S
Sà (dal lat. volg. sapēre, per il lat. class. sapĕre = aver sapore; esser saggio, capire, che in epoca tarda ha sostituito nel sign. il lat. class. e letter. scire) sa, conosce; che sapore ha?; anche apocope di Santo
Sàbbat’/sàpat’/sàpit’ (dal lat. sabbătum, dal gr. σάββατον-sabbaton, e questo dall’ebraico shabbāt = giorno di riposo) sabato
Sabìr (forse è una storpiatura del catalano saber, cioè “sapere”; detta anche lingua franca dall’arabo lisān-al-faranğī) antica lingua parlata in tutti i porti del Mediterraneo composta da parole arabe,
greche, ispaniche, italiche, franche e da altri idiomi (si può definire l’antico Esperanto). Per saperne di più: https://www.siciliafan.it/sabir-lingua-francamediterranea/?fbclid=IwAR2ciWuB7xKOSmubvaea-6dp9LGlKQm7juAZ8XeSXj_j6ldA_6Z0cO7aKmc
Sàcc’ (dal lat. volg. sapio/sapère) so io, so; conosco, ‘un sàcciu = non so
Sàcca (dal greco sákkos, lat. saccus = sacco) tasca, scarsella, saccoccia (un tempo gli abiti non avevano tasche applicate e il sacchetto, la scarsella, la sacca, serviva all’uso)
Sàcch’ sacco, recipiente di canapa, carta o altro materiale
Sacchètta (dall’arabo siqqa’) piccola tasca, tasca dei pantaloni; tasca (avì ‘a trìppa chijna e ‘a sacchètta vacànt’; chìdd’ ca piàc’ a la vùcca ‘u piac’ a la sacchètta)
Sacchettàta saccocciata, quantità di roba che sta in una tasca
Sacchiètt’ sacchetto, piccolo sacco, recipiente di tela o di altro materiale (plastica, carta) destinato a contenere oggetti; anche busta, bustina, pacchetto (s’è mangiàt’ ‘nu sacchiètt’ ‘i caramèll’)
Saccùn’ pagliericcio, materasso pieno di cartocci (brattee) di granturco
Sacramentà bestemmiare
Sacrèt’ (dal lat. secrētus, part. pass. di secernĕre = separare, appartare)
segreto, nascosto, recondito
Sacristàn’ (dal lat. mediev. sacristanus, der. di sacrista) sagrestano
Sàdda si deve
Sàglia (dal lat. salire = saltare) sali/e; si arrampica, si inerpica
Saglì/sàgl’ “Italiano ant. saglire” (dal lat. salire = saltare) salire, elevarsi;
andare verso l’alto, inerpicarsi
Sagliscìnn’ saliscendi, salita e discesa; abbassarsi e alzarsi
Saglìt’ salite, venite fin qua
Saglitùr’ (v. acchianatùr’)
Sagliùta salita, inerpicata, scarpata, rampa; pendio
Sàgna (dal latino làsanum = pentola che a sua volta nasce dal greco
làsanon = recipiente di terracotta) lasagna; anche salassa, cava
Sagnà (dal lat. sanguinare = salassare da cui il franc. saigner) salassare,
cavare, togliere il sangue; anche picchiare a sangue.
Nel gergo malavitoso sfregiare
Sagnàt’ salassato; anche picchiato, sfregiato
Sàgula (dallo spagn. soga = corda, fune; si propone anche il lat. sagulum,
plur. sàgula dim. di sagum = saio?) sagola, piccola corda
spesso impiegata per legare pacchi o carichi
Saìtta/sajtta (dal lat. sagitta = saetta, arabo sequija) condotta forzata, cateratta
del mulino: getto d’acqua, canale per la caduta d’acqua
sulla ruota motrice; anche navetta del telaio; saetta, freccia;
lampo
Sàl’ (dal lat. sal-salis) sale
Salamàst’/salimàst’ (dal fr. ant. saumastre) salmastro
Salemelécch’ (dall’arabo sala’m alaik = pace a te) saluto cerimonioso, spesso
insincero
Salàss’ salasso (pratica medica di qualche anno fa)
Salàt’ (dal lat. salsus) salato, molto saporito; anche sotto sale
Salatùr’ recipiente cilindrico in coccio smaltato internamente, usato per
conservare in salamoia carne di maiale, pesce e verdura.
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
433
Sàlic’ (dal lat. sàlice, spagn. sauce) salice, salce. Approfondimento.
Il salice (salix alba = salice bianco, vimini) è un albero un tempo
molto coltivato ed utilizzato sia in agricoltura (legare le viti, men -
tre i vincastri o rami o fili sono utilizzati per realizzare cesti, stuoie,
oggetti vari) che per le sue proprietà curative (salicina; acido cetilsalicilico),
inoltre utilizzato come combustibile (apprezzato soprattutto
nella fase di accensione) e per fornire un carbone per la preparazione
della polvere pirica
Salimòra/salamòra (dal lat. tardo salemoria o salmuria, comp. di sal = sale
+ muria = sale pestato e sciolto) Soluzione acquosa salina, salamoia,
acqua salata
Salinàr’ rivenditore di sale e tabacchi, tabaccaio
Saliprìs’ (dallo spagn. salpreso = salato) preso dal sale (riferito alle alici
mangiate pochi giorni dopo essere state salate e quindi leggermente
salate) o carne cosparsa di sale
Salìt’ salato, molto saporito; anche salito
Salùn’ salone, negozio di barbiere
Salùt’ salute; anche cin-cin, buon pro, prosit. Salùt’ a nnùa = salute a
noi, usato nel parlare di guai e malanni altrui. Era anche un augurio
che si formulava quando qualcuno starnutiva e sino ai primi
degli anni quaranta pure a chi scorreggiava. A la salùt’! era
una formula che si usava invece quando si beveva
Sammùch’/sampùch’ (dal greco sampoùka) sambuca, liquore ottenuto dal
sambuco
Sampiét’ pesce San Pietro; anche San Pietro
Sàn’ sano; intero, integro; anche sanno
San ‘Mprancìsch’ San Francesco nacque a Paola il 27 marzo 1416 da Giacomo
Martolilla e da Vienna Toraldo e morì il 2 aprile 1507 a
Tours in Francia. Beatificato nel 1513, fu canoniz zato
nel 1519 da Papa Leone X; il 27 marzo 1943 Papa Pio XII lo proclamò
Patrono della Gente di mare e nel 1962 Giovanni XXIII Patrono
speciale della Calabria e della nostra città. Egli è il fondatore
dell’Ordine dei Minimi. Il nostro Santo è invocato contro la sterilità
coniugale, è protettore delle donne desiderose di avere figli,
degli eremiti e dei naviganti
San ‘Mprancischièdd’ casa natale di S. Francesco sita in via IV Maggio a
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Paola
San Giuliàn’ toponimo di località a nord-ovest di Paola
San Micièl’ corruzione di San Michele, toponimo di località; frazione periferica
a nord di Paola; antico casaletto abitato dai villani o servi
della pleba
