Lettera V

Piccolo dizionario paolano - V

V


Và pìgl’ a Crìst’ ‘nti fìlic’ vai a prendere o trovare Cristo dentro le felci, espressione riferita a una cosa impossibile da trovare o da realizzare. Curiosità. Il detto è un’iperbole, perché letteralmente
significa andare alla ricerca di Gesù Cristo tra le felci e viene rivolto a chi intraprende attività difficili da realizzare, oppure cerca di raggiungere obiettivi impossibili da ottenere. Ma il tutto nasce da un’antica leggenda. A causa della strage degli innocenti la Madonna fuggì da Betlemme e, terrorizzata, chiese aiuto prima ad una pianta di felci perché nascondesse il figlio tra le sue fitte foglie ricevendone un immediato e disdegnoso rifiuto, poi alla pianta alta del pino carica di pigne che acconsentì. Così Maria salvò il suo Bambinello e per ringraziamento fece carezzare i suoi frutti dalla piccola mano di Gesù. Da quel momento tagliando un pinolo in due si può individuare una sorta di
impronta di mano
Và a sapì vai a sapere, vai a capire
Và tròv’ vai a trovare, vai a prendere, vai un po' a capire, vattelapesca, vai a vedere
Vabbè va bene, giustamente
Vacà avere tempo a disposizione, non fare niente, oziare; essere disoccupato
Vacabùnn’ (dal lat. vagabundus, der. di vagari = vagare) vagabondo, sfaticato, scansafatiche
Vacabunnarìa vagabondaggine, poltroneria, scioperataggine
Vacànt’ (dal lat. volg. vocĭtus, da vacĭtus, part. pass. di un verbo vacēre = vuotare, con la stessa radice di vacuus = vacuo, vuoto) vuoto; anche libero, non occupato, disponibile
Vacantarìa (dal lat. vacans-vacantis = vuoto, privo) vuoto; sentirsi vuoto, sensazione di vuoto, vacuità. Un esempio di ossimoro popolare: chjìn’ ‘i vacantarìa = pieno di vuoto, di niente, di nulla

Vacantìn’ (dal lat. vacare = essere vuoto, libero) fianchi, girovita; anche
piccoli spazi vuoti o liberi
Vacaviègn’ andirivieni, viavai
Vàcc’ vai, vai tu
Vàcca/vaccarèdda (da pàssa ‘a vàcca, corruzione dell’espressione dal latino
tardo: passat vacuus = passa vuoto, usata nelle dogane latine
per indicare i carri transitanti senza merce, quindi non soggetti
a balzelli) mucca, vacca. Per saperne di più:
https://pulcinella291.forumfree.it/?t=76266529
Vaccàr’ vaccaio, mandriano, bovaro
Vaccarìzz’ (dal lat. vacca = mucca con suffisso derivativo -iccio non senza
un’eco di “pagliericcio” = pagliarìzzu, che dà l’idea di riposo)
rifugio per le mucche; mandria bovina; anche toponimo = Vaccarizzo
Alban. (Vakarici in arbëreshë) comune in prov. di (CS)
Vaccìn’ (dal lat. vaccinus = vaccino, di vacca, der. di vacca) vaccino, bovino
(carne, latte)
Vacìl’ (dal lat. medievale bacile derivante da bac(c)inum = recipiente,
di origine gallica, con cambio di suffisso) bacile, bacinella per
lavarsi, catino
Vacilènt’ debole, vacillante, magro
Vacilìcchiu piccola bacinella
Vàdd’ ri l’Unta (dal lat. unda = onda, paolano ùnna, da cui unnià = ondeggiare)
Valle dell’onda, ossia del colpo o ondata di vento. Toponimo,
contrada montana sotto Serra di Paola
Vàddar’ (dal greco bàllanos o lat. bàlanus = castagna) castagna lessata
col guscio, ballotta
Vaddùn’ vallone dove scorre il torrente, canalone, gola; luogo scosceso
Vàgl’ luogo chiuso, atrio; anche vaglia postale
Vagùn’ vagone, carrozza, carro; anche grande quantità, vagonata
Vajàna (dal lat. faba Bajana = fava di Baja) baccello, guscio dei legumi
Vajanèdd’ diminutivo di vajana; fagiolini; baccello, scorza di fave
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Vajiàssa/bajiàssa (dal franc. antico baiasse o arabo baassa = serva) donna/
ragazza di servizio; persona poco curata nell’aspetto, trasandata;
servaccia, fantesca; nonché donna volgare e di facili costumi
Vajiàrd’/bajiàrd’ personaggio dei poemi cavallereschi e delle favole popolari;
anche vegliarda furba, furbacchiona; …. stù vajiàrd’…,
espressione simpatica che viene rivolta ad un parente o ad un
amico; anche portantina, piccola barella in legno per trasportare
oggetti, generalmente usata in campagna, costituita da due assi
in legno unite tra loro da listelli, portata da due persone una davanti
l’altra dietro (dall’incrocio fra il franc. bayart “barella” e
il lat. bajulare “portare qualcosa di pesante”)
Vàju (dal lat. vadĕre = andare, recarsi) vado, mi reco
Valànza/vulànza (dallo spagn. balanza) bilancia, stadera, pesapersone
Valì/balì valere
Valicia/balicia valigia
Vammàcia (dal greco bámbax attraverso il latino medievale bambax, -cis
= cotone) bambagia, cotone idrofilo, ovatta
Vammàna/mammàna (dal grec. mammaia = nutrice, da cui il tardo lat. mammanam)
ostetrica, levatrice; una praticona, dedita spesso anche
agli aborti eanche confidente delle donne incinte. Per la sua professione,
sapeva i fatti della gente e utilizzava per dare consigli
a destra e a manca, diffondendo e ingigantendo le sue fonti di
conoscenza. Il termine deriva dal più noto mammàna, che in
paolano diventa vammana
Vàmpa/bàmpa fiamma, fiammella, lingua di fuoco
Vàmpar’ (v. bàmbar’/bàmpar’) vanvera, parlare a vanvera
Vampàta fiammata; le fiamme di un gran fuoco; il fuoco che si accendeva
in campagna durante l’inverno per scaldarsi; caldana, calore,
vampata; rossore; impulso sentimentale irrefrenabile (le v. della
