuni
Cèrza (dal lat. quercus) quercia
Cesaràzz’ biscia d’acqua, serpe d’acqua
Cèss’ (dal lat. recessus =
recesso, rifugio, cavità) cesso, gabinetto;
(si ‘nu cèss’ = sei una persona di poco conto). Curiosità.
Molto spesso si sente dire che il primo bidet della storia
sia
stato quello
in uso nella Reggia di Caserta, voluto dalla re-
gina
Maria Carolina. In realtà una prima traccia di bidet si
ritrova
nei “cessi” dell’antica Roma dove esistevano sedili
in pietra o marmo bucato, sui quali erano
appoggiate del-
le
tavole in legno, anch’esse bucate. Per la pulizia era pre-
disposta
una canaletta che faceva scorrere acqua pulita
così
da poter bagnare il tersorium, una
spugna infilata in
un
manico di legno che serviva
a detergersi. Il primo mo-
dello
di bidet (termine francese che significa pony, per la
sua forma a violino, con l’aggiunta di uno specchio che
serviva
per rifarsi il trucco, fece la sua comparsa nel 1710
e
dalla corte si diffuse nelle case più ricche
Cèssa da
solo/a, libero/a, alla mercé, errabondo (àjiu lassàt’ l’acqua
cèssa = ho lasciato l’acqua libera di andare dove vuole, da sola)
Chèta quieta
Chi che, il quale
Chi càzz’ r’i guàiu grosso guaio inaspettato
Chiàcch’ (dal lat. clappum da
caulum) cappio, nodo scorsoio; cappio ricavato dallo stelo “r’i gràlat’” per catturare lucertole
Chiacchiarìa chiacchiera, scherza
Chiacchiarià canzonare, prendere in giro, burlare; chiacchierare, scherzare
Chiacchiarùn’ spiritoso, chiacchierone
Chiacchièddu persona di poco conto, inconsistente; bonaccione
Chiàga (dal greco plagá, lat. plaga)
piaga, ferita; perdita, disgrazia. In
particolare s’intendeva indicare le piaghe degli
asini e dei muli,
i
quali, per difetto della
soma o del basto spesso erano
afflitti
da
piaghe sul dorso e sulla schiena. Si riferiva a persona in sen-
so
spregiativo: si ‘na chiàga. Ma si
diceva anche e senza ap-
prezzamenti
negativi “àju ‘na chiàga ‘n’du còr’” = ho
una
piaga
nel cuore, ho un grande dolore
Chiagàt’ persona con problemi,
pieno di acciacchi, piagato
Chiamà (dal lat. clamare) chiamare; svegliare; telefonare; convocare
Chiàna (dall’agget.
lat. planum) piana, pianura. Toponimo di località montana
a nord di Paola confinante con Fuscaldo, lungo il vecchio
sentiero che conduceva a Montalto Uffugo e passante per il Palazzetto Spinelli.
Su di essa era stata edificata una torretta
di guardia a forma esagonale,
diroccata ma ancora esistente, a difesa
Chiàn’ piano, lento
Chiàn’/Piàn’ Tùrr’ (pianoro) Piano Torre; toponimo di località di
Paola
Chiàn’-chiàn’ adagio, con cautela,
piano piano
Chiànca (dal lat. planca = tavolone,
ceppo, dal longob. panka) macelle-
ria, beccheria; ceppo usato dal macellaio per
tagliare la carne
Chiàncere/chiàngere (dal lat. plangere) piangere, gemere;
lamentarsi
Chiancènt’/rièpitu (‘u chjiannistèu, ‘a pìgula)
prefica, donna (o uomo) pagata per
piangere ai funerali, mercante delle lacrime che piangeva a pagamento ai
funerali. Curiosità: La mattina del Sabato Santo parte la processione detta dei Misteri, con gruppi statuari e il
simulacro del Cristo morto e la sfilata avviene per le strade cittadine per
quasi tutta la mattinata. Un tempo un gruppo di Cantori detti ‘i chiancènt’ seguiva
in processione la bara con il Cristo morto con le Marie nerovestite, e la
statua dell’Addo-lorata e con voce penetrante intonavano canti-lamento
in verna-colo, tramandati oralmente, rivolte al dolore di Maria per la mor-te
del Figlio.
Tra i canti il più struggente, per me, era sicuramente
“Ohi Jesu”, eseguito dalle donne del rione ‘i
Sànta Catrìna, che con semplici ma efficaci parole, che solo la “pietà
popolare” sa esprimere, suscitava, in quanti assistevano al passaggio della
processione, sentimenti di grande commozione.
Chiànche (dal lat. planca = lastra,
tavola, asse) toponimo
a sud est di
Paola (v. Vàrch ‘i chiànch’)
Chianchièr’ (dal lat. planca = tavola di legno sulla quale i macellai espo-nevano e lavoravano la
carne) macellaio
Chiancìa piangeva
Chianciarùs’ piagnone
Chianciùt’ desiderio non appagato; portato sfortuna (m’à
chianciùt’)
Chiàncula/chiàngula trappola per piccoli
uccelli, costruita con una pietra
piatta (detta
chiàtra), che rimane in precario equilibrio, retta
da piccoli pezzi di legno o di canna posta sopra un incavo pra-
ticato nel terreno dentro cui rimangono
intrappolati gli uccel-
ini; anche pietra piatta, scaglia
Chianèll’ (dal lat. plànula, planella, dim. di planus = piano) pantofole,
ciabatte, pianelle
Chiangulùn’ vecchio e complesso sistema di torchiatura
delle vinacce, tor-
chio a leva orizzontale
Chianièr’ piatto, piano
(piàtt’ chianièr’)
Chianiètt’ (lat.
planum) piccolo pianoro un tempo
coltivato; toponimo di località montana di Paola a sud/est del Santuario (vi si trova la chiesetta di S. Nicola)
Chiànt’ (dal lat. planctum, deverbale di plangere) pianto, lacrime;
lagna
Chiànta pianta, albero; anche pianta del
piede o della mano (t’àjiu pur-tàt’ ‘nchiànta
r’i màn’ = ti ho tenuto in grande considerazione, in grande stima)
Chiantà piantare, mettere a dimora
Chiantatùr’ (dal lat. plantatorium, dal verbo plantare)
piantatoio, cavicchio, foraterra
Chiantèdda (dal lat. planta = pianta
del piede) soletta di pelle
sottile che
copre il plantare
della scarpa, plantare: anche
coito
Chiantìma piantime, piantine di vivaio
Chiantùn’ pollone, piccola
pianta da trapiantare, pianta giovane; anche piantone, sentinella
Chianuòzzul’ (dal lat. plàna = pialla) pialla,
utensile per lisciare e spianare
il legno
Chiàppa (dal lat. càpula =
coppa, per la forma rotondeggiante, da cui il catalano
capla >clappa = chiazza,
macchia, patacca) natica, gluteo. Per Dante (Inf. XXIV, 33) “pietra sporgente”; vocabolo di origine mediterranea, attinto dalla parlata rurale (Pagliaro); per altri da “chiappare”
= afferrare
Chiappà (v. acchiappà)
Chiàppar’ cappero, boccioli ancora
chiusi dei fiori
del càpparis spinosa
Chiàr’ chiaro, limpido (‘u vìn’ è chiàr’ = il vino è limpido); anche
visibile, lineare, manifesto
Chiàtr’ (dal greco crios = freddo; pàgos (πάγος) = ghiaccio) gelo,
ghiaccio
Chiàtra (da
una voce preromana klapp =
pietra. Cfr. lo spagnolo chapa
= lastra, lamiera) pietra piatta e liscia, lastra di cemento (lastri-
cato, sedile,
lapide); anche ghiaccia
Chiatrà gelare, ghiacciare
Chiatràt’ ghiacciato, gelato
Chiatrùn’ lastrone di ghiaccio, pezzo piatto di ghiaccio. Curiosità. “I chiarùn' (chiatrùn’ per
me) ra niv’.
- Quando i frigoriferi non esistevano si usava la neve che veni-va portata dal monte Cuòzz’ ‘i Cirivièdd’ dove era stata
conser-vata in una buca dopo le nevicate e, per farla durare fino all’e-state, veniva
calpestata per farla
indurire e coperta con foglie. C’è una località,
sulle nostre colline chiamata proprio “i
cun-servi” dove veniva conservata la neve in grosse fosse. Durante i mesi estivi
veniva portata in città dai venditori per essere ven-duta.
Questo sistema durò fino alla fine della
2° guerra mondia-le anche se, nel 1929 era stata installata una ghiacciaia in
piaz-za IV Novembre da Emilio Mandarino. Nella Rùa Nova si po-teva gustare un’ottima granita che ‘za Parmira preparava arti-gianalmente.
“Da Za’ Parmira la granita 20 lire, “ccà
ruzzàta” l’orzata 25 lire, primi anni sessanta. (da: Il Calendario di Paola 2004, di G. Mario Minniti)
Chiatruòl’ ghiaccio, ghiacciolo che si forma nell’acqua delle fontane e
delle cascate
Chiàtt’ (dal greco πλατψσ/platys,
lat. planus = spianato, schiacciato) piatto o fianco;
anche grosso, grasso. Approfondimento.
In
paolano, per la regola metrica
che trasforma le due conso-nanti “pl” in “chi”
(es. lat. plumbeum
= chiùmmo), diviene al maschile chiàtto/chiattòne, con il significato di persona
bassa, grassa e tarchiata e al femminile chiàtta/chiattòna,
termini assimilati poi in tutta l’area meridionale italiana (ma chiàtta esiste anche in italiano ed
indica un barcone o galleggiante con il
fondo piatto). Un detto molto
comune recita: “Sì trasùtu ‘i strìttu e ti sì mìsu ‘i
chiàttu” che viene riferito a tutti coloro che per raggiungere
un proprio scopo, si presentano con modi sem-plici e garbati, poi, quando riescono
nel loro intento, manife-stano tutti i propri difetti comportamentali. Il termine paolano
più straordinario derivato da
chiàtt’ è chiattìdd’
Chiattìd’ (dal lat. volgare blattula, diminutivo del classico
blattam, deri-
vato da plattus = schiacciato).
Il sostantivo chiattid’ = in origi-
ne era l’equivalente della piattola = un acaro/parassita, dal no-me scientifico “phthirus
pubis”, cioè piattola o pidocchio del pube, che si
nutre del sangue attinto dai genitali; infestante e molto temuto era presente
soprattutto nelle “case chiuse”.
Si ‘u lavùr’ cchi ti mànc’…
chiattìdd’? ‘U chiattìdd’ è ‘nu mar-piùn = indolente, furbacchione, spregiudicato e quasi sempre
anche un po’ imbroglione. Sì ‘na chiàttula con
il significato di persona
noiosa, importuna, appiccicosa
Chiattiddùs’/siccànt’ noioso, seccante, monotono
Chiattùn’ ramo di fico; anche grassone
Chiàtu censura
Chiàv’ (dal lat. clavem)
chiave, chiavistello, catenaccio, serratura
Chiavà/chjiavà (dal lat. clavis =
sferza per fare girare la trottola)
scagliare,
vibrare, sferrare, lanciare; capitare,
andare a finire (cchi ttè
chia vàt’= che ti è accaduto; addùv’ s’è jiùt’ a chiavà = dove è andato a finire;
cchi l’è chiavàt’? = cosa gli è capitato?; s’è chiavàt’ fuòch’ = c’è stato un incendio
o si è dato fuoco); fissarsi su qualcosa; anche copulare, coire
Chiavàta/chjiavàt’ fregatura, inganno; colpo dato con una
chiave; anche coito
Chiàvìca/chjiàvica (dal tardo lat. clavicam, evoluzione del latino classico
cloacam) incapace, impedito; anche
fogna, scarico di acque
luride a cielo
aperto. Si ‘na chiavìca = sei
un uomo di poco
conto,
impresentabile
Chiàzza (dal lat. plàteam, plàtea da
cui plateia > platia > chiatia >
chiàzza)
piazza; anche chiazza, alone
Chiazzaiuòl’ abituale frequentatore della piazza
Chiazzètta (dal
lat. platea = piazza, paolano chiazza) piazzetta, piccola
piazza, grande cortile;
anche via ampia. Toponimo di località a nord di Paola (via, rione)
Chiccàra/chicchìra (dallo spagn. jicara) tazza, ciotola con manico
Chiccarèdd’ tazzina da caffè
Chichiliàna (dallo spagn. antico Chichilia = Sicilia) siciliana (da El poliglo-tismo en el teatro de Lope de Vega - 2.2. El italiano *2.2.4.1. El anzuelo de Fenisa, 1604-06 (VIII, 1617) pag. 265).
