Lettera F

Piccolo dizionario paolano - F
F

Fa (dal lat. facere) fa, compie (fa ‘na còs’ ‘i jiuòrn’ = fai veloce, senza perdere troppo tempo, sbrigati)
Fa andar di corpo
Fa ‘i quaziètt’/caziètt’ letteralmente fare le calze; nel gergo della malavita tirare le cuoia, fare i sussulti della morte
Faccènna faccenda; affare; fare lavoretti in casa
Fàccia viso, volto, faccia
Faccifrùnt’ di rimpetto, di fronte; anche confronto, discussione
Faccinnièr’ faccendiere, trafficante
Faccipròv’ chiarimento, confronto, contraddittorio
Faccitìnt’/facciatìnt’ termine ingiurioso generico, letteralmente faccia tinta, persona sospetta
Faccituòst’/facciatòst’ spudorato, sfacciato, sfrontato, faccia tosta
Facciùt’ sfacciato, sfrontato
Facèrr’ farebbe; anche farei
Facètt’ (dal lat. facĕre = fare) fece
Facìm’ a bbìr’ facciamo finta, facciamo vedere
Facurtà facoltà
Fagarrùn’/fàgh’ (dal lat. fagus o fageus = faggio) piccolo faggio, faggio
Faglià (dal lat. fàllere = privare o dallo spagn. fallar = scartare) essere mancante; anche sbagliare, mancare, privare. Nel tressette, la mancanza di un seme: tre tre, fàgl’ a còpp’
Fàglia (dal franc. faille, der. di faillir = mancare) manca, mancanza; fenditura, frattura
Fagliànt’ mancante
Fajènza nella locuzione “bbèdda fajènza!” = bella schifezza o roba!, che robaccia; si dice pure in senso figurato di persona poco raccomandabile
Falànca (dal lat. phalànga = rullo, che deriva dal greco fàlanx–fàlangos = tronco cilindrico) palanca, travetto di legno lungo circa un metro sul quale si fa scivolare la barca in fase di alaggio o varo;
in genere viene unto con grasso animale (sìv’)
Falètta favoletta, leggenda, novella, racconto; anche panzana, menzogna, diceria, pettegolezzo
Fàlla fessura, mancanza
Fallènz’ fallimento, perdita
Fallòpp’ (dal lat. faluppia = immondizia) di qualità scadente; bozzolo del baco da seta contenente una larva morta e di conseguenza di qualità scadente; persona bugiarda, inaffidabile
Fàm’ fame; anche fama, gloria
Fanàl’ fanale, luci, faro; nel gergo malavitoso occhiali
Fanàtich’ vanesio, fanatico, fazioso, invasato; anche esagitato, tifoso, sostenitore
Fanfarùn’ (dallo spagn. fanfarron = ballista) spaccone, millantatore, ballista, fanfarone
Fanguòtt’ (dal franc. fagot) pacchetto, fagotto, cartoccio, fardello
Fantalàta/fandalàta sberla, ceffone, schiaffo violento dato a palmo aperto
Fantàsim’ (dal lat. phantasma) fantasma, spirito, spettro
Fantasìn’ tela di lino molto sottile portato a mo’ di mantelletta o scialle dalle donne
Faràca/o (dall’arabo faraga o faraka = fregare, strofinare) dividere; rimboccarsi le maniche; orlo di un panno; anche cognome paolano (clinica Faraco)
Farcùn’ falcone, varietà di falco di grossa taglia
Farfallùn’ (dall’arabo farfar = leggero) persona sulla quale non si può fare affidamento, superficiale, vuota; anche dongiovanni, playboy, casanova 
Farfantària frottola, panzana, menzogna, bugia
Farfarià essere superficiale, frivolo
Farfòglia/farfàglia balbetta, balbuzia
Farìn’ (dal lat. farīna, der. di far = farro) farina
Farìn’ i jhiùr’/hjùr’(dal lat. flos - florem = fiore) fiore di farina, quella col minor tasso di  abburat-tamento, bianchissima, senza crusca né tritello. I romani distinguevano tre tipi di farina. La farina grossa (cibarium), la media (sivigo) e la finissima (flos) 
Farinèdda tarlatura, polvere di legno prodotta dai tarli
Farisèu (dal lat. tardo pharisaeu = separato) avaro; persona falsa, ipocrita, fariseo
Fasciatùr’ fasciatoio, piano per fasciare i lattanti
Fàscin’ malìa, influenza malefica; ma anche attrazione, seduzione
Fàssa striscia di stoffa bianca lunga ca. 1,5 metri e di varia larghezza, 15/30 cm, utilizzata per fasciare i neonati
Fassà/‘mpassà fasciare, bendare, avvolgere
Fastìriu (dal lat. fastidium) fastidio, noia; disturbo (grazie ppù fastìriu ca vi sìt’ pigliàt’!)
Fasuòl’ (dal greco pháselos, lat. phasèolus = fagiolo) fagiolo
Fasuòl’ frìsch’ fagiolo fresco da sbaccellare
Fasuòl’ minùt’ fagioli all’occhio (razza indigena). È l’unico fagiolo autoctono del vecchio mondo originario dall’Africa e dall’Asia, conosciuto già dagli antichi greci e romani e diffusamente coltivato durante il medioevo
Fatàt’ fatato, magico
Faticà/fatigà (dal lat. fatigàre) lavorare, faticare. ‘A fatìga si chiàm’ fàta e a ttia ti fèta
Fatigatùr’ lavoratore, persona che lavora molto, bene e con piacere
Fàtt’ (dal lat. facere participio factum) fatto, storia, avvenimento, racconto; anche maturo (i fìch’ sù fàtt’ = i fichi sono maturi)
Fàtta infornata o sfornata di pane (‘na fàtta ‘ì pàn’ = una infornata di pane). Mediamente una fàtta si aggira intorno ai quarantacinque pani e cinque “pitte”; la capienza della maggior parte dei forni è
di circa 50 pani. Anche orma, pedata, traccia di selvaggina
Fattarièdd’ storiella, favola, breve racconto
Fattucchièra (dal lat. fatùculus, da fatum = destino, passato a fatuclus) fattucchiera, indovina, maga
Fattùr’ fattore, mediatore, sensale
Fattùra affascino, maleficio, malocchio; anche fattura
Fàuc’/fàucia (dal lat. falx, falcis. Da notare -al/-au, un cambio frequente) falce
Fauciùn’ falcione per mietere il fieno
Fàuz’/fàvuz’ (dal lat. falsum) falso, bugiardo, non sincero, non originale
Fauzità (dal lat. falsĭtas-atis) falsità. Qualità di ciò che è falso, non corrispondente cioè alla verità o a ciò che vorrebbe apparire
Fàv’ fave
Favarièdd’ (dal lat. faba - dim. fabicella) fave selvatiche, favetta, favino, fava nana, usate per foraggio o come concime
Fàvrica fabbrica; anche costruzione di un edificio
Favricàt’ fabbricato
Favulèdda favoletta
Favùr’ favore, agevolazione, privilegio
Favurìt’ a favorire, modo di dire per invito a pranzo
Fàzz’ faccio
Fazzulètt’ (dal lat. mediev. faciolum, che sostituisce il lat. tardo faciale, entrambi der. di facies = faccia) fazzoletto
Fèdda (dal lat. ofella, dim. di offa = boccone; pezzo; focaccia) fetta
Fèdd’ ‘i cucùzz’ fette di zucchine lunghe o d’acqua essiccate al sole (dispregiativo: làzz’ i scàrp’); venivano mangiate d’inverno, dopo averle fatte rinvenire in acqua e poi infarinate e fritte
Feddià/fiddià affettare, tagliare a fette
Feddùzza fetta sottile
Fèl’ (dal lat. fèl/fellis) fiele; collera, amarezza, rancore; anche bevanda amara
Fèra (dal lat. tardo feria = giorno festivo) fiera, mercato
Fèrma voce del verbo fermare, sia ind. pres. (3^ pers.) che imper.; anche il periodo della leva (ferma), del militare