passione), ardore; forza, impeto, veemenza
Vampùglia piccole fiamme; ciò che occorre per produrre piccole vampate:
foglie, sterpaglie, trucioli = framàzza
Vampulìa da “vampa” che è incrocio di vapor e “lampo” = ardere con fiamFerruccio
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ma alta; bruciare velocemente; consumare rapidamente; sperperare;
anche mangiare con avidità
Vancarièdd’ panchetta, scannello, sgabello; anche deschetto del calzolaio
Vanchètta/vanchiètt’ cavalletto di ferro battuto; anche sostegno di ferro per
il letto (riferito ai letti di tavole); piccola panca
Vàn’ spièrti vanno orgogliosi
Vanìglia (dallo spagn. vainilla) vaniglia, vainiglia
Vànna/bànna (dal provenz. banda, albanese banda) luogo, lato, fianco, posto,
parte, banda (‘a chìdda vànna)
Vannià/bannià (dal gotico bandwian = fare un segnale o lat. vanus = vuoto,
quindi rendere vana una azione) fare le pubblicazioni matrimoniali;
anche rinfacciare; bandire (vannìa quànt’ vu = grida quanto
vuoi)
Vanniatùr’ banditore, gridatore
Vantasìn’ (dal lat. ante-sinum = davanti al grembo, al seno) grembiule
Vapùr’ vapore; nave a vapore, piroscafo
Vàr’-vàr’ colmo, pieno sino all’orlo
Varà franare, crollare; mandare in rovina
Vàrca (dal lat. barcam) barca, natante; anche scarpa larga
Varcà passare, varcare, superare, oltrepassare
Vàrch’ passarella, varco, passaggio
Vàrch’ ‘i Chiànch’ toponimo di località di Paola, valico del Piano presso il
Passo della Crocetta. Non dal latino varicum = valico, passo,
passaggio come potrebbe sembrare, ma dal longobardo walkan
= rotolare, calabrese vàrku, cioè gualchiera, detta anche follone
(macchinario semplice mosso da una ruota idraulica, che serviva
per l’attività conciaria. Le “mazze” venivano azionate da un
albero a camme e battevano su un pezzo di legno le pelli, la carta,
la canapa, i nel punto in cui si trovano delle lastre di pietra,
era impiantata, un tempo, una qualchiera
Varcùn’ barcone; anche balcone
Vàrda guarda, scruta, mira
Vàrdia Guardia Piemontese; anche guardia (medica, forestale, ecc.)
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Vàriva barba. Dal lat. barba (idem), con anaptissi e cambio b/v. (Con
liquida seguita da b, v, g è fenomeno assai frequente)
Vàrra (dal lat. medievale barra) barra, stanga, sbarra utilizzata per
meglio chiudere porte e finestre
Varracchijùn’ verricello del vecchio e complesso sistema di torchiatura delle
vinacce costituito da una manovella (vàrra) e da un tamburo
completamente in legno sul quale veniva inserita, con un cappio,
una corda (‘nzàrtu) avente la funzione di azionare la leva
orizzontale del torchio
Varrìl’ (dal lat. tardo barriculus o franc. barrique) barile, piccola botte
Vàru (dal franc. barre = pieno) colmo, pieno; vàr’-vàr’= pieno fino
all’orlo; passaggio, passaggio che si apre in una siepe per entrare
nel campo (dal lat. varo); anche ostruzione
Vàrva (dal lat. barba) barba
Varvarìa barberia, bottega di barbiere
Varvarièdd’/varivarièdd’ (da barba) mento, parte mediana della mandibola
Varvièr’ barbiere, figaro
Varvùla (dal lat. valvŭlae -arum = gusci d’un baccello) valvola
Varvùt’ barbuto
Vàs’ (dal lat. basium) bacio
Vasà/bbasà (dal lat. basiare) baciare
Vàscia bassa; abbassa
Vascià abbassare, chinare, piegare, spostare verso il basso
Vàsciu (dal lat. tardo bassus = poco elevato) vano a pianterreno adibito
ad abitazione; luogo basso; scantinato; anche basso, piccolo,
esiguo
Vasciulìdd’ bassino, persona bassa di statura
Vasètt’ recipiente cilindrico di terracotta in uso per salare alici e sarde
o per conservare altre vivande
Vasìdd’ piccolo bacio, bacetto; anche piccolo vaso
Vastà/bbastà bastare, essere sufficiente
Vastàrd’/bastàrd’ (dal franc. ant. bastard) bastardo, ibrido; illegittimo, spurio;
avanzo di galera, birbante, canaglia, farabutto, furfante
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Vastàsu (dal greco bastázo/bastàzein = portare, sollevare) facchino,
scaricatore di porto; persona volgare, maleducata
Vastiàn’ Sebastiano
Vàsul’ lastra di pietra squadrata per pavimentazione stradale, basolo
Vasulàta (dal lat. basis = base, che ha dato luogo a un parlato basulum =
lastra) basolato, lastricato, pavimentazione di strade con blocchi
di pietra di notevoli dimensioni (a Paola Corso Garibaldi, già
Via Dei Pini)
Vasùn’ grosso bacio, bacione; grosso vaso
Vataffambènn’/vatimpènn’ vai a farti benedire!
Vatalià/vatulià parlottare in modo sconclusionato, ciarlare, parlare troppo e
inopportunamente, parlare per parlare, sbraitare, sbavare, protestare
senza motivo e senza senso
Vatìnn’ vattene
Vatròv’ chissà, forse, può darsi; anche vai a trovare, a vedere, a scovare,
a pensare
Vàtt’ batte, bussa, picchia, urta; anche bazzica, gira. ‘A pèsta ca ti
vàtt’ = la peste che ti colpisce: è un’espressione usata per contraddire
qualcuno
Vattàgl’ battaglio, batacchio; anello fissato alla porta usato per bussare,
picchiotto, battente
Vattàl’ (dall’arabo battàl = inoperoso, fuori servizio) terrazzamenti, per
definizione sono delle strisce di terra che possono avere le più
svariate forme e dimensioni
Vattalappìsch’ vattelappesca, vattela a cercare, vattela a trovare. Dall’ital.
