Lettera P

Piccolo dizionario paolano - P

P

Pàcca (dal longobardo pakka = fetta) gluteo, natica; anche colpo dato sulla spalla (staiu cchi pàcch’ rìnta l’acqua = stare in bassissima fortuna, economicamente rovinato, caduto in povertà)
Pàccar’ (dal greco pan+keir = con tutta la mano, a mano piena) schiaffo, schiaffone; tipo di pasta corta e di grosso diametro
Paccarèdda guanciale, pancetta tesa
Paccarià schiaffeggiare, dare una sberla o un ceffone con il palmo della mano in forma accoppata generalmente per scherzo; anche essere in miseria, privo di viveri e di mezzi, patire la fame, miseria nera
Paccarijà soffrire, far la fame
Pacchìa dimenare le pacche (l’etimo è molto controverso, si ipotizza che il termine possa derivare da una voce preromana klapp; cfr. clap, clapier = sasso o roccia sporgente, da qui pacca = gluteo sporgente) camminando, lo sculettare delle donne per mettere in risalto la linea dei fianchi “… noi a pena, ei lieve e io sospinto, potavam sù montar di chiappa in chiappa …”(Dante)
Pacchià mangiare smodatamente, mangiare con ingordigia
Pàcchia benestare, dolce far niente, in grazia di Dio
Pacchjiàna giovane contadina, generalmente prosperosa; abito tradizionale femminile arbereshe (albanese)
Pacchjianàta azione o cosa sguaiata, di cattivo gusto
Pacchiùn’/pacchiunièdd’ grassottello, paffuto, tarchiato, ben pasciuto; anche
bonaccione, pacione
Paccòtt’ (dal ted. packen = prendere) fagotto; bidonata, fregatura effettuata con lo scambio del pacco
Paccùn’ (dal gr. παχουλός) grassoccio; ceffone, sberla
Paccuttìglia (dal franc. pacotille) merce scadente; insieme di oggetti (spesso scadenti)
Paciènz’ (dal lat. patientia) pazienza; rassegnazione, accettazione
Pacienzius’ paziente
Paciuccùn’ bonaccione, persona tranquilla, pacioccone
Paciùn’ calmo, tranquillo, quieto
Pàdda palla, pallone; anche pallottola. ‘Na pàdda ‘mprùnt’ = una palla di fucile in fronte, di solito unito ad altra espressione del tipo: cci vulìa o ti miritirest’…, ecc.
Paddìa (dal greco pedào = andare a digerire saltando, giocando); mangia (volgare); prendi al volo
Paddià prendere al volo, mangiare (volgare); andare a digerire saltando, balzando
Paddòt’ pallottola, grumo che si forma nella polenta, nella besciamella, nella crema, ecc.
Paddùn’ palla di fichi di circa 200 gr. farcita con pezzetti di buccia d’arancia e noci, avvolta in foglie di alloro e di fichi poi cotta in forno
Pagliàr’ (dal lat. palearium da palea = paglia) pagliaio, fienile; anche capanna
Pagliarièdd’ piccolo pagliaio; toponimo di Paola - zona S. Giovanni; bellissima
poesia del dott. F. Ferrari
Pagliètt’ discorsi senza senso e campati in aria; anche avvocato da strapazzo dispregiativo)
Pagliètta paglietta, cappello di paglia; anche pagliettalana d’acciaio
Pagliettàr’ imbroglione, (ù cuntà pagliètt’ = non raccontare frottole). Curiosità. L’avvocato presso il popolo napoletano è detto pagliètta per la sua abitudine nel primo ‘900 ad indossare il cappello di paglia rigida. Più comunemente è detto, affettuosamente,
o’ scurnacchiato” (da “Il Paglietta napoletano – Spigolature e curiosità di storia napoletana - di Andrea Vitelli - (ed. Stamperia del Valentino).
Da: http://www.agenziaradicale.com/index.php /cultura-espettacoli/libri/388-il-paglietta-napoletano-sofisti-all-ombradelvesuvio-tramacria-te-furbate-e-giustizia-di-popolo
Pagliettùn’ cappello largo, grande Pagliùn’ sacco pieno di paglia usato come materasso; mucchio di paglia, pagliericcio (mà vrusciàt’ ‘u pagliùn’ = mi ha frodato, truffato);
non pagare i debiti
Pagliuól’/paiuòl’ (dal lat. pariolum, voce di origine celtica) pavimento delle
imbarcazioni, pagliolo
Pagnulèdd’ pagnottella, piccola pagnotta fatta in genere con farina di granoturco
o di castagne
Pagnuttìn’ (dal provenz. panhotta, dal lat. panis) panino 
Pagùr’ paura, fobia
Paìs’ (dal lat. pagensis agg., der. di pagus = villaggio) paese; anche nazione, stato
Paisàn’ compaesano, paesano, del paese
Paisièdd’ paesello, paesino
Pàl’ ‘i fièrr’/palanchìn’ leva (attrezzo usato per vincere una resistenza), grosso bastone di legno o palo di ferro usato come leva
Pàla ‘i spàdd’ scapola o scapula
Palàmit’ (dal greco pelamys, pelamydos) sarda-sarda, sgombro, palamita (pesce)
Palànca moneta di rame da due soldi (per una lira ci volevano venti soldi)
Palànch’s’ parancale, attrezzo per la pesca costituito da un lungo filo di nailon o un cordino a cui sono fissati dei braccioli dotati di un amo
Palanchìn’ piede di porco, leva di acciaio
Palandràna (dal franc. e spagn. balandran = gabbano indossato dai marinai delle palàndre, imbarcazioni fluviali) cappotto lungo, zimarra, tabarro; dispregiativo di abito lungo e cascante
Palandrùn’ pelandrone, fannullone, lavativo, poltrone
Palàta colpo dato con la pala, badilata, vangata; botta, manrovescio, percossa (plur. paliàta)
Palatàr’ (dal lat. palatum o catalano palador) volta della cavità boccale nell’uomo e nei vertebrati in genere; palato, parte superiore del cavo orale
Palètta scapola; anche denti incisivi; paletta
Palià/palijà (dallo spagn. apalear e palo = bastonata) bastonare, picchiare, percuotere
Paliàta (dallo spagn. palear) bastonato, pestato
Paliatùn’/manticàta (dallo spagn. apalear = battere, colpire, scuotere. Oppure dal verbo palià, di origine Gallo-italico che indica l’azione di separare il grano dalla paglia usando la pala. Il movimento abbassa-alza-abbassa-alza della pala tra le mani è eloquente) scarica
di percosse, grande quantità di botte, batosta, mazziata
Paliètt’ paletto, picchetto, piccolo palo
Palittò/palettò (dal franc. paletot) soprabito, pastrano
Pàll’ bugie, balle; palle
Pàllist’ ballista, racconta frottole, bugiardo
Pallùn’ (da un antico germ. balla) bugia, fandonia, cosa artificiosamente gonfiata come una palla
Pallunàr’ colui che dice frottole, fanfarone, bugiardo
Palùmm’ (dal lat. palumbus) colombo, piccione; palombo (pesce); farfalla; anche torrente Palombo
Palùmma (dal lat. papilio-onis) farfalla; anche colomba
Palummà vomitare, rimettere, rigurgitare
Palummàra (dal lat. palumbes, o palumbus = colombaccio, favazzo, specie di colombo selvatico; dal paolano palùmm’ = piccione, con il suffisso –ara indicante funzione, destinazione d’uso) palombara, colombaia; luogo dove si allevano colombi o piccioni, piccionaia; luogo frequentato dai colombi selvatici o colombacci. Toponimo di località montana a est di Paola (sopra Castagnelle). Si localizza a 450 m sul livello del mare, è caratterizzata da una serie di tornanti da cui è possibile osservare varie particolarità
paesaggistiche della costa
Palummèdd’ piccolissime farfalline di colore bianco; anche le mosche bianche degli agrumi. Il fenomeno delle “palummèdd’ avant’ all’uocchie” è semplicemente spiegabile: scintille e lampi di luce nel campo visivo sone dette clinicamente “fosfeni” che consistono
nella visione all’interno del campo visivo, di scintille e lampi di luce, a volte colorati. I paolani li attribuiscono agli accessi d’ira, che fanno affluire più sangue al cervello
Palummèdda ì Sànt’Antòniu tipo di falena (Acherontia atropos): l’usanza popolare vuole che si porti rispetto a questo animale quando entra la sera in casa, perché rappresenta l’anima di un defunto; è creduta anche messaggera del Santo di cui porta il nome, quindi portatrice di buone notizie
Pampanèdd’/pampinèdda foglioline; sonnolenza dopo il pranzo, socchiudere le palpebre, occhi che tendono a chiudersi per il forte sonno. Curiosità. “Nella Stagione della caccia il marchese Peluso, sentendo calare sonno, si ritirò nella sua camera. Stette una picca assettato davanti alla finestra a farsi una pipata e poi, con le palpebre che gli facevano pampinella, si coricò. Camilleri propone così, per la prima volta, attraverso il termine ‘pampinella’ un’immagine che Matt spiega con riferimento alla: “posizione degli occhi socchiusi con le palpebre che sbattono per la stanchezza”. Da Luigi Matt, Lingua e stile della narrativa
camilleriana, in Quaderni camilleriani, vol. 12, 2020, p. 65, n.95.
Pampaniá tremare, tremolare; anche gongolare. Aròcchia ‘a lùna cùm’ pampanìa stasìr’ = si dice di luna piena nel cielo terso e stellato
Pàmpin’ (dal lat. pampino = foglia) foglie di vite o di gelso, con cui si nutrivano i bachi da seta
Pàmpina foglia; anche schiaffo a palmo aperto
Pampùglia erba o foglie secche usate come innesco per accendere il fuoco; tralcio di vite essiccato destinato al fuoco; anche truciolo di legname; carta moneta di grosso taglio
Pàn’ pane
Pàn’ castàgn’ pane fatto con farina di castagne
Panàr’ (dal lat. panarium = cesto per il pane) paniere, cesto per il pane, cestino; recipiente di vimini, giunco o materiale simile intrecciato con strisce di canne, di forma diversa secondo gli usi, ma per lo più con un manico arcuato fissato nel mezzo, per infilarvi il
braccio. La voce italiana risente del francese panier. Per la sua forma convessa il panaro metaforicamente evoca il sedere, il fondoschiena soprattutto se femminile
Panarièdd’ piccolo recipiente di vimini e strisce di canne
Panarìzz’ (dal lat. tardo panaricium metatesi di paronychium: dal greco pará = presso e ónyx = unghia. Secondo una superstizione ne era colpito il dito che indicava l’arcobaleno) patereccio, giradito
Panchìna (idioma franco bank = asse di legno) banchina del porto, che una volta era di legno; sedile che può ospitare più persone, solitamente situato all’aperto in aree pubbliche come piazze o parchi
Pàndich’/pàntich’/pànticu (dal lat. pantex dal greco pedào) palpitazione, sobbalzo di cuore, spavento, paura, panico; anche svenimento
Pandòrra donna balorda, goffa, grossolana. Il termine fa riferimento al personaggio mitologico di Pandora, la prima donna mortale a cui Zeus affidò un vaso contenente tutti i mali della terra con la proibizione di aprirlo, ma lei disubbidì e così malattie dolori,
vizi e brutture dilagarono nel mondo e nell’orcio rimase solo la speranza. Notare lo spagnolo pandorga = donnona Panèlla (di chiara derivazione napoletana) pagnotta di pane, piccolo pane, panino
Panèra graticcio di legno sospeso, serviva per conservare il pane a difesa dai topi. Il pane, un tempo veniva cotto una volta al mese, raramente ogni quindici giorni
Panètta forma di pane, pagnotta
Pànich’ (dal lat. pāne) zolla di terra; anche ansia, paura angoscia
Panichià metodo per dissodare la terra praticato dai contadini durante l’estate i quali in due o tre, in linea tra loro, contemporaneamente tirano con forza la zappa (‘a zàppa zinnùta) rivoltando grosse zolle di terra (pànich’)
Panicuòtt’ pappa per bambini, minestra costituita da pane bollito con acqua, aglio, rosmarino, alloro e sale, poi condito con olio crudo
Pànn’ panno; anche panna del latte; panno che si forma sulla superficie dei barattoli delle olive in salamoia altrimenti detta “mamma”
Pannàm’ insieme di panni, panni di ogni sorta, corredo; biancheria
Pannià galleggiare (riferito a oggetti o liquidi sul pelo dell'acqua); anche occhi appesantiti dal sonno, il chiudersi delle palpebre
Pannìzz’ pezza; pannolino di tela adoperato in altri tempi per i bisogni dei bambini in fasce, o dalle donne
Pantalùn’ (dal franc. pantalons, dal nome di Pantalone, la maschera veneziana
che li indossava) pantaloni
Pantàn’ località Pantani, posta a sud-ovest di Paola; anche melma, poltiglia
Pántich’ (dal lat. classico panticem, volgare panticum = pancia) svenimento, mancamento
Pantìra (dal lat. tardo panthēra) pantera
Pànza (dal lat. pantex -tĭcis) pancia
Pànza e prisènza veniva detto dall’invitato che si presentava a mani vuote
Panzàglia/minnaròla pancetta di maiale
Panzallària supino, sul dorso
Panzaròtt’ crocchetta fritta di patate, allungata come salsicciotto
Panzasùtta bocconi, sulla pancia
Panzàta tuffo riuscito male; anche abbuffata
Panzè (dal fr. pansée) viola del pensiero, pansé
Panzùt’ grosso, obeso
Paolanèlla canzone del dott. P. Nicolini musicata dal dott. G. Cilento
Papacèdd’ blatta, scarafaggio
Papacìanu l’uòcch’ (dal lat. papilio = farfalla: quindi sfarfallio degli occhi, visione offuscata; oppure dal franc. paupière, lat. palpĕbra = palpebra) occhi socchiusi o semichiusi dal sonno, chiusura involontaria delle palpebre per effetto del sonno o di eccessiva stanchezza
Papàgna (dal lat. ad+opium = sonnifero e da “papavero”) ha diversi significati: decotto a base di papavero che veniva dato ai bambini troppo vivaci o come antidolorifico agli adulti; anche cazzotto, schiaffone, ceffone (papagna); stanchezza, sonnolenza, intorpidimento,
in quanto la forza del ceffone fa addormentare il colpito. Curiosità. Il papavero comune (Papaver rhoeas) è una pianta erbacea annuale che cresce nei coltivi come infestante,
lungo le strade di campagna, nelle fessure dei vecchi muri a secco, tra i ruderi e le macerie. Meno comune è il papavero domestico (Papaver somniferum) o papavero da oppio: questa specie si distingue dalla precedente per l’aspetto più robusto, per le foglie cauline che abbracciano il fusto e per il colore dei petali che possono essere bianchi, rosei o violetti. Questa pianta, anch’essa annuale, è stata coltivata in passato per le sue proprietà medicinali,
come specie ornamentale e per la produzione di semi dall’ottimo aroma. Usando i suoi fiori è possibile realizzare una “piccola ballerina di flamenco”
Papalìu località montana di Paola (pater+Hèlius = padre Sole?, dio Sole?, o pàpilio = farfalla, per estensione luogo dove vivono le farfalle?)