“Sànta Chichiliana”
(inesistente) era la santa implorata con uno strambotto da noi ragazzi quando nei giochi di competizio-ne “si picciàva
(jittàva ‘u pìcciu”) affinchè
l’avversario di tur-no
sbagliasse (scacàss’): Sànta Chichiliàna fa scacà ‘stà sànta màna, veniva
ripetuto in cantilena fino all’errore del giocatore
Chìdd’ (dal lat. eccum illum > cu ill = eccolo lì) quello, quella (chìdd’ galiùt’ ‘i fìglit’)
Chìdd’ ca r’è r’è quello che è -
è
Chiddàt’ (dal lat. eccum alterum
= ecco l’altro)
quell’altro/a
Chiddavìa in quel posto, là, in quella via
Chierìca/chjirìca (v. chjirìca)
Chièriv’ strabico, occhi storti
Chìn’ (dallo spagn. quién) chi
Chìn’è? chi
è?
Chìn’
si/a chìn’ appartièn’ chi sei? a chi appartieni? inteso come famiglia: classica
domanda dei paolani per
informarsi sull’identità di uno sconosciuto
Chiochiàr’ persona rozza, goffa,
stupida; zotico, tanghero
Chiochiò è uno stupido,
come i gallinacei evocati dal termine (espres-
sione onomatopeica)
Chiòchiur’/chiòchiar’ (da chiochia =
calzatura villica a foggia di sandalo
che indossavano i contadini)
sciocco, babbeo, zotico, rustico
Chiòma capigliatura, chioma
Chiòvere (dal lat. volgare plovere) piovere
Chiri-chiri (dal grec. choíros = porco) voce usata per chiamare
il maiale
Chirrènza a
credito, credito sulla fiducia
Chirrìja credeva
Chìss’ (dal lat. eccum ipsum =
eccolo lo stesso)
codesto/a
Chìst’ (dal lat. eccum istum >
cu isto = eccolo qui) questo/a
Chistuccà questo qua
Chistudduòcch’ codesto; quello vicino a te
Chiùmm’ (dal lat. plumbum) piombo
(bbòtt' ‘i chiùmm’,
esclamazione per esprimere meraviglia o apprezzamento)
Chiùpp’ (dal lat. pòpulus, ploppum per
metatesi e geminazione della
consonante postonica, da cui
ploppo > pluppo > chiùpp’)
pioppo
(via dei
Pioppi oggi Corso Roma)
Chiuòppit’ che
è piovuto
Chiùr’ (dal lat. volg. prùrere, dal classico prurire)
prudere
Chiùr’ (dal lat. clàudere) chiudere
Chiurìss’ prudesse; anche chiudesse
Chiurìt’ prurito,
irritazione cutanea che induce a grattarsi; anche qual-cosa fatta per diletto
(volgarmente ppì chiurìt’ ‘i cùl’),
deside-rio, voglia; anche chiudete
Chiùrma (dal greco kéleusma, dal lat. volg. clurïma e dal class.
celeusma
= ciurma) gruppo di persone o animali; banda, ciurma
Chiusùr’ recinto; chiusura, serratura
Chiùv’ (dal lat. clavum o
dal veneto ciòdo letteralmente “chiodo”
= li-
bellula, per la sua forma: torace
corto e grosso e addome sotti-
le)
chiodo. Àjiu patùt’ ‘i chiùv’ ‘i Crìst’ =
ho sofferto come
Cristo
sulla Croce
Chiuviètt’ chiodino (fungo); anche grosso chiodo
Chjicà (dal lat. plicare, da cui anche chjìca = piega) piegare, girare, svoltare
Chjicàt’ abbassato; anche piegato, curvato
Chjicatùra piegatura, curvatura; anche piega e risvolto dei pantaloni
Chjìn’ (dal lat. plenus)
pieno, colmo, zeppo; affollato,
gremito; sazio.
Chjìn’ ‘i vacantarìa = pieno
di vuoto: si dice ironicamente di
qualcosa, come un contenitore, un recipiente, un locale com-
pletamente
vuoti
Chjìna piena, ripiena, ricolma; anche piena dei fiumi e dei torrenti
Chjinèra piena del torrente, alluvione
Chjinìn’ chinino,
solfato basico di chinina (farmaco) una volta usato come febbrifugo, antipiretico
Chjinulìdd’ (dal lat. plenus) dolci natalizi, panzerotti dolci farciti
con mo-
starda d’uva, noci, mandorle, uva passa e miele di fichi
Chjirìca/chierìca (dall’agget. lat. ecclesiale clericam, sottinteso tonsura)
tonsura, chierica
Ciaciàn’ acqua ciaciàn’= caffè o altra bevanda
molto diluita; urina; anche pudenda femminile
Ciacquàgl’/ciaccuàgl’ bargigli del gallo, barbazzale; anche orecchini pendenti; per traslato apparato genitale
maschile
Ciàla/ciàula ragazza di facili costumi; anche cornacchia
Cialamandrùn’ babbeo, semplicione; sfaticato, nullafacente
Cialià beccare un po’ di qua e un po’ di là
Ciambàmbar’ tacchino
Ciambòtta (dal franc. dialettale chabrot
= miscuglio di vino e brodo)
specialità
a base di patate, con miscuglio di zucca, cipolla,
melanzane,
peperoni, pomodori, basilico ed olio; anche fare
baldoria, grande
mangiata, abbuffata tra amici
Ciammuòriu (dal franc. ant. chamoire = moccio,
malattia dei cavalli) specie
d’infermità del cavallo e di altre bestie; catarro cavallino; cimurro
Ciàmpa piede, zampa, orma; ferro per zoccoli
d’asino, cavallo o mulo
Ciàmpa ‘i cavàdd’ ferro di cavallo;
salvatacchi e salvapunte metalliche a
forma di mezzelune che si facevano aggiungere dal calzolaio
sulle
suole per preservare le scarpe nuove; anche erba sponta-
nea
“Tussilago Fanfara” (tussis ed agere = “tosse” e “fare” o
“togliere”,
quindi traducendo liberamente “far togliere la tos-
se”),
serviva anche per curare le piaghe
Ciampicà ciampicare, inciampare, camminare stentatamente, barcollare
Ciamprùn’/ciambrùn’/cianfrùn’ probabilmente dallo spagnolo “chan-
flòn”, che era il nome di un’antica moneta di rame grossolana,
tagliata male, storpiata prima in cianfrùn’ e poi in ciamprùne:
nel
nostro dialetto è usato proprio per indicare qualcosa di
sgraziato,
di grossolano, un uomo grande e grosso
Ciampunià/zampunià da ciampa = zampa + il lat. pūniō = punire, castiga-
re, vendicare) calpestare, pestare, schiacciare, opprimere, conculcare
Ciànca (dal long. zanka = tenaglia) granfia, zampa, gamba
Ciànch’/ciàncu nodo alla gola (ti putìss’ fa ciàncu = ti possa trozzare) cibo tossico, veleno;
anche intossicazione; indigestione; imprecazio-ne o maledizione. La persona alla quale
è stato sottratto qualco-sa da mangiare scaglia una
maledizione al ladro del tipo “ca ti vò ffà ciànch’”, la formula più forte prevede “tuòssìch’ e cianch’”
Ciànc’ vezzo, vizio, fisima;
anche carezza, tenerezza,
coccola
Ciancià vezzeggiare, viziare, trattare
amorevolmente
Ciancianèdd’ (dal
greco kanakéo = risuonare, far
rumore) campanella, sona-gliera; sonaglio, campanellino; pezzetti di latta o altro metallo molto leggero
sistemati con fil di ferro nel cerchio del tambu-rello in modo tale che con le vibrazioni dello strumento produ-cano un
suono tipico e gradevole. L’origine potrebbe anche essere onomatopeica
Ciancianièdd’ sonaglio,
fronzoli rumorosi; oggetti di poco conto; ornamenti; fettucce di stoffa
pregiata che alcuni signori
nobili si facevano
cucire sui gomiti della
giacca o sulla tesa del cappello, per distinguersi dai ceti inferiori
Ciancianùs’ piagnucolone, persona con eccessivi vezzi,
capriccioso, detto
anche di bambini
Cianciènn’ piangendo
Cianciòla tipo di rete da pesca a circuizione
Ciancunijìn’ (dal franc. chiquer=masticare) mangiare, mangiare molto, in mo-do smodato
Ciangunèsa (dispregiativo) cibo, minestra;
(verbo) avvelenati, strafògati
(ti vò fa ciangunès’); anche avvelenamento
Ciangunià mangiare con avidità, abbuffarsi, divorare
Ciangunìa (imperativo) mangia, abbuffati (ciangunìa ‘sta ciangunèsa e finìscila = mangia e basta, smettila)
Cianfrùn’ (v. ciamprùn’)
Ciappètta (dal lat. capulum = laccio, da cui lo
spagnolo clapa = borchia)
fermaglio per scarpe, gancio
Ciaramèdd’ (dal
lat. calamellus = tubo o călămus
= canna) flauto, ciara-mella, zampogna, piva pastorale, costituito/a da un tubo di canna,
variamente lavorato con vari fori ed una piccolissima cannula leggermente intaccata (ancia,
linguetta) più o meno sottile che
trasmette le vibrazioni alla colonna d’aria sotto-stante producendo un suono. Anche ciliegie a grappolo
Ciaramìl’/ceramìl’ (dal greco keramìdion) tegola,
coppo, o tegola
curva,
localmente detta
anche “canàle”, prodotto tradizionalmente
per
stampaggio ed industrialmente per estrusione, a Paola si
usava
come stampo la coscia, ha pressappoco la forma di un
terzo
di tronco di cono
Ciarivèdda agnella, giovane pecora
Ciàrla/giàrla (dall’arabo garra o spagn, jara) contenitore di terracotta o metallico per contenere acqua o conservare
l’olio
Ciarmà (dal franc. charmer) fare per via di incantesimi
e malie, stre-
gare, ammaliare, affascinare; anche parlare male alle spalle
Ciàula/ciàvula (dal greco keraís, napoletano ciaula) cornacchia nera, corvo,
taccola (uccello)
Ciavùcch’ credulone, mammalucco, incapace, fessacchiotto,
tonto, cial-trone, babbeo
Cìbbia (dall’arabo gabiyah =
cisterna) vasca in muratura per contenere
e per conservare l’acqua da
utilizzare per l’irrigazione
Cibbiùn’ grande vasca per raccogliere l’acqua
ad uso del mulino
o per
innaffiare
Cicàl’ ‘i màr’
pannocchia o canocchia o cicala di mare; anche magnosella; magnosa
Cicalìa sonnolenza
Cicalià che parla senza sosta a lungo con tono fastidioso; anche di
mezzo meccanico rumoroso
Cicalìzz’ cicaleccio, parlottio fastidioso
Cicàt’ cieco. Ca ti vù' vìr’ cicàt = che ti possa vedere cieco (bestem-mia)
Cicatèdd’ occhiolino, cenno d’intesa con l’occhio
Cìccavo recipiente d’acqua usato dai pastori
Cìccia carne, polpa
Ciccìll’ diminutivo di Francesco; anche nome
di una caramella (caramèlla
ciccìlla) (v. caramiddàr’)
Cìcc’ mi tòcca locuzione calabrese. Si dice di chi ostenta
di non volere una
cosa
che nella realtà non solo vuole, ma incoraggia perché si
faccia.
