Lettera C

Dizionario dialetto paolano - C 


C

 


Ca                   che, con la, qui

Cà                   (dal franc. car) perchè

Cà allùr’         come no, certamente

Cà pòch’         come no?, anzi, altroché

Cabbàsc’        quaggiù, qua sotto

Cabbèdda       (dall’arabo dialettale gabēla) gabella, tassa: in Italia tassa che si doveva pagare, durante il regime fascista, per poter prendere l’acqua di mare che serviva per panificare

Cacà               (dal catal./aragon. cagada) defecare; sporcare, imbrattare, insu-

                        diciare, lordare; s’è cacàt’ sùtt’ = ha avuto paura

Cacacàzz’       rompiscatole, scocciatore; anche darsela a gambe, scappare, correre, andar di corsa…proprio come chi ha impellente urgentissimo bisogno

Cacafujiènn’ inetto, incapace, che non ha voglia di fare

Cacafùoch’     archibugio, fucile, arma da fuoco in generale; soprannome paolano

Cacaglià         (dalla ripetizione sillabica ca-, ca-, propria di chi tartaglia, che

                            ritorna anche nel francese cacailler e spagn. cacarear) tarta-

                            gliare, balbettare, farfugliare; anche schiamazzare della gallina

                            che ha fatto l’uovo

Cacagliùs’      balbuziente, scilinguato, che tartaglia

Cacàju            cacao; anche io cado, che cado

Cacamiènt’     noia, seccatura, rottura di scatole o balle

Cacapìrit’       giacca lunga con spacco centrale che copre il fondo schiena

Cacarèdd’      diarrea; anche aver paura, spavento

Cacarià           (dal greco chaìro = mi rallegro) non stare in sé dalla gioia; manifestare la propria gioia o soddisfazione anche con partico-lari atteggiamenti. Eseguire dei lavori in maniera disordinata, scor  retta, incompleta; anche imbrattare di cacca, evacuare a scariche

                                 diarroiche intermittenti

Cacariànn’     spargere qua e là, poggiare le cose disordinatamente

Cacarùs’         vile, vigliacco, pauroso, fifone 

Cacasìcch’       avaro, spilorcio; anche stitico

Cacasùtt’        vigliacco, pauroso

Cacàt’             partorito (volgare); evacuato, defecato; anche sporco

Cacatièdd’      zigolo giallo (uccello)

Cacatìna         cacatura, cacatura di mosche

Cacatùr’         cesso, cacatoio, vaso wc, gabinetto

Cacàzz’           paura, terrore; anche caccola, cispa; sterco, cacata di animale

Caccagliùs’/cacàgliu   balbuziente: di origine onomatopeica, come il fran-

                        cese cacailler = tartagliare

Caccavèdda    (dal greco kàkkabos) contenitore, piccolo paiolo in genere costruito in creta, pentola, diretto discendente del caccavo (in rame) in cui il ragù “pippìa” e i fagioli “pènsano”; anche tipico strumento musicale napoletano (putipù). In senso metafori-

                            co e dispregiativo viene definito così ogni supporto strumentale

                             inefficiente tipo automobile, lavatrice, stereo, ecc.

Càccav’          (dal greco kákkabos, lat. cacabus = pentola, paiolo/paiuolo)

                        pentolone, paiolo usato dai pastori per far cagliare il latte e per

                            la ricotta, grossa pentola, caccamo

Caccherùn’    qualcuno, qualcheduno

Cacchiàta       cazzata (volgare), azione stupida, cavolata

Càcchiu          (dal lat. capulum, derivato dal verbo capio) laccio, cappio, fune

                               del basto a nodo scorsoio; eufemismo per pudendo maschile

Cacchiùn’       (dal lat. capulum = cappio, laccio o lat. caclus = germoglio),

                        con forma accrescitiva. Tralcio, pollone, ramo. Cfr. l’it. “cac-

                            ciare” nel senso di “mettere germogli”

Càccia             manda via, toglie; anche caccia

Caccià             verbo italiano usato anche nel nostro dialetto, ma con un paio di accezioni in più: la prima è quella di porre, fare attenzione (cacciàcci mènt’ = ponici attenzione), la seconda invece è più vicina al significato di squiètare e indica il terminare momen-taneamente qualcosa oppure completarla definitivamente (ni cacciàm’ ‘u pinzièr’ = ci togliamo il pensiero)

Càcciala          mandala via

Cacciòfful’     (dall’arabo harsuf o dal provenz. cachofle) carciofo

Cachèra          uomo pauroso; brutto; epiteto ingiurioso per indicare donna

                        piccola e insignificante; anche cesso, latrina

Cachìss’          (pianta di origine giapponese, kaki, dove il suo legno veniva

                            usato per costruire oggetti sacri e perciò detto anche lìgn’sànt’

                            o lìgun’ sànt’) loto, cachi. Frutto di un albero delle Ebenacee

                                (Diospyros kaki), originario della Cina e del Giappone.

L’introduzione del loto in Italia avvenne già durante l’epoca romana (Plinio), ma la sua coltivazione ha avuto inizio in Campania nei primi anni del ’900

Cacinàri         toponimo di località a nord del centro storico di Paola, dopo

                        la località Acquaro vicino al torrente Isca. Vi si conciavano le

                            pelli di animali

Cacùmmar’/cacùmbar’ (dal greco Kòmaros o greco-latino comarum)

                            corbezzolo. Curiosità. Oltre ad essere molto bello, il corbezzo-

lo ha enormi proprietà terapeutiche: è astringente, antidiarroi-co, antinfiammatorio, antispasmodico e inoltre diuretico e antisettico delle vie urinarie. Il frutto del corbezzolo però contiene un alcaloide che, se ingerito in quantità, produce un senso di ubriachezza e vertigine, una caratteristica conosciuta già nell’antichità: infatti Plinio il Vecchio assegnò alla pianta il nome unedo (ne mangio solo uno), e sarà anche per questo che in Calabria i corbezzoli vengono chiamati anche ‘mbriachièdd’ e cacùmbaro. È un epiteto che si usa per definire una persona sciocca

Càdd’             (dal lat. callus/callum) callo, durone, tiloma

Caddià            riscaldare, accendere; anche infervorare, eccitare, esaltare

Cadiènn’/cariènn’ cadendo, cascando

Cadì/carì        (dal lat. cadĕre) cadere, cascare, fare un volo, finire a terra

Cafarùn’        (dall’arabo hafr = fosso, scavo, incisione) buco, cavità; solco

                            profondo; dirupo, burrone; anche vuoto

Cafè                (dall’arabo qahwa, spagn. café) caffè

Cafè sciantà   (dal fr. café + chantant = caffè + cantante). Il Café chantant è un caffè con spettacoli di varietà, ballerine, cantanti e attrazioni varie, luogo di ritrovo e di spettacolo particolarmente in voga tra la fine del secolo 19° e i primi decenni del ’900 in tutta Europa; è spesso italianizzato in caffè-concerto.

Cafìs’              (dall’arabo qafiz = unità di misura di volume per l’olio di oliva.

                        In Libia misura all’incirca 7 litri) misura per l’olio

Cafòrchia       (dal greco kata-pholeía = tana) tana, galleria (di granchi, talpe

                            ecc.); casa misera e scura, bugigattolo, catapecchia, tugurio;

                                    fossa, buca

Cafùn’            “contadino”, provinciale, ineducato, rozzo, zoticone; quasi

                        certamente deriva da Cafo, un incolto centurione romano.

                                    Potrebbe derivare anche dal latino calones = facchini dell’e-

                            sercito. Curiosità. Alcuni invece citano un vocabolo osco

                            “kafare” = zappare. Ma il termine non è di antica accezione.

                            Contro l’invalsa dotta usanza di riportare l’etimologia del

                            dialetto calabrese a derivazione latina o greca, anche dopo

                            millenni, si preferisce ipotizzare origini dal linguaggio popo-

                            lare per l’etimologia di termini oggi comuni. Al plurale i ca-

                            fùni. Si pensi ai contadini che venivano in paese a vendere il

                            bestiame e ritornavano cc’à fùna sulla spalla, quella che era

                            servita come capìzza per la bestia venduta. Per i cittadini erano

                            chìdd’ cc’à fùna, da chìdd’ cc’à fùna a i cafùni, per sostanti-

                            vizzazione della espressione; segue il passaggio al singolare

                                    per assonanza con i sostantivi maschili in /one/ che formano il

                            plurale in /uni/, per trasformazione metafonetica

Cafuórchio/u (dal lat. regionale catàforculum costruito su un diminutivo di

                            fòricum = fognatura) bugigattolo, locale minuscolo e buio,

                            anche casa piccola e misera

Càggia            (dal franc. cage) gabbia

Caggìa            acacia; robinia o falsa acacia

Caggiùla         (dal lat. cavèola dim. di cavea = gabbia) gabbia per uccelli

Càgl’               caglio, presame

Càgna (farsi)    dispetti, scambiarsi ripicche; (dal lat. cania, der. di canis = cane) femmina del cane; anche bagascia, donnaccia, donna di facili costumi

Cagnàra         subbuglio, confusione, trambusto

Cagnuòl’        cagnolino, cucciolo; anche cagnetto, cane da grembo

Caìn’              traditore; Caino

Cainàt’/cajinàt’/canàt’ (dal lat. cum + natus o cognatus) cognato/a

Càla                (dall’arabo kalla = scendere, franc. cale) calare, piano inclinato

                        per lo scivolo delle navi a mare

Càla                abbassa, scendi; anche operazione con la quale si cala in mare

                        la rete

Calà                (dal lat. tardo calare, chalare, dal gr. khaláō = allento) scen-

                        dere, mandare giù, abbassare

Calafàre         (dall’arabo qalafàt, greco tardo kalaphates) calafatare, catrama-re, impegolare, impeciare

Calafàt’          scarto di seta grezza, stoppa

Calafàti (vico cieco) (dal gr. biz. kalaphátēs o arabo qalafâṭ = calafatare) nelle

                            costruzioni navali, operaio specializzato che esegue l’operazio-

                            ne di calafataggio. Toponimo di Paola in località marina

Calafatùra     impermeabilizzazione dello scafo di una nave o barca con inse-

                        rimento di stoppa tra le connessure del fasciame

Calamandrùn’ persona di alta statura, spilungone; spesso pure vagabondo,

                            ozioso o stupido

Calamàr’        (dal lat. calamarius) calamaro; mollusco

Calamiènt’     gomena; parte finale della lenza per la pesca al bolentino, cui è attaccato il piombo e da cui si dipartono i brevi braccioli che portano gli ami; è detto anche terminale

Calamìta        (dal greco mediev. kalamíta, ) attrazione; calamita, magnete da

                        kalamítēs, der. di kála-mos = canna, fatto di canna

Calànch’         (dallo spagn. cala = insenatura; di origine mediterranea, attra-

verso il francese calanque = cala) frana, posto scosceso e franoso, burrone

Calandrèdda (dallo spagn. calenturilla, dim. di calentura = calore febbrile,

                            derivante da calentar = riscaldare) calura, canicola, riverberi

                                    che si formano sulla strada per la calura estiva; anche abbioc-

                            co, sonnolenza

Calandrèdde/zaricch’ (dal lat. calo, calònis, ed anche càliga = calzatura

                            da montanaro) calzaretto: calzatura ricavata da pezzi di vecchi

                            copertoni di automobile piegati e legati nella parte superiore

                            del piede. In origine erano fatte con la pelle di pecora o di

                            maiale

Calannàriu     calendario. È noto “‘U Calannàriu ‘i Pàula”, ideato e pubbli-cato, nel 2001, da G. M. Minniti e F. M. Perrimezzi. In esso

                            vi è trattata la storia di Paola, i proverbi, i detti, le foto anti-che, le ricette, ecc.

Calarèdda      (gioco) si giocava con le figurine dei calciatori “Panini”; anche

                        scivolo

Calàta             affondare una persona, a forza di braccia: la calata massima era quella di salire con i piedi sulle spalle o addirittura in testa e spingere sotto; calata/o, inflessione vocale; anche discesa; strada in zona scoscesa, in pendio; inflessione caratteristica della fonia dialettale

Calavrìs/calabbrìs’ campanaccio per mucche (da “calabrese”). In Calabria

                            la scelta del campanaccio giusto era, nelle fiere, una operazio-

                            ne assai accurata, ampiamente descritta da etnologi ed antropo-

                            logi; anche calabrese

Calavrisèlla    (dallo spagn. tresillo, dim. di tres = tre) terziglio, tressette a tre;

                        anche Calabresella

Calavrùn’       calabrone; anche biancospino

Calènnule       (dal lat. kalendae) si dicono i dodici giorni seguenti quello di S. Lucia, che è il 13 dicembre, e che la credenza popolare vuo-le che ciascuno con il suo tempo meteorologico indichi quello che si avrà in ognuno dei dodici mesi che seguiranno

Calià               (dall’arabo qalà o haliah = tostare) abbrustolire, tostare

Caliata/calìa ceci abbrustoliti (anticamente i ceci cotti venivano chiamati

                            anche calìa)

Caliènt’          (dallo spagn. callentar, dal lat. càlens = caldo) caldo; anche senza forze, estremamente debole

Calìps’            (dal lat. scient. Eucalyptus) eucalipto

Callùr’?          (esclamazione) certamente, di sicuro

Calmarìa/maccarìa/bafuògn’ (dal greco malakìa, in genovese macaia = indica una particolare condizione meteorologica che si verifica nel golfo di Genova, quando spira vento di scirocco (un vento caldo proveniente da sud-est): il cielo è coperto e il tasso di umidità è elevato; bonaccia, calma di mare

Calòma           aria soffocante, caldo asfissiante; anche palamito a vela; cima

                        lenta. Per traslato dare calòma: dare corda, condividere, ap-

                            provare (dal greco chalèo = allentare)

Calupiètr’        (fiume e via) toponimo di Paola in località San Giovanni; anche

                        roccia di buona qualità

Calòscia          (dal franc. galoche) soprascarpa di gomma, stivale

Calùr’             caldo soffocante

Camàndula    (dal lat. tardo chamomilla, adattam. del greco khamáimēlon,

                        propr. “mela nana”) camomilla

Camàstra       (dal greco cremasta = arnese per appendere) catena del focolare, catena

Cambrìch’      “tìla‘ i cambrìch’” (dal franc. cambrai, dal nome della città

                            di Cambray dove si fabbricava il tessuto) tela molto fine, tra-sparente, di cotone bianco, detta anche tela batista

Camèu            cammeo; anche bassorilievo, incisione, intaglio

Camerìn’        forma elegante e pulita di cesso; camerino

Camìgn’         cammino

Caminà           camminare

Caminatùr’ girello; era in legno a forma tronco-conica munito di quattro rotelle nel quale s’introduceva il bambino affinché imparasse

                            a camminare

Càmiu/ càmmiu (dal francese camion) camion, autocarro

Càmmara       (dal greco kamára, lat. camara o camera = soffitto a volta di una stanza) camera, stanza

Càmmara strìtt’ (dallo spagn. retrete, franc. retraite) camera stretta; traslato

                        bagno, gabinetto

Cammarèdd’ cameretta; anche toponimo di località di Paola, nelle adiacenze del Castello, sulla sinistra del torrente San Domenico

Cammaràre    digiunare, per estensione anche non mangiar carne, fare peni-

                        tenza

Cammerèra    cameriera, domestica, colf, governante 

Cammiràre     digiunare, non mangiare di grasso

Cammirùn’    stanzone, camerone

Cammìsa        (dal lat. camisia e camisa) camicia

Cammisèdd’ camicetta, sottoveste

Cammisòla     (dal franc. camisole = corpetto, canotta) panciotto, gilet

Càmpa            (dal greco kàmpe, lat. tardo campa) verme, bruco, cavolaia; anche vive

Campà            vivere, campare. L’espressione “campà a spìs’ r’u guvèrn’ =

                        vivere a spese del governo”, nel gergo della malavita essere

                            detenuto. Ca vù campà cìent’anni ccù bbòna salùt’ = ti auguro

                            di campare cento anni in buona salute

Campagnuòl’ (dal tardo lat. campanea > campania, dal classico campus =

                            campo, campagna) contadino, agricoltore, coltivatore; persona

                            che vive abitualmente in campagna e svolge in questa la sua

                            attività; persona semplice, un po’ goffa, talvolta anche rozza e

                                    grossolana; anche nome comune di alcuni roditori noti anche

                            col nome di arvicola

Campàna       gioco di bambini e ragazzi; anche campana

Campanàr’    sagrestano, campanaro; anche campanile

Campanìja     si dice per indicare un’ora della tarda mattinata (risbrigàt’ cu sùl’ campanìja); splendere, risplendere

Campanièdd’ piccolo sonaglio, campanello

Campàt’         vissuto; anche assurdo, improbabile, infondato

Campàta        quanto basta per vivere alla giornata

Campìa           mostrarsi, farsi vedere

Càmpora        (dall’arabo kafur: di origine indiana) canfora

Campulìa       vive alla giornata, vivacchia

Campusànt’    camposanto, cimitero

Camùffu         (foulard) ampio fazzolettone, non necessariamente di seta, colo-ratissimo con sfondo rosso: veniva usato sia per far notare l’ap-partenenza che per indicare la posizione gerarchica del mo-mento. Si portava legato a triangolo con le parti sottili annodate, in modo da far notare i nodini (gradi) e la parte larga rossa svolazzante sulla spalla

Camorra        (da gamurra, anche camurra, camorra = antica veste da donna,

                            detta anche, nell’Italia settent., zippa o zimarra, che nel medio-

                            evo era per lo più ampia e lunga, aperta davanti sopra la tunica

                            o il vestito, foderata di pelliccia o d’altra stoffa, con o senza

                            maniche); organizzazione malavitosa napoletana (i fondatori

                            furono Mastròs e Carcagnòs) sorta agli inizi del XV sec. sotto

                            il dominio spagnolo.

Approfondimento. Lasciando da parte le ipotesi che il termine si riferisca all’abbigliamento dei camorristi, forse è più proba-bile che la derivazione sia dallo spagnolo, dove buscar camor-ra significa fare a botte (e sulla litigiosità dei camorristi non ci sono dubbi), oppure dal latino camerarius, nel senso di esattore; e l’espressione “prendersi la camorra” significa appunto estor-cere; mentre in Sicilia camurrìa era sinonimo di impiccio. La leggenda narra di una riunione agli inizi dell’Ottocento (subito dopo il fallimento della rivoluzione partenopea del 1799) nella chiesa di Santa Caterina a Formello di coloro che sancirono un accordo di forza tra i vari gruppi malavitosi, costituendo la “Bella Società Riformata”. Nel 1863 la Legge Pica, dal nome del suo estensore, parla di Repressione del brigantaggio e della ca-morra; dal canto suo, il termine “mafia” fu utilizzato nel 1838 in un documento siciliano di Pietro Calà Ulloa, funzionario del Regno delle Due Sicilie. A fine ‘800 la Camorra costituiva già un’organizzazione con tre livelli gerarchici: picciotto d’onore, picciotto di sgarro, camorrista.

Camurrìa       (secondo alcuni dal lat. gŏnorroea = gonorrea) per metonimia:

noia, fastidio, importunità, seccaggine, disturbo, impiccio seccatura di varia natura, anche derivante dal comportamento reiteratamente tedioso o dispettoso di qualcuno; anche confu-sione, chiasso; imbroglio, sopruso. Sembra, secondo altri, che l’etimologia del termine affondi nel fastidio provocato dalle emorroidi

Càn’               cane. Ca ti vuòn’ mangià i càn’ = che tu possa esser divorato

                        dai cani. A li càn’ riciènn’ = che il male di cui si parla riguardi

                            animali e non persone

Càn’ ‘i màndr’ (lett. cane di mandria) cane che abbaia e non morde; si dice di persona ingorda, smodata, indifferente, incurante; anche omaccione buono a nulla

Càna               (v. cagna)

Canàla            grondaia, gronda

Canalètta       grondaia; canaletta

Canapè           (dal franc. canapè) divano a più posti

Canàriu          canarino, canario

Canàt’/cainàt’/cajinàt’ (dal lat. cum + natus o cognatus) cognato/a

Canàzz’          spreco, sciupio (a canàzz’)

Càncaru/cànchiru (dal lat. cancer) cancro, tumore; anche disgraziato, sciagurato; persona stizzosa, cattiva, brutale

Cancarèna      cancrena, cancro; anche freddo cane (cchi cancarèna ca mìna!)