“vàttila ‘a circà” (cercare). Verbo quest’ultimo derivato dal lat.
afflare = cercare fiutando
Vattaliàre/vattalàre ciarlare di cose inutili; litigare, scontrarsi, battagliare
Vatta(i)màn’ (dal franc. battement, deriv. di battre = battere) applauso, battimano
Vattamùr’/pàrm’ battimuro: gioco consistente nello sbattere una moneta
contro un muro (vattamùr’) con lo scopo di avvicinarla a quella
avversaria: se la distanza è minore o uguale alla propria spanna,
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si vince la posta in gioco che spesso è la moneta stessa dell’
avversario; anche petardo
Vattamùs’ ceffone sul muso, manrovescio
Vàttan’ battono, percuotono
Vattarèdda ‘i mulìn’ assicella saltellante e strisciante sulla parte ruvida della
macina. Trasmettendo il saltellio all’asta orizzontale poggiante
sulla “ranarola” e imprimendole un tremolio continuo facilita la
discesa del cereale. Si dice anche di persone che parlano di continuo
senza fermarsi mai
Vattènt’ battente, penitente che girava percuotendosi a sangue (Confraternita
dei Battuti)
Vàttere (dal lat. tardo bàttere, classico battùere) battere, percuotere, pestare;
bussare. Vàttere ‘i màn’ = applaudire
Vattià (dal greco baptiz) battezzare, tenere a battesimo; anche spruzzare,
bagnare
Vattiát’ battezzato; si dice anche di vino annacquato
Vatticòr’ batticuore, palpitazione, ansia
Vàttim’ Epifania, battesimo del Signore
Vattimpènn’ sparisci, non farti più vedere (lett. vai ad impiccarti)
Vattisìm’ (dal lat. ecclesiastico baptizare, greco baptízo = immergo);
battesimo; anche inaugurazione, varo; a Paola anche metaforicamente
rompere
Vàttit’ battito del cuore, fremito
Vatulàru ciarlatano, chi con facilità diffonde voci e notizie, chi racconta
cose solo per parlare. Dall’it. “battola”, tavoletta con maniglie
di ferro usata per annunciare funzioni religiose nei giorni della
settimana santa in cui era vietato suonare le campane. È derivato
da battere
Vàv’ (dal lat. avus) nonno; avo, antenato, avolo
Vàva bava, saliva
Vavalùc’ (dall’arabo babbus = lumaca o dal lat. baba = bava) lumaca,
chiocciola (dal lat. babbasio-onis) stupido, babbeo, stolto
Vavatìnn’ vattene, sparisci
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Vavijà (dal lat. baba = bava) di origine onomatopeica; sbavare, sporcare
con la bava; salivare
Vàvu nonno. Da “avo” (lat. avus), con protesi assimilativa. In passato
di uso comune (come tata) nel ceto proletario insieme al dim.
vavùzzu e al femminile vàva
Vavùs’ bavoso, spaccone, ciarlone, vanaglorioso: anche bavosa (pesce);
anche fungo porcino
Vavùs’ fungo: suillus luteus, chiamato “vavuso” per la “bava” viscida
che ricopre la cuticola del suo cappello, appartiene alla famiglia
dei porcini anche se non raggiunge il livello qualitativo delle
specie di Boletus più pregiate
Vavusiédd’ (dallo spagn. guapo = coraggioso, bello, vistoso) guappetto,
mascalzoncello
Vèl’ (dal lat. vēlum = vela; velo) velo; tessuto finissimo e leggerissimo,
trasparente, di seta, di cotone, di lana, ecc. La voce velum
era presso i Romani un termine generico per designare ogni pezzo
di stoffa destinato ad adattarsi e a liberamente librarsi su di
un corpo senza avvilupparlo; quello che copriva la testa era detto
più propriamente velamen. Anche omento o retina del maiale
Vellutìni nastrini che pendevano dal cappello (cervùn’) dello zampognaro,
il cui numero indicava la famiglia di appartenenza
Vèna avena; polla d’acqua; venatura del legno; vaso sanguigno; anche
voglia
Vèna/bbèna viene; arriva
Vènne(a)r’ venerdì
Vennerèdda (dal lat. Venus-Veneris) Venere: personaggio molto popolare e
conosciuto da tutti i paolani insieme ad altri come: Jinnàr’ ‘u
cicàt’, Rafèl’ paddùzz’, Capizzàn’, Cicciu ‘u ciùnch’, Giuànn’
llà-llà, Gustìn’ cinàr’, Giustìn’, Jihùr’ ‘u gruòss’, Cicciu
sc_scurdìn’, Ciucculatèra, Naccarèdd’ e papà Cìcciu, ‘Ntòniu
‘u zingaru, Sirvàn’, ecc.
Verbuncòr’ canto religioso con accompagnamento di organetto eseguito da
ambulanti a suffragio delle anime dei defunti; anche augurare
un male al cuore (bestemmia)
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Vèrm’ ‘i sìrich’ “Samia Cynthia”, il bombice dell’ailanto, o filosamia, è un
lepidottero originario dell’estremo oriente. La farfalla è stata
importata in Europa oltre due secoli fa (1850 ca.), insieme alla
pianta nutrice (pracìn’ o nùc’ cattìv’= ailanto) a seguito di una
crisi della bachicoltura dovuta ad un parassita del gelso. Sia l’ailanto
(ailanthus altissima) che la farfalla sono ormai perfettamente
ambientati nel nostro paese
Vermicòcch’/vimmicòcch’ (dal greco praíkokion, melon Armeniakón =
frutto precoce dell’Armenia, attraverso il lat. vernus praecoquus
= frutto primaverile precoce) albicocca con la mandorla amara
Vernàccia/vernànzio tipo di vino antico che si produceva sulle nostre colline
(amarognolo)
Vèrr’ (dal lat. verres, tardo verrus = porco non castrato) verro, maiale
maschio destinato alla riproduzione
Vèrza (dal lat. vĭrdia, neutro pl. di vĭrdis, forma sincopata tarda e pop.
per il lat. class. vĭrĭdis = verde) cavolo, verza
Vèsta vestito da donna
Vèstiam’ (dal lat. bestia) bestiame, insieme di animali
Vètt’ (dal latino vectis o ital. vettone = pollone) verga, bastone di legno,
stecca
Via ru puòrt’ antica via del mare, oggi via Nazionale
Viacrùc’ (latino adattato) via Crucis
Viarèdda via stretta, viottolo, sentiero
Viàt’ Beato
Viàt’ a ttìa beato a te, esclamazione rivolta a una persona per indicare l’altrui
stato di serenità
Viaticu viatico (provvigione per il viaggio: provviste, cibo, vettovaglie,
indumenti); anche comunione, eucarestia (che si somministra ai
moribondi), aiuto, sollievo, sostegno, consolazione.