Pàpara oca, papera
Papariànn’ perdendo tempo, indugiando
Paparià (dal modo di procedere delle papere) esitare, tergiversare, indugiare, barcollare, tentennare, girare senza meta, perdere tempo; temporeggiare, aggirarsi perdendo tempo. Tale termine nasce forse dall’andatura ancheggiante delle papere che camminano
ondeggiando leggermente e sembrano non voler prendere una direzione precisa
Paparìna più che dal lat. papaverina (herba), dovrebbe derivare da un lat. parlato paparina, voce nata dall’incontro di aparine = lappola con papaver = papavero) papavero, rosolaccio
Paparùn’ capoccia, capopopolo, caporione; persona boriosa, che si atteggia
Papèll’/papièdd’ (dallo spagn. papel = carta, documento lungo) malloppo di carte, scritto lungo e prolisso; lungo documento sanzionatorio, citazione, querela
Pàpic’/papacèdd’ (dal lat. dalla radice pap = mangiare) tarlo che attacca i legumi e le noci formando una leggera ragnatela
Pàpic’ ravànt’ a l’uòcch’ vedere piccole macchie davanti agli occhi
Papòcchia (dal lat. papara = papera) fandonia, ciancia, panzana, frottola, imbroglio
Papòcchie cose campate in aria, falsità
Papògna naso grande, rubizzo e bitorzoluto
Papòscia/papùscia (dal lat. parlato papùs e fa riferimento a un generico rigonfiamento
della pancia) ernia inguinale
Papòscia/papùscia (dall’arabo babush = pantofola) pantofola, pianella; anche
proboscide
Pappafìch’ si dice di persona balorda e stupida, credulone
Pappagàdd’ pappagallo; persona che parla per bocca d’altri
Pappagaddàt’ azione o cerimonia ridicola e inopportuna
Pappamodd’ persona priva di iniziativa, pappamolla
Papparèdd’ crema, zuppa; pietanza troppo cotta, densa e collosa
Pappatàc’ (comp. di “pappa e taci”, imperativi di “pappare e tacere” = mangia e taci!) piccoli insetti dell’ordine dei ditteri e, in partic., Phlebotomus papatasii = flebotomo, volgarmente noti come pappataci, che si trovano nelle stalle, nei pollai e nelle abitazioni,
trasmettendo i germi di varie malattie
Pappicìan’ l’ùocch’ sbattono le palpebre, sto prendendo sonno
Pappulià (dal lat., dalla radice pap = mangiare) spiluccare, mangiucchiare, spizzicare
Pappùn’ pappone. A Paola il termine “pappone” ha due significati: il primo, “gentile”, indica un mangione, un buongustaio e si utilizza soprattutto per rappresentare il rapporto dei bambini con il cibo, perché il termine infantile “pappa” probabilmente è un raddoppiamento della sillaba “pa” di panis; il secondo, decisamente crudo, è l’aggettivo con cui si additano gli sfruttatori di prostitute di cui intascavano buona parte dei guadagni in cambio della protezione (in questo caso la “pappa” non ha nulla a che vedere
con il pane e rappresenta lo sperma espulso nei rapporti intimi)
Pàpula (dal lat. papula) vescica, foruncolo, postula, puntura di insetto
Papùn’/papùr’ (dal lat. vapor, napolet. “papòre” = vapore) barca a vapore, bastimento, nave
Papùscia (dal franc. babouche, arabo babush) pantofola
Pàr’ e pàtta (dal lat. pària pacta = patti chiari) alla pari, pari e patta, parità, pareggio
Parà parare, difendersi, prendere al volo
Pàra porgere (pàra a màn); sembra; anche paio; spianata
Paràcqua ombrello; anche sembra acqua
Paracùl’ falzo, infido
Paralùm’ paralume, tubo paralume in vetro per lampada a petrolio
Pàran’ sembrano; anche paiono
Parángul’ (dal lat. volgare palanca) paranco
Parànza barca per la pesca in coppia, tirando ‘a rìzza ‘mparànza = alla pari; parànza è detta pure la rete per la pesca in coppia
Pàra-pàra identica in tutto, uguale, copia; anche livellata
Para-patta (dal lat. pària pacta = patti chiari) pari e patta
Paraspò (dal greco-bizantino paraspòrion: composto con parà = vicino e con un derivato del verbo speiro = seminare) piccolo terreno, terreno di modesta estensione; toponimo di località a nord di Paola
Paràta (dal lat. paratus = preparato, apparecchiato) parata, preparata; anche capanna. Toponimo di località a sud di Paola sulla destra del torrente Scirocco (sopra Tenimento)
Paravìs’ (dal lat. paradisum, già paravisum nel latino medievale) paradiso;
anche esclamazione di contentezza, di goduria, di ben stare; tipo di fico
Parentàt’/parintàt’ parentela, parentado
Parì sembrare; apparire
Parìa sembrava
Pàrica sembra
Parìcch’ (dal lat. volg. pariculus dim. di par = paio). Come avverbio non è di uso frequente; usato principalmente come aggettivo o pronome. Parecchio, in gran quantità, molto
Pariènt’ (dal lat. parens -ĕntis = genitore e nel lat. tardo anche parente; in origine, part. pres. di parĕre = partorire, generare) parenti
Parìglia (dal franc. pareille = coppia) paio, coppia; pariglia, contraccambio
Parìm’ sembriamo
Parlazzùn’ loquacità male usata
Pàrm’ (dal lat. palmum) palmo; misura di lunghezza pari a circa venticinque centimetri
Párm’/vatta(i)mùr’ gioco consistente nello sbattere le monete contro muro, per avvicinarsi a quelle già lanciate. Si vince quando la distanza tra la moneta sbattuta ed una di quelle già a terra, è inferiore al palmo di mano. Il gioco era detto pure vattamùr’
Pàrma/cunòcchia ramo d’olivo che si benedice la Domenica delle Palme. Approfondimento. ‘A parma (la palma) è un finto alberello ricoperto di fiori di carta velina o crespa il cui pistillo è costituito da un cioccolatino o da un confetto infilzato in un filo di ferro che funge da rametto e che, a sua volta, è rivestito di carta colorata. Le “parme” erano veri e propri capolavori realizzati dalle donne paolane con arte e pazienza certosina e originariamente venivano regalate dalle madrine di battesimo o dalle mogli dei padrini ai figliocci nei primi tre anni di vita: esse venivano poi portate alla processione della domenica delle Palme per essere benedette dal sacerdote. Oggi è sempre più raro vedere questi bellissimi alberelli che non sono sopravvissuti ad una malintesa modernità
Parmicèdda piccola palma; ornamento architettonico
Parmiènt’ (dal lat. palmentum = torchio per la pigiatura con le palme dei piedi “a palmis pedum”) palmento, luogo, vasca dove si effettuava la pigiatura dell’uva con i piedi
Paròl’ ra pichiùnch’/piciùnc’(tèn’ ‘a) persona senza parola, inaffidabile, sciocca
Parolià bisticciare a parole
Parpàgn’ (dal franc. parpaing) strumento improvvisato che serviva come unità di misura, misura fissa, dima, regolo (‘nu piezzu e lìgunu ppi taglià àt’ lìguna tùtt’ ‘i ‘na stèssa misura (usato dai boscaioli); usato anche dai muratori, ecc.
Parpitià/parpitá (dal lat. palpitare = pulsare, battere) palpitare
Pàr’ paio; anche in piano, spianato
Parrà parlare, ragionare
Parrantìna parlantina
Parulià parlare, chiacchierare; avere o venire a diverbio
Pàsca Pasqua; per traslato felice, felicità. Approfondimento. La parola Pasqua deriva dal latino Pascha preso in prestito dal greco πάσχα/pasxa, dall'aramaico Pasha, a sua volta dall’ebraico biblico Pesaḥ, letteralmente attraversare”, “passare oltre”, e celebra la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani, grazie a Mosè che con l’aiuto di Dio
portò il suo popolo oltre il Mar Rosso. In sostanza, per il popolo di Israele ha inizio la nuova vita verso la Terra promessa. Il termine dunque sta a significare “transito, passaggio”. Per i cristiani quel passaggio è la Resurrezione di Cristo, quindi un transito dalla morte alla nuova vita. Da: https://www.facebook.com/vocabolariostoricosalentino/
Pàsca Pifanìa/Bbifàna Epifania
Pàsca Rùsata Pasqua delle Rose. Pentecoste. Era consuetudine appena desti lavarsi il viso e le mani con l’acqua di una bacinella in cui si erano versati petali di rose
Pasc_schìn’ Pasquino (dal lat. Phersu personaggio mascherato raffigurato in alcune pitture funerarie etrusche); maschera. Curiosità: La statua di Pasquino è la più famosa delle “statue parlanti” di Roma, su cui venivano appese satiriche, le “pasquinate”, per criticare anonimamente il potere e i costumi sociali. Inoltre dal termine Phersu deriva l’italiano “persona”, che originariamente indicava la maschera teatrale, non l’individuo in sé.
Pasc_scùn’ Pasquetta, lunedì dell’Angelo (prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro di Gesù). Curiosità. In alcuni paesi del cosentino questo giorno viene chiamato Galinèa e deriva da Galilea, la regione della Palestina dove Gesù dopo la Resurrezione s’incontrò con i discepoli e mangiò con loro. Approfondimento. ‘U Pascunu (tratto dal testo “Ricercando Vitalia: Luci di Kroton
ed ombre di Pitagora” di Giuseppe De Lorenzo). “Una volta, c’era l’usanza di far germogliare dei semi per esporli, per tutta la settimana santa e il periodo pasquale, ai piedi del Cristo che si prepara alla morte per poi risorgere più vigoroso di prima. Questi semi, generalmente di grano, ceci o lenticchie, venivano messi a dimora in un vaso colmo di terreno fertile, collocato all’interno della casa, all’ombra, e innaffiati di frequente.
Trovandosi in un ambiente caldo-umido e buio, con terreno ben concimato a disposizione, vien da sé che i germogli crescessero rapidamente, diventassero lunghissimi, ma fossero di colore bianco-giallo ed avessero bisogno di molti nastri per restare dritti. Se il loro proprietario riteneva di avere ottenuto una composizione bella a vedersi, la portava in chiesa e la collocava sui gradini dell’altare del Cristo morente. Successivamente, il prete o
gli addetti alla cura della chiesa sistemavano queste composizioni, dette “pascuni”, come se fossero simbolici mazzi di fiori, necessari per arredare l’altare, che dovevano restare come ornamento di Cristo finché non inaridivano. Abitualmente duravano fino al giorno dell’Ascensione perché, dopo di essa, venivano restituiti. Il lunedì dopo Pasqua, c’era l’usanza di andare a passare l’acqua e di visitare il “pascùni”. Essa era una particolare festività che voleva ricordare l’attesa per la rinascita della Terra …ecc.”