Cancarìa        mangia (dispregiativo), divora

Cancarià        mangiare senza misura, divorare, abbuffarsi; anche usare prepotenza, fare un sopruso, vessare

Cancariàta     rimprovero severo, sgridata, cazziata; anche divorata

Cancarièdd’   peperoncino piccante; ragazzo molto vispo; anche saltarello del torchio a leva

Cancèrra        cambierei

Cancià/cangià cambiare, modificare, trasformare

Canciddàt’     inferriata, cancellata

Cancièdd’       cancello; anche toponimo di località di Paola

Cangiatùr’/scapicchiànt’ persona che praticava il baratto in tempo di guerra scambiando oggetti con prodotti alimentari

Canià              maltrattare, bistrattare, seviziare

Canicièdd’      piccolo cane; anche pesce palombo

Canìglia          (dal lat. canicae = crusca o canilia = cibo per cani) crusca, farinaccio di frumento; anche forfora

Canìstr’/cannìstr’ (dal lat. canistrum, dal greco kánastron e kánistron)

                        canestro, cesto, paniere

Cànna             (dal latino arundò o harundò = canna, bastone, freccia o stecca ortopedica) canna domestica o di fiume. Sono usate per realizzare canne da pesca, bastoni da passeggio e per produrre carta. I fusti duri trovano impiego come supporto per piante rampicanti e piante di vite e di pomodoro. Vuota all’interno, negli internodi cavi è situata una pellicola bianca lenticolare (mirùdda) con proprietà emostatiche che tolta e applicata sopra una ferita funge da emostatico “attàgna ‘u sàngh’

Cannàcca       (dall’arabo chanaqa o hannaqa = collana, collare) collare;

                        monile d’oro, collana

Cannalivàr’    carnevale

Cannalivàr’ ‘i pàgl’ fantoccio di paglia, spaventapasseri

Cannalivàr’ muòrt’ carnevale morto: veniva portato in giro, dentro una bara, da un gruppo “‘i Sànta Catrìna” tutti vestiti con un lenzuolo bianco

Cannamasc_sca (dal lat. tardo vascus = avvizzito, vuoto – attraverso un derivato vasculus e con il passaggio da v- a m- nelle forme meridionali + canna) canna palustre o canna comune

Cannarìn’      (dal lat. medievale canna = gola) esofago, trachea, ugola, gola

Cannarìzz’     parete o solaio di canne

Cannaròzz’/cannaruòzz’ gola, gorga, trachea, gargarozzo, canna della gola, esofago

Cannaruòzz’ stuòrt’ (m’è jiùt’ ‘ntù …) andato di traverso

Cannarùt’  (dal lat. canna o canna gutturis = trachea) goloso, ingordo, gaudente dei piaceri della tavola, ghiotto di dolci

Cannarutìa  golosità, squisitezza, leccornia, ciò che fa gola, qualcosa di

                        buono, delizia (mi manciàss’ ‘na cannarutìa)

Cannaruzzièdd’ (pasta corta) cannarozzetti, ditaloni

Cannàta         (dal gre. canata = recipiente) brocca per acqua o vino da circa un litro

Cannatièdd’   brocca, piccolo orciolo

Cannavàzz’    canovaccio, strofinaccio da cucina

Cannavàzza   (dal greco cannàbis-cannabidos) canapa, panno di canapa. Curiosità. In molte famiglie del paese c’era l’abitudine, stato

                            di necessità, di seminare la canapa per ottenere le fibre e farne filati. Il seme veniva “prestato” nel giro della parentela. La semina, in ambienti soleggiati ed irrigui, avveniva sul finire dell’inverno e la raccolta degli steli verso fine giugno, in conco-mitanza con la mietitura. Erano steli lunghissimi spesso anche oltre i tre mt.; i migliori, però, erano quelli piuttosto sottili. Dopo la “mietitura” venivano stesi al sole a seccare e poi portati nella “marcita” (grossa vasca, io ricordo quella ‘ntù jihùm’ ‘i Rinàc-chjiu nei pressi della sorgente/fontanella) in abbondante acqua corrente per consentire un inizio di macerazione della cuticola (vera e propria fibra tessile), quindi di nuovo al sole ad asciugare completamente per poi essere passati al mànganu (vedi voce) e liberare le fibre dalle parti legnose, quindi alla cardatura e filatura ed infine alla maestra di telaio che provvedeva alla tessitura.

Personale ricordo (dai racconti di mio nonno):

La semina la faceva il nonno in una zona particolare della sua proprietà. Egli seguiva personalmente la crescita e lo sviluppo lineare di queste pianticelle, sistemando all’occorrenza, dei pa-letti sui quali legava, a varie altezze, delle funicelle che dove-vano mantenere dritti i fusticini cercando di evitarne la rottura anche a causa del vento. La semina doveva essere fatta “molto fitta” per evitare che i fusti diventassero “grossi” avendo molto spazio vitale, e la mietitura avveniva quando i semi erano ma-turi, pronti. Dalla fibra si otteneva un tessuto a tela che per la caratteristica rugosità era usato per tovagliati, lenzuola ed altro avendo, una notevole durata e resistenza

Cannavùn’     (dal lat. tardo canăpe e canăpa = canapa; cannavone = accre-

                        scitivo di cannavu, inteso come “fusto della canapa”) stelo,

                            stocco, fusto del mais

Cannèdda       rubinetto per botte; piccola canna; cannello della pipa; anche

                        cannella (spezia); cerbottana

Cannièdd’      cannello, cannello metallico adoperato dagli orefici per soffiare sulla fiamma e concentrarla sul pezzo da saldare; ditali di can-na per impedire ai mietitori di ferirsi le dita

Cannìla           (dal lat. candēla, der. di candēre = essere bianco, splendere)

                            candela, bugia, moccolo

Cannilièr’       dolce pasquale. In passato per ogni figlio si preparava ‘u can-nilièru, pane intrecciato con un uovo sodo che fungeva da oc-chio dalla forma di un bambino, mentre per la famiglia si pre-parava ‘a cuddùra o tòrtanu; anche candeliere; stalattite di ghiaccio. Per traslato persona sempre tra i piedi

Cannilièr’       candeliere, candelabro

Cannilòra       (dal lat. festam, candelorum = festa delle candele) Candelora

Cannìstr’        (dal greco kánistron = canestro) cesta di vimini per trasporto di vivande,                                   tessuti, oggetti fini; canestro, cesta. Curiosità. Una processione di 
                         cannìstr’ si sviluppava in occasione dei matrimoni: le amiche della sposa                                usavano portare da casa loro il contenitore, farlo riempire di oggetti 
                        facenti parte della dote a casa della sposa e trasportarlo nella casa 
                        coniugale, per cui la lunga processione di giovani ragazze si trasformava 
                        in occasione per mettersi in mostra

Cannìt’           canneto; anche canditi (frutta)

Cannìzz’         (dal lat. cannicius = fatto di canne) graticcio di canne, canniccio, grande graticcio di canne, stuoia di canne intrecciate (serviva per essiccare fichi, uva, pomodori, noccioline americane, ecc.)

Cannizzàt’      controsoffitto di canne

Cannizzòla/catrizzòla stuoia di canne (graticcio) su cui si essiccano i fichi o i pomodori; anche fascine di canne o foglie di palma usate per la pesca

Cannòjia        sorgo selvatico o sorghetto (sorghum halepense l.), erba molto

                        infestante. Un tempo le infiorescenze a spiga o spica, raccolte

                            in mazzetti almeno 15 giorni prima, venivano utilizzate nei

frantoi per recuperare l’ultima parte di olio dalla murga (miscuglio o insieme di acqua di vegetazione e solidi in sospensione mista ad olio). I mazzetti, passati a filo d’acqua con un movimento rotatorio per 6÷8 volte, venivano poi spremuti e strizzati con le mani per recuperare l’olio trattenuto

Cannunàt’      colpo di cannone; sbruffonata, spacconata; anche cosa strepi-

                        tosa, eccezionale, capolavoro; molto bravo, unico

Cannuòl’        cannolo (dolce ripieno di ricotta zuccherata e aromatizzata);

                        anche tibia, stinco; parte del culmo della canna comune

Cantànn’        cantando

Càntar’          (dal greco kàntharos = coppa, vaso) vaso, tazza, recipiente cilin-drico in terracotta; anche pitale, vaso da notte. Antica misura italiana di peso 80 kg ca. oppure il peso di 100 rotoli (1 rotolo = 800 gr. ca.) (dall’arabo qintár, 80 kg) Curiosità. Tinì (o mìnt’) ‘u lùtt’ a lu càntaru: infischiarsene delle critiche altrui; non dar peso e valore a cosa o come pensano gli altri, ma anche non partecipare all’altrui sofferenza. Un tempo quando due famiglie litigavano, una delle due, volendosi dimostrare “superiore”, esponeva alla finestra che dava sulla strada princi  pale di fronte alla famiglia avversaria un vaso da notte con una parte annerita o con un fiocco nero (appunto segno di lutto) per manifestare la propria “noncuranza” sia nei confronti della famiglia che per l’accaduto

Cantarièdd’   piccola cosa; un contenitore di piccola portata e di materiali di

                        pessima qualità; una cosina piuttosto sporca

Cantàta          cantata; anche rimprovero solenne (ccì nnì cantàt quàtt’)

Cantatùr’       colui che si prestava a cantare la serenata alla donna amata

Cantinièr’/tavirnàr’   cantiniere, oste, taverniere

Cantùn’          (dal greco kanthòs = angolo o dallo spagn. canto = sasso) cantone; grossa pietra di angolo; angolo, spigolo

Cantunèra      pietra d’angolo strutturale o angolo esterno della casa. Casa

                        cantunèra = casa cantoniera: si trovava lungo le strade di inte-

                            resse nazionale e lungo la linea ferroviaria. Curiosità.

                            L’origine la si fa risalire al latino pontonera o puntonera = è la

                               donna che si mette appoggiata agli angoli delle case ad aspetta-

                            re potenziali clienti, quindi una prostituta

Canuscènz’/cunuscènz’ conoscenza; conoscersi; prima presa di contatto

Canùscere      (dal lat. cognoscere). È evidente il cambio di o atona con a (Rohlfs, I, 131), fenomeno parti-colarmente diffuso. Conoscere, incontrare; anche imparare, apprendere, sapere

Canuscìm’      ci conosciamo; anche sappiamo

Canzirr’         bordotto, incrocio tra un’asina ed un cavallo

Cànzu/scànzu (dal franc. chance; per traslazione semantica: chance = possi-bilità, occasione; es. ràmm’nu pòch’ i scànz’ = dammi un po’ di tempo) tempo, opportunità, occasione

Canzùn’         (dal lat. cantio -onis, der. di canĕre = cantare) canzone

Canzunèdd’   canzoncina

Càp’               inizio, principio (jiàm’ a càp’); anche capo

Càp’ ‘i càzz’ testa dura, cocciuto, testardo; ritardato, zuccone

Càp’ ‘i mìnchia (‘stà) espressione scurrile che vuole indicare che sono po-

                            vero in canna e che non posso onorare alcun debito (v. càpa

                            ‘i ‘zi Viciènz’)

Càp’ a ppinnìn’ andare verso giù, verso il basso

Càp’ ‘i pèzz’ testa di pezza; spregiativo: monaca, suora

Càp’ ‘i simàn’ capo di settimana: lunedì

Càpa               (dal lat. caput) testa, capo (‘a càpa ‘i sùtta fa pèrd’ ‘a càpa a chìdda ‘i sùpa)

Càpa ‘i ‘zi Viciènz’ (corruzione dell’espressione latina: caput sine censu =

                        contati per la sola persona. A Roma, erano così detti coloro che

                            avevano un censo minimo o nullo, cioè persona senza alcun

                               reddito) nullatenente, bisognoso, indigente; testa di zio Vincen-

zo. Per saperne di più: https://www.napolitoday.it/blog/lezioni-di-napoletanita/detti-napoletani-capa-zio-vincenzo.html

Càpa frìsca     persona spensierata, testa senza pensieri, persona di spirito

Càpa sc_sciàcqua/capasciàcqua testa vuota, persona di scarso affidamen-

                            to, testa o zucca vuota, cervello d’oca o di gallina

Capàc’            (dal lat. capax, capacis = atto a contenere) capace; persuaso, convinto

Capàrbiu        puntiglioso, testone

Caparièrt’/capadièrt’ (dal lat. caput ad erectum) andare/ salire verso l’alto, verso sopra

Capasùtt’/capusùtt’ capovolto, a testa in giù

Capàta           capocciata, testata

Capatòst’       ostinato, caparbio, testardo, cocciuto

Capavulàt’     sbadato, distratto, smemorato, svagato

Capennàn’     (‘stù capennàn’) espressione per apostrofare una persona fasti-

                        diosa di bassa statura

Capèra           persona che ha l’abitudine di impicciarsi dei fatti altrui e di go-dere nel riferirli facendone pubblico dominio. Il termine nasce probabilmente dalla professione povera, ormai quasi estinta, delle donne che andavano di casa in casa per pettinare il “capo” alle clienti (giravano gridando: facìm’ càp’). L’inevitabile ascol-to di fatti, episodi e faccende private altrui, apprese durante la lavorazione e la lunga pettinatura dei capelli era poi inevita-bilmente riversato (a mo’ di pettegolezzo) alle clienti che segui-vano il giro; anche parrucchiera, acconciatrice

Càpere            (dal lat. capere) entrarci, starci dentro, capére

Capèrr’          entrasse, trovasse posto

Capìcch’/capicchju   (dal lat. capitium = apertura superiore della tunica, estremità) capezzolo

Capìdd’          (dal lat. capĭllus) capelli

Capiddàr’   colui che faceva la raccolta dei capelli. Commerciante ambu-

                            lante che andava in giro per il paese a comperare o a barattare

                            capelli con piccoli oggetti (ditali, aghi, forcine, ecc.)

Capiddèra      (dallo spagn. cabellera) capigliatura, chioma

Capinivura     capinera

Capinivuru     fungo porcino

Capìsc’           capisce, comprende

Capisciòla       (dal tardo-lat. capitium o dallo spagn. capichola = tessuto di tela e cordonetto) fettuccia di seta grezza; fettuccia, nastro, passamano

Capìt’             compreso, capito

Càpita            che può capitare, imbattersi

Capitùmm’l’ (dal franc. tomber = cadere) ruzzolone, caduta, capitombolo

Capitùn’         grossa anguilla femmina, capitone

Capìzz’           (dal lat. capitia) cavezza, redini; anche capezzale. Nel gergo malavitoso catena dell’orologio da tasca

Capìzz’(mala) dissoluto, sregolato, licenzioso

Capìzz’ r’u liètt’/capizzàl’ testata del letto, la parte del letto dove si mette il cuscino, capezzale

Capizzià/capuzzià sonnecchiare stando seduto

Capizzùn’       pezzo grosso, persona importante, potente (da capoccione)

Cà pòch’/capòch’ non ci sperare, non è vero, per niente; come no! anzi!

                            altro che! diamine!

Capòcchia      testa di spillo, fiammifero o chiodo; estremità arrotondata;

                        anche glande

Capone           (dal lat. cappo -ōnis per il class. capoōnis) cappone, galletto castrato; anche testone; capone, coccio (cuocc’)

Cappellètt’     ovulo buono (fungo)

Cappiddàr      cappellaio, colui che vende o realizza cappelli 

Cappièdd’       (dal lat. cappellus) cappello; copricapo

Cappòtt’         cappotto; vincere in una maniera clamorosa, tanto da infliggere

                        quasi un’umiliazione all’avversario

Cappùcc’        cavolo cappuccio; copricapo, cappuccio, copertura; anche tappo

                        della penna

Capputtìn’     soprabito leggero

Capriètt’/crapiètt’ capretto

Capriu            capriolo, caprio

Caprùn’         caprone; bifolco, burino, buzzurro, (spreg.) cafone, campagnolo

Capu(i)cuòdd’   capocollo, ossocollo

Capùn’           capone (cappone) o gallinella di mare (pesce); anche lampuga (pesce)

Capunàta       (paolana) piatto meridionale fatto con gallette o pane biscottato

bagnati in acqua, acciughe salate, cipolle, pomodori freschi a fette, peperoni verdi, olive, basilico e aglio, il tutto condito con olio, aceto, sale e pepe; anche testata (dal lat. caput=capo, testa)

Capunià          (prob. da capùn’ = capone “pesce”. È particolarmente noto a

                                causa della forte reazione che oppone alla cattura, effettuando

                                 numerosi salti fuor d’acqua) scrollare, agitare, sbatacchiare,

                            muovere energicamente il capo

Capurànn’     capodanno: primo giorno dell’anno

Capurèdd’      spago impeciato con la punta di setola (‘nzìdd’ i puòrch’) usato dai calzolai (sostituiva l’ago)

Capusùtt’       sottosopra, testa in giù, all’ingiù

Capùt’            entrato, messo dentro, accolto, trovato posto

Caputignùs’   (pesce) cepola; anche persona irosa, stizzosa, rabbiosa

Capuzzìa        avere la testa abbassata, chinare il capo

Capuzzià        (dal lat. parlato caputiare da caput = capo) ciondolare della testa con crollo improvviso per sonno e successivo momen-taneo rialzo, chinare e ciondolare il capo per il sonno, lasciar andare giù la testa dal sonno o per esprimere un dubbio, una indecisione

Capuzzièdd’ arrogante, prepotente, piccolo capo; ribelle

Càr’                cado/e; anche caro, costoso

Carabbinièr’ carabiniere; anche libellula

Caracòr’         buche profonde; anche toponimo di località di Paola.

                            Luogo angusto e scuro dove, si raccontava che anticamente

                            si custodissero i tesori (nel rione Fosso); anche lumaca. http://www.comune.paola.cs.it/voci-citta/-superstizioni/

Caràffa           (dall’arabo-persiano qaraba = bottiglia di vetro a grosso ventre

                               per riporvi il vino) vaso di vetro corpacciuto col collo stretto;

                              vaso di creta; misura da un litro e un quarto

Caraisima/quarajisima (dal lat. quadragesima = quarantesimo giorno

                        prima di Pasqua) Quaresima. Curiosità. Anticamente Carai-

                            sima era raffigurata da una pupa di pezza con tante penne di

                            gallina quante erano le domeniche di quaresima

Caràmba        carabinieri nel gergo della malavita

Caramèll’ a llàstica chewing-gum, gomma da masticare

Caramiddàr’ caramellaio, chi produce e vende caramelle. Curiosità.

                            ‘U caramiddàr’ della mia infanzia era Mariu Iaccino. Con

                            il suo carretto, come quello del gelataio, preparava la pasta

                            ancora calda fatta di zucchero e caramello colorato.

Lo si trovava dappertutto, in tutte le feste ed ogni domenica davanti alla chiesa di Montevergine, con le sue “Caramèlle Sport” chiamate così per omaggiare lo sport paolano ed in par-ticolare la locale squadra di calcio di cui era ed è ancora tifo-sissimo, ma anche per distinguerle dalle concorrenti “Cara-mèlle Ciccìlla”, ‘i Gigìn’ ‘u cusintìn’ e poi di Paolo Oliva “Maiulìn”. La denominazione di quest’ultima è dubbia: infatti non è dato sapere con certezza se deriva da ciccilla/o, locuzione

del nostro dialetto (súcat’ ‘a ciccìll’), o in omaggio alla brigan-tessa Maria Oliverio, detta Ciccìlla, oppure, ipotesi più proba-bile, da “Ciccìll’ ‘u caramiddàr’ i Cusènz’” che stazionava vicino alla “fontana di Giugno”, posta all’inizio di Corso Mazzini

Caràto            (dall’arabo qirat = ventiquattresima parte di un dinaro; greco

                        keration = carruba, il cui seme si usava per pesare

Carapìgn’       vecchio contenitore in alluminio per la produzione artigianale

                        del gelato e delle granite

Carbùr’     carburo di calcio (CaC2)+acqua (H2O) = acetilene (C2H2) gas più leggero dell’aria, usato per le lampade a carburo

Càrca              premi forte, pressa; anche calca, folla, moltitudine

Carcàgn’        (dal tardo lat. calceum, derivato da calcem) calcagno, tallone

Carcamàgn’   decrepito, vecchio, cadente, anziano, bacucco, barbogio, rinco-

                        glionito, senile; anche persona tarchiata e di bassa statura.