Vicinànza (dal lat. tardo vicinans, vicinantis part. presente di vicinari = essere
vicino) vicinato; anche nei pressi, vicino
Viddìch’/muddìch’ (dal lat. umbilicus) ombelico
Vidìa/virìa vedeva
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Viècchiu (dal lat. vètulum modificato in volgare vetlu) vecchio, anziano
Viecchiarièdd’ vecchierello; anche un modo simpatico e benevolo di chiamare
San Francesco di Paola
Vièdd’/bbièdd’ bello; personaggio dei poemi cavallereschi e delle favole popolari
(‘U vièdd’= il bello)
Viègn’ vengo
Viègnu vìjia vengo via, vengo da te
Viègnu vìjiu vengo a vedere
Vienitìnn’ vieni via
Viènt’ (dal lat. ventum) vento
Vientarièdd’ venticello, brezza
Viènti (t’à) te la senti, ti senti capace
Vientulà/vintulà spulare, separare il grano dalla pula con l’aiuto del vento.
(Dal lat. tardo ventare = se-parare) incrociato con “ventilare” =
sventolare, agitare nell’aria)
Vièrm’ vermi. “Ca vu fà i vièrm” = che tu possa imputridire, fare i vermi.
Curiosità. Per sapere se un bambino aveva i vermi si prendeva
un filo bianco della lunghezza pari alla sua altezza, lo si tagliava
a pezzettini che poi si immergevano in una bacinella con acqua:
se i pezzi di filo si muovevano il bambino doveva essere sverminato,
per cui si poneva nell’acqua un capello del bambino stesso,
uno spicchio d’aglio e un rametto ‘i putrusìn’, che con opportuna
nenia veniva poi accostato e strofinato all’orifizio anale
recitando: “Lùn’ sàntu, màrt’ sànt’, miercùr’ sànt’, juòv’ sànt’,
vènner’ sànt’, sàpit’ sànt’, rùminica ri Pàsca. Vierm’, jittativ’
‘ntà ‘na fràscà!” (Da: Canti d’amore e di sdegno - di R. Manes)
Vièrn’ (dal lat. ibernum o italiano arcaico “verno”) inverno
Vièrs’ (dal lat. versus, part. pass. di vertĕre = volgere) verso, direzione
Vièrtula (dal lat. parlato avèrtula dim. di averta = bisaccia) con aferesi;
bisaccia, sacco floscio da spalla, tascapane, in rozzo filato di lana
grezza, spesso doppia in maniera da poterla portare appesa al
-
la spalla con una parte davanti ed una dietro, bilanciando i pesi
Viglià (dal provenz. ant. velhar, dal lat. vigilare, der. di vigil -ilis =
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vigile) vegliare, essere sveglio; anche custodire
Vigliànt’ sveglio, in stato di veglia: part. presente di “vegliare”
Vignièr’ colono, contadino che lavora la terra altrui
Vìjàtu (dal lat. beatus) beato, felice, fortunato. Ricorso alla prepos. a
nelle forme “vijàtu a ìdd’”, “vijàtu a ttìa”, ecc.
Vìjia via, strada
Vijìlia/vìilia (dal lat. vigilia, propr. “veglia”) vigilia
Vìju (dal lat. video) vedo
Vilànza (lat. tardo bilanx -ancis, comp. di bi- “a due” e lanx “piatto”)
bilancia
Vilanzùn’ stadera: accrescitivo di “vilanza” (bilancia, dal lat. tardo bilanx,
“due piatti”)
Vilàt’ velato, nascosto, coperto
Vilèn’ (dal lat. venenum, prob. affine a Venus = Venere e quindi con il
senso originario di “filtro amoroso”) veleno
Vilètta veletta, piccolo velo di tessuto leggerissimo e trasparente, talvolta
a rete, che avvolge il cappello femminile scendendo sul
volto: elemento fondamentale di acconciature eleganti
Vilìna (dal lat. vitulinus = di vitello, detto di pergamena sottile, fatta
con la pelle di un vitellino) carta velina
Vimmicòcch’ v. vermicòcch’
Vilinùs’ velenoso; anche vedetta
Vinàzze/strincitùra/‘i ràspe (da lat. vinacea e vinacia, dall’agg. vinaceus
= del vino o dell’uva) vinacce; insieme di grappoli, bucce e vinaccioli
che si ottengono dopo la torchiatura
Vinàzzu/acquàta/strincitìna “vino” ottenuto dalla torchiatura delle vinacce
dopo essere state lasciate a mollo in acqua per qualche giorno
(veniva dato da bere ai braccianti)
Vinazzàta operazione di lavatura, abbunitura, delle botti
Vinèdda (dal franc. normanno venelle = piccola vena) vicolo, viuzza, vicoletto
Vìnnere (dal lat. vēndĕre, comp. di venum dare = dare in vendita) vendere
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Vinnijòla fruttivendola, donne che vendono al mercato
Vinnimà/vinnimià (dal lat. vindemiar) raccolta dell’uva, vendemmiare
Vinnirèdda (dal lat. venerandus = venerando, rispettabile, onorabile) Veneranda
(nome proprio)
Vìnnita vendita, cessione
Vintà/abbintà v. abbintà
Vintàgl’ (dal franc. éventail, der. di éventer = ventilare) ventaglio
Vindètta (dal lat. vindicta) vendetta, faida, rappresaglia
Vintià areare, ventilare
Vintìna circa venti
Vintulèra pettegola; anche persona dispersiva; donna incostante, banderuola
(da “ventolare” col significato antico di “sventolare” –
“agitarsi al vento”
Vintulìa soffia, fa vento col ventaglio
Vintulijà (dal lat. ventilare = sventolare, con forma iterativa. Sost. Vintulijàta)
sventolare, ventilare, farsi vento: un tipico gesto delle
donne del popolo era quello di alzare un lembo del gonnone e
usarlo come un ventaglio
Vintùra (dal lat. ventūra, neutro pl. del part. fut. di venire = venire: propr.