Pascìa pascolava, si nutriva
Pascià (dal turco pashà, in grafia mod. paşa, prob. der. del pers. Pādishā’h = sovrano, incrociato col turco basqàq = governatore) pascià: titolo onorifico in uso nell’impero ottomano e fino al 1934 in Turchia, fino al 1953 in Egitto, attribuito ad alti funzionari civili
e militari (per es., ministri, governatori di provincia, generali), sempre posposto al nome
Pàscere (dal lat. pàscere = nutrire, stessa radice di pabùlum = pascere, etimo di Paola?) pascolare; nutrirsi, cibarsi, alimentarsi
Pasciulià pascolare, pasturare
Pasciùt’ ben nutrito
Pàss’ unità di misura corrispondente a ca.1,5 m. (millesima parte dell’antico miglio romano); anche passo. Prìma ‘i fà ‘nu pàss’, vìra addùv’ mìnt’ ‘i pèr’ = sii prudente
Pàssa (dal lat. passulam) uva passa
Pàssa ‘a vàcca passa la vacca magra. Cioè: è poverissimo. L’espressione dialettale è una corruzione dell’espressione tardo latino: passat vacuus, usata nelle dogane per indicare i carri transitanti senza merce, quindi non soggetti a balzelli
Passàgg’ pedaggio; tempo di breve durata (sta vit’ e ‘nu passàgg’); anche breve tragitto offerto per cortesia sul proprio mezzo di trasporto
Passamùr’ travetta di legno, murale di legno
Passapatàn’ schiacciapatate
Passàt’ passato; anche promosso alla classe successiva
Passàta passaggio, obbligato a/di passare
Passatùr’ piccolo maiale da allevare; anche zona di passaggio di torrenti o fossati; passatoio, ponticello in legno
Passegièra nome della vecchia diligenza Paola-Cosenza; carrozza trainata da cavalli per il trasporto di persone
Passià/passijà (dal lat. da passus) passeggiare senza meta, andare a spasso
Passulùn’ frutto appassito (fico, uva). Fico troppo maturo e seccato sulla pianta; persona calma e impertubabile
Pàsta (dal greco ta pastà = farina con acqua e sale, da passo = impastare) termine generico per ogni tipo di spaghetti e maccheroni, pasta alimentare; impasto per pizze, pane e dolci
Pàsta i pàn’ impasto di farina, lievito e sale
Pastanàca (dal lat. pastinaca) carota; anche pastinaca (pesce)
Pastètta biscotto; anche imbroglio, intrallazzo; raccomandazione
Pastìglia (dallo spagn. pastilla = piccola pasta) medicinale in pillole, pasticca
Pastròcchie favola; frottola, chiacchiera
Pastùra pastoia, corda per bloccare le zampe degli animali al pascolo impedendo loro di allontanarsi; ostacolo
Pasturà (dal lat. pastus = pascolo, da pascere nutrire) pastoiare, mettere la pastoia, pasturare
Pasturàru colui che modella creta per fare i pastori per i presepi: a Paola màst’‘Ntòniu Masièdd’, aveva il laboratorio ‘ntà Rucchètta, màst’ Pèpp’, detto ‘a Patàna, ‘ntà Marina
Pasturièdd’ caviglia, malleolo; anche diminutivo di pastore e figurina del presepe. Curiosità. Anche se può sembrare strano, pastore e caviglia hanno qualcosa in comune. Gli animali per farli pàscere, cioè nutrirli senza che si allontanassero, venivano legati per una
zampa ad una corda trattenuta da un piolo conficcato nel terreno. Questa operazione era la pastura, pasto era ciò che l’animale avrebbe consumato, pastore quello che soprintendeva alle operazioni e così tutto nacque da un arto legato. La storia continuò ad evolversi e trovò anche una serpe che si sostituì alla fune e, per nutrirsi anch’essa, impasturò una vacca per succhiarle il latte ‘u ‘mpasturavàcch’
Pàt’ soffro, patisco; anche padre
Patàcca (dallo spagn. pataca, dall’arabo bataqa) antica moneta spagnola pesante e di grande dime sioni, ma di scarsissimo valore; oggetto che si vuol far passare di valore a scopo di truffa; anche ceffone
Patàna patata; anche cisti; pudenda femminile
Patàstru (dal lat. tardo patraster) patrigno
Patèdda (dal lat. plattum, deriv. a sua volta dal greco platys col significato di largo) mollusco gasteropodo monovalva che si attacca agli scogli, patella. Le patelle “di mare” sono molluschi accolti in un guscio cavo calcareo, si nutrono di alghe e un tempo popolavano, molto più di quanto avviene oggi, il mar Mediterraneo; si mimetizzano bene attaccandosi agli scogli lambiti dalle acque marine e spesso sono utilizzate come esca per pescare. La patella e lo scoglio vivono in simbiosi e senza un’azione di forza effettuata da un soggetto terzo non sono in grado di staccarsi da dove sono (la specie è protetta)
Patènza dolore, sofferenza, patimento, doglia
Patère/patìscere patire, soffrire, penare, tribolare
Patìa/Badìa (dal lat. mediev. abatìa = badia, abbazia) località nell’estremo sud di Paola, Deuda, dove è stata costruita l’Abbadia o Abbazia di S. Maria di Valle Josaphat tra il 1099 ed il 1111. Si credeva, e qualcuno ci crede ancora, che la striscia di terra che va da Sotterra a Badia, chiamata dai monaci basiliani Valle di Giosafàt, fosse il posto dove il giorno del giudizio universale si sarebbero adunate tutte le anime per essere giudicate
Pàtimi sopportami
Patimièmt’ sofferenza, dolore
Patirnuòstr’ Padre Nostro
Patissa badessa, abbadessa
Patitèrn’ Padre Eterno
Pàtr’ (dal lat. pater -tris) padre
Pàtrima/pàtruma mio padre
Patrizzà somigliare al padre
Patrùn’ e sùtt’ padrone e sotto, passatella: è un gioco di carte diffuso nell’Italia
meridionale, soprattutto nelle province di Taranto, Cosenza, Reggio di Calabria e Messina, il cui scopo è quello di bere il più possibile, solitamente birra o vino, senza pagare. All’inizio si gioca una briscola, seguendo le sue regole tradizionali. Chi perde paga da bere. Successivamente si distribuiscono tutte le carte ai giocatori, dopo averle mescolate e si controlla la primiera: quella più alta dà diritto ad essere il padrone, la seconda il sotto.
Quest’ultimo propone al padrone il giocatore che deve bere, il quale può accettare o meno
Patrùn’ (dal lat. patrōnus = protettore, difensore) padrone
Pàtta (dal german. attane accusativo di atta = padre) tuo padre; anche pareggiare
Patùt’ che ha sofferto, patito (ohi! ch’àiu patùt’)
Patùte vedove bianche che cedevano all’astinenza
Pàula Paola: le sue origini sono oscure ed incerte. Secondo Gerhard Rohlfs filologo e glottologo tedesco, il nome deriverebbe dal latino “Pabulum-pàbula” terreno adibito a
pascolo; mentre per lo storico G. B. Marzano esso deriverebbe dal greco Paula, cioè quiete, riposo, sollievo, e dello stesso parere è il rev. Gabriele Marafioti, teologo, storico e umanista, mentre per lo storico Gabriele Bàrrio, deriverebbe da Patycos, città degli Enotri. Altri storici fanno risalire il suo nome al periodo romano e precisamente al nome del console L. Emilio Paolo. Comunque il nome Paùla apparve per la prima volta su di un documento del 1.110 riguardante una donazione che la nobildonna Sica (Sighelgaita), vedova del feudatario normanno Roberto di Bohon (o di Bibum, di Bubum, di Altavilla,), signore di Fuscaldo fece all’Abbazia di Santa Maria di Valle Josaphat di Gerusalemme. Paola fu eletta a Città dai re Alfonso II e Ferdinando II d’Aragona, padre e figlio, rispettivamente nel 1494 e nel 1496; tale titolo le fu confermato da Filippo II re di
Spagna che le assegnò anche lo stemma del Pavone. Curiosità: testo da leggere “Lettere dalla Calabria” di A. De Custine-ed. Rubbettino (Soveria Mannelli – 2008.
Per saperne di più: https://books.google.it/books?id=ZGq9z61AdBMC&pg=PT33&
lpg=PT33&dq=oggi+mentre+camminavamo+in+silenzio,+discendendo+da+un%27alta+montagna,+improvvisamente#v=onepage&q=oggi%20mentre%20camminavamo%20in%20silenzio%2C%20discendendo%20da%20un'alta%20montagna%2C%20improvvisamente&f=false
Paulanèr Brauerei birrificio fondato nel 1634 a Monaco di Baviera dai frati del convento di Neudeck ob der Au dell'ordine dei Minimi, detti in tedesco “Paolani”
Paulàn’/paulitàn’ paolano, abitante di Paola
Pazzià (dal greco paizein o da paizo = giocare) scherzare, giocare
Peccatùr’ (dal lat. tardo, eccles., peccator -ōris, der. di peccare = peccare) peccatore
Pèd’ catapèd’/pèr’ catapèr’ (dal greco pous katà podos = piede dopo piede) passo passo, lentamente, avanzare con prudenza, piede dopo piede, passo dopo passo
Pèd’/pèr’ (dal lat. pes-pĕdis) piede
Pedalìni/peralìni (da piede) calzini da uomo, calzettini
Pedirùss’/cièrr’ ‘i gàdd’/giurgiulèna sar(i)vaggia (v. vritta) amaranto
Pèdda (dal lat. pellis) pelle, cute, derma; buccia, scorza; sbronza
Peddizzùn’ straccione, fannullone, sfaticato; anche persona da compatire perché povera e miserabile
Pèju/pièiu (dal lat. pĕius) peggio
Pelandrùn’ scansafatiche, fannullone, lavativo, perditempo
Pèllaru schiaffo, ceffone, sventola
Penià/pinià penare, soffrire
Pènn’ inclinato, storto; anche appeso, penzolante
Pènnere pendere, strapiombare; anche penzolare
Pènz’ (dal franc. pince = piega) piega cucita che serve a dar forma a un vestito
Pèpp’ Giuseppe
Pèr’ (dal lat. pes, pedis = piede) piede; anche albe-ro, pianta (‘nu pèr’ ‘i fìch’)
Pèr’ 'i ficu! (ti salùtu) quando qualcosa va male c’è chi la prende con filosofia
Pèr’ ‘i fora (rèsciri ‘i) attenti a non cci fà, a non esagerare o approfittare di una
favorevole situazione in modo smodato
Pèr’ ‘i pàpir’ piedi piatti; anche ridotto, combinato, male
Pèr’ ‘i puòrch’ piede di porco, arnese in ferro utilizzato per scassinare
Pèr’ ‘i vrascèra pedana del braciere
Peralìni/pedalìni (da piede) calzini da uomo, calzettini
Perament’ fondamenta
Percaccià/pircaccià (dal franc. prov. percasar) procacciare, guadagnare
Pèrchia (dal lat. percula, da perca = pesce perca, di scarso valore) perchia (pesce); anche brutto/a
Pèrciare (dall’ antico franc. percier) bucare, perforare, forare da parte a parte
Perciasàcch’/pracciasàcch’/pirciasàcch’ buca sacco: piccoli pesci di forma allungata ottimi per la frittura (pesce azzurro)
Percòca (dal lat. praecox = precoce, primaticcio) tipo/varietà di pesca gialla, pesca cotogna, pesca col nòcciolo saldamente aderente alla polpa
Percontà (dal lat. percontare = sondare, interrogare) chiedere, domandare, interrogare
Pèrd’ perdere, smarrire; rimetterci; dissipare; anche essere sconfitto, vinto, battuto; oppure avere disponibilità (mi vuògl’ pèrd’ ppi chìss’?), espressione per indicare piena disponibilità a fare qualcosa
Perecatapere (dal greco pous katà podos = piede dopo piede) passo passo, lentamente
Pèrna perla; sinonimo di pudendo maschile
Perniciàra (dal lat. perdix –īcis) pernice
Pèrs’ perso
Pertùs’ (dal lat. pertusiare, der. di pertusus, part. pass. di pertundĕre = forare, bucare) pertugio, buco, asola
Perrùp’/pirrùp’ precipizio, burrone, dirupo
Perucca (dal franc. perruque) parrucca
Pèsc_sca filetto di baccalà, merluzzo salato; pezzo di legno
Pèsta puzza, peste; anche pesta
Pestàgna/pistàgna (dallo spagn. pestaña = orlo) bavero, colletto; pistagna
Pèta (dal lat. petram) pietra
Pèta firrìgn’ pietra ferrigna, pietra molto dura
Pèta ‘i fucìl’ (v. scàrda) acciarino, pietra focaia
Pèta ‘i pùnt’(mettere) zizzania, bastone tra le ruote
Pèta ‘mpi(e)rnàl’ pietra infernale, ossia nitrato d’argento impiegato come cauterio (il nome risale al ‘600); strumento chirurgico che veniva usato, dopo essere stato reso incandescente, per cauterizzare, oggi sostituito dall’elettrobisturi
Pèta pùmic’ (dal lat. petra+pumex, pumicis) pietra pomice
Pèta ru làtt’ agata: si metteva al collo della puerpera
Pèta rùc’ pietra di tufo bianco (‘i Sànt’ Lùcitu)
Pèta turchìna solfato di rame utilizzato per combattere le malattie delle viti o per rendere immangiabile dagli uccelli i chicchi di grano utilizzati per la semina
Pèta Jiànca Pietra Bianca, toponimo di località di Paola ad est del Castello
Pèt’ i Gliòmmar’/Petignomme cresta rocciosa che domina il Santuario di San Francesco di Paola
Petràr’ (dal lat. petrarium = cava di pietre o da pĕtraeus=petroso) luogo pieno di sassi, pietraio. Toponimo di località a sud di Paola, sopra Pantani
Petràta pietrata, sassata
Pètr’ (dal lat. petram) pietra/e
Petrùdda piccola pietra, sassolino, petruzza. Toponimo di località a sud di Paola
Petrumièrl’ (dal greco petrokòssyphos = specie di merlo) passero solitario
Pettinièra mobile composto prevalentemente da uno specchio. Serviva per specchiarsi e per pettinarsi (da qui pettiniera)
Pettinìss’/pittinìss’ pettine da donna di forma più corta e più alta del normale con denti più spessi, che serviva a pettinare, ma soprattutto a tenere fermi i capelli raccolti indietro sul “tùpp’” (tupè)
Pèttu/pièttu (dal lat. pĕctus) petto
Pèzza (dal lat. med. pèttia) cencio di stoffa, straccio (càp’ ‘i pèzz’ = monaca, suora); anche forma di for maggio
Pèzza ‘i càs’ forma di formaggio
Pezzènt’ buono a nulla, fannullone
Pi/ppi per
Piàn’/chiàn’ r’a Tùrr’ pianoro della torre, rione Piano Torre
Piàn’/chiàn' r’a Làmia pianoro Lamia, toponimo di località a sud/est di Paola: dovrebbe esserci ancora il rudere di un tempietto con il soffitto a botte. Curiosità. Ne L’Arte Poetica di Orazio le Lamie sono descritte come esseri mostruosi in grado di ingoiar e i bambini
e di restituirli ancora intatti se si squarciava loro il ventre: l’integrità dei corpi era, però, solo apparente perchè all’interno erano svuotati d’ogni umore (v. lamia)
Piattìn’ diminutivo di piatto; traslato per inganno, fregatura. M’à fàtt’ nu bell’ piattìn’
Pìc’ (dal lat. pix-pĭcis) pece, resina dei pini o degli abeti
Pìc’ grèca colofonia: residuo solido della distillazione della resina di varie conifere, effettuata per ricavare la trementina, usato nell’industria dei coloranti, della carta, dei saponi, delle vernici
Pìca (dal lat. pica o dall’osco peica) ghiandaia; anche gazza (uccello)
Pìca gàzza, gazza ladra
Pìca marìn’ (Coracias garrulus) ghiandaia marina (à dìtt’ ‘a pìca marìna: ‘a fatìga è ‘na ruvìna; ‘a rispùsu u carcaràzz’: si nu fatìgh’ ti màng’ càzz’)
Picarèdda razza (pesce)
Pìcca (da una radice onomatopeica pikk- = piccolo) poco, un po’
Pìcca e nnènt’ poco o niente
Piccatùr’ (dal lat. tardo, eccles., peccator -ōris, der. da peccare = peccare) peccatore
Picchì? perché?