Fèrmo (dal lat. firmus) fermo, solido, stabile, resistente; saldo, sicuro; risoluto, determinato, irremo-vibile, coraggioso; (in senso figurato) coerente, costante
Fernì/furnì (dal lat. finire) finire, completare, concludere; anche chiudere; cadere
Ferraciùcc’ (dispregiativo)maniscalco
Ferraiuòl’ (dall’arabo magrebino faryúl = mantello) mantello a ruota ecclesiastico (Ferraiolo); carpentiere in ferro nell’edilizia
Ferrà/firrà ferrare, mettere i ferri alle unghie dell’asino, del cavallo, del mulo
Ferrettìn’/firrittìn’ forcina per fermare i capelli
Ferriàta/firriàta ringhiera, inferriata
Ferrìgn’/firrìgn’ gagliardo, robusto, forte; anche pietra molto dura (granito)
Fèst’ ricurdàt’ festa memorabile, grande, importante
Fèta che emana cattivo odore, puzza
Fetènt’/fitènt’ fetente, puzzolente; anche infame
Fetenzìa/fitinzìa schifezza, sudiciume, sporcizia
Fètere (dal lat. foètere) puzzare, emanare cattivo odore
Fèvra/frèva (dal lat. febris) febbre, temperatura; anche herpes; smania
Fèzza (dal lat. faex faecis = sedimento) feccia, residuo di vino, sedimento; anche ultimo scalino sociale (è nà fèzz’ ‘i cristiàn’) riferito a persone
Fiàsch’ (dal gotico flasko, germanico flaskum, lat. medievale flasco) fiasco
Fiaschicièdd’ fiaschetto, piccolo recipiente di vetro rivestito di paglia
Fìbbia (dal lat. fĭbŭla) fermaglio d’osso, di metallo, dilegno, di materiale plastico, ecc., di forma varia, provvisto di una traversa (staffa) in cui sono fissate una o più punte o un gancio per chiudere
cinture, mantelli, scarpe, ecc.
Fìca/fìch’ frutto del fico, fichi; pesce fica: musdea bianca; anche pudenda femminile
Fìcat’ (dal lat. ficātum, in origine termine di cucina, propr. iecur ficatum, calco del gr. hē̂par sykōtón = fegato “d’animale” ingrassato coi fichi) fegato
Ficazzàna (dal lat. ficus + antiana - leggi anziana, cioè primizia da antea = prima) frutto precoce del fico, fiorone; fichi che maturano, di solito, qualche mese prima della normale produzione (per com-pletezza, specifico che, in termini botanici, il fico non è un frutto, bensì un’infiorescenza, detta Siconio
Ficcà ficcare, introdurre, spingere dentro con forza; anche cacciare, conficcare, configgere
Fìch’ albero di fichi (si considera originario delle regioni delle aree meridionali caucasiche, e del Bassopiano turanico meridionale):
fich’ jiànch’, paravìs’, còrn’, mussunìs’, sc_scavèdd’, culùmbr’, niurèdd’, granatèdd’, sanmprancìsch’, natalìs, ballàna, ecc. … (sono tutti tipi di fichi, gli ultimi tre maturano in autunno inoltrato). Stàtt’ buòn’ pèr’‘i fìch! = ho perso tutto oppure addio definitivo ad un’impresa non portata a termine.
Curiosità. Il detto “ti salùtu pèr’ i ficu” (ti saluto albero di fico), usato per dire che non c’è più niente da fare, ha proprio il significato di perdita di una cosa buona e preziosa come era un albero di fico. 
Si cùnta che questo modo di dire si diffuse da un fatto accaduto ad un contadino che ogni qualvolta si recava nel proprio campo per lavorare la terra, legava l’asino sempre allo stesso albero di fico. Come è risaputo questo equino è ghiotto sia del frutto che delle foglie che della corteccia e proprio il consumo
giornaliero di quest’ultima fece morire l’albero.
Fichiniàn’/ficuniàn’ fico d’India, chiamato così perché proveniente dalle “Indie” occidentali: è infatti originario dal Messico
Fidà/firà avere coraggio, sentirsi di fare qualcosa (tà fìr’‘i pàrt’? = te la senti di partire?)
Fiddià (dal lat. ad findere) affettare affettare, tagliare a fette; anche fare a pezzi, ammazzare
Fiddìa affetta sottilmente
Fiègu (dal franc. ant. fieus=grossa tenuta) toponimo di località a nord di Paola, contrada paolana
Fièn’ fieno, foraggio per il bestiame. La fienagione consisteva nel tagliare erbe spontanee o seminate, lasciarle seccare al sole qualche giorno e poi “torcerle” (v. ammattulà/mattulà) per consentirne
e agevolarne sia il trasporto che la sistemazione nel fienile
Fièrr’ ferro; anche ferro da stiro (fièrr’ ‘i stìr’); al plurale manette (ci àn’ mìs’ ‘i fièrr’= è stato arrestato) o strumenti da lavoro (cuglimìn’ ‘i fièrr’ e jiamunìnn’ = raccogliamo gli attrezzi da lavoro o
gli utensili e andiamocene (qui non c’è più niente da fare). Nel gergo malavitoso significava pistola
Fièrr’filàt’ filo di ferro
Fièt’ (dal lat. foètor = puzzare) fetore, puzza, cattivo odore (fièt’ ‘i mìcc’ =puzza di bruciato); anche finisce male (finìsc’ a fièt’). Due le espressioni da prendere in considerazione: “addurà ‘u fièt’ ru mìcc’” e quella, più feroce, “àn’ murì cu lu fièt’ ru micc’”. La prima indica la sensazione di un pericolo imminente, la seconda è una vera e propria maledizione, un anatema scagliato contro qualcuno che ti ha fatto del male. Ma cos’è il “miccio” in paolano? Ben altra cosa dal miccio in lingua italiana,
dall’etimologia incerta, probabilmente derivata dall’antico toscano con il significato di asino e indicante, meetaforicamente, un ignorante, un testardo. In paolano ‘u micc’ è lo stoppino delle lucerne
Fifarèdd’ tremarella, strizza, batticuore, fifa
Fifià avere paura, fifa, panico, spavento, strizza
Fìgl’/fìgghiu (dal lat. filius) figlio
Fìgl’ ‘i ‘ntrocchia giovane sveglio, astuto, pronto mentalmente, furbo, scaltro; anche figlio di puttana
Figliuòl’ (dal lat. filiolus) figliolo
Figlià partorire, fare figli (Boccaccio: “Facimmote, adunqua, caro fratiello, a ssaperi ca lo primo juorno desto mese de dicembro Machinta figliao e appe uno biello figlio masculo…”
Figliàt’ partorito, sgravato, dato alla luce, figliato
Fìgliat’ tuo figlio
Figliàstr’ figliastro
Figlicièdd’ figlioletto
Fìglima mio figlio
Figliulìn’ esserino appena nato
Figurèdda santino, immaginetta sacra, figurina
Figurìn’ ben vestito, modello
Fìl’ filo
Fìl’ ‘i capìdd’ (letteral. fili di capelli) c’è mancato poco, arrivato per poco, appena in tempo “ppì ‘nu fìl’ ‘i capìdd’”; anche vermi filiformi (nematomorpha) che comparivano aggrovigliati nelle pozzan-ghere dopo la pioggia (lunghi 20/30cm e di 1mm ca. di diametro). Da ragazzi ci divertivamo a sgrovigliarli 
Fìl’ ‘ì gràlit’ stelo di forasacco (usato dai ragazzi per catturare le lucertole)
Fìl’ i sirìch’ filo di seta; nailon, sottile filo sintetico
Fìl’ spinàt’ filo spinato
Filà filare, rispettare delle regole che sono state imposte; anche fila di piante
Filagrà/filigrà penare, soffrire per lungo tempo
Filànn’ filanda, filatura (un tempo a Paola ne esistevano molte - una presso la Porta S. Francesco)
Filaràta fila di piante o alberi, lunga fila di qualcosa (alberi, auto, ecc.)