“le cose che verranno”, quindi “il futuro”) destino, ventura;
avventura; anche Ventura, Venturino
Vìppita (dal lat. bĭbĕre) bevuta
Vìra vedi/e
Virbicàr’ (dal lat. vervicarius = di pecore, da vervex = pecora) toponimo
di paese, Verbicaro
Vìrd’ (lat. vĭrĭdis) verde, verdeggiante
Virdiràm’ solfato di rame, verderame
Vìrga (dal lat. virga) verga, pertica, bastone lungo e sottile, bacchetta;
anche pudendo maschile
Virginèdd’ verginella, sinonimo di purezza. Un tempo era buon uso organizzare
piccole processioni di verginelle verso i Santuari o
figure mariane in segno di ringraziamento per grazia ricevuta.
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Le bambine erano vestite con l’abito della prima comunione e
portavano in processione un fascio di candele legate insieme
da cinture di nastro in modo da formare un trofeo votivo, per
affidarlo, una volta in chiesa, al Santo/a o alla Madonna a cui si
era impetrata la grazia
Virmicièdd’ vermicelli: la pasta lunga e sottile per eccellenza. All’inizio della
produzione industriale con torchio e trafila, virmicièdd’ e maccarrùn’
erano i tipi di pasta più comuni
Virminùs’ verminoso, che ha i vermi
Virnàta invernata, stagione invernale
Virnìl’ invernale, vernino; tardivo; dicesi di frutti buoni da mangiare
durante l’inverno
Virticàta (dal lat. virga) bastonata, legnata
Virvirà (dal lat. vermina = muoversi in modo disordinato, o dal franc.
beuvrage = bevanda) girare, mescolare; agitare una massa per
trovarvi qualche cosa che vi si cerca
Virviràt’ agitato per essere rovistato; anche girata col cucchiaino
Visàzza (dal lat. tardo bisaccium = doppio sacco) bisaccia; sacco di canovaccio
Vìsch’ vischio (pianta parassita); anche colla
Viscìgl’ (dal lat. parlato viscilio, -onis = pianta parassitaria, tratto da
viscum = vischio) pianta giovane di quercia, di acero, di cerro
Viscigliàta frustata, bastonata
Vìscir’ visceri, interiora degli animali, gli intestini dei maiali appena
macellati
Visciuòttula (dal lat. muscipula, da mus) trappola che cattura i topi vivi;
anche cosa vecchia in pessime condizioni, oggetto inservibile
Viscuòtt’ biscotto, frollino; anche stracotto
Viscùv’/vièscuv’ (dal lat. episcŏpus, dal greco. epískopos, propr. “ispettore,
sovrintendente”) vescovo, episcopo, presule
Vispàr’/vespàr’ vespaio, nido di vespe
Vissìca (dal lat. vesica o vessica) vescica
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Vistùt’ (part. pass. di vestire) vestito
Vitàrav’/vitàrv’ (dal lat. vitis o vitaceus = vite bianca o vitalba) vitalba:
pianta rampicante che cresce spontaneamente, tossica per la
presenza di alcaloidi; nonostante ciò si utilizzano i germogli
primaverili, in cui la concentrazione delle sostanze tossiche è
molto bassa, per la preparazione di gustose frittate
Vitièdd’ vitello
Vitirinàriu (dal lat. veterinarius, der. di veterina = bestia da tiro o da soma)
veterinario, zooiatra
Vìtr’ (dal lat. vitrum) vetro
Vitrìna vetrina, bacheca
Vittiàt’ (dal latino vectis o ital. vettone = pollone) bastonato, percosso
col bastone
Vitticàta (dal lat. vectem) vergata, bastonata, colpo dato ccù lù vètt’; anche
livido
Vittùra (dal lat. vectura = trasporto, da vehere = trasportare) automobile,
macchina; carrozza, vagone
Viulìn’ violino
Vìva (dal lat. bibere = bere) bevi; anche evviva; viva
Vivènza in vita, da vivo
Vivìa beveva
Vivirùn’ beverone (per maiali)
Vivìscia/bivìscia risorge, rinasce
Vivitùr’ bevitore
Vìzza/uòcch’ ‘i pìsc’ (dal lat. vicia) veccia, pianta erbacea coltivata come
foraggio, per biada
Vizzàrr’ bizzarro, non domato
Vìzze/bbìzze capricci, bizze
Vìziu vizio, cattiva abitudine; difetto
Vizzòch’ bigotto, pinzochero, bacchettone; anche ipocrita e pettegola
Vò (dal lat. bovem) bue; anche vuole. Chìn’ vo và, chìn’ ‘u vò mànna
= chi vuole va, chi non vuole manda
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Vòglia/gulìa macchia rosso violacea sul corpo, angioma cutaneo: si credeva
derivante dall’atto di una donna incinta di toccare un punto del
suo corpo nel momento in cui le veniva il desiderio di un cibo
particolare
Vòle vuole
Vòmmar’ (dal lat. vōmer o vōmis, vōmĕris = aratro) vomere
Vòmmic’/bòmmic’ (dal greco bonbiùlios) nido di calabroni
Vomprùd’/vomprùr’ (dal lat. tardo prōde, agg. invar. tratto da prodest, prodesse
= giovare) prosit, buon pro, salute
Vòn’ vogliono, pretendono
Vòncul’/vòngul’ (dal napol. vòngola, che è il lat. conchŭla, dim. di concha =
conchiglia) vòngola: nome comune di parecchie specie di molluschi
bivalvi marini
Vòncul’ fujùt’ vongole fuggite (fuggite via dal piatto, cioè assenti, mancanti).
Virmicièdd’ ccu' vòncul’ fujùt’ o anche spaghètt’ e vòngul’ fujiùt’.