San Pièt’ San Pietro, piccola contrada a sud-est di Paola
Sanà guarire, curare, sanare; riparare, aggiustare; appianare, risolvere
Sàna-sàna per intero, tutta intera, tutta
Sandulìn’/santulìn’ canoa, canoa lunga e sottile
Sanfasò/sanfasònn’ (dal franc. sans façon) fare, lavorare alla buona, alla
carlona, senza criterio, in modo sciatto
Sàngh’ sangue. Ca vu' jittà ‘u sàngh’ = che tu possa buttare sangue
(bestemmia)
Sàngh’ ammaccàt’ ematoma, livido, ecchimosi, contusione
Sangiuànn’ compare, padrino; legame di comparatico (si faceva il giorno
di San Giovanni) che lega i compari o le comari di battesimo
e di cresima ai loro figliocci, ed i compari di nozze agli sposi
Sangiuànn’ contrada e via San Giovanni, località collinare a monte di Paola,
dove sorge oggi il cimitero
Sangiuliàn’ località marina a nord-ovest di Paola, tra Sant’Agata e torrente
Laponte
Sanguètta (dal lat. mediev. sanguitta) sanguisuga, mignatta. Verme degli
anellidi che vive nelle acque stagnanti e può resistere anche
qualche mese senza nutrirsi; esse venivano allevate per uso
terapeutico: si applicavano in varie pari del corpo per succhiare
il sangue, a cura di vari mali
Sanguìgn’ color sangue (purtuàll’ sanguìgn’ = arancia sanguinello); anche
persona istintiva
Sanguìgna matita sanguigna: deve il suo nome al tipico colore rosso un po’
opacizzato ma allo stesso tempo molto denso che lascia sul
foglio. Approfondimento. Nel XVI sec. un grosso deposito di
grafite venne scoperto in Inghilterra cambiando per sempre il
modo di tracciare linee su un foglio, ma la parola sopravvisse
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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alla tecnica. Fino a quel momento, infatti, il modo più comune
per disegnare prevedeva l’uso della “sanguigna”, una matita che
lasciava un segno rosso sul foglio: esempio il celeberrimo
autoritratto di Leonardo Da Vinci custodito ai Musei Reali di
Torino. Il suo uso è antichissimo e con altro nome veniva già
impiegata dai romani per compilare le rubriche (parola che
deriva a sua volta da rŭbĕr = rosso). La sanguigna era a base di
ossido di ferro, un composto che si trova comunemente in natura
nelle terre rosse e in pietre brune che, se strofinate o macinate
finemente mutano in rosso.
Agli antichi sembrava perciò che quella pietra sanguinasse e la
chiamarono Hematitis, o più precisamente “Lapis Hematitis”
(pietra aimatites litos). In italiano la parola diventa la base per
il nome del minerale “ematite” che è appunto l’ossido di ferro
(di aspetto grigio metallico se in forma compatta). Riconosciamo
facilmente in questa parola il classico prefisso emo- caratteristico
del sangue (emoglobina, emofilia, emocromo, etc.). Il
nome per esteso della matita in antico era quindi “lapis hematitis”
che improvvisamente si abbreviò in due modi possibili “lapis”
e “matita”, che infatti sono sinonimi. Quando a partire dal
XVI sec. si capì che la grafite poteva essere molto più versatile
della sanguigna, le ‘matite’ cominciarono ad essere prodotte con
essa e il risultato fu che il nome matita venne completamente
slegato dal significato originario. La dicitura “scrivere con il
sangue” potrebbe essere molto meno macabra e misterica di
quanto immaginiamo ed equivalere semplicemente al nostro
“nero su bianco”
Sangumìt’ geco, stellione
Sangunàzz’/sangièr’ sanguinaccio; dolce a base di sangue di maiale cotto
con cioccolato, latte, burro, zucchero e condito con pinoli, uva
passa e canditi
Sanitàta buona salute; anche buon senso; impegno, buona volontà
Sanìzz’ (da un lat. medievale sanicius = integro, sano derivato da sanus
= sano) robusto, sano, che è in salute, forte
Sanìzza intatta, integra; non attaccata da parassiti; in buono stato di
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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salute
Sànna arroganza, tracotanza, aggressività, supponenza; anche dente
sporgente, zanna
Sànnal’/sànnul’ sandalo, calzatura leggera
Sanpaulàr’ (da San Paolo di Tarso che, morsicato da una vipera mentre era
a Malta, avrebbe concesso agli abitanti della casa in cui si trovava
l’immunità dal veleno dei serpenti e la capacità di curarne la
ferita) addestratore, intrattenitore, girovago che mostra e ha la
virtù/capacità d’incantare i serpenti (San Pàul’! era l’esclamazione
che si profferiva quando si incontrava un serpente;
anche San Paulu ciraulu nica chist’: è nu riavùl’! = San Paolo
serparo annega/annienta questo: è un diavolo!)
Sànt’ Àngiul’ località a nord di Paola sopra S. Miceli
Sànt’ Lùcid’/Sàntu Lùcidu San Lucido (forse l’antica Temesa)
Sànt’Elìa toponimo di località a nord di Paola
Sànta Catrìna Santa Caterina, toponimo di Paola: antico rione del centro
storico
Sànta Maria ‘i Tànch’ o Tàngo toponimo raro, forse unico e di non facile
esplicazione. La prima notizia risale al 15 giugno 1483.
Secondo il Perrimezzi il sito sorgeva in località Tonnara, sulla
destra del torrente Deuda, era chiesa di ius patronato della famiglia
Ferrari (D. Salvatore, D. Giuseppe Maria, etc..), un tempo,
importante parrocchia extraurbana o foranea. Oggi se n’è perduto
del tutto il ricordo
Sànta gràzia (riferita al cibo) mangiare, desinare
Santàra donna bigotta; persona che mostra zelo esagerato più nelle pratiche
esterne che nello spirito della religione
Santià bestemmiare
Santicièdd’ piccolo santo
Santimuòrt’ anime sante del Purgatorio
Sàntu Mangiùn’ persona avida di denari, di beni. Da “mangiare”, che il dialetto
intende anche come “essere avido di oboli”, un santo appositamente
creato, riconosciuto come esistente ab aeterno nell’eFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
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spressione “Sàntu Mangiuni è nàt’ prìm’ ‘i Crìstu”
Sàntu Martìn’ augurio di abbondanza e di vita allegra, ormai in disuso.