Picchiàt’ scemo, strambo, svitato, strampalato, pazzoide
Pìcchiu (dal greco epiploon) omento: retina, velo o membrana che avvolge il fegato e lo stomaco
Piccirìdd’ (dal lal. tardo pissìnus = piccolo) bambino, ragazzetto, piccolino; piccolo; anche piccolo bicchiere di vino
Pìcciu piagnisteo, pianto, lamento prolungato e fastidioso; anche invidia, cattivo augurio (piccià, jièttà ‘u pìcciu)
Picciùn’ (dal lat. pipio, genitivo pipionis) piccione, colombo; anche pudenda femminile
Picciunàgl’ frotta rumorosa di ragazzi che si muove in modo disordinato
Picciunàzz’ (termine volgare) ragazza bella e formosa
Picciùs’ capriccioso, piagnone; anche impiccione
Pìch’ (dallo spagn. pico) piccone
Pichètt’ (dal franc. piquet) pezzo di metallo o di legno con l’estremità appuntita, che si pianta nel terreno, picchetto, piolo
Pichiènch’ persona goffa; personaggio del presepe napoletano
Pichiùnchia persona molto semplice; anche sciocca
Picinùsu (dal lat. picinus = del color della pece) spaventoso, terribile; infernale, rumoroso
Piciùncia fontana tra Rione Croce e contrada San Giuseppe. Toponimo di località a nord-ovest di Paola; anche persona semplice, sciocca, “senza” parola, non degna di fede e di considerazione, poco rispettabile
Picòzza piccozza, arnese per scavare e smuovere rocce, simile al piccone, ma più corto e tozzo, foggiato per lo più a punta da un estremo e a battente dall’altro; attrezzo usato in alpinismo per incidere gradini in pareti o pendii ghiacciati; nel gioco dello strùmmul’
indicava quello di riserva, generalmente vecchio, scheggiato e “tàbbar’” che serviva per piccozzare quello dell’avversario perdente, con l’intento di spaccarlo o scheggiarlo
Picùn’ ignorante, rozzo, zotico; contadino, campagnolo; anche buono a nulla
Picundrìa ipocondria (aferesi), depressione psichica, melanconia, tristezza; sonnolenza
Picunià picconare, martellare; anche insistere
Picùnia (dal lat. pecunia, der. di pecus = bestiame, ricordo di un’economia primitiva a carattere pastorizio) soldi, monete
Picuòzz’ (dal franc. antico bigoz plur. di bigot = bigotto) giovane frate questuante, monaco, converso, fratello laico in un convento di monaci
Picurièdd’ (dal lat. pecora) agnello, agnellino
Picurìn’/pecorìn’ formaggio di pecora
Picurùn’/piecurùn’ pecorone; anche camminare a quattro zampe
Pidàta orma (di piede o di zampa): da “piede”
Piddàr’ conciatore e venditore di pelli
Piddìcchia (dal lat. pellicula) pellicina; (dallo spag. pelleca = pelle) pelle cadente, pelle raggrinzita, pelle vissuta; anche membrana, cavillo
Piddizzùn’ pelle di capra o pecora che i pastori indossavano per giacca; straccione, vagabondo, fannullone
Pidicùcchia/‘a rùa pèr’ correre veloce, scappare, fuggire precipitosamente
Pidicùn/pricùn’ tronco, anche gran pezzo di… figliola
Piècura (da lat. pecŏra) pecora
Piecuràr’ pecoraio, pastore
Piecurèdd’(màr’) onda spumeggiante, e quindi bianca come una pecora, che si forma sul mare quando è mosso da vento forte, ma non burrascoso: mare a pecorelle
Piècuru (da lat. pecŏra) montone, pecoro, ariete. Avì nu piècuru ppì mar’t’ = marito tradito. Curiosità. Cosa accomuna un agnello o un capretto al marito tradito? L’avere tutti e tre ‘i còrn’, cioè delle piccole protuberanze reali nei piccoli animali e figurate negli uomini traditi dalle proprie donne. Alcune razze di agnelli e di capretti nascono con delle piccole protuberanze ossee sul capo e difficilmente raggiungono la “maggiore età”, perché fanno
parte del pranzo pasquale; di qui il detto: “‘A sciòrt’ rù piècuru, nàsc’ curnùt’ e mòra scannàt’”, e quindi il modo di dire “curnùt’ e mazziàt’ ”
Pièju peggio, meno utile, meno buono, meno vantaggioso
Piènnul’ (dal lat. pendulus = pendente) grappolo d’uva; pendolo
Piènt’ pento, ravvedo, redimo
Piènz’ penso, medito, rimurgino; prevedo, immagino
Piènzica forse, penso/i che
Pièrd’(ti) smarrirsi, perdersi
Piergulàt’/pièrgula (dal lat. pergula = tettoia) pergolato, pergola; loggia, capanna; intelaiatura
Pièrn’ perno, chiodo
Pièrtica canna o palo dove si appendono i salami o i prodotti da stagionare
Pierticàta bastone con tutti i salumi appesi
Pièssula (dal latino pessulus o subsellium oppure pedis assula) pezzo di legno (o pietra) usato per lo più come sedile; anche asse di legno non piallato, spesso di larghezza disuguale utilizzata nella costruzione dei solai (tavulàt’)
Pietàt’ (dal lat. pietas -atis, der. di pius = pio, pietoso) pietà, compassione
Piètt’ petto, torace, busto, torso, costato; anche seno
Pièttin’ pettine; anche favo delle api
Pièttin’ strìtt’ pettine a doppia faccia e denti strettissimi per pulire forfora e impurità, pettinissa, pettine sottile (utilizzato per levare i pidocchi dai capelli)
Piettula (dal greco pètalon = foglia, lamina) parte inferiore della camicia, falda di camicia (si na piettula = legato alla sottana della mamma)
Pièzz’ pezzo, scheggia, frammento; anche piccolo appezzamento di terreno; articolo
Pièzz’ r’òm’ omone, un pezzo d’uomo
Piezzarièdd’ pezzettino, frammento, brandello
Piezzimmèrda (espressione volgare) persona o cosa spregevole, di nessun conto o valore, lestofante
Pifanìa (dal lat. tardo epiphanīa, gr. ἐπιϕάνεια = manifestazione, termine usato in senso religioso dai Greci per indicare l’azione di una divinità che palesa la sua presenza attraverso un segno: visione, sogno, miracolo, ecc.) Epifania
Piglià prendere, afferrare, impugnare, agguantare, acciuffare; attecchire (piante); assomigliare. Nù ti piglià còllera, ca ‘u zùcca ru va càr’ = non arrabbiarti, perché lo zucchero costa caro: i dispiaceri potrebbero facilitare o accrescere i disturbi cardiaci che anticamente venivano curati con lo zucchero che era costoso
Piglià pèr’ (dal greco pur(πῦρ) = fuoco) letter. prendere piede, ardere, prendere fuoco, ardere bene; ma piede non c’entra nulla, c’entra la lingua greca, perché “prendere per” significa accendere la miccia del litigio, in virtù di un equivoco
Pìglia e ppòrta pettegolo, prende e porta, spia
Pigliangùl’ opportunista, scaltro, persona accorta, furba
Pigliàt’ preso, afferrato, acciuffato; anche assomiglia (è pigliàt’ tùtt’ r’a màmm’)
Pìgn’ pegno; operazione di pegno al Monte di Pietà; albero di pino marittimo
Pìgna toponimo di località a nord del rione Piano Torre: dal lato opposto al torrente Isca. Attualmente l’area è urbanizzata e prende il nome di Sant’Agata superiore (palzzo Cuzzocrea)
Pignàta (dal lat. pinea = pigna o spagn. piñata = contenitore) pignatta, pentola di terraglia che deve il suo nome alla forma a pigna
Pignatàr’ pentolaio, vasaio, artigiano che lavora la creta (‘a cùrv’ r’u pignatàr’ a Paola è quella vicino all’attuale caserma dei carabinieri, loc. Acquaro)
Pignatièdd’ pentolino; piccola pignata di terracotta
Pignuòl’ pinolo; anche pignolo
Pìgula/pìvula (dal lat. piula = pigolio, lamento) civetta; anche jettatore
Pigulà lamentarsi noiosamente; bisbigliare; parlare
Pìgul’ piagnisteo; anche malocchio, iella
Pigulìa piagnucola in maniera noiosa
Pigulùsu lamentoso, che si piange addosso
Pijuòni(e)ca (dal greco pino = bere) disdetta, disgrazia; persona piangente; sfortuna, malaugurio; anche malinconia accidiosa, molte volte legata al tempo “mùsciu” (oji tiègn’ na pijuòneca)
Pìl’/pìlu pelo; anche pelare
Pìlu-pìlu appena-appena, che passa appena
Pìl’canìn’/Pilucanìn’ (locuzione nominale) pelle d’oca: stato transitorio o
permanente in cui i peli prevalentemente delle braccia e delle gambe si drizzano e si irrigidiscono a causa di una sensazione intensa
Pìla (dallo spagn. pila) catasta, montagna, mucchio
Pìla soldi, quattrini, pecunia; anche batteria, pila
Pilarèdda i tùss’ tosse stizzosa, insistente e persistente
Pilàt’ pelato, calvo; anche Pilato
Pilià (dal lat. pilus = pelo) mangiare con poco appetito; girare lentamente il cibo con la forchetta senza portarlo alla bocca; cercare il pelo nell’uovo, pretesti, cavilli
Pillìccia pelliccia; anche sbronza, ubriacatura
Pìlu (dal lat. pilu(m) = pelo) pelo, il mantello degli animali, (traslato) superficie dell’acqua, (metominia) pube, pudendo
Pìlu-pìlu locuzione avverbiale: per un pelo, per pochissimo, al limite; all’ultimo minuto
Pìlu r’acqua emergere, galleggiare, affiorare
Pìlu ra mìnna ingorgo latteo o mammario, mastite
Pilurùss’ dai capelli rossi
Pilùs’ peloso, pieno di peli
Pilusèdda (dal lat. hieràcion = ieracia, sorta di cicoria selvatica con foglie oblunghe e tomentose cioè pelose: da qui il nome pilosella) Pilosella. Toponimo di località sita a nord-est di Paola
Pilùsc’ (dal franc. peluche) felpa per guarnizioni, velluto peloso
Pimmiròl’ pomodoro (da “pomo d’oro”)
Pimmiròl’ a pizzètt’ conserva di pomodori maturi tagliati a pezzettoni (a crudo)
Pimmiròl’ r’a màffia (storpiatura presumibile di “pomodoro d’Amalfi”) pomodorino del piennolo del Vesuvio D.o.p.. La sua coltivazione fino a qualche anno fa era molto diffusa nel nostro territorio, anche perché si poteva conservare a lungo grazie alla polpa soda e alla buccia spessa. E proprio per il modo con cui veniva conservato una volta raccolto fu chiamato “pomodoro del piennolo”: il grappolo intero veniva intrecciato con un cordino
di canapa e appeso in un luogo con la giusta umidità e temperatura, l’ideale era ad un chiodo (come vuole la tradizione), posizionato fuori dal balcone o comunque all’aperto in un luogo areato. Si usava consumarlo preferibilmente d’inverno