In questi piatti poveri della tradizione gastronomica meridionale
il sapore delle vongole “fujùte”, assenti, è ingegnosamente
evocato con un generoso condimento di olio, aglio, prezzemolo,
con o senza sugo di pomodorini, senza dimenticare di
aggiungere, specie se il sapore di vongola all’assaggio dovesse
risultare scarso, una buona dose di fantasia
Vòpa bopa o vopa (pesce)
Vòscu/vuòsc_scu (dal germ. occid. busk o bosk; cfr. lat. me-diev. buscus o
boscus) bosco, foresta, selva, macchia
Vòta (dal lat. volgare volta (volvita) e dal verbo volgere = girare) volta,
arco, sottopasso; anche svolta, gira
Votabannèra voltabandiera, banderuola
Votafàcc’ voltafaccia, bugiardo
Votà/vutà voltare, girare, svoltare; anche votare
Vòtu (dal lat. votum = voto) voto; espressione di volontà politica
Vòzza (dall’arabo gauze) ingluvie degli uccelli, gozzo; bitorzolo, rigonfiamento
(‘na vòzza ‘i suprissat’), gonfiore
Vràca (dal lat. braca, di origine gallica; per lo più al plur., bracae –
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arum = indumento maschile simile ai calzoni, ma più corto e
meno ampio) braca, brache, pantalone
Vracalùn’ bracalone, persona sciatta e trasandata, cui cascano sempre o
penzolano in malo modo le brache
Vràcch’ (dal lat. parlato braccus = breve) cane giovane
Vracchicièdd’ cagnolino; anche figlioletto
Vrachessìna mutanda, mutandina
Vrachètta apertura centrale nei pantaloni, patta (si l’ùr-tim’ buttùn’ ra vrachètta
= sei l’ultima ruota del carro, non conti assolutamente
niente, non hai alcun valore
Vràma fame da lupo, appetito smodato; brama, desiderio ardente; anche
pidocchi, moltitudine di insetti, zecche bianche
Vrànca (dal lat. tardo branca o branchia, con la consueta tasformazione
della “b” in “v” = zampa) artiglio, manata, branca; quantità contenuta
in una mano
Vrancàta manciata, manata, brancata; quanto può essere preso con una
mano
Vrascèra braciere; scaldino; monaca, scaldaletto
Vràsc’ brace/i
Vrasciòla braciola, fettina di carne farcita e arrotolata cotta alla brace o in
padella
Vrasciulùn’ braciolone
Vràs’ Biagio
Vràtta /monacèdd’ scarafaggio, blatta (Blatta orientalis)
Vràzz’ (dal lat. brachium) braccio/ia
Vràzzata/vrazzulàta misura di lunghezza (80 cm. ca.), bracciata; fascio,
quantità che si stringe con le braccia
Vrazzuòl’ bracciolo; anche pezzo di nylon a cui è legato l’amo da pesca
Vrìcc’ ghiaia, pietrisco, sassolini. Deriva dal lat. parlato briccia o dal
gotico brika (frammento di roccia)
Vrìglia (dal germ. bridil) briglia; nel gergo malavitoso catena dell’orologio
Vrigògna (dal lat. verecundia-m) vergogna, turbamento e disagio che si
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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prova per un comportamento sentito come sconveniente, riprovevole
Vrigugnà vergognarsi, essere timido, confondersi
Vrigugnùs’ vergognoso, timido
Vrìnch’ (dal lat. vinculum = legame, vincolo) virgulto flessibile; frusta
pieghevole, verga, bacchetta
Vrinchiàta colpo dato con una frusta flessibile per stimolare gli animali
Vrinchiarièdd’/chiatruòl’ (dal lat. vĭncŭlum = vincolo, legame) ghiaccio,
ghiacciolo che si forma nella accqua delle fontane e delle cascate;
anche vìnchio, vinciglio, vinco: nome comune di alcuni
salici
Vrinchiulià vibrare, sibilare
Vrinzùla/frinzùl’ donna perditempo, sempre in giro, senza dimora
Vrìnzuli (dal lat. mediev. fringula o franc. ant. frange = frangia) brandelli;
anche testicoli
Vrìt’/vìtr’ vetro
Vrità/virità verità (dal lat. veritas, veritatis), forma sincopata
Vrìtta/giurgiulèna sarvagg’/pedirussi/cièrr’ ‘i gàdd’ (dal greco vlita
= che non appassisce) amaranto - le foglie giovani di amaranto
rosette. Molti amaranti hanno dei fiori vistosamente rossi, e per
questa ragione il nome amaranto ha finito per acquisire una valenza
cromatica. Approfondimento. L’amaranto è una pianta
spontanea presente ovunque sul nostro territorio. Dai più viene
considerata un’infestante degli orti. Non tutti, però, sanno che
si tratta di una pianta commestibile. È originaria del sud america
e fu introdotta per errore in Europa. Le sue foglie hanno un
sapore molto delicato, simile a quello degli spinaci. Le migliori
da cucinare sono quelle giovani, che si trovano allo stato di rosetta.
L’amaranto comune è una macchina da semi. Ne produce
fino a un milione, che rimangono vitali nel terreno fino a vent’
anni. Il valore nutrizionale dei loro semi è, a dir poco, eccezionale.
Sono ricchi di proteine ad alta digeribilità, superiore addirittura
a quelle del latte, e con un contenuto di lisina, un amminoacido
essenziale, molto alto rispetto ai cereali, che ne sono
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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invece carenti. Nessuna sorpresa quindi che l’amaranto sia
considerato la pianta alimentare del futuro.
Vròcca (dal lat. brocchus= dentone, che ha denti sporgenti) forchetta;
anche brocca, secchiello. Curiosità. Gli spaghetti, il formato
della pasta più apprezzato al mondo, mangiarli, erano un problema
perfino per i reali di Napoli, i Borbone. Non era bello
vederli mangiare con le mani o in serie difficoltà nell’intento
di arrotolarli con certi spilloni a più punte. Ecco allora che al
ciambellano di corte Gennaro Spadaccini venne l’ispirazione.
Creò un modello in legno della prima forchetta a quattro punte
che fece collaudare per la prima volta proprio a Ferdinando IV,
presso la Reggia di Capodimonte. I reali rimasero colpiti dall’
utilità a tavola di un semplice oggetto come la forchetta e dopo
il real collaudo, si decise di utilizzare altri materiali magari più
igienici come l’acciaio, l’argento e l’oro. La forchetta così fatta
di materiali preziosi, abilmente cesellata, fu presentata dai Borbone
presso le corti europee e ben presto fu conosciuta in tutto
il mondo
Vrodàglia brodaglia, beverone
Vrògna (dal lat. dialettale grumium; tuber = gonfiore, bozzo) bernoccolo,
fronte gonfia, bozza, ciste (calà ‘a vrògna = calare il broncio)
Vrògna (dal lat. ebùrneus, ebòreus = d’avorio, per significare “conchiglia”,
“corno”, “grugno” e simili) corno da porcaio; anche grossa
conchiglia dalla quale si ricavavano i cammei (dal lat. strombus
= strombo)
Vròr’/bròr’ (dall'ant. ted. brod) brodo
Vroràt’/broràt’ brodaglia, sbrodata
Vrùca tamerice, pianta spontanea; anche cosa inutile, superflua (‘u
bèn’ ra vrùca = favore inutile); pianta impiegata per la concia
delle pelli. Dal greco myríke, lat. myrica o myrice = tamarisco
Vruccàt’ (dal lat. broccus = dentone, chi ha i denti sporgenti) tessuto ornamentale,
decorato con disegni prodotti da catene e da trame supplementari
aggiunte al tessuto di fondo
Vrucularìa (dal lat. bullicare (da bullire) = bollire. Cfr. il francese brouilFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
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lerie (confusione) brulicame, moltitudine caotica (di formiche,
mosche, ecc.)