Questo auspicio veniva formulato dal più giovane della famiglia
nel momento in cui veniva tolta dal fuoco la caldaia con il grasso
del maiale (‘a quàrara ri frittùli) dicendo: Sànt’ Martìn’- Sànt’
Martìn’ - ripetuto poi da tutti i presenti; identico rituale quando
si pigiava l’uva per il vino. Altra usanza era quella, dopo aver
infornato il pane, di recitare “a la gròlia ‘i Sànt’ Martìn’, pàn’
cuòtt’ e fùrn’ chjìn’ = alla gloria di San Martino, pane cotto e
forno pieno
Sàntu Rumìnich’ torrente (l’antico Calopietro); anche toponimo di località
di Paola, largo San Domenico, dove c’era un convento poi distrutto
da una alluvione
Sàntu Sarvatùr’ toponimo di località a nord di Paola
Sànza sansa, ovvero il sottoprodotto del processo di estrazione dell’olio
dalle olive
Sapàt’/sàpitu (v. sabbàt’) sabato
Sapìa sapeva, conosceva
Sapìm’ sappiamo; anche chissà, può darsi
Sapì (dal lat. sapere) sapere, conoscere; avere sapore
Sàpiu (dal lat. sapiens) savio, saggio, persona intelligente e avveduta;
prover.: sa cchiù ‘u ciuòt’ ‘n’casa sua ca ‘u sàpiu ‘n’casa d’autri
(Sapius è scomparso dalla lingua latina, ma si conservò in nesapius
= stolto)
Sapùn’ (dal lat. sapo-ōnis = miscuglio di grassi e cenere per tingere i
capelli in rosso) sapone, detersivo
Sapunètta saponetta, sapone da toilette
Sapurìt’/sapurùs’ saporito, gustoso; anche salato
Sapùt’ dotto, istruito; appreso, noto, accertato; anche saccente, sapiente
(‘u ffà u sapùt’)
Saputièdd’ persona saccente, che si crede dotta
Saràca (probabilm. dallo scozzese sillock, raccostato a sale) salacca,
nome popolare della cheppia e di altri pesci simili alle sardine
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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ma di scarso pre-gio, conservati e venduti sotto sale o affumicati.
Per estens. cibo misero, da poveri: mangiare saràch’, vivere
di saràch’ = mangiare poco e male, vivere poveramente; si
usa in funzione di predicato e anche in similitudini, con riferimento
a persona molto magra, secca, allampanata; vermi del
lardo o del formaggio (commestibili); aringa; anche pudendo
maschile
Sàrach’ sarago (pesce)
Saracìn’ (dall'arabo sarqi = orientale, lat. tardo saracenu(m), greco
sarakénos) saraceno, mussulmano
Sarchiapùn’ (dal greco sarx+poiòs che significa fatto di carne). Il termine
identifica un uomo grosso di fisico ma di poco intelletto, personaggio
dell’opera teatrale “Cantata dei Pastori” (Napoli 1698,
pubblicato con lo pseudonimo di Casimiro Ruggiero Ocone da
Andrea Perrucci)
Sàrcia lavora ai ferri, fa la calza; intreccia canne o fili di salice
Sarcìna (dal lat. sarcina = carico, fardello) fascio di legna, di arbusti
secchi o di foraggio
Sarcinàl’ trave maestra, trave che sostiene le altre travi
Sarcìre indennizzare, rimborsare, risarcire; anche intrecciare
Sàrda (dal lat. sardĭna, der. di sarda) sardina
Sàrda làccia (dall’arabo alascàh = alaccia) sardina aurita
Sardàra pescivendola
Sardèdda miscuglio di sardine
Sardignuól’ sardo, di sardegna; anche ciùcc’ sardignuòl’
Sargènt’ (dal franc. sergent = servitore) morsa, arnese per stringere pezzi
di legno incollati
Sàriv’/sàrv’ salva
Sàrma (dal greco sàgma) carico; sella, basto dell’asino o del mulo;
contenitore da 275,089 litri di olio; misura di peso equivalente
a 238 kg ca.; misura di superficie equivalente a circa 17.462 mq;
quantità di cose; anche cadavere, salma
Sarmástr’ (dal lat. salmacĭdus) salmastro; salino
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sàrmu salmo, canto religioso, preghiera
Sarmiènt’ (dal lat. sarmentum) sarmento, tralcio; intreccio di tralci secchi
di vite usati per accendere il fuoco
Sàrpa (dal greco salpe) salpa (pesce)
Sarpá (dal lat. navem o naves solvo) salpare, issare, recuperare; prendere
il largo
Sarracìn’ (dal greco sarakenos, dall’arabo sarqi = orientale) saraceno;
persona malvagia
Sàrsa (dal lat. salsa, femminile di salsus = salato) salsa, conserva di
pomodoro, sugo
Sàrt’ (dal lat. tardo sartor -ōris, der. di sartus, part. pass. di sarcire =
rappezzare, accomodare) sarto, colui che taglia e confeziona
vestiti
Sartù deriva da una storpiatura ad opera del dialetto napoletano del
termine francese sur tout (letteral. copri tutto, sopra tutto cioè
soprabito o mantello) sformato di riso, piatto tipico napoletano
Sàrv’ salvo, eccetto, all’infuori
Sarvà salvare, conservare, custodire
Sàrva l’ànima fatta salva l’anima: riferita a persone quando li si paragona ad
un animale
Sarvacunnòtt’ passaporto, salvacondotto
Sarvàgg’ (dal lat. volgare salvaticus, classico silvaticus, da silva = selva)
selvaggio, cattivo, maligno
Sarvàgg’ (dal provenz. salvatge = selvatico) tralcio novello della vite; pollone,
succhione, selvaggione
Sarvamiènt’ (dal tardo lat. salvamentum) salvamento, in salvo; saluto augurale
di buon proseguimento
Sarvàtich’ (dal lat. silvaticus) selvatico
Sarvatùr’/Tutùr’ Salvatore
Sarvaziòn’ salvezza; anche beneficio (è stàt’ ‘na sarvaziòn’)
Sa(i)rviètt’/stuijavùcch’ (dal franc. serviette) salvietta, tovagliolo
Sàrvia (dal lat. salvia) salvia
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sasìzza (dal lat. tardo salsīcia, neutro pl. di salsicium, formatosi per incrocio
di insicium, insicia = salsiccia, carne tritata con salsicius
= salato) salsiccia
Sàssula sassola o sessola
Satà saltare (per paura), balzare, sobbalzare
Sàtt’ esatta, giusta
Saucìna saraceno?; o dal lat. sabucus = sambuco o sabucum = bacca
dell’omonima pianta. Colle, Cozzo Saucìna, a quota 514.
