Lettera M

Piccolo dizionario paolano - M
M

Mà apocope di mamma (molto usata)
Ma forma di pronome possessivo, ma invariabile ed enclitica (fìglima, muglièrma, suòrma, sòcrima, ecc.)
M’à può sostituire il verbo avere (m’à ddìtt’, m’à fàtt’)
M’àdda mi deve
M’ànn’ mi hanno
Macàr’ (dal greco makári, forma bizantina dell’aggettivo makários = felice) magari, persino, fosse vero; almeno
Macardìu (dal greco macàrios) lo voglia Dio, sia Dio benevolo
Maccabèu persona stupida, sciocca, sempliciona, credulona
Maccarrùn’ la pasta per antonomasia: maccherone, pasta fatta in casa; in Italia
meridionale indica genericamente pasta di vari formati, nel resto della penisola una pasta a forma di tubo corto o lungo. Il termine maccherone secondo alcuni deriverebbe da “macco”, antico purè di legumi che venivano schiacciati, ammaccàti e ridotti in polvere per trarne la farina. Maccarun’ i Zit’, quelli che si spezzavano con un abile movimento del mignolo e che avevano la parte centrale ammaccàta per essere stati appesi sulle canne ad asciugare. Quella parte ammaccàta finiva nella mi(u) nuzzaglia, nella pasta mmisc_scata per la past  e fasuol’
Maccarrùn’ maccherone, babbeo, stupidone; probabilmente derivazione dal lat. maccare (ammaccare) la spiegazione etimologica si giustifica con il fatto che i primi maccheroni erano nient’altro che gnocchi, che si ottenevano con lo schiacciamento dei pezzetti
d’impasto
Maccarrùn’/cannuòl’ moccio, muco nasale, naso pieno, sporco
Maccarunciédd’ tipo di maccheroni sottili
Maccasàl/ammaccasàl’ mortaio, pestello
Maccatùr’/muccatùr’ (dal lat. class. mucus, spagn. macador, franc. mouchoir) fazzoletto di stoffa; foulard, anche fazzoletto legato in testa con un nodo sulla nuca (indossato a mo’ di bandana). Approfondimento. Da vari testi, Wikipedia, doccity.com
“Il fazzoletto ha svolto fin dall’antichità presso le culture sia occidentali sia orientali la funzione di chiedere o comandare qualcosa: era lo stesso sultano a scegliere nell’harem la propria favorita per la notte lanciandole un fazzoletto. E ancora oggi nell’esecuzione
della “pizzica”, una danza di corteggiamento tipica del sud Italia, un fazzoletto rosso viene simbolicamente donato dalla donna all’uomo da lei scelto. Plutarco racconta che Cleopatra inviasse all’amato Antonio fazzoletti intrisi delle sue lacrime. Ne facevano uso i Greci, e i Romani ne avevano di due tipi: l’orarium, legato al polso sinistro che serviva agli oratori per asciugare la bocca, e il sudarium legato alla cintura o al collo per detergere il sudore. Nel corso del Medioevo nella liturgia ecclesiastica compaiono manipoli e purificatoi, un’evoluzione del fazzoletto romano, da usare per la Santa Messa.
Un tempo ogni nobile corredo doveva annoverare decine di fazzoletti di seta, di cui la città di Genova fu grande produttrice. Dal Cinquecento il fazzoletto divenne un accessorio da esibire soprattutto durante i ricevimenti a corte: si doveva tenere piegato in due tra le dita o nel palmo della mano per mostrarne ricami, bordature, pizzi, gemme. Cominciò a divenire talmente prezioso che nel XVII secolo si rese necessario cifrare i fazzoletti, sì da
ritrovarli più facilmente in caso di smarrimento o per distinguerli all’interno di una stessa famiglia. L’abitudine di fiutare tabacco impose la diffusione di fazzoletti colorati che ne nascondessero le macchie. La moda francese lo volle di forma quadrata, sempre più raffinato e lussuoso al punto da farne proibire l’uso in quanto considerato strumento di seduzione. Un fazzoletto segnerà la condanna a morte di Desdemona, uccisa nel proprio letto nuziale dall’ingiustificata gelosia del moro Otello. Nell’Ottocento si differenziò
per qualità e scopo: di cotone o batista, con merletti, con monogrammi, da taschino, stondato, simbolo di eleganza, pegno d’amore, testimone di segreti come per es. per coprire una dentatura imperfetta (come si dice di Giuseppina Beauharnais, moglie di Napoleone). Al fazzoletto può essere fatto un nodo per ricordare qualcosa, oppure sventolato come espressione di saluto o di protesta
Maccaturàt’ l’insieme di oggetti o cose contenute in un fazzoletto
Màccu macco, pietanza a base di fave
Màcchia (dal lat. màcula = macchia – forse di corbezzoli) boscaglia non di rado fitta e di non facile accesso, greto; anche imbrattatura, sbavatura di colore, macchia. Porta, via nella parte alta del centro storico. Toponimo di località di Paola
Macchiarèdda piccolo appezzamento di terreno; piccola macchia
Macchiètta persona caratteristicamente ridicola
Macèll’ (dal lat. macellum = mercato) macello, mattatoio; anche situazione confusa. Curiosità. Sembra che, nella tradizione romana, questo nome derivi da quello di un brigante, Manius Macellus, che operava assieme ad un altro criminale. I due furono arrestati, processati e condannati all’esilio, le loro case vennero rase al suolo e al loro posto vennero esposti i beni confiscati, soprattutto quelli alimentari messi a disposizione del popolo. Quindi “luogo del cibo”
Màchina automobile o macchina in genere
Machinètta macchinetta per capelli; accendino; dispositivo meccanico; arnese, attrezzo. Per antonomasia la caffettiera napoletana
Màcina (dal lat. machĭna = macchina, mola) pietra del frantoio o del mulino
Macinà molire, frangere, frantumare
Macinièdd’ (dal lat. arc. màcina = mola, macchina) macinino per il caffè
Màcr’ magro, snello
Macramè (dal genov. macramè, che è dal turco makramà (maqrama) = fazzoletto; arabo màḥrama =fazzoletto sacro, velo) tipo di armatura usato nella tessitura di asciugamani, bordure, ecc., per cui il tessuto si presenta a quadrettini incavati come celle di un nido
d’api. Per estensione l’asciugamano stesso così tessuto
Macrùn’ magrone, calcestruzzo magro, ossia malta scarsa di cemento usata come base per la successiva gettata delle fondamenta
Màcula (dal lat. macŭla) macchia
Madòsca/maròsca eufemismo per Madonna, la parola è usata come imprecazione
Maddùgn’ vado a vedere, a controllare
Màfia (dall’arabo mahjas = spavalderia, vanto aggressivo, millanteria, baldanza o marfud = rifiutato) mafia, associazione a delinquere
Màffia ostentata eleganza, eleganza vistosa e cafona; supponenza
Mafìsc_sch’ (dal franc. m’en fiche) non ho niente, me la passo male, espressione
pronunciata facendo ruotare la mano, con pollice e indiceaperti, a significare niente, niente da fare; anche nel significato di “me ne impippo, me ne frego”
Mafiùs’ malavitoso, delinquente, persona appartenente ad una banda criminale; persona prepotente o supponente
Magàgna magia, inganno nascosto, trucco; anche malanno, acciacco; difetto, imperfezione
Magàra (dal lat. magus = sacerdote persiano; tratto dal greco mágos a sua volta derivato dal persiano magush. Il suffisso -ra si può spiegare con la sovrapposizione di “megera”, una delle tre Furie) megera, strega, maga; anche la tavola spessa con un lato seghettato del vecchio torchio a leva orizzontale, avente la funzione di bloccare il verricello
Magàre apertura, generalmente a forma di arco praticata nella parete del caminetto, attraverso il quale il fumo passa dal focolare al camino
Magarìa (dal greco magheìa = magia) magia, incantesimo, sortilegio, maleficio
Magazzìn’ magazzino, scantinato, seminterrato
Maggìsch’/m’aggisch’ essere autosufficienti, autonomi
Maginètta/‘mmaginètta santino, “figurèdda”
Màglia (dal franc. maille) maglia; camiciuola di lana, di cotone o di fustagno; anche anello di una catena
Màglu (dal lat. malleus) maglio, grosso martello
Magliarièdd’ grosso bastone, randello, mazzuolo; lett. piccolo maglio
Magliuòccul’ magliocco (tipo di uva o vitigno)
Magliùn’ sarmento di vite, magliuolo, tralcio da trapiantare per talea; anche maglione
Màgna-màgna/màngia-màngia mangiatoria generale: traslato per corruzione
Magnàta (dal lat. manducare, attraverso franc. antico mangier, oggi manger = mangiare) mangiata
Magnèsa magnesia: usata per l’acidità gastrica e per la stitichezza, famosa la magnesia San Pellegrino
Mài ppì gàbb’ non mi faccio meraviglia, che io non possa mai capitare in tale brutta situazione; nemmeno per scherzo
Maiatìch’ (da “maggio”) maggese; si dice di pianta o prodotto agrario che matura in maggio
Màio(u)/màjo(u) maggio; anche pianta di sambuco. A maggio si raccolgono i fiori di sambuco per fare frittelle, pane o focaccia a lu maiu. Approfondimento. Il termine “sambuco” deriva dal greco sambyke”, che indica uno strumento musicale, realizzato con i rami dell’arbusto, a corde o a fiato (flauto). Il sambuco esisteva già in epoca preistorica e gli antichi lo impiegavano in molti modi: le sue bacche violacee servivano per tingere tessuti, creare bevande e per curare varie malattie (l’eccesso di acido urico, l’artrite,
i foruncoli, la diuresi, il raffreddore - cura consigliata dall’antico botanico Dioscoride, le scottature e le ulcere); i monaci cistercensi le usarono per ottenere l’inchiostro. A Luzzi (CS) esiste l’Abbazia di S. Maria Assunta della Sambucina, chiamata così per la numerosa presenza di arbusti di sambuco nella zona, tanto che l’affresco all’interno della chiesa, che raffigura Maria col Bambino, porta sullo sfondo tale pianta. In cucina parti di questa pianta sono usate per parecchie ricette: minestre, frittelle, focacce, marmellate, tisane. Il suo uso serve anche per aromatizzare liquori e vini. Curiosità. Si narra che parte della Croce di Gesù fosse costruita col sambuco. Si narra pure che Giuda si sia impiccato a questo arbusto ed il fungo violaceo che cresce nella sua prossimità prende il nome di Orecchio di Giuda. Si dice che questa pianta protegge dai serpenti, di cui cura i morsi con le sue radici cotte nel vino, e dagli spiriti maligni, per cui non bisogna bruciare o tagliare quest’albero, altrimenti potrebbe sprigionare le forze negative assorbite per la protezione degli individui. Questo arbusto è anche propiziatorio per la fertilità. La bacchetta
magica di Harry Potter è un ramo di sambuco. Esiste anche la fata/strega tedesca Holda che abita in questa pianta.
Maisìa non sia mai
Maistràl’ vento di nord-ovest, maestrale
Maiulìn’ verdone (uccello); anche soprannome paolano
Maiuràn’ maggiorana; anche cognome paolano (Maiorano)
Màji mai
Majìdda (dall’arabo maidah = tavola o dal lat. magida = vassoio) madia, contenitore in legno usato per impastare e far lievitare il pane
Majistrìa maestria, lavoro eseguito da maestro
Màl’ cattivo, male
Màl’ cavàt’ nato con forza, cavato male; scaltro, malizioso, astuto (cùrciu e màl’ càvat’); malmesso
Màl’ criàt’ maleducato, incivile, scortese
Màl’ cumminàt’ messo male, combinato male
Màl’ e pègg’ maleppeggio, attrezzo edile. Il nome molto probabilmente deriva dalla locuzione laziale “alla mala peggio”: in effetti, l’attrezzo è più adatto a lavori di sgrossatura che di finitura, tuttavia la tradizione popolare collega questo strano nome al fatto che, se si usa l’attrezzo come corpo contundente, una sua punta fa male e l’altra fa peggio
Màl’francìs’ da “male Francese”, cioè sifilide
Màl’ gràzzia antipatico, incivile; anche malo modo, comportarsi male
Màl’ ‘i l’àrch’ itterizia. Si manifesta con colorazione giallastra degli occhi e della pelle. La credenza popolare ritiene che l’itterizia sia dovuta all’influsso dell’arcobaleno “lat. arcus”
Màl’ ‘mparàt’ maleducato, scostumato, viziato
Màl’ ‘ncappàt’ mal capitato, male incappato
Màl’ nnuminàt’ mal nominato, persona con una brutta nomea, cattiva fama o reputazione
Màl’ patùt’ sciupato, sofferente, disagiato, mal nutrito
Màl’ ristìn’/maliristìn’ sfortuna, cattiva sorte
Màl’ sàngh’ antipatia, avversione; anche farsi il sangue cattivo o amaro
Màl’ vistùt’ malvestito
Màla cattiveria, trista
Màla lìngua linguaccia, chi critica alle spalle
Màla patènza sofferenza, tribolazione, miseria, stento, privazione. Alla base non solo il lat. mala patientia = dura sofferenza, ma anche mali patientia = patimento del male
Malacapìzz’ scapestrato, furfante; birbante, incosciente
Malacàrn’ delinquente, poco di buono
Malacriànza scostumatezza, inciviltà, scortesia, cattiva educazione, maleducazione
Malafigùr’ gaffe, cattiva figura, magra
Malafìmmina (influenza napoletana) donna volubile in amore, troia; anche donna di malaffare, donna che fa soffrire, affascinante ed irraggiungibile, indifferente (quasi ai limiti del sadismo) alle pene d’amore che fa passare al “malcapitato” che se ne innamora,
donna cattiva, in quanto nella lingua napoletana il termine, come molti altri, assume vari significati a seconda del contesto. Giovanna I e Giovanna II d’Angiò furono emblemi di malafìmmina: la prima fu definita da Benedetto Croce, per i suoi atteggiamenti amorosi disinibiti, “mantide”, come l’insetto-femmina affetto da cannibalismo postnuziale: dopo essersi accoppiata, o anche durante l’atto, la mantide divora il maschio partendo dalla testa mentre gli organi genitali proseguono nell’accoppiamento.