Vrugàl’ disponibile, ben disposto, sollecito, che manifesta prontezza,
premura
Vrùnn’ (dal basso lat. blundus. Il gruppo consonantico /bl/si trasforma
in /vr/) molto pulito, bianco splendente, terso; anche biondo
Vrunnittèdd’ (dal germanico blund = biondo) biondina
Vrùnz’/brùnz’ (prob. dal persiano. birinǵ = rame) bronzo, lega di rame e stagno
Vruòccul’ (dal lat. broccus = sporgente) broccolo, cavolo broccolo; anche
persona incapace, inetta
Vruòcculùn’ babbeo
Vrùsc_sca (dal lat. brusicare, da brusiare = bruciare, abbrustolire, tostare)
brusca, secca
Vrùsc_sch’ ruvido, aspro, secco; anche scontroso, scorbutico, brusco
Vruscènt’ che brucia al tatto (pentola, ecc.) e al gusto (caffè, peperoncino,
ecc..); piccante
Vruscià sentire bruciore; anche bruciare, ardere, dare fuoco; essere piccante
Vrusciàta bruciata, arsa
Vrusciatìna bruciatura, scottatura
Vrusciùr’ bruciore
Vùa vuoi, voi; anche buoi
Vualàn’/vuàr’ (dal provenzale galan = garzone) colui che governa e custodisce
gli animali o guida i buoi
Vucá (dal lat. vocare = chiamare, riferito al comando dato ai rematori)
vogare
Vucàta azione del vogare; anche bucato
Vucàtu (der. del franco būkōn = fare il bucato) bucato, lavaggio
Vucatùr’ ceneracciolo, grosso panno sul quale si pone la cenere per fare
il bucato
Vùcca (dal lat. bucca = guancia, gota) bocca, cavità orale
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Vùcch’ ancàta/vuccapiert’ bocca aperta; chi non sa tenere un segreto,
ciarlatano; grullo, babbeo
Vùcca cusùta chi si fa sempre gli affari suoi
Vuccàgl’ boccaglio; tappo; museruola
Vuccapèrta ciarlone, che non sa tenere un segreto
Vuccàta boccata (b. d’aria, b. di fumo, di cibo, ecc.)
Vùccula (dal lat. bùccula = bocchetta) occhiello; boccola
Vucculàr’ (dal lat. bucca o buccula = guancia; bocca) pappagorgia guanciale,
parte grossa sotto la gola del maiale, giogaia del maiale
salata; anche bocca della tramoggia del mulino; canale da cui
scende il mosto dalla vasca superiore a quella inferiore nel palmento;
foro per la fuoruscita dell’acqua ra cibbia
Vuccùn’ boccone
Vuccunàt’ bocconata
Vuccusùtt’ capovolto, bocconi, prono, a pancia in giù
Vuccùzza boccuccia
Vùcia (dal lat. vox- vōcis) voce
Vucìa (si) corre voce; pettegolezzo
Vuculià dondolarsi, cullarsi
Vùdda (dal lat. bullire, der. di bulla = bolla) bolle; anche fermenta;
cuoce
Vùddere (dal lat. bullire, tratto da bulla = bolla) bollire; fermentare;
cuocere
Vujihulàr’/vurjihulàr’ v. vucculàr’
Vùjin’ porcino, boleto edulis (fungo)
Vùl’ volo
Vùla tifa, mazzasorda o canna mazza, pianta lacustre usata per impagliare
le sedie; anche vola
Vulà (dal lat. vŏlare) volare
Vulantìn’ volantino, foglietto; anche tipo di lenza
Vulànza (dallo spagn. balanza, franc. balance) bilancia
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Vulanzùn bilancia romana, stadera
Vulàta (‘a) la volata. ‘A vulàta era la corsa fra fidanzati che si svolgeva,
nell’antichità, il 21 luglio per confermare o annullare il contratto
di fidanzamento che i genitori di entrambi i giovani avevano
stipulato quando erano bambini. La corsa iniziava dal piazzale
del Castello e terminava in riva al mare: le ragazze erano le prime
a partire e se durante la gara il giovane riusciva a raggiungere
e a toccare “la promessa”, il fidanzamento veniva
confermato, in caso contrario annullato. Naturalmente se al
giovane non piaceva la ragazza, non si impegnava nella corsa; al
contrario se era la ragazza a non volere, faceva di tutto per non
farsi raggiungere. Col passare degli anni “‘a vulàta” si tramutò
in una breve corsa sulla spiaggia e un tuffo in acqua con i vestiti.
Un altro modo per festeggiare “‘a vùlata” era quello di
pubblicare delle locandine anonime in cui venivano citati
personaggi paolani “ccà càpa vulàt’” che durante l’anno si erano
comunque distinti o erano stati oggetto di chiacchiere popolane.
Molto interessante è la descrizione della festa del 21 luglio che
fa F. Ferrari a pag. 55 del suo libro “Storia folkloristica drammatizzata
di Paola….” … “‘A Vulàta ru 21 luglio era una manifestazione
mascherata che consisteva nel persuadere le persone
a lavorare senza posa. Essa si svolgeva il 21 luglio come festa
tradizionale in onore di Santa Prassede e dei pazzi, sul ponte
vicino al Castello che, per l’occasione, veniva addobbato con
bandiere e festoni. Ad un certo punto appariva “Mercurio” con
in testa un casco d’argento, le ali dorate e con un vestito a maglia
seguito da un corteo di giovanette coperte da tuniche celesti e
bianche e con i capelli irti e i piedi scalzi. Successivamente appariva
il “Tempo”, vecchio severo, con la falce alzata e l’intenzione
di mietere tutti. Lo seguivano, d’appresso, i pazzi vestiti
di arlecchini che portavano ombrelli senza la copertura ed urlavano
imitando il grido di molti animali feroci. Il “Vecchio”
ruotava la falce e chiamava i dementi ma, questi, sordi, continuavano
la loro ridda infernale ed allora lui improvvisava una
paternale dicendo che erano pazzi a trascura-re i doveri ed il
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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lavoro nei campi. Detto questo scompariva ed i pazzi se ne
andavano per i campi correndo forsennatamente: era la Vùlata!”