Toponimo di località a est di Paola; la via della Saucìna era
quella che conduceva a Montalto U. e a S. Fili
Sàula/saulìdda funicella, piccola corda
Sàur’ suro, sugarello (pesce)
Sàuza (dal lat. salsus = salato, a salsa, per condimento non dolce; da
“salsa” a “sauza”): ti vòn’ fa’ a la sàuza = simpatica espressione
paolana.
La ‘sàuza’ è una antichissima salsa tipica calabrese, ottenuta
con bucce di fave tenere (baccelli), mollica di pane raffermo
ammollata, aglio, menta, olio, aceto di vino e sale: dal sapore
agrodolce si consuma fredda ed è molto gustosa. Da:
http://www:il cirotano.it/2014/ /05/27/sauza-un-piatto-poveroche-
piace-a-tutti/
Sàuza Ricetta della sàuza paolana: zucchine tagliate a fette rotonde,
messe sotto sale, infarinate e fritte, poi marinate con aceto e
menta
Savàglia tiro in porta violento e preciso (nel gioco del calcio).
Va ‘mpòrta ca ti tìr’ ‘na savàglia ca ti fàzz’ carì ‘i màn’
Saviu savio, saggio, assennato, prudente
Savùco (dal lat. sambucus) sambuco; toponimo di località montana a
nord di Paola
Savùrr’ (dal lat. saburra = sabbia, zavorra) piccole pietre di vario formato,
ciottoli, zavorra, ciottolo usato per la muratura a secco
Sazià saziare, abbuffare, soddisfare
Sazièr’/murtàl’ mortaio, pestello. “‘U sazieri”, rigorosamente, in legno di
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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“cièvuzu” = gelso oppure di “piràinu” = pero selvatico
Sazìzz’/sauzìzz’ salsiccia o salciccia
Sazìzz’ a li gàmm’(avere) gambe chiazzate per eccessiva vicinanza o esposizione
ad una fonte di calore (una volta al braciere)
Sàzziu/abbùtt’ (dal lat. satiare, der. di satis = abbastanza) sazio, pieno come
un otre, pago, soddisfatto
Sbacantà (dal lat. ex vacantis, part. di vacare, essere privo) svuotare, togliere
tutto, sgomberare
Sbafà sfogarsi, sbollire, scaricarsi; anche divorare, mangiare con avidità,
con bramosia, a sbafo
Sbafànt’/spafànt’ spaccone, bullo, spavaldo, gradasso
Sbàf’ mangiare a ufo, a scrocco, a spese altrui, gratis; anche ingurgitare,
rimpinzarsi
Sballà superare il limite, andare oltre; sbagliare per eccesso
Sballàt’ superato il limite, andato oltre
Sbampà (dal lat. vampa) avvampare, prendere fuoco
Sbán’ imberbe, implume, senza barba; anche cognome paolano
Sbanià/spanià pensare in modo eccessivo, arrovellarsi il cervello; delirare,
smaniare, vaneggiare
Sbànna sbanda, devia, cambia
Sbannàt’ sbandato, disgregato, smarrito, disorientato, emarginato
Sbarazzá (dallo spagn. desbaratar) sgombrare, sbarazzare, liberare,
rimuovere
Sbarellà farneticare, vaneggiare, delirare, sragionare; anche barcollare,
vacillare, caracollare
Sbattulià scuotere, agitare; andare senza destinazione
Sbattimiènt’ darsi da fare con agitazione e preoccupazione, sbattimento
Sbavà mangiare con appetito, come un affamato; anche sbavare
Sbèglia/spèglia sveglia
Sbentà sgonfiare, sfiatare; fare vento; far prendere aria, sventolare;
anche scorreggiare
Sbentrà sventrare, sviscerare, squarciare; demolire
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sbenturàt’/sbinturàt’ sventurato, disgraziato, sciagurato, iellato
Sbètich’ (dal greco amfisbeteticòs = litigioso, dal verbo amfisbetèo =
contestare, litigare) capriccioso, lunatico, bisbetico
Sbià sta per partire, per volare; anche sviare
Sbiertulàt’/spiertulàt’ caduto all'indietro, capovolto, rigirato, piegato
Sbiglià svegliare, destare; smuovere, scrollare
Sbìgl’ sveglio, desto; intelligente, pronto di testa
Sbintà/spintà arieggiare, far cambiare aria (rapìt’ ‘a finè-stra ppì’ fà sbintà’
stà pùzz’)
Sbintàt’/spintàt’ arieggiato; si dice anche di bibite frizzanti che hanno perso
il gas, sgasato, sfiatato, evaporato
Sbintuliá/svintulià sventolare, muovere o agitare qualcosa
Sbirgugnàt’/svirgugnàt’ svergognato, impudente, sfacciato, spudorato,
sfrontato
Sbìrr’ spia, delatore; sbirro, carabiniere, poliziotto
Sbirrià sfrenarsi dei ragazzi nei giochi
Sbìta svita, allenta; smonta
Sbitàt’ svitato; anche fuori di testa
Sbòta svuota, libera, evacua; sgombera
Sbracà/spracà calarsi le braghe, sbracarsi, stare scomposto; lasciar cadere
qualcosa
Sbraccià denudarsi le braccia
Sbracciàt’ in maniche corte; indumento senza maniche
Sbraià sbraitare, gridare, strillare, strepitare
Sbraia virago (dal lat. virago-gĭnis, der. di vir = uomo, maschio) donna
dotata di forza e di arditezza virile, donna che ha caratteristiche
mascoline nell’aspetto e un comportamento duro e autoritario.
Approfondimento. Tratto dal testo “FARCHINORIA-eros e
magia in Calabria” di G. de Giacomo - De Simone editore-NA.
“….Sono quasi sempre alte, secche, tutte nervi, forti cùm’ Lucifar’;
giovani querce con pochi rami e poche foglie; la voce gros -
sa di maschio, gli occhi che incantano, la bocca che ha parole
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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senza sorriso; pochissimi e ispidi capelli sulla testa; bassa la
fronte; le carni brune e senza mammelle: …..”.