Filarèdd’/filarièdd’ fichi secchi infilati a rami di mirto e sagomati in modo da formare piccole corone poi cotte in forno
Filàt’ filato (per antonomasia) prodotto della filatura ottenuto dalla fibra del lino, della canapa e della ginestra. Era tutto ciò che alla fine passava dalle mani “ra filandèra”: chi stava “ccù fùs’ e cunocchia
ra matìn’ a la sìra”; anche senza sosta, di continuo
Filazzòl’/filazzuòl’ cordicella, spago
Filazzùol’ filamento vegetale a forma di filo (o spago), come le fibre che percorrono il sedano, i fagiolini, i finocchi, ecc.
Filèra/prucissiòn’ fila, infilata, filare (di alberi), serie, sequenza; processione
Filibustièr’ imbroglione, filibustiere, mascalzone, furfante
Filìc’ felice; anche Felice
Fìlic’ (dal lat. fĭlix (o fĭlex) -lĭcis) felce
Filìdd’ fili molto sottili, filo
Filiètt’ filetto
Filìpp’ Filippo; da: Storia folkloristica ..ecc. N. 7 – di F. Ferrari – “…. Potremmo, eziandio, narrare le gesta del valoroso pastore Nicola Filippo, che con lo schioppo fugò una ciurma di draguttiani
(1555) e se ne ritornò carico di bottino…”; cognome paolano
Filippa Filippa; anche pudenda femminile
Filippìna (dal lat. flare = soffiare, attraverso “flabellum” diminutivo di “flabrum”, ventaglio) vento secco di tramontana, spiffero freddo e pungente
Filònc’/filosc’ (dal franc. filoche = filante) sostanzialmente è una sorta di frittata sottile imbottita di mozzarella, provola o altro formaggio che durante la cottura diventa filante (sublime il filoscio di
mozzarella napoletano)
Filòsof’ filosofo; ciarliero, parolaio, persona che vuole avere sempre ragione
Filùca piccola imbarcazione a vela, piccolo veliero
Filùn’ filone, forma allungata di pane; marinare la scuola (fà filùn’)
Fìmmina (dal lat. foemina = colei che nutre, che allatta, che genera o fēmĭna = donna, moglie) femmina, donna
Fimminàr’ donnaiolo, farfallone, libertino, seduttore
Fimminàzza donna alta e robusta, donnone
Fimminèdda femminella, effeminato
Fìmmina sc-schètta donna nubile, non sposata
Fimminièdd’ effeminato, poco virile, donnesco. Omosessuale, travestito. Così erano chiamati gli omosessuali che assumevano ruoli femminili
Fìn’ raffinato, fine; anche conclusione
Fìn’ a… fino a… (aspètt’ fìn’ a stasìra = aspetta fino a questa sera)
Fìn’ a li pèr’ fino ai piedi, lungo
Fìna sottile, fine
Finacchè finché
Fìn’ a mmò fino ad ora, finora, fino a questo momento
Finarmènt’ finalmente
Finèsta (dal lat. fenestra = feritoia, apertura) finestra
Finìc’ Fenice: deriva dal greco phòinix, che significa “purpureo” ovvero di colore rosso porpora, poiché nelle tradizioni dei miti antichi spesso la Fenice veniva rappresentata come un uccello infuocato. L’aggettivo Araba indica la provenienza dell’animale mitologico, poiché il primo in occidente a citarla è Erodoto, il quale asserisce che l’Araba Fenice proviene dall’Egitto. L’Araba Fenice rinasce dalle proprie ceneri, formatesi dalla sua esplosione, che contengono o l’uovo che la rigenera o la Fenice stessa 
Finimènt’ parure di ornamenti in oro, corallo o cammei, costituita da collana, orecchini, ciondolo, spilla e spillone, braccialetto ed anello
Finìscila! smettila!
Finiscìre/finìre (dal lat. finire, derivato da finis) finire, terminare, smettere
Finìzza raffinatezza, sofisticheria, eleganza; anche prelibata, squisita, ghiotta
Finuària/funniària/funuària fondiaria, imposta sui terreni e sulle abitazioni, tributo
Finuòcch’ (dal lat. volgare fenuclum, derivato dal classico faenìculum) finocchio; anche gay
Finuòcch’ ‘i màr’ finocchio marino o Erba di San Pietro (Crithmum Maritimum). Si raccoglie da maggio sino a fine agosto, ma anche a settembre se il caldo persiste. Viene quasi esclusivamente conservato in aceto, ma anche sott’olio ed è usato per accompagnare carni, pesce o per arricchire insalate
Finuòcch’ ‘i tìmpa finocchio, finocchietto selvatico
Finuocchjiàstr’ (dal greco thàpsos o thapsìa) finocchiastro (tapsia garganica). La pianta è comune-mente conosciuta come la “carota mortale” perché mortalmente velenosa: contiene diverse sostanze che la rendono molto tossica per il bestiame e per l’uomo
Fiòcch’ fiocco, nastro
Fìr’ fede; anche non ce la faccio più (‘u mmà fìr’)
Firà non avere più forze, essere debole; anche fidarsi
Firìl’ fedele, essere fedele; anche Fedele
Firìt’ (dal lat. ferio/fĕris/fĕrīre) ferita, lesione, taglio; anche pena, tormento
Fìrm’ film; anche firma
Firmà (dal lat. firmare) fermare; firmare; anche filmare
Firmùn’ film che è piaciuto tantissimo
Firmamiènt’ firmamento, volta celeste, mondo
Firnìsc’ finisce
Firrà ferrare, ferratura dei cavalli
Firrètt’ forcina per capelli
Firrià (dal greco féromai = correre, cercare con attenzione) cercare con molta attenzione un oggetto, una cosa o anche una persona 
Firriètt’ ortaggi freschi il cui baccello è ancora immaturo e in crescita; anche frutta acerba
Firrìgn’ ferrigno/a, ferrosa (pietra); forte, resistente, robusto
Firrittìn piccola forcina per capelli, molletta
Firrùvia ferrovia, binario; unione delle parole ferro e via sul modello del tedesco Eisenbahn ossia “strada di ferro”
Fisc_scà fischiare
Fisc_schiètt’ fischietto, zufolo
Fisc_scùl’ (dal lat. fisculus = cestello) fiscolo: contenitore in fibra vegetale a tasca e di forma rotonda (si mette sotto il torchio dopo averlo riempito con la pasta delle olive frante)
Fisc_scùn’ fischio prolungato e forte (l‘àn’ pigliàt’ a fiscscùn)
Fiscèdda (dal lat. fìscina o fiscella, diminutivo di fisca = cesto) contenitore di giunco per ricotta o formaggio; anche parte sottostante la tramoggia del mulino ad acqua, dove scende lentamente il grano;
ad essa è collegata “‘a vattarèdda”
Fìsima fissazione, capriccio
Fìssa (dal lat. fissa/findère = spaccare) fesso, ingenuo, poco furbo, stupido, sciocco; anche pudenda femminile
Fissacchiòtt’ cretinetto, fessacchiotto
Fissarìa cretinata, stupidaggine, sciocchezza, castroneria; anche cosa di poco conto, trascurabile
Fissìa scherza, dice cose non vere
Fissià scherzare; schernire; pavoneggiare
Fissòmetr’ super cretino
Fi(u)suràglia/frisuràglia ciccioli di carne di maiale, residui delle parti magre che si depositano sul fondo della caldaia (quaràra) dopo aver tolto lo strutto (‘u gràss’ o sùgna)