http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/piennolo.html
Pinà penare, soffrire
Pìna Giuseppina
Pìndulu/pintu/dindio tacchino
Pinìa soffre, pena
Pinià/penià soffrire, vivere una vita di stenti, angosciarsi, tormentarsi
Pìngere dipingere, pittare; anche imbellettare, truccare
Pìnn’ penna, piuma (di volatili); anche qualcosa di esteso e piatto (pìnn’ ‘i fìcat’ = lobo del fegato)
Pinnàcchiu pennacchio; traslato per soldo. Sul rovescio del “Carlino” era raffigurato un angelo di cui era visibile un’ala (na pinna)
Pinnacchièra pennacchio spropositato; decorazione di penne
Pinnàgl’ (dal lat. pendulus = pendente) pendaglio
Pinnangùl’ (dal lat. medievale pendiculum o pendiculus) pendaglio, ogni oggetto che pende; ciondolo
Pinnènt’/ppinnènt’ (dal lat. pendere) ciondolo; per niente, per nessun motivo
Pinnènza/pinninènza (dal lat. pendère = essere sospeso, il part. pendens che in italiano ha assunto anche il significato di “inclinato” (pinnènt’): “ella incontro penda” (Dante, Inf. XXXI, 138), pendenza, discesa
Pinnièdd’ (dal lat. penĕllus, dim. di penis = coda) pennello: attrezzo costituito da un mazzetto di peli fissato all’estremità di un’asticciola adoperato per dipingere
Pinnilùc’ (der. del lat. lux-lucis = luce) lucciola
Pinnìn’ pendio, discesa ripida; luogo lontano (sìnn’è jiùt’ duòcch’ a pinnìn’); anche pennino
Pinninènt’ pendente, pendio, declivio, china
Pìnnula (dal lat. pilŭla o pillŭla = pallottolina, dim. di pila = palla) pillola, pastiglia, compressa
Pinnulàr’ (dal lat. pinnula = pennetta, incrociato con pendulus con suffisso, a indicare la forma e il movimento) palpebra, ciglia
Pinnulià (dal lat. pendulare) penzolare, stare appeso oscillando; pendere
Pinsà (dal lat. pensare, forma intensiva di pendere) pensare
Pìnt’ dipinto; ben pulito: lìnd’ e pìnt’
Pintijàtu (dal lat. pingere = dipingere) chiazzato, punteggiato, screziato, macchiettato
Pintìri pentire, ravvedersi, redimersi
Pintirré/pìsc’ rrè donzella: pesce dei Labridi (Coris julis); anche Cazzìdd’’i rrè. Etimologicamente si ritiene che “pinto” sia un eufemismo per “pinco”, sinonimo di membro (dal latino peniculum, diminutivo di penis, contratto in penculum, da cui penco e, quindi
pinco). Tutto ciò giustificherebbe l’altro nome cazzìdd’ ‘i rrè
Pintunijà/puntunijà spintonare, tiranneggiare, vessare, costringere
Pìn’ Giuseppe; anche albero di pino
Pinzà pensare, riflettere, meditare; prendere in considerazione
Pinzièr’ pensieri, riflessioni, meditazioni; teorie
Pìp’ pepe; peperone
Pìp’ arrigliàt’ peperoni dolci rossi lunghi lasciati ad asciugare al sole e poi passati nel forno per completarne l’asciugatura; anche secchi e fritti in olio caldo in modo da renderli croccanti (peperoni cruschi)
Pìp’ bbuòn’ (dal latino medievale species = droghe o dal lat. pĭper, voce di provenienza orient., come il greco péperi; piper nigrum) pepe nero. Curiosità. I mercantili che seguivano le rotte orientali erano pieni di derrate alimentari che attiravano grossi topi (zoccole,
dal lat. sorcula). I marinai, per liberarsene, ne catturavano vivi alcuni esemplari e introducevano nel loro ano a mo’ di supposta qualche granello di pepe: i topi eccitati e 
incattiviti dal forte bruciore si lanciavano sui loro simili e li sterminavano, dopo lotte
cruente. Ricordiamocelo quando a dei bambini vivaci diciamo: “Chìst’ tène ‘u pìp’ ‘ncul’ ” (o arrièt’ ‘u cùl’)
Pìp’ pisàt’ peperoncino in polvere ammaccato o pestato
Piparièdd’ peperoncino, paprica
Piparuòl’ (dal lat. piper = pepe, greco péperi) peperone
Pipàta (‘a) minestrone di cipolle, patate, pane di granoturco, baccalà e piparièdd’
Pipàzz’ (dal lat. piper = pepe) peperone
Pipìta (dal lat. pipita) eccessiva parlantina (rif. all’uomo); anche non aver l’uso della lingua, indurimento della lingua (rif. ai polli), malattia dei polli. Ca ti vò bbinì ‘na pipìta a ra lìngua! = che ti venga la pipita (affezione delle galline!), invece tené ‘a pipìta
= avere la pipita significa chiacchierare incessantemente, essere eccessivamente loquaci, ciarlieri
Pipirunàta contorno di peperoni, patate, melenzane, pomodori, cipolla, basilico, olio e pepe
Pìppa (dal franc. pipe) pipa (si vù campà ciènt’ànn’, pìppa ri crìt’ e cannèdd’ ri cànn’ = se vuoi campare cento anni, pipa di creta e cannella di canna)
Pippià fumare, fumare la pipa, pipare; voce onomatopeica, “p..p..p..”: il sobbollire sbuffando del ragù; sbuffare
Pippìn’ Giuseppe
Pippinèdda Giuseppina
Pìr’ pero/a
Pìr’-pìr’ uccello combattente
Piràgn’/pidàgn’ (dal lat. pes-pedis = piede) base, pedagna, boa di segnalazione
di una rete o di un subacqueo, ecc.
Piràgna/pidàgna pedana, traversa di legno situata sul fondo della barca per appoggiarvi i piedi mentre si rema, puntapiedi
Piràin’ (da un lat. piraneus tratto da pirus = pero) pero selvatico; pruno
Piràl’ pedale; anche parte inferiore del tronco di un albero
Piralà pedalare, andare in bicicletta, darsi da fare, correre, affaticarsi, sudare
Piràna orlo (di gonna, vestito, ecc…)
Piràra pereto
Piràta pedata, orma, impronta
Piràzz’ piedaccio, piede grande, piedone
Pircaccià/prucaccià procacciare, procurare, acquistare
Pirchiarìa avarizia
Pìrchiu (dal lat. parcus) avaro, tirchio, spilorcio; persona parca; o da un antico vocabolo italiano, forse derivato dal greco pérke = perca, pesce d’acqua dolce, passato a significare “donna vile e rozza”
Pircià (dal franc. antico percier, moderno percer = perforare) modellato sul lat. parlato pertusiare = passare da parte a parte, bucare
Pircòca (dal lat. praecoquus = frutto precoce, da prae-cox = prematuro) pesca a polpa molto gialla, con nocciolo totalmente attaccato alla polpa
Pirdènza/perdènza perdita, danno, discapito; rovina (addùv’ c’è gùst’ ‘u c’è pirdènza)
Pirdìa perdeva, rimetteva, sprecava; anche gocciolava
Pirètta (dal lat. pirum = pera, nel senso di forma) tipo/ varietà di limone (dolce); anche pompetta del clistere
Pirìcul’ pericoli, insidie, rischi
Pirìngula nottolino, chiavistello, chiusura in legno che serviva per chiudere,
generalmente, le porte interne (bbùssula)
Piripàcchiu gioco con le carte noto anche come “ass’ scogliatùtt’ o pigliatùtt’
Piripìcchiu/piripìssu pomello, pallina terminale decorativa
Piripirìdd’ (dal greco peiros = perno) piccola trottola di legno che veniva fatta roteare con due dita, gioco di intrattenimento per bambini
Pirìt’ (dal lat. pèditum) peto, scorreggia, flatulenza
Pirìt’ ‘i lùp’ (dal franc. pet de loup) vescia “bovista gigantea” (fungo)
Pirìt’ vistùt’ peto…..e non solo…(si ‘nu pirìt’ vistùt’ = sei una nullità)
Piritèra (v. bàmbar’/bàmpar’) piritera, vanvera, oggetto simile all’antico prallo che risolveva la puzza delle flatulenze di re e principi durante i lunghi banchetti o le passeggiate. Per saperne di più: 
www.vesuviolive.it/ultime-notizie/44488-video-cose-piritera/
Pirìzz’ piedi del letto, pediera
Pìrnacch’ pernacchia. “Suono volgare che si produce emettendo un forte soffio d’aria tra le labbra serrate: esprime disprezzo per la superbia e l’arroganza altrui, derisione nei confronti di situazioni o comportamenti retorici” (Diz. Treccani). Anche scorreggia, dal lat. vernàcula = cose di schiavi)
Pirrèngh’-pirrèngh’ camminare di sbiego, di traverso su un sentiero stretto e scosceso
Pirrèra (forse derivato dal franc. parrère = cava di pietra) cava di pietra; pietraia, luogo pietroso
Pirrùp’/purrùp’ dirupo, precipizio, burrone

Pirrupà/purrupà precipitare, cadere, dirupare, ruzzolare; anche distruggere
Pirrupàjina (dal lat. propaginem = propaggine) pollone, germoglio, barbatella
Pirsuàs’ convinto; che si è fatto persuadere dalle parole, dai ragionamenti altrui, o dagli avvenimenti stessi
Pirsùn’ (dal franc. personne) persona, individuo, essere umano; anche qualcuno; nessuno (‘nà pir-sùn’ = chi per inimicizia non si vuole nominare)
Pirtùs’/purtùs’ (dal lat. pertusus, da pertundere = forare o dal franc. pertuis) buco, foro, pertugio; occhiello
Pirùcca (dallo spag. peluca = sbornia) ubriacatura; anche parrucca.
Pirùcca era un personaggio paolano sempre ubriaco
Pirùcchjiu/pidùcchjiu (dal lat. pediculus ) pidocchio
Pirucchjiùs’/piducchjiùs’ pieno di pidocchi, infestato dai pidocchi; anche gretto, avaro, taccagno
Pirulìn’ (dal greco epíouros, lat. epìurus = cuneo) con alterazione diminutiva;
pippolino del basco, bottoncino, pallottolina
Pirùn’ (dal greco peiroùni/piroùni = piccola cavicchia) piolo della sedia o della scala; anche tronco, pianta; perno, piccolo asse
Pirùnu/furcìna così chiamava mia nonna materna la forchetta (dal greco peìro = infilzare)
Piruòl’ pioli; pezzetti di legno
Piruòzzùl’ piccolo perno, bischero; anche legnetto degli strumenti a corda che serve per tendere o allentare le corde
Pìs’ peso; tasse, imposte; anche preoccupazione (tiègn’ ‘nu pìs’ sùp’ ‘u stòmmach’ ca ‘nu mmi fa’ ròrm’)
Pisà (dal lat. pendère) pesare, gravare, schiacciare
Pisà (dallo spagn. pisar = calpestare, derivato dal lat. pinsère = battere, pigiare) pestare, calpestare, liberare i chicchi di grano schiacciando le spighe con una grossa pietra (trìglia) trascinata da buoi sull’aia, trebbiare; anche schiacciare, pigiare; anche pesare
Pisàta pesata; quantità generica, indefinita, un pizzico, una presa di sale, pepe, ecc.