Espressione nata dalla storiella della giovinetta, che
fingendo di protestare diceva alla madre: - Ma’
Cìcc’ mi tòcca,
ma sottovoce spingeva
il fidanzato a carezzarla
sempre di più: -
toccami Ci! ca màmm’ ‘u bbìra
Ciccuàgl’/cicquàgl’ bargigli del gallo,
barbazzale; anche orecchini pendenti;
traslato apparato
genitale maschile
Cicculàt’ cioccolata
Cicculatèra (dallo spagn. chocolatera) cioccolatiera, caffettiera; anche auto
malridotta
Cicèrch’ (dal lat. cicercŭla, dim. di cicer = cece) cicerchia
Ciciarìedd’/cicirìedd’ ugola; anche piccolo cece
Cicìlia orbettino (serpente); anche Cecilia
Cìcir’/cìciaru (dal lat. cicer, cìceris) ceci, cece: bolliti, lasciati
asciugare e
quindi arrostiti, in un certo modo erano sempre presenti sulle bancarelle delle fiere
Ciciriàta colore misto di bianco e nero, anche a pois
Cicirièdd’ ugola
Cicirignòla serenata; anche pudenda
femminile.
Filastrocca: ‘U scarpàr’ ticch’, ticch’,/sèmp’ pòv’r’ e mai rìcch’;/‘mpìcia ‘a ‘mbìgna e ‘a sòla/e bba cantànn’ ‘a cici-rignòla. Variazione: ‘U scarpàru: ticch’ ticch’/sèmpr’ pòv’r’ e mai ricch’/quann’ vèn’ Natal’/s’arricchisce ‘u scarpàr’/ finisc’ ‘a ‘mpigna e ‘a sòla/e va cantànn’ ‘a cicirignòla. Approfondimento. La Cicirignola è una canzone. La cantavano i sanfedisti del cardinale Ruffo, quelli che nel 1799 riportarono i Borboni al potere. Il titolo Cicirignola è una scimmiottatura della Carmagnola, canto dei rivoluzionari giacobini, che ave-vano creato la Repubblica Napoletana, sconfitta dalle armate di Ruffo. Questo detto popolare si trova diffuso in varie zone del sud con delle varianti. Da noi gli scarpari si sono arricchiti, in altre zone sono così poveri che non hanno più né ‘mpìgna né sòla e si sfogano cantando la Cicirignola (da internet)
Cicirinèdd’ Cicerenella: personaggio di un’antica tarantella napoletana;
Pulcinella?; anche piccolo
cece, cosa piccola, pollastrella
Cicirùn’ strillozzo (uccello)
Ciciulià bisbigliare di continuo
Cicòria sirvàggia/piscialiètt’ dente di leone
Ciddùzza uccellino
Cièdd’ (dal latino avicellum) uccello
Cièdd’ ‘i nòtt’ pipistrello, uccello notturno
Ciènt’ cento
Ciènt’àcqua cento acque (cento sorgenti), toponimo di località a nord di Paola
Ciènt’pèzz’ òmaso, stomaco dei bovini
Ciènt’ pièr’ centopiedi, millepiedi
Ciènt’nièrv’ (latinizzazione del nome greco della pianta pentanéuron, neo-greco pentanéuri
= cinque nervi)
piantaggine
Cièrr’ (dal lat. cirrus)
cresta dei gallinacei; ciocca di capelli; bioccolo,
batuffolo di lana; cerro (Quercus cerris)
Cièrr’ ‘i gàdd’ cresta del gallo;
anche Celosia cristata o cresta
di gallo (fiore)
Cièrr’ ‘i gàdd’/giurgiulèna sar(i)vaggia/pedirùss’ (v. vritta) amaranto
Cièrtu/cèrtu/zèrtu/zièrtu certo; anche alcuno
Cièvuz’/cièuz’ (dal lat. mòrus celsa = da eccelsa, alta, per
distinguere dalla
mora di siepe) pianta
di gelso
Cìfaru/cìfiro (dal lat. lucĭfer -a -um, comp.
di lux lucis =
luce e fer –fero =
portare,
calco del gr. phōsphóros) letter.
in senso etimologico,
che porta la luce, che dà luce: il dio dalla
lucifera quadriga
(D’Annunzio), diavolo (Lucifero), demonio, satana, satanasso;
anche
bambino molto vivace (cifaririèdd’)
Cifrèca (dal lat. faeccula
= feccia, cosa di cattiva qualità
o dall’arabo
safag = cosa cattiva) brodaglia,
sbobba, sciacquatura ‘i piàtt’.
Specificamente si diceva
per il “caffè” di cattivo
gusto, o per il
vino
non ancora aceto. Si indicavano anche persone con un
certo
carattere
Cìgl’ (dal lat. cilium)
ciglio; anche ciglia
Ciglià (dal lat. acileus, variante di aculeus, = pungiglione,
spina della pianta) germogliare
Cigliàt’ germogliato,
ortaggio da cui spunta
un germoglio (cipolla,
patata, ecc.)
Cìgliu margine, orlo, bordo
Cìgna (dal lat. cĭngŭla = cintura)
cinghia, cintura
Cignàl’ cinghiale. Dal lat. (porcus) singularis = porco che vive solita-rio, incrociato con “cinghia” per la fascia di setole bianco-gial-lognole che ha intorno al
collo
Cignètta cinturino, cinghietta
Cigulà cigolare, stridere, scricchiolare
Cìgulu nostalgia; voglia; pigolio
degli uccelli
Cilistìn’ (dal lat. caelestinus
= celeste, divino)
di colore celeste o che tende
al celeste, celestino
Ciliùsa defecazione animale (polli)
eccessivamente liquida
e scura per
effetto della diarrea
(mmèrda ciliùsa)
Cìma (dal greco kýma,
lat. cyma = germoglio, parte più alta) punta di ramo, ramo;
anche nome generico marinaresco di fune o corda
Cìmic’ puzzulènt’ cimice verde (nezara viridula o palomena prasina)
Ciminèra (dal franc. cheminée) ciminiera, canna fumaria
Cimùsa cimosa; anche pianta con tanti rami
Cinàgl’/‘ncinàgl’ inguine, basso ventre
Cinànca bulimia, fame eccessiva. Nella
credenza popolare verme che
nasce nella lingua del cane o del gatto; bulimia
degli animali: per evitarla si tagliava loro la punta della coda;
anche tosse canina, mal di gola che serra la gola e provoca soffocamento
Cinancarìa mangia spiluccando e di malavoglia; con la
lingua piena di
vermi (riferita a cani e gatti)
Cìnch’ann’ cinque anni
Cìnch’ (dal lat. cinque,
per quinque) cinque
Cìnch’ frùnn’ cinque foglie; sberla,
schiaffone
Cìnch’ jìrit’ cinque dita; sberla;
nell’espressione jiucà a
cìnch’ jìrit’ (dal lat. parlato cinquedentia
= cinque denti) rubare, rubacchiare
Cinciulìn’ sonaglio, per estensione pudendo
maschile
Cingùl’ (dal lat. cingulum
= cinturone) lacciolo, stringa; anche la corda dell’abitino “r’u monachièdd’”
Cingùmm’ gomma da masticare, chewingum
Cìnim’ cinema, cinematografo
Cìnnira (dal lat. cĭnis -nĕris, cinisia) cenere
Cinniràta cenere
su cui si è versata acqua bollente per il bucato; scherzo poco bello e poco igienico, caduto in disuso, che si faceva tra ragazzi,
consistente nell’atterrare il compagno preso di mira
e immobilizzarlo; nel frattempo qualcun altro provvedeva a
raccogliere erbacce o altre schifezze, talvolta spazzatura di strada, quindi
gli si slacciavano i pantaloni e si svuotava il contenuto nelle mutande; anche
solleticare un bambino
Cinnirùs’ cosparso di cenere; chi sta sempre vicino al focolare,
accanto
al fuocherello, perché sente freddo o perché ha poca voglia
di muoversi, di uscire o di
lavorare: era detto anche gàtta cinnirusa
Cintrà entrare, fare parte,
essere conteggiato in un
gruppo
Cinzìn’/Cenzìn’ Vincenzino, Vincenzo
Ciofèca/ciufèca
(dal greco κωφός, kofos = aspro, oppure dall’arabo sciafek =
sgradevole) bevanda o vino
scadente, di scarto, di pessimo gusto (caffè).
Durante
la guerra quando il caffè si vendeva solo di contrab-bando e a caro prezzo,
contando i chicchi, si usava arrangiarsi con surrogati artigianali. Il risultato
era una bevanda ciufèca che
aveva solo il colore simile al caffè.
A
prescindere dal caffè d’orzo, ancora oggi apprezzato da
molti, i surrogati erano tanti a
seconda della fantasia e della
disponibilità:
si usavano radici di cicoria essiccata e tostata,
chicchi
di segale, di riso e di frumento, fichi secchi, lupini,
ceci,
fagioli, cicerchie, sesamo, castagne, nucìdd’
amiricàn’,
ecc.
Nella tostatura si aggiungeva un pezzo di grasso e un
cucchiaio di zucchero per formare il caramello
che dava un
ipotetico
aroma all’intruglio
Ciòncia persona grossa, ma anche un po’ babbea;
forma volgare per
pudendo maschile
Ciònc’/ciunciùn’ fesso, maldestro, incapace, timido, impacciato
Ciòta deficiente, cretina, pazza
Ciotampàr’ credulone, sciocco, sempliciotto
Ciòtula tazza, vaso
Cìpp’ (dal lat. cippus)
cippo, ceppo
Cìpria talco; borotalco
Cipùdd’ (dal lat. cepulla = cipollina) cipolla; alluce valgo; callosità este-sa e duroni dei
piedi; nel gergo malavitoso orologio
da tasca; anche livido, ficozza,
bernoccolo; insomma botte (si viègnu
dduòcch’ puòrt’ cipùdd’ = stai attento che sono botte)
Cipuddìna piantine di cipolla da trapiantare
Cipuddùzz’ piccola cipolla
Cìra cera; anche viso
Ciralòide/pillicùla (storpiatura del termine
italiano celluloide)
pellicola, film
Ciràs’ (dal lat. tardo cerasium, greco
kérasos) ciliegia, dal nome della città di
Cerasunte, o meglio Giresun, nel Ponto (l’attuale Tur-chia) da cui, secondo
Plinio il Vecchio, furono importati a Ro-ma nel 72 a.C. da Lucio Licinio
Lucullo i primi alberi di cilie-gie. Secondo alcuni studiosi il termine deriva,
invece, dall’ara-bo e il frutto è originario della località persiana
di Kèrasa, ma
le due ipotesi (più o meno contemporanee) potrebbero nascere
dallo
stesso termine riportato in due versioni linguistiche,
peraltro molto simili
Cirasèdd’ ciliegina; bacca di biancospino o di vischio
(si usavano per il
presepe). Toponimo di località montana di Paola
Cirasuòl’ tipo di oliva e di vino
Ciràul’ (dal greco
keràules = suonatore di corno) colui che va a caccia di serpenti,
domatore, incantatore di serpenti, serparo
Cìrca cerca; anche all’incirca
Circà (dal lat. tardo circare =
andare intorno, derivato da circa = intorno) cercare; chiedere
Circhiètt’ cerchietto, ghirlanda
Cìrchiu (dal greco bizantino kìrklos, dal lat. circulum)
cerchio
Circhiùn’ cerchione; anello di ferro o d’acciaio applicato
alla circonfe-
renza delle ruote dei carri e delle
carrozze
Circùl’ quèstr’
circo equestre
Cirìdd’ ‘i cràp’ sterco, escrementi di capra
Cirimònie formalità che ha della finzione: mància, ‘u fà cirimònie = mangia, non farti riguardo
Cirinèju cireneo, uomo brutto,
poco raccomandabile, energumeno che
risponde male; anche soprannome
paolano
Ciripà/ciripàn’ pannolino per neonati. È un pannolino
lavabile ripiegabile
dotato di laccetti
di chiusura, molto utilizzato
in Italia fino agli
anni ‘70.