Fitènt’ puzzolente; anche malvagio, prepotente, disonesto, cattivo
Fitìa puzzava, emanava cattivo odore
Fitì(e)cchia (dal lat. foètere nel suo significato di puzzare) flatulenza, vescia = scorreggia non rumo-rosa, scoppio silenzioso simile a quello del fungo che giunto a maturazione esplode silenziosamente
emettendo le spore; scoppio non riuscito di un fuoco d’artificio, e più in generale un qualsiasi fallimento o fiasco di un’operazione non giunta a buon fine; anche persona o cosa da poco
Fitinzìa (dal lat. foedus = ripugnante, repellente, sgradevole) sporcizia, residuo sporco di qualsiasi materiale; scarto già marcio ed emanante odori poco graditi; sudiciume, porcheria
Fìtta stilettata, puntura, dolore acuto; anche folta, densa, compatta
Fitùs’ (dal lat. foètoris = fetore) schifoso, sporco, puzzolente; anche attaccabrighe
Fiumarèdd’/Jihumarèdd’/Hjumarèdd’ Fiumarella: torrente che segna il limite nord dell’antico centro storico di Paola
Fivràr’/frivàr’ (dal lat. februarius) febbraio
Flìtt/pòmp’ (dall’ingl. fly toxic = insetticida) pompa, pompa flit: strumento, simile alla pompa per bicicletta, composto da un cilindro di latta in cui scorre uno stantuffo azionato a mano e sulla cui estremità anteriore è fissato un piccolo recipiente sempre in latta. Serviva per spruzzare l’insetticida negli ambienti di casa, fondamentalmente il DDT, contro le zanzare e le mosche: la pressione
dello stantuffo crea la spinta necessaria per far uscire il liquido presente nel contenitore anteriore in forma nebulizzata 
Flòsc_sc’ flaccido, floscio, inerte, svigorito, vizzo
Fòdar’/fòrir’ cartoccio (foglie) delle spighe di granoturco (usate come imbottitura per materassi)
Fòia/fòja (dal lat. furia, da cui fuia > foia = foga, furore; anche libidine sessuale
Fònc(g)ia/fùnc(g)ia piega (viene usato solo in modo figurato: d. m’a ‘mprièst’‘a machìna? r. stà fùncia cà ta mprièst’); anche pudendo maschile (v. fùncia)
Fònta buca con acqua, pozzanghera
Fònz’ Alfonso
Fòr’ dal lat. foras = fuori
Foraffàscin’ via la malìa, il fascino, il malocchio. Espressione che accompagna un apprezzamento sincero a persone o cose
Foramaluòcch’ espressione di buon augurio, lontano da occhi cattivi e invidiosi (òtt’ e nnòv’ forama-luòcch’)
Foravìa nel gioco della briscola carta di seme diverso, letteral. fuori via
Fòrbic’ (forficula auricularia) forfecchia o forbicina, comunemente scorpione (insetto); anche forbice
Forchè tranne, eccetto, a parte, fuorchè
Fòrchia (dal lat. volgare forcla, dimin. del classico foricam = fognatura o lat. fovea = covo, tana) buca profonda, cavità; tana, nascondiglio; tugurio, ricovero cadente, fosso

Fòrfic’/fuòrfc’ (dal lat. forfices = pinza, molla) forbice
Forficià criticare, parlar male di qualcuno, malignare
Fòrgia (dal franc. forge) forgia, fucina, bottega del fabbro
Forràina (dal lat. farrago/gĭnis, der. di far = farro) toponimo, via del centro storico di Paola. Oppure da “forra” dal longob. furha o ted. furche = porca: in agraria, striscia di terreno di varia ampiezza, detta anche prosa, sopraelevata sul livello del suolo e compresa tra due solchi, che ha lo scopo, spec. negli orti, di smaltire celermente l’acqua di precipitazione. Anche china, declivio, pendio. Vedi Diz. Treccani
Fòsfar’/fòspar’ fiammifero
Fossarèdd’ ‘i l’àrma giugulo, regione anteriore e inferiore del collo, a forma concava, di fossetta, soprastante alla forchetta dello sterno
Fossarèdda piccola fossa, fossetta
Fòss’ (lat. fossa o verbo fòdio = scavare, far fossi) fossa, buca, canale; toponimo di località posta a sud di Paola
Fòssa ‘i rànc’ Fossa del Granchio (via): toponomo tra il Centro Città e Rione Marina
Fóttere/fùttere imbrogliare, fregarsene; anche avere un rapporto sessuale. A nnu pàrm’ r’u cùl’ mio, chi fùtt’ fùtt’
Fottùt’/futtùt’ fottuto, raggirato
Fràca (anteriormente flaca <facla, lat. aphacula, dal greco αφαχη = specie di vicia) veccia, veccia selvatica; altrimenti erbetta spontanea delle graminacee che produce delle bellissime infiorescenze
blu-viola: steli e rametti lunghissimi stesi sul terreno, in primavera, danno un vagocolor del cielo sulla terra
Fracanià fracassare, rompere, sminuzzare, frammentare
Fracàss’ rumore, frastuono; anche rovina, distruzione
Fraccuòmmut’ comodone, persona che se la prende con calma, con comodo ma anche chi preferisce comandare per non muoversi; indolente, svogliato
Fràcir’ (dal lat. fraces, ag. fracidus) fradicio, marcio, putrefatto; anche intriso, inzuppato d’acqua
Fracirùm’ tutto infracidito, marcio
Fracòma miscuglio di farina di “fraca” (lenticchie selvatiche di veccia) con erbe selvatiche con cui anticamente si faceva il pane; anche poltiglia, mucchio di cocci; marciume
Fragà (dal lat. parlato fragare tratto da fragor/-oris =rumore) rumoreggiare del mare, frangere, stato del mare leggermente agitato (‘u màr’ stà fragrànn’ = le onde del mare si stanno arrotolando creando schiuma)
Fragàglia (dal lat. fragmen = avanzi) miscuglio di pesci di piccole dimensioni (prevalentemente triglie); insieme di piccole cose-oggetti
Fragalàsc’ fracasso, frastuono, gran rumore
Fraganiàt’ lacerato, scorticato a causa di una caduta, procurarsi abrasioni su gran parte del proprio corpo, prodursi una estesa escoriazione della pelle (è carùt’ ccà mòt’ e s’è fraganiàt’ tùtt’); anche
rompere in minuscoli pezzi (dal lat. frangere)
Fràgasc’ frattazzo, attrezzo per lisciare l’intonaco
Fràgh’ (dal lat. parlato fragum = frattura) battigia, riva, il punto dove le onde del mare sbattono, si infrangono sulla sabbia. Ru fràgh' a li cannùzz' = sfottò amicale e simpatico per dire a qualcuno
che non sa nuotare
Fràgula (dal lat. fragula diminutivo di fraga) fragola
Fragùn’ un tipo di focaccia simile a lu‘mpiulàt’ preparata con la pasta di pane allo strutto e farcita utilizzando gli stessi ingredienti base: a Paola si aggiunge ‘a frisuràglia e viene cotta direttamente
sulla platea del forno. Curiosità. “Il termine fragùn’ probabilmente deriva dal latino flado che significa sformato, focaccia di forma circolare (come il flan francese) oppure dal greco fagun, il frutto del sacro faggio, termine che ritroviamo anche nel Vangelo, nella parabola di Gesù al banchetto di nozze.