Pisànt’ pesante, noioso
Pisasàl’ pestello, arnese a mano, di dimensioni varie, a forma di bastone o piccola clava con la testa battente arrotondata o appiattita, che serve per frantumare, ridurre in polvere o in poltiglia
Pisatùr’ (dal lat. pinso = pestare, polverizzare pestando, pigiare, trituare) pestello del mortaio
Piscà pescare, catturare; acchiappare, prendere
Piscàta pescata; trovata, scovata
Pìsc’ pesce; anche io orino
Pìsc’ ‘mpampàra pesce pilota
Pìsc’ páin’ (dall’ingl. pitch pine) legno di pino per costruzioni marittime
Pìsc’ puòrch’ pesce balestra
Pìsc’ spàt’ pesce spada
Pisciá urinare; perdere liquido; pàrra quànn’ pìscia ‘a gaddìna = parla quando orina la gallina: ordine di tacere impartito perentoriamente a persona presuntuosa, arrogante, saccente
Pisciàgl’ organo, apparato sessuale del maiale con un rigonfiamento grasso che veniva conservato e poi passato sulle scarpe per ingrassarle o lucidarle
Piscialiètt’ (dal franc. pisselit = soffione) tarassaco, dente di leone; anche tarallo bollito
Pisciarèdda orinare molto spesso, incontinenza; anche pudendo maschile
Pisciarièdd’ (da pisciare) fontana, fontanella; rigagnolo
Pisciaruòl’ tubo (o dispositivo equivalente) che getta acqua. Da “pisciare” per “scorrere”, “gettare”
Pisciasùtt’ pisciasotto, fifone, pauroso, vigliacco
Pisciatùr’ orinale, vaso da notte; anche “si ‘nu pisciatùru” riferito a persona che vale poco, meno di zero
Pisciàzza (dal franc. ant. pissace) urina, orina
Piscinàr’ pescivendolo
Pisciulìa pioviggina, gocciola
Pisièdd’ (dal lat. pisellum, dim. di pisum) piselli
Pistàgn’ (dallo spagn. pestaña = orlo) striscia di stoffa, di velluto, o di lana che forma il colletto di un vestito, bavero, orlo di un tessuto
Pistìdd’ castagne secche pelate
Pistunàta (letter. botta di pistone) schioppettata, pistolettata; schiaffeggiata, bastonata
Pìsu tassa, tributo, imposta, dogana, dazio, canone, balzello
Pìsul’ (dal lat. pensilis = sospeso) leggero, come sospeso; soffice. Dante (Inf. XXVIII, 122) usa “pesol” per “sospeso”; anche leggiadro, soffice, vaporoso
Pìsul’-pìsul’ soffice-soffice, leggero-leggero
Pisulià soppesare, provare ad alzare, alzare
Pitàl’ orinale, vaso da notte, càntero (lat. canthărus)
Pitàzz’ (dal greco pittàkion o spagn. pedazo = pezzo) pezzo, porzione, inezia, minuzzolo; anche pezzo d’uomo
Pitìnia (dal lat. abies = abete, paolano abbìtu o àpitu) macchia di abeti, abetaia; anche toponimo di località di Paola
Pitìnia (dal lat. impetigo = impetiggine) con aferesi; impetigine, empetiggine, eruzione della pelle, infezione dei bambini
Pitinùs’ persona petulante, fastidiosa
Pitìtt’ appetito, fame
Pitrènnere pretendere, reclamare, esigere
Pitrignòla schicchera: rumore secco che si produce comprimendo il medio o l’indice di una mano contro il pollice e forzandoli di scatto in direzioni opposte; anche colpo fulmineo e violento
Pi(e)trina cilindretto di lega Auer (ferro 30%, cerio 70%) usato negli accenditori
automatici per ottenere scintille; pietrina per accendisigari, accendigas
Pitrìzz’ (dal lat. petritium, da cui petricius= pertinente alla pietra) luogo pietroso, cava di pietra. Toponimo di località montana a nord di Paola; contrada un tempo nota per la cosiddetta “fiomara dello petrizio” da dove si ricavava o cavava con gran fatica e pericolo
la ottima pietra di tufo destinata alle costruzioni
Pitrusìn’/putrusìn’ (dal lat. petroselìnum o dal greco petrosèlinon = erba, sedano “selinon” delle pietre) prezzemolo
Pitrùzz’ sassolini, ghiaia
Pittà (dal lat. pictura) dipingere, pitturare, imbiancare
Pìtta (dal greco volgare pita) pizza, focaccia; ciambella di pane; anche pala del fico d’india
Pìtta avànt’ fùrn’ un pane dal sapore antico. È un prodotto antichissimo, dalla forma schiacciata. Quando si faceva il pane nel forno a legna, le massaie dopo aver infornato tutti i pani con grande maestria, davanti alla bocca del forno mettevano delle pagnotte stese ed
allargate con le mani affinchè non gonfiassero tanto e cuocessero subito. Da ciò è nato il detto “pàr’ ‘na pìtta avànt’ ‘u fùrnu” per indicare una persona che sta sempre davanti a tutti quando c’è da vedere qualcosa e naturalmente intralcia gli altri. La pitta resiste ancora oggi, è un’ottima alternativa al pane e più o meno farcita va bene per colazione, merenda, cena e sicuramente per un pranzo fuori porta
Pittamùsc’ persona flaccida, lenta, impacciata
Pittàta dipinta, pitturata; imbellettata, truccata
Pittèrra abbatte; impreca; maltratta
Pitterrà rovinare un semenzaio, un orto o un giardino; danneggiare con i piedi
Pitticèdd’ (dal lat. pita, lat. parl. pittula) piccola focaccia fritta che si prepara con farina, verdure (cavolfiore, broccoli, cipolla, ecc.), erbe aromatiche e sale
Pitticèdd’ àim’ focaccia piatta azzima che si ottiene dall’impasto di acqua, farina e sale fritta con un filo d’olio e condita con miele di fichi (mulàzz’/milàzz’)
Pitticèdd’ ‘i jihurìdd’ frittelle di fiori di zucca
Pittièrr’ danno; guaio; patimento
Pìttima (lat. tardo epithĕma, greco epíthema = ciò che è posto sopra) cataplasma,
impiastro; noioso, lagnoso, rompiscatole. Curiosità. In passato veniva definita pittima una persona pagata dai creditori per seguire costantemente i propri debitori, una sorta di
esattore che aveva come compito quello di ricordare a costoro che dovevano saldare il debito contratto. La pittima poteva gridare a gran voce per mettere in imbarazzo il debitore e il suo costante pedinamento era volto a sfiancarlo così che si decidesse a saldare il debito, la cui riscossione gli poteva fruttare una percentuale più o meno congrua. La pittima vestiva di rosso, affinché tutti sapessero che il perseguitato era un debitore moroso e per aumentarne l’imbarazzo. Fabrizio De André ha intitolato una canzone dell’album Creuza de mä, “A’ pittima” (La pittima) https://www.liveinvenice.it/pittima/
Pi(e)ttinàle (dal lat. medievale pectinalis, da pecten- pectinis = peli o osso del pube) pube, monte di Venere, pettignone, pettinicchio 
Pittinìssa pettine da donna avente forma più corta e più alta dei normali, con denti più spessi che serviva a pettinare ma soprattutto a tenere fissi i capelli raccolti; anche platessa, sogliola
Pittirùss’ pettirosso (uccello)
Pitti(u)rùt’ (si dice di donna che ha seno abbondante: una donnona pettoruta) pettoruta, con grande petto; -seno, con petto infuori, ben dotato; anche impettito, fiero, superbo, altezzoso, compiaciuto. Curiosità. ‘A Marònn’ r’u Pittirùt’- S. Sosti. “…sono principalmente le donne sterili a ricorrere alla Vergine, trascorrendo un’intera nottata in chiesa, coricate a terra, una sull’altra, nella speranza che i particolari poteri della Madonna del Pettoruto le renda feconde..”. Da “Guida alla Calabria misteriosa” di G. Palange
Pittramènt’ frattanto, nel mentre
Pittùr’ imbianchino, pittore
Pitùs’ (dal greco piton+oicheo, dal francese putois o latino pèditum = peto) puzzola, faina, donnola
Piulià/pigulià (dal lat. pop. piulare = pigolare, dal classico pipilare o pipiare) di origine onomatopeica; pigolare, verso caratteristico dei pulcini e degli uccellini nel nido
Pìula/pìgula civetta; anche pigola
Pivulùs’ lamentoso, piagnucoloso, pigoloso
Pizuóch’/picuòzz’ (dal lat. med. bizocus; franc. bigot da cui l’italiano bigotto) tipo da sagrestia; bacchettone, baciapile (antica setta di frati minori francescani, condannati da Bonifacio VIII)
Pìzz’ (dal lat. medioev. pizus) posto, lato, luogo, spigolo; becco d’uccello; anche pizzo, merletto
Pìzz’ ‘a rrìs’ (quànn’ m‘à ascuntàt’ m’à fàtt’ ‘u pìzz’ a rrìs’ = quando ci siamo incrociati mi ha sorriso) sorriso ironico, sorrisetto, sorridere, accennare ad un sorriso con la bocca
Pìzza (dal lat. pinsa = schiacciata, dal verbo pìnsere = pestare) pizza; cosa schiacciata e maltrattata. Piglià pìzza ppì tòrtan’ = pigliare lucciole per lanterne. Curiosità. La pizza napoletana ha antenati di tremila anni. Nell’antico Egitto si consumava una schiacciata
condita con erbe aromatiche; Erodoto ci ha tramandato delle ricette babilonesi e nella Grecia classica la “focaccia impastata” era l’alimento principale del soldato. Inizialmente era venduta per strada condita con sùgna e càs’ oppure con àgl’ e uògl’. Tra il ’700 e l’800 comincia ad affermarsi l’uso r’i pimmiròl’ e l’abitudine di gustare la pizza seduti, anche presso i forni e nasce … la pizzeria
Pizzaijòla carne col sugo di pomodoro; a la pizzaijòla, locuz. avv. e agg. con cui viene comunemente indicata una preparazione gastronomica, originaria di Napoli, a base di carne (ma anche, per es., di melanzane o altro), cotta in padella in olio bollente, poi coperta con una salsa di pomodoro fresco, aglio, sale, pepe e origano
Pizzaijuòl’ pizzaiolo, chi fa le pizze
Pizzarièdd’ pezzettino, pochino, frammento
Pizzènt’ (dal lat. petere = chiedere) pezzente, povero, poveraccio, accattone
Pizzentèria grande miseria, povertà; anche avarizia
Pizzètt’ pizzetta; pezzetto (pimmiròlì ‘a pizzètt’)
Pizzià tagliare a pezzi, fare a brandelli
Pizziàta rovinata, fatta a pezzi
Pizzicaròla molletta, pinzetta per panni
Pizzicàta pizzico, presa (di sale, di tabacco); anche sorpresa, beccata, colta sul fatto, in fallo
Pizzicùn’ pizzico, pizzicotto
Pizziènn’ andare mendicando, elemosinare
Pizzintìa miseria, pezzenteria, povertà
Pizzògna/pezzògna (pesce) occhialone: ha un etimo incerto, ma probabilmente
il riferimento è alla morfologia della sua pinna dorsale composta da 12 raggi a punta (a pìzz’), ripiegati come unghie (a ùgna): pìzz’ + ùgna = pezzogna. Questo pesce predilige i
fondali misti di roccia e fango a profondità comprese tra i 140 e 750 metri; ha un sapore delicato ma gustoso, perché si nutre prevalentemente di piccoli crostacei e cefalopodi e non disdegna tutti i micro organismi presenti sul fondo ad alte profondità che hanno in sé tutta la sapidità del mare
Pizzulà beccare, pizzicare, pizzicottare
Pizzulìa spizzica, mangiucchia, pilucca, spilucca
Pizzulià spizzicare, piluccare, mangiare a piccoli bocconi; prendere e mangiare ad uno ad uno i chicchi d’uva; il beccare dei volatili
Pizzulùn’ pizzico, pizzicotto
Pizzuòl’ massa di vinacce
Pizzùt’ appuntito, acuminato
Plàcca (dal franc. plaque = piastra) piastra metallica per cuocervi dolci o altro al forno; anche teglia
Po’ ess’ può essere, forse
Pòca (cà) allora; anche poco
Pòch’ poco, un po’
Pochirìdd’/pocarièdd’ pochino, un pochettino
Poh-poh-poh/Pu-pu-pu (dal greco ópou ópou ópou = dove dove dove) esclamazione di stupore, voce popolare usata come esclamazione per esprimere meraviglia o apprezzamento
Pòld’ Leopoldo
Pòmpa (è ddà) che non ha nessun valore (vìn’ r’a pòmpa = vino annacquato o fatto con acqua e “bustine”); anche pompa
Pompètta/pirètta/cristièr’ clistere, peretta, clisma
Pòn’ possono
Pònt’ ponte, viadotto, cavalcavia, passerella; anche protesi dentaria; armatura, ponteggio
Pònt’ ru riavùl’ ponte ad una sola arcata sul torrente Isca, presso il Santuario, ritenuto opera del diavolo
Ponticièdd’ piccolo ponte
Popò interazione infantile di automobile; anche sedere (dal lat. podex = deretano)
Pòrca (dal longob. Furha o ted. Furche = porca o meglio dal lat. pòrcula dim. di porca, oppure dall’indeur. porka = striscia di terra) rialzo di terra tra solco e solco; in agraria striscia di terreno di varia ampiezza, detta anche prosa, sopraelevata sul livello
del suolo e compresa tra due solchi (‘na pòrca ‘i fasuòl’); anche malafemmina; sporcacciona
Porcarìa/purcarìa sporcizia, porcheria, schifezza
Poriìre/projìre porgere, passare, allungare qualcosa
Pòrta ri Màr’ Porta di Mare, posta all’inizio della scalinata G. Gissing a Paola: costruzione del 1650 ca.