Sbrignà/sprignà andare via, scappare; svignare, sgusciare
Sbrigugnà svergognare, smascherare, disonorare; anche smacco, senza
pudore, sfacciato
Sbrijùt’/spirijùt’ sparito, volatizzato
Sbrinzulùn’/sprinsulùn’ che va sempre in giro; anche vestito di stracci
Sbròglia/spròglia sbroglia, dipana, districa, sgroviglia
Sbruffà/spruffà spruzzare; anche sbuffare
Sbruffùn’ (dal franc. pop. esbroufeur = sbruffone, spaccone) millantatore;
fanfarone, gradasso
Sbruffunàt’ vanteria, spacconata, millanteria
Sbucà sbucare, apparire all’improvviso, spuntare, arrivare, comparire
Sb(p)uccatùr’ ‘i viènt’ luogo dove il vento si incanala, si convoglia
Sbulanzà/spulanzà (dal greco ballizo = lanciare o spagn. abalanzar = avventarsi)
lanciare con forza, far volare via; buttare, sbalzare (urto
che sbilancia, facendo perdere l’equilibrio)
Sbullentà ossia cottura rapida in acqua bollente, usata spesso nella nostra
tradizione culinaria per velocizzare la tipica frittura in padella
Sbulugnà dare via, spacciare monete false; per estens. dare via un oggetto
di nessun valore o utilità, o di pessimo gusto; mandare via,
togliersi di torno una persona non gradita; anche battersela, svignarsela.
Curiosità. La parola sbolognare deriva da Bologna,
molto probabilmente perché in quella città si costr uivano oggetti
d’oro falso o di bassa lega, dove il rame la faceva da padrone:
“l’oro di Bologna che si fa rosso dalla vergogna” dicevano i nostri
trisavoli nell’ex-Stato Pontificio. Coloro che fabbricavano
questi oggetti sembra che venissero allontanati dalla città e,
quindi, per traslato mandar fuori da Bologna = “sbolognare”.
Molto probabile che tra questi oggetti ci fossero anche monete
false, quindi sbolognare significava “liberarsi della moneta incautamente
accettata”. Ancora oggi risuonano nelle mie orecchie
le urla degli imbonitori (nelle fiere, nei mercati e nelle sagre
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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paesane) che si spacciavano per bolognesi: “venghino siore e
siori, non siamo qui per vendere ma per regalare”. Quella cadenza
emiliana dolce e rassicurante, in realtà era il cavallo di Troia
che consentiva alle monete false d’insinuarsi con il resto nelle
tasche dello sprovveduto
Sbursà pagare, sborsare
Sbutà svoltare; svuotare
Sbuttunà sbottonare, sganciare, slacciare
Scacà (dal lat. ex-cacare = finire di evacuare) smettere di fare le uova
(rif. alle galline); sbagliare, perdere, fallire, fare cilecca
Scacaruòzzul’/pitrignòla vecchio gioco che si faceva con “l’òss’ ‘i virmicòcch’
o spèrg’ = noccioli di albicocche” consistente nell’ammucchiare
nel pugno gli ossi facendoli cadere per vincerli poi
secondo uno schema
Scacàt’ fallito, sbagliato; anche di gallina che non fa più le uova
Scacatùr’ l’ultimo uovo, più piccolo dell’ordinario, che fa la gallina prima
‘i scacà
Scàcazza paura, paura da farsela sotto
Scacchià calmarsi, lasciar perdere; scazzarsi, annoiarsi, infastidirsi
Scaforchià (da caraforchia con s separativa) estrarre da un nascondiglio,
rovistare, adoperarsi per tirare fuori cose nascoste
Scàglia (dal germanico skalja = squama) pezzetto, un po’, appena-appena,
piccola quantità (fàmm’ pruvà ‘na scàglia ‘i furmàgg’
ca mi spàcchiu ‘a vùcca); rimasugli
Scaglià aprire un po’ la finestra o la porta; mettere in fessura
Scagliùn’ denti incisivi; anche dente sovrapposto; toponimo di località
montana a quota 1100 a est di Paola
Scagnòzz’/scagnuòzz’ chi “lecca” e serve una persona potente ed autorevole
per la propria convenienza personale o, peggio, per servilismo;
anche persona bassa, poco sviluppata
Scalandrùn’ (dal greco skalanthron) scaleo, panchetto munito di due o tre
gradini usato nelle biblioteche; anche totem, appendiabiti ad
albero usato dai pastori per appendere oggetti vari
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
445
Scalapàt’ persona maldestra, sgarbata, talvolta anche inetta e sprovveduta
Scalàsc’/sc_scalasc’ (dal lat. ex quassare) guaio, rovina, disgrazia; rumore
fortissimo, frastuono, fracasso; forte acquazzone, temporalone
Scalàsciu/sc_scalasciu gioco (si giocava con i noccioli delle albicocche);
questo termine si usa anche per definire una situazione degradata,
degenerata e senza rimedi (è propriu ‘nu scalàsciu)
Scalià (dal lat. esclarare) frugare, cercare, rovistare
Scaliàt’ perquisito; rovistato, frugato
Scalìdd’ dolci fritti natalizi a base di farina e uova a forma di scaletta,
ricoperti di miele d’api o glassa; anche piccola scala
Scalinàta/scalunàta scalinata, gradinata, George Gissing.
Approfondimento. Ponte ad archi, diciassette, del XVI secolo
che collega il borgo di Paola alla Marina. Costruzione maestosa .
La stessa scalinata è stata incisa nel 1644 da Willem Schellinks
“Die Stadt van Paula, op Calabria” e descritta dallo scrittore inglese
George Gissing nel 1897 che soggiornò brevemente a Pao -
la. Curiosità. … “Il suo libro “Sulle rive dello Ionio” fu pubblicato
in Italia molto tardi, nel 1957, e fu un grande successo.
Quando Fellini girava il film “La dolce vita” ed era alla ricerca
di un soprannome da dare ai fotografi di Via Veneto, leggendo
il libro di Gissing, gli capitò di incon trare il nome del ristoratore
di Catanzaro Coriolano Paparazzo. La parola gli piacque e <paparazzi>
furono chiamati da allora i fotografi mondani. (Tratto
da un articolo di Rosario Manes: Un inglese a Paola – pubblicato
su: Calabria sconosciuta – Rivista trimestrale di cultura e
turismo - Anno XIII – Gennaio-Marzo 1990
Scalògn’ (da Ascalonia, città della Giudea) varietà di cipolla dolce; anche
cipolla da semi
Scalògna/scarògna (forse dal lat. calumnia, con -s- iniziale intensiva) sfortuna,
disgrazia, scalogna. Per saperne di più:
https://unaparolaalgiorno.it/significato/scalogna
Scalùn’ gradino molto grande; anche piolo
Scamòrza formaggio a forma di pera, scamorza; anche persona fisicamenFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
446
te debole oppure che rivela scarse capacità nella professione, nei
giochi, ecc.