I fragùn’, tra l’altro, sono del tutto simili ai dolci greci pasquali lichnarakia, termine che significa lampada o luce, che indica anch’esso l’origine sacra di questo cibo. (tratto da: Reportage - Giornale d’attualità e cultura fondato nel 1962 da Rosario Arcuri, diretto da Federico Arcuri fino al 2018. http://www.reportageonline.it/?s=fraguni
Framàzza (probabilmente corruzione del termine “framenzàre o tramenzàre” = mettersi in mezzo a persone che si bisticciano per rappattumarle. Oppure dall’antroponimo il cui valore figurato che tradizionalmente assume come denominazione allusiva a referenti della sessualità. Nel capitolo In lode delle castagne, di Andrea Lodi, contenuto ne "Il secondo libro dell’opere burlesche, fra Mazza («Lascerò star che a’ vecchi (le castagne) utili sono,/perché a fra Mazza fan levare la testa,/ma lesse e arrosto poi non ne ragiono») mucchio di erba, arbusti, ramoscelli, fogliame secco disordinatamente presenti in uno spazio. Gli sfalci e le potature prodotti nell’ambito di un’attività di manutenzione del verde pubblico sono rifiuti urbani, ugualmente a quelli prodotti nell’ambito di una attività del verde privato “fai da te”
Franchià rendere franco, libero, esente da gravami
Francià graffiare, lacerare
Francìsch’ Francesco
Frànch’ gratis; nel gioco delle carte comanda; libero; anche Franco, Francesco
Franfelìcche (dal franc. fanfreluche = sciocchezza, frottola) caramelle, dolcetti caratteristici di zucchero gommoso e filante. Questo loro nome risale alla dominazione angioina, anche se li troviamo nell’antica Roma (fanfeluche) e addirittura nell’antica Grecia dove erano chiamati “pompolux” che significa “bolle d’aria” per sottolineare la leggerezza del composto di scioglievole zucchero. Questi
dolcetti (caramelle) erano prodotti da ambulanti che, armati di un banchetto portatile, ma più spesso di un carrettino dotato di fornello, prima a carbone poi a gas, creavano un impasto, nel quale versavano uno sciroppo variamente colorato, di zucchero e miele. Quando questo era ben amalgamato, lo lavora-vano su un supporto metallico a forma di uncino, allungandolo con mosse decise. Una volta che l’impasto era ben solidificato, lo tagliavano a pezzettini lunghi qualche centimetro e lo vendevano ai
clienti che avevano assi stito a tutta la lavorazione. A Paola erano famosi Mario Iacino e Paolo Oliva detto Maiulìn’
Frantumàgl’ (dal lat. fràngere = rompere) residui di lavorazioni, rottami, insieme di cose sbriciolate
Fràppul’ chiacchiere, frappe, crostoli
Fràric’/fràcid’ (dal lat. fracidus) fradicio, marcio
Fràsca ramo fronzuto (secco). La vecchia espressione: salùt’ e fràsca! trova spiegazione nel fatto che i produttori potevano vendere il primo vino senza pagare dazio esponendo fuori dalla cantina una frasca e una bottiglia. L’espressione era, dunque, l’augurio di una buona bevuta senza assilli di alcun genere. “A rùminica ri fràsch’” era la Domenica delle Palme
Frascàtula (dal lat. parlato frascare = frangere, fare a pezzi o dal franc. fla-sque = molle) polenta, vivanda di origine rustica che si prepara con farina di granoturco in acqua leggermente salata
dentro un paiolo in cui viene rimestata continuamente fino alla cottura e poi variamente condita
Fràsch’ insieme di rami secchi, ramaglie; anche ramoscelli con foglie o fasci di canne sospesi nella acqua del mare, messi dai pescatori per fare ombra e quindi attirare alcune specie di pesci per poterli
pescare con la “cianciòla”
Fràt’ fratello; anche frate
Fràt’ carnàl’ fratello vero
Fràtastr’ fratellastro, fratello con un solo genitore in comune
Fraticì diminutivo di fratello
Fràtim’ mio fratello
Fràtta tuo fratello
Fràula (dal lat. fraga, pl. di fragum = fragola, divenuto femm. sing. nel lat. tardo) fragola
Fravètta/favretta (dal franc. fauvette des jardins o lat. falva) beccafico, fanello (uccello)
Fravicà (dal lat. “domus = casa”, fabrica = il costruire) fabbricare, costruire, edificare
Fràvica fabbrica, costruzione (mi pàr’ ‘a fràvica ‘i Sàn Pièt’ = lavoro che non finisce mai)
Fravicàt’ fabbricato, edificio, palazzo
Fravicatùr’ muratore
Frègna (dal lat. frango, attraverso il suo tempo perfetto fregi = spezzato, spaccato, anche rendere molle ed effeminato) pudenda femminile
Frèmma (dal lat. tardo phlegma neutro gr. flegma) flemma, lentezza, calma, scarsa emotività. Nell’antica dottrina umorale, uno dei quattro umori fondamentali, ritenuto responsabile della pigrizia e
della debolezza
Frèn’ robusto filo di ferro con opportuna piegatura terminale per guidare il cerchio del gioco infantile; freno
Frèsa (dal lat. frèndere = sminuzzare) frisella, ciambella di pane tostata al forno
Frèva febbre (v. fèvra)
Fricà (dal lat. fricare = sfregare, strofinare) in senso fig. volg. - fregare, rubare, ingannare, truffare; avere un rapporto intimo con qualcuno
Fricacumpàgn’ avere un comportamento sleale, cercando di imbrogliare, ingannare o buggerare gli amici o i compagni a tradimento
Fricagnòst’ (dal lat. fricare, strofinare, che in molti dialetti meridionali ha assunto il significato di fottere o fregare. Il suffisso “-agnòst’” aggiunge una nota di spregio o di pesantezza all'azione, rendendo l’idea di qualcosa di “confezionato” ad arte per ingannare) furbastro; imbroglio, trappo la tesa a qualcuno, piccolo raggiro
Fricamìcc’ persona senza importanza
Fricandò (dal franc. fricandeau) pezzo di vitello lardellato, rosolato e cotto in sugo preparato a parte
Fricarièdd’ oggetto di poco conto, giochino, passatempo
Fricassè (dal franc. fricassée) fricassea, spezzatino di vitello, di agnello o di pollo cotto in casseruola con burro ed erbe aromatiche, funghi freschi o secchi, cui si aggiungono rossi d’uovo frullati e succo 
di limone
Fricàt’ fregato, ingannato; anche gran mangiata