                            Probabile corruzione del termine portoghese Carcamàno = è

                            un modo per chiamare il venditore imbroglione. L’etimologia

                            popolare sostiene erroneamente che la parola carcamano sia

                            composta da due parole separate: calca tratto dal verbo italiano

                            calcare, che significa “premere verso il basso” e mano = ma-

                            no”. L’idea era di riferirsi allo straniero, probabilmente di ori-

                            gine italiana, che premeva sulla bilancia quando si pesava la

                              merce nel negozio di generi alimentari. Secondo il filologo bra-

                            siliano A. Nascentes l’origine più probabile è la parola in lin-

                            gua spagnola carcamál, usata in America Latina per denotare

                              “persona decrepita”, “straniero povero”, “persona pretenziosa

                            con pochi meriti” e “italiani” - in particolare italiani liguri

Carcàra          (dal lat. calcaria(m) o fornax calcaria = calcara, da calx, calcis

                        = calce) fornace per cuocere la pietra e ottenere la calce viva;

                            anche arcata del mulino ad acqua dove è allocata la ruota

idraulica e dove sbocca l’acqua che la fa girare. Toponimo di località pedemontana a nord di Paola tra Petignomme, San Salvatore e Cozzo Turullo. Approfondimento. La costruzione in massi di pietra era molto simile ai nuraghi sardi e al suo interno venivano cotte le pietre. Alla base, sul pavimento, si scavava una buca abbastanza profonda. A livello terra, sulla parete esterna si ricavavano una “porta” ed una grande botola (sul lato opposto a quello dove normalmente soffia il vento) per agevolare la fuoruscita del fumo. Per caricare la carcàra occorreva molto combustibile spesso consistente in grandi quantità di fascine di sterpaglie, stoppie di campagna e legna

di scarso va lore che bruciando producevano fiamma e calore. Sul fondo, sulla buca, si predisponeva una griglia e sopra si ammonticchiavano, a strati alternati, le fascine e le pietre da trasformare in calce. Il calore prodotto dalla combustione do-veva essere avvolgente in modo tale da lambire le pietre su tutti i lati. La parte bassa della fossa fungeva da ceneriera. Per evitare che le pietre in cottura scoppiassero si pressavano mol-to bene tra di loro e con il combustibile usando un sistema di leve e congegni vari. La calcara si accendeva dal basso e la combustione avveniva in modo lento, anzi molto lento e dura-va diversi giorni; terminata la cottura si lasciava raffreddare e successivamente si procedeva a scarricà (scaricare) la calce (viva) prodotta

Carcaràru      (dal lat. calcarius) fornaciaio

Carcaràzz’     (dal greco karakaxa = cornacchia) gazza, taccola, pica-pica

Carcà              calcare, pressare; conficcare

Carcarià/carcarijà scottare, essere molto caldo, avvampare

Carcarìa         (dal greco kakkarizo = chioccio, schiamazzo della gallina) verso della gallina dopo aver fatto l’uovo, chiocciare, croc-chiare, schiamazzare

Carcarièdd’    ranocchio, rana verde

Càrch’/carcòsa/caccheccòsa   qualche/qualcosa

Carciòffola     carciofo; carciofo selvatico. Più comunemente conosciuto con il nome di cardo, il carciofo selvatico (Cynara cardunculus altilis) è una pianta del tutto spontanea la cui diffusione abbraccia i territori caldi e umidi del Mediterraneo. Dal sapore vagamente simile a quello del sedano, il carciofo selvatico condivide con la varietà coltivata il tipico sentore amarognolo e il caratteristico colore violaceo dei suoi fiori

Càrcir’            (dal lat. carcer-ĕris) carcere, galera

Carciràt’        carcerato, recluso

Càrculu          calcolo, insieme di procedimenti matematici. In medicina, concrezione cristallina di sali minerali o di acidi organici (biliari, intestinali, renali, salivari, ecc.)

Cardarèll’      (dal lat. olla calidaria = recipiente di cottura) secchio per la

                        malta o la calcina

Cardìdd’        (dal lat. volgare cardellus) cardellino; anche lucchetto

Cardillià         catturare cardellini, uccellare; anche amoreggiare, vagare in

                        cerca di ragazze, andare in giro per vedere cose nuove

Càrd’              scardasso (strumento per pettinare la lana)

Cardùn’         (dal lat. carduus) cardo selvatico, cardone

Carì                cadere (carì ru liètt’ = alzarsi presto; carì malàt’ = ammalarsi)

Càrich’           carico; anche i tre e gli assi nella briscola

Cariènn’         cadendo

Carìgl’            cerro, rovere; anche toponimo di località di Fuscaldo

Carìna            (dal lat. carīna, attrav. il genov. marin.) parte immersa dello

                     scafo di una nave, opera viva, carena; anche carina, graziosa,

                            piacevole

Carìzz’            carezza, tenerezza

Carlìn’            moneta d’argento del valore di dieci grana in uso nel Regno delle due Sicilie. Fu fatto coniare da Carlo d’Angiò nel 1278. Curiosità. Il Resto del Carlino, giornale di Bologna, prese

                            questo nome perché, in origine, i tabaccai lo davano come resto a chi comprava un sigaro con un carlino

Carmarìa       (dal greco malakia = mollezza, calma incrociato con l’aggetti-

                        vo calabrese càrmu = tranquillo) tempo afoso, mare molto

                            calmo, bonaccia

Càrmin’          Carmine, Carmelo, Mèlo, Mimì

Càrm’             (dal lat. carmen = formula magica, incantesimo) calmo/a; anti-co nome della preghiera formata da parole e da atti con cui si credeva si potesse togliere il malocchio o lo scongiuro, formula magica con la quale i Calabresi, per lo più le donne, avevano il costume e la credenza di curare i dolori

Carmà            calmare, mitigare, tranquillizzare, capacitare; anche ciurmare,

                        abbindolare, circonvenire, circuire, fregare, imbrogliare

Carminàre      pettinare, cardare; espellere, far uscire, eliminare gas dall’in-

                        testino

Càrminativi    (dal lat. carmen o sanscrito kàrman = atto evento rituale,

                        azione) curare con preghiere e canti; rimedio, farmaco che

                            lenisce i dolori (aerofagia, coliche, ecc,)

Càrn’              carne. M’à fàtt’ piglià ‘i càrn’ a muzzicùn’! = mi ha fatto

                    arrabbiare moltissimo, da mordermi le carni

Càrn’ ‘i ciarivèdda carne di agnella

Càrn’ ‘ngaddaràta bolle, vesciche, vescichette provocate sulla pelle da scottatura o altro

Carnàl’           consanguineo, parente, congiunto

Carnatùra/carnaggiùn’   carnagione, colorito, incarnato

Caròcchia       (dal greco krótalon = nacchera, krotéo = batto, con anaptissi) colpo di striscio inferto sulla testa, bonariamente, con la nocca del dito medio piegato e facendo roteare la mano sul polso (proverbiali quelle di don Salvatore Stillo)

Carògna         carogna, carcassa; persona perfida, spregevole, abietta; bastar-

                        do, canaglia, delinquente, disgraziato, farabutto, mascalzone,

                            vigliacco

Carpinèdd’     (da:“I toponimi urbani ed extraurbani di Paola”- di R. Napo-

                            litano; karpinèdd’ = ragazzo che lavora) toponimo di località di

                            Paola zona Castagnelle

Carràcchia/carracchièdd’ (dal lat. carrum = “carro” attraverso una forma-

                            zione “buttis” carraria, con riferimento a “botte” che si tra-

                            sportava sul carro) botte, piccola botte, botticella, caratello

Carrera    viottolo, sentiero

Carrètta/carrittùn’ (v. carròzza) diminuitivo di carro, veicolo a due ruote

                        trainato da quadrupede, auto o moto malandata, inservibile;

                            anche gioco

Carrià             (il termine è forse derivante dall’usanza ormai quasi del tutto

                         estinta di trasportare un carico mediante un carro) trasportare,

                                portare, trascinare

Càrrica           annata di raccolto abbondante

Carricà           caricare; anche affibbiare, appioppare

Càrrich’         carico, peso, soma; nel gioco della briscola il tre o l’asso

Carriòla          carriola; in senso dispregiativo una macchina che funziona male

Carriolàt’       una grande quantità, un bel po’, carriolata 

Carrittùn        mezzo di trasporto conciato male

Carrìu             trasporto, trascino

Carròzza    (gioco) carretta formata da una tavola con quattro piccole ruote

                                (in genere cuscinetti meccanici dismessi)

Carrucchiàr’ tirchio, avaro

Carrufùn’      (dal lat. carrus o carrum, voce di origine gallica, + funĕbris, der. di funus -nĕris = funerale) carro per il trasporto delle salme, carro funebre

Carruòl’         viottolo, sentiero

Carruzzièr’    cocchiere; anche carrozziere: chi progetta, costruisce o, più co-munemunemente oggi, ripara la carrozzeria, i sedili, le rifini-ture di automobili

Càrta              lettera, documento; anche carta.

Approfondimento. “‘A càrta cànta”: il proverbio latino “Verba volant, scripta manent = le parole volano, gli scritti restano”, corrisponde al paolano “carta canta”. Questa espressione, dif-fusa nel mondo contadino meridionale, suggellava la chiusura di un contratto tra due persone. Un contratto semplice: un fo-glio di carta, arrotolato e conservato in un internodo cavo di una grossa e cilindrica canna a futura memoria, era la forma in uso nel mondo agricolo per suggellare passaggi di terreni e di merci. Ma, quando uno dei contraenti era proprietario terriero e magari aristocratico, allora la sua copia del contratto arroto-lata veniva conservata in un cilindro di spesso cartone con coperchio.

L’espressione completa è: carta canta dint’ ‘o cannuòl’ e ‘u villàn’ ròrma, perché l’accordo era sancito definitivamente; il documento, una volta scritto, firmato e arrotolato, toglieva di mezzo qualsiasi diatriba e il villano poteva dormire sonno tran-quilli. I nostri “cugini carnali” siciliani, però, rivendicano la loro primizia (primato) su questa espressione in forza della somiglianza con il loro dolce “cannolo”, una squisitezza antica, perché il primo a farne cenno nel 70 a.C. è stato addirittura Cicerone che durante un suo viaggio in Sicilia rimase amma-liato da un “tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus”, ovvero un tubo di farina ripieno di morbida crema di latte. E il tubus, più tardi, diventò un grande pezzo di canna attorno al quale si friggevano i deliziosi impasti di farina, poi farciti (far-tus) di ricotta (serus recoctus) e addolciti, secondo la tradizione

araba, con lo zucchero naturalmente di canna

Cartàr’           colui che distribuisce le carte

Cartàta           quantità di roba che può contenere un foglio di carta

Cartèdd’         cartella; bustina (contenente polverine chimiche): famose quelle dell’Idrolitina; anche fodera di foglia di mais con cui si riav-volgeva il tabacco ricavato dai muzzùn’ (cicche) di sigarette

Cartèra           fabbrica di carta, cartiera che operava nella zona di Paola cor-

              rispondente pressappoco al Largo San Domenico; anche toponimo di 

                località sino alla fine degli anni ‘50 del ‘900 vi si teneva il mercato 

                degli animali durante la fiera dell’otto settembre). Per saperne di più 

                consultare il testo: “Storia folkloristica drammatizzata di Paola” 

                di F.sco Ferrari, 1962 – capitolo III

Cartìna           elemento essenziale per rollare sigarette artigianali (ccù trinciàt’ fòrt’)

Cartucc’         cartuccia (sparà l’urtima cartùccia = tentare l’ultima possibilità)

Cartuccella     cartina, pezzetto di carta; foglietto di appunti

Cartulìna        cartolina, biglietto, foto

Cartuòcc’       carta accartocciata; anche cartoccio, pacchetto

Càr’                cado; anche costoso, caro

Càrun’            cadono

Carusà            (dal greco kèiro) radere, tosare, rapare

Carusàt’         testa tosata, rapata

Carusièdd’     (da testa rasata) salvadanaio di creta a forma di testa rasata; anche pudenda femminile

Carùt’            caduto

Carutìn’         piccole cadute, piccole contusioni; piccola caduta di stile

Carvùn’          (dal lat. carbo-ōnis) carbone; malattia delle piante caratte-

                        rizzata dalla formazione di una massa nera dovuta a funghi

Carvunàr’      (dal lat. carbonem) carbonaio: era il venditore ambulante che

                        portava in spalla in grossi e pesanti sacchi il carbone da legna

                            raccolto nei boschi. I pezzi più piccoli, vere e proprie scorie,

                              erano detti muniglia (dal lat. mundare) e si adoperavano per

                            l’accensione del carbone, mentre la cernatura (dal lat. cernere)

                            era la polvere di carbone, che si spargeva sulla carbonella per

                            prolungarne la durata; anche calabrone (insetto)

Carvùnchiu    (dal lat. carbunculus = carbonio) carbonchio; foruncolo, pusto-

                        la, ascesso

Carvunèra      (dal lat. tardo carbonaria) carbonaia: mucchio conico di cioc-

                        chi spaccati e grossi rami, vuoto al centro (camino), ricoperto

                            di foglie secche, sterpi e infine terra battuta che, in un rustico

                            metodo tradizionale, serviva per trasformare la legna in

                            carbone

Càs’                (dal lat. caseus) formaggio, cacio

Càs’cavàdd’   (dal turco qásqawál) caciocavallo. Qualcuno sostiene che il

                         nome deriverebbe dall’uso di appendere il formaggio a cavallo

                                della pertica per la stagionatura

Càs’ r’u quàgl’ formaggio particolarmente grasso che, invecchiando, si inver-

                            minava e diventava cremoso. Era ricercato per il suo forte e

                            caratteristico sapore. Era molto pregiato e costoso

Casàl’             agglomerato di poche case; torrente a sud di Paola, presso la

                        località Tonnara

Casalinèdd’/Casalinèll’ piccoli casali (case di campagna); toponimo di località a sud di Paola sopra Fosse

Casalìn’     casa di campagna non completata, abbandonata o priva di porte

Casaruòl’       casareccio, fatto in casa

Casc_scàt’      poveretto, poverino, privo di colpe

Càsc_sch’       eufemismo di cancro, terribile malattia 

Càsc_schi       fattacci, accadimenti, circostanze

Cascètt’          cassetta; anche cassette di legno che si montavano sul basto dei muli o degli asini per trasportare sabbia, ghiaia, ecc.

Càscia             (dal lat. capsa = scatola, cassetta) baule, cassa; anche bara (‘a

                        ‘vita è n’apirtùr’ ‘i còsce e ‘na chiusura ‘i càscia. Ca ti vò

                            piglià ‘u cuòdd’ ‘a càscia = che ti possa cadere sul collo il

                            coperchio della cassa (come una ghigliottina!): nella cassa

                            venivano riposti i fichi secchi o altre cibarie

Casciabànca mobile malandato, cassapanca vecchia. Da cassa (lat. capsa) +

                        panca (longobardo panka), con sonorizzazione e senso dispre-

                            giativo; baule, qualcosa di molto voluminoso

Casciùn’         (dal lat. capsa = scatola, cassetta >acrescitivo = cassone)

                        cassone, baule diviso in scomparti; anche bara.

                               I “casciùn’”, un tempo, contenevano il corredo destinato dal-

                            le nonne e le mamme alle figlie femmine o derrate alimentari

Casèdda         (dal lat. casula dim. di casa = tugurio, casa di campagna)

                        casupola rurale

Casèdde          (dal greco kasa = casa) Caselle, toponimo di località a nord di Paola tra Sant’Angelo e San Miceli

Casèll’            casa cantoniera, casello stradale o ferroviario

Caséntar’       (dal greco ghe-ghes+endon) lombrico, verme

Casicèdd’       piccola casa

Casìn’             fracasso, confusione, gran rumore; bordello; anche casolare

                        di campagna: famosi, perché punti trigonometrici della rete catastale (‘u casìn’ i Perròtt’ e ‘u casìn’ i Cupièdd’)

Casinnò          altrimenti. Da “che se no” (vièn’? casinnò mìnni vàiu)

Casomài         (se) per caso

Cassaròla       (dal franc. casserole) casseruola, pentola

Cassaruòl’      piccola casseruola col manico

Cassatèdd’     dolci natalizi; grossi ravioli dolci ripieni di marmellata d’uva,

                        gherigli di noci, ecc.

Cassìn’           (dal lat. cassare = annullare) cancellino da lavagna

Castàgn’         castagne; anche pesce castagna. Toponimo di Paola sulla sini-

                        stra del torrente Laponte

Castàgn’ cùrcia (dal lat. parlato curtius per curtus = corto) frutto del castagno selvaggio, castagne pistoiesi (difficili da pelare)

Castagnèdd’ toponimo di località ad est di Paola, sotto la Palombara

Castagnòl’      (dallo spagn. castañuela = nacchere) scrocchio delle dita

Castiàt’           castigato, punito

Castièdd’        castello; anche toponimo di Paola

Castìgu/castìju   castigo, punizione, pena; anche calamità, disastro, catostrofe

Castillàn’        castellano, feudatario, signore, aristocratico, nobile

Càt’                (dal greco kàdos = brocca, secchia) secchio di ferro, di zinco o

                        di legno

Catafàrch’     catafalco, oggetto voluminoso. È da notarsi che è composta dal prefisso “cata” il quale in composizione spesso ha forza inten-siva

Catafàsc’        perso, sottosopra, mandare in rovina, modo precipitoso di fare

Catàfaru        (storpiatura dell’italiano cadavere) si dice di un uomo mal ri-

                        dotto in salute; anche cadavere

Catafòrchia    (dal lat. cata + foricula, diminutivo di forica = cesso, cameretta, fogna) bugigattolo, tana, nascondiglio; luogo, posto sotto

Catalàna        (dallo spagn. catalàn; lat. catalanus=catalano) toponimo di

                     località di Paola, collina ad est del Santuario

Catanànn’      bisnonno, avo; anche persona decrepita

Catapèr’         (dal greco pous katà podos = piede dopo piede) nella espres-sione pèr’ catapèr’ = passo passo, lentamente, passo dopo passo

Cataplàsm’    (dal greco kataplasma) cataplasma di semi di lino; anche dere-

                        litto, decrepito; deteriorato

Cataràtt’    (dal greco kata(r)ráktes = saracinesca) botola interna che attra-

                            verso una scala dà l’accesso a una cantina o soffitta; anche

                            cataratta

Catarì/Catrìna Caterina

Catariné    modo di cantare spontaneo o come detta il cuore, con fare inge-

                            nuo o irriverente verso chi, secondo noi, non merita rispetto

Catarinèdda coccinella; farfallina

Catàrr’           (dal greco catàrroia) catarro, rinite acuta

Catàrra          chitarra; nel gergo malavitoso prosciutto

Catìna            (dal lat. catena) catena

Catinàzz’   catenaccio, chiavistello, lucchetto

Catòia             pollaio; anche porcile

Catòrchju       decrepito, vecchio; anche sporco, fangoso

Catrèia/catrèa schiena, dorso, costole

Catrìngula      oggetto inservibile, rotto, difettoso; anche trappola, cavillo

Catrìzza          intreccio, treccia, intrecciatura

Catrizzòla       canniccio che si ottiene intrecciando le canne ammaccate, schiacciate in modo arruffato, utilizzate dai contadini per met-tere ad essiccare i fichi; anche fascio di canne o rami usato dai pescatori

Cattìv’/a         (dal lat. captivus da captus part. pass. del verbo capere =

                            prendere, catturare, afferrare) cattivo, malvagio, maligno, osti-

                            le. Il significato odierno ha avuto origine dalla locuzione me-

                            dievale del latino cristiano captivus diaboli = prigioniero del

                            diavolo, per indicare la persona “catturata, prigioniera” diven-

                            tata malvagia e abbandonata da Dio. Significa anche misero,

                            meschino (dallo stato d’animo dei prigionieri); altro significato

                             è vedova: dal lat. captiva = reclusa, carcerata, significato che si

                            addice perfettamente alla situazione in cui si veniva a trovare

                            una vedova nella civiltà post-feudale calabrese o meridionale

                            più in generale e nei piccoli centri           come Paola.

                            (Nota d. Autori - fino a non più di cinquanta sessanta anni fa).