Pòrta ‘i ‘Mmiènz’ Porta di Mezzo, si trova tra via Duomo ed inizio di via Sant’Orsola a Paola: costruzione del 1500 ca.
Pòrta o Arch’ ‘i S. Mprancìsch’ Porta o Arco di San Francesco a Paola: costruzione del 1622 ca.
Pòrta ‘i Sùpa del XV sec., si trova all’imbocco di via Macchia con via Baracche a Paola
Pòrta ‘i Sùtta del 1635, si trova sotto la torre dell’orologio in piazza del Popolo a Paola
Pòrta r’u Jihùm’ Porta del Fiume che si trovava ai piedi del castello e non più esistente. 
Si consiglia la lettura del bellissimo libro “La porta del Fiume” di Rosario Manes (Biblioteca comunale)
Portafògl’ portafoglio, portamonete, borsellino
Portazicchìn’ (termine che si rifà ai mercanti veneziani che negli scali meridionali
facevano circolare la pregiata moneta uscita dalla loro “zèca”, gli “zecchini”) portamonete, borsellino; portafoglio
Portolàn’ guardiano dei porti incaricato di sovrintendere al traffico delle merci e all’applicazione dei dazi nell’Italia meridionale sotto il dominio di Svevi, di Angioini, di Aragonesi e poi nel Regno delle Due Sicilie
Portolania (v. portolano) anticamente l’ufficio e le funzioni del portolano nelle province napoletane; anche il dazio che si doveva pagare da chi occupava temporaneamente o stabilmente un’area comunale a scopo di commercio. Nei capoversi 8 e 9, fogli 248 e 249
del volume Scriptur. Civit. Paulae, si legge a proposito della Portolania, che «... nessuno ardisca piantar colonne, pali, né far scale di fabbrica, né di legname al pubblico, sotto pena di docati 6».
Pòsa posatura, feccia; fondo del caffè o della “cicculatèra”
Posatùr’ parete naturale o artificiale a mezz’altezza (80/120 cm) che consente di appoggiare il proprio carico, per riposare un po’, e poi riprenderlo agevolmente. Si trovavano di frequente ai lati delle strade di campagna ed erano ben noti a chi portava pesi
Positamènt’ appositamente, apposta, espressamente
Pòssibul’ possibile, probabile; credibile; fattibile
Pòsta Poste Italiane: servizio che provvede alla spedizione e alla trasmissione, nonché al ritiro e al recapito, di orrispondenza, pacchi, vaglia, ecc.
Pòsta (dal lat. pŏsĭta, part. pass. femm. di ponĕre = porre) posto assegnato o stabilito per fermarsi temporaneamente o definitivamente; fermata, sosta, tappa; luogo e posizione in cui il cacciatore attende la selvaggina, sia che questa vi giunga spontaneamente sia che vi venga spinta dai battitori o perché inseguita dai cani; attendere di nascosto qualcuno (fa ‘a posta); anche orma, traccia del piede (in quanto il piede viene posto, cioè posato a terra)
Pòst’ ‘i viènt’ nuvola bianca che si posiziona dietro le serre dell’Appennino paolano, precisamente tra Cozzo Cervello e Croce di Montalto quando spira il cosiddetto “viènt’ ‘i Sàn ‘Mprancìsch”
Pòste chiodi per ferrare cavalli, muli e asini
Postià/pustià fare la guardia; guardare furtivamente, spiare
Potìri (dal lat. potere, dal classico posse) potere; anche potenza
Povarèdd’ poverella; varietà di fagioli facilmente coltivabili anche su terreni aridi

Povarièdd’ poverello, sfortunato, poverino, poveruomo
Pòvira povera, umile; infelice, sventurata; anche spoglia, nuda, squallida,
disadorna
Ppèss’ per essere
Ppì per
Ppì dòp’/ròp’ per dopo, poscia, in seguito
Ppì mmia per me
Ppì mmò per ora, per adesso
Ppì pòch’ per poco
Ppì ttìa per te
Ppi vintinòv’ e trènt’ situazione risolta positivamente al-l’ultimo momento,
per poco, per un soffio, per un pelo
Ppicchìst’ per questo
Ppiddirìtt’ per legge, per diritto
Ppilluvèru dici il vero, per davvero
Ppin(c)gignà per iniziare, per dare inizio, incominciare
Ppinnènt’/pinnènt’ per niente, per nessun motivo; anche costa poco
Pra(e)cciasàcch’/perciasàcch’ buca sacco; piccoli pesci di forma allungata
ottimi per la frittura
Pràcin’/nùc’ cattìv’ ailanto o albero del Paradiso introdotto in Italia nel 1850
ca. per un tentativo di allevamento del lepidottero Philosamia
cynthia, necessario per la produzione della seta in seguito ad una
crisi della bachicoltura dovuta ad un parassita del gelso
Pràja (dal lat. plàga, derivante dal greco plaghìa = terreno scosceso)
spiaggia, lido; anche Praia a Mare
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Prasc_scarià scarabocchiare; disegno o scrittura mal riuscita
Prasc_scarièdd’ scarabocchio; pupazzetto; anche statuina del presepio napoletano
“Pascariello”
Prèja (dal catalano prehar) gioisce, gode, esulta, gongola
Prejàre gioire, giubilare, essere felice, esultare
Prèjars’ rallegrarsi
Prèma (dal lat. premo, premis = premere) premi/e; premito: nel linguaggio
medico del passato, nome dato talvolta a contrazioni o
spasmi della muscolatura addominale, dell’intestino (sforzo nella
defecazione) oppure dell’utero durante il travaglio del parto
Prèna (dal lat. plena = piena, incrociato con praegnans = gravida) pregna,
incinta, gravida
Prèssa (dal lat. pressa da premere = incalzare) fretta, premura, urgenza
(jì ‘i prèssa = avere fretta); anche pressa
Prèssa a lu cùl’ (volgare) con fretta, avere tanta fretta
Pressaròla frettolosa, senza pazienza; anche chi ha sempre fretta e mette
fretta
Priatòrio/prigatòriu Purgatorio
Prìcchiu/pricchiùs’ (dal plur. lat. opèrcula = chiusure, da cui percla e per
metatesi precla > pricchie = narici) avaro, tirchio
Pricittàt’ precettato, arruolato, reclutato
Prìcul’/piricùlu (dal lat. periculum, con sincope); pericolo, rischio, insidia
Prièdica/prièrica predica, annuncia, proclama, esorta
Priègh’ prego, invoco, imploro, supplico, chiedo
Prièju contentezza, rallegramento; divertimento
Pièrgula (dal lat. pergula) balcone; pergolo/a
Prièssich’ (dal greco persicòn, lat. persica (malus) = albero della Persia)
albero di pesco; anche pesca
Prièssich’ r’apertùr’ pesca spaccarella
Prièst’ presto, subito; di buon mattino
Prièstitu prestito
Prièvit’ (dal lat. parlato prébyter derivato dal greco presbýter = più anFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
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ziano) prete, sacerdote
Priézz’ (dal lat. pretium) prezzo, valore, valsente
Prijà (dal lat. pretiare = gioire, attraverso il catalano prehar = rallegrarsi)
rallegrarsi, gioire. Il sostantivo che ne deriva è di difficile
pronunzia: prìeju; anche prijìzza (gioia)
Primèra (dal lat. primarius) primiera (nel gioco delle carte)
Principàl’ il titolare o gerente di un negozio; principale
Prìsa (dal lat. prehendo o prenso = stringere, abbracciare). In particolare:
“‘na prìsa ‘i tabàcch’” (per chi fiutava), presa dell’acqua:
luogo dove s’incanala l’acqua di un torrente per condurla
ad irrigare
Prisènt’ (dal franc. présent) regalo, dono, presente
Prisèpiu presepio; persona ingombrante (metafora). Dal lat. praesepium
o praesepe = greppia, mangiatoia, da prae (pre) e saeps (siepe)
= chiusura con una siepe, in quanto anticamente con questo termine
era indicata la stalla o la mangiatoia
Prìst’ fò! presto fuori, vai via (usato per scacciare i cani)
Prìst’ cca/ddà presto qua/presto là
Pristà prestare; anche dare aiuto, adoperarsi
Pristuddà/pristufò espressione per allontanare un cane
Prìtennere pretendere, esigere
Pritinziùs’ pretenzioso, borioso e supponente
Priuru priore
Procurà guadagnare, procurare
Pròijere/pròj (dal lat. ant. pòrgere, classico porrìgere) tendere la mano, porgere
Pròsit’ (dal lat. prosum = giovare) augurio rivolto ai commensali in
occasione di un brindisi; salute, che faccia bene o che giovi
Pròva-vùtta canto di S. Martino: i beoni paolani, un tempo, lo andavano a
cantare nelle case degli amici e ricevevano in cambio boccali
di vino
Provatura assaggiatura: un tempo si faceva dell’anguria per mezzo di un
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tassello; campione
Pròv(o)ula (forse dal greco pròbaton = pecora) tipo di formaggio fatto con
latte di pecora o di vacca. Curiosità. L’origine del termine provola
risale alla parola pruvatùra o prùgola con la quale veniva
identificato il formaggio fatto assaggiare, con un pezzo di pane,
ai componenti del Capitolo (adunanza dei religiosi) che si recavano
in processione presso il monastero di San Lorenzo in
Capua (CE)
Pruàta provata
Prùbbicu (dal lat. publicus affine a popŭlus = popolo) pubblico, che riguarda
la collettività; anche e soprattutto il complesso di persone
che frequenta un locale un luogo “pubblico”
Prucàcc’ (da procacciare = procurare) guadagno, profitto; procaccio,
procuro
Prùcchiu/pirùcch’ (dal lat. tardo pedŭcŭlus e pedŭclus) pidocchio
Prucìn’/pulicìn’ (dal lat. tardo pullĭcēnus, pullĭcīnus, dim. di pullus = pollo)
pulcino
Prucissiòn’ (dal lat. eccles. processio -onis, der. di procedĕre = procedere)
processione, corteo, sfilata
Prucùn’/piricùn’ (dal lat. pèdiconem) tronco, fittone; anche ragazza formosa
Prufùm’ (dal lat. volgare perfumus da fumus = fumo) profumo, odore,
aroma
Prufùnn’ (dal lat. profŭndus, compost. di pro- e del sost. fundus = fondo)
profondo, infossato, cavernoso
Pruibì proibire, vietare
Pruiùt’/puriùt’ porto, dato
Prumìntere promettere, dare parola
Prumìs’ promesso, lusingato, giurato; anche minacciato
Prumuntèsta terreno proteso verso il mare; toponimo di località di Paola; oggi
vi sorge sopra l’ospedale
Prumuntìa (dal lat. primitiae, der. di primus = primo) precoce, primizia,
legumi o frutti primaticci; prometteva, minacciava
Prùn’/pirùn’ (dal lat. prunus = susino) prugna, susina
Prupòsta proposta, invito, offerta
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Prùpp’/pùlip’ (dal tardo lat. pulpum, dal classico polypu) polipo (al masch.),
polpa (al femm.)