Scampà (dallo spagn. escampar, lat. excampare = fuggire dal campo
di battaglia) evitare, scongiurare, sfuggire; anche smettere di
piovere, spiovere; lenire
Scampagnàt’ gita gastronomica in campagna, picnic, scampagnata
Scampità evitare, sfuggire, scansare, eludere, farla franca, scampare
Scampùl’ scampolo, ritaglio
Scampuliá vivere alla meno peggio, vivacchiare
Scanaglià da scandagliare (lat. volgare scandaculum dal classico
scàndere = salire) sondare, scrutare, osservare, prendere atto,
prendere coscienza
Scancaglià/scancarà (dal greco tardo kánchalos = cardine, ganghero,
con s separativa) sgangherare, divaricare, allargare, dilatare;
anche slargare
Scancellà cancellare, cassare; annullare, disdire
Scancià/scangià scambiare; cambiare, tramutare, barattare, fare cambio
Scanciàt’/scangiàt’ scambiato (rif. a colore); cambiato, tramutato
Scangàt’ senza denti, sdentato
Scànn’ (dal long. skranna = panca) sedia con braccioli e spalliera; anche
sgabello, scanno, panca
Scannà uccidere, scannare il maiale; giugulazione (metodo di macellazione,
detto anche metodo israelita, consistente nella recisione
dei grossi vasi del collo mediante un coltello molto affilato, in
modo da provocare rapidamente la morte dell’animale per emorragia
acuta)
Scànnaglia scandaglia, sonda, investiga
Scànnal’ (dal greco skandalon) scandalo; anche uccidilo
Scannalùs’ scandaloso, sconvenevole
Scannaruzzà (da cannaruòzzu) scannare, ammazzare un animale
Scannatìna taglio di carne adiacente il foro fatto ccù lù scannatùr’
Scannatùr’ coltello a lama lunga usato per macellare il maiale; anche maeFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
447
stro nello sgozzare la malcapitata bestia (maiale) e spaccarlo in
due parti perfettamente uguali
Scansà scansare, preservare, scansarsi; lasciar passare, spostarsi per..
Scantà/sc_scantà (dall’indeur. (s)kand = spaventarsi o dal lat. excanto =
traggo fuori per forza d’incantesimo) moto subitaneo di paura
per cui il cuore pare che balzi e arresti i suoi palpiti; spaventarsi,
temere, avere paura
Scàntara grìdd’ (letter. spaventa grilli) espressione simpatica usata per definire
i bambini vivaci e che non stanno mai fermi
Scàntaru (dal greco skàntharos) specie di sargo, sarago, pagello bastardo
Scàntu spavento, paura; anche schianto
Scanùscere non conoscere, non riconoscere, irriconoscere
Scanusciùt’ sconosciuto
Scànz’ nicchia; anche allontano, evito
Scanzà (dal lat. campsàre = piegare) allontanare, evitare
Scànzu/cànzu tempo, opportunità, occasione (dàmm’ ‘nu pòch’ i scanz’ =
dammi un po’ di tempo)
Scanzàt’ schivato, evitato, scampato
Scanzìa scaffale, scansia, palchetto, scaffale in legno
Scapà (da capo) togliere, levare la testa
Scapàt’ senza testa (alìc’ scapàt’), persona senza senno, senza giudizio;
scherz., persona sventata, svagata, allegra e scanzonata
Scapìc’/schipìcia (dall’arabo sikbàg, giunto a noi attraverso lo spagnolo
escabeche) salsa di olio, aceto e cipolla che serve per condire
carne, pesce e verdure; salsa calabra
Scapicchià svezzare, togliere il capezzolo, adoperato sia per gli umani che
per gli altri mammiferi; anche trafficare, vendere merci sottobanco
Scapicchiànte colui che praticava il mercato nero; mercante che vende la
merce in nero; trafficante
Scapìcchiu mercato nero, contrabbando; scambio di merci; anche fuori mano.
Molto praticato durante la 2^ guerra mondiale e anche dopo.
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scapicchiùn’ termine che indica una persona decisamente immatura e frivola,
che prende tutto alla leggera
Scapìdd’ a capo scoperto, senza cappello
Scàpit’ (dal lat. ex+caput) rimetterci, perderci; anche decadere
Scapità cavarsela, questa volta mi è andata bene; anche discapito, scapito
Scapizzacuòdd’ debosciato, scapestrato, che frequenta brutte compagnie;
anche discolo
Scapizzà/scapuzzà (dal lat. ex-capite-ire (excapitiare) = precipitare dall’alto)
precipitare, dirupare, lasciar cadere; mozzare, decapitare,
cimare, scavezzare; anche senza cavezza o finimenti
Scapizzàt’/scapuzzàt’ detto di oggetto, vegetale o animale cui è stata torta
o tolta del tutto la testa
Scappà i pèr’ capitare; sopraggiungere della morte
Scàpp’ e ffùia scappa e fuggi, reiterazione per indicare azione precipitosa
Scapucchià scappellare, privare della capocchia; anche arretrare il prepuzio
della cappella del pudente maschile
Scapucchiùn’ sfaticato, opportunista, svogliato
Scàpul’ (dal lat. pop. excapulare = liberarsi dal cappio, da capŭlus = cappio,
col pref. ex- letteralmente sfuggito al cappio) non sposato,
scapolo
Scàpulu rincorsa (piglià ‘u scàpulu=pigliare la rincorsa)
Scapulà (dal lat. ex-capulare = liberare dal cappio “capulum”) finire la
giornata di lavoro, smettere, finire di lavorare; anche cavarsela,
scampare. Si tratta di un verbo che nasce dalla fusione della preposizione
latina ex usata per reggere un complemento di moto
da luogo, nel significato di “fuori da” e dal sostantivo capùlum
= cappio, lacciuolo, oggetto che serve per afferrare. Scapulàre
significa perciò, letteralmente, liberarsi da un cappio. Per questi
motivi il verbo è usato nel nostro dialetto, sia nel significato di
smettere di lavorare (liberarsi dal lavoro)
che di congedare, liquidare, mandare via
Scapulàt’ che ha finito il lavoro giornaliero; me la sono cavata, scampata
Scapuzzà levare via la testa ai pesci; spezzare, tagliare la punta, cimare
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scarabàttol’ gabbia, scatola, teca