Fricatìnn’ me la pagherai un giorno!, te la faccio vedere io (minaccia)
Frichìs’ (corruzione del portoghese freguesa = cliente) cliente, avventore, committente; elettore, confidente, collaboratore
Frìch’ ìjiu a ttìa “ti frego io a te” (minaccia), te la farò pagare
Friculìa stuzzica, infastidisce, provoca; perde tempo, ed ancora chi friculìa ruba materialmente oppure inganna, raggira, intriga, ‘mbroglia (dal franc. broueillier)
Friculià (dal tardo lat. fricare = strofinare, sfregare, grattà; fregare) stuzzicare, infastidire, provocare, recar noia a persone o animali; anche perdere tempo; ed ancora mangiare, sbafare, pappare (chiàn’ chiàn’ m’àiu friculiàt’‘na zuppèra ‘i pàst’). Strofinio dei corpi in un accoppiamento
Fricùn’ imbroglione, truffatore, furbastro
Frìdd’ (dal lat. frīgĭdus) freddo
Friddulùs’ freddoloso
Frìgula (pesce) ricciola; anche fregola
Frijarièdd’ peperoni friggitelli
Frìjere/frìere (dal lat. frigere) friggere
Frìngul’/frìnzul’ (dal lat. frangere = dilaniare, fare a pezzi) pezzetti, ritagli pezzettini (jètt’ ‘stù giurnalètt’ ca tu fàzz’ frìngul’-frìngul’ = getta quel giornalino se no te lo faccio a pezzettini); arc. frinzi,
frinzelli, frange; anche cicatrici
Friscanzàna aria fresca, frescura, venticello lieve e gradevole, la prima frescura della sera dopo una giornata di solleone; anche vento freddo, freddo intenso
Friscarièdd’ freschetto, appena appena freddo; frescura
Frìsch’ fresco, ombra; freddo
Frischìa tettoia fatta con canne o frasche per fare ombra; fresco, frescura
Frischià (dal germanico frisk = fresco) prendere il fresco, frescheggiare, mettersi all’ombra
Frisculìa inizia a far fresco, freddino
Frisculià (dal lat. barbaro friguluscum) far fresco, rinfrescato, calo della temperatura
Frisìna (dal lat. frèndere = sminuzzare) piccola “frèsa”, pane biscottato
Frissùra (dal lat. frixorium = padella per friggere) padella. Molto usata quella in ferro, detta frissùra nìvura; nel gergo malavitoso prosciutto
Frisuràgl’ (v. fusuràglia)
Frissuràt’ padellata, grande quantità di cibo fritto
Frìttula cotenna, cotica di maiale (bollita o sottosale)
Frìttuli varie parti del maiale: ossa con lembi di carne, grasso, lardo, pezzi di muscoli, cotica, reni, milza, esofago, lingua, testa, ecc. non altrimenti utilizzate. Procedimento per fare ‘i frìttuli in modo tradizionale:
1) in una caldaia di rame stagnata di recente
2) (ricoperta internamente da un sottilissimo strato di stagno per evitare intossicazioni da ossidi e sali di rame) si versano duetre litri d’acqua bollente già salata e le parti grasse e molli
3) dopo circa due ore di cottura si aggiungono le ossa lunghe opportunamente tagliate
4) dopo altre due ore si tolgono le ossa, si rinforza il fuoco e si aggiungono le cotiche, la lingua, le orecchie ed i piedi
5) dopo altre due ore si tolgono le cotiche, si rinforza il fuoco e si aggiungono le ostine, le ossa corte e le scapole (‘i palètt’)
6) infine dopo altre due ore si rinforza ancora il fuoco e si rimette tutto dentro lasciando terminare la cottura per qualche oretta.
Il tempo totale è indicativamente di dieci dodici ore, perché tutto dipende dalla sensibilità e dalla capacità ru màst’ rittulàru (di chi dirige le operazioni). Finalmente si crìscin’ ‘i frìttuli: si cominciano 
a tirar fuori i vari pezzi, suddividendoli per tipologia in vari recipienti, di alluminio o di terracotta, 
mai di plastica. Di solito si utilizzano subito, ancora caldi.. ma si prestano anche a conservazione 
(v. gilatina)
Frittulùs’ frettoloso, precipitoso, sbrigativo
Frollènt’ croccante, ben cotto; scricchiolante
Fròsc’ cadente, molle; impotente
Fròsparo/fòsparo (dal greco phōsphóros = portatore di luce) fiammifero, zolfanello
Fròtta (dallo spagn. fratrìa = confraternita o dal franc. ant. flotte = gruppo numeroso) frotta, marma-glia; gruppo, in genere non ordinato, di persone che vanno insieme
Frùcin’-frùcin’ (dal lat. fricare = strofinare, con l’effetto di sminuzzare, di dar luogo a residui o dal siciliano “fruvici” = forbici?)) briciole, minuzzoli; pezzettini-pezzettini (si ti pìgl’ ti fàzz’ frùcin-frùcin’
= se ti prendo ti riduco a pezzetti, ti sbriciolo)
Fruffrà spruzzare, schizzare
Fruffè compenso globale convenuto in blocco per un servizio reso; anche abbandonare, rinunciare, desistere
Fru-fru/fruffrù (voce presa a prestito da un’onomatopea già presente in italiano ma legata al fruscio di stoffe. La friabilità caratteristica del biscotto non poteva però trovare rappresentazione più appro-priata!) wafer, biscotto di cialde; anche cialda
Frugà avventarsi, aggredire; frugare, cercare minuziosamente, rovistare approfonditamente in ogni luogo o in ogni parte
Frugàt’ fiondarsi, avventarsi su qualcosa; anche frugato, rovistato
Frùgul’/fùrgul’ razzo, piccolo fuoco d’artificio; anche bambino irrequieto
Frunìre/furnìre finire, terminare
Frùncul’ (dal lat. furùnculus) foruncolo
Frungìdd’/fruncìdd’ (dal lat. fringilla/fringillus) fringuello (uccello)
Frùnna foglia, fronda
Frùnn’(fàcc’ frùnn’) di fronte, di rimpetto
Frùnt’ ‘ì gàmm’ letteral. fronte della gamba, stinco
Frunùt’/furnùt’ finito, terminato
Frùsc’ colore nel gioco delle carte (a la scùp’), combinazione fortunata (frùsc’ e primèra); anche rumore continuo, leggero, sibilante; flusso
Frustièr’ forestiero, straniero
Fucà (dal lat. focus = focolare) causticare: pratica terapeutica usata per la distruzione di porri, verruche, condilomi, di tessuto cicatriziale ipertrofico, ecc., mediante applicazione di sostanze
caustiche
Fucàl’ (dal latino focale) fazzoletto da gola
Fucàtich’ imposta applicata su ciascun fuoco o focolare (un tempo), cioè su ciascuna abitazione di un gruppo familiare, ultimamente denominata imposta di famiglia
Fucàt’ (dal lat. fox - faux = fauce) strettoia, passaggio stretto, chiuso