Per saperne di più:

                            https://www.siciliafan.it/storie-e-vecchie-usanze-della-

                            nostra-terra-la-cattiva-la-vedova-di-angela-marino/

Cattìv’            così chiamati i vermi intestinali dei bambini

Càtu               (dal greco kádos o lat. cadus = recipiente per vino) secchio

Catuòju          (dal greco katogeion = luogo sotterraneo o cata oikon oppure

                        da lat. catonium) piano basso della casa adibito, una volta, a

                            riparo di animali domestici, piccolo magazzino, cantina

Càuc’              calcio; anche raccomandazione

Càucia/càvucia calce, malta

Caucià            (da una forma latina aggettivale sostantivata di calx-calci =

                        tallone) calci, dare pedate

Caucirògn’     calcinacci

Càur’              (dal lat. calor) caldo

Caùz’/cavùz’ pantalone, calzone

Cauzunièdd’/cavuzunièdd’ mutanda lunga da uomo, mutandone

Cavàdd’         cavallo. Ccu ‘u cavàdd’ ‘i Samprancisch’ = con il cavallo di

                        San Francesco, cioè a piedi

Cavàdd’ cùrciu o luòngh’ gioco di gruppo. Era un gioco di resistenza per

                            i maschietti, le femminucce guardavano e si divertivano. Tutti

                            i ragazzi presenti tiravano a sorte per formare due squadre: una

                            doveva restare sotto e l’altra doveva saltare a cavallo sulla

                            schiena degli altri. I com ponenti della squadra “di sotto” si di-

                            sponevano tutti in fila con la schiena curvata e con la testa sot-

                            to l’ascella del compagno che li precedeva, ad eccezione del

                            primo, che in posizione leggermente curvata poggiava le mani

                            al muro per sostenere gli stessi compagni. In questa maniera si

disponevano come una schiena di cavallo per ricevere la squa-   

dra “di sopra”, ossia gli avversari, che al via del capo squadra,

                            ed uno alla volta, dopo una buona rincorsa e con un balzo in

                            avanti, cercavano di sistemarsi tutti sulle spalle dei malcapitati

                            avversari. Bastava il cedimento di qualcuno per restare ancora

                            sotto, altrimenti si doveva resistere per tutto il tempo della con-

                            ta del capo squadra di sopra (tempo concordato dalle due squa-

                            dre prima di iniziare il gioco) che cercava sempre di allungare

                            il più possibile con l’ira di coloro che stavano sotto a sopporta-

                            re il peso. Per saperne di più:

                            http://www.giocopopolare.it/index.html

Cavàdd’ i gìstr’ (lett. cavallo di giostra) persona sempre in movimento, che non sta mai ferma

Cavaddàr’      colmo del tetto, architrave, trave maestra

Cavaddià        saltare, rincorrersi, divertirsi; giocare sfrenatamente, fare baldoria

Cavaddùn’     onda alta, cavallone; anche donna energica e poco fine; ragazza

                        esuberante

Cavaddùzz’    (‘i furmàgg’) cavallucci di formaggio a pasta filata venduti nelle fiere

Cavadiènt’/cavariènt’ cavadenti, dentista; barbiere specializzato anche nel

                            levare i denti e salassare gli animali

Cavagliùn’ (dal lat. caballio, caballionis = cavallino) con senso traslato: mucchio, covone, bica, cumulo ‘i grègn’ ‘i gràn’

Cavagnuòl’  triglia (pesce). Dal lat. cavaneum, da cavus = cavo) cesto/a,

                        canestro. Anche antico gioco d’azzardo italiano (cavagnola)

che si giocava su una scacchiera divisa in caselle numerate e figurate, sulle quali si ponevano le poste: vinceva chi estraeva il numero o la figura corrispondente

Cavalièr’        cavaliere; anche baco da seta. Curiosità. Origine del nome ‘cavaliere’: generalmente è bene accolta l’ipotesi del Maccarone, che il baco da seta sia stato chiamato “cavaliere” per il suo movimento caracollante quando, maturo, si accinge a salire ‘al bosco’, pur non escludendo che la deno-minazione sia stata rafforzata dalla coincidenza delle proces-sioni propiziatorie per i bachi, che un tempo si svolgevano il giorno di Pentecoste, quando venivano consacrati i cavalieri,

e dal fatto che i bachi fossero posti sotto la protezione di San Giorgio, il santo dei cavalieri. Per saperne di più:

https://cantieredelbaco.wordpress.com/2014/ 08/31/cosa

Cavalièr Turchìn’ personaggio dei poemi cavallereschi e delle favole

                        popolari

Cavallìna        (gioco della) saltare uno dopo l’altro sulla schiena degli avver-sari posti distanziati in fila indiana

Cavarcà          (dal lat. tardo caballĭcare, der. di caballus = cavallo) cavalcare,

                            andare a cavallo

Cavàt’            partorito male; bucato, scavato (cùrc’ è màl’ cavàt’)

Cavatièdd’     gnocchi

Càvuc’/Càuc’ pedata, calcio; anche calce. Per estensione malta

Càvul’            (dal lat. tardo caulus) cavolo

Càvul’ ‘i jihùr’/hjùr’  cavolfiore

Càvur’            (dal lat. caldus, forma volg. di calĭdus) caldo

Cazàta            vestita, calzata

Cazatùr’         calzascarpe, calzante

Caziètt’           (dal franc. chaussette) calza perlopiù da donna; la reticella delle lampade ad incantescenza

Cazittìn’         calzino da uomo

Cazittùn’        calzettoni

Cazùn’            (dal franc. chausson e caleçon, accrescitivo di càlceus) calzone,

                        pantalone

Cazunièdd’     (dallo spagn. calzoncillos = mutande da uomo) calzoncino

Càzz’ e cucchiàr’ (lett. cazzo e cucchiara) è una espressione con la quale si

                            definisce un rapporto di familiarità e complicità tra due persone

Cazzà              stringere, tirare una cima. Contrario di allascá

Cazzarièdd’    oggetto di poco conto, di nessun valore

Cazzaròla       (dal franc. casserole) tegame alto con manico; anche caspita! (espressione di meraviglia)

Cazzàta          stupidaggine, errore

Cazzètt’          (dal lat. tardo excarpsus, dal lat. class. excerptum = tirato fuo-ri, diminuito) scarsella, borsellino; termine usato nell’espres-sione: “ì fàtt’‘u guaràgn’‘i cazzètt’, ca’ accàtt’ a òtt’ e bbìnn’

                            ‘a sètt’”, riferito a chi fa affari in perdita (locuz. iperbolica)

Cazzià             sgridare, redarguire, rimproverare

Cazziàta         rimproverata, sfuriata, sgridata, rimprovero severo

Cazziatùn’      rimprovero molto severo, sfuriata

Cazziddùs’     irascibile, che si arrabbia facilmente, permaloso, scontroso, incazzoso

Cazzùn’          minchione, sciocco, stupido

Cazzuttùn’     grosso pugno

Cc’à                con l’ha; qua

Cc’àjiu           cosa ho

Ccà                 (dal lat. eccum hac = ecco qua, spagn. acà) qui, qua

Ccà bbàsc’     quaggiù, qua sotto

Ccà ffòr’         qui fuori, qui vicino

Ccà mmiènz’ qui in mezzo

Ccà navànt’   qua davanti

Ccà sùpa        qua sopra

Ccà ssùtta      qua sotto

Ccàn’              qui, in questo luogo, vicino a me

Ccèra              c’era, era lì presente; ccèra ‘na vòta = espressione utilizzata come introduzione in numerose fiabe

Ccètta             (dal franc. hachette, dim. di hache = ascia) accetta, scure

Cchiffà           che fai; anche avere da fare; non importa

Cchi ttè chiavàt’ che ti è preso, cosa hai

Cchi                che; cosa

Cchi?              che cosa?

Cchi mammàcchi?    espressione usata come esclamazione per dire “cosa

                            c’entra?”. La sua origine è latina e deriva dalla locuzione “quid

                            hic in hac (re)?” che letteralmente significa “cosa (c’entra)

                            questo in questa (cosa)?”. Col passare dei secoli per assonanza

                            e corruzione l’espressione si è modificata in “chinnicchinnac-

                            chi?” e poi in “cchimammacchi?”

Cchièsa           (dal lat. ecclèsia = adunanza) chiesa

Cchiù/cchjiù (dal lat. plus) più

Cci vò             è necessario, ci vuole

Ccù                 con (ccù salùt’)

Ccù chìn’?      con chi

Ccù ‘i màn’ mmàn’ con le mani vuote, senza niente

Ccùll’              con il

Ccù ttìa          con te

Cechigna (alla) alla cieca

Cellàru/cantìna    (dal lat. cellarium, deriv. di cella = luogo ove si ripone-

                            vano salumi e vini) cantina, dispensa, cellaio

Cèfal’              (dal tardo lat. cèphalum, derivato dal greco kèfalos) cefalo

Cèra                (dal franc. ant. ch(i)ere o greco kara = testa) viso, volto, faccia, aspetto, immagine

Ceramiddàr’ zampognaro, suonatore di zampogna

Ceramìl’/ciaramìl’ (dal greco keramikos) tegola, coppo (v. ciaramìl’)

Cerasèdd’/cirasèdd’ (dal lat. tardo cerasium, greco keràsion) ciliegine;

                            anche toponimo di località di Paola

Cercà/circà  questuare, chiedere; cercare qualcuno o qualcosa

Cerià               (dal lat. cerritus = furioso, irritato) guardare con cattiva espresione, con minaccia; anche civettare

Cèrn’ acqua  persona che si adopera in azioni inutili e/o inefficaci, specie

                        agli occhi di un datore di lavoro o in generale della gente,

                            perditempo (và cèrn’ acqua a màr’ = vai a setacciare acqua

                            al mare)

Cèrna             setaccia, cerna; distingue

Cèrnere       (dal lat. cernere) setacciare, separare, scegliere; pulire il cere-ale (grano, segale, orzo) prima di farlo molire; togliere pietruz-ze, oglio ed altri semini dannosi. Significa anche pulire qualco-sa: eliminare ciò che è inutile, dannoso

Cerrià/cirrià guardare con furia, con agitazione; anche amoreggiare, trescare

Cèrro/cièrr’    tipo di quercia, cerro

Cèrtu/cièrtu/zèrtu/zièrtu     certo; alcuni

Cèrza              (dal lat. quercus) quercia

Cesaràzz’       biscia d’acqua, serpe d’acqua

Cèss’               (dal lat. recessus = recesso, rifugio, cavità) cesso, gabinetto;

                            (si ‘nu cèss’ = sei una persona di poco conto). Curiosità.

                            Molto spesso si sente dire che il primo bidet della storia sia

                            stato quello in uso nella Reggia di Caserta, voluto dalla re-

                            gina Maria Carolina. In realtà una prima traccia di bidet si

                            ritrova nei “cessi” dell’antica Roma dove esistevano sedili

                              in pietra o marmo bucato, sui quali erano appoggiate del-

                            le tavole in legno, anch’esse bucate. Per la pulizia era pre-

                            disposta una canaletta che faceva scorrere acqua pulita

                            così da poter bagnare il tersorium, una spugna infilata in

                            un manico di legno che serviva a detergersi. Il primo mo-

                            dello di bidet (termine francese che significa pony, per la

                              sua forma a violino, con l’aggiunta di uno specchio che

                            serviva per rifarsi il trucco, fece la sua comparsa nel 1710

                            e dalla corte si diffuse nelle case più ricche

Cèssa              da solo/a, libero/a, alla mercé, errabondo (àjiu lassàt’ l’acqua cèssa = ho lasciato l’acqua libera di andare dove vuole, da sola)

Chèta              quieta

Chi                  che, il quale

Chi càzz’ r’i guàiu   grosso guaio inaspettato

Chiàcch’         (dal lat. clappum da caulum) cappio, nodo scorsoio; cappio ricavato dallo stelo “r’i gràlat’” per catturare lucertole

Chiacchiarìa chiacchiera, scherza

Chiacchiarià canzonare, prendere in giro, burlare; chiacchierare, scherzare

Chiacchiarùn’ spiritoso, chiacchierone

Chiacchièddu persona di poco conto, inconsistente; bonaccione

Chiàga            (dal greco plagá, lat. plaga) piaga, ferita; perdita, disgrazia. In

                            particolare s’intendeva indicare le piaghe degli asini e dei muli,

    i quali, per difetto della soma o del basto spesso erano afflitti

                            da piaghe sul dorso e sulla schiena. Si riferiva a persona in sen-

                            so spregiativo: si ‘na chiàga. Ma si diceva anche e senza ap-

                            prezzamenti negativi “àju ‘na chiàga ‘n’du còr’” = ho una

                            piaga nel cuore, ho un grande dolore

Chiagàt’         persona con problemi, pieno di acciacchi, piagato

Chiamà           (dal lat. clamare) chiamare; svegliare; telefonare; convocare

Chiàna            (dall’agget. lat. planum) piana, pianura. Toponimo di località montana a nord di Paola confinante con Fuscaldo, lungo il vecchio sentiero che conduceva a Montalto Uffugo e passante per il Palazzetto Spinelli. Su di essa era stata edificata una torretta di guardia a forma esagonale, diroccata ma ancora esistente, a difesa

Chiàn’            piano, lento

Chiàn’/Piàn’ Tùrr’ (pianoro) Piano Torre; toponimo di località di Paola

Chiàn’-chiàn’ adagio, con cautela, piano piano

Chiànca     (dal lat. planca = tavolone, ceppo, dal longob. panka) macelle-

                            ria, beccheria; ceppo usato dal macellaio per tagliare la carne

Chiàncere/chiàngere (dal lat. plangere) piangere, gemere; lamentarsi

Chiancènt’/rièpitu (‘u chjiannistèu, ‘a pìgula) prefica, donna (o uomo) pagata per piangere ai funerali, mercante delle lacrime che piangeva a pagamento ai funerali. Curiosità: La mattina del Sabato Santo parte la processione detta dei Misteri, con gruppi statuari e il simulacro del Cristo morto e la sfilata avviene per le strade cittadine per quasi tutta la mattinata. Un tempo un gruppo di Cantori detti ‘i chiancènt’ seguiva in processione la bara con il Cristo morto con le Marie nerovestite, e la statua dell’Addo-lorata e con voce penetrante intonavano canti-lamento in verna-colo, tramandati oralmente, rivolte al dolore di Maria per la mor-te del Figlio.

Tra i canti il più struggente, per me, era sicuramente “Ohi Jesu”, eseguito dalle donne del rione ‘i Sànta Catrìna, che con semplici ma efficaci parole, che solo la “pietà popolare” sa esprimere, suscitava, in quanti assistevano al passaggio della processione, sentimenti di grande commozione.

Chiànche        (dal lat. planca = lastra, tavola, asse) toponimo a sud est di

                        Paola (v. Vàrch ‘i chiànch’)

Chianchièr’    (dal lat. planca = tavola di legno sulla quale i macellai espo-nevano e lavoravano la carne) macellaio

Chiancìa         piangeva

Chianciarùs’ piagnone

Chianciùt’      desiderio non appagato; portato sfortuna (m’à chianciùt’)

Chiàncula/chiàngula trappola per piccoli uccelli, costruita con una pietra

                            piatta (detta chiàtra), che rimane in precario equilibrio, retta

                            da piccoli pezzi di legno o di canna posta sopra un incavo pra-

                            ticato nel terreno dentro cui rimangono intrappolati gli uccel-

                            ini; anche pietra piatta, scaglia

Chianèll’    (dal lat. plànula, planella, dim. di planus = piano) pantofole,

                        ciabatte, pianelle

Chiangulùn’ vecchio e complesso sistema di torchiatura delle vinacce, tor-

                            chio a leva orizzontale

Chianièr’          piatto, piano (piàtt’ chianièr’)

Chianiètt’       (lat. planum) piccolo pianoro un tempo coltivato; toponimo di località montana di Paola a sud/est del Santuario (vi si trova la chiesetta di S. Nicola)

Chiànt’           (dal lat. planctum, deverbale di plangere) pianto, lacrime; lagna

Chiànta          pianta, albero; anche pianta del piede o della mano (t’àjiu pur-tàt’ ‘nchiànta r’i màn’ = ti ho tenuto in grande considerazione, in grande stima)

Chiantà          piantare, mettere a dimora

Chiantatùr’    (dal lat. plantatorium, dal verbo plantare) piantatoio, cavicchio, foraterra

Chiantèdda    (dal lat. planta = pianta del piede) soletta di pelle sottile che

                            copre il plantare della scarpa, plantare: anche coito

Chiantìma      piantime, piantine di vivaio

Chiantùn’       pollone, piccola pianta da trapiantare, pianta giovane; anche piantone, sentinella

Chianuòzzul’ (dal lat. plàna = pialla) pialla, utensile per lisciare e spianare

                            il legno

Chiàppa         (dal lat. càpula = coppa, per la forma rotondeggiante, da cui il catalano capla >clappa = chiazza, macchia, patacca) natica, gluteo. Per Dante (Inf. XXIV, 33) “pietra sporgente”; vocabolo di origine mediterranea, attinto dalla parlata rurale (Pagliaro); per altri da “chiappare” = afferrare

Chiappà         (v. acchiappà)

Chiàppar’      cappero, boccioli ancora chiusi dei fiori del càpparis spinosa

Chiàr’             chiaro, limpido (‘u vìn’ è chiàr’ = il vino è limpido); anche

                                    visibile, lineare, manifesto

Chiàtr’           (dal greco crios = freddo; pàgos (πάγος) = ghiaccio) gelo, ghiaccio

Chiàtra           (da una voce preromana klapp = pietra. Cfr. lo spagnolo chapa

                        = lastra, lamiera) pietra piatta e liscia, lastra di cemento (lastri-

                            cato, sedile, lapide); anche ghiaccia

Chiatrà           gelare, ghiacciare

Chiatràt’        ghiacciato, gelato

Chiatrùn’       lastrone di ghiaccio, pezzo piatto di ghiaccio. Curiosità. “I chiarùn' (chiatrùn’ per 

                            me) ra niv’.

- Quando i frigoriferi non esistevano si usava la neve che veni-va portata dal monte Cuòzz’ ‘i Cirivièdd’ dove era stata conser-vata in una buca dopo le nevicate e, per farla durare fino all’e-state, veniva calpestata per farla indurire e coperta con foglie. C’è una località, sulle nostre colline chiamata proprio “i cun-servi” dove veniva conservata la neve in grosse fosse. Durante i mesi estivi veniva portata in città dai venditori per essere ven-duta. Questo sistema durò fino alla fine della 2° guerra mondia-le anche se, nel 1929 era stata installata una ghiacciaia in piaz-za IV Novembre da Emilio Mandarino. Nella Rùa Nova si po-teva gustare un’ottima granita che ‘za Parmira preparava arti-gianalmente. “Da Za’ Parmira la granita 20 lire, “ccà ruzzàta” l’orzata 25 lire, primi anni sessanta. (da: Il Calendario di Paola 2004, di G. Mario Minniti)

Chiatruòl’      ghiaccio, ghiacciolo che si forma nell’acqua delle fontane e

                        delle cascate

Chiàtt’            (dal greco πλατψσ/platys, lat. planus = spianato, schiacciato) piatto o fianco; anche grosso, grasso. Approfondimento.

In paolano, per la regola metrica che trasforma le due conso-nanti “pl” in “chi” (es. lat. plumbeum = chiùmmo), diviene al maschile chiàtto/chiattòne, con il significato di persona bassa, grassa e tarchiata e al femminile chiàtta/chiattòna, termini assimilati poi in tutta l’area meridionale italiana (ma chiàtta esiste anche in italiano ed indica un barcone o galleggiante con il fondo piatto). Un detto molto comune recita: “Sì trasùtu ‘i strìttu e ti sì mìsu ‘i chiàttu” che viene riferito a tutti coloro che per raggiungere un proprio scopo, si presentano con modi sem-plici e garbati, poi, quando riescono nel loro intento, manife-stano tutti i propri difetti comportamentali. Il termine paolano più straordinario derivato da chiàtt’ è chiattìdd’

Chiattìd’         (dal lat. volgare blattula, diminutivo del classico blattam, deri-

                        vato da plattus = schiacciato). Il sostantivo chiattid’ = in origi-

ne era l’equivalente della piattola = un acaro/parassita, dal no-me scientifico “phthirus pubis”, cioè piattola o pidocchio del pube, che si nutre del sangue attinto dai genitali; infestante e molto temuto era presente soprattutto nelle “case chiuse”.

Si ‘u lavùr’ cchi ti mànc’… chiattìdd’? ‘U chiattìdd’ è ‘nu mar-piùn = indolente, furbacchione, spregiudicato e quasi sempre anche un po’ imbroglione. Sì ‘na chiàttula con il significato di persona noiosa, importuna, appiccicosa

Chiattiddùs’/siccànt’ noioso, seccante, monotono

Chiattùn’       ramo di fico; anche grassone

Chiàtu            censura

Chiàv’            (dal lat. clavem) chiave, chiavistello, catenaccio, serratura

Chiavà/chjiavà   (dal lat. clavis = sferza per fare girare la trottola) scagliare,

                        vibrare, sferrare, lanciare; capitare, andare a finire (cchi ttè

                            chia vàt’= che ti è accaduto; addùv’ s’è jiùt’ a chiavà = dove è andato a finire; 

                            cchi l’è chiavàt’? = cosa gli è capitato?; s’è chiavàt’ fuòch’ = c’è stato un incendio 

                             o si è dato fuoco); fissarsi su qualcosa; anche copulare, coire

Chiavàta/chjiavàt’ fregatura, inganno; colpo dato con una chiave; anche coito

Chiàvìca/chjiàvica (dal tardo lat. clavicam, evoluzione del latino classico

                            cloacam) incapace, impedito; anche fogna, scarico di acque

                            luride a cielo aperto. Si ‘na chiavìca = sei un uomo di poco

                            conto, impresentabile

Chiàzza          (dal lat. plàteam, plàtea da cui plateia > platia > chiatia >

                        chiàzza) piazza; anche chiazza, alone

Chiazzaiuòl’ abituale frequentatore della piazza

Chiazzètta      (dal lat. platea = piazza, paolano chiazza) piazzetta, piccola piazza, grande cortile; anche via ampia. Toponimo di località a nord di Paola (via, rione)

Chiccàra/chicchìra (dallo spagn. jicara) tazza, ciotola con manico

Chiccarèdd’  tazzina da caffè

Chichiliàna   (dallo spagn. antico Chichilia = Sicilia) siciliana (da El poliglo-tismo en el teatro de Lope de Vega - 2.2. El italiano *2.2.4.1. El anzuelo de Fenisa, 1604-06 (VIII, 1617) pag. 265).