Vulàt’ ‘i càp’ colui che fa cose strane, che “vola” con la testa
Vulì (dal lat. medievale volère) volere, desiderare
Vulìss’ Ddìu magari, volesse il Cielo
Vùmmula (dal greco bombýlion e lat. bombyla = vaso gorgogliante, avendo
presente che bómbos vuol dire “rombo”, “ronzio”) recipiente
di terracotta dal collo stretto a due manici, orcio, anfora, recipiente
di argilla: serviva per tenere l’acqua fresca
Vummulàr’ chi costruisce o vende orci
Vummùn’ (dal franc. bonbon = caramella, confetto, rigonfiamento,
bernoccolo, bozzo
Vunnànz’ abbondanza
Vuntulià sventolarsi, sventolare
Vuòcula altalena, dondolo (tavola sospesa mediante funi a un sostegno
alto, solitamente a un ramo d’albero). Probabilmente dall’it.
“vogare” (remare) per significare il movimento avanti e indietro
della vogata. “Vogare” viene fatto derivare dal lat. vocare (dare
la voce ai rematori). Per il DIDE (468) si deve risalire a un greco
parlato baukân = dondolare che potrebbe spiegare anche “vogare”.
Non manca chi indica il greco baukále = culla, a cui può
essere collegata una nota ninna-nanna (le parole spesso sono
inventate): “Vòca, vòca ‘u marinàru/sùpa l’ùnni lìsc’ e chiar’,
/vòca, vòca mmiènzu ‘u màr’/addùv’ amùri scrìtt’ cc’è/vòca,
vòca, ‘u marinàru/ca ppi fàru ‘a lùna cc’è/”; oppure: “Vòca,
vòca marinàr’/jiàm’ pigliàm’ lì pìsci a mmàr’/e lli gruòss’ ni
manciàm’/e ‘i picci-ridd’ li jittàm’”. Vogare, cullare, ritmare
voce e movimento
Vuògl’/buògl’ desidero, voglio
Vuommucu leziosità, moina, smanceria, smorfia, svenevolezza, vezzo
Vuommucà (dal lat. vomitare) vomitare
Vuorvicà/ruorvicà sotterrare, seppellire
Vuòsc_sch’ (dal germ. occid. busk o bosk o lat. mediev. buscus o boscus)
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bosco, macchia, boscaglia
Vuòzz’ bitorzolo, bozzo, ingrossamento delle ghiandole
Vuozzulùs’ pieno di bitorzoli o chi ha il gozzo
Vurniètt’ integrale; farina di grano integrale
Vùrpa (dal lat. vulpem) volpe
Vurpìgn’ furbo, attento, vigile, acuto
Vurpìl’ (da un lat. verpile derivato da verpa = membro virile) staffile
fatto col nerbo o pudendo del bue essiccato o con un ramo di
salice, sferza, nerbo, frustino
Vurràina (dal lat. medievale borrago o borago -ginis) borragine, erba
medicinale
Vurvìn’/vruvìn’ (dal lat. pulvinus = aiuola, rialzo di terra, cuscino) semenzaio,
vivaio di fiori e ortaggi
Vurvinàt’ insieme delle piantine nel semenzaio; anche grande quantità
(‘na vurvinàt’ ‘i fìgl’ = tantissimi figli)
Vùrza (dal tardo lat. bursa proveniente dal greco býrsa = otre di pelle)
borsa; borsa di stoffa nascosta sotto i vestiti
Vùrza ru cuntraffàscinu piccola sacca di stoffa contenente del sale e delle
immagini sacre che garantiva, per chi la indossava, la tutela permanente
da ogni forma di “jettatùra”. Era consuetudine cucirla
all’interno dell’abbigliamento intimo (vùrza) per allontanare il
malocchio
Vurzunièdd’ (detto anche abitino) non era che un sacchettino rosso contenente
vari oggetti comuni (sassolini raccolti nei crocicchi di campagna,
schegge di legno unite a croce, foglie di ulivo e sale) a cui
si attribuivano poteri magici
Vuscìa (dal provenz. bauzia, di origine germ.) bugia, menzogna
Vussurìa/vussignurìa la signoria vostra, vossignoria (imperativo di cortesia)
Vutà voltare, girare, rivoltare; tornare; anche votare
Vutàta curva, curva stradale; anche voltata, girata
Vùtta (dal lat. tardo buttis) botte; anche spingi
Vuttà (dal francese antico bouter = colpire, gettare, provenzale botar,
franco botan) spingere
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Vùtta-vùtta spingi spingi, confusione, parapiglia, rissa
Vutticèdd’ botticella, piccola botte
Vuttùn’ forte spinta, spintone
Vùt’ voto, promessa, giuramento fatto ad un santo
Vùtam’/vùtum’/tagliamàn’ (ampelodesma) disa, saracchio o tagliamani:
le foglie lunghe e tenaci ve-nivano usate per legare le viti, per
impagliare le sedie e per produrre cordami e reti
Vuvrìn’/vruvìn’ (dal lat. pulvinus = rialzo di terra, aiuola) vivaio di ortaggi,
semenzaio
Vuvà invidiare, rodersi, provare invidia; pigulà, gufare
Vùvu invidia, disgrazia, sventura; anche fattura, malocchio, sfortuna,
iella, scalogna. Ricordo personale: da giovincello per sconfiggere
il malocchio e la sfortuna usavo una frase, insegnatomi dai
ragazzi più “vecchi”, in latino maccheronico come formula scaramantica
goliardica per allontanarli. Traducibile come:
“toccati tre o quattro volte i testicoli, stràppati un pelo fino al
sangue, toccati l’augello (l’uccello), così la mala fortuna è scacciata”.
Dettagli sulla formula: “terque quaterque testiculis tactis,
pilis extractis usque ad sanguinem, manipolatique augella sic
mala fortuna fugata est”.