Per saperne di più: https://napolipiu.com/tag/lingua-napoletana
Malafìr’ malafede, diffidenza
Malagùriu iettatore, malaugurio, cattivo auspicio
Malamènt’ cattivo, non buono, guasto
Malannàta poco raccolto, cattiva annata; anche malandata
Malanòva cattiva notizia, disgrazia (esclamazione di dolore o disappunto); anche iella, malasorte, maledizione, sfortuna; invettiva: malanòva ti vò bbinì! = che ti possa venire un accidente o che ti possa giungere una cattiva “notizia”, ma ormai con significato di dannazione a te!
Malantrìn’ malandrino, ladrone
Malanuttàta cattiva nottata, aver dormito poco e male
Malaparàt’ situazione avversa, difficile o sgradita. À bbìst’ ‘a malaparàta e sinn’è jiùt’! = ha visto che le cose si mettevano male e se n’è andato
Malaparòl’ parolaccia, malaparola
Malapatènza patire molto, soffrire; sofferenza, privazione
Malappèna con fatica, a stento
Malarucàt’ maleducato, con poca creanza
Malasànn’ persona pronta ad azzannare, severo nella critica e nei giudizi, aggressiva
Malasciòrta sventura, brutta sorte (puózz’ avì ‘na malasciòrta; chìdda à vùt’ ‘na malasciòrta: si dice di donna mal maritata
Malatìa (dal lat. male habĭtus cioè “che sta male”) malattia
Malavirùta malvista, disprezzata; esclamazione di dolore o disappunto; anche iella, malasorte, maledizione, sfortuna
Male(i)riziòn’ (dal lat. maledictio-onis) maledizione; anatema
Malèrv’ erba infestante; anche persona poco di buono
Malicriàt’ (dallo spagn. criar = educare, da cui crianza, educazione) maleducato:
composto da male e criato, dove criato sta per educato
Malìgn’ maligno, malizioso; talvolta nel significato di furbo, attento a precedere gli altri; che gode delle amarezze altrui: il diavolo
Malitrattà maltrattare
Maluparlà parlare in modo volgare, improprio o scorretto
Malirìtt’ maledetto, dannato, malnato; scalognato
Malluópp’ (dal franc. envelopper = avvolgere, ammalloppare) involto grossolano
Malucampà vivere male
Malucòr’ antipatia, avversione; anche offeso
Malùmbr’ sfortuna, mala sorte
Maluòcch’ fascino, affascino
Malupagatùr insolvente, debitore ritardatario o fraudolento
Malùra (dal franc. malheur) rovina, perdizione
Malustàr’ disagio, malessere, imbarazzo, malstare
Malutièmp’ cattivo tempo
Malupatùt’ sofferente, deperito, patito
Maluvìst’ antipatico, inviso, malvisto
Maluvulùt’ malvisto, malvoluto, detestato, odiato
Mambrùn’/mùp’/mamprùn’ (pesce) pagello bastardo
Màmma (dal lat. mamma, greco. μάμμα, μάμμη) voce infantile, che aveva entrambi i significati di “madre” e di “mammella”
Màmma panno melmoso che si forma in superficie dei barattoli o vasètt’ delle olive in salamoia
Màmm’ ‘ì trìgl’ bavosa bianca (Parablennius rouxi) (pesce)
Màmm’ ‘i làtt’ balia, nutrice
Mamm’ ‘i còr’ nonna
Màmma nòva suocera
Mammagrànn’ (dal francese grand-mère, grand-maman) nonna
Mammalùch’ (dall’arabo mamlūk = schiavo. Per la goffaggine si fa riferimento
all’abbigliamento dei militari arabi. Per la stupidità all’allocco, uccello notturno uluccus) mammalucco, bamboccione, persona sciocca e goffa, ingenuo e privo di malizia
Màmmama mia mamma
Mammàna/vammàna (dal grec. mammaia = nutrice, da cui il tardo lat. mammanam)
ostetrica, levatrice; una praticona, dedita spesso anche agli aborti e anche confidente delle donne incinte. Per la sua professione, sapeva i fatti della gente e utilizzava per dare consigli a destra e a manca, diffondendo e ingigantendo le sue fonti di conoscenza. “T’àviss’ affucàt’ ‘a mammàna = ti avesse soffocato la levatrice, che tu non fossi mai nato
Mammarèdda nonna; anche mammina
Mammasantissima persona estremamente influente, onnipotente
Mammàstra matrigna
Màmmata tua madre
Mammùn’/mammaruòl’ mammone, legato fortemente alla madre
Mammùn’ uomo nero che fa paura ai più piccoli, ovvero il mostro immaginario che si invoca per spaventare i bambini. Deriva dall’arabo maimun che significa “scimmia” (anche se questo termine in senso proprio significa “fortunato, che porta fortuna” e fu
dato alla scimmia per eufemismo perché era ritenuta un diavolo). Inoltre si ricordi anche il brigante Gaetano “Mammone” che terrorizzò la Repubblica Partenopea per difendere i Borbone contro i Francesi
Mamòziu (dal nome di Egnazio Lolliano Mavòrzio, vescovo di Pozzuoli, soggetto di una statua del IV sec. d.C. scoperta nel 1704 e visibile a Pozzuoli) inetto, mammalucco, sciocco; anche persona lenta e goffa, tonda e ingombrante, corpulenta. La derivazione
dalla statua di Mavòrzio viene però ritenuta inesatta, considerando invece giusta l’equivalenza con bamboccio
Mamprùn’/mambrùn’/mùp’ manfrone, pagello bastardo (pesce)
Màn’ (dal lat. manus “neutro”) mano; direzione; smazzata. Mìnt’ mán’: iniziare il lavoro. Ccù ‘na màn’ ravànt’ e n’ata d’arrièt’: senza risultato. ‘Ncasá ‘a màn’: intensificare. Mmán’ a Pappagùne: al tempo antico. Tèn’ ‘i mán’ lòngh’: essere un ladruncolo
Màn’ mani; “cà ti vuòn’ carì ‘i màn’” era il rimprovero “gastigna” che la mamma faceva al figlio che toccava o assaggiava un dolce anzitempo o quando rompeva qualche oggetto di casa, accompagnando il rimprovero con il tipico gesto della mano stretta tra i denti anche camminare mano nella mano
Màn’ a mmàn’ partita, sfida tra due, dall’espressione spagnola “mano a mano”
riguardante la corrida (specifica tipologia di spettacolo in cui due soli matadores (invece dei soliti tre) si dividono l’arena per affrontare sei tori)
Màn’ mmèrsa (dal lat. manu inversa) manrovescio, schiaffo violento a palmo aperto
Màn’ stòrt’ mancino
Màn’-màn’ man mano, tra non molto, a breve, di seguito
Manamùzza monco, mano mozza
Mànca mano sinistra; mancare; anche terreno non esposto al sole
Mancamiènt’ svenimento, mancamento
Mancànza sbaglio, mancanza; anche spazio di tempo dal plenilunio al novilunio
Mànch’ nemmeno, neanche, neppure
Mànch’ a li càn’ nemmeno ai cani, non lo auguro a nessuno nemmeno ai cani
Mànch’ a li puòrc’ nemmeno ai porci, maiali; roba immangiabile
Mànch’ ccà nemmeno qui
Manchìa luogo, zona non esposta al sole, non soleggiata
Manchìn’ (dal lat. mancus = difettoso, imperfetto, passato a indicare la mano sinistra ritenuta debole, poco adatta) mancino; esposto a nord; anche argano per pozzi
Mancià (dal lat. manducare, attraverso l’antico franc. mangier, oggi manger) mangiare, sfamarsi
Mància mancia; anche mangia
Mància pàn’ a trarimènt’ scroccone, vagabondo
Manciamùl’ mangiamolo
Manciànza (troncamento di mercede, dal lat. merces = ricompensa, da merère = guada-gnare) esca, mangime per la pesca; cibo, presenza di cibo, roba da mangiare
Manciatìll’ mangiatelo
Manciatura/mangiatura mangiatoia, greppia
Mancicuògn’ cibarie, golosità, vivande, contesto conviviale nel quale c’è possibilità di mangiare gratuitamente a sbafo
Manciùn’/mangiùn’ ghiottoso, mangione, ingordo, buona forchetta
Màncu neppure, neanche, nemmeno
Màndra/ màntra mandria, gregge
Mandulìn’ mandolino
Manèra (dal franc. ant. maniere, uso sostantivato dell’agg. manier = che si fa con le mani) maniera, modo
Màngan’ bastone con cui si intreccia il fieno (ammàttula); anche attrezzo per rompere le parti legnose e liberare le fibre vegetali ginestra, canapa, lino, agave) destinate alla filatura e quindi alla produzione di tessuti o cordami. Era costituito da una sorta di “cunetta”
(scanalatura profonda) scavata in un grosso tronco di legno duro avente una lunghezza di circa 90/100 cm. ed una larghezza di 10/15 cm: ad un’estremità, con un marchingegno, era agganciato un “mattarello” con un lungo manico, di dimensioni tali da incastrarsi perfettamente nella scanalatura dell’attrezzo. Approfondimento. “Altra maniera di macerare, e cavare il tiglio alla Canapa.”
“Nel Trattato della Canapa fa l’Autore vedere che la già descritta maniera di cavare il tiglio è un lavoro penosissimo, e per sgravarne coloro che la lavorano, dopo molte replicate sperienze, propone il nuovo seguente metodo. Ridotta la canapa che vuol
macerarsi a piccoli mazzetti di venticinque gambi, attorcigliati e piegati in mezzo per maneggiarli nell’acqua senza che si mescolino, mettergli in qualche gran trogolo ripieno d’acqua, la quale non sia di pozzo, o di vena, ma di fiume, o almeno stata al sole, lasciarveli inzuppare per tre o quattro giorni, maneggiando nell’acqua di tanto in tanto ciascun mazzo, e allorchè saranno ripurgati dalla sua viscosità più grossa, cavarli, torcerli, e lavarli nel fiume, e dopo sbattuti un poco sopra un asse, stendere ciascun mazzo sopra un banco di legno, e batterli per tutta la lunghezza, ma non eccedentemente, con un bastone come quello delle lavandaie. Per ridurre la canapa a tutta perfezione richiede
qui l’Autore una seconda macerazione. Devesi dunque portare la canapa al fiume, e rilavare nell’acqua corrente ciascun mazzo, prendendoli ad uno ad uno, e quando è purgata dalla sua grassezza, che si conosce al comparir chiara, si leva dell’acqua si torce,
e si fa seccare al sole. Propone ancora d’usare, in vece della seconda macerazione, il ranno ordinario di cenere, perché il calor dell’acqua, e l’alcalico della cenere producono un più pronto discioglimento dell’acqua fredda. Vi si lasciano inzuppare i mazzi circa una mezz’ora, poi si torcono, e si maneggiano nell’acqua come si fa della biancheria; e buttata via quest’acqua sporca, si mettono in una seconda, finalmente in una terza; con
maneggiarli sempre come si è detto sopra. Aggiunge essere ugualmente necessario il battere la canapa, e lavarla per l’ultima volta nell’acqua corrente. Rasciutta, e ben seccata, si piega torcendola un poco per impedire a’ fili il mescolarsi, né altro rimane per cavarli il tiglio che leggermente batterla prima di pettinarla: questa battuta finisce di dividere le fibre della canapa, che è quello che la rende bianca, morbida, arrendevole, e setosa. Se
ridotta in questo grado si passa sopra i pettini, verrà di tiglio paragonabile al più bel lino, e si caverà solo poco più d’un terzo di stoppe, le quali saranno fine, e bianche da farne un bel filo……”
Da: La Coltivazione italiana, o sia Dizionario d’agricoltura, … ecc. – di Ignazio Ronconi Fiorentino - Stamperia Simoniana – Napoli 1773
Manganatùr’ (v. mangàn’)
Manganaturà manganare, dirompere il lino o la canapa con la gramola (mangano)
Manganià battere, manganare
Manganièdd’ randello, bastone di forma rotonda usato per far cadere i semi della pianta del lino, per spezzarne il fusto e infine per eliminare le radici
Mangiatìn’ rimasugli, rosicature
Mangiatura mangiatoia
Mangùni grosso legno
Manìa palpa, maneggia; mania, fissazione, ossessione
Manià toccare con mano, palpeggiare, maneggiare, mescolare, rimestare; anche sbrigarsi, affrettarsi, far presto. Chi manìa ‘u pinìa = chi si dà da fare non patisce
Màniat’ (dal lat. ăgĭnāre = darsi da fare) sbrigati, muoviti, fai presto, affrettati
Maniàta accozzaglia, insieme di persone diverse. ‘Na manìata ‘i rilinquènt’= un gruppo di delinquenti; anche usata, maneggiata
Mànich’ (dal lat. manĭcum) manico, impugnatura
Maniciùnch’ mani rattrappite, inerti, storpie
Maniglia (dallo spagn. manilla, dal lat. manìcula = piccola mano) maniglia, impugnatura; rapporto con persone influenti (tenè na manìglia = avere una conoscenza per accomanda-zione; essere ammanigliato
Manimanèdd’ battimani, applauso
Manimùzza monco, mano mozza
Manìpula (dal lat. manicula = piccola mano - Plauto) cazzuola, arnese usato dai muratori: detto anche cucchiaia 
Mànna manda; anche nettare profumato presente nel calice di alcuni fiori o nelle infiorescenze del tiglio, dell’olmo e nella linfa del frassino da manna (Fraxinus ornus) 
Curiosità. in Calabria si produce in prov. di Catanzaro (Sersale) e prov. di Crotone (Mesoraca)
Mannà mandare, spedire, indirizzare
Mannàia (designazione antifrastica, dal lat. bene habeat) mannaggia, accidente;
(dal lat. manuarius = scure che taglia la mano) augurio che l’interlocutore sia condannato alla decapitazione; contrazione della locuzione napoletana mal n’aggia = male ne abbia
Mannammìll’ mandamelo
Mannàra mannaia, accetta dei macellai, scure
Mannarìn’ mandarino (specie di agrume orig. della Cina)
Mannàt’ girata di chiavistello; anche mandato, inviato
Mànt’ manto, mantello, tabarro
Mànta (dallo spagn. manta, deriv. dal lat. mantum) coperta da letto in lana