“Sànta Chichiliana” (inesistente) era la santa implorata con uno strambotto da noi ragazzi quando nei giochi di competizio-ne “si picciàva (jittàva ‘u pìcciu”) affinchè l’avversario di tur-no sbagliasse (scacàss’): Sànta Chichiliàna fa scacà ‘stà sànta màna, veniva ripetuto in cantilena fino all’errore del giocatore

Chìdd’            (dal lat. eccum illum > cu ill = eccolo lì) quello, quella (chìdd’  galiùt’ ‘i fìglit’)

Chìdd’ ca r’è r’è    quello che è - è

Chiddàt’         (dal lat. eccum alterum = ecco l’altro) quell’altro/a

Chiddavìa      in quel posto, là, in quella via

Chierìca/chjirìca (v. chjirìca)

Chièriv’          strabico, occhi storti

Chìn’              (dallo spagn. quién) chi

Chìn’è?           chi è?

Chìn’ si/a chìn’ appartièn’ chi sei? a chi appartieni? inteso come famiglia: classica domanda dei paolani per informarsi sull’identità di uno sconosciuto

Chiochiàr’      persona rozza, goffa, stupida; zotico, tanghero

Chiochiò         è uno stupido, come i gallinacei evocati dal termine (espres-

                        sione onomatopeica)

Chiòchiur’/chiòchiar’ (da chiochia = calzatura villica a foggia di sandalo che indossavano i contadini) sciocco, babbeo, zotico, rustico

Chiòma           capigliatura, chioma

Chiòvere         (dal lat. volgare plovere) piovere

Chiri-chiri      (dal grec. choíros = porco) voce usata per chiamare il maiale

Chirrènza       a credito, credito sulla fiducia

Chirrìja          credeva

Chìss’             (dal lat. eccum ipsum = eccolo lo stesso) codesto/a

Chìst’              (dal lat. eccum istum > cu isto = eccolo qui) questo/a

Chistuccà       questo qua

Chistudduòcch’ codesto; quello vicino a te

Chiùmm’        (dal lat. plumbum) piombo (bbòtt' ‘i chiùmm’, esclamazione per esprimere meraviglia o apprezzamento)

Chiùpp’          (dal lat. pòpulus, ploppum per metatesi e geminazione della

                        consonante postonica, da cui ploppo > pluppo > chiùpp’)

                            pioppo (via dei Pioppi oggi Corso Roma)

Chiuòppit’      che è piovuto

Chiùr’             (dal lat. volg. prùrere, dal classico prurire) prudere

Chiùr’             (dal lat. clàudere) chiudere

Chiurìss’         prudesse; anche chiudesse

Chiurìt’          prurito, irritazione cutanea che induce a grattarsi; anche qual-cosa fatta per diletto (volgarmente ppì chiurìt’ ‘i cùl’), deside-rio, voglia; anche chiudete

Chiùrma         (dal greco kéleusma, dal lat. volg. clurïma e dal class. celeusma

                        = ciurma) gruppo di persone o animali; banda, ciurma

Chiusùr’         recinto; chiusura, serratura

Chiùv’            (dal lat. clavum o dal veneto ciòdo letteralmente “chiodo” = li-

                        bellula, per la sua forma: torace corto e grosso e addome sotti-

                            le) chiodo. Àjiu patùt’ ‘i chiùv’ ‘i Crìst’ = ho sofferto come

                            Cristo sulla Croce

Chiuviètt’       chiodino (fungo); anche grosso chiodo

Chjicà             (dal lat. plicare, da cui anche chjìca = piega) piegare, girare, svoltare

Chjicàt’          abbassato; anche piegato, curvato

Chjicatùra      piegatura, curvatura; anche piega e risvolto dei pantaloni

Chjìn’             (dal lat. plenus) pieno, colmo, zeppo; affollato, gremito; sazio.

                            Chjìn’ ‘i vacantarìa = pieno di vuoto: si dice ironicamente di

                            qualcosa, come un contenitore, un recipiente, un locale com-

                            pletamente vuoti

Chjìna            piena, ripiena, ricolma; anche piena dei fiumi e dei torrenti

Chjinèra         piena del torrente, alluvione

Chjinìn’          chinino, solfato basico di chinina (farmaco) una volta usato come febbrifugo, antipiretico

Chjinulìdd’    (dal lat. plenus) dolci natalizi, panzerotti dolci farciti con mo-

                        starda d’uva, noci, mandorle, uva passa e miele di fichi

Chjirìca/chierìca (dall’agget. lat. ecclesiale clericam, sottinteso tonsura)

                            tonsura, chierica

Ciaciàn’          acqua ciaciàn’= caffè o altra bevanda molto diluita; urina; anche pudenda femminile

Ciacquàgl’/ciaccuàgl’ bargigli del gallo, barbazzale; anche orecchini pendenti; per traslato apparato genitale maschile

Ciàla/ciàula    ragazza di facili costumi; anche cornacchia

Cialamandrùn’ babbeo, semplicione; sfaticato, nullafacente

Cialià              beccare un po’ di qua e un po’ di là

Ciambàmbar’ tacchino

Ciambòtta      (dal franc. dialettale chabrot = miscuglio di vino e brodo)

                            specialità a base di patate, con miscuglio di zucca, cipolla,

                            melanzane, peperoni, pomodori, basilico ed olio; anche fare

                            baldoria, grande mangiata, abbuffata tra amici

Ciammuòriu (dal franc. ant. chamoire = moccio, malattia dei cavalli) specie

                            d’infermità del cavallo e di altre bestie; catarro cavallino; cimurro

Ciàmpa           piede, zampa, orma; ferro per zoccoli d’asino, cavallo o mulo

Ciàmpa ‘i cavàdd’ ferro di cavallo; salvatacchi e salvapunte metalliche a

                            forma di mezzelune che si facevano aggiungere dal calzolaio

                            sulle suole per preservare le scarpe nuove; anche erba sponta-

                            nea “Tussilago Fanfara” (tussis ed agere = “tosse” e “fare” o

                            “togliere”, quindi traducendo liberamente “far togliere la tos-

                            se”), serviva anche per curare le piaghe

Ciampicà        ciampicare, inciampare, camminare stentatamente, barcollare

Ciamprùn’/ciambrùn’/cianfrùn’ probabilmente dallo spagnolo “chan-

                            flòn”, che era il nome di un’antica moneta di rame grossolana,

                            tagliata male, storpiata prima in cianfrùn’ e poi in ciamprùne:

                            nel nostro dialetto è usato proprio per indicare qualcosa di

                            sgraziato, di grossolano, un uomo grande e grosso

Ciampunià/zampunià da ciampa = zampa + il lat. pūniō = punire, castiga-

                        re, vendicare) calpestare, pestare, schiacciare, opprimere, conculcare

Ciànca            (dal long. zanka = tenaglia) granfia, zampa, gamba

Ciànch’/ciàncu nodo alla gola (ti putìss’ fa ciàncu = ti possa trozzare) cibo tossico, veleno; anche intossicazione; indigestione; imprecazio-ne o maledizione. La persona alla quale è stato sottratto qualco-sa da mangiare scaglia una maledizione al ladro del tipo “ca ti vò ffà ciànch’”, la formula più forte prevede “tuòssìch’ e cianch’”

Ciànc’             vezzo, vizio, fisima; anche carezza, tenerezza, coccola

Ciancià           vezzeggiare, viziare, trattare amorevolmente

Ciancianèdd’ (dal greco kanakéo = risuonare, far rumore) campanella, sona-gliera; sonaglio, campanellino; pezzetti di latta o altro metallo molto leggero sistemati con fil di ferro nel cerchio del tambu-rello in modo tale che con le vibrazioni dello strumento produ-cano un suono tipico e gradevole. L’origine potrebbe anche essere onomatopeica

Ciancianièdd’ sonaglio, fronzoli rumorosi; oggetti di poco conto; ornamenti; fettucce di stoffa pregiata che alcuni signori nobili si facevano cucire sui gomiti della giacca o sulla tesa del cappello, per distinguersi dai ceti inferiori

Ciancianùs’    piagnucolone, persona con eccessivi vezzi, capriccioso, detto

                        anche di bambini

Cianciènn’      piangendo

Cianciòla        tipo di rete da pesca a circuizione

Ciancunijìn’ (dal franc. chiquer=masticare) mangiare, mangiare molto, in mo-do smodato

Ciangunèsa    (dispregiativo) cibo, minestra; (verbo) avvelenati, strafògati

                        (ti vò fa ciangunès’); anche avvelenamento

Ciangunià   mangiare con avidità, abbuffarsi, divorare

Ciangunìa   (imperativo) mangia, abbuffati (ciangunìa ‘sta ciangunèsa e finìscila = mangia e basta, smettila)

Cianfrùn’   (v. ciamprùn’)

Ciappètta   (dal lat. capulum = laccio, da cui lo spagnolo clapa = borchia)

                        fermaglio per scarpe, gancio

Ciaramèdd’    (dal lat. calamellus = tubo o călămus = canna) flauto, ciara-mella, zampogna, piva pastorale, costituito/a da un tubo di canna, variamente lavorato con vari fori ed una piccolissima cannula leggermente intaccata (ancia, linguetta) più o meno sottile che trasmette le vibrazioni alla colonna d’aria sotto-stante producendo un suono. Anche ciliegie a grappolo

Ciaramìl’/ceramìl’ (dal greco keramìdion) tegola, coppo, o tegola curva,

                            localmente detta anche “canàle”, prodotto tradizionalmente

                            per stampaggio ed industrialmente per estrusione, a Paola si

                            usava come stampo la coscia, ha pressappoco la forma di un

                            terzo di tronco di cono

Ciarivèdda     agnella, giovane pecora

Ciàrla/giàrla (dall’arabo garra o spagn, jara) contenitore di terracotta o metallico per contenere acqua o conservare l’olio

Ciarmà           (dal franc. charmer) fare per via di incantesimi e malie, stre-

                        gare, ammaliare, affascinare; anche parlare male alle spalle

Ciàula/ciàvula (dal greco keraís, napoletano ciaula) cornacchia nera, corvo,

                        taccola (uccello)

Ciavùcch’       credulone, mammalucco, incapace, fessacchiotto, tonto, cial-trone, babbeo

Cìbbia             (dall’arabo gabiyah = cisterna) vasca in muratura per contenere

                        e per conservare l’acqua da utilizzare per l’irrigazione

Cibbiùn’         grande vasca per raccogliere l’acqua ad uso del mulino o per

                            innaffiare

Cicàl’ ‘i màr’ pannocchia o canocchia o cicala di mare; anche magnosella; magnosa

Cicalìa            sonnolenza

Cicalià            che parla senza sosta a lungo con tono fastidioso; anche di

                        mezzo meccanico rumoroso

Cicalìzz’          cicaleccio, parlottio fastidioso

Cicàt’              cieco. Ca ti vù' vìr’ cicàt = che ti possa vedere cieco (bestem-mia)

Cicatèdd’        occhiolino, cenno d’intesa con l’occhio

Cìccavo           recipiente d’acqua usato dai pastori

Cìccia              carne, polpa

Ciccìll’            diminutivo di Francesco; anche nome di una caramella (caramèlla ciccìlla) (v. caramiddàr’)

Cìcc’ mi tòcca locuzione calabrese. Si dice di chi ostenta di non volere una

                            cosa che nella realtà non solo vuole, ma incoraggia perché si

                            faccia. Espressione nata dalla storiella della giovinetta, che

                            fingendo di protestare diceva alla madre: - Ma’ Cìcc’ mi tòcca,

                               ma sottovoce spingeva il fidanzato a carezzarla sempre di più: -

                            toccami Ci! ca màmm’ ‘u bbìra

Ciccuàgl’/cicquàgl’ bargigli del gallo, barbazzale; anche orecchini pendenti;

                            traslato apparato genitale maschile

Cicculàt’         cioccolata

Cicculatèra     (dallo spagn. chocolatera) cioccolatiera, caffettiera; anche auto

                            malridotta

Cicèrch’          (dal lat. cicercŭla, dim. di cicer = cece) cicerchia

Ciciarìedd’/cicirìedd’ ugola; anche piccolo cece

Cicìlia             orbettino (serpente); anche Cecilia

Cìcir’/cìciaru (dal lat. cicer, cìceris) ceci, cece: bolliti, lasciati asciugare e

                            quindi arrostiti, in un certo modo erano sempre presenti sulle bancarelle delle fiere

Ciciriàta         colore misto di bianco e nero, anche a pois

Cicirièdd’       ugola

Cicirignòla     serenata; anche pudenda femminile.

Filastrocca: ‘U scarpàr’ ticch’, ticch’,/sèmp’ pòv’r’ e mai rìcch’;/‘mpìcia ‘a ‘mbìgna e ‘a sòla/e bba cantànn’ ‘a cici-rignòla. Variazione: ‘U scarpàru: ticch’ ticch’/sèmpr’ pòv’r’ e mai ricch’/quann’ vèn’ Natal’/s’arricchisce ‘u scarpàr’/ finisc’ ‘a ‘mpigna e ‘a sòla/e va cantànn’ ‘a cicirignòla. Approfondimento. La Cicirignola è una canzone. La cantavano i sanfedisti del cardinale Ruffo, quelli che nel 1799 riportarono i Borboni al potere. Il titolo Cicirignola è una scimmiottatura della Carmagnola, canto dei rivoluzionari giacobini, che ave-vano creato la Repubblica Napoletana, sconfitta dalle armate di Ruffo. Questo detto popolare si trova diffuso in varie zone del sud con delle varianti. Da noi gli scarpari si sono arricchiti, in altre zone sono così poveri che non hanno più né ‘mpìgna né sòla e si sfogano cantando la Cicirignola (da internet)

Cicirinèdd’     Cicerenella: personaggio di un’antica tarantella napoletana;

                        Pulcinella?; anche piccolo cece, cosa piccola, pollastrella

Cicirùn’            strillozzo (uccello)

Ciciulià           bisbigliare di continuo

Cicòria sirvàggia/piscialiètt’ dente di leone

Ciddùzza        uccellino

Cièdd’             (dal latino avicellum) uccello

Cièdd’ ‘i nòtt’ pipistrello, uccello notturno

Ciènt’             cento

Ciènt’àcqua  cento acque (cento sorgenti), toponimo di località a nord di Paola

Ciènt’pèzz’     òmaso, stomaco dei bovini

Ciènt’ pièr’     centopiedi, millepiedi

Ciènt’nièrv’    (latinizzazione del nome greco della pianta pentanéuron, neo-greco pentanéuri = cinque nervi) piantaggine

Cièrr’              (dal lat. cirrus) cresta dei gallinacei; ciocca di capelli; bioccolo,

                        batuffolo di lana; cerro (Quercus cerris)

Cièrr’ ‘i gàdd’ cresta del gallo; anche Celosia cristata o cresta di gallo (fiore)

Cièrr’ ‘i gàdd’/giurgiulèna sar(i)vaggia/pedirùss’ (v. vritta) amaranto

Cièrtu/cèrtu/zèrtu/zièrtu    certo; anche alcuno

Cièvuz’/cièuz’ (dal lat. mòrus celsa = da eccelsa, alta, per distinguere dalla

                            mora di siepe) pianta di gelso

Cìfaru/cìfiro (dal lat. lucĭfer -a -um, comp. di lux lucis = luce e fer –fero =

                            portare, calco del gr. phōsphóros) letter. in senso etimologico,

                                che porta la luce, che dà luce: il dio dalla lucifera quadriga

(D’Annunzio), diavolo (Lucifero), demonio, satana, satanasso; 

anche bambino molto vivace (cifaririèdd’)

Cifrèca            (dal lat. faeccula = feccia, cosa di cattiva qualità o dall’arabo

                        safag = cosa cattiva) brodaglia, sbobba, sciacquatura ‘i piàtt’.

                            Specificamente si diceva per il “caffè” di cattivo gusto, o per il

                            vino non ancora aceto. Si indicavano anche persone con un

                            certo carattere

Cìgl’                (dal lat. cilium) ciglio; anche ciglia

Ciglià              (dal lat. acileus, variante di aculeus, = pungiglione, spina della pianta) germogliare

Cigliàt’           germogliato, ortaggio da cui spunta un germoglio (cipolla,

                        patata, ecc.)

Cìgliu              margine, orlo, bordo

Cìgna              (dal lat. cĭngŭla = cintura) cinghia, cintura

Cignàl’           cinghiale. Dal lat. (porcus) singularis = porco che vive solita-rio, incrociato con “cinghia” per la fascia di setole bianco-gial-lognole che ha intorno al collo

Cignètta         cinturino, cinghietta

Cigulà             cigolare, stridere, scricchiolare

Cìgulu             nostalgia; voglia; pigolio degli uccelli

Cilistìn’           (dal lat. caelestinus = celeste, divino) di colore celeste o che tende al celeste, celestino

Ciliùsa            defecazione animale (polli) eccessivamente liquida e scura per

                        effetto della diarrea (mmèrda ciliùsa)

Cìma               (dal greco kýma, lat. cyma = germoglio, parte più alta) punta di ramo, ramo; anche nome generico marinaresco di fune o corda

Cìmic’ puzzulènt’ cimice verde (nezara viridula o palomena prasina)

Ciminèra        (dal franc. cheminée) ciminiera, canna fumaria

Cimùsa           cimosa; anche pianta con tanti rami

Cinàgl’/‘ncinàgl’   inguine, basso ventre

Cinànca          bulimia, fame eccessiva. Nella credenza popolare verme che nasce nella lingua del cane o del gatto; bulimia degli animali: per evitarla si tagliava loro la punta della coda; anche tosse canina, mal di gola che serra la gola e provoca soffocamento

Cinancarìa     mangia spiluccando e di malavoglia; con la lingua piena di

                        vermi (riferita a cani e gatti)

Cìnch’ann’     cinque anni

Cìnch’             (dal lat. cinque, per quinque) cinque

Cìnch’ frùnn’   cinque foglie; sberla, schiaffone

Cìnch’ jìrit’ cinque dita; sberla; nell’espressione jiucà a cìnch’ jìrit’ (dal lat. parlato cinquedentia = cinque denti) rubare, rubacchiare

Cinciulìn’   sonaglio, per estensione pudendo maschile

Cingùl’           (dal lat. cingulum = cinturone) lacciolo, stringa; anche la corda dell’abitino “r’u monachièdd’”

Cingùmm’      gomma da masticare, chewingum

Cìnim’            cinema, cinematografo

Cìnnira           (dal lat. cĭnis -nĕris, cinisia) cenere

Cinniràta        cenere su cui si è versata acqua bollente per il bucato; scherzo poco bello e poco igienico, caduto in disuso, che si faceva tra ragazzi, consistente nell’atterrare il compagno preso di mira

                        e immobilizzarlo; nel frattempo qualcun altro provvedeva a raccogliere erbacce o altre schifezze, talvolta spazzatura di strada, quindi gli si slacciavano i pantaloni e si svuotava il contenuto nelle mutande; anche solleticare un bambino

Cinnirùs’        cosparso di cenere; chi sta sempre vicino al focolare, accanto

                        al fuocherello, perché sente freddo o perché ha poca voglia di muoversi, di uscire o di lavorare: era detto anche gàtta cinnirusa

Cintrà             entrare, fare parte, essere conteggiato in un gruppo

Cinzìn’/Cenzìn’   Vincenzino, Vincenzo

Ciofèca/ciufèca (dal greco κωφός, kofos = aspro, oppure dall’arabo sciafek = sgradevole) bevanda o vino scadente, di scarto, di pessimo gusto (caffè).

Durante la guerra quando il caffè si vendeva solo di contrab-bando e a caro prezzo, contando i chicchi, si usava arrangiarsi con surrogati artigianali. Il risultato era una bevanda ciufèca che aveva solo il colore simile al caffè.