Cirivièdd’ (dal lat. cerebellum) cervello (‘u cirivièdd’ è ccùm’ ‘nu vèl’ ‘i
cipùdda)
Cìrma/Cirmiddùzz’ (dal
greco kirba = sacchetto) sacco,
sacchetto di tela, in origine
sacchetto appeso al grembiule per la raccolta di spi-ghe
di grano, subito dopo la mietitura (spigolare). L’uso, quin-di, ha consentito l’estensione del termine a qualsiasi sacchetto di qualsivoglia
materiale, atto alla raccolta di cose durante la giornata in campagna (olive, frutta,
semi, noccioline, etc.)
Cirmulià (dal lat. cèrnere = vagliare agitando
il setaccio) ancheggiare,
sculettare, muoversi tutta, dinoccolarsi, dimenarsi
Cirmuliùs’/pulicìa che ancheggia, sculetta
quando cammina; attira
l’atten-
zione
Cirnitùr’(‘u) buratto o burazzo (si ottengono le farine: ‘i jihùr’, ‘a grànza, ‘u
granzùn’
e ‘a canìglia)
Cirnùt’ setacciata, cernìta
Cirògin’ (dal lat. cer(am)+
gěno) candela, cero
Ciròma (dal lat. celeuma = canto o grido dei marinai) bagarre, chiasso, confusione, baccano
Cirrià amoreggiare, trescare
Cirriàta espressione triviale
per indicare uno scherzo
crudele traduci-bile in “torcitura dei testicoli”
Cirùm’ (dal lat. mediev. cerumen) cerume
Ciruòmmul’ pietra non troppo grande
Cirusìch’ (dal lat. tardo chirurgĭcus) medico,
chirurgo
Cirvièdd’ (dal lat. cerĕbĕllum dim.
di cerĕbrum) cervello. Toponimo
montano di Paola, cuòzz’ Ciarvièdd’
Cirvùn’/cervùn’ (da “cervo”, per la forma a corno) cappello tipico calabrese
per la sua forma
a cono
Cìst’ (dal lat. schistus, greco schistòs
= scisto, petrolio illuminante) petrolio; olio di
scisto; anche cesto
Cìsta (dal greco kíste,
lat. cista = cesta)
cesta, canestro, sporta;
cisti
patologica
Cistàr’ cestaio
Cìtala nominala; anche denunciala
Cittatìn’ (dal franc. citadin) cittadino
Citilèn’ acetilene
(lintèrna a carbùr’): è un gas più
leggero dell’aria (formula
chimica C2H2), prodotto dalla reazione chimica gene-rata
dal contatto dell’acqua con il carburo di calcio
Citràngul’ (dal greco medievale kitránguron = melangolo) arancia
amara,
varietà di arancia
Citràt’ citrato di magnesio
effervescente
Citratella erba cedrina,
detta anche erba Luisa, odorosa come il cedro
Citrinùs’ (dal greco kítrion = limone,
attraverso il lat. citrinus aggettivo
di
citreum = cedro, limone) giallo, colore del limone;
malan-
dato, di poca
salute
Citrùl’ (dal lat. volgare citriolum) cetriolo
Citrùl’
simintùs’ è il cetriolo andato in semenza, che per esser divenuto
insi-pidissimo, non è più atto a mangiarsi. Perciò in senso traslato
denota una persona assolutamente stupida e senza
sale in zucca
Cìtt’-cìtt’ zitto-zitto
Cìtt’
e mùsch’/musca-musca (si tratta di una richiesta) stai zitto, talmente zitto
che non si deve sentire volare una mosca; fare silenzio.
Di solito si usa tra ragazzi, e
comunque è una richiesta un po’ ma-leducata. Si pronuncia con un tono
autoritario e spesso si mette un dito sul naso per rafforzare il concetto
Cìttu (dallo spagn. chito)
taci, zitto, non parlare
Ciùcc’ asino; gran testone
Ciùccia asina
Ciuccign’ asinino
Ciucciùn’/ciucciarièdd’ ignorante; grosso asino
Ciucculàta (dallo spagn. chocolate, dall’azteco kakawúatl, bevanda di
ca-cao) cioccolata, miscela di zucchero e cacao
Ciucculatèr’ cioccolatiera, caffettiera napoletana
Ciuciulià bisbigliare, confabulare a bassissima voce (‘a vulìt’ finìsc’
ccù
‘stù ciuciuliamièntu?)
Ciuciunièdd’ clitoride (dal gr. (ἡ)
κλειτορίς -ίδος)
Ciùful’/ciuòful’ zufolo
Ciulèdda (dallo spagn. chula?
= bella, graziosa)
lucerna, lampada portati-
le
a olio a uno o più beccucci
Ciulìa/cigulìa pigolio degli uccellini appena nati; cigolio
di porte
Ciuncà storpiare, rendere inerte,
paralizzarsi
Ciuncarièdd’ sciancato, storpio
Ciùnch’/ciùng’ (dal lat. antico
concius) storpio,
zoppo, paralitico; cioncato,
paralizzato. Ciunch’ r’i frìdd’ = intirizzito, come un pezzo
di ghiaccio; Stàtt’
ciùnch’!” = sta’ fermo e buono
Ciunciulià/cinciulià gingillare, perdere il tempo in cose di poco conto,
baloccarsi, ciondolare, girarsi i
pollici, grattarsi la pancia, stare
con
le mani in mano, trastullarsi
Ciùnn’/cùnn’ (dal lat. cunnus) pudenda
femminile (v. cùnn)
Ciuòt’ (dallo spagn. chayote = zucchina
o franc. sot = sciocco) sciocco, stupido; matto,
bizzarro
Ciurlà fregare, far fesso,
riferito ad una persona, che si accolla
degli
impegni che non manterrà mai, che non riesce a realizzare le
promesse
fatte, o anche che pattuisce accordi senza onorarli
Ciùrma/chiùrme (dal lat. turba = turma) folla,
schiera, gruppo, moltitudine
Ciurmulià contorcere, camminare
contorcendosi (modo di fare
femmi-nile)
Ciutìa stupidità, idiozia, scemenza, stupidaggine
Ciutià fare il cretino apposta,
atteggiarsi dicendo e/o facendo cose stupide, fare il matto
Ciutìgn’ comportamento poco responsabile, stupido, ottuso;
volubile,
stravagante, pazzarèllo
Ciutìsca pazza, non completamente sana di mente,
stupida
Cìv’ avere pensieri, preoccupazioni; seme della zucca o dell’anguria;
anche midollo
Cìv’ i cùnn’ una
persona tonta (minchione, cazzone); anche
clitoride
Civà (dal lat. cibare = nutrire)
dar da mangiare, imboccare; imbec-
care
Cìva piccolissima quantità di polvere da sparo, molto sottile, che si metteva nella “spilletta” del fucile avancarica per
produrre un scoppio violento e tempestivo, provocando l’accensione e lo scoppio
della polvere da carica già introdotta. Il termine
si usava anche
per indicare un inizio difficile di qualsiasi azione
Civètta ragazza un po’ vanitosa, smorfiosa; anche rapace
notturno
Cìvita manina, fungo conosciuto con il nome scientifico
di “clavaria flava” o ramaria
Civitèdda spugnola (fungo)
Cìvul’/cìulu pensiero assillante
Clutìld’ Clotilde
Còc’ (dal lat. pop. còcere, class. cŏquĕre) cuoce; anche scotta
Còcc’/Cuòcc’ chicco (d’uva, ecc.); fagioli freschi, pezzetto; infezione cutanea, foruncolo; segni lasciati sul braccio dalla vaccinazione contro il vaiolo
Coccìare/Cuccìare raccogliere chicco a chicco
Coccijàta/cuccìata piccola quantità (‘na cucciàta
r’alìvr’) uno qua e uno là
Còcia che cuoce, cuocere;
anche che ha la febbre
Cocò (dal lat. coccum, coccula = tuorlo) vezzeggiativo che si dà all’ uovo, usato
per lo più nel linguaggio infantile
Còdda colla, adesivo
Còfana/cuòfun’ grossa
cesta rotonda; anche cassetta contenitore per traspor-tare oggetti e cose con asini
o muli
Còffa (dall’arabo kuffa = fondo, cesta,
spagn. cofa, greco kophinos)
coffa, nassa, contenitore in legno
per parancale
Cògl’ raccogli, colpisci
Cogliatùtt’ prendere tutto
Coglìri cogliere, raccogliere; colpire
Còla giovamento, beneficio, miglioramento. Diminuitivo di Nicola
Colombo Corso, situato nella parte alta del centro
storico. Toponimo di
località già Vigna della Corte
Colòno (dal lat. tardo mediator = intermediario) mezzadro
Colùt’ trovare giovamento, beneficio, sollievo
Còmmut’ comodo, adagio; anche recipiente
Commitièdd’ recipiente comodo, adatto, adeguato
Cònca catinella, grossa bacinella
Concrusiòn’ (dal lat. conclusionem) conclusione
Conquìbus latino maccheronico (cum quibus = con i quali) soldi, denaro, monete
Conzà aggiustare, riparare; condire, preparare
Conzàla condiscila; anche aggiustala
Copanàt’/copaniàt’ vuoto all’interno, cavo, cavernoso
Còpano cavo, vuoto, cavernoso, perforato,
svuotato
Copiacòrn’ cornuto, marito tradito, becco;
anche persona
ficcanaso, impiccione, pettegolo, invadente
Còppula berretto
Còr’ cuore
Còrchia (dal
lat. cochlea, greco koklías = chiocciola) lumaca;
grillotal-pa: insetto detto anche rùfola o zuccaiola, simile a un grillo, con zampe anteriori allargate e piatte, usate come
robusti organi sca-vatori; vive sottoterra
Còrchia buccia, corteccia, pelle (tamàrr’ ccà còrchia = zotico matrico-
lato); guscio dell’uovo; mallo della noce, crosta del pane, ecc.
Còrd’ corda (còrd’ ‘i sàzizz’)
Cordicèdd’ corda sottile, spago
Còrn’ corna; anche bernoccolo; sporgenza
Còs’ cose in genere;
ingredienti (sùp’ ‘i còs’ vìst’, cci càca ‘a
mùsca)
Còs’ d’òva dolcetti natalizi
Còs’ frìtt’ fritti in generale
Cosicedda un piccolo oggetto,
una cosa da niente/nulla
Costicèdd’ costata di maiale, costoletta; costole
Còta (dal lat. quota pars) parte di una quantità; ‘na
còt’ ‘i fìch’ = una raccolta di fichi; quota di
altitudine; quota di volo
Còtich’ (dal lat. cutis)
cotica, cotenna (di maiale)
Covatùs’/sciacquo detto di uovo non fecondato, uovo che
non si schiude, fallito; anche di uovo marcio (dopo l’incubazione)
Còzza (dal lat. cochlea) testa; anche cozza (mollusco)
Còzza munnàta
testa pelata,
calva
Còzz’/cuòzz’ Ciarvièdd’ Cozzo Cervello
vetta (1.389 m.) a nord/est di Paola
Cràpa (dal lat. capram)
capra; persona ignorante
Crapàr’ allevatore o custode di capre
Crapìcc’ capriccio
Crapiètt’ (dal provenz. cabrit)
capretto
Crapìgn’ fare le cose frettolosamente e male; anche persona
selvaggia
Crapiòla/capriòla capriola, capovolta
Craprùn’/capùn’ caprone; bifolco, buzzurro;
anche cafone
Cràst’ (dall’antico slavo ukràst o cràst = rubare) furbo, vispo, cocciuto; anche cornuto,
becco
Cravattìn’ cravatta a farfalla, papillon; anche risvolto
della giacca
Crema (dal
franc. crème, gr. crisma (χρίσμα (sost.) < χρίζω
(verbo) = spalmare (nei tempi antichi, piuttosto d’olio, ma qualsiasi sostanza applicata
sul corpo, aromi, ecc). Da questo anche la parola Cristo
Creparùs’/crepagnùs’ dispettoso, indisponente, irritante,
fastidioso
Crèspa (dal lat. crispus = arricciato) ruga, piega, grinza
Criànza (dallo spagn. crianza = educazione) educazione, creanza; com-
portamento; piccola quantità di cibo lasciata nel piatto dai
benestanti quasi a sottolineare
l’abbondanza: à lassàt’ ‘a
criànza; anche bambini. Curiosità.