Mantèn' mantieni, reggi
Màntic’ mantice: dispositivo atto a procurare un soffio d’aria per alimentare il fuoco in una fucina o per far funzionare strumenti come l’organo o la fisarmonica
Mantìa Amantea
Manticàta/paliatùn’ (dal lat. mantica = sacchetta, bisaccia; mantice: arnese usato per ravvivare il fuoco che, agitato celermente, suscita un movimento d’aria. Oppure dallo spagnolo mantèca = grasso, strutto, burro; “specie” di crema o spuma ottenuta sbattendo fortemente sostanze grasse) scarica di percosse, grande quantità di botte, batosta, mazziata
Manticijà ansimare, affannare, anelare
Mantijuòt’ abitante di Amantea
Mantinùt’ amante o convivente, mantenuto, chi vive alle spalle di un altro
Mantisìn’ (dal lat. ante sinum) grembiule, antiseno
Màntra (dal lat. mandra) mandria, gregge. Càn’ ‘i màntr’ = cane da mandria, anche persona stu pida, inaffidabile
Manu(i)mmèrsa manrovescio, schiaffo violento a palmo aperto
Manùt’ manesco
Mànz’ mansueto, calmo
Mappàta (dal lat. mappa = tovagliolo) fagotto ottenuto con una tovaglia o un fazzoletto legato; fagotto di provviste, fardello; anche branco
Mappìna (dal lat. mappa) canovaccio, straccio da cucina (stà cammìs’ pàr’ ‘na mappìna = questa camicia sembra uno straccio); in senso figurato ceffone; indica anche una verdura strapazzata, generalmente scarola, condita con peperoncino e sale dopo averla lasciata
a marinare nell’olio per una decina di ore
Màr’ (dal lat. mare) mare; anche amaro; misero
Màr’ à mmìa (dal lat. amarus) infelice, povero me, amaro a me
Màr’ à ttìa povero te
Maràglia (dal lat. volgare medialia da medius = propriamente “mezzo denaro”) medaglia
Maraggiàta moto violento del mare con vento forte, mareggiata
Marasciàll’ maresciallo
Marcantòniu si dice di persona alta e robusta
Màrch’ amante, protettore
Marchètta da “marca” antica moneta (tedesco mark, vedi il moderno marco) d’oro o d’argento; gettone, la tariffa al casino: le prostitute ricevevano ad ogni prestazione un gettone dalla tenutaria. Per traslato, la prestazione stessa
Marchià timbrare; imprimere il marchio o simbolo di appartenenza con il ferro arroventato
Marchingègn’ (dal lat. ingenium) apparecchio, oggetto complicato
Marchìs’ (dal franc. marquis = marcare oppure dal gotico marka = segno,
traccia) Marchese (titolo nobiliare)
Marchìs’ (dal franc. marquer = marca, segno) mestruo, ciclo femminile
Màrcia (dal lat. marcère = marcire) marcia, andata a male; anche pus, sostanza purulenta che fuoriesce da una ferita infetta
Marètta mare mosso, leggermente agitato, maretta
M’àri mi devi
Marinàr’ (dal lat. marinus = marino) marinaio
Marinuòt’/marinòta uomo/donna provenienti dalla frazione marina
Mariòla taschino interno della giacca (in passato invisibile, nascosto molto bene); anche ladra
Marìt’ (dal lat. maritus) sposo, marito
Marìtam’ mio marito
Maritàt’ sposato, coniugato; anche coltivazioni conso ciate (vite maritàt’: avente come tutore un albero vivo; fagiolo maritàt’: avente come tutore il fusto del granoturco)
Mariuòl’ ladro, malfattore
Marivàggiu malvagio, cattivo, mascalzone
Marivìzz’/marvìzz’ (dal francese mauvis o spagn. malvis. Per alcuni derivato dal lat. malum vitis. Altri dal celtico melhuez = allodola) tordo italico; anche tordo di mare
Marmillàt’ marmellata, confettura di frutta o di verdure
Màrmur’/màrm’ (dal lat. marmor, marmoris con assimilazione vocalica progressiva) marmo
Marmurìcch’ piccoli pesci marini, marmora
Marònna Madonna. Và cca Marònna = che la Madonna ti accompagni. Ca Marònna tu vò rènn’ a ‘lu rùppiu ‘u bèn’ ca mi sta’ faciènn’ = che la Madonna ti renda al doppio il bene che mi stai facendo. Ti vò sènt’ ‘a Marònna = che la Madonna ti possa ascoltare.
È fìgl’ r’a Marònna = il trovatello
Marooo...nna!!! esclamazione di meraviglia, invocazione
Maròsca/madòsca eufemismo per Madonna
Marpiùn’ (dal franc. marpion = piattola) astuto, furbacchione, volpone, scaltro. Approfondimento. Marpione è una persona dotata di furbizia, deriva dal francese marpion, composto da mords imperativo di mordre = mordere e pion = pedone, fante. Qual’ è il nesso? La piattola (dal lat. pediculus) cerca di succhiare il sangue a qualcuno, godendo e vivendo a sue spese, così ‘u marpiùn, in ossequio all’etimologia francese, cùm’ ‘na piattùla, per natura approfitta di tutti, a suo comodo e a suo profitto. C’è spesso
anche uno sfondo sessuale (che nasce dal riferimento all’insetto che si attacca al pube): il marpione è un furbacchione licenzioso, sovente attempato, che non perde occasione per assecondare i suoi istinti libidinosi. Dal francese, attraverso il napoletano, questo termine si è esteso poi alla lingua italiana
Marràzz’ coltellaccio
Marrò marrone; castano
Marrùn’ (dallo spagn. marrón = danno) sbaglio, errore, inesattezza, errore grossolano
Màrt’ martedì;Marta
Màrt’ mùzz’ carnevale, martedì di carnevale
Martièdd’ martello
Martillìna martello del muratore
Martìn’ Martino; anche montone, martino dall’uso di dare tale nome a quell’animale
Martinièdd’ chiocciolino, piccola chiocciola; toponimo di località montana a quota 1100 a sud-est di Paola
Marùzza (dal greco malákion = mollusco o lat. mediev. marùcea) lumaca, chiocciola
Màrva (dal lat. malva) malva
Marvàggia (dal lat. tardo malifatius) malvagia, furfante
Marvaròsa malvarosa
Marvastr’ verbasco, tassobarbasso o verga di Aronne (pianta erbacea spontanea).
I fiori e le foglie sono utilizzabili per le loro caratteristiche medicinali, i semi della pianta sono considerati tossici. Ricordi personali dell’autore F.F.: le piante secche imbevute di
residui oleosi le usavo come torce
Marvìzz’ (v. marivizz’)
Marzaiòla (da “marzo”, periodo del passo) anatra da passo
Marzapàn’ (dall’arabo martaban = contenitore) zaino; anche marzapane
Mascàgna chioma tirata all’indietro, alla PietroMascagni
Mascièdda pezzo di tavola o piccola tavola, impiegata dai muratori per gli scopi più disparati
Màsc_sca (dal lat. tardo vascus = avvizzito, vuoto - attraverso un derivato vasculus e con il passaggio da v - a m- nelle forme meridionali; la stessa voce latina ritorna, in composizione con c anna: cannamasc_sca = canna palustre) maschia, malescio: una qualità di noci col guscio e i tramezzi così duri che il gheriglio si può e strarre solo a fatica, noce dal frutto difficoltoso da estrarre
Màsc_scara maschera
Masc_scarèdd’ spunterbo, mascherina di cuoio sulla punta della scarpa: si faceva aggiungere dal calzolaio per preservare le scarpe nuove, spesso insieme ai salvatacchi e alle salva punte metalliche a forma di mezzaluna dette ciàmp’ ‘i cavàdd’ = ferri di cavallo
Masc_scatùra serratura. Dal lat. masculus = virile, maschio: per la funzione connessa all’aprire, attribuita alla chiave che entra nella toppa 
Màsc_sch’/titìdd’ (dal greco μασχάλη) ascella
Masc_schiètt’ chiavistello, maschio della serratura
Màscul’ (dal lat. masculus) maschio, di sesso maschile
Masculìn’ (dal lat. mas = maschio, il dim. masculus = masculu: letteralmente è “mascolinizzato”) donna di sesso incerto, dai tratti fisici maschili
Masinicòl’ (dal greco basilikòn = “erba” regia) basilico
Masinnò ossia, altrimenti, in caso contrario
Masomèn’ spagnolismo “más o menos”; più o meno
Masònich’/massònich’ massonico, massone; ateo
Massàr’ massaro, fattore
Màst’ d’àsc’ falegname, costruttore di barche in legno
Màst’ ‘i scòla insegnante, maestro elementare
Màst’/màstr’ (dal lat. magister) maestro esperto nel proprio mestiere
Màsta sarta, maestra di cucito, di ricamo
Masticabbròr’ persone inetta, buono a nulla; lento, lentissimo; chi parla molto lentamente
Mastravòta/stravòta scusa, strategia per svincolarsi da un impegno, cambiamento
di pensiero, opportunismo: fà ‘na stravòta = fare una giravolta, essere voltagabbana
Mastrèra/mastèra (dal. lat. magister = maestro) colei che sa tutto, che si atteggia, saccente
Mastrìa bravura, maestria, abilità
Mastrià affaccendarsi, darsi molto da fare
Mastrìcchiu maestro non esperto e abile, di second’ordine
Mastrùn’ maestro molto bravo; anche saccente
Mastruòssu femore; osso grosso e scarnato
Mastuggiòrg’ (dal greco mastigophoros) guardia armata di frusta; infermiere dei manicomi. Secondo gli storici, Giorgio Cattaneo, psichiatra napoletano del ‘600, noto come “Maestro Giorgio” (Màstu Giòrgio) curava i malati di mente costringendoli a girare la “rota” che sollevava l’acqua dal pozzo dell’ospedale: questo lavoro, che di solito veniva svolto da un asino, fiaccava a tal punto il malato che alla fine della giornata egli non era più capace né di muoversi, né di gridare. Se poi, nonostante tutto, riusciva ancora “a fare il pazzo”, allora gli infermieri, “‘i mastuggiorgio”, lo calmavano definitivamente con una scarica di legnate
Masunàr’/mmasunàr’ (dal franc. maison o greco móssyn o mósyn) pollaio; anche appollaiarsi, andare a dormire
Mataràzz’ (dall’arabo matrah = gettarsi e/o posarsi su) materasso. Come in tutte le regioni con forte intensità agricola, anche in Calabria i primi materassi furono sacchi imbottiti di paglia (da cui il termine alternativo pagliericcio) e nelle aree montuose di
crine, lana di pecora o altri materiali morbidi. I materassi di paglia erano fatti con le foglie esterne delle pannocchie, dette “fòdar’/fòrir’”, lasciate essiccare per lungo tempo, e poi si inserivano all’interno di un grosso sacco. In questo modo il materasso risultava morbido e fresco anche d’estate
Matassàr’ asta per creare matasse di filo, arcolaio
Matèria materia; pus, purulenza
Matìn’ (dal lat. matutīna (hora) = “ora” mattutina) mattina
Matinàta mattinata fino a mezzogiorno
Matinièr’ mattiniero
Matiriàl’ materiale; anche atteggiamento rozzo, grossolano, materiale
Matrasta matrigna; anche simbolo di tirannia e talvolta di perfidia
Matréssa (dal franc. maîtresse) padrona, donna con funzione di comando; la tenutaria del casino
Matrìgn’ (dal lat. matrea) matrigna
Matrùna (dal lat. matrona, der. di mater -tris = madre) matrona, donna maritata, signora
Matrùni/matrazza (da matri = utero; madre, mamma) malessere di natura gastroenterica (con stimolo continuo ad evacuare), meteorismo causato da certi vermi detti mascùni, i quali spostandosi producono gas e dolori. Approfondimento. (da Internet).
Andiamo ai malanni d’una volta e al come si curavano. A volte, ad esempio, capitava che un malessere generale si concentrasse nello stomaco provocando fastidiosi movimenti d’aria, gonfiore e dolore che si diffondeva fino a dare fastidio alle spalle. La causa
poteva essere data da una cattiva digestione, ma alcune volte poteva essere conseguenza di una serie di gravi dispiaceri, “d’abili” che, accumulandosi nel tempo, provocavano soprattutto nelle donne una fastidiosa situazione di malessere. In questi casi le donne dicevano che avevano la “matrazza”. In ogni caso, un sistema che era in uso utilizzare per risolvere il problema, non solo per le donne ma per chi aveva dei dolori allo stomaco, era una sorta di massaggio particolare praticato con i “cuppetti”. I “cuppetti” si facevano con un bicchiere che non aveva la normale base d’appoggio piatta, ma aveva la forma
di una cupoletta. Prima di fare i “cuppetti” si preparava uno stoppino particolare avvolgendo una moneta di un soldo con un quadratino di pezza bianca legato alla base con del cotone. Il ciuffetto di stoffa che rimaneva formava così “‘u mìcciu”, la parte cioè che veniva imbevuta di olio e veniva accesa. La moneta con “‘u micciu acceso” si poggiava di volta in volta nelle varie parti del corpo da trattare, dallo stomaco alla pancia, alle spalle.
Dopo che si era poggiata sulla pelle la monetina con la pezzuola accesa, vi si metteva sopra il bicchiere. Quando l’ossigeno all’interno si consumava e lo stoppino si spegneva, la mancanza d’aria provocava un risucchio della pelle con parte della carne sottostante che riempiva il bicchiere. Il bicchiere si lasciava così per alcuni minuti, in questa posizione, dopo di che si distaccava lentamente e si procedeva a rifare lo stesso trattamento in altre
parti dello stomaco, della pancia e, se necessario, anche nelle spalle. Questo rimedio dava subito una sensazione di sollievo e dopo ripetute applicazioni, aiutava ad eliminare il dolore e lo stato di malessere.