                            A prescindere dal caffè d’orzo, ancora oggi apprezzato da

                                molti, i surrogati erano tanti a seconda della fantasia e della

                            disponibilità: si usavano radici di cicoria essiccata e tostata,

                            chicchi di segale, di riso e di frumento, fichi secchi, lupini,

                            ceci, fagioli, cicerchie, sesamo, castagne, nucìdd’ amiricàn’,

                            ecc. Nella tostatura si aggiungeva un pezzo di grasso e un

                            cucchiaio di zucchero per formare il caramello che dava un

                            ipotetico aroma all’intruglio

Ciòncia           persona grossa, ma anche un po’ babbea; forma volgare per

                        pudendo maschile

Ciònc’/ciunciùn’ fesso, maldestro, incapace, timido, impacciato

Ciòta               deficiente, cretina, pazza

Ciotampàr’    credulone, sciocco, sempliciotto

Ciòtula           tazza, vaso

Cìpp’              (dal lat. cippus) cippo, ceppo

Cìpria             talco; borotalco

Cipùdd’          (dal lat. cepulla = cipollina) cipolla; alluce valgo; callosità este-sa e duroni dei piedi; nel gergo malavitoso orologio da tasca; anche livido, ficozza, bernoccolo; insomma botte (si viègnu dduòcch’ puòrt’ cipùdd’ = stai attento che sono botte)

Cipuddìna      piantine di cipolla da trapiantare

Cipuddùzz’    piccola cipolla

Cìra                cera; anche viso

Ciralòide/pillicùla (storpiatura del termine italiano celluloide) pellicola, film

Ciràs’             (dal lat. tardo cerasium, greco kérasos) ciliegia, dal nome della città di Cerasunte, o meglio Giresun, nel Ponto (l’attuale Tur-chia) da cui, secondo Plinio il Vecchio, furono importati a Ro-ma nel 72 a.C. da Lucio Licinio Lucullo i primi alberi di cilie-gie. Secondo alcuni studiosi il termine deriva, invece, dall’ara-bo e il frutto è originario della località persiana di Kèrasa, ma

                        le due ipotesi (più o meno contemporanee) potrebbero nascere

                            dallo stesso termine riportato in due versioni linguistiche,

                            peraltro molto simili

Cirasèdd’       ciliegina; bacca di biancospino o di vischio (si usavano per il

                        presepe). Toponimo di località montana di Paola

Cirasuòl’        tipo di oliva e di vino

Ciràul’            (dal greco keràules = suonatore di corno) colui che va a caccia di serpenti, domatore, incantatore di serpenti, serparo

Cìrca               cerca; anche all’incirca

Circà               (dal lat. tardo circare = andare intorno, derivato da circa = intorno) cercare; chiedere

Circhiètt’        cerchietto, ghirlanda

Cìrchiu           (dal greco bizantino kìrklos, dal lat. circulum) cerchio

Circhiùn’        cerchione; anello di ferro o d’acciaio applicato alla circonfe-

                        renza delle ruote dei carri e delle carrozze

Circùl’ quèstr’ circo equestre

Cirìdd’ ‘i cràp’ sterco, escrementi di capra

Cirimònie       formalità che ha della finzione: mància, ‘u fà cirimònie = mangia, non farti riguardo

Cirinèju          cireneo, uomo brutto, poco raccomandabile, energumeno che

                        risponde male; anche soprannome paolano

Ciripà/ciripàn’   pannolino per neonati. È un pannolino lavabile ripiegabile

                        dotato di laccetti di chiusura, molto utilizzato in Italia fino agli

                            anni ‘70.

Cirivièdd’       (dal lat. cerebellum) cervello (‘u cirivièdd’ è ccùm’ ‘nu vèl’ ‘i

                            cipùdda)

Cìrma/Cirmiddùzz’ (dal greco kirba = sacchetto) sacco, sacchetto di tela, in origine sacchetto appeso al grembiule per la raccolta di spi-ghe di grano, subito dopo la mietitura (spigolare). L’uso, quin-di, ha consentito l’estensione del termine a qualsiasi sacchetto di qualsivoglia materiale, atto alla raccolta di cose durante la giornata in campagna (olive, frutta, semi, noccioline, etc.)

Cirmulià         (dal lat. cèrnere = vagliare agitando il setaccio) ancheggiare,

                        sculettare, muoversi tutta, dinoccolarsi, dimenarsi

Cirmuliùs’/pulicìa che ancheggia, sculetta quando cammina; attira l’atten-

                            zione

Cirnitùr’(‘u)    buratto o burazzo (si ottengono le farine: ‘i jihùr’, ‘a grànza, ‘u

                        granzùn’ e ‘a canìglia)

Cirnùt’           setacciata, cernìta

Cirògin’          (dal lat. cer(am)+ gěno) candela, cero

Ciròma           (dal lat. celeuma = canto o grido dei marinai) bagarre, chiasso, confusione, baccano

Cirrià              amoreggiare, trescare

Cirriàta          espressione triviale per indicare uno scherzo crudele traduci-bile in “torcitura dei testicoli”

Cirùm’            (dal lat. mediev. cerumen) cerume

Ciruòmmul’   pietra non troppo grande

Cirusìch’        (dal lat. tardo chirurgĭcus) medico, chirurgo

Cirvièdd’       (dal lat. cerĕbĕllum dim. di cerĕbrum) cervello. Toponimo

                       montano di Paola, cuòzz’ Ciarvièdd’

Cirvùn’/cervùn’ (da “cervo”, per la forma a corno) cappello tipico calabrese

                            per la sua forma a cono

Cìst’                (dal lat. schistus, greco schistòs = scisto, petrolio illuminante) petrolio; olio di scisto; anche cesto

Cìsta               (dal greco kíste, lat. cista = cesta) cesta, canestro, sporta; cisti

                        patologica

Cistàr’            cestaio

Cìtala              nominala; anche denunciala

Cittatìn’         (dal franc. citadin) cittadino

Citilèn’           acetilene (lintèrna a carbùr’): è un gas più leggero dell’aria (formula chimica C2H2), prodotto dalla reazione chimica gene-rata dal contatto dell’acqua con il carburo di calcio

Citràngul’      (dal greco medievale kitránguron = melangolo) arancia amara,

                        varietà di arancia

Citràt’            citrato di magnesio effervescente

Citratella        erba cedrina, detta anche erba Luisa, odorosa come il cedro

Citrinùs’         (dal greco kítrion = limone, attraverso il lat. citrinus aggettivo

                        di citreum = cedro, limone) giallo, colore del limone; malan-

                            dato, di poca salute

Citrùl’            (dal lat. volgare citriolum) cetriolo

Citrùl’ simintùs’ è il cetriolo andato in semenza, che per esser divenuto insi-pidissimo, non è più atto a mangiarsi. Perciò in senso traslato denota una persona assolutamente stupida e senza sale in zucca

Cìtt’-cìtt’        zitto-zitto

Cìtt’ e mùsch’/musca-musca (si tratta di una richiesta) stai zitto, talmente zitto che non si deve sentire volare una mosca; fare silenzio. Di solito si usa tra ragazzi, e comunque è una richiesta un po’ ma-leducata. Si pronuncia con un tono autoritario e spesso si mette un dito sul naso per rafforzare il concetto

Cìttu               (dallo spagn. chito) taci, zitto, non parlare

Ciùcc’             asino; gran testone

Ciùccia           asina

Ciuccign’        asinino

Ciucciùn’/ciucciarièdd’ ignorante; grosso asino

Ciucculàta      (dallo spagn. chocolate, dall’azteco kakawúatl, bevanda di ca-cao) cioccolata, miscela di zucchero e cacao

Ciucculatèr’   cioccolatiera, caffettiera napoletana

Ciuciulià         bisbigliare, confabulare a bassissima voce (‘a vulìt’ finìsc’ ccù

                        ‘stù ciuciuliamièntu?)

Ciuciunièdd’ clitoride (dal gr. (ἡ) κλειτορίς -ίδος)

Ciùful’/ciuòful’ zufolo

Ciulèdda         (dallo spagn. chula? = bella, graziosa) lucerna, lampada portati-

                        le a olio a uno o più beccucci

Ciulìa/cigulìa pigolio degli uccellini appena nati; cigolio di porte

Ciuncà            storpiare, rendere inerte, paralizzarsi

Ciuncarièdd’ sciancato, storpio

Ciùnch’/ciùng’ (dal lat. antico concius) storpio, zoppo, paralitico; cioncato, paralizzato. Ciunch’ r’i frìdd’ = intirizzito, come un pezzo di ghiaccio; Stàtt’ ciùnch’!” = sta’ fermo e buono

Ciunciulià/cinciulià gingillare, perdere il tempo in cose di poco conto,

                        baloccarsi, ciondolare, girarsi i pollici, grattarsi la pancia, stare

                            con le mani in mano, trastullarsi

Ciùnn’/cùnn’ (dal lat. cunnus) pudenda femminile (v. cùnn)

Ciuòt’             (dallo spagn. chayote = zucchina o franc. sot = sciocco) sciocco, stupido; matto, bizzarro

Ciurlà             fregare, far fesso, riferito ad una persona, che si accolla degli

                        impegni che non manterrà mai, che non riesce a realizzare le

                            promesse fatte, o anche che pattuisce accordi senza onorarli

Ciùrma/chiùrme (dal lat. turba = turma) folla, schiera, gruppo, moltitudine

Ciurmulià       contorcere, camminare contorcendosi (modo di fare femmi-nile)

Ciutìa             stupidità, idiozia, scemenza, stupidaggine

Ciutià             fare il cretino apposta, atteggiarsi dicendo e/o facendo cose stupide, fare il matto

Ciutìgn’          comportamento poco responsabile, stupido, ottuso; volubile,

                        stravagante, pazzarèllo

Ciutìsca          pazza, non completamente sana di mente, stupida

Cìv’                 avere pensieri, preoccupazioni; seme della zucca o dell’anguria;

                        anche midollo

Cìv’ i cùnn’    una persona tonta (minchione, cazzone); anche clitoride

Civà                (dal lat. cibare = nutrire) dar da mangiare, imboccare; imbec-

                        care

Cìva                piccolissima quantità di polvere da sparo, molto sottile, che si metteva nella “spilletta” del fucile avancarica per produrre un scoppio violento e tempestivo, provocando l’accensione e lo scoppio della polvere da carica già introdotta. Il termine si usava anche per indicare un inizio difficile di qualsiasi azione

Civètta            ragazza un po’ vanitosa, smorfiosa; anche rapace notturno

Cìvita              manina, fungo conosciuto con il nome scientifico di “clavaria flava” o ramaria

Civitèdda        spugnola (fungo)

Cìvul’/cìulu    pensiero assillante

Clutìld’           Clotilde

Còc’                (dal lat. pop. còcere, class. cŏquĕre) cuoce; anche scotta

Còcc’/Cuòcc’ chicco (d’uva, ecc.); fagioli freschi, pezzetto; infezione cutanea, foruncolo; segni                                             lasciati sul braccio dalla vaccinazione contro il vaiolo

Coccìare/Cuccìare raccogliere chicco a chicco

Coccijàta/cuccìata piccola quantità (‘na cucciàta r’alìvr’) uno qua e uno là

Còcia              che cuoce, cuocere; anche che ha la febbre

Cocò               (dal lat. coccum, coccula = tuorlo) vezzeggiativo che si dà all’ uovo, usato per lo più nel linguaggio infantile

Còdda             colla, adesivo

Còfana/cuòfun’ grossa cesta rotonda; anche cassetta contenitore per traspor-tare oggetti e cose con asini o muli

Còffa              (dall’arabo kuffa = fondo, cesta, spagn. cofa, greco kophinos)

                        coffa, nassa, contenitore in legno per parancale

Cògl’               raccogli, colpisci

Cogliatùtt’     prendere tutto

Coglìri            cogliere, raccogliere; colpire

Còla                giovamento, beneficio, miglioramento. Diminuitivo di Nicola

Colombo         Corso, situato nella parte alta del centro storico. Toponimo di

                        località già Vigna della Corte

Colòno            (dal lat. tardo mediator = intermediario) mezzadro

Colùt’             trovare giovamento, beneficio, sollievo

Còmmut’        comodo, adagio; anche recipiente 

Commitièdd’ recipiente comodo, adatto, adeguato

Cònca             catinella, grossa bacinella

Concrusiòn’   (dal lat. conclusionem) conclusione

Conquìbus      latino maccheronico (cum quibus = con i quali) soldi, denaro, monete

Conzà             aggiustare, riparare; condire, preparare

Conzàla          condiscila; anche aggiustala

Copanàt’/copaniàt’ vuoto all’interno, cavo, cavernoso

Còpano           cavo, vuoto, cavernoso, perforato, svuotato

Copiacòrn’     cornuto, marito tradito, becco; anche persona

ficcanaso, impiccione, pettegolo, invadente

Còppula         berretto

Còr’                cuore

Còrchia          (dal lat. cochlea, greco koklías = chiocciola) lumaca; grillotal-pa: insetto detto anche rùfola o zuccaiola, simile a un grillo, con zampe anteriori allargate e piatte, usate come robusti organi sca-vatori; vive sottoterra

Còrchia          buccia, corteccia, pelle (tamàrr’ ccà còrchia = zotico matrico-

                        lato); guscio dell’uovo; mallo della noce, crosta del pane, ecc.

Còrd’              corda (còrd’ ‘i sàzizz’)

Cordicèdd’     corda sottile, spago

Còrn’              corna; anche bernoccolo; sporgenza

Còs’                cose in genere; ingredienti (sùp’ ‘i còs’ vìst’, cci càca ‘a

                            mùsca)

Còs’ d’òva      dolcetti natalizi

Còs’ frìtt’       fritti in generale

Cosicedda       un piccolo oggetto, una cosa da niente/nulla

Costicèdd’      costata di maiale, costoletta; costole

Còta                (dal lat. quota pars) parte di una quantità; ‘na còt’ ‘i fìch’ = una raccolta di fichi; quota di altitudine; quota di volo

Còtich’           (dal lat. cutis) cotica, cotenna (di maiale)

Covatùs’/sciacquo    detto di uovo non fecondato, uovo che non si schiude, fallito; anche di uovo marcio (dopo l’incubazione)

Còzza              (dal lat. cochlea) testa; anche cozza (mollusco)

Còzza munnàta testa pelata, calva

Còzz’/cuòzz’ Ciarvièdd’ Cozzo Cervello vetta (1.389 m.) a nord/est di Paola

Cràpa             (dal lat. capram) capra; persona ignorante

Crapàr’          allevatore o custode di capre

Crapìcc’         capriccio

Crapiètt’        (dal provenz. cabrit) capretto

Crapìgn’         fare le cose frettolosamente e male; anche persona selvaggia

Crapiòla/capriòla capriola, capovolta

Craprùn’/capùn’ caprone; bifolco, buzzurro; anche cafone

Cràst’             (dall’antico slavo ukràst o cràst = rubare) furbo, vispo, cocciuto; anche cornuto, becco

Cravattìn’      cravatta a farfalla, papillon; anche risvolto della giacca

Crema            (dal franc. crème, gr. crisma (χρίσμα (sost.) < χρίζω (verbo) = spalmare (nei tempi antichi, piuttosto d’olio, ma qualsiasi sostanza applicata sul corpo, aromi, ecc). Da questo anche la parola Cristo

Creparùs’/crepagnùs’ dispettoso, indisponente, irritante, fastidioso

Crèspa            (dal lat. crispus = arricciato) ruga, piega, grinza

Criànza          (dallo spagn. crianza = educazione) educazione, creanza; com-

                        portamento; piccola quantità di cibo lasciata nel piatto dai

                            benestanti quasi a sottolineare l’abbondanza: à lassàt’ ‘a

                            criànza; anche bambini. Curiosità. (da Internet)

“‘A crianza è termine derivato dallo spagnolo criar = allevare, educare, a sua volta derivato dal verbo latino creare col signi-ficato di modellare. Vari sono i modi di dire legati a questa pa-rola: “làssa ‘o muòrzu r‘a criànza!” era l’imperativo rivolto nell’Ottocento dai genitori ai propri figli invitati a pranzo in casa di amici e/o parenti affinchè non mangiassero voracemen-te tutto il contenuto del piatto e lasciassero invece il “boccone della buona educazione”, a dimostrazione che non erano tanto affamati, poveri e bisognosi; profonda verità ha invece il detto “‘a lìra fa ‘u rìccu, ‘a criànza fa ‘u signùr’” che sancisce in maniera drastica la differenza tra il “signore” e l’arricchito; ancora “màla criànza” o anche “‘u tèn’ criànza” oppure un giro di parole, come nel detto “‘a cumpirènza è ‘a mamma r’a màla criànza” = la confidenza è la madre della cattiva educa-zione. Infine criànza può significare una regalia, una attenzione o una offerta

Criapopùl’     letter. crea popolo; viene usato in modo scherzoso per indicare

                        lo sperma, per traslato pudendo maschile

Criatùr’          (dal germ. krein = pianto, spagn. crianz= bambino) bimbo,

                        fanciullo, bambino

Crìcch’ (a)       a credito, sulla fiducia

Crìcco             (dal franc. cric) martinetto, binda, arnese che serve a sollevare pesi

Crìdere/crìrere credere, supporre

Cridènz’/crirènz’ (dal lat. creditum = credere) credere nella parola del debito-re di pagare in un momento successivo, comprare a credito sulla fiducia, a debito; anche mobile da cucina

Crieleisònn’    arrabbiatura; anche (si mi sùman’ i crieleisònn’…) ghiribizzo,

                        capriccio, bizzarria improvvisa

Crijàt’            creato, dato vita, realizzato

Crijatùr’        bambino, neonato, figlio piccolo

Crìju               credo

Crìn’               (dal lat. crinis = capelli) materiale fibroso usato per imbottire

                        materassi e cuscini (crine vegetale ricavato dai rami e dai fusti

                            di alcune piante; crine animale costituito dal pelo della coda e

                            della criniera dei cavalli e dei cammelli; anche chioma, capelli

Cripà              crepare, morire; anche spaccarsi, fendersi

Crìs’               creduto

Crisàra/grisàra (dal greco kresèra, kresàra = vaglio) crivello, buratto, setac-cio per la cucina, vaglio di seta molto fine; staccio di farina usato anche per “passare” la ricotta fresca per preparare i cannoli

Crìsc’              cresce, aumenta, monta, prospera, si ingrossa

Criscènza        crescita, crescenza, sviluppo; anche lievito

Criscimùgn’   (dal lat. parlato crescimonium plur. crescimonia = sviluppo della persona) crescita; sviluppo; indumento, vestito di misura ampia in previsione della crescita del giovanetto, in crescita

Crisciùt’         cresciuto, lievitato; anche finito (in modo scaramantico; àt’ cri-

                        sciùt’? = avete finito?)