(da Internet)
“‘A crianza è termine derivato dallo spagnolo criar =
allevare, educare, a sua volta derivato dal verbo latino creare col signi-ficato di modellare. Vari sono i modi di dire
legati a questa pa-rola: “làssa ‘o muòrzu
r‘a criànza!” era l’imperativo rivolto nell’Ottocento dai genitori ai
propri figli invitati a pranzo in casa di amici e/o parenti affinchè non
mangiassero voracemen-te tutto il contenuto del piatto e lasciassero
invece il “boccone della buona educazione”, a dimostrazione che non erano tanto
affamati, poveri e bisognosi; profonda verità ha invece il detto “‘a lìra fa ‘u rìccu, ‘a
criànza fa ‘u signùr’” che
sancisce in maniera drastica la differenza tra il “signore” e l’arricchito;
ancora “màla criànza” o anche “‘u tèn’ criànza” oppure un giro di parole, come nel detto “‘a cumpirènza
è ‘a mamma r’a màla criànza” = la confidenza è la madre della cattiva
educa-zione. Infine criànza può significare una regalia, una attenzione o una offerta
Criapopùl’ letter. crea popolo;
viene usato in modo scherzoso per indicare
lo sperma, per traslato pudendo maschile
Criatùr’ (dal germ. krein = pianto,
spagn. crianz= bambino) bimbo,
fanciullo, bambino
Crìcch’ (a) a credito,
sulla fiducia
Crìcco (dal franc.
cric) martinetto, binda, arnese che
serve a sollevare pesi
Crìdere/crìrere credere, supporre
Cridènz’/crirènz’ (dal lat. creditum
= credere) credere
nella parola del debito-re di pagare in un momento successivo, comprare a credito sulla fiducia, a debito; anche mobile da cucina
Crieleisònn’ arrabbiatura; anche (si mi sùman’ i crieleisònn’…)
ghiribizzo,
capriccio, bizzarria improvvisa
Crijàt’ creato, dato vita, realizzato
Crijatùr’ bambino, neonato, figlio piccolo
Crìju credo
Crìn’ (dal lat. crinis = capelli)
materiale fibroso usato per imbottire
materassi e cuscini (crine vegetale ricavato dai rami e dai
fusti
di
alcune piante; crine animale costituito dal pelo della coda e
della criniera dei cavalli e dei cammelli; anche chioma, capelli
Cripà crepare, morire; anche spaccarsi, fendersi
Crìs’ creduto
Crisàra/grisàra (dal greco kresèra, kresàra = vaglio) crivello, buratto, setac-cio per la
cucina, vaglio di seta molto fine; staccio di farina usato anche per “passare”
la ricotta fresca per preparare i cannoli
Crìsc’ cresce, aumenta, monta, prospera, si ingrossa
Criscènza crescita, crescenza, sviluppo; anche lievito
Criscimùgn’ (dal
lat. parlato crescimonium plur. crescimonia
= sviluppo della
persona) crescita; sviluppo;
indumento, vestito di misura ampia in previsione della crescita del giovanetto, in crescita
Crisciùt’ cresciuto, lievitato; anche finito (in modo scaramantico; àt’
cri-
sciùt’? = avete finito?)
Crìsima (dal greco chrisma) cresima
Crista cresta; Serra di Paola confinante con Montalto
Crìsta ‘i gàdd’ cresta del gallo; Celosia cristata (pianta ornamentale)
Cristallèra mobile a vetrina per oggetti in cristallo
Cristarièdd’ (dal franc. crécerelle)
gheppio, falco, falchetto, probabilmente
da una forma normanna del termine cestarèllo, usato in falco-
neria o per via della
sua somiglianza quando
è in volo alla cro-
ce
del Nazareno; anche persona magra, smunta e afflitta
Cristiàn’ (dal lat. Christiànus, greco Khristianòs, der. da Khristòs = Cri-
sto) cristiano, persona, essere umano;
anche Cristiano
Cristièr’ (dal lat. clysterem) clistere, clisma, peretta
Crìta (dal lat. crēta)
creta, argilla
Crìv’ (dal latino cribrum = setaccio)
crivello, staccio
Crocchè (dal franc. croquette) polpettine di patate o di riso di forma allungata
Cròccia (dal germanico krukkia) bastone ad uncino, ricurvo
Cromatìna (dal greco
khrômatos = colore) lucido
per scarpe, di diversa
colorazione, cera per lucidare le scarpe
Cròsc_sca costola, la nervatura spessa e dura nel mezzo della foglia
del
cavolo
Cròzza/còzza testa,
cranio, capo (dal precedente significato di
“ostrica”, che ha l’italiano antico
“croccia”)
Crùc’ (dal lat. crux-ce=croce) croce; anche località periferica a nord
di Paola (via e rione)
Crucchiètt’ gancetto, piccolo
gancio, bastone a gancio per abbassare i rami
Crucètt’ piccia, coppia di fichi secchi lavorati
a forma di croce
farciti con
noci o mandorle
Crucìna/cudicìna peduncolo,
picciuolo o picciolo, gambo di un frutto; gam-bo,
parte finale. Da ricondurre
al termine dialettale napoletano o fuscaldese, e quindi paolano, cudicina che col passare del tem-po,
attraverso un processo di “corruzione lessicale” si è modifi-cato in curicina
< crucina
Cruòcch’ (dal franc. accroc o croc = uncino) gancio,
raffio, doppio unci-
no: strumento di ferro o di legno adunco che serve per appen-
dere, prendere o per tenere qualcosa
Cruòp’ (dal greco copros)
letame, concime animale
Crupià fertilizzare, concimare
Crùr’/crùd’ crudo, poco cotto; anche non maturo
Cruscè (dal franc. crochet = gancio) uncinetto
Cuadià scaldare; riscaldare
Cuccà cuccare. In italiano il verbo cuccare
ha il significato di ingan-nare, gabbare, perché il cuculo (dal
latino cuculus), in una sor-ta di
sana collaborazione, cova le uova depositate nel nido dal-la sua femmina,
contraddicendo (ingannando) la regola genera-le della riproduzione tutta a
carico della femmina (non a caso si chiama “maternità”); in italiano cuccarsi
dunque equivale ad accettare una situazione di buono o cattivo grado. Il
paolano cuccare, invece, usato sempre
nella forma apocopata cuccà,
significa coricare, mettere o mettersi a letto. Per questo motivo alcuni
linguisti sostengono che il cuccà calabrese non derivi da cuculus, ma dal tardo latino
collocare (in lecto): collocare
>
col’care > coccare > cuccare
> cuccà
Cuccàgna (dal lat. mediev.
cocania o franc. cocagne = leccornia) cucca-gna. L’albero
della cuccagna è un gioco popolare i cui parteci-panti devono cercare di prendere dei premi, di norma generi alimentari,
posti in cima ad un palo solitamente ricoperto di grasso o di altra sostanza che rende difficile
l’arrampicata da parte dei concorrenti. Curiosità. Il termine cuccagna era usato scherzosamente dagli
autori francesi per indicare un posto im-maginario in cui anche
i cialtroni vivevano
come i re, circonda-ti da cibo e da ogni sorta di bontà. Venne usato,
con la formula “albero della cuccagna” per le attrazioni organizzate durante il
Carnevale napoletano del viceregno e inizialmente consisteva in un banchetto
offerto dai nobili ai napoletani meno abbienti, che lottavano per ottenere un
pasto “altolocato” per un giorno
Cùcchia (dal lat. copula)
coppia, due (vulìss’ ‘na cùcchia ‘i pàdd’
‘mprùnt’)
Cucchiàr’ (dal lat. cochlearium
= attrezzo che serviva ai Romani per man-giare le chiocciole)
grosso cucchiaio di legno per rimestare, me-stolo; anche
cucchiaio
Cucchiara tipo di cazzuola dei muratori
Cucchiaràt’ cucchiaiata
Cucchiarèdd’ mestolo
o ramaiolo, cucchiaiotto di legno; cazzuola; anche fonte della Cucchiarella
presso il Santuario di San Francesco; l’acqua, che viene attinta dalla “cucchiarèdda’”, mantiene sem-pre lo
stesso livello. La storia ci fa sapere che i francesi la fecero prosciugare nel
1806 per accertare la verità del fenomeno e constatarono che essa poco dopo era ritornata al livello
ordinario
Cucchiarìn’ cucchiaino
Cucchiàta coppia, gemelli
Cuccìa (dal greco kóukkìa o kòkkìa oppure kóllyva = chicchi, granelli) grano bollito con cioccolato,
uva passa, noci e latte.
Per saperne di più: http://digilander.libero.it/cultura.popolare/ pignola/tradizioni/cuccia.pdf.
Cucciàrda allodola
Cuccijà (dal
lat. acinus o acinum = bacca, chicco) raccogliere acini a uno a uno, con specifico riferimento alle drupe
dell’olivo, raggra-nellare, raccattare
Cuccitèdd’/coccitèdd’ fagioli freschi, novelli
Cucciùtu testardo, ostinato, caparbio
Cùccu/cucù (dal lat. cuculus) cuculo; civetta
Cùccuma/ Cùcuma
(dal lat. cŭcŭma o cŭccŭma,
voce onomatopeica) reci-piente di rame o di altro
metallo per la preparazione del caffè
in
famiglia; caffettiera napoletana; bricco, brocca, orcio pan-
ciuto di terracotta un tempo usato
per conservare liquidi,
in
particolare l’olio (paragonabile ad una “langèdda” senza
manici)
Cuccutìcchiu cuore della verdura,
la parte tenera
e bianca della lattuga e della
scarola
Cuccuvedda (v. cucuvedda) civetta, coccoveggia
Cucènt’ cocente, scottante
Cucinàra mestolo di legno
Cucinàt’ vivande che sono state
preparate e sottoposte a cottura; è l’insie-me delle pietanze cotte
Cucùdd’ (dal lat. cucullus = involucro) bozzolo del baco da seta; anche
gruzzolo di denaro, risparmio
Cucugliàta allodola (è una specie stanziale)
Cucuma (dal lat. cucuma-ae
= cuccuma) vaso di rame o
terracotta; anche caffettiera napoletana
Cucummaru dal nome greco
kòmaros = corbezzolo
Cucùnu femore, commessura, giuntura
della coscia
Cucuvèdda (dal greco caccabìs) chiaramente di origine onomatopeica: civetta
Cucùzz’(monte) Monte Cocuzzo.