Fùcat’ ‘u mùss’ (dal lat. focare = soffocare, strangolare) tappati la bocca, stai zitto, muto
Fucètola (dal lat. ficèdula, da ficus con aggiunta di edo = mangio) beccafico; cognome paolano
Fuchìsta Fuochista: in ferrovia, chi alimenta e sorveglia il fuoco nelle locomotive a vapore e coadiuva il macchinista; anche il masto esecutore dei fuochi d’artificio
Fucìgl’ (dal lat. favilla) favilla, scintilla
Fuculàr’ (dal lat. foculare = focolare) focolare; cucina a legna (molto legato al concetto di fùrnaggia = cioè la parte alta del focolare costruita con lo scopo di ospitare piccoli forni, per riscaldare acqua oppure tenere in caldo qualcosa)
Fucùn caminetto, focolare, canna fumaria
Fùdda folla, moltitudine, massa, calca, marea
Fuddùn’ (dal franc. folea, greco φωλιά) giaciglio, letto, pagliericcio del maiale; anche luogo dove è nascosto un tesoro
Fugàta folata, rapida apparizione (è binùt’.. na fugàta e sinn’è jùt’; ‘na fugàta ‘i viènt’)
Fugliètt’ foglietto, volantino
Fugùn’ fragore, frastuono, boato, rimbombo
Fuìna (dal franc. fouine) faina; anche persona cattiva, malvagia
Fujìa scappava, fuggiva
Fùjia-fùjia fuggi fuggi, fuga generale
Fujìre/fujière/fujì (dal lat. fugere = fuggire) fuggire, scappare, allontanarsi velocemente
Fujitìna fuga prematrimoniale, fuitina, scappatella
Fuliàna averla (uccello passeriforme)
Fulijìne (dal lat. fulìgo) fuliggine; anche ragnatela
Fùma esce fumo, fuma; anche vapore
Fumaruòl’ fumaiolo, canna fumaria
Fumèra fumea, fumo, caligine; nebbia
Fumiènt’ suffumigio, inalazione, aerosol
Fùnc’/fùng’ fungo
Fùncia/fùngia niente (ti rùgn’ stà fùncia = non ti do niente); piega; anche pudendo maschile. La parola è un coacervo di significati e usi. Ha origini latine, proviene da fungi o fongi e identifica il fungo.
Ma fùncia identifica anche una parte del corpo, la bocca, nella misura in cui questa risulti grossa, carnosa, che riprende le linee del muso del maiale (fùncia ru puòrcu) (da un lat. parlato fundiare = rovi-stare, frugare). Inoltre per fùncia si dentifica un’espressione del viso ingrottito o comunque poco elegante, dovuta ad una reazione conseguente a qualcosa di detto o sentito. Fùncia è anche “raffor-zativo” o sostantivo in un intercalare offensivo o esclamativo (‘stà fùncia ri mìnchia/‘stà grannissìma
funciàzza ri mìnchia, … etc.)
Fùnn’ profondo, fondo, profondità
Fùnna si dice di recipiente che spande, gocciola
Funnàch’ (dall’arabo funduq, dal greco pandokeîon = albergo) magazzino, fondaco
Funnàl’ profondità marina
Fùnnere (dal lat. fundere = versare, spargere) perdere acqua, gocciolare, colare
Funtana fonte, sorgiva d'acqua, fontana
Funtàna ri Pisciarièdd’ (fontana di piazza del Popolo) così chiamata perché nel passato, sulla vasca superiore c’era la statua di un putto che svuotava un orcio pieno d’acqua, e da qui alla francese: un
“Enfant’ qui piss’” = fanciullo che piscia Funtàna r’i Sètt’ Canàl’ anticamente “Fontana vecchia”; le cui cannelle erano 12. Fu costruita dai marchesi Spinelli nel 1563
Funtanèdd’ (dal franc. fontanelle) parti molli che si trovano tra le varie ossa del cranio. In totale le fontanelle sono sei, ma in realtà solo due, quella anteriore più grande e quella posteriore più piccola sono di dimensioni significative, le altre sono molto piccole e difficilmente palpabili
Funtanìer’ (dal lat. hydraulicus, greco hydraulikós, der. di hýdraulos, comp. di hydro = idro e aylós = tubo, canna) idraulico, fontaniere, stagnino (màst’ Sànt’ ‘Mbruinìs’ (Santo Imbroinise)
Funuària/funniària/finuària fondiaria, tassa sui terreni e sulle abitazioni, tributo; seccatura a periodi fissi (brùtt’ cùm’ ‘na funuària = si diceva di una donna brutta)
Fuòch’ (dal lat. fŏcus) fuoco, fiamma
Fuòch’ mìu lett. “fuoco mio”: è una espressione di preoccupazione quasi esclusivamente femminile: povera me, non sia mai, cosa ne verrà, ohimè
Fuòrfic’ (al lat. forfex, e più propriamente da forceps = tenaglie) forbice, cesoia; anche malelingua
Fuòss’ (dal lat. fovea) fosso/a, fossato, buca
Furaggià (dal franc. fourrager = foraggiare) fornire di foraggio, dare da mangiare, alimentare, cibare, nutrire; finanziare, sovvenzionare; indurre con denaro ad atti indebiti, comprare, corrompere, ungere
Fùrca (dal lat. furca) forca, forcone; anche pertica per sorreggere i rami carichi di frutta
Furcèdda (dal lat. fùrcula) bastone di legno terminante a V per sorreggere la corda del bucato o i rami molto carichi di frutta; forcella (forcella della fionda); anche pertica
Furchètta/furcìna/pirùnu (dal franc. fourchette) forchetta, posata. Curiosità: Già nell’antica Grecia veniva utilizzata per infilzare le carni durante la cottura, però non era assolutamente considerata
una posata, ma un semplice utensile da cucina. A Roma, in epoca tardo-imperiale, si diffuse tra i nobili un piccolo attrezzo con due rebbi, la ligula o lingula, da usare esclusivamente per alimenti appiccicosi come datteri o dolcetti al miele, ma quando decadde l’impero, decadde anche il suo uso e ne sparirono le tracce. Nel 1004, quando la principessa bizantina Maria Argyropoulaina sposò Giovanni Orseolo, figlio del Doge Pietro II, giunse a Venezia con bauli pieni di monili e tessuti della sua terra, e tra questi anche una sorta di forchetta chiamata “piruni”, dal greco peiro, infilzare, che divenne pirón in dialetto
veneto, una piccola forchettina d’oro a due rebbi, troppo simile l forcone del demonio per non suscitare scandalo e la riprovazione dei membri del clero che infatti ne proibirono l’utilizzo e usarono la morte della giovane, avvenuta poco dopo, come prova dell’ira divina per lo strumento infernale. Prima dell’arrivo della principessa bizantina, in Europa il cibo si mangiava rigorosamente con le mani. Solo le famiglie più nobili utilizzavano dei ditali d’argento per non sporcarsi e non scottarsi le dita.