Mattulà (v. ammattulà) attorcigliare, arrotolare il fieno
Màttulu fieno attorcigliato, arrotolato a forma di grossa matassa; sarmenti avvolti in un fascio; anche matassa
Mattulùn’ persona inutilmente alta e non accompagnata da nessun’altra qualità (soprattutto intellettuale)
Mattùn’ (dal lat. maltha) mattone
Mattunàta ammattonato: pavimento fatto di mattoni
Mattunàzz’ mattone pieno
Màzz’ (dallo spagn. mazo, lat. matia = intestino) mazzo, fascio, fascina; mazzate, schiaffoni; anche sedere, deretano (m’à fàtt’ ‘nu màzz’ a cappìedd’ ‘i prièvit’ = mi ha fatto un sedere a cappello da prete = le ho prese di santa ragione)
Màzz’ i tammùrr’ mazza di tamburo; anche fungo (Macrolepiota procera)
Mazzacàn’ (dall’arabo ma sara o spagn. matacan = grossa pietra) ciottolo, pietra, sasso grosso più o meno quanto un pugno... sufficiente per ammazzare un cane. Dal gesto la derivazione (ammazzacàni); pietra di riempitivo in muratura
Mazzacòrd’ intestini di capretto o agnello (corda) avvolti a piccoli tranci di trippa con un rametto di prezzemolo (mazza) e cotti in tegame (in umido)
Mazzafrànch’ tranquillo, che è in stato di calma, di quiete, pacifico
Mazzarèdd’ girini; piccola mazza
Mazzàt’ bastonate, schiaffoni
Mazzètta pizzo, tangente; anche le due spalle di un vano di porta o finestra; attrezzo da muratore
Mazzià bastonare, picchiare
Mazziàt’ serie di percosse; bastonato, percosso; anche afflitto, avvilito, deluso
Màzzica (dal greco masáomai = mastico) mastica; persona che usa tabacco da masticare. Màzzica amàr’= masticare amaro = provare una gran rabbia, stizza. Questa espressione nasce dalla convinzione che la tartaruga, con la sua lenta masticazione, riesce a rendere
inoffensive sostanze velenose; sopportare con pazienza e costanza, rimuginare qualcosa che riempie d’ira, di dispetto impotente; masticare male qualcosa, accettarla di malavoglia, non poterla mandare giù
Mazzicà (dal lat. tardo masticare, dal greco mastikhao, da mastax = bocca) masticare, sgranocchiare
Mazzicuògn’ cibo, roba da mangiare; nel gergo malavitoso alimenti, vitto
Mazzòla grosso martello di legno usato dai calafati; mazzuolo; anche attrezzo per sgranellare
Màzzu (dallo spagn. mazo = mazza) mazzo; fascio di erbe, fiori o altro legate insieme: così detto per similitudine di forma con una mazza. Mazzo differisce da fascio, perché quest’ultimo mira a definire un ammasso confuso di cose; anche voce napol., di incerta
origine, che significa deretano, sedere
Mazzùn’ mazzo di carte da gioco mescolate in maniera disonesta
‘Mbaghìre invaghirsi, innamorarsi, incapricciarsi
‘Mbàm’/‘mpàm’ (dal lat. infamis, der. di fama = fama, col pref. in- = in-)
infame, abietto, abominevole, ignobile, obbrobrioso, scellerato, spregevole
‘Mbaràzz’ imbarazzo; disturbo
‘Mbarazzàt’ imbarazzato, a disagio, confuso, impacciato; anche appesantito, pesante (di stomaco, troppo pieno di cibo)
‘Mbarcà imbarcare; anche curvare, flettere, piegare
‘Mbàrca imbarca, metti sulla barca
‘Mbarsamà (dal lat. balsamum = balsamo, imbalsamare) imbalsamare
‘Mbastì imbastire, il cucire provvisorio dei sarti
Mbè/embè ebbene, sebbene, anche se
‘Mbèc’ invece, diversamente
‘Mbèrsa rovescio, capovolto, ribaltato, rivoltato; al contrario, all’incontrario,
all’inverso
‘Mbestialìt’ imbestialito, andato in bestia
Mbìgna/mpìgna (dal franc. empeigne = tomaia) tomaia, sugatto/sovatto; striscia
di cuoio; correggia
‘Mbillettàt’/‘mbellettàt’ (dal longob. blaich = sbiadito) imbellettata, adornata,
abbellita
‘Mbìncere/‘mpìncere impigliarsi; inciampare; trattenere; anche attaccare,
appendere, appiccicare
Mbisà/‘mpisà caricare, accollarsi; anche travolgere, far cadere qualcuno
‘Mbiulàt’ (v. ‘mpiulàt’)
‘Mbizzarrìt’ infuriato, irritato
Mbranchiulì(u)n’ senza pantaloni; nudo
‘Mbrascà/‘mprascà imbrattare, sporcare; anche picchiare; nascondersi nelle frasche
‘Mbràzza in braccio
‘Mbrèll’ (dal lat. mediev. umbrella, lat. class. umbĕlla: der. di umbra = ombra) ombrello: oggetto usato per ripararsi dalla pioggia o, meno spesso, dal sole, costituito da un’asta con impugnatura e da una copertura a cupola in stoffa
‘Mbriàch’ ubriaco, brillo, sbronzo
‘Mbriacùn’ ubriacone
‘Mbrìcc’ piagnisteo, lungo pianto, pianto isterico
‘Mbricciùs’ pianto noioso, fastidioso, isterico; anche far casino, confusione da strada lastricata in ciottoli, vricciu = ciottolo, sasso
‘Mbri(e)llàr’/'mprellàr' ombrellaio, chi ripara, vende o fabbrica ombrelli
Mbruccà imbroccare, indovinare
‘Mbrògl’ roba vecchia fuoriuso, cianfrusaglie, abiti usati e vecchi
‘Mbroglia (dal fr. ant. broueillier, brouiller = mescolare, agitare, dimenare; anche fare brogli, brigare per ottenere qualcosa) imbrogliare, confondere, mettere in disordine
‘Mbrugliùn’ imbroglione, lestofante, impostore, truffatore
‘Mbrunàt’ all’imbrunire, fatta sera, l’ora successiva al tramonto
‘Mbruògliu imbroglio, groviglio, intrico, intralcio; cianfrusaglie, oggetti vecchi e fuori uso
‘Mbrusà’/‘mprusà (dalla voce gergale proso = deretano) raggirare, fregare, imbrogliare, truffare
‘Mbruscinà (v. ‘mpruscinà) imbrattarsi, rotolarsi per terra, sporcarsi, rivoltarsi nel fango; strofinarsi, sfregarsi, girare la pasta nella padella o ‘i turdìdd’
‘Mbucà/‘mpucà imbucare, nascondere
‘Mbusimàt’/‘mpusumàt’ (dal normanno empeser = inamidato) persona impomatata; soggetto estremamente rigido nei modi di essere o di fare, tanto da risultare altezzoso/goffo. Approfondimento. “‘Mpusumato: praticamente: indurito in quanto sottoposto ad una bagnatura (e successiva stiratura) in una soluzione di acqua
ed amido, soluzione che in napoletano è ‘o bagno ‘e pósema; la parola pósema (che è esattamente l’amido e che diede lo ‘mposemato/‘mpusumato = inamidato e dunque indurito da riferirsi in primis agli indumenti o a parte di indumenti come colletti e polsi
di camicia da uomo stirati in modo da renderli rigidi, ma da riferirsi anche estensivamente a chi abbia ed inceda con atteggiamento impettito o anche sia agghindato in maniera eccessivamente ricercata) è da riferirsi etimologicamente al greco apòzema che indica, tal quale il derivato posema un quid bollito, filtrato, colato; l’amido, sostanza di riserva di molti vegetali, chimicamente analoga agli zuccheri che si presenta come una polvere
o scaglie biancastre, in effetti è ottenuto per colatura e sedimentazione da particolari piante.” Da: http://lellobrak.blogspot.com/2009/03/o-nfinfero.html
‘Mbùt’/‘mmùt’ (dal lat. imbūtum, da imbutus part. pass. di imbuĕre = imbevere)
imbuto
‘Mbuttunà (dal lat. imbutum = riempito) imbottire (spalline, coperte; cibi abituali: mulugiàn’, pìp’, patàn’, cunìgl’, ecc.)
Mèl’ (dal lat. mel) miele
Memèlla caramella, nel linguaggio infantile
Mèna Filomena; anche mena, picchia
Mènt’ mente (tenatìll’ a mènt’), senno, intelletto; tené mènte = guardare, prestare attenzione, fissare; anche menta (aroma)
Menzacànna misura meridionale corrispondente a poco più di un metro. La canna metrica era un bastone di circa due metri, adoperata nelle misurazioni topografiche e per misurare stoffe; per traslato indica persona mediocre o anche bassa di statura
Menzagùst’ ferragosto, metà agosto
Menzapòrt’ parte inferiore della porta nelle vecchie case
Menzapugnètta letteral. sei una mezza pugnetta: cioè piccolo pugno. Divertente espressione con la quale si è soliti definire chi è molto basso e fisicamene minuto o di ridotte capacità operative, o anche, moralmente parlando, di limitatissime capacità intellettive (si ‘na mènza pugnètta = sei un mezzo uomo); fornicazione maschile
Menzasàrm’ unità di misura (equivalente a 8 tomoli di terreno, cioè 32.000 mq; oppure 160 kg, o 115 litri); soprannome paolano
Menzùra mezz’ora (tempo per colloqui amorosi). Unità di misura, peraltro approssima-tiva e piuttosto parca, per incontri amorosi d’altri tempi; riposino pomeridiano
Mèra (dallo spagn. mirar = guardare, controllare; tratto dal lat. mirari = ammirare e nel lat. tardo guardare) guarda, ammira (infl. cosentina); guardare, osservare
Mercurélla mercorella (gli antichi credevano essere stata scoperta da Mercurio: infatti la troviamo dedicata alla medesima divinità): erba medicinale dal sapore amaro e piccante usata come purgante (volgarmente è detta cacarèdda)
Me(i)renna (dal lat. merère = meritare) merenda
Mèrjihita sputo catarroso, scatarrata, espettorata, spurgata, espulsione di catarro
Mèrica America; anche erba medica
Mèrica grànn’ andare nell’aldilà, morire, perire, trapassare
Mètere mietere, falciare
Metitùr’ mietitore, falciatore
Mèzz’ mezzo di trasporto; per antonomasia ‘u pùlmann’
Mi si nnìra mi sei antipatica, non ti posso più sopportare o vedere
Mi vuòtu e mi gìru mi volto e mi giro
Mìcc’ (dal lat. myxsa, greco mykes o dal francese mêche = stoppino, lucignolo) moccolo; anche stoppino; scherzosamente capelli lunghi e poco curati. Sentire fièt’ ‘i micc’ = man-giarsi la foglia: si dice così perché nell'Odissea, quando l’astuto Ulisse si accorge che Circe trasforma gli uomini in bestie, per proteggersi dal maleficio, mangia una foglia magica che gli ha donato Ermes e diventa immune
Micciarièdd’ piccolo stoppino; anche pudendo dei bambini
Micciùs’ pieno di caccole, muco al naso
Michiènch’ (intraducibile) personaggio inesistente, inventato, espressione simpatica usata tra amici: è arrivàt’ Michiènch’ = per indicare l’arrivo di un amico un po’ rompiscatole o sapientone oppure simpaticissimo
Micìriu omicidio, assassinio, uccisione
Micùzz’ Domenico
Miègl’ meglio
Miènnula (dal lat. dei glossari amendula, amandula con derivazione dal greco amygdále) mandorla
Miènz’ mezzo, metà
Miènz’ caziètt’/mènza cazètta mezza calzetta, persona mediocre. Approfondimento. Un po’ in tutta Italia oggi si definisce “mezza calzetta” una persona di scarsissimo valore e competenza che, invece, si ritiene importantissima ed esperta; oppure (soprattutto
in meridione) qualcuno di basse origine che si atteggia a gran signore. A Napoli, quando tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento vennero di moda per le donne le calze di seta, poche potevano permettersele per il loro prezzo altissimo, allora i Napoletani inventarono ‘e mièze cazètte, molto più abbordabili perché di seta avevano solo la parte inferiore, il resto era di semplice cotone che però restava nascosto grazie alla lunghezza delle gonne. La parola calza proviene dal tardo lat. calcea derivante a sua volta da calceus, che era la scarpetta di cuoio fine che si indossava nelle case oppure nella commedia teatrale
Miènz’ tièrmin’ mezzo termine, ripiego
Mienzijiuorn’ mezzogiorno
Mienzumarinár’ asta con un gancio all’estremità per recuperare cime ed altro, attrezzo nautico
Mienzucucchiàr’ apprendista muratore
Mienzutàcch’ mezzo tacco, tacco basso
Mièrich’ (dal lat. medĭcus, der. del tema di medēri = curare) medico, sanitario
Mièrcu/mèrch’ (dal provenz. mercar, voce di origine germ., ted. merken = segnare) marchio; cicatrice, segno, lividura; placchetta di piombo con numero di matricola; anche boccino
Miercùr’ (dal lat. mercurii diem) mercoledì
Mièrlu/mièrulu (Turdus merula) merlo
Mièuza (dal longob. milzi) milza
Mìl’ (dal lat. pop. mēlum) mela
Milàzz’ miele di fichi, melassa, sciroppo; anche stucchevole, sdolcinato, patetico
Mìliu Emilio
Millàrd’ (dal franc. malard) anatra selvatica
Milògn’ (dal greco milax-milacox) tasso
Milùn’/mulùn’ cocomero, anguria
Mimòria memoria; anche tempia, ritenuta sede della memoria
Minà (dal lat. minari, poi minare = spingere e battere) condurre, portare; anche menare, venire alle mani, picchiare, darsele; lanciare; stimolare col bastone o col pungolo gli animali a camminare o a lavorare
Minà (dal franc. miner = minare) praticare una mina, cioè una cavità in una roccia o in una struttura, collocandovi dentro una carica di esplosivo che, scoppiando, ne provochi l’abbattimento, il franamento o la frantumazione ( minà il masso in una cava; un pon -