La denominazione deriva
dal lat. Cacu-
tium = cattiva forma, forse
dovuta alla forma conica della vetta
che nell’antichità poteva far presagire che si trattasse di
un vul-
cano,
infatti nel medioevo ha fatto nascere “il mito della mon-
tagna
di fuoco”. Da:
https://www.consiglioregionale.calabria.it/pl10/468.pdf
Cucùzza (dal lat. tardo cucutia) zucca. Figurato: testa vuota
Cucùzza lòngh’ zucchina lunga o d’acqua (lagenaria longissima)
Cucuzzàr’ zuccaia; venditore di zucche; anche gioco, passatempo a pegni
Cucuzzièdd’ zucchina
Cucuzzùl’ cima, sommità
Cucuzzùn’ persona un po’ stupida ma anche caparbia; uomo dalla testa grossa;
anche frutto della pianta del lino
Cuddàr’ collare, colletto
Cuddùra (dal greco
kolloùra = ciambella, corona)
pane a forma di ciam-bella, focaccia; tipico pane pasquale a forma di ciambella (‘u tòrtanu) che si
faceva per la famiglia, con tante uova che oc-chieggiavano intorno per quanti
erano i componenti del nucleo
familiare; anche collana di salsiccia
Cuddurièdd’ piccole ciambelle natalizie
fatte con pasta di pane
e/o con l’ag-
giunta
di patate (lessate e schiacciate). Sono dei lievitati che
possono essere
preparati sia in versione dolce che salata, sem-
plici
o ripieni: in questo caso non si fa il buco ma prima di ini-
ziare
a friggere si appiattisce delicatamente il panetto di pasta e
si
farcisce o con un filetto di acciuga o con un pezzetto di ri-
cotta
oppure con salame e scamorza, poi si richiude
a mezza-
luna e si sigilla
bene affinché in frittura non
esca il ripieno
Cudicìn’ (v. crucina) peduncolo, gambo della frutta, picciolo
Cufùn’/fucùn’/furnèll’/furnagèdd’ piano del forno a legna; parte delle
antiche
cucine a legna costruite in muratura e composte dal
focolare
(fuculàr’), dove si bruciava la legna e da un piccolo
“barbecue” (fucùn’) dove si mettevano
le braci per tenere in
caldo
il cibo
Cuggìn’ cugino (cumpàr’ e cuggìn’ fricàl’
ppì’ prìm’)
Cùglia (dal greco chele-cale o dal lat. colea/culleus = borsa dei testicoli) ernia inguinale, coglia
Cuglìa raccoglieva
Cugliùn’ (dal lat. (dei glossarî) coleo -onis, der. di cole-us
= testicolo) testicolo, coglione; riferito a persona “minchione”,
semplicione
Cugliunètta carnevalata, burla, minchiata
Cugliunià scherzare, divertirsi; avere un comportamento leggero e super-ficiale
Cugliùt’ fortunato al gioco;
persona con l’ernia
Cugliùta (generalmente riferita a cose) storta,
sghemba,
obliqua (‘stà giacchètta è cugliùta = questa
giacca è fatta male; ‘a stòffa c’àiu
accattàt’ è cugliùta = la stoffa che ho comprato
è tagliata storta o ha la
trama storta (scarto angolare in trama)
Cùgn’ (dal lat. volgare cunjum, dal classico
cuneum o spagn. cuno =
cuneo) cuneo, zeppa,
ceppo, tassello
Cugnittùra congettura, opportunità, occasione, condizione
favorevole, colpo di fortuna
Cugnùl’ (dal lat. cuneus)
cuneo, zeppa, tassello
Cùl’ (dal lat. culus = fondo) sedere;
anche colpo di fortuna; la parte amara del cetriolo
Cùl’ a lu frìscu
deretano al fresco, di chi non svolge attività faticose
Cùl’ chjìnu locuzione volgare usata nel senso di soddisfatto,
appagato
Cùl’ e cammìs’ culo e camicia:
locuzione italiana utilizzata metaforicamente
per sottolineare un rapporto
molto stretto tra due persone; mol-
to
vicini
Cùl’ ‘i
l’àcu (dal franc. cul d’une aiguìlle) cruna
Culà colare, gocciolare, stillare; anche scolare; filtrare
Culàcchiu fondo della bottiglia di vetro o di un recipiente
Culacchiàta colpo d’anca, di sedere
Culacchiùta donna con grosso sedere
Culàit’ ballerina o batticoda (uccello)
Culapàst’/sculapàst’/sculamaccarrùn’ scolapasta, colapasta
Culapiért’ detto di persona
fortunata (epiteto offensivo)
(v. culurùtt’)
Cularìn’ (dal lat. parlato cularinus = relativo all’ano) intestino, colon, retto, sfintere
Cularìn’ strìtt’
tirchio, avaro
Cularinùt’ mangione, ghiottone
Cularrièt’ camminare all’indietro, retromarcia; regressione
Culàt’ colato/a; colpo dato col deretano; anche
colpo di fortuna
Culatùr’ colino, passino, colabrodo
Culèr’/fièt’/tànf’ fetore, puzza, aria stantia; anche colera
Culèrcia/culutìs’ formica rossa (che porta alzata la parte posteriore del cor-po, propriamente “che erge il culo”, composto con culus ed erigere col part. erectus o
anche tensus = teso), formica rufa
Culi(u)
nùra (alla) alla nuda, nudo, ignudo
Culìre/colère giovare, far bene, recare utilità,
beneficio
Culònna colonna, pilastro
Culòstr’ (dal lat. colostrum) colostro, primo latte di un animale o donna appena sgravato/a
Culùmbra/culùmpra (dal greco κόρυμβος = fiorone, lat. columbulus/a =
propriamente “piccolo
colombo”) fico, fiorone; anche varietà
di
fico nero
Culunnètta (dal lat. columna) comodino (in passato
utilizzato anche per
tenervi il vaso da notte (‘u pisciatùr’)
Culùr’ colore, tinta, tintura,
pittura
Culurùtt’ fortunato. Tèn’ ‘a furtùn’ r’u culurùtt’: questa espressione volgare in uso tra i
pescatori risale al tempo della pirateria moresca quando l’essere fatto
prigioniero comportava la so-
domizzazione. Averla già subita era un dolore
in meno
Culùt’ fortunato; anche giovato
Culutìs’ tipo
di formica “Rizzaculo”: il
soprannome deriva dalla capacità di inarcare l’addome verso l’alto e in avanti.
In questa posizione, la formica può secernere o spruzzare gocce di acido formico o altre sostanze
repellenti per allontanare i predatori; anche ragaz-za che cammina impettita o molto libertina che si atteggia, se la tira, altezzosa
Cùm’ (dal tardo lat. quomo, forma
contratta di quomodo)
come;
espressioni: Cùm’‘u vuòt’ e cùm’ ‘u ggìr’, sèmp’ sissantanòv’
è = come lo volti e come lo giri, sempre 69 è; Cùm’ Dio cum-
mànn’ = come Dio comanda, a regola d’arte
Cùm’ à r’ess’ come deve essere
Cùm’ r’è r’è come è- è
Cumàzz’ piumaccio (guanciale, cuscino imbottito di piume
lungo quanto la larghezza del letto)
Cumbàtt’ combattere, lottare
Cumbattìva combattiva
Cumbìddiu confessionale; riunione
più o meno spontanea di
persone con scambi di opinioni
Cumèta cometa; aquilone
Cummànn’ ordine, comando (mai ppi cummàn’)
Cummànn’ màst’ che comanda tutti, saputo e saccente, chi si atteggia a comandante
Cummannà comandare, dirigere, primeggiare
Cummàra (dal tardo lat. commater
da con+mater) comare,
madrina
Cummarèdd’ figlioccia di battesimo o cresima; anche
coccinella
Cummàttere combattere, avere a che fare
Cummènì convenire, essere conveniente
Cummèdia (dal lat. comedia, greco komodía = canto del festino) baccano,
chiasso; commedia, sceneggiata, messinscena
Cummèn’ conviene, avere convenienza, vantaggioso, opportuno, tornare
utile
Cummènt’ (dal lat. conventus
= adunanza) convento, edificio abitato da religiosi. Irriverenza popolare: “Mònaca ri
cummènt’, marìt’ ni vò trènt’”
Cummiglià (dal lat. cum + involjare = proteggere con, da involjare >
invòlvere,
col significato di avvolgere,
proteggere) coprire,
vestire, riparare
Cummigliàt’ nuvoloso, scuro, velato,
nascosto
Cumminà combinare, concludere, abbinare, amalgamare,
concordare, mettersi d’accordo
Cumminaziòn’ combinazione, circostanza, coincidenza
Cummìt’ convito, banchetto; pranzo
di nozze
Cummoglià/cummuglià (dal lat. cum-involiare
= avvolgere, ricoprire, tenendo
presente che involiare
equivale a involvere = avvol-gere) coprire,
ammantare
Cummuògl’ copertura, coperchio, protezione
Cumò (dal franc. commode) comò, cassettone, canterano
Cumpagnìa compagnia, comitiva, combriccola
Cumpanàtich’ companatico
Cumpàr’ (come sostantivo è derivato dal lat. tardo
cum-pater = padre in-sieme; il
verbo proviene dal lat. comparire = mostrarsi)
compa-re, padrino; anche appare, spunta, sbuca (cumpàr’ ‘i liètt’ = amante)
Cumparì fare
bella figura, mostrarsi, presentarsi bene; anche comparire, spuntare, venire
a galla, apparire, comparire
Cumparièdd’ figlioccio di battesimo o cresima
Cumparìsc’ fare bella figura,
mettersi in vista, comparire
Cumparùt’ aver fatto una bella figura; comparso,
manifestato
Cumpatì compatire, scusare, tollerare, giustificare; anche commiserare,
compiangere
Cumpìddiu compendio (delle leggi), sintesi, estratto
Cumpiètt’ confetto; rivestito di uno strato di zucchero
Cumpìra/cunfìra confida, confessa, si apre
Cumpirènz’ confidenza, familiarità, amicizia
Cumpissà (dal lat. confessare, der. di confessus,
part. pass. di confĭtēri)
confessare, confidare, raccontare
Cumpòrm’ (dal lat. cum forma =
con la forma che ha) conforme; come si
trova, comunque sia; così
com’è
Cumpratùr’ compratore, acquirente
Cumprimènt’ (dallo spagn. complimiento
= cortesia) complimento, cerimonie; compiacimento, felicitazione; regalo, dono
Cumprimentà donare, regalare; anche complimentarsi
Cumprimiènt’ regalo, dono, presente, complimento
Cumprità terminare, completare
Cumprùnt’/cunfrùnt’ confronto, paragone
Cumpruòtt’/cumplòtt’ macchinazione, complotto
Cumpùnn’ confondere; anche imbrogliare
Cumpuòrt’ conforto, sollievo, consolazione, sostegno
Cumunèdd’ combutta chiassosa, riunione rumorosa
Cuncavànt’ (dal lat. concavare, der. di cavus = incavato)
concavante,
rendere cavo, incavare. Ca
ti vò binì ‘nu màl’ cuncavànt’:
bestemmia
pittoresca pronunciata in tono quasi affettuoso dalle
mamme verso i figli o dalle mogli verso i mariti e viceversa
Cuncètt’ concetto; anche Concetta
Cunchètta (dal lat. cunctus = che tutto
raccoglie o concă-vus
= concavo) pentola di rame o di coccio a due manici di medie dimensioni
Cunchì? con
chi?
Cùnchia (dal lat. complère = dare compimento, arrivare) maturare, detto principalmente di processo
infiammatorio, suppurare; gonfia, matura
Cùnchiere (dal lat. cumplutus = completo, ma potrebbe
anche derivare
da compluto = tutto acque) maturare, giungere a maturazione
Cunchiurimiènt’ (dal lat. concludere = portare a termine,
concludere) con-
clusione, conchiudimento
Cunchiùr’ (dal lat. conclūdo) portare
a termine, concludere, cessare, smet-tere
Cunchiùs’ (dal lat. conclusum) concluso
Cunchiùt’ maturato; concluso, finito
Cunciàt’ conciato/a
Cuncièrt’ concerto, abbinamento, anche
di oggetti che stanno bene isieme (bòrsa e scàrp’ a cuncièrt’ ccà vèst’)
Cuncirì concedere, regalare, autorizzare, accondiscendere
Cuncirùt’ concesso, regalato
Cunclamàt’ (dal lat. conclamare) certo, sicuro, conclamato
Cunculìna (dal lat. cunctus = che tutto raccoglie o concăvus = concavo)
piccolo recipiente di rame o di coccio; anche recipiente di rame
che si riempiva di carbonella per riscaldarsi
nelle sere invernali
(vrascèra)
Cunditura condimento
Cunfissùr’/cumpissùr’ (dal lat. tardo confessor/oris) confessore
Cunfuòrt’/cumpuòrt’ conforto, consolazione, incoraggiamento, solida-
rietà, sollievo, sostegno (morale)
Cunfùrm’/cumpùrm’ conforme, adeguato, confacente
Cungignà incastrare, incastonare
Cungrèga congrega, insieme
di persone che hanno gli stessi interessi
Cunìgl’ (dal lat. cunīcŭlus
= cunicolo) coniglio
Cùnn’ (dal
lat. cunnus termine che indica il
sesso femminile) puden-
da femminile. Il significato latino è ancora riscontrabile
nella esclamazione gergale chi pièzz’
‘i cùnn’, con
cui si intende di-re “che bella donna” (apprezzamento dalla connotazione sessu-ale). Altra
espressione usata in modo “polemico” per indicare un giorno che non arriverà
mai è u juòrn’ ru cùnn’ (D.
quànn’ ti spùs’ R.
u
juòrn’ ru cùnn’ = cioè mai)
Curiosità. Il termine fu inventato dai romani diventando poi cogno in Spagna, con in Francia, cunt in
Inghilterra, da dove poi raggiunse gli Usa.