Per 700 anni quindi la forchetta che è stata utilizzata fu quella a 2 o 3 rebbi, molto lunga e appuntita, poco agevole per essere usata a corte e mangiare per esempio gli spaghetti. È stato così che nel 1770 a Napoli nacque la forchetta come oggi la conosciamo noi, a 4 rebbi. Fu durante il regno di Ferdinando IV di Borbone che le cose cambiarono radicalmente. Come è noto Re Ferdinando amava la buona cucina ed in particolare la pasta e gli spaghetti al sugo che prendeva con le mani nello stesso modo
degli scugnizzi “mangia maccheroni” dei vicoli di Napoli. Senza riguardo per il disgusto mostrato dalla sua consorte, la raffinata Carolina d’Austria che prediligeva la sofisticata cucina francese,
Ferdinando mangiava la pasta con le mani anche nelle occasioni ufficiali. Probabilmente Re Ferdinan-do, ad un certo punto, si pose il problema di come mangiare la sua amata pasta senza imbrattarsi
tutto imbarazzando Carolina. Fu così che Ferdinando chiamò Gennaro Spadaccini, ciambellano di corte, e gli ordinò di inventare uno strumento che gli consentisse di non utilizzare più le mani per i maccheroni. Spadaccini pensò così di modificare la forchetta conosciuta fino a quel tempo. Ridimensionò il manico, fece rendere le punte meno affilate e inserì il quarto rebbio. Nacque così la forchetta che utilizziamo oggi.
L’invenzione fu un grande successo e si diffuse presto in tutto il mondo. Era così pratica e funzionale che neanche la Chiesa poté nulla contro il suo utilizzo. Il legame tra i reali di Borbone napoletani e la pasta prodotta nel napoletano si ufficializza grazie a Ferdinando II delle Due Sicilie, il nipote di Ferdinando di cui sopra. Con Regio decreto, il 12 luglio del 1845, egli concede ai fabbricanti gragna-nesi l’alto privilegio di fornire la corte di tutte le paste lunghe. Così da semplici botteghe artigiane, la
pasta cominciò ad essere prodotta in veri e propri pastifici. (dal web)
Furcìna (dal lat. furca = forca) forchetta, forcina; anche forcella della fionda
Furcinàta forchettata
Furcùn’ forcone, tridente
Furèst’ forestiero, straniero
Furèsta foresta, bosco, selva, giungla; groviglio
Furfà schizzare, spruzzare
Furfè compenso globale convenuto in blocco per un servizio reso; anche abbandonare, rinunciare, desistere
Furgiàr’ (dal franc. forgeron) fabbro, maniscalco
Furgiaràzz’ rondone (il nome deriva dal greco apous, ossia “privo di piedi”
Fùrgul’ (dal lat. fulgorem = folgore) razzo pirotecnico, fuochi d’artificio, lampo; anche persona veloce
Furistièr’ (dal provenzale forestier a sua volta derivante dal lat. fòris) forestiero, straniero. ‘U furistièr’ era colui che non era del posto. Si diceva anche di due persone non si incontravano da molto tempo
(ti si fàtt’ furistièr’)
Fùrma forma, incudine del calzolaio; anche stampo, struttura di un oggetto
Furmàgg’ ru quàgl’ (detto anche càs’ ccu ‘i vièrm’) ormai quasi introvabile, perché dichiarata illegale sia la produzione che la vendita dalla legge italiana che adempie ai regolamenti dell’Unione Europea,
viene prodotto dal formaggio pecorino che cambia la sua consistenza da dura in morbida se la mosca caesaria (Piophila casei) depone le sue uova nella forma posta a stagionare. Approfondimento. Si ricava dall’a zione delle larve di Piophila casei che colonizzano le forme di pecorino, generalmente nei
mesi più caldi. Le forme vengono poste a stagionare all’aperto o in locali aerati, in modo che sia un processo semplice e naturale la deposizione di uova all’interno delle stesse da parte della mosca. A volte, per facilitare l’annidamento delle uova, nella crosta del formaggio posto a stagionare vengono incisi dei buchi, poi riempiti di olio, in modo da renderla meno dura e facilitare così l’azione dell’in-setto. Le uova si schiudono e danno origine alle larve, che agiscono con i loro enzimi sulla consistenza
del formaggio, trasformandola da dura in morbida e cremosa
Furmaggèra formaggiera
Furmèdda (dal lat. tardo formella, diminutivo di forma, per il loro disegno geometrico circolare) bottone, bottone di metallo; anche mattonella quadrata
Furmichèdd’ afidi; anche formiche piccoline
Furmìcula formica (tiègn’ ‘i furmìcul’ a li pèr’ = ho una parestesia o un formicolio ai piedi)
Furmiculià brulicare; anche intorpidire, avere formicolio
Furnaggèdda piccolo fornello o fornace; anche furnaggèdda portatile, alimentata a legna o segatura
Furnàr’ fornaio, panettiere
Furnì/frunì/fernì (dal lat. finire) finire, terminare, compiere, completare
Fùrn’ (dal lat. furnus) forno, panetteria, panificio
Furnùt’ finito, terminato
Furràina (dal lat. farrago -gĭnis, der. di far = farro) farragine, mescolanza di diverse tipologie di erbe; moltitudine di persone
Furracchiòla (dal lat. forensis, der. di forum = fòro, piazza) bella contadinotta, ragazza
Furracchiùn’ giovane bello e spensierato
Furturìzza rinforzo; anche fortificato, potenziato, consolidato
Furvàta/furfàta spolverata
Fùs’ fuso (per filare la lana); ferro da calza per fare i fusilli; anche fuori di testa, rincoglionito. Approfondimento. Cunòcchia ‘i fùsu. La cunòcchia era uno strumento che serviva alla filatura
della lana e del lino. I tessuti venivano inseriti nello spazio esistente al suo interno e poi venivano 
filati con il fusu che era sempre collegato a detto manufatto. La cunocchia era grande circa 50-60 cm ed era tenuta con una mano. Il materiale che veniva filato si trovava poi arrotolato nel fusu. Compiuto questo procedimento, il materiale veniva arrotolato e lavorato con il telaio, oppure a maglia con
l’uncinetto
Fùsca scura, offuscata, oscurata
Fuscarìs’ Fuscaldese
Fuscàuru Fuscaldo (via per Fuscaldo, iniziava dalla Rocchetta, scendeva ‘ntà Jihumarèdd’ e saliva dalla parte opposta ad incrociare l’attuale via Nazionale “a li rùa stràt’”
Fusìll’/fusìdd’ fusilli, pasta alimentare a forma di cannelli di 10/15 cm di lunghezza, dritti, lisci e forati all’ interno. Il nome deriva dall’arnese utilizzato nella filatura a mano, ‘u fùso
Fùst’ recipiente metallico per liquidi, riferito principalmente al contenitore per l’olio d’oliva. In campagna viene usato per far bollire le bottiglie di pomodoro
Fustàgn’ (dall’arabo Fostat - sobborgo del Cairo dove si fabbricava questo tipo di stoffa) fustagno
Fusuràglia/frisuràglia ciccioli di carne di maiale, residui delle parti magre che si depositano sul fondo della caldaia (quaràra) dopo aver tolto le ossa e lo strutto (‘u gràss’)
Fùss’ sarebbe
Fùttit’ vai al diavolo, fottiti
Futtatìnn’ fottitene, lascia stare o perdere; stai attento!; me la pagherai!
Fùttere (dal lat. futuere) imbrogliare, fregare, fottere, abbindolare, ingannare; anche avere rapporti sessuali con qualcuno
Futtùt’ fottuto, imbrogliato, fregato
Fu(o)tugrafia (dal franc. photographie, a sua volta dall’ingl. Photography (photo = foto, luce e graphy = grafia, scrivere) fotografia: scrivere con la luce