te, ecc…). Curiosità. Annibale si fa strada tra le rocce con il fuoco e con l’aceto, dal libro Le Storie (opera storiografica dello storico greco Polibio di Megalopoli (206-124 a.C.). Libro XXI, capoverso 37: “… Quindi i soldati, condotti a costruire una strada nella rupe, attraverso la quale soltanto era possibile passare perché si doveva spezzare la roccia, abbattuti e tagliati immensi alberi intorno, fecero una grandissima catasta di legna
e le diedero fuoco dal basso, essendosi levata una furia di vento ad alimentare l’incendio. Per spezzare le pietre le cosparsero di aceto. Così ruppero col ferro la roccia bruciata dall’incendio, resero meno ripide le discese formando sulla strada modeste svolte, in modo che potessero essere percorse non solo dagli animali da soma, ma anche dagli elefanti”. Ricordo personale: mio padre agli inizi degli anni ‘60 del ‘900 usò la stessa tecnica, sigh! Sono trascorsi più di 2000 anni!!!, per rompere i grossi massi presenti sul terreno dove costruì casa, sostituendo la legna degli alberi con le traversine ferroviarie e l’aceto con l’acqua 
Mìna picchia, mena
Minàrch’/menàrch’ menarca, primo flusso mestruale della donna, che rappresenta
l’inizio del periodo fertile. Il termine “menarca” deriva dal greco ed è composto dai vocaboli mén, ménos = mese ed arché = inizio; ciò sta ad indicare il carattere ciclico che assumerà il flusso mestruale dopo il suddetto. La dea, nume tutelare del ciclo fisiologico e della fertilità nella mitologia romana era chiamata Mena
Minàita/menàita rete da posta formata da un solo telo a maglie tutte uguali, usata per la pesca di alici e sarde selezionando le più grandi; anche la barchetta a remi su cui escono i pescatori per praticare codesto tipo di pesca
Minaròla trapano a mano, menarola, girabacchino
Minatùr’ minatore, chi lavora in miniera; geniere
Mìnchia (dal lat. mentula = membro virile) espressione volgare per esprimere stupore; anche pudendo maschile. Mìnchia mùscia = persona poco energica. Mìnchia ru tamàrru = asso di bastoni
Minchiapopùl’ fa parte della terminologia comune, un tempo utilizzata prevalentemente
nei ceti meno abbienti. Nasconde o esprime diversi significati:
- si propone come sinonimo della parola “quello”, “quello lì”;
- può nascondere una dimenticanza;
- può assumere le sembianze di un’espressione ingiuriosa, da rivolgere nei confronti di terzi, manifestando il proprio dissenso o disinteresse
Minchiàta fesseria, sproposito, stupidaggine, baggianata, cretinata
Minchiarièdd’ pudendo di maiale; pasta fresca tipica del Salento; per traslato cosa di poco conto o valore
Minchionchiar’/minghionghiar’ fare le cose in modo approssimativo, raffazzonato
Minchiùn’ persona sciocca, ingenua, credulona
Mingrànnula/mingrània (dal lat. hemicrania) emicrania
Minicùccu (dal greco melikokkos = bagolaro) bagolaro (pianta). È molto longevo e riesce a vivere anche 2-3 secoli. Sembra che il suo nome derivi dalla parola bagola, termine dialettale del nord Italia che significa “manico”, per la sua conosciuta bontà nell’utilizzo
del suo legno per manici. Il suo legno si presenta chiaro, duro, flessibile, tenace ed elastico e di grande durata, è ricercato per mobili, manici, bastoni da passeggio, attrezzi agricoli e lavori al tornio. Inoltre veniva utilizzato per costruire i manici delle fruste. Il bagolaro viene chiamato anche “albero dei rosari”; infatti i suoi semi erano utilizzati per costruire il rosario
Miningàgl’ ninnoli, oggetti minuti, di scarso valore e spesso di cattivo gusto usati come soprammobili; oggetto indefinito
Miningagliarìe chincaglierie, insieme di chincaglie, quindi ninnoli, piccoli oggetti
di uso domestico o ornamentale, cianfrusaglie
Ministàlla/minestàlla (dal lat. mediev. Marestalla e marescalla, italiano ant. malistallo, marahstalla = stalla, scuderia) vecchio toponimo e anche nome del Teatro Comunale di Paola (1500 ca.), corrispondente pressappoco alle ultime case di via Valitutti, in seguito
adibito a cartiera e infine demolito nei primi anni del ‘900. Curiosità. (da: Toponimi urbani ed extraurbani di Paola. Saggio di toponomastica storico-linguistico-topografico.
Autore R. Napolitano, edito da Progetto 2000, 1999)
“Questa località un tempo alberata a gelsi (gelseto) di cui si fittava, annualmente, la raccolta delle foglie, per alimentare la diffusa, fiorente bachicultura, praticata anche a Paola come in altre parti della Calabria” 
Ministrà (dal lat. ministare = servire, da cui minister = ministro, servitore) servire a tavola il pranzo, scodellare
Mìnna/minnèdda (dal lat. parlato minna = poppa o dall’indeur. men = sporgere)
mammella, tetta
Minnaròla (al greco mammilion = mammella) era un poppatoio, una sorta di ventosa che serviva ad estrarre il latte dalle poppe delle donne; anche pancetta di maiale
Minnèdda ‘i làtt’ lett. mammellina da latte; nel gergo malavitoso fico (frutto)
Minnicà mendicare, elemosinare, accattare
Minnicarìa poco, roba da poco, che non basta per soddisfare un bisogno
Minnicùl’ (dal lat. mica o micula = briciola + lenticola = lenticchia) il termine è un incrocio di lenticula con micula, cioè di due cose commestibili di piccolissima entità; oggetti di poco conto o valore; quantità minima
Minnicùta (dal greco mammilion) dal seno abbondante, donna con grosse mammelle
Minnifàji me ne fai
Mìnn’ ‘ncarrìch’ me ne impippo, me ne frego, non me ne importa niente
Minnivàjiu me ne vado
Minnulàra/miennulàra (dal lat. (dei glossarî) amandŭla o amiddŭla, class. amygdăla) mandorlo
Mintàstr’ (dal lat. mentastrum, der. di menta = menta) menta selvatica
Minumàl’ meno male
Minuocciùl’ fanello (uccello)
Minùt’ minuto; piccolo; anche soldi spiccioli, di piccola dimensione o valore (sòrd’ minùt’)
Minuzzá (dal lat. minutiare) sminuzzare, frammentare, frantumare, sbriciolare
Minuzzàglia (dal lat. tardo minutalia da minutalis = minuto) minutaglia; pezzetti
di pasta di vario tipo, di biscotti, di legna, ecc.
Minzànu (dal lat. medianus = di mezzo) mediano; il secondo di tre. Da notare minzanieddu = piano ammezzato, mezzanino
Minzìna/menzìna metà di un intero; ciascuna delle due parti in cui viene diviso il bovino o il suino macellato
Minzugnàr’ (dal lat. mentionia, der. di mentiri = mentire) bugiardo, persona portata istintivamente a mentire, chi racconta balle; imbroglione
Miraculùs’/muraculùs’ (dal lat. miraculum) cosa grande, meravigliosa
Miràglia (dal lat. volg. medialia, poi medalia per dissimilazione) medaglia
Mircànt’ scarabeo dorato (cetonia aurata); anche mercante
Mircàt’ (dal lat. mercatus da merx = merce) mercato
Mirèju Amedeo
Miricìna (dal lat. medicina, in origine ars medicina, femm. dell’agg. medicinus
= pertinente al medico o al curare) medicina, farmaco, medicamento
Mirlùzz’ (probabilmente dal franc. merluche o catal. merlussa) merluzzo; baccalà
Mirùdd’ (dal lat. medulla) cervello; anche memoria, intelligenza, ingegno
Mirùdda (dal lat. volgare merulla) midollo; anche la pellicola bianca lenticolare
o membrana situata tra gli internodi cavi della canna comune: ha proprietà emostatiche (alcuni la chiamano uòcch’ ‘i cànn’= occhi di canna)
Misàl’/musàl’ (dall’arabo misar, greco antico misalion o lat. mensalis, relativo
a tavola, a mensa) tovaglia da tavola
Misàta retribuzione mensile, stipendio
Misciùdd’ gattino/a
Mìsc_sca et fiat potum (formula con cui si concludevano le ricette) mescola
e bevi
Misc_scà (dal lat. class. mìscere = mettere insieme, deriva la forma iterativa
del lat. volg. misculare. Per sincope misclare e per mutazione cl/chi, come da clavem = chiave, mischiare = mischiá = misc_scá) mescolare; mischiare, mettere insieme, miscelare
Mistùra (dal lat. mixtura = mistura) mescolanza di varie farine, di liquori, di vino, ecc.
Mìsu (dal lat. mēnsis) mese; anche messo
Misurièdd’ (dal lat. mensura con alterazione diminutiva) unità di misura consistente in un recipiente, stecca o altro
Miùza (dal longobardo milzi) milza
Mmà! esclamazione di meraviglia, rassegnazione
‘Mmaculàta Immacolata; anche immacolato, candido, puro
Mmacànt’ (dal lat. in-vacante) a vuoto, inutilmente; gnùc’ mmacànt’ = avere
l’acquolina in bocca; i’ mìs’ ‘u pèr’ mmacànt’ = ho messo il piede in fallo)
Mmacàr’ magari; almeno
Mmalirìtt’ maledetto, disgraziato, sciagurato
‘Mmàn’ (dal lat. in+manus) letteralmente in mano. Spesso si usano espressioni come: “‘mmàn’ a Francischiedd’”, “‘mmàn’ a li Burbùn’” ecc. e si vuole intendere: al tempo di Francischiello, al tempo dei Borboni 
‘Mmarcà (la mutazione MB/MM la troviamo ad inizio di parola per quei termini composti da in + parola iniziante per B. Imbarcarsi, da in+barca (‘mbarcà >‘mmarcà). 
In questi casi si tratta di assimilazione della B con la consonante precedente M. 
‘U ‘mbàrcu diventa ‘u ‘mmàrcu) imbarcare, far salire a bordo di una nave o imbarcazione paseggrri o merci; per estens., anche su altri mezzi di trasporto
‘Mmarcàt’ imbarcato; anche marcato
‘Mmàrcu/‘mmàrca imbarcare; salire, caricare merci su di una nave o una imbarcazione (per estens., anche su altri mezzi di trasporto); commercio all’ingrosso di prodotti alimentari (frutta verdura, ecc.)
‘Mmarrà coprire, offuscare, nascondere parzialmente, ostruire; anche ottundere
‘Mmasciàta letteralmente: ambasciata (da un antico provenzale embaissada da un originario latino ambaxus per ambactus = servo mandato in giro per portare un messaggio), imbasciata; commissione (compito non definito o di cui non si vuole spiegare la natura “àji fà ‘na ‘mmasciàta”); recarsi da una famiglia per fare una proposta matrimoniale
‘Mmasciatùr’ ambasciatore, inviato, messo
‘Mmàst’ (dal lat. tardo sagma, sauma, greco σάγμα – ατος) basto, sella; anche boccino, pallino nel gioco delle bocce e ri stracciùl’
‘Mmasunàr’ pollaio, gallinaio; anche appollaiare
‘Mmazzupìt’ afflitto e stanco
‘Mmèc’ (dal lat. in+vicem > invicem > inbicem > imbicem > immicem) invece, anzi, bensì, piuttosto, anziché
‘Mmènt’ in mente; in memoria
Mmèrda (dal lat. mèrda) sterco, merda, escremento
Mmerdùs’ persona di poco conto; sporco di merda; inetto, incapace, buono a nulla; anche ragazzo/a che si atteggino ad adulti
‘Mmèrs’(alla) (dal lat. inversa. Si noti “nv” mutato in “mm”) rovescia, versa; al contrario, alla rovescia
Mmìa a me; anche avvia
Mmià avviare, mettere sulla via, iniziare qualcosa; partire
‘Mmiènz’ (dal lat. medius) in mezzo, a metà
‘Mmiènz’ camìn’ a metà cammino o strada
‘Mmièrs’ (dal franc. envers) a verso, nel verso giusto
‘Mmicchià/‘nvicchià invecchiare, attemparsi, farsi vecchio, incanutire
‘Mmilicu in bilico, in equilibrio instabile
‘Mmilinà avvelenarsi, invelenirsi, arrabbiarsi
‘Mmintà (dal lat. mediev. inventare, dal class. invenire) inventare, ingegnarsi; anche dire bugie, raccontare balle, frottole; unire, annodare
‘Mmìria (dal lat. invidia, con mutazione di “nv” in “mm” immidia, aferesi della /i/, mmidia e rotacismo d/r) invidia, rivalità, astio
‘Mmiriàt’ immediato/a; anche invidiato/a
Mmirijuoch’ (dal lat. mediocris, der. di medius = medio) mediocre, che sta
nel mezzo, che si trova in una posizione di mezzo
‘Mmiriùs’ invidioso, rancoroso
‘Mmisc_scà (dal lat. misceo-es) mischiare, mescolare; contagiare, attaccare, infettare; anche darle di santa ragione
‘Mmisc_scatìna mescolanza, intruglio, mistura, miscuglio; confusione
‘Mmisc_sculanza miscuglio, mescolanza (proverbiale chidda ‘i Viciènz’ i Sìta). 
Curosità. I funerali erano generalmente molto “alla buona”, tranne, ovviamente per i personaggi altolocati. Per la maggior parte degli uomini che seguiva il corteo, terminavano all’Antica Confetteria De Seta situata in Corso Garibaldi. Il carro
con i parenti proseguiva, gli uomini si fermavano a brindare alla salute del defunto. 
Infatti mentre i mesti parenti, seguivano a passo sostenuto il carro funebre verso il cimitero, gli amici sostavano a bere, nella singolare funzione di riconciliarsi quasi
con la vita, dopo l’accorata mestizia della morte. Non per nulla, fino a qualche decennio fa, era ancora vivido nella memoria dei più anziani un distico coniato da qualche bontempone: “Vai caro amico, che la terra ti sia leggera; nùa jiàm’ addùv’ don Mmiciènz’
a biv’ na bòna mmisc_sculanza”  
‘Mmità (dal lat. invitare attraverso le mutazioni solite, inbitare > imbitare > immitare > mmitare >‘mmitá) invitare; anche metà
‘Mmìta invita, ospita
‘Mmivènza in vita, da vivo; essendo in vita, avendo vita
‘Mmolafòrbic’ (dal lat. med. ammolare, da mola + lat. forficem = forbice) arrotino, affila forbici
Mmòmm’ intontito, incapace, inetto, impacciato; anche maschera del teatro greco che a Paola è stata trasformata in un personaggio odioso che incute paura e timore; babau, uomo nero
Mmommò (dall’arabo maimum, col signific. di scimmia) spauracchio per i bambini, orco
Mmommuccìn’/mmummuccìn’ mostro (chiamato per intimorire i bambini); mo vèna ‘u mmummuccìn’: espressione minacciosa che si prospettava ai bimbi per convincerli a stare buoni
‘Mmòt’ in moto, accesa; trombosi, colpo apoplettico, convulsioni, crisi epilettica (ca ti vò bbinì ‘nu mmòt’ = che ti possa venire una convulsione, un colpo)
‘Mmucà ammuffire, andare a male, guastarsi, marcire, rovinarsi
‘Mmùcca in bocca, apri la bocca; imbocca, mangia; anche all’imboccatura
‘Mmuccà (dal lat. imbuccare, da bucca = bocca) imboccare, portare alla bocca, mangiare, fare un boccone; abboccare, credere con facilità, credere in falsità
‘Mmuccafèdd’ credulone, un sempliciotto che crede a tutto, che si beve qualsiasi
fandonia o panzana
‘Mmuccafìch’ (v. ‘mmuccafèdd’)
‘Mmuccafrittùl’ (v. ‘mmuccafèdd’)
‘Mmuccàt’ imboccato; mangiato, inghiottito
‘Mmùcu muffa, fungo, vecchiume, idea antiquata
‘Mmuccià nascondere
Mmùgl’ muggito, lamento
‘Mmuìna trambusto, confusione; anche disordine
‘Mmulicà avvolgere, arrotolare, ingarbugliare; anche imbrogliare, fregare
‘Mmulicàt’ aggrovigliato, avvolto; imbrogliato
‘Mmulicatìna confusione, garbuglio, situazione pasticciata, ingarbugliata
‘Mmulicùn’/mmuolicùn’ fardello avvolto, garbuglio, situazione pasticciata
‘Mmuòlich’ imbroglio, situazione confusa; anche fagotto
Mmùmmia persona inoperosa, abulica e indolente
Mmunnà (dal lat. mundare) sbucciare, pelare, mondare
Mmurmurà/murmurià mormorare, criticare, spettegolare
Mmurrìcul’ vizi, capricci
Mmurriculùs’ viziato, capriccioso
Mmùstr’/‘mmòstr’ mostro, deforme; anche prodigioso, persona particolarmente
“dotata e competente”
Mmustrà mostrare, esibire, far vedere
‘Mmùt’ muto; imbuto. Nel primo significato si risale al lat. mutus = muto, nel secondo al lat. imbūtum, da imbutus part. pass. di imbuĕre = imbevere)
Mmuttèt’ smorfie, ciance
Mmuttettùs’ smorfiosa, cianciosa
Mmuttìta (dal lat. imbuere = riempire, imbottire) imbottita; trapunta
Mmùzz’ nell’espressione “a la mmùzz’”: vendere tutta la merce in blocco, all’incirca, alla buona; contratto a cottimo
Mò/mòni (dal lat. mox) subito, adesso, ora, in questo istante, poco fa. Approfondimento. Il monosillabo avverbiale “mo” si trova spesso seguito dal segno di elisione (mo’), oppure con l’accento (mò) ed esiste anche nella forma iterata mmo mo col significato di subito, immediatamente
Moccivò! capita a proposito!, a fagiolo; proprio così, giusto, a proposito
Moccivò bi'! (intercalare) proprio così, giusto, ma guarda un po’!, ora ci vuole
Mòdda morbida, tenera, molle
Moddarùl’/muddaròl’ fontanella: parte molle della testa dei neonati (fossetta al centro della volta cranica, il punto di sutura dell’osso frontale e delle due parietali)
Mòglia (dal basso lat. molia = terreno umido e fangoso) sporcizia, sudiciume
Mòla (dal lat. mola = macina) ruota dell’arrotino; anche macina; dente molare
Mòlla molle di ferro con le quali si pigliano le braci; organo meccaico suscettibile di subire deformazioni elastiche (le molle del letto); anche ciò che spinge ad agire (la molla del successo) impulso, incentivo, motivazione, pungolo; (verbo) molla, desisti
Mòn’ (dal lat. mox) adesso, subito
Monacèdd’/vràtta (dal lat. scarafaius, var. di scarabaeus) scarafaggio
Monàch’ (dal lat. monachus) monaco, frate; anche scaldaletto
Monàch’ i fòr’ secca al largo prospiciente il litorale di Paola
Monàch’ i tèrr’ secca al largo prospiciente il litorale di Paola
Monachièdd’ letter. piccolo monaco, ovvero abitino del tutto simile a quello dei monaci fatto indossare per voto ai bambini per consacrarli o chiedere una grazia a San Francesco; anche per grazia ricevuta; rito ormai in via di estinzione. L’indumento viene bruciato quando la misura non va più bene; anche spirito di un bambino morto senza battesimo, fantasma
Monavànt’ da adesso in poi, da questo momento in avanti
Mòni (dal lat. mox = tra poco) adesso, in questo momento
Monsignùr’ (dal franc. monseigneur, comp. di mon = mio e seigneur = signore)
monsignore, vescovo
Mòrchia (dal greco amórge) inula viscosa usata in passato come cicatrizzante ed emostatica; l’odore forte della parte verde era sfruttato per conservare le granaglie e i legumi; con le sue fronde si facevano anche delle scope per ripulire dalla cenere i forni 
per il pane
Mòrga (dal lat. amurca, greco amoùrges = sedimento) morchia, feccia, parte melmosa prodotta dalla decantazione dell’olio d’oliva
Mòrsa (dal lat. morsus, part. pass. di mordeo = mordere, stringere) morso, freno del cavallo o dei tori
Mòss’ smorfie, finte, mosse; complimenti, moine, smancerie
Mòtta (dal lat. motula = altura, cumulo di terra o pietre staccatesi dal monte) toponimo di località di Paola; anche città fortificata con cinta muraria e porte d’accesso che venivano sbarrate di sera per impedire ai nemici di entrare
Mòttu proverbio, motto, detto
Mòvere muovere, spostare, adoperare
Mòvit’ muoviti
‘Mpadduttà appallottolare, accartocciare
‘Mpàc’ in pace, in silenzio
‘Mpàcc’ impaccio, impedimento, ingombro, intralcio; anche in faccia, di fronte, al cospetto
‘Mpaccèra/‘mpaccièr’ impicciona, ficcanaso, pettegola, curiosa
‘Mpàccia in faccia, davanti, difronte; a favore di…, intestato (cci mìs’ ‘mpàccia ‘a càs’)
‘Mpacciàt’ impacciato, ostacolato, bloccato nei gesti
‘Mpàcch’ impacco, impiastro, applicazione
‘Mpàcchia/mbàcchia appiccica; attaccaticcio
‘Mpacchià/mbacchià sbattere, urtare; appiccicare, attaccare, incollare; anche assestare
‘Mpacchiàta appiccicata, attaccata, incollata; sporcata
‘Mpacchiatìna sogliola pelosa (pesce); anche piccola quantità di cibo (mìnn’ á dàt’ ‘na ‘mpacchiatìna)
‘Mpacchittàt’ impacchettato, confezionato, chiuso, avvolto
‘Mpacchiùs’ appiccicoso, vischioso (‘i patàn’ ‘mpacchiùs’)
‘Mpaccinnàt’ affaccendato, intensamente occupato
‘Mpaccuttà impacchettare, fare pacchi
‘Mpaddunà cadere rotolando come un pallone; anche millantare; aggrovigliare
‘Mpadduttà/‘mpaddunà appallottolare, accartocciare
‘Mpaglià (dal lat. in + paleam) impagliare, imbottire, rivestire di paglia
‘Mpagliasègg’ impagliatore di sedie
‘Mpagliàt’ fiasco, bottiglia rotonda di vetro impagliata
‘Mpagurà impaurire, far prendere paura
‘Mpajià appaiare, accoppiare, aggiogare i buoi; anche iniziare a lavorare
‘Mpalà impalare, raccogliere con la pala
‘Mpalàt’ immobile, impalato, teso: restare immobile in posizione verticale
‘Mpàm’ (dal lat. infamis) infame, vile; cattivo; anche spione, traditore
‘Mpàmia/‘mpamità infamia, calunnia
‘Mpàmpar’ pesce pilota
‘Mpanà impanare, infarinare
‘Mpanàta zuppa di ricotta o succo di pomodoro e pane raffermo
Mpanicà sbattere, urtare; tirare contro; lasciarsi prendere dal panico
‘Mpanicuttà (dal lat. pānĭcŭlus = pannocchia, spiga o panis = pane) aggregare,
rapprendere, formare grumi, granelli (‘a farìn’ sé tùtta ‘mpanicuttàt’); anche sostanza molle, vischiosa, pània; pappa molle, pancotto, pappata
‘Mpànn’ a galla, non profondo, in superfice, che galleggia (à zappàt’ ‘mpànn’ = ha zappato senza andare a fondo)
‘Mpantanàt’ impantanato, impaludato; impegolato, impelagato, infognato, insabbiato, invischiato
‘Mpaparà diventare rosso come un papavero, arrossire; commettere una papera, confondersi nel parlare
‘Mpapinà impappinare o impappinarsi, confondersi
‘Mpapocchià/‘mpapucchià imbrogliare, raggirare, ingannare con le parole,
infinocchiare, confondere le idee
‘Mpappagaddàt’ che non sa cosa fare o dire
‘Mpappà imbrattare, sporcare; anche coprire
‘Mpappinàt’ impappinato, confuso
‘Mpàr’ imparo; anche in piano, pianeggiante; comodo
‘Mparà imparare, studiare, capire, apprendere, impratichirsi. Approfondimento. 
A Paola non si fa differenza tra insegnare e apprendere: il verbo è lo stesso, ‘mparare, dal latino volg. imparare, derivato da parare che significa “procurare”. Nel paolano
‘mparà può essere transitivo - procurare cognizioni ad altre persone; oppure intransitivo/riflessivo - procurarsi cognizioni. Ma, al posto di insegnare esiste una vasta scelta di possibilità:
1.arucà = dal lat. educere = estrarre, trarre fuori (il sapere) da una persona;
2. allizziunà = impartire una lezione (dal latino lectio);
3. catichizzà = istruire nelle verità di fede, indurre alla conversione inculcando dei principi morali, oppure convincere con forza qualcuno cambiare idea;
4. ‘mmalizzià = dal lat. volg. in+malitiare = incitare al male o più semplicemente smaliziare un giovane con insegnamenti ad hoc
‘Mparamiènt’ insegnamento
‘Mparavìs’ in paradiso. ‘Mparavìs’ l’àrma, ‘Mparavìs’ vù avì l’àrma = letteralmente:
che tu abbia l’anima in Paradiso
‘Mparcatùra impalcatura, armatura
‘Mparinà infarinare
‘Mparintà imparentarsi
‘Mparpaglià imbarazzare; ingarbugliarsi; sorprendere
‘Mparpagliàt’ imbarazzato, sorpreso, rimasto senza parole
‘Mparulà/parulià (forse dal franc. ant. aparoler) litigare a parole; anche impegnarsi sulla parola per un acquisto, una vendita o per la mano di una ragazza
Mpasimàt’ fermo, immobile
Mpassà fasciare, avvolgere in fasce; bendare
Mpassatùra fasciatura, bendatura
‘Mpassulàt’ troppo maturato, appassito; secco
‘Mpastà impastare, mescolare
‘Mpastrucchià pastrocchiare, fare pastrocchi; ingannare raccontando frottole o fandonie
‘Mpastucchià almanaccare, infinocchiare, abbindolare
‘Mpasturà impastoiare, mettere le pastoie alle bestie
‘Mpasturàt’ impastoiato; rimanere impastoiato fra rovi e fruste
‘Mpasturavàcch’ Saettone o Colubro di Esculapio (Zamenis longissimus) è il più grande serpente d’Europa, così chiamato perché si crede che blocchi le zampe delle vacche per succhiarne il latte. È il serpente rappresentato sul caduceo divenuto oggi emblema
delle arti mediche. Presso gli antichi greci, Asclepio, dio della salute e della medicina, regge infatti nella mano destra un bastone attorno al quale è attorcigliato un serpente, simbolo di prosperità, fertilità e benessere. Latinizzato insieme alle altre divinità
greche, verso il III secolo a.C., Asclepio ribattezzato Esculapio fa ingresso nel pantheon romano, assumendo l’aspetto del serpente sacro inviato dagli dei a porre fine alle epidemie di peste che devastavano Roma. Ciò valse al Saettone una fama positiva,
cui non è estranea la sua predilezione per ratti e topi
‘Mpàtt’/‘nfàtt’ infatti, appunto, difatti, proprio
‘Mpattà (dal lat. pactum = pattuito, dal verbo pàngere con la preposizione iniziale “in”, il dialettale inpattare >impattare >‘mpattá) impattare, pattare, pareggiare
‘Mpazzìsc’ impazzisce, ammattisce, rincretinisce
‘Mpechèra (dal gotico bega = litigio) impicciona, intrigante, chi carpisce la fiducia e si fa raccontare tutto e poi riporta ad altri
‘Mpègn’ impegno, obbligo; garanzia, promessa; anche vincolo morale assunto verso qualcuno
‘Mpe(i)gnà (dal lat. pignus = pegno, in + pignus da cui il verbo “impegnare” > ‘mpigná > ‘mpegná) impegnare, tenere occupato, accollarsi, addossarsi, assumersi, vincolarsi
‘Mpèna in pena; appena, non appena
‘Mpènnere (dal lat. impendere) appendere, agganciare, affiggere; impiccare (vàtti ‘mpènn’= vai ad impiccarti, vai a farti benedire)
‘Mpènn’(vàtt’) impiccati, vai ad impiccarti; anche vai a farti benedire
‘Mpestà infestare, appestare
‘Mpiàstr’ (dal lat. emplastrum) impacco; impiastro caldo con semi di lino che si applicava sulle infiammazioni e sulle suppurazioni; anche persona noiosa
‘Mpicà impiccare, appendere; sospendere
‘Mpìcc’ impiccio, guaio, fastidio; impossibilità, impedimento; capriccio, affare
‘Mpiccèra/‘mpaccèra (dal greco empleko = groviglio, da cui lat. implicare = intrecciare, cioè tessere intrecciando) imbrogliona, raggiratrice; persona impicciona, intrigante
‘Mpìccia persona che si intromette sempre negli affari degli altri
‘Mpiccià (prob. dal fr. ant. empedechier, lat. tardo impe-dicare = prendere al laccio) intromettersi, impicciarsi, immischiarsi, mettere il becco negli affari altrui; intralciare
‘Mpicciàt’ occupato, indaffarato, impegnato
‘Mpicciùs’ fastidioso, incontentabile, schizzinoso
‘Mpicià mettere la pece
‘Mpiècir’ ‘i Ddìju in/nel piacere di Dio (esclamazione)
‘Mpièr’ in piedi
‘Mpièr’ ‘i pìr’/impièr’ ‘u pìr’ (letter. ai piedi del pero) a metà dell’opera, non proceduto, non avanzato, rimasto in una situazione scomoda. Se non ricordo male una volta alcuni alberi da frutto, come il pero, il fico ecc., venivano piantati per indicare i confini di
un terreno. Le espressioni suddette mi pare contengano il concetto di limite
‘Mpièrn’ inferno; anche in verticale, diritto in alto, a picco (‘u sùl’ è ‘mpièrno = il sole è allo zenit), perpendicolare
‘Mpiessulàt’ duro, troppo essiccato
‘Mpiètt’ nel o sul petto
Mpiettulà trattenersi, impigliarsi, attaccarsi metaforicamente alle vesti di un altro (da pettula = falda posteriore della camicia d’antan (di un tempo, di una volta: con sfumatura di nostalgia, di rimpianto), quella che dentro o fuori i pantaloni insiste sul fondo schiena).