Raramente una parola
ha fatto un tale
giro del mondo rimanendo sempre uguale, anche se pochi osa-no impiegarla in una conversazione
salottiera. Una parola che trova la sua piena
configurazione nel famoso
quadro «l’Origi-ne del mondo»,
di Gustave Courbet, che ha mille nomi, ma il più diffuso
rimane quello antico usato dai romani:
cunno. La parola deriverebbe dal greco “kùvn - kùn'w”
(cagna o meretri-ce) come è rintracciabile in Omero
(Iliade 6, 344). Dal geniti-vo greco “kùn’w”
derivò dunque il “cunnos” o “cunnus” di Orazio e Catullo, diffuso
dai romani già dal II sec. a.C. Sem-pre dal greco deriva un sinonimo altrettanto diffuso in Italia
fin
dall’antichità “sikon” che significa
“fico”. Quest’ultimo,
al
femminile, ha rimpiazzato la prima rimanendo però circo-scritta ai confini
nazionali, l’altra ha girato il mondo
Cunn’àji che non hai
Cunnànn’ condanna, disapprovazione, punizione, sanzione
Cunnannà (dal lat. condamnare, derivato
da cum + damnare) condannare
Cunnùtt’ (dal lat. cŭnīcŭlus) condotto/canale sotterraneo, cunicolo; fo-
gnatura
Cunòcchia/Pàrma (dal greco conicòs o
conos,
lat. colus = conocchia)
conocchia, rocca per filare;
bosco del baco da seta. Un tempo
indicava
anche una sorta di piccolo baldacchino di canne ricur-
ve
di forma sferica variamente ornato e decorato con carta
veli-
na
colorata e ramoscelli d’ulivo che si guarniva con tipici dol-
cetti pasquali, caramelle, cioccolatini, ecc. e
che i bambini por-
tavano
in chiesa la Domenica delle Palme
Cunsà/cunzà riparare, aggiustare; condire
Cunsèrva/cunzèrva (v. cunserva) salsa di pomodoro
Cunsèrvi (località
‘i Cunserv’) località montana a est
di Paola dove veni-va conservata la neve in grande buche (fuòss’). Durante i mesi estivi veniva portata in città dai venditori per
essere venduta a blocchi.
Questo sistema durò fino alla fine
della II guerra mon-diale anche
se, nel 1929 era
stata installata una ghiacciaia in piazza IV Novembre
da Emilio Mandarino
Cunsiènz’ consenso, assenso, adesione
Cunsidirà considerare, tenere in conto, in considerazione; esaminare con attenzione un problema teorico o pratico nei suoi vari aspetti
Cunsìgl’ (dal lat. consilium) consiglio
Cunsignà/cunzignà (dal lat. consignare, deriv.
da signum) consegnare, affidare
Cunsirvàt’ conservata
Cunsulà consolare, confortare, incoraggiare
Cùnt’ (dal gotico kunta,
ant. ted. kunde = notizia)
fatto, accadimento, avvenimento
Cuntà (dal lat. computare) contare, enumerare; raccontare; avere im-
portanza
Cuntaccèll’ raccontaglielo
Cuntàl’ (dall’arabo qintar, spagn.
quintal) quintale, peso di cento libbre
Cuntàt’ contato; anche raccontato
Cuntègn’ contegno, dignità
Cuntignùs’ (dal lat. continēre =
mantenere, controllarsi) letter. che si dà contegno; ritroso, pudibondo
Cuntintìzz’ allegrezza, felicità, contentezza
Cuntiènt’ contento, allegro, felice
Cuntintà accontentare, esaudire, appagare, soddisfare
Cùntr’ (dal lat. còntra)
contro, di fronte
Cuntrapìl’ contropelo, radersi
nel senso contrario rispetto a quello del
pe-lo; anche sottoporre qualcuno a una critica spietata o ad un’in-dagine
minuziosa; dire male di qualcuno
Cuntrást’ litigio, contesa, questione
Cuntràta (dal lat. còntra)
contrada, località extraurbana, frazione
Cùntr’ (dal lat. contrā = di fronte, dalla parte opposta, dirimpetto a..) contro, in opposizione, a favore,
a svantaggio
Cuntrùr’ in orario strano,
un’ora contraria, prime ore del
pomeriggio,
fuori del consueto; “… un’ora che dovrebbe essere vissuta
come
un’ora della notte:
a letto e nel buio di una stanza.”
Da: Così parlò Bellavista –di L. De
Crescenzo
Cuntrutièmp’ fuori tempo, fuori
stagione
Cùntu (dal lat. tardo compŭtus) conto, conteggio matematico; (“a conti fatti” o “in fin dei
conti”) alla fin fine, in definitiva, tutto consi-derato, tutto sommato, ecc.
Anche racconto, narrazione, favola; pettegolezzo (piglia e porta)
Cunzà (dal lat. condire incrociato con comptiare
=
sistemare) condire;
anche riparare, aggiustare
Cunzèns’ consenso, accordo, approvazione
Cunzèrva (dal verbo lat. conservare = mantenere, custodire, con anaptissi) conserva,
conserva di pomodoro, salsa di pomodoro
Cunzìgl’ (dal lat. consilium
= consiglio) consiglio, opinione, parere, pun-
to di vista
Cunzignà (dal lat. consignare, derivato
da signum) consegnare,
recapitare
Cunzulà consolare, rincuorare
Cuòcc’ (dal lat. coclea = conchiglia) persona caparbia o inaffidabile, testa dura; anche gallinella (pesce); foruncolo, pustola
Cuòcc’ d’ùv’ (dal greco còccos)
acino, chicco
Cuòcc’ ‘i pìp’ bbuòn’
(lett. chicco di pepe) persona acuta; anche persona
litigiosa
Cuòcin’ cuociono
Cuòdd’ (dal lat. collum) collo; anche collo del piede, dell’utero o collo di bottiglia. (‘ncuòdd’ = addosso)
Cuòdd’ d’òr’ (uccello) piviere dorato
Cuòdd’ luòng’
(uccello) airone
(fa ‘u cuòdd’ luòng’
= aspettare, attendere
impazientemente), aspettare a lungo
Cuòfa(u)n’ (dal greco kóphinos
= cesto) cofano;
canestro, cesto di grandi
dimensioni
Cuòlica colica;
da Treccani “dolori aventi caratteristiche affini e insor-genti sia in sede
addominale sia in altri
distretti, in rapporto
alla contrazione spastica
della parete muscolare di un organo cavo (intestino, uretere, cistifellea, ecc.)
Cuònciu-cuònciu mogio-mogio, piano-piano
Cuònsul’/cuònzul’ pranzo funerario, pranzo offerto e portato
da parenti o amici alla famiglia del defunto nei tre giorni successivi alla
morte
Cuònz’ salsa; preparare qualcosa
di/o confacente, idoneo, opportuno,
adatto, adeguato, appropriato
Cuòpp’ coppa, cartoccio, pezzo di carta ravvolto a forma
di cono (ca
ti vòn’ fa
‘u cuòpp’ = che ti possano fare la colletta. È una be-stemmia); anche guadino, retino; gioco con le figurine: biso-gnava far capovolgere
il mazzetto con uno schiaffo a mano aperta, ed era ‘u sc_scàff’, oppure a mano accuppàta,
ed era
‘u
cuòpp’
Cuòpp’ retino conico
con bastone per la pesca
lungo gli scogli, guadino
Cuòppula (dal lat. medievale cuppa) berretto, coppola, berretto con
picco-
la visiera, berretto da contadino. A cuòppul’ ‘i càzz’ = lavorare
male;
anche niente (si ‘nu fatìgh’ ti màng’
cuòppul’ ‘i càzz’ =
se
non lavori, non mangi un bel niente)
Cuoppulùn’ persona facilmente aggirabile, ingannabile, che gode
di poca
considerazione, da gabbare,
fregare, truffare
Cuòrchiula/cuòrchjula crosta delle ferite,
concrezione; anche incrosta-
zione, scorza,
guscio, corteccia
Cuòriu (dal
lat. corium = cuoio, pelle dell’uomo
e di animali; anche
in senso traslato = vita) cuoio, cuoio capelluto, pelle animale,
cotenna; nel gergo della malavita “à tiràt’ ‘i cuòriu = morto,
ammazzato”
Cuòrn’ (dal lat. cornu) bernoccolo, sporgenza
Cuòrp’ corpo. Jì ‘i cuòrp’ = andar di corpo, evacuare
Cuòrp’ muòrt’ sfinito, stremato, sfinito; cadavere, salma
Cuòrv’ corvo; anche jiettatùr’, persona che
predice sventure
Cuòscinu gobba,
persona con la gobba; anche dorso
generoso, ampio de-retano (dal greco kóskinon
= crivello, setaccio), considerando che è frequente il confronto tra oggetti di uso quotidiano e la figura umana
Cuòsc_sch’ bosco, foresta, boscaglia, macchia
Cuòsc_sch’
‘i Samprancìsch’ bosco di San Francesco, toponimo di loca-lità a est del Santuario (dietro il Convento)
Cuòst’ spalle, schiena, costola;
anche costo
Cuòt’ raccolto, sollevato, rastrellato
Cuòtica (dal lat. cutis/cute = pelle)
cotenna, cotica
Cuòtt’ (dal lat. pop. còcere, class.
cŏquĕre) cotto,
cucinato; anche abbronzato; ubriaco; innamorato
Cuotulià scuotere, scrollare, sbattere, agitare
Cuòzz’ (dal greco còton-cotònos = tazza, coppa o da “cozzo” collina, vetta) cucuzzolo,
vetta di montagna
Cuòzz’ Ciarvièdd’ cucuzzolo Cervello
(quota 1389) a nord-est di Paola.
Curiosità.
Quando i frigoriferi non esistevano si usava la neve
che veniva portata
dal monte Cuòzz’ ‘i Ciarvièdd’ dove
era sta-
ta
conservata in buche dopo le nevicate invernali. Per farla du-
rare
fino all’estate veniva calpestata per compattarla e induri-
re,
poi coperta con foglie
per assicurarne l’isolamento termico.
Cuòzz’ r’a Ròs’ cucuzzolo della Rosa, toponimo di località montana di Paola
Cuozzarièdd’ estremità
del filone o filoncino del pane; anche montagnola, collina;
parte posteriore dell’accetta o del coltello, dorso
Cuòzzica crosta della tigna
Cuozzucatùmmul’ capriola, capitombolo
Cuozzulàta (v. cuzzulàta)
Cupièdd’ arnia, casa delle api; Cupello, cognome
paolano
Cupirtìn’ copertino; copriletto prezioso
di seta o ricamato
che veniva
esposto, come arazzo, dai balconi
al passaggio delle proces-
sioni
Cuppètta-i/cuppitièdd’ ‘i vìtr’ coppetta di vetro per la coppettazione: vecchia
pratica terapeutica esterna propria della medicina tradizionale cinese.