Scarafùn’/scarrafùn’ (dal greco kara-bous = testa di bue o lat. volgare scarafaius)
scarafaggio, blatta
Scarafuògl’/fisuràgl’ ciccioli di maiale, pezzetti di carne, residui delle parti
grasse che coagulano e che si spalmano sul pane
Scaramuzzà spezzare; accorciare
Scarapòcch’ (greco χαράκλον) scarabocchi, sgorbi, segnacci, ghirigori
Scarcagnà deformare, danneggiare, scalcagnare
Scarcagnàt’ (dal tardo lat. calceum, derivato da calcem = calcagno)malmesso,
deformato, danneggiato; povero, scalcagnato
Scarciuòful’ carciofo
Scàrda (dal germanico skarda = spaccatura o scharte = dente, v. anche
il greco schídax = scheggia, con metatesi) scheggia, scaglia,
squama; un pochino, appena appena un po’
Scàrda/pèta ‘i fucìl’ pietra o scheggia di fucile, pietra focaia. Nel lontano
passato il fuoco per la cottura dei cibi era acceso servendosi di
uno strumento d’acciaio, detto focile = fucile, con cui si percuoteva
la scarda o pèta fucàia per farne scaturire scintille che, a
contatto con l’esca (funghi secchi o fuscelli intrisi nello zolfo),
generavano la fiamma
Scardìdda pezzetto, pezzettino
Scardùn’ pizzico, bruciore, prurito in gola. La “scàrda” è la tipica scheggia,
la scaglia, la squama; anche spina. Secondo alcuni, deriva
dal tedesco skarda = spaccatura, ma io propendo per la versione
“nostrana”: dal latino carduus = cardo con prefisso ex
(come il verbo cardare)
Scarènza scadenza, termine, limite
Scarfà (dal lat. excalefacere) riscaldare, scaldarsi
Scarfignà sgraffignare, sottrarre qualcosa a qualcuno di nascosto e con
destrezza, fregare, grattare, rubare, sfilare, soffiare
Scarìch’ varrìl’ gioco di ragazzi consistente nel porsi schiena contro schiena
e, tenendosi con le braccia incrociate e piegate, alzarsi a vicenda
più volte; giocare, fare a scaricabarile
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scarivunà togliere il carbone dalla carbonaia
Scàrm’/scàrmu (dal lat. scalmus, dal gr. skalmós = scavare) scalmo, caviglia
di legno o ferro nella quale è alloggiato o lavora il remo
Scarmà (da un lat. ex-caumare = bruciare, derivato dal greco kaýma =
ardore, vampa) cadere, scarto di fiori e frutti per naturale selezione;
anche imbozzacchire di frutti (fig. di animali e di persone)
cioè crescere a stento, male o non giungere a maturazione
Scarmàt’ si dice di un frutto o di un ortaggio che non è arrivato alla maturazione,
non allegato, crescere male, crescere a stento; intristire
(le poppe vizze delle donne)
Scarmatùr’ cascaticcio, bozzacchione, frutto non allegato
Scarminià/scarmunià (dal greco skaléno, skállo (sarchiare, scavare) rovistare,
cercare con insistenza; letter. carminare, sfilacciare la lana,
cardare
Scarnà separare la carne dalle ossa, scarnire, scarnare
Scarògna (dal greco dius+caris) sfortuna, disgrazia, iella
Scarognàt’ sfortunato, scalognato, sventurato
Scàrp’ ‘i muòrt’ letter. scarpe da morto, calzature di pelle nera lucida con
suola di cartone oppure costruite completamente in cartone,
scarpe finte
Scàrp’ purcìn’/zarìcch’ sandali artigianali, calzature povere, in origine erano
fatte con la pelle di maiale o di pecora (spesso sostituita dalla
gomma dei copertoni d’auto) costruite in modo artigianale
Scarpàr’ (dall’ant. longobardo skarpa mutuato dal portoghese-spagnolo
escarpa, all’origine era utilizzato solo per vero fabbricante di
scarpe; poi fu esteso a coloro che cunzavàn’ “dallo spagnolo
aconchar” ‘i scàrp’; ad esse, in genere, cambiava ‘i mènz’-sòl’,
rimetteva a posto i tacchi e tacchetti, dava ‘na pulizzàta con
cromatina e un panno di colore indefinibile, consumato dall’uso
prolungato) calzolaio, ciabattino
Scarpiddùzz’ scalpellino, intagliatore
Scarpièdd’ scalpello, utensile per sgrossare, tagliare, incidere pietre, metalli
e legno
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
451
Scarpisà (incrocio dei verbi “calpestare” e lat. pisare = pestare, con s intensiva)
calpestare, pestare, schiacciare
Scarpìsau raccolse (secondo Accattatis)
Scarpùn’ scarponi, scarpe grosse
Scàrr’/sgàrr’ errore, sbaglio; offesa, sgarro
Scarra(u)cchià espettorare, scaracchiare
Scarràt’/sgarràt’ malfatto; sbagliato; offesa, sgarbo
Scàrrica annata di riposo degli alberi, ovvero portano pochi frutti; scarica
Scarricà scaricare, deporre
Scarruccià deviare lateralmente dalla rotta per l’azione del vento, ovvero,
con particolare riferimento all’azione combinata del vento e del
moto ondoso concomitante, essere spinti sottovento rispetto alla
propria rotta
Scarruocciulà scarrucolare, uscire della fune dalla gola di una carrucola
Scarrupà (dal lat. ex-corrupare = rompere il terreno o la roccia, dal sostantivo
rupes). Affine (s)dirrupà = precipitare, dirupare; diroccare,
rovinare; distruggere, demolire
Scarruzzà scarrozzare, andare a spasso con un veicolo
Scàrs’ scarso, esiguo, mediocre
Scarsià scarseggiare, mancare, essere insufficiente; difettare
Scartà scartavetrare; anche scartocciare; deviare bruscamente; eliminare,
sostituire; anche pulire qualcosa: eliminare ciò che è inutile,
dannoso
Scartina (nel gioco delle carte) una carta di scarso valore. In senso fig.,
cosa di poco pregio, o anche persona che mostra qualità limitate
in una determinata attività
Scarugnàt’ sfortunato, scalognato
Scarvunà eliminare i carboni spenti della legna con opportuni colpi e attrezzi
per ravvivare il fuoco; anche tirar fuori il carbone dalla
carbonaia
Scasalmènt’ nell’eventualità, per caso, accidentalmente