Approfondimento. “ … estensivamente e per traslato, con i medesimi termini, si indica una donnaccia o anche una donnetta ciarliera e petulante; … ci si riferisce ad un uomo, che a malgrado dell’età raggiunta, non si decide ad abbandonare le gonne materne anzi la falda della camicia della sua genitrice o l’ala protettiva di mammà! Ed oggi, a ben vedere, è la consueta situazione attuale quando la stragrande maggioranza dei giovani non intende metter su famiglia, abbandonando la casa dei genitori ed anche quando lo fa, resta legata a filo doppio con la propria genitrice….” Ciò detto, passiamo all’etimologia del termine
péttola/péttula. … Molto piú prosaicamente le parole péttola e péttula si fanno derivare da un acc. latino: petula(m) con consueto raddoppiamento (espressivo) della dentale T in parole sdrucciole, con derivazione radicale dalla radice pet di peto (lat. peditum); e non se ne faccia meraviglia: si pensi a su cosa insiste la pettola! Raffaele Bracale – da:
http://lellobrak.blogspot.com/2013/05/pettola-o-pettula.html
‘Mpìgna (dal franc. empeigne) tomaia, larga striscia di cuoio; impegna (v. ‘mbìgna)
‘Mpignà (v.‘mpegnà) impegnare, ipotecare, pignorare; anche accollarsi, assumersi, incaricarsi
‘Mpìgnu in pegno; anche impegno, incombenza, faccenda, promessa, obbligo
‘Mpigulà impegolarsi, impegolare
‘Mpìl’-‘mpìl’ poco alla volta, lentamente
‘Mpilà infilare, introdurre, inanellare; mettere in fila
‘Mpilìc’ infelice, sventurato; anche scontento, depresso, sconsolato
‘Mpiligà impelagarsi, finire intrappolato in acque infide o problemi più grandi di noi
‘Mpìncere/‘mbìncere (dal lat. impingere = andare a sbattere) impigliarsi, restare attaccato, urtare, inciampare; trattenere; andare di traverso (ca ti vò ‘mpinc’); anche attaccare, appendere, appiccicare
‘Mpinitènza in penitenza, in punizione, in castigo
‘Mpinnà impennare, mettere le penne; adolescente che comincia ad assumere le fattezze dell’adulto (crescita dei peli)
‘Mpinnàta impennata; fornita di piume
‘Mpìnt’ ostacolato, inciampato, tenere una persona vincolata, impegnata, occupata (àiu ascuntàt’ a suòrm’ ‘e m’à tinùt’ ‘mpìnt’ ppi ‘na menzùr’, ppì ‘mmi scatturà ccè bulùt ‘a màn’ ri Ddiju); anche impigliato, attaccato, trattenuto, non ingoiato (boccone)
‘Mpipàta impepata, cosparsa di pepe (impepata di cozze o di vongole)
‘Mpiripirìdd’ intraducibile: sono dove mi hai lasciato, ho combinato ben poco
‘Mpipirinàt’ pieno di vita e di energia; molto vivace e dinamico; anche vestito a festa
Mpiricuòcculu in cima, al primo posto, in vista
‘Mpirmièr’ infermiere
‘Mpiripìcch’ (dallo spagn. periquito e periquillo = pappagallo) stare al centro come il pappagallo sul trespolo; in vista, in mostra
‘Mpirticàta salita, salita scoscesa
‘Mpiruccà ubriacarsi, sbronzarsi
‘Mpìs’ (dal lat. impendere) appeso, sospeso, fissato in alto; anche impiccato
‘Mpisà caricarsi un fardello sull’omero o sulla testa; portare via; accollarsi; impiccarsi
‘Mpisàt’ caricato di un peso; impiccato
‘Mpistà impestare, infettare, ammorbare, appestare
‘Mpitràt’ impietrito, attonito, immobile
‘Mpittulà sporcarsi; immischiarsi; attaccarsi metaforicamente alle vesti di un altro
‘Mpiulàt’/‘mpignulàt’ pizza rustica pasquale preparata con pasta di pane o con un impasto di farina, uova, sale e lievito, poi farcita con salsiccia, provola, formaggio pecorino (primo sale), ricotta, uova sode, ecc. Per saperne di più:
https://blog.giallozafferano.it/incucinaconmire/mpiulatu-pittapasquale-calabrese/?fbclid=IwAR30MAADC2g6ExFs3ZGYoUQCC77kUfasWHcU0vupj2ocDv67ovdLjZQnz1g
‘Mpiunicà chiamare disgrazia, sfortuna, malaugurio
‘Mpìzz’ (locuz. avverbiale che deriva dal greco péza = orlo) al limite, sull’orlo, sull’estremità
‘Mpìzz’-‘mpìzz’ sull’orlo, sull’estremità, sul ciglio, in punta
‘Mpizzà infilzare, infiggere, conficcare, trafiggere
‘Mpizzàta infilata, inserita, conficcata
‘Mpizzichièdd’ termine usato per ricevere o dare un bacio (riferito a bambini) a pizzo, sulle o con la punta delle labbra, sulla guancia; sul ciglio, al limite di un qualcosa
‘Mpomatà imbellettarsi; adornare con artifici, mascherare per nascondere; dare il belletto, truccare
‘Mporchià (dal greco porches) aggiogare i buoi, legare
‘Mpòrm’ conforme, simile, confacente; regolare
‘Mpranàt’ imbranato, timido, impacciato, goffo, maldestro
Mprancìsch’ (San) Francesco
‘Mpracirisciùt’ marcito, infracidito
‘Mprascà sporcare, lordare, imbrattare; anche picchiare
‘Mprascaràt’/‘mprasc_scariàt’ imbrattato, impiastricciato, insudiciato
‘Mprascàt’ sporcato, imbrattato; nascosto nelle frasche, infrascato; anche picchiato
‘Mprascàtina miscela e confuso accostamento di colori e di tecniche espressive
che rendono il tutto incomprensibile; confusione
‘Mpratichì (dal greco praktikè) esercitare, allenare, addestrare, abituare, fare pratica, fare esercizio; imparare, apprendere, addestrarsi, impossessarsi
‘Mprattà (der. di bratta = sudiciume, voce di etimo ignoto che si trova in qualche dialetto (cfr. genov. brata = fango o dall’illirico brudan) sporcare, imbrattare
‘Mpràzz’ tenere in braccio
‘Mprèll’ ombrello, parapioggia o paracqua (v. ‘mbrèll’)
‘Mprellàr’ ombrellaio
‘Mprenà/‘mprinà (dal lat. tardo impraegnare) fecondare, ingravidare, mettere incinta
‘Mprèss’/‘mprètt’ (dal lat. in + presse) in fretta, subito, veloce
Mprèssal’ affrettalo, sollecitalo, dagli fretta
‘Mpressiòn’ impressione
‘Mpriacà (dal lat. tardo ebriacus, der. di ebrius = ebbro) ubriacarsi, sbronzarsi
‘Mpriàch’ ubriaco; ebbro
‘Mpriacùn’ ubriacone
‘Mprìcc’ piagnisteo fastidioso dei bambini senza un motivo evidente; capricci
‘Mpricciùs’ pianto noioso, fastidioso, irrefrenabile, capriccioso
‘Mprièstit’ (dal lat. praestitum) in prestito
‘Mprinà (v. ‘mprenà)
‘Mprisa impresa, attività economica
Mprìsc_scula briscola (gioco di carte)
‘Mpristà (dal lat. praestitum) prestare qualcosa o farsi prestare
‘Mpro(u)glià (dal franc. ant. broueillier = brogliare) imbrogliare, raggirare, abbindolare
‘Mpro(u)gliatìna cosa malfatta, cosa imbrogliata, fatta male
‘Mpruccà/‘mbruccà imbroccare, indovinare
‘Mprugliùn’ imbroglione, impostore
‘Mprunàta all’imbrunire, al calare della sera
‘Mprùnta impronta, calco; orma, traccia; anche in fronte
‘Mpruntà predisporre, conformare
‘Mpruògl’ imbroglio; anche pacco, pacchetto; anche cianfrusaglie
‘Mprusà (v. mbrusà)
‘Mprusàgl’ imbrogli, truffe, inganni; anche un insieme di cose mescolate 
disordinatamente
‘Mpruscinà (dal greco proskyneo = far atto di ossequio baciando la terra, gettarsi
per terra in atto di adorazione o da un tardo lat. brusca = ramazza fatta da rami di pungitopo) trascinarsi, rotolarsi a ter- ra, sporcarsi, impolverarsi (addùv’ ti si ‘mpruscinàt’? = dove ti sei impolverato, sporcato?), imbrattarsi
‘Mpruscinià mescolare più volte, rotolare o impolverare un oggetto (es. un vestito); avvoltolarsi nella polvere o nel fango, insudiciarsi 
‘Mpucà accaldarsi, sentire caldo (camina ca si ‘mpocano i pèr’ = cammina così si riscaldano i piedi); anche imbucare
‘Mpucìre infilare dentro, premere, spingere, schiacciare, pigiare, pressare; invogliare; anche imboccare
‘Mpùdda (dal lat. bulla = rigonfiamento) bolla, vescicola, pustola
‘Mpuènza (dal lat. mediev. influentia) influenza, febbre
‘Mpùgn’ in pugno; impugno
‘Mpumucà (dal lat. fūmĭgare, der. di fumus = fumo) affumicare
‘Mpumucàt’ annerito; affumicato
‘Mpùnere (dal lat. ponere, pondus = porre) mettere sulle spalle o testa; aiutare
qualcuno a sollevare e si-stemarsi addosso un carico. Di solito il termine è usato dalle donne che devono portare qualcosa sulla testa (aiùtam’ a ‘mpùn’)
‘Mpunìt’ non punito, impunito
‘Mpùnn’ (dal lat. infundere = versare su, bagnare) bagnare; anche in fondo, profondo; profondità
‘Mpunnà sotterrare, mettere in fondo; affondare
‘Mpuntà impuntarsi, ostinarsi
‘Mpùnta (dal lat. puncta) sulla punta, all’estremità, in cima
‘Mpupazzà ingioiellare, imbellettare; anche imbrogliare
‘Mpùpp’ in poppa, a favore di corrente
‘Mpurcà inforcare, infilzare
‘Mpurmà informare, dare notizia
‘Mpurnà infornare, cuocere nel forno
‘Mpùrra (dal franc. ant. enfourrer) fodera delle giacche o dei vestiti
‘Mpurrà foderare, ricoprire, rivestire; incitare gli animali a correre, a fuggire
‘Mpurraccià (dallo spagn. emoborrachar = ubriacare); ubriacarsi; ubriacato fradicio
‘Mpurvirà impolverare, sporcare di polvere
‘Mpùs’ bagnato; anche caricato addosso
‘Mpusàgl’/‘mprusàgl’ (dal romanesco fusàglie, fusàie, con adattamento fonetico
e grafico = lupini tenuti a bagno e salati. Forse il nostro etimo è legato allo stesso concetto: ‘mpusu, cioè bagnato) cose buone, gustose. Anche fagioli, legumi in generale (dal lat. phaseoli)
‘Mpussà seppellire, sotterrare, affossare
‘Mpussàt’ affondato, immerso; conficcato, infossato, incavato
‘Mpussèss’ in possesso
‘Mpustà impostare; imbucare
‘Mpusumàt’/‘mpuosimà (dal greco apózema = amido, lat. tardo apozema o dal franc. empeser = inamidare “è tutto ‘mpusumàto...”) il verbo ‘mpusumàre sta per inamidare, rendere rigido, indurire con l’amido, passato poi a persona impomatata con l’aspetto eccessivamente rigido soprattutto nei movimenti per cui ostenta alterigia; impalato. 