Crìsima           (dal greco chrisma) cresima

Crista             cresta; Serra di Paola confinante con Montalto

Crìsta ‘i gàdd’ cresta del gallo; Celosia cristata (pianta ornamentale)

Cristallèra      mobile a vetrina per oggetti in cristallo

Cristarièdd’   (dal franc. crécerelle) gheppio, falco, falchetto, probabilmente

                        da una forma normanna del termine cestarèllo, usato in falco-

                            neria o per via della sua somiglianza quando è in volo alla cro-

                            ce del Nazareno; anche persona magra, smunta e afflitta

Cristiàn’         (dal lat. Christiànus, greco Khristianòs, der. da Khristòs = Cri-

                        sto) cristiano, persona, essere umano; anche Cristiano

Cristièr’          (dal lat. clysterem) clistere, clisma, peretta

Crìta               (dal lat. crēta) creta, argilla

Crìv’               (dal latino cribrum = setaccio) crivello, staccio

Crocchè          (dal franc. croquette) polpettine di patate o di riso di forma allungata

Cròccia           (dal germanico krukkia) bastone ad uncino, ricurvo

Cromatìna      (dal greco khrômatos = colore) lucido per scarpe, di diversa colorazione, cera per lucidare le scarpe

Cròsc_sca       costola, la nervatura spessa e dura nel mezzo della foglia del

                        cavolo

Cròzza/còzza testa, cranio, capo (dal precedente significato di “ostrica”, che ha l’italiano antico “croccia”)

Crùc’              (dal lat. crux-ce=croce) croce; anche località periferica a nord

                        di Paola (via e rione)

Crucchiètt’     gancetto, piccolo gancio, bastone a gancio per abbassare i rami

Crucètt’          piccia, coppia di fichi secchi lavorati a forma di croce farciti con

                        noci o mandorle

Crucìna/cudicìna peduncolo, picciuolo o picciolo, gambo di un frutto; gam-bo, parte finale. Da ricondurre al termine dialettale napoletano o fuscaldese, e quindi paolano, cudicina che col passare del tem-po, attraverso un processo di “corruzione lessicale” si è modifi-cato in curicina < crucina

Cruòcch’        (dal franc. accroc o croc = uncino) gancio, raffio, doppio unci-

                        no: strumento di ferro o di legno adunco che serve per appen-

                            dere, prendere o per tenere qualcosa

Cruòp’            (dal greco copros) letame, concime animale

Crupià            fertilizzare, concimare

Crùr’/crùd’    crudo, poco cotto; anche non maturo

Cruscè            (dal franc. crochet = gancio) uncinetto

Cuadià            scaldare; riscaldare

Cuccà             cuccare. In italiano il verbo cuccare ha il significato di ingan-nare, gabbare, perché il cuculo (dal latino cuculus), in una sor-ta di sana collaborazione, cova le uova depositate nel nido dal-la sua femmina, contraddicendo (ingannando) la regola genera-le della riproduzione tutta a carico della femmina (non a caso si chiama “maternità”); in italiano cuccarsi dunque equivale ad accettare una situazione di buono o cattivo grado. Il paolano cuccare, invece, usato sempre nella forma apocopata cuccà, significa coricare, mettere o mettersi a letto. Per questo motivo alcuni linguisti sostengono che il cuccà calabrese non derivi da cuculus, ma dal tardo latino collocare (in lecto): collocare

                            > col’care > coccare > cuccare > cuccà

Cuccàgna       (dal lat. mediev. cocania o franc. cocagne = leccornia) cucca-gna. L’albero della cuccagna è un gioco popolare i cui parteci-panti devono cercare di prendere dei premi, di norma generi alimentari, posti in cima ad un palo solitamente ricoperto di grasso o di altra sostanza che rende difficile l’arrampicata da parte dei concorrenti. Curiosità. Il termine cuccagna era usato scherzosamente dagli autori francesi per indicare un posto im-maginario in cui anche i cialtroni vivevano come i re, circonda-ti da cibo e da ogni sorta di bontà. Venne usato, con la formula “albero della cuccagna” per le attrazioni organizzate durante il Carnevale napoletano del viceregno e inizialmente consisteva in un banchetto offerto dai nobili ai napoletani meno abbienti, che lottavano per ottenere un pasto “altolocato” per un giorno

Cùcchia          (dal lat. copula) coppia, due (vulìss’ ‘na cùcchia ‘i pàdd’

                        ‘mprùnt’)

Cucchiàr’       (dal lat. cochlearium = attrezzo che serviva ai Romani per man-giare le chiocciole) grosso cucchiaio di legno per rimestare, me-stolo; anche cucchiaio

Cucchiara       tipo di cazzuola dei muratori

Cucchiaràt’    cucchiaiata

Cucchiarèdd’    mestolo o ramaiolo, cucchiaiotto di legno; cazzuola; anche fonte della Cucchiarella presso il Santuario di San Francesco; l’acqua, che viene attinta dalla “cucchiarèdda’”, mantiene sem-pre lo stesso livello. La storia ci fa sapere che i francesi la fecero prosciugare nel 1806 per accertare la verità del fenomeno e constatarono che essa poco dopo era ritornata al livello ordinario

Cucchiarìn’    cucchiaino

Cucchiàta       coppia, gemelli

Cuccìa            (dal greco kóukkìa o kòkkìa oppure kóllyva = chicchi, granelli) grano bollito con cioccolato, uva passa, noci e latte.

                            Per saperne di più: http://digilander.libero.it/cultura.popolare/ pignola/tradizioni/cuccia.pdf.

Cucciàrda       allodola

Cuccijà           (dal lat. acinus o acinum = bacca, chicco) raccogliere acini a uno a uno, con specifico riferimento alle drupe dell’olivo, raggra-nellare, raccattare

Cuccitèdd’/coccitèdd’ fagioli freschi, novelli

Cucciùtu         testardo, ostinato, caparbio

Cùccu/cucù     (dal lat. cuculus) cuculo; civetta

Cùccuma/ Cùcuma (dal lat. cŭcŭma o cŭccŭma, voce onomatopeica) reci-piente di rame o di altro metallo per la preparazione del caffè

                            in famiglia; caffettiera napoletana; bricco, brocca, orcio pan-

                            ciuto di terracotta un tempo usato per conservare liquidi, in

                                    particolare l’olio (paragonabile ad una “langèdda” senza

                            manici)

Cuccutìcchiu cuore della verdura, la parte tenera e bianca della lattuga e della

                        scarola

Cuccuvedda   (v. cucuvedda) civetta, coccoveggia

Cucènt’           cocente, scottante

Cucinàra        mestolo di legno

Cucinàt’         vivande che sono state preparate e sottoposte a cottura; è l’insie-me delle pietanze cotte

Cucùdd’         (dal lat. cucullus = involucro) bozzolo del baco da seta; anche

                    gruzzolo di denaro, risparmio

Cucugliàta      allodola (è una specie stanziale)

Cucuma          (dal lat. cucuma-ae = cuccuma) vaso di rame o terracotta; anche caffettiera napoletana

Cucummaru dal nome greco kòmaros = corbezzolo

Cucùnu           femore, commessura, giuntura della coscia

Cucuvèdda     (dal greco caccabìs) chiaramente di origine onomatopeica: civetta

Cucùzz’(monte)   Monte Cocuzzo. La denominazione deriva dal lat. Cacu-

                            tium = cattiva forma, forse dovuta alla forma conica della vetta

                            che nell’antichità poteva far presagire che si trattasse di un vul-

                            cano, infatti nel medioevo ha fatto nascere “il mito della mon-

                            tagna di fuoco”. Da:

              https://www.consiglioregionale.calabria.it/pl10/468.pdf

Cucùzza          (dal lat. tardo cucutia) zucca. Figurato: testa vuota

Cucùzza lòngh’ zucchina lunga o d’acqua (lagenaria longissima)

Cucuzzàr’       zuccaia; venditore di zucche; anche gioco, passatempo a pegni 

Cucuzzièdd’   zucchina

Cucuzzùl’       cima, sommità

Cucuzzùn’   persona un po’ stupida ma anche caparbia; uomo dalla testa grossa; anche frutto della pianta del lino

Cuddàr’    collare, colletto

Cuddùra         (dal greco kolloùra = ciambella, corona) pane a forma di ciam-bella, focaccia; tipico pane pasquale a forma di ciambella (‘u tòrtanu) che si faceva per la famiglia, con tante uova che oc-chieggiavano intorno per quanti erano i componenti del nucleo familiare; anche collana di salsiccia

Cuddurièdd’ piccole ciambelle natalizie fatte con pasta di pane e/o con l’ag-

                            giunta di patate (lessate e schiacciate). Sono dei lievitati che

                            possono essere preparati sia in versione dolce che salata, sem-

                            plici o ripieni: in questo caso non si fa il buco ma prima di ini-

                            ziare a friggere si appiattisce delicatamente il panetto di pasta e

                            si farcisce o con un filetto di acciuga o con un pezzetto di ri-

                            cotta oppure con salame e scamorza, poi si richiude a mezza-

                            luna e si sigilla bene affinché in frittura non esca il ripieno

Cudicìn’         (v. crucina) peduncolo, gambo della frutta, picciolo

Cufùn’/fucùn’/furnèll’/furnagèdd’ piano del forno a legna; parte delle

                            antiche cucine a legna costruite in muratura e composte dal

                            focolare (fuculàr’), dove si bruciava la legna e da un piccolo

                            “barbecue” (fucùn’) dove si mettevano le braci per tenere in

                            caldo il cibo

Cuggìn’          cugino (cumpàr’ e cuggìn’ fricàl’ ppì’ prìm’)

Cùglia             (dal greco chele-cale o dal lat. colea/culleus = borsa dei testicoli) ernia inguinale, coglia

Cuglìa             raccoglieva

Cugliùn’         (dal lat. (dei glossarî) coleo -onis, der. di cole-us = testicolo) testicolo, coglione; riferito a persona “minchione”, semplicione

Cugliunètta    carnevalata, burla, minchiata

Cugliunià       scherzare, divertirsi; avere un comportamento leggero e super-ficiale

Cugliùt’          fortunato al gioco; persona con l’ernia

Cugliùta         (generalmente riferita a cose) storta, sghemba,

                            obliqua (‘stà giacchètta è cugliùta = questa giacca è fatta male; ‘a stòffa c’àiu accattàt’ è cugliùta = la stoffa che ho comprato è tagliata storta o ha la trama storta (scarto angolare in trama)

Cùgn’             (dal lat. volgare cunjum, dal classico cuneum o spagn. cuno =

                            cuneo) cuneo, zeppa, ceppo, tassello

Cugnittùra     congettura, opportunità, occasione, condizione favorevole, colpo di fortuna

Cugnùl’          (dal lat. cuneus) cuneo, zeppa, tassello

Cùl’                (dal lat. culus = fondo) sedere; anche colpo di fortuna; la parte amara del cetriolo

Cùl’ a lu frìscu deretano al fresco, di chi non svolge attività faticose

Cùl’ chjìnu     locuzione volgare usata nel senso di soddisfatto, appagato

Cùl’ e cammìs’ culo e camicia: locuzione italiana utilizzata metaforicamente

              per sottolineare un rapporto molto stretto tra due persone; mol-

                to vicini

Cùl’ ‘i l’àcu    (dal franc. cul d’une aiguìlle) cruna

Culà                colare, gocciolare, stillare; anche scolare; filtrare

Culàcchiu       fondo della bottiglia di vetro o di un recipiente

Culacchiàta    colpo d’anca, di sedere

Culacchiùta    donna con grosso sedere

Culàit’            ballerina o batticoda (uccello)

Culapàst’/sculapàst’/sculamaccarrùn’ scolapasta, colapasta

Culapiért’       detto di persona fortunata (epiteto offensivo) (v. culurùtt’)

Cularìn’          (dal lat. parlato cularinus = relativo all’ano) intestino, colon, retto, sfintere

Cularìn’ strìtt’ tirchio, avaro

Cularinùt’      mangione, ghiottone

Cularrièt’       camminare all’indietro, retromarcia; regressione

Culàt’             colato/a; colpo dato col deretano; anche colpo di fortuna

Culatùr’         colino, passino, colabrodo

Culèr’/fièt’/tànf’ fetore, puzza, aria stantia; anche colera

Culèrcia/culutìs’ formica rossa (che porta alzata la parte posteriore del cor-po, propriamente “che erge il culo”, composto con culus ed erigere col part. erectus o anche tensus = teso), formica rufa

Culi(u) nùra (alla)   alla nuda, nudo, ignudo

Culìre/colère   giovare, far bene, recare utilità, beneficio

Culònna         colonna, pilastro

Culòstr’          (dal lat. colostrum) colostro, primo latte di un animale o donna appena sgravato/a

Culùmbra/culùmpra (dal greco κόρυμβος = fiorone, lat. columbulus/a =

                            propriamente “piccolo colombo”) fico, fiorone; anche varietà

                            di fico nero

Culunnètta     (dal lat. columna) comodino (in passato utilizzato anche per

                        tenervi il vaso da notte (‘u pisciatùr’)

Culùr’             colore, tinta, tintura, pittura

Culurùtt’        fortunato. Tèn’ ‘a furtùn’ r’u culurùtt’: questa espressione volgare in uso tra i pescatori risale al tempo della pirateria moresca quando l’essere fatto prigioniero comportava la so-

                        domizzazione. Averla già subita era un dolore in meno

Culùt’             fortunato; anche giovato

Culutìs’          tipo di formica “Rizzaculo”: il soprannome deriva dalla capacità di inarcare l’addome verso l’alto e in avanti. In questa posizione, la formica può secernere o spruzzare gocce di acido formico o altre sostanze repellenti per allontanare i predatori; anche ragaz-za che cammina impettita o molto libertina che si atteggia, se la tira, altezzosa

Cùm’              (dal tardo lat. quomo, forma contratta di quomodo) come;

                        espressioni: Cùm’‘u vuòt’ e cùm’ ‘u ggìr’, sèmp’ sissantanòv’

                            è = come lo volti e come lo giri, sempre 69 è; Cùm’ Dio cum-

                            mànn’ = come Dio comanda, a regola d’arte

Cùm’ à r’ess’ come deve essere

Cùm’ r’è r’è  come è- è

Cumàzz’         piumaccio (guanciale, cuscino imbottito di piume lungo quanto la larghezza del letto)

Cumbàtt’       combattere, lottare

Cumbattìva    combattiva

Cumbìddiu     confessionale; riunione più o meno spontanea di persone con scambi di opinioni

Cumèta           cometa; aquilone

Cummànn’     ordine, comando (mai ppi cummàn’)

Cummànn’ màst’ che comanda tutti, saputo e saccente, chi si atteggia a comandante

Cummannà    comandare, dirigere, primeggiare

Cummàra       (dal tardo lat. commater da con+mater) comare, madrina

Cummarèdd’ figlioccia di battesimo o cresima; anche coccinella

Cummàttere combattere, avere a che fare

Cummènì        convenire, essere conveniente

Cummèdia      (dal lat. comedia, greco komodía = canto del festino) baccano,

                            chiasso; commedia, sceneggiata, messinscena

Cummèn’   conviene, avere convenienza, vantaggioso, opportuno, tornare

                            utile

Cummènt’   (dal lat. conventus = adunanza) convento, edificio abitato da religiosi. Irriverenza popolare: “Mònaca ri cummènt’, marìt’ ni vò trènt’”

Cummiglià  (dal lat. cum + involjare = proteggere con, da involjare >

                        invòlvere, col significato di avvolgere, proteggere) coprire,

                            vestire, riparare

Cummigliàt’ nuvoloso, scuro, velato, nascosto

Cumminà       combinare, concludere, abbinare, amalgamare, concordare, mettersi d’accordo

Cumminaziòn’ combinazione, circostanza, coincidenza

Cummìt’         convito, banchetto; pranzo di nozze

Cummoglià/cummuglià   (dal lat. cum-involiare = avvolgere, ricoprire, tenendo presente che involiare equivale a involvere = avvol-gere) coprire, ammantare

Cummuògl’    copertura, coperchio, protezione

Cumò              (dal franc. commode) comò, cassettone, canterano

Cumpagnìa    compagnia, comitiva, combriccola

Cumpanàtich’ companatico

Cumpàr’        (come sostantivo è derivato dal lat. tardo cum-pater = padre in-sieme; il verbo proviene dal lat. comparire = mostrarsi) compa-re, padrino; anche appare, spunta, sbuca (cumpàr’ ‘i liètt’ = amante)

Cumparì         fare bella figura, mostrarsi, presentarsi bene; anche comparire, spuntare, venire a galla, apparire, comparire

Cumparièdd’ figlioccio di battesimo o cresima

Cumparìsc’    fare bella figura, mettersi in vista, comparire

Cumparùt’     aver fatto una bella figura; comparso, manifestato

Cumpatì         compatire, scusare, tollerare, giustificare; anche commiserare,

                        compiangere

Cumpìddiu     compendio (delle leggi), sintesi, estratto

Cumpiètt’       confetto; rivestito di uno strato di zucchero 

Cumpìra/cunfìra   confida, confessa, si apre

Cumpirènz’    confidenza, familiarità, amicizia

Cumpissà       (dal lat. confessare, der. di confessus, part. pass. di confĭtēri)

                        confessare, confidare, raccontare

Cumpòrm’     (dal lat. cum forma = con la forma che ha) conforme; come si

                        trova, comunque sia; così com’è

Cumpratùr’  compratore, acquirente

Cumprimènt’ (dallo spagn. complimiento = cortesia) complimento, cerimonie; compiacimento, felicitazione; regalo, dono

Cumprimentà donare, regalare; anche complimentarsi

Cumprimiènt’ regalo, dono, presente, complimento

Cumprità       terminare, completare

Cumprùnt’/cunfrùnt’ confronto, paragone

Cumpruòtt’/cumplòtt’ macchinazione, complotto

Cumpùnn’      confondere; anche imbrogliare

Cumpuòrt’     conforto, sollievo, consolazione, sostegno

Cumunèdd’    combutta chiassosa, riunione rumorosa

Cuncavànt’    (dal lat. concavare, der. di cavus = incavato) concavante,

                        rendere cavo, incavare. Ca ti vò binì ‘nu màl’ cuncavànt’:

                            bestemmia pittoresca pronunciata in tono quasi affettuoso dalle

                            mamme verso i figli o dalle mogli verso i mariti e viceversa

Cuncètt’         concetto; anche Concetta

Cunchètta      (dal lat. cunctus = che tutto raccoglie o concă-vus = concavo) pentola di rame o di coccio a due manici di medie dimensioni

Cunchì?          con chi?

Cùnchia     (dal lat. complère = dare compimento, arrivare) maturare, detto principalmente di processo infiammatorio, suppurare; gonfia, matura

Cùnchiere   (dal lat. cumplutus = completo, ma potrebbe

anche derivare da compluto = tutto acque) maturare, giungere a maturazione

Cunchiurimiènt’ (dal lat. concludere = portare a termine, concludere) con-

                            clusione, conchiudimento

Cunchiùr’       (dal lat. conclūdo) portare a termine, concludere, cessare, smet-tere

Cunchiùs’       (dal lat. conclusum) concluso

Cunchiùt’       maturato; concluso, finito

Cunciàt’         conciato/a

Cuncièrt’        concerto, abbinamento, anche di oggetti che stanno bene isieme (bòrsa e scàrp’ a cuncièrt’ ccà vèst’)

Cuncirì           concedere, regalare, autorizzare, accondiscendere

Cuncirùt’       concesso, regalato

Cunclamàt’    (dal lat. conclamare) certo, sicuro, conclamato

Cunculìna       (dal lat. cunctus = che tutto raccoglie o concăvus = concavo)

                        piccolo recipiente di rame o di coccio; anche recipiente di rame

                            che si riempiva di carbonella per riscaldarsi nelle sere invernali

                            (vrascèra)

Cunditura      condimento

Cunfissùr’/cumpissùr’ (dal lat. tardo confessor/oris) confessore

Cunfuòrt’/cumpuòrt’   conforto, consolazione, incoraggiamento, solida-

                        rietà, sollievo, sostegno (morale)

Cunfùrm’/cumpùrm’ conforme, adeguato, confacente

Cungignà       incastrare, incastonare

Cungrèga       congrega, insieme di persone che hanno gli stessi interessi

Cunìgl’           (dal lat. cunīcŭlus = cunicolo) coniglio

Cùnn’             (dal lat. cunnus termine che indica il sesso femminile) puden-

                        da femminile. Il significato latino è ancora riscontrabile nella esclamazione gergale chi pièzz’ ‘i cùnn’, con cui si intende di-re “che bella donna” (apprezzamento dalla connotazione sessu-ale). Altra espressione usata in modo “polemico” per indicare un giorno che non arriverà mai è u juòrn’ ru cùnn’ (D. quànn’ ti spùs’ R. u juòrn’ ru cùnn’ = cioè mai)

Curiosità. Il termine fu inventato dai romani diventando poi cogno in Spagna, con in Francia, cunt in Inghilterra, da dove poi raggiunse gli Usa. Raramente una parola ha fatto un tale giro del mondo rimanendo sempre uguale, anche se pochi osa-no impiegarla in una conversazione salottiera. Una parola che trova la sua piena configurazione nel famoso quadro «l’Origi-ne del mondo», di Gustave Courbet, che ha mille nomi, ma il più diffuso rimane quello antico usato dai romani: cunno. La parola deriverebbe dal greco “kùvn - kùn'w” (cagna o meretri-ce) come è rintracciabile in Omero (Iliade 6, 344). Dal geniti-vo greco “kùn’w” derivò dunque il “cunnos” o “cunnus” di Orazio e Catullo, diffuso dai romani già dal II sec. a.C. Sem-pre dal greco deriva un sinonimo altrettanto diffuso in Italia

fin dall’antichità “sikon” che significa “fico”. Quest’ultimo,

al femminile, ha rimpiazzato la prima rimanendo però circo-scritta ai confini nazionali, l’altra ha girato il mondo

Cunn’àji         che non hai

Cunnànn’       condanna, disapprovazione, punizione, sanzione

Cunnannà      (dal lat. condamnare, derivato da cum + damnare) condannare

Cunnùtt’        (dal lat. cŭnīcŭlus) condotto/canale sotterraneo, cunicolo; fo-

                        gnatura

Cunòcchia/Pàrma (dal greco conicòs o conos, lat. colus = conocchia)

                            conocchia, rocca per filare; bosco del baco da seta. Un tempo

                            indicava anche una sorta di piccolo baldacchino di canne ricur-

                            ve di forma sferica variamente ornato e decorato con carta veli-

                            na colorata e ramoscelli d’ulivo che si guarniva con tipici dol-

                            cetti pasquali, caramelle, cioccolatini, ecc. e che i bambini por-

                            tavano in chiesa la Domenica delle Palme

Cunsà/cunzà riparare, aggiustare; condire

Cunsèrva/cunzèrva (v. cunserva) salsa di pomodoro

Cunsèrvi    (località ‘i Cunserv’) località montana a est di Paola dove veni-va conservata la neve in grande buche (fuòss’). Durante i mesi estivi veniva portata in città dai venditori per essere venduta a blocchi. Questo sistema durò fino alla fine della II guerra mon-diale anche se, nel 1929 era stata installata una ghiacciaia in piazza IV Novembre da Emilio Mandarino

Cunsiènz’   consenso, assenso, adesione

Cunsidirà   considerare, tenere in conto, in considerazione; esaminare con attenzione un problema teorico o pratico nei suoi vari aspetti

Cunsìgl’          (dal lat. consilium) consiglio

Cunsignà/cunzignà    (dal lat. consignare, deriv. da signum) consegnare, affidare

Cunsirvàt’      conservata

Cunsulà          consolare, confortare, incoraggiare

Cùnt’              (dal gotico kunta, ant. ted. kunde = notizia) fatto, accadimento, avvenimento

Cuntà             (dal lat. computare) contare, enumerare; raccontare; avere im-

                        portanza

Cuntaccèll’     raccontaglielo

Cuntàl’           (dall’arabo qintar, spagn. quintal) quintale, peso di cento libbre

Cuntàt’           contato; anche raccontato

Cuntègn’        contegno, dignità

Cuntignùs’     (dal lat. continēre = mantenere, controllarsi) letter. che si dà contegno; ritroso, pudibondo

Cuntintìzz’     allegrezza, felicità, contentezza

Cuntiènt’        contento, allegro, felice

Cuntintà         accontentare, esaudire, appagare, soddisfare

Cùntr’            (dal lat. còntra) contro, di fronte

Cuntrapìl’  contropelo, radersi nel senso contrario rispetto a quello del pe-lo; anche sottoporre qualcuno a una critica spietata o ad un’in-dagine minuziosa; dire male di qualcuno

Cuntrást’   litigio, contesa, questione

Cuntràta      (dal lat. còntra) contrada, località extraurbana, frazione

Cùntr’            (dal lat. contrā = di fronte, dalla parte opposta, dirimpetto a..) contro, in opposizione, a favore, a svantaggio

Cuntrùr’    in orario strano, un’ora contraria, prime ore del pomeriggio,

                        fuori del consueto; “… un’ora che dovrebbe essere vissuta come

                            un’ora della notte: a letto e nel buio di una stanza.”