Scasà smuovere, rimuovere; levare, togliere dalla sede, sconnettere;
uscire di casa
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scàst’ languore di stomaco; insofferenza, nausea
Scàst’ r'àrm’/scàst’ d’àrm’ sentire languore allo stomaco; anche voglia
Scastùs’ insofferente verso alcuni cibi o rispetto al modo in cui sono
preparati
Scasògna angolo, luogo nascosto, angolo oscuro; anche scusa
Scàsu per caso
Scasualmènt’ (dal lat. tardo casualis) casualmente, per caso, accidentalmente,
fortuitamente, imprevedibilmente, occasionalmente
Scasùn’ (dal lat. excusatio, excusationis, fortemente sincopato per influsso
probabile di “cagione” = causa) scusa, pretesto, giustificazione;
ragione, motivazione
Scatafàsc’ (da “catafasciare” con s intensiva) in modo precipitoso, in rovina;
in disordine, alla rinfusa, caoticamente, confusamente, disordinatamente
Scatinà letteralmente “rompere la catena”, quindi “interrompere”; liberare
e dare libero corso a ciò che era chiuso, contenuto, ristretto;
con riferimento a forze naturali (temporali, tempeste, forti piog -
ge); abbandonarsi a manifestazioni sfrenate di contentezza, divertimento,
euforia
Scatinazzà smontare, scomporre il fucile da caccia
Scatrià rompersi la schiena, lavorare sodo; anche scardinare
Scatriàt’ (da catrèa=schiena) uomo malandato, con la schiena rotta; anche
rotto, sgangherato, sfasciato
Scatriatùn’ rompere le ossa a qualcuno, dare botte
Scatrunià (dal lat. cavositas, da cavus = cavità o dal greco skafeuo oppure
skapto = scavare) rovistare, frugare
Scatturà divincolare, liberare, scatenare, slegare
Scattùs’ dispettoso, ritroso, fastidioso
Scatulàm’/sc_scatulàm’ alimenti in scatola
Scàuz’/scàvuz’ (dal lat. medievale excalceus) scalzo, a piedi nudi, senza scarpe
e calze
Scavaglià slogare, lussare, storcere
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scavagliàt’/sc_scavagliàt’ slogatura, distorsione articolare o muscolare
Scazà scalzare, smuovere; togliere la terra intorno alle piantine di verdure
o asparagi; anche soppiantare
Scazzà calmarsi, farsi passare l’arrabbiatura; anche togliere le cispe dagli
occhi
Scàzza cispa, prodotto di condensazione del secreto lacrimale, che si
deposita tra le palpebre, spec. durante il sonno
Scazzàt’ cisposo, con le cispe agli occhi: si dice di neonato appena sveglio
che ha gli occhi appiccicaticci; anche arrabbiatura passata
Scazzètt’ probabile derivazione scherzosa di “scarso” (lat. tardo excarpsus,
dal lat. class. Excerptum = tirato fuori, diminuito, quasi a
dire «quella che è sempre scarsa di denaro») scarsella, borsellino
Scazzètta/scuzziètt’ zucchetto, papalina, copricapo clericale, utilizzato perlopiù
da vescovi, cardinali ma anche dallo stesso Papa (dal greco
σκύτη – skute = parte posteriore del capo)
Scazziddùs’ pretestuoso, cavilloso; imbroglione, chi trova cavilli per aggirare
i patti
Scazzuòmmul’/scuzzuòmmul’ bambino, ragazzo; nanetto; ortaggio cresciuto
poco e male (cetriolo)
Scèccu assegno bancario (corruzione dell’inglese bank check)
Scègli scegliere, optare, preferire, selezionare,
Scèrra (dall’arabo sharra o sciar = rissa) alterco, rissa, lite, bisticcio,
contesa di scarso rilievo e breve durata, soprattutto riferita ai
giovani innamorati, litigio
Scerrà/scirrà bisticciare, litigare, inimicare
Scerrià litigare, bisticciare
Schèra scheda; anche schiera
Schifià schifare
Schiaccà togliere il cappio o il guinzaglio
Schiaffà sbattere, porre da qualche parte con violenza o malgarbo
Schianà (dal lat. explanare, > splanà > schianá) spianare. Dal verbo il
sostantivo schianàta = zona pianeggiante
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Schiantà (dal lat. explantare) spiantare, sradicare
Schiàppa un buono a nulla, incapace
Schiarà (dal lat. exclarare = rischiarare, der. di clarus = chiaro) rischiarare
(schiarà a juòrn’ = albeggiare, farsi giorno) illuminare, diventare
chiaro
Schiètt’ sincero, genuino, chiaro; anche celibe, vergine
Schipìcia/scapìc’ (dall’arabo sikbeg, giunto a noi attraverso lo spagnolo escabeche.)
salsa di olio, aceto e cipolla che serve per condire carne,
pesce e verdure; salsa calabra
Schiripìcchju ghiribizzo, schiribizzo
Schiuvá schiodare, togliere i chiodi
Scì/scìre (dal lat. ex+ire = andare fuori) uscire (è isciùt’ ‘a Maronna?)
Sciàbaca (dall’arabo sabakah) sciabica, rete da pesca da circuizione che
si cala dalla barca e si tira a strascico dalla spiaggia
Sciabachièdd’ (v. sciàbaca) rete da pesca da circuizione, piccola sciabica (pàr’
ca sta tirànn’ nu sciabachièdd’ = pare che stai tirando la sciabica:
locuzione rivolta verso chi pare faccia tantissima fatica a fare
una qualsiasi attività)
Sciacagnàt’ malridotto, malmesso, malandato, sciupato, rovinato
Sciaccà (dal lat. flaccus = fiacco) ferire, colpire con una pietra o un corpo
contundente sino a ferire a sangue il colpito; conseguentemente
“sciaccata” quale participio passato f.le sostantivato del verbo
sciaccà vale ferita, percossa violenta, grave lesione traumatica
di una parte del corpo, in genere della testa, causata da un’arma
vera o impropria o altro og-getto tagliente o contundente
Sciacquà (dal lat. tardo ex aquare) agitare l’acqua in un recipiente per lavarlo,
sciacquare. Sciacquà ‘i stintìn’ = bere (solo) acqua
Sciàcqua agita, sciacqua; anche marcia, liquefatta, vuota (tièn’ ‘a càpa
sciàcqua)
Sciacquàgl’ (dallo spagn. chocallos = pendenti d’oro, derivato dal lat. jocalia
= vezzi, gioielli) orecchini, pendente prezioso
Sciacqualattