E
‘E di, da, le
È capàc’ è capace che
È lassàt’ ho lasciato
E mmò? e ora?
E tòrn’? ancora?, di nuovo?
E vi! ma guarda un po’!
Ebbè ebbene, beh!
Ebbrèju (dal lat. hebraeus, dalla voce aramaica corrispondente all’ebr. ῾ibrī dal nome del supposto capostipite ῾Ēber) ebreo; traslato usuraio
Eccapàc’ è probabile che, va a finire che; può darsi, forse
Ècch’ (modo di intercalare) no, non credo proprio, mero dissenso
Ecchèt’ modo di dire adoperato per esprimere dissenso
Ecciètt’ eccetto, tranne, fuorché
Eccillènza (dal lat. excellentia) eccellenza, superiorità, perfezione; anche eminenza
Èccul’ eccolo
Eccussì così, in questo modo
Ecrìss’ eclisse; mancanza totale di qualcosa o anche disordine totale, scompiglio generale...
Eddòpp’/ròpp’ dopo, in seguito, più tardi
Effa Genoveffa
Eguà espressione usata per richiamare l’attenzione
Ejià/ejà (dal lat. eia, greco ελα-ela) orsù, eh dai, eh via, suvvia
Embè/ebbè ebbène, allora?, dunque?
Énne enne: lettera dell’alfabeto; n.n.= non nominandus (fìgl’ ‘i n.n. = figlio di genitori ignoti)
Eppù e poi, di seguito
Eppuppèt’ (dal greco pipto = cadere e porripto = lasciar cadere) espressione
usata quando si prende in braccio un bambino e si finge di lasciarlo cadere verso di sé
Èpuca (dal greco epokhḗ = sospensione, fermata) epoca, era, periodo; anche allora (a l’èpuca)
Èram’ eravamo; anche eremo
Èrm’ elmo
Èrva (dal lat. erbam; per mutazione b/v, erva) erba
Èrva ciènt’ nièriv’ piantaggine. Veniva usata in cucina cruda o cotta e come
pianta officinale per curare ferite, irritazioni cutanee, punture d’insetto e patologie dell’apparato respiratorio
Èrva ‘i cardìdd’ (così chiamata perché piace molto ai cardellini) senecione
(senecio vulgaris)
Èrva ‘i mùr’ paritaria, vetriola, erba vento
Èrva citriàta/citràta cedrina
Èrva cùntr’ ‘i vilèn’ millefoglie
Èrva jiànca assenzio, artemisia
Èrva r’a furtùna (sempreviva) è una pianta succulenta perenne che cresce
tra i sassi e sui muri a secco. Un tempo veniva piantata vicino casa perché era ritenuta in grado di proteggerla dai fulmini e dagli incendi
Èrva r’a rùgna scabiosa: il suo nome poco allettante è da ricondurre all’antica
credenza per cui fosse un rimedio naturale utile contro la scabbia
Èrva sànta (Sedum cepaea) Borracina cepea, o erba della Ascensione. Il sig. Salvatore Manes senior (Tutùru) ha raccontato: “per quanto mi ricordi l’èrva sànta cresceva sui muri umidi e si presentava tuberosa, con numerose foglioline carnose di colore giallino-verdo-lino. Si usava raccoglierla nel mese di dicembre e se ne facevano dei mazzetti che venivano appesi su tutti i quadri esistenti in casa. Ogni mazzetto veniva associato, “dedicato”, ad un componente della famiglia e poi si traevano degli auspici sul destino di quella persona”
Ervàgg’ erbaggio, pascolo
Ervùs’ erboso, luogo dove cresce molta erba
Esattùr’ esattore, riscuotitore
Èsc’ esci
Èsc’ pàzz’ diventare pazzo; anche andare fuori dai gangheri, perdere la pazienza
Escì uscire
Èscia ca t’abbàgn’ espressione “scherzosa” dei pescatori che, dopo aver tirato a secco la barca al ritorno dalla pesca, invitavano gli estranei a stare lontano dal pescato per paura che qualcuno portasse via del pesce
Èscio/èscu esco
Escramazzión’ esclamazione
Espricà (dal lat. explicare = spiegare) spiegare, esplicare
Èssiri/èss’ (dal lat. esse) essere
Etàt’ età