                            Da: Così parlò Bellavista –di L. De Crescenzo

Cuntrutièmp’ fuori tempo, fuori stagione

Cùntu             (dal lat. tardo compŭtus) conto, conteggio matematico; (“a conti fatti” o “in fin dei conti”) alla fin fine, in definitiva, tutto consi-derato, tutto sommato, ecc. Anche racconto, narrazione, favola; pettegolezzo (piglia e porta)

Cunzà             (dal lat. condire incrociato con comptiare = sistemare) condire;

                        anche riparare, aggiustare

Cunzèns’        consenso, accordo, approvazione

Cunzèrva        (dal verbo lat. conservare = mantenere, custodire, con anaptissi) conserva, conserva di pomodoro, salsa di pomodoro

Cunzìgl’          (dal lat. consilium = consiglio) consiglio, opinione, parere, pun-

                        to di vista

Cunzignà        (dal lat. consignare, derivato da signum) consegnare, recapitare

Cunzulà          consolare, rincuorare

Cuòcc’            (dal lat. coclea = conchiglia) persona caparbia o inaffidabile, testa dura; anche gallinella (pesce); foruncolo, pustola

Cuòcc’ d’ùv’ (dal greco còccos) acino, chicco

Cuòcc’ ‘i pìp’ bbuòn’  (lett. chicco di pepe) persona acuta; anche persona

                            litigiosa

Cuòcin’           cuociono

Cuòdd’           (dal lat. collum) collo; anche collo del piede, dell’utero o collo di bottiglia. (‘ncuòdd’ = addosso)

Cuòdd’ d’òr’ (uccello) piviere dorato

Cuòdd’ luòng’ (uccello) airone (fa ‘u cuòdd’ luòng’ = aspettare, attendere impazientemente), aspettare a lungo

Cuòfa(u)n’      (dal greco kóphinos = cesto) cofano; canestro, cesto di grandi

                            dimensioni

Cuòlica           colica; da Treccani “dolori aventi caratteristiche affini e insor-genti sia in sede addominale sia in altri distretti, in rapporto alla contrazione spastica della parete muscolare di un organo cavo (intestino, uretere, cistifellea, ecc.)

Cuònciu-cuònciu mogio-mogio, piano-piano

Cuònsul’/cuònzul’ pranzo funerario, pranzo offerto e portato da parenti o amici alla famiglia del defunto nei tre giorni successivi alla morte

Cuònz’            salsa; preparare qualcosa di/o confacente, idoneo, opportuno,

                        adatto, adeguato, appropriato

Cuòpp’           coppa, cartoccio, pezzo di carta ravvolto a forma di cono (ca

                        ti vòn’ fa ‘u cuòpp’ = che ti possano fare la colletta. È una be-stemmia); anche guadino, retino; gioco con le figurine: biso-gnava far capovolgere il mazzetto con uno schiaffo a mano aperta, ed era ‘u sc_scàff’, oppure a mano accuppàta, ed era

                            ‘u cuòpp’

Cuòpp’           retino conico con bastone per la pesca lungo gli scogli, guadino

Cuòppula       (dal lat. medievale cuppa) berretto, coppola, berretto con picco-

                        la visiera, berretto da contadino. A cuòppul’ ‘i càzz’ = lavorare

                            male; anche niente (si ‘nu fatìgh’ ti màng’ cuòppul’ ‘i càzz’ =

                            se non lavori, non mangi un bel niente)

Cuoppulùn’    persona facilmente aggirabile, ingannabile, che gode di poca

                        considerazione, da gabbare, fregare, truffare

Cuòrchiula/cuòrchjula    crosta delle ferite, concrezione; anche incrosta-

                            zione, scorza, guscio, corteccia

Cuòriu            (dal lat. corium = cuoio, pelle dell’uomo e di animali; anche

                        in senso traslato = vita) cuoio, cuoio capelluto, pelle animale,

                                    cotenna; nel gergo della malavita “à tiràt’ ‘i cuòriu = morto,

                            ammazzato”

Cuòrn’            (dal lat. cornu) bernoccolo, sporgenza

Cuòrp’            corpo. Jì ‘i cuòrp’ = andar di corpo, evacuare

Cuòrp’ muòrt’ sfinito, stremato, sfinito; cadavere, salma

Cuòrv’            corvo; anche jiettatùr’, persona che predice sventure

Cuòscinu        gobba, persona con la gobba; anche dorso generoso, ampio de-retano (dal greco kóskinon = crivello, setaccio), considerando che è frequente il confronto tra oggetti di uso quotidiano e la figura umana

Cuòsc_sch’     bosco, foresta, boscaglia, macchia

Cuòsc_sch’ ‘i Samprancìsch’ bosco di San Francesco, toponimo di loca-lità a est del Santuario (dietro il Convento)

Cuòst’             spalle, schiena, costola; anche costo

Cuòt’              raccolto, sollevato, rastrellato

Cuòtica           (dal lat. cutis/cute = pelle) cotenna, cotica

Cuòtt’             (dal lat. pop. còcere, class. cŏquĕre) cotto, cucinato; anche abbronzato; ubriaco; innamorato

Cuotulià         scuotere, scrollare, sbattere, agitare

Cuòzz’            (dal greco còton-cotònos = tazza, coppa o da “cozzo” collina, vetta) cucuzzolo, vetta di montagna

Cuòzz’ Ciarvièdd’ cucuzzolo Cervello (quota 1389) a nord-est di Paola.

                        Curiosità. Quando i frigoriferi non esistevano si usava la neve

                            che veniva portata dal monte Cuòzz’ ‘i Ciarvièdd’ dove era sta-

                            ta conservata in buche dopo le nevicate invernali. Per farla du-

                            rare fino all’estate veniva calpestata per compattarla e induri-

                            re, poi coperta con foglie per assicurarne l’isolamento termico.

Cuòzz’ r’a Ròs’ cucuzzolo della Rosa, toponimo di località montana di Paola

Cuozzarièdd’ estremità del filone o filoncino del pane; anche montagnola, collina; parte posteriore dell’accetta o del coltello, dorso

Cuòzzica    crosta della tigna

Cuozzucatùmmul’ capriola, capitombolo

Cuozzulàta     (v. cuzzulàta)

Cupièdd’        arnia, casa delle api; Cupello, cognome paolano

Cupirtìn’        copertino; copriletto prezioso di seta o ricamato che veniva

                        esposto, come arazzo, dai balconi al passaggio delle proces-

                            sioni

Cuppètta-i/cuppitièdd’ ‘i vìtr’ coppetta di vetro per la coppettazione: vecchia 

                            pratica terapeutica esterna propria della medicina tradizionale cinese. 

                            Per saperne di più: https://www.my-personal-trainer.it/salute/

                            coppettazione.html. Vedi anche “matruni”

Cuppièdd’      incavo in muratura nel palmento. Viene praticato sul fondo

                        della vasca di raccolta del mosto dopo la pigiatura dell’uva

                            e serve per facilitarne la raccolta

Cuppìn’          (dal lat. med. cuppina = utensile per bere) mestolo, arnese

                            simile ad un piccolo coppo con un lungo manico, ramaiolo

Cuppulìn’       piccolo berretto; papalina

Cùpu/a           (dal lat. cupa = botte) cavo, oscuro, profondo; palude, acqui-trino. Dal sanscrito kupah = caverna

Cupulìa          guarda di nascosto le azioni, i fatti e i comportamenti di altri;

                        spia

Cupunià   scavare, forare, rodere lentamente la parte interna di un tronco, di una trave, di un panino, di un frutto, ecc. ad opera di insetti, larve, ecc.

Cupùt’/cuppùt’ (dal lat. cuppa = tino) concavo (piàtt’ cupùt’ = piatto

                        fondo), incavato

Cùr’ ‘i vùrp’/stòcch’ e ammènt’ equiseto o erba cavallina, caratterizzata da elementi che si possono separare e ricomporre; veniva usata per decotti utili ad evitare l’eccessiva sudorazione dei piedi o per curare malattie dell’apparato respiratorio, con virtù anche emostatiche

Cùr’ ‘i zifùn’/zufùn’ tromba marina (si alza dalla superficie del mare aspi-

                            rando l’acqua nel suo vortice; da trùmma ppu vìnu = sifòne) o

                            tromba d’aria (colonna d’aria calda in rapido e violento mo-

                            vimento di rotazione su se stessa, originata da surriscaldamen-

                            to della superficie terrestre); anche nube ad imbuto. Un tempo

                            quando si avvistava sul mare ‘na cùr’ ‘i zifùn’ si usava tagliar-

                            la” perché non provocasse disastri. Dopo essersi fatto il segno

                            della croce, con un oggetto tagliente in mano, si potevano pro-

                            nunciare tre diverse formule scaramantiche da ripetersi per tre

                            volte:

a) “Sànt’ Giòrg’ ‘u durmìri ca cci sù tri cùr’ a mmàr’ un’ r’acqua, un’ r’i viènt’ e un’ ca vò perì (o murì )

b)   disegnando per aria una croce con un coltello dal manico bianco: “Iju ti tàgl’ cùr’ ‘i zifùn’ cùm’ ‘na cìm’ ‘i fagarrùn’, sparìsc’, vatìnn’ ‘ntà muntàgn’ addùv’ ‘u fàji mai rànn’

c)  “Iju ti tàgl’ cùr’ ‘i zifùn’ cùm’ ‘na cìm’ ‘i fagarrùn’, ‘nu

jìri ppì li vìe ne’ ppì li stràt’ e addùv’ ci sù cristiàn’ nàt’”

Cùra/cùda      (dal lat. volg. cōda, class. cauda) coda

Curàgg’          (dal provenz. coratge, lat. coraticum, der. di cor = cuore) coraggio, animo, ardimento, audacia, decisione; anche fegato, prodezza, sangue freddo, valore

Curaddu e chiriddu con queste voci si suole chiamare il porco quando lo

                            si invita al truogolo o al porcile: spesso si tronca la parola,

                            come avviene in generale ai casi vocativi, e si dice “chirì chiri”

                            quando trattasi di un porcelletto, “curà curà” quando di un

                            porco grande

Cùrc’              corto, striminzito; breve, di breve durata. Cùrc’ e màl’ cavàt’=

                        basso e cattivo

Curcà/cuccà   (dal lat. collocare = collocare e, in seguito, coricare, con sinco-pe; o da culcita = materasso, guanciale) mettersi a letto, cori-care; nel gergo della malavita “uccidere”

Cùrcia            corta; anche castagna a cui è difficile levare la buccia interna

                        (lìppa) ovvero castagna selvatica o castagna pistoiese

Curcià/accurcià (dal franc. antico corcier o lat. parlato curtiare) accorciare,

              mozzare

Curdàr’          cordaio, funaio

Curdùn’         cordone, cordone monacale

Curi, curi…    voce con cui si chiamano le galline

Curìdda          (dal lat. cauda = dorsi) coccige, parte bassa della schiena (altez-za reni)

Curìna/u         (dal greco koryne = germoglio) parte terminale dell’albero o

                        altri vegetali, parte più alta di un albero, cima, sommità; parte

                            più tenera delle verdure

Curinèdda (alla)  in cima, per prima, all’inizio

Curinièdd’      (dal lat. grūmŭlus, dim. Di grumus = grumo) grùmolo. In bota-nica, gruppo di foglie che formano un cespo compatto, come nell’insalata

Curiùs’           curioso, attento; anche carino simpatico, grazioso

Cùrm’             (dal lat. culmus) gambo, stelo; colmo, pieno fino all’orlo

Curmà            colmare, riempire, rabboccare

Curmàl’          trave che sta sulla parte più alta del tetto, trave maestra

Curnàcchia    (dal lat. cornicula) corvo, cornacchia

Curnìc’           (dal greco korōnís -ídos = linea curva, compimento) intelaia-tura, telaio, cornice

Curniciùn’      cornicione; bordo

Curnùt’          cornuto, tradito dalla moglie; anche figlio di buona donna, canaglia

Curnutàzz’     in senso ironico: mascalzone, furfantello

Cùrpa             (dal lat. cūlpa] colpa; sbaglio; peccato

Curpètt’         camiciola femminile con l’allacciatura sotto il seno (antico reggiseno)

Curramà        (dal lat. parlato conramare, derivato da ramus = ramo) abbac-

                        chiare, scuotere, batacchiare

Curramatùr’ operaio agricolo abile nell’abbacchiatura

Curramùnn’ lanciare contro, addosso, scagliare a lunga distanza; colpo

                        violento e improvviso

Currìa            (dal lat. corrigia, spagn. correa) di origine celtica (Rohlfs, I, 279) cintura dei pantaloni, cinghia, cinta

Curriàta         cinghiata, scudisciata

Currijèdd’/fèdd’ ‘i cucùzz’ fette di zucchina lunga o d’acqua tagliata a

                        strisce ed essiccate al sole

Currìv’           cruccio, dispetto; arrabbiato

Currivà          (dal lat. regionale cum - reus) offendersi, imbronciarsi

Currivàt’        arrabbiato, corrucciato, imbronciato, offeso

Currutùr’       (dal lat. corritorium = percorso) luogo dove si corre, ambiente stretto e lungo, corridoio

Cursùn’          (da “scorsa” o “scorza” ed il suffisso accrescitivo - “une”, con

                        riferimento alla sua pelle fitta di squame) serpente, biacco,

                            biscia

Cùrt’              corto; basso di statura. Cùrt’ e màl’ cavàt’= corto, basso e

                        malizioso

Cùrta              (dal lat. cors, cortis = cortile) corte, tribunale

Curtarièdd’    piccolo di lunghezza, corto

Curtèu            corteo, processione, seguito, sfilata 

Curtiddàt’      coltellata, stilettata

Curtièdd’       (dal lat. cultellum, dimin. di culter) coltello

Curtìna           (dal lat. parlato cohortinus/a agg. di cohors, cohortis = corte, cortile) piccolo pezzo di terreno, terrazzamento, striscia di terra che può avere le più svariate forme e dimensioni; baldacchino, tenda da letto a forma di parallelepipedo

Curùn’           (dal lat. cŏrōna) corona; cercine: panno attorcigliato in modo

                        da formare un’imbottitura a forma di ciambella che le donne

                            mettevano sulla testa quando dovevano portare dei carichi e

                            che impediva ai pesi trasportati sul capo di danneggiare la cute

                            o causare dolorose oppressioni

Curunièdd’    cima, ramo più alto di un albero

Curvìn’/nìgur’ nero corvino, nerissimo, nero

Cusciènz’        coscienza, onestà, scrupolo

Cuscìn’           (dal lat. mediev. coxinum, derivazione di coxa ossia “coscia”, quindi “cuscino per sedere”) cuscino, guanciale

Cuscinùtu       gobbo, gobbuto

Cùsere            (dal lat. classico consuere, in quello dei bassi tempi cusere) cucire, rammentare, confezionare; suturare

Cusi(u)tùr’     (dal lat. consutúra da sutură) sarto, stilista

Cùscùss’/cous-cous (dal berbero e arabo kuskus, kuskusū = granello di sabbia) piatto a base di granelli di semola di frumento scottati in acqua bollente con carne e verdure o pesce

Cussì/cusì       così, in questo modo

Custà              costare; anche risultare, constare

Custàta           (dal lat. costatum da costa) costola

Custatèdd’     costata, braciola, bistecca

Custànz’         (dal lat. constantia) qualità d’esser costante, perseveranza, fer-mezza, costanza; anche Costanzo

Co(u)sticèdd’ costina, costoletta

Custiòn’/quistiòn’ (dal lat. questionem, da quaerere = chiedere, interrogare) questione, diatriba, vertenza; polemica discussione

Custulièr’   (dal franc. couturier) sarto

Custùm’         abito, vestito; costume da bagno

Custumànza usanza, consuetudine, tradizione, uso

Custùra          orlo, cucitura consistente con filo più spesso

Custurìn’/quisturìn’   poliziotto, agente di polizia

Cutìgn’           (dal lat. cos – cotis = pietra dura) sassolino; anche gioco: ba-

                            stava trovare 5 sassolini tondeggianti ed andare con qualche

                            amico nel cortile di casa oppure sulla spiaggia: si faceva la

                            conta per definire l’ordine dei giocatori, poi si spargevano per

                            terra i sassolini e lanciandone uno in aria si doveva essere

                            pronti ad afferrarne uno da terra con la stessa mano con cui si

                            sarebbe recuperato quello che stava ricadendo. Il gioco prose-

                            guiva con la stessa modalità cercando di afferrare da terra due

                            sassolini e poi tre e poi quattro e da ultimo tutti e cinque, im-

                            presa non certo facile. Vinceva chi riusciva ad afferrarne di

                            più. Se il sassolino che veniva lanciato in aria cadeva per terra

                            la prova veniva considerata nulla e chi aveva commesso l’erro-

                            re restava fermo un turno e ricominciava dalla posizione inter-

                            rotta

Cutufàta         malattia, affezione di petto

Cutùgn’          mela o pera cotogna; anche percuoto (ti ‘ncutùgn’)

Cutulìa           (dal lat. cutis, cuticula) ciondolare, cosa instabile, malferma

                        nell’alloggiamento che gli è proprio (es.: “‘u riènt’ si cutulìa”;

                            “‘u pirùn’ r’a sègg’ si cutulìa”)

Cutulià/cutulà scuotere, percuotere, agitare, abbacchiare; dimenare, scodin-

                        zolare; sculettare

Cutùn’/cuttùn’ cotone. Voce di derivazione araba (qutum)

Cutùra            (dal greco kotura = terra concava; lat. cultura = luogo coltivato,

                        arato, vallato) toponimo di località di Paola che si trova tra

                            Gau dimare e Sant’Elia dove furono trovati resti di epoca roma-

                            na: cocci e vasi di argilla, la base di un frantoio, la macina in

                            granito e anelli in ferro di un pilastro. Cutùra è un luogo dove

                            la superficie del terreno si curva dolcemente verso l’interno,

                            fino a formare una vera concavità; terreno agricolo, fondo ru-

stico rurale. Per saperne di più: http://www.ilbelpaesecalabria.com/COMUNI/PAOLA/Paola-La%20Storia.pdf

Cùva               covata, nido

Cuvà               covare, incubare; proteggere; anche stare accovacciato

Cùvata           covata, nidiata

Cuvèrn’          (dal lat. gubernum = timone della nave) governo; guida, dominio, comando

Cuvèrta          coperta, coltre

Cuvèrta ‘i pìs’ coperta pesante (di lana)

Cuvièrch’       (dal lat. cooperculum) coperchio, copertura

Cuvirnà          governare, alimentare, curare, nutrire

Cuvirtìn’        copriletto prezioso, di seta e/o ricamato. Al passaggio delle pro-

                        cessioni veniva esposto come arazzo dai balconi

Cuzziètt’         occipite, cervice, nuca; anche parti terminali del filone di pane

Cuzzulàta/cuozzulàta    bastonata; colpo di sfortuna; colpo dato col poste-riore della scura

Cuzzulìn’        berretto da notte