Per saperne di più: https://www.my-personal-trainer.it/salute/
coppettazione.html. Vedi anche “matruni”
Cuppièdd’ incavo in muratura
nel palmento. Viene praticato sul fondo
della vasca di raccolta del mosto dopo la pigiatura
dell’uva
e serve per facilitarne
la raccolta
Cuppìn’ (dal lat. med. cuppina = utensile
per bere) mestolo, arnese
simile ad un piccolo coppo con un lungo manico, ramaiolo
Cuppulìn’ piccolo berretto; papalina
Cùpu/a (dal lat. cupa = botte)
cavo, oscuro, profondo; palude, acqui-trino. Dal
sanscrito kupah = caverna
Cupulìa guarda di nascosto
le azioni, i fatti e i comportamenti di altri;
spia
Cupunià scavare,
forare, rodere lentamente la parte interna di un tronco, di una trave, di un
panino, di un frutto, ecc. ad opera di insetti, larve,
ecc.
Cupùt’/cuppùt’ (dal lat. cuppa =
tino) concavo (piàtt’ cupùt’ = piatto
fondo), incavato
Cùr’
‘i vùrp’/stòcch’ e ammènt’ equiseto o erba cavallina, caratterizzata da elementi che si
possono separare e ricomporre; veniva usata per decotti utili ad evitare l’eccessiva sudorazione dei piedi o per curare malattie
dell’apparato respiratorio,
con virtù anche emostatiche
Cùr’ ‘i zifùn’/zufùn’ tromba marina (si alza dalla
superficie del mare aspi-
rando
l’acqua nel suo vortice; da trùmma ppu
vìnu = sifòne) o
tromba
d’aria (colonna d’aria calda in rapido e violento mo-
vimento
di rotazione su se stessa, originata da surriscaldamen-
to della superficie terrestre); anche nube ad imbuto. Un tempo
quando
si avvistava sul mare ‘na cùr’ ‘i zifùn’ si
usava tagliar-
la”
perché non provocasse disastri. Dopo essersi fatto il segno
della
croce, con un oggetto tagliente in mano, si potevano pro-
nunciare
tre diverse formule scaramantiche da ripetersi
per tre
volte:
a) “Sànt’ Giòrg’ ‘u durmìri ca
cci sù tri cùr’ a mmàr’ un’ r’acqua,
un’ r’i viènt’ e un’ ca vò perì (o
murì )
b) disegnando per aria una croce con un coltello
dal manico bianco:
“Iju ti tàgl’ cùr’ ‘i zifùn’ cùm’ ‘na cìm’ ‘i fagarrùn’,
sparìsc’, vatìnn’ ‘ntà muntàgn’ addùv’ ‘u fàji mai rànn’
c) “Iju
ti tàgl’ cùr’ ‘i zifùn’ cùm’ ‘na cìm’ ‘i fagarrùn’, ‘nu
jìri ppì li vìe ne’ ppì li stràt’ e
addùv’ ci sù cristiàn’ nàt’”
Cùra/cùda (dal lat. volg. cōda, class. cauda)
coda
Curàgg’ (dal
provenz. coratge, lat. coraticum, der. di cor = cuore) coraggio, animo, ardimento, audacia, decisione; anche fegato, prodezza, sangue freddo, valore
Curaddu e chiriddu con queste
voci si suole chiamare il porco quando lo
si invita
al truogolo o al porcile: spesso si tronca la parola,
come
avviene in generale ai casi vocativi, e si dice “chirì chiri”
quando trattasi di un porcelletto, “curà curà” quando di
un
porco
grande
Cùrc’ corto, striminzito; breve, di breve durata. Cùrc’ e màl’ cavàt’=
basso e cattivo
Curcà/cuccà (dal lat. collocare = collocare e, in seguito,
coricare, con sinco-pe; o da culcita = materasso, guanciale) mettersi
a letto, cori-care; nel gergo della malavita
“uccidere”
Cùrcia corta; anche castagna
a cui è difficile levare
la buccia interna
(lìppa) ovvero
castagna selvatica o castagna
pistoiese
Curcià/accurcià (dal franc. antico
corcier o lat. parlato
curtiare) accorciare,
mozzare
Curdàr’ cordaio, funaio
Curdùn’ cordone, cordone monacale
Curi, curi… voce con cui si chiamano le galline
Curìdda (dal lat. cauda = dorsi)
coccige, parte bassa della schiena (altez-za reni)
Curìna/u (dal
greco koryne = germoglio) parte terminale dell’albero o
altri vegetali, parte più alta di un albero, cima, sommità; parte
più
tenera delle verdure
Curinèdda (alla) in cima, per prima,
all’inizio
Curinièdd’ (dal
lat. grūmŭlus, dim. Di grumus = grumo) grùmolo. In bota-nica, gruppo
di foglie che formano
un cespo compatto, come nell’insalata
Curiùs’ curioso, attento; anche carino simpatico, grazioso
Cùrm’ (dal lat. culmus)
gambo, stelo; colmo, pieno
fino all’orlo
Curmà colmare, riempire, rabboccare
Curmàl’ trave che sta sulla parte più alta del tetto, trave maestra
Curnàcchia (dal lat. cornicula) corvo, cornacchia
Curnìc’ (dal greco korōnís -ídos =
linea curva, compimento) intelaia-tura, telaio,
cornice
Curniciùn’ cornicione; bordo
Curnùt’ cornuto, tradito
dalla moglie; anche figlio di buona donna, canaglia
Curnutàzz’ in
senso ironico: mascalzone, furfantello
Cùrpa (dal lat. cūlpa]
colpa; sbaglio; peccato
Curpètt’ camiciola femminile con l’allacciatura sotto
il seno (antico reggiseno)
Curramà (dal lat. parlato conramare, derivato
da
ramus
= ramo) abbac-
chiare, scuotere, batacchiare
Curramatùr’ operaio agricolo abile nell’abbacchiatura
Curramùnn’ lanciare contro, addosso, scagliare
a lunga distanza; colpo
violento e improvviso
Currìa (dal lat. corrigia, spagn. correa)
di origine celtica (Rohlfs, I, 279) cintura dei
pantaloni, cinghia, cinta
Curriàta cinghiata, scudisciata
Currijèdd’/fèdd’ ‘i cucùzz’ fette di zucchina
lunga o d’acqua tagliata a
strisce ed essiccate al sole
Currìv’ cruccio, dispetto; arrabbiato
Currivà (dal lat. regionale cum - reus) offendersi, imbronciarsi
Currivàt’ arrabbiato, corrucciato, imbronciato, offeso
Currutùr’ (dal lat. corritorium = percorso) luogo
dove si corre, ambiente
stretto e lungo, corridoio
Cursùn’ (da
“scorsa” o “scorza” ed il suffisso accrescitivo - “une”, con
riferimento alla sua pelle fitta di squame) serpente, biacco,
biscia
Cùrt’ corto; basso di statura.
Cùrt’ e màl’ cavàt’= corto, basso e
malizioso
Cùrta (dal lat. cors, cortis = cortile) corte, tribunale
Curtarièdd’ piccolo di lunghezza, corto
Curtèu corteo, processione, seguito, sfilata
Curtiddàt’ coltellata, stilettata
Curtièdd’ (dal lat. cultellum, dimin. di culter) coltello
Curtìna (dal lat. parlato cohortinus/a agg. di cohors, cohortis = corte, cortile)
piccolo pezzo di terreno, terrazzamento, striscia di terra che può avere le
più svariate forme e dimensioni; baldacchino,
tenda da letto a forma
di parallelepipedo
Curùn’ (dal lat. cŏrōna)
corona;
cercine: panno attorcigliato
in modo
da formare un’imbottitura a forma di ciambella che le donne
mettevano
sulla testa quando dovevano portare
dei carichi e
che
impediva ai pesi trasportati sul capo di danneggiare la cute
o causare dolorose
oppressioni
Curunièdd’ cima, ramo più alto di un albero
Curvìn’/nìgur’ nero corvino, nerissimo, nero
Cusciènz’ coscienza, onestà, scrupolo
Cuscìn’ (dal lat. mediev. coxinum, derivazione di coxa ossia “coscia”, quindi “cuscino per
sedere”) cuscino, guanciale
Cuscinùtu gobbo, gobbuto
Cùsere (dal
lat. classico consuere, in quello dei
bassi tempi cusere) cucire, rammentare, confezionare; suturare
Cusi(u)tùr’ (dal lat. consutúra
da sutură) sarto, stilista
Cùscùss’/cous-cous (dal berbero
e arabo kuskus, kuskusū = granello di sabbia) piatto a base
di granelli di semola di frumento scottati in acqua bollente con carne e
verdure o pesce
Cussì/cusì così, in questo modo
Custà costare; anche risultare, constare
Custàta (dal lat. costatum
da costa) costola
Custatèdd’ costata, braciola, bistecca
Custànz’ (dal lat. constantia) qualità d’esser costante, perseveranza, fer-mezza,
costanza; anche Costanzo
Co(u)sticèdd’ costina, costoletta
Custiòn’/quistiòn’ (dal lat. questionem, da quaerere = chiedere, interrogare) questione, diatriba, vertenza; polemica discussione
Custulièr’ (dal franc. couturier) sarto
Custùm’ abito, vestito; costume da bagno
Custumànza usanza, consuetudine, tradizione, uso
Custùra orlo, cucitura consistente con filo più spesso
Custurìn’/quisturìn’ poliziotto, agente di polizia
Cutìgn’ (dal lat. cos – cotis
= pietra dura) sassolino; anche gioco: ba-
stava trovare 5 sassolini tondeggianti ed andare con qualche
amico
nel cortile di casa oppure sulla spiaggia: si faceva la
conta
per definire l’ordine dei giocatori, poi si spargevano per
terra
i sassolini e lanciandone uno in aria si doveva essere
pronti
ad afferrarne uno da terra con la stessa mano con cui si
sarebbe
recuperato quello che stava ricadendo. Il gioco prose-
guiva
con la stessa modalità cercando di afferrare da terra due
sassolini
e poi tre e poi quattro e da ultimo tutti e cinque, im-
presa
non certo facile. Vinceva chi riusciva ad afferrarne di
più.
Se il sassolino che veniva lanciato in aria cadeva per terra
la prova veniva considerata nulla e chi aveva
commesso l’erro-
re restava
fermo un turno e ricominciava dalla posizione inter-
rotta
Cutufàta malattia, affezione di petto
Cutùgn’ mela o pera cotogna;
anche percuoto (ti ‘ncutùgn’)
Cutulìa (dal lat. cutis, cuticula) ciondolare, cosa instabile, malferma
nell’alloggiamento che gli è proprio (es.: “‘u riènt’ si cutulìa”;
“‘u pirùn’ r’a sègg’ si cutulìa”)
Cutulià/cutulà scuotere, percuotere, agitare,
abbacchiare; dimenare, scodin-
zolare; sculettare
Cutùn’/cuttùn’ cotone. Voce di derivazione araba (qutum)
Cutùra (dal greco kotura = terra
concava; lat. cultura = luogo coltivato,
arato, vallato) toponimo
di località di Paola che si
trova tra
Gau dimare e Sant’Elia dove furono trovati resti di
epoca roma-
na:
cocci e vasi di argilla, la base di un frantoio, la macina in
granito
e anelli in ferro di un pilastro. Cutùra è
un luogo dove
la
superficie del terreno si curva dolcemente verso l’interno,
fino
a formare una vera concavità; terreno agricolo, fondo ru-
stico
rurale. Per saperne
di più: http://www.ilbelpaesecalabria.com/COMUNI/PAOLA/Paola-La%20Storia.pdf
Cùva covata, nido
Cuvà covare, incubare; proteggere; anche stare accovacciato
Cùvata covata, nidiata
Cuvèrn’ (dal lat. gubernum
= timone della
nave) governo; guida, dominio,
comando
Cuvèrta coperta, coltre
Cuvèrta ‘i pìs’ coperta pesante (di lana)
Cuvièrch’ (dal lat. cooperculum) coperchio, copertura
Cuvirnà governare, alimentare, curare, nutrire
Cuvirtìn’ copriletto prezioso, di seta e/o ricamato.
Al passaggio delle pro-
cessioni veniva esposto come arazzo dai balconi
Cuzziètt’ occipite, cervice, nuca;
anche parti terminali
del filone di pane
Cuzzulàta/cuozzulàta bastonata; colpo di sfortuna; colpo dato col poste-riore della scura
Cuzzulìn’ berretto da notte