Per saperne di più: http://lellobrak.blogspot.com/2009/03/o-nfinfe ro.html
‘Mpùz’ di soppeso, di forza, di impulso; con i polsi, a braccia
Muccatùr’ (dal lat. mucus = muco) fazzoletto
Mucciarèdd’/tàna gioco del nascondino, rimpiattino, gioco di bambini in cui
ciascuno cerca, a turno, i compagni che si sono nascosti
Mucciàt’ nascosto, non visibile, occultato
Muccìgna di nascosto (fare qualcosa a la muccìgna)
Mucciùn’ (aferesi di ammucciùn’) di nascosto, senza che altri lo sappiano
Muccùs’ sporco di muco, moccioso; persona immatura, bambinesca, infantile
Muccusièdd’ moccioso; che ha ancora il muco al naso (si dice di ragazzo che
ostenta spavalderia
Muciniàt’/muciliàt’ stropicciato, sgualcito
Muciulùn’ frutto appassito prima della maturazione; persona sempliciotta, priva di vivacità o spigliatezza
Muciunià/muciulià stropicciare, sgualcire, spiegazzare
Muddaròl’/moddarùla fontanella: parte molle della testa dei neonati (fossetta al centro della volta cranica, il punto di sutura dell’osso frontale e delle due parietali)
Muddià esitare, tentennare, essere incerto, prendersela comoda; anche tempo sciroccoso, umido
Muddìca (dall’agg. lat. mollis = molle + sost. mica = briciola) mollica, la parte interna e molle del pane
Muddicàta/puddicàta zuppa di siero di latte con ricotta appena fatta o succo di pomodoro e pane raffermo
Muddìch’ (dal lat. umbilicus, der. di umbo -onis = umbone) ombelico
Muglièr’ (dal lat. mulier o spag. mujer) moglie
Muglièrma/muglèrama mia moglie
Muìna/ammuìna (dallo spagn. mohinar) confusione chiassosa
Mùl’ (dal lat. mūlus) mulo. Il mulo è un ibrido di equino generato dall’incrocio di un maschio di asino domestico con una femmina di cavallo. Esso è l’incrocio reciproco del “bardotto” (equus burdo), il quale è generato dall’accoppiamento di una femmina
di asino con un maschio di cavallo
Mulinàr’ (dal lat. tardo molinarius, der. di molinum = mulino) mulinaro, mugnaio
Mulingiàn’/mulungiàn’ (dall’arabo al-badingian, trasformato poi in badingian)
melanzana; anche livido da contusione (dal tardo lat. melània = macchia nera)
Mulitùra parte di olio che spetta al frantoio per la spremitura delle olive
Mullà/ammullà mollare, liberare, allentare; assestare, appioppare; lasciare, cedere
Mulunàr’ (dal lat. tardo tardo melo -onis) venditore di angurie (mulùn’ r’acqua), anguriaro
Mulùn’ ‘i pàn’ popone, melone
Mulùn’ r’àcqua cocomero, anguria
Mumènt’ momento, attimo, baleno
Mùncere mungere, spremere; anche pestare l’uva
Munciulià (dal lat. mulgere) palpeggiare; schiacciare; spiegazzare
Mùniglia (dal lat. mundiliae, da mundare = nettàre) materiale di risulta, scorie; pezzettini di carbone da legna, mondiglia, residui minuti
Mùnn (dal lat. mŭndus) mondo
Munnà (dal lat. tardo mundare da mundus = pulito). In particolare munnà ‘u grànu = ripulire le pianti-ne di grano estirpando le erbacce; sbucciare, pelare, mondare
Munnìzza (dal lat. immunditia, der. di immundus = immondo, roba sudicia)
immondizia, lerciume, lordura, sporcizia, sudiciume, spazzatura
Munnizzàr’ (probabile derivazione dall’arabo makhāzin, pl. di makhzan,
der. di khazana = conservare, immagazzinare) luogo dove si depositano le immondizie, mondezzaio
Mùnt’ monte; anche munto
Muntàgn’ (dal lat. pop. montania, agg. femm., der. di mons- montis = monte) montagna
Muntàt’ montato, uno che si pavoneggia, colui il quale crede di essere chissà chi
Muntùn’ (dal lat. multo-onis ravvicinato a “montare”) maschio adulto della pecora, montone, ariete, pecoro
Manu(i)mmersa manrovesco, sberla, pappina
Munzièdd’ (dal franc. antico moncel che a sua volta deriv. dal lat. monticellus)
monticello, mucchio, cumulo, catasta
Muòcch’ (dal lat. muccus) muco, moccio, catarro
Muòccul’ (dal lat. mŭccus per il class. mŭcus = muco) moccolo, moccio
Muccusiédd’ moccioso (si dice di ragazzo che ostenta spavalderia
Muòdd’ molle, tenero, morbido
Muòrfu ‘i scunsàta feto amorfo di donna che ha abortito
Muòrt’ morto, defunto, estinto; fa ‘u muòrt’ = posizione supina in mare
Muortuòriu campane che suonano a morte, luogo triste, mortorio; silenzio
Muòss’ mosso, ondulato, agitato; crespo; frizzante
Muòssita darsi una mossa, muoversi
Mùp’/mambrùn’ (pesce) pagello
Mùpiu/mùbiu (dal lat. opium) anestetico; oppio
Mùr’ (dal lat. mūrus) muro, parete
Mùr’-mùr’ rasente il muro (jì mùr’-mùr’ = andare rasente il muro)
Muràgl’ (dal lat. muralia, muranea = opere murarie) muro in pietra a secco
Murajiànca (dal lat. morus alba) mora di gelso bianca
Muràl’ asse di legno, travicello
Muravètt’ (dal lat. rubus = mora, rovo) mora di rovo
Murdàcchia museruola
Murfìa (dal franc. ant. morfier = mangiare a crepapelle) mangia; anche bocca
Murfiùs’/murfusièdd’/smurfiùs bambino, moccioso, smorfioso
Mùrga/mòrga feccia, sedimento dell’olio d’oliva, morchia
Murì morire
Muricièvuz’ (dal lat. morus + celsa = eccelsa, alta: per distinguerla dalla mora di siepe o di rovo) mora di gelso nera (morus nigra)
Murivìdd’ (dal lat. morbus = morbo, malattia) morbillo, malattia infettiva e contagiosa
Murmurìa mormora, brontola, lamenta
Murmurìu pettegolezzo, diceria
Mùrmur’ mormorio, brontolio, mugugno; anche pettegolezzo, diceria
Mùrra (dall’osco morra = folla, lat. mora) frotta, moltitudine di uomini; branco, stormo, insieme di animali o persone (spusatìv’ e facìt’ ‘na mùrra ‘i fìgl’)
Mùrra (dal greco mòron) morra, gioco che si fa con le dita: si tratta di indovinare la somma dei numeri che vengono mostrati con le dita dai giocatori
Murricùl’/mirricùl’ capricci, moine, schifiltosità, piccoli vizi, sofismi; accampare
pretesti
Murriculùs’ capriccioso, bizzoso, lezioso, schifiltoso, smorfioso
Mursièdd’ (dallo spagn. almorzar = far colazione) morsello: colazione servita a metà mattina sul posto di lavoro generalmente nei campi, per smorzare l’appetito
Murtàl’/sazièri (dal lat. mortarium) mortaio, pestello, usato per pestare il peperoncino, il sale e altre spezie
Murtatèdd’ (der. del lat. murtatum o myrtatum = insaccato condito con bacche di mirto - myrtus o murtus); mortadella, specialità di origine bolognese, preparata con carne suina o mista finemente triturata mescolata con cubetti di lardo di circa 1cm di lato, salata e aromatizzata
Murtìdda (dal lat. murtus o myrtus) mirto, mortella. Curiosità: il nome, secondo il mito, deriva da “Myrsìne”, una fanciulla greca che fu uccisa da un giovane che aveva battuto in una gara ginnica. Mossa da compassione, la dea Atena trasformò la fanciulla in
un arbusto di mirto. Per i romani, invece, la pianta era sacra a Venere e anche afrodisiaca. Nel corso dei secoli il mirto è stato usato per incoronare poeti e vincitori, ma anche per adornare banchetti ed edicole votive dei santi
Mùsca cicàta gioco della mosca cieca
Mùsch’ (dal lat. musca) mosca; anche zitto
Mùscia (dal lat. mŭsteus = fresco, novello) floscia, moscia, flaccida; flemmatica, giù di tono, avvilita
Musciarìa pigrizia, lentezza, indolenza, fiacca; anche mancanza di brio, di allegria
Mùsciu (dal lat. mustus) flaccido, floscio, inerte, svigorito; anche flemmatico
Mùsciu-mùsciu quatto-quatto, piano-piano
Mùsc_sch’ (dal lat. musculus = muscolo) spalle, muscoli superiori esterni delle braccia, zona di congiunzione tra la spalla ed il braccio
Muscugliùn’/muscagliùn’ (dimin. di mosca) moscerino
Musculìdda imbizzarrito, adombrato, irritato (riferito a cavallo, mulo, ecc.)
Muscùn’ barbetta, pizzetto; per antonomasia il dott. Paquale Nicolini; anche moscone
Musdèa (dal lat. mustèla = donnola) mostella, musdea, donnola di mare
Mussaròla museruola, mordacchia, morsa
Mussià (dal greco muosonizo = torcere il muso) muovere le labbra senza emettere suoni, dare segno di poco gradimento, storcere il muso, far qualcosa di malavoglia
Mùss’ broncio, bocca, muso; anche grugno
Mùssu a fòngia imbronciato, immusonito, corrucciato
Mùssu ‘i ciùcciu muso d’asino (detto di persona dalle labbra molto sporgenti e carnose)
Mùssu ‘i puòrch’/grùnn’/grùgn’ muso di porco, grugno, muso, grifo
Mùss’ stuòrt’ viso cattivo, arrabbiato, irritato
Mussufrìdd’ la morte (ti vò tuccà mussufrìdd’)
Mùssula (dal nome della città irachena Mosul, probabilmente giuntoci tramite il francese mousseline – ant. mosulin) mussola, tessuto di cotone con armatura tipo tela, realizzato con filati fini e molto morbido al tatto
Mùst’ (dal lat. mŭstum) mosto, vino nuovo
Mùst’ cuòtt’ durante la pigiatura una piccola quantità di mosto viene separata e cotta prima dell’inizio della fermentazione, ottenendo, così, un delizioso sciroppo d’uva al naturale
Mustà/mustrà (dal lat. monstrare, der. di monstrum = prodigio, portento) mostrare, esibire, esporre, fare vedere, presentare
Mustàrda (dal franc. moutarde) conserva di frutta cotta nel mosto; veniva preparata facendo bollire il mosto e aggiungendovi mandorle, noci, nocciole, castagne secche triturate, fichi secchi e quant’altro la fantasia delle nonne e/o mamme riuscivano a trovare in casa: si lasciava bollire fino a quando si riduceva di circa un quarto, quindi si aggiungeva un po’ di farina, per far aggregare bene i vari ingredienti e si lasciava raffreddare. Veniva servita come dolce o dessert; anche marmellata di uva fragola
Mustàzz’ (dal franc. moustache o dal greco medievale moustaki tratto dal classico mýstax = labbro superiore) baffo lungo e grosso, mustacchio
Mustazzuòl’ (dal lat. mustaceum da mustum = mosto) dolce natalizio a base di farina, miele di fichi o api (una volta mosto cotto), mandorle, uva passa, fichi secchi e miele
Mustazzùt’ baffuto
Mùt’ (dal lat. mūtus, voce derivata da una radice onomatopeica “mu” che, come il gr. μῦ-, riproduceva la formazione di suoni inarticolati prodotti a bocca chiusa) muto; persona che si astiene dal parlare
Mutà cambiare, mutare; si usava soprattutto per il cambio della biancheria sia intima che da letto
Mùta vestito da lavoro, tuta; cambio, muta
Mùta nòv’ vestito nuovo
Mutànn’ (dal lat. mutandae «da mutarsi» gerundivo di mutare = cambiare) mutanda
Mutàt’ cambiati (la biancheria intima)
Muttètt’ moine, smancerie, modi e parole affettate, affettazione (quànt’ muttèt’ ri càzz’); anche genere musicale popolare calabrese derivante dalla taranta (danza popolare attribuita particolarmente a Taranto e a tutto il Salento)
Muttettùs’ chi fa moine, lezioso, smorfioso, vezzoso
Mùviri muoversi, spostarsi, adoperarsi
Mùzz’ mozzo, monco, troncato, reciso; usato anche per indicare gli ultimi giorni di carnevale (màrt’mùzz’, juòv’ mùzz’)
Mùzza (alla) vendere tutta la merce in blocco, all’incirca, alla buona, contratto
a cottimo
Muzzà troncare, mozzare, spezzare
Muzzarèdd’ (dimin. di mozza, tipo di formaggio fresco rinchiuso in una vescica)
mozzarella
Muzzicà (dal lat. tardo morsicare derivato da morsus part. passato di mordère
= mordere) mordere
Muzzicacìtt’ agisce di nascosto, danneggia senza esporsi, fa le cose in silenzio
Muzzicarènt’ invidioso
Muzzicatìna morsicatura
Muzzicùn’ morso, boccone; piccola colazione; anche mozzicone
Muzzùn’ (dal lat. mutius forse da mutilare) pezzo di legna in parte carbonizzato, mozzicone di sigaretta, di candela, cicca; anche persona poco partecipe, immobile, assente nel gruppo