Pruppàra/purpàra polpara, strumento o attrezzo per la cattura dei polpi
costituito da una lastra di piombo portante nella parte inferiore
una serie di ami
Prùre (bòn’) (dall’antico prode, moderno pro’ = giovamento, in lat. tardo
prodest = giova, è utile) salute; anche prude
Prurìzza prodezza
Prusùtt’ (dall’italiano arcaico “persutto”, con metatesi trasformato in
“prusutto”) prosciutto
Prùst’-ccá vieni qua. Voce con cui si chiama il gatto o il cane
Prùst’-ddá vai via. Voce con cui si scaccia il gatto o il cane
Prutèsta protesta, lamentela, lagnanza, reclamo
Pruvà assaggiare, provare
Pruvìsta provvista, riserva, scorta, dotazione
Pruvissùr’ (dal lat. professor) professore, maestro
Pruvulùn’ provolone; anche persona senza spirito
Pruvvirènza (dal lat. providentia = previdenza, prudenza) il saper prevedere
e provvedere, con saggezza e avvedutezza, alle proprie e alle
altrui necessità; febbre, influenza (m’è binùt’ ‘a pruvvirènz’)
Pù (dal lat. potes = che può) poi, dopo; anche puoi, sei capace
Pucchiàcca/purchiàcca (dal lat. “porca” = luogo da dove scorre, zampilla
l’acqua o porcus = genitale di donna vergine o dal greco pyrkoilos,
dove pyr sta per fuoco e koilos per faretra, fodero) pudenda
femminile (influenza napoletana). Curiosità. Da dove
deriva il termine pucchiacca, che in napoletano indica l’organo
genitale femminile? Le ipotesi sono diverse: secondo l’umanista
A. Altamura e lo studioso F. D’Ascoli, deriverebbe dal lat.
portulaca(m) = porcacchia→poccacchia→ pucchiacca (erba
porcellana, ricca di sali minerali e vitamine, che a Napoli si
mangia nella mesticanza, insieme alla rucola); R. Bracale propone
la derivazione greca: πψρ, pyr = fuoco + κοιλοσ, koilos =
faretra, fodero di fuoco, vagina, cui si unisce un suffisso dispreFerruccio
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giativo “acca”
Pucuntrìa (v. ipucuntrìa) malinconia, ipocondria
Pudàgra/pulàgra/ruòsulu (dal lat. podagra, dal greco pòdos = del piede
e àgra = male, dolore) gotta alle articolani del piede, con dolori
prevalentemente a carico dell’alluce
Puddàstra/puddàsta (dal lat. pullastra, der. di pullus = pollo) pollastra, gallina
giovane
Puddicàta/muddicàta mollicata: spaghetti con la mollica, primo piatto veloce
della tradizione, dove la pasta viene condita con olio, aglio,
acciughe e mollica tostata; anche pane inzuppato condito
Puddulià (da “pùddula”, “pùllula” = farfalla, farfalla del baco da seta)
nevicare, fioccare
Pudìa/purìa (dal greco ποδιά-podiá = lembo) falda o lembo inferiore della
camicia, orlo della sottana o della gonna; vivagno, cimosa;
anche pudenda femminile
Pùfti (onomatopea) all'istante
Pùgl’ (dal lat. pullus) soffice, morbido, molle
Pùgl’ pùgl’ soffice soffice, morbido morbido
Pugnètta/manipùla atto di masturbazione maschile
Pugnettùn’ manipolo, drappello di persone o di amici; mazzo, fascio di paglia,
di spighe, di fieno, come quello che nella mietitura a mano
viene afferrato di volta in volta dal mietitore
Pùin’ pugno, cazzotto, percossa; anche manciata, manata; manipolo
Pulènta/frascatula (dal lat. puls = polenta, farinata di grano o di farro, alimento
base dei Romani più antichi, poi solo dei poveri) piatto
estremamente povero legato al mondo della campagna e non
solo, di facile e veloce preparazione. Con l’arrivo in Calabria
dei Romani, notoriamente “mangiatori di polenta” (puls farris),
anche noi conosciamo il frumento e con esso il suo uso più semplice,
ossia la cottura della farina in acqua insieme a verdure o
legumi. Sembra che fosse la preparazione propria del periodo di
guerra e per questo forse dopo la sua fine molti hanno voluto accantonare
questo ricordo legato ad un grande momento di soffeFerruccio
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renza
Pùlic’ (dal lat. pulex, pulicis) pulce; afide, parassita delle piante
Pulicàn’ pulicaria, erba infestante e maleodorante (pulicaria vulgaris)
Pulicìn’/prucìn’ (v. prucìn’) pulcino
Pulièju/mènta pulièio (Il termine pulieio è una distorsione dialettale italianizzato
in puleggio. Dall’etimologia pulejum deriva da pulex =
pulce. Il nome scientifico è “Mentha pulegium” ed è una pianta
erbacea perenne) Menta poleggio conosciuta anche come “menta
romana”
Pulìt’ (è) pulito; bello, piacente
Puliziàt’ lavato, netto, pulito, smacchiato
Pulizzà/pulizià (dal lat. polire) pulire, rassettare; sarchiare; anche eliminare
una persona, farla sparire
Pulizzascàrp’ lustrascarpe, “sciuscià”; anche leccapiedi, lecchino
Pùm’ (dal lat. pōmum = frutto) mela; pomo
Pumpusèdd’ appariscente, boriosa, civettuola
Pùna tramonta (sole o luna); anche pone
Puncigliùn’ pungiglione; pungolo, bastone munito di una punta usato per
incitare i buoi o i cavalli da tiro
Puncìre (dal lat. pungere) pungere, bucherellare; punzecchiare, provocare;
pungolare, sollecitare
Puncitìna puntura, pizzico, morso
Puncitùr’ pungiglione per incitare i buoi
Punènt’ ponente: vento proveniente da ovest. “Azà ‘u punènt’”
Pùnere mettere, deporre, porre; tramontare
Punìm’ poniamo, per caso, facciamo finta che
Pùniu (dal lat. pugnus) pugno, cazzotto
Pùnna tramonta; anche deposita (fa pùnn’ ‘u cafè)
Puntaruòl’ (da lat. volg. punctirolus, derivato da pùngere) punteruolo, punzone
del calzolaio
Puntià rammentare, cucire, dare dei punti
Puntìdd’ (dal lat. punctillum = appuntito) puntello, sostegno
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Puntìn’ chiodino, puntino
Punùt’ messo, deposto; anche tramontato
Punzuniètt’ (dal franc. ant. ponsonet) polsonetto, recipiente in rame da cucina
di forma semisferica, calderotto. È l’arcaico “bolzonetto” =
freccia, così detto perché il lungo manico ricordava la forma di
una freccia
Puònn’ possono
Puòrch’ (dallo spag. puerco) porco, maiale. ‘Ncavàdd’ a ‘nu pùorcu:
espressione per indicare persona che ha perso ogni decenza e
considerazione altrui; pesce balestra o porco
Puòrch’ sarvàgg’ cinghiale, maiale selvatico
Puorcuspìn’ istrice; riccio
Puòddul’ (dal lat. pùllulus = farfallina) fiocco di neve
Puòrr’ porro, verruca
Puòrt’ porto
Puòsima amido
Puòzz’ posso
Pùpo/a (dal lat. pupus che ha la medesima radice di puer, pusus e putus
= fanciullo) bambola di stoffa, pupo/pupa, pupazzo, fantoccio;
usato per indicare chi si mostra o inceda agghindato di tutto
punto, ma manchi della necessaria scioltezza, risultando troppo
rigido ed impacciato
Pupàzz’ fantoccio, marionetta, burattino
Pupìdda bambola, bambolina; anche pupilla
Pupìta/pipìta malattia dei polli consistente nella comparsa di una piccola cartilagine
sulla punta della lingua che impedisce loro un normale
uso della stessa
Pùppa (a l’uòcchiu) disturbo agli occhi; male, piccolo infortunio
Pùr’ pure, anche
Purcarìa/porcarìa sporcizia, porcheria, schifezza
Purcèdda scrofa, anche donna di facili costumi
Purchiàca (dal lat. portulaca trasformato in porclaca) portulaca, erba porFerruccio
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cellana; in senso traslato vagina
Purchiàcca (infl. napoletana) pudenda femminile, per accostamento a “pòrca”
= luogo da dove scorre, zampilla l’acqua
Purciddùzz’ maialino, porcellino
Purciddùzz’ ‘i Sànt’Antòniu porcellini di terra (Oniscus) un tempo si
usavano per pescare ’i marmurìcch’
Purcillàn’ porcellana, ceramica pregiata; stoviglie raffinate ed eleganti
Purcìn’ fungo porcino
Purcìna (calandrèlla, zàricchia) calzatura ricavata da pezzi di vecchi copertoni
di automobile piegati e legati nella parte superiore del
piede. In origine erano fatte con la pelle di pecora o di maiale
Purièdda/Purìa/pudìa (dal greco ποδιά-podiá = lembo) falda o lembo inferiore
della camicia, orlo della sottana o della gonna; vivagno,
cimosa; anche pudenda femminile
Purmùn’ (dal lat. pulmo-pulmonis) polmone
Pùrp’ (dal lat. polĭpus, dal gr. polýpūs = dai molti piedi) polpo, polipo
Purpàra (v. pruppàra)
Purpètta/pruppètta (dal lat. pulpa = polpa) polpetta
Purpitièdd’ piccolo polipo
Purpittèdd’ polpettina; espressione amichevole e confidenziale di ragazzina
un po’ grassottella
Purrupà/pirrupà precipitare; anche distruggere
Purtà portare, condurre; purtà ‘a bannèra = portare la bandiera, eccellere
Purtèdda asola, occhiello
Purtièdd’ scuretto, sportello, anta, portello. La porta d’ingresso, una volta,
era solitamente priva di vetri: nella parte superiore di un’anta,
all’altezza del braccio, vi era ‘u purtièdd’, uno sportellino, che
si chiudeva a chiave
Purtuàll’ (dal greco portokàloς o catal. portogallo) tipo di arancia (arancia
Portogallo): era così famosa che noi oggi chiamiamo così
tutte le tipologie di arance; oppure da “Portogallo”, paese da
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cui – proveniente dalla Cina – si diffuse la pianta
Purtuàll’ marchìs’ arancia vaniglia: è raccomandata, in quanto facilmente
tollerabile alle persone affette da disturbi gastrici, intestinali,
ed epatici; inoltre, nonostante sia dolce contiene una bassissima
quantità di zucchero
Purtulànu/portièr’/guàrda purtùnu portinaio, custode, usciere
Purtùn’ portone; androne
Purtùs’ (dal lat. pertusus part. passato di pertundere = forare). Il verbo
pirtusà = bucare deriva dal lat. parlato pertusiare; foro, buco,
occhiello
Pùr’ pure, anche questo
Pùrvira/pùrva (dal lat. pŭlvis-vĕris) polvere
Purviràt’/purvuràt’ polverone
Purvirèdda polverina
Purvurùs’ polveroso
Pusàta adagiata, posata
Pussirùt’ posseduto; assatanato, indemoniato
Pustàl’ corriera, pullman, postale
Pustaràt’ (da una forma di lat. parlato posteràta = tardiva) tipo di semina,
in ritardo rispetto alla stagione
Pustarièdd’ tardivo, nato tardi; che matura dopo
Pustèma (dal greco apòstema) ascesso, postema, raccolta di pus in una
parte del corpo (generalmente bocca o orecchio)
Pustìa vigila, osserva di nascosto
Pustià spiare, fare la posta, vigilare
Pustièr’ (dal franc. postier = cavallo da posta; impiegato alle poste)
postino, portalettere
Pùta per, mettiamo il caso
Putà (dal lat. potare) potare
Putacàs’ per caso, metti il caso
Putàssa carbonato di potassio, usato come detersivo e nella fabbricazione
del sapone
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Putatùr’ potatore, persona esperta nella potatura
Putìa/putìga (dal greco apotheke = officina, magazzino) bottega, negozio,
rivendita
Putigàr’ bottegaio, negoziante
Putighìn’ botteghino; rivendita di sale e tabacchi
Putipù strumento musicale etnico formato da una cassa armonica, una
pentola, coperta da una pelle attraversata da un bastone che strofinato
produce un suono cupo
Putìr’ potere, forza, potenza; anche avere facoltà
Putirùs’ vigoroso, pieno di forza
Putìss’ se potessi
Putrusìn’/pitrusìn’ (dal greco πετροσέλινον, lat. petroselīnum = sedano che
nasce fra le pietre) prezzemolo
Putrusìn’ sarvàgg’ prezzemolo selvatico, cicuta, pianta altamente tossica sia
per l’uomo che per gli animali, può portare alla morte
Pùz’ (dal lat. pulsus = battito, polso) polso; battito
Puzià (da puzu = polso proveniente dal lat. pulsare = pestare) premere
coi pugni (per lavorare la pasta del pane); per analogia il
pestare/tastare con le zampe anteriori tipico del gatto
Puzìn’ polsino
Pùzz’ (dal lat. pŭteus) pozzo; buca, fossa
Puzza (a) Era un gioco inerme; il prescelto dalla sorte (tuòcch’) doveva
raggiungere qualche giocatore che intanto scappava, chi veniva
raggiunto e toccato era portatore della “puzza”, che, a sua volta,
doveva cercare di trasmetterla ad un altro giocatore, raggiungendolo
in corsa e toccandolo. Il gioco finiva quando si era esausti
delle corse
Puzzajihàt’ puzzafiato, alitosi; nel gergo malavitoso calzini
Puzzulàn’ (dal lat. puteolanus [pulvis] = terra, polvere di Pozzuoli) pozzolana:
usata in edilizia, oggi come in passato, per formare
malte resistenti all’azione dell’acqua
Puzzulènt’ nauseabondo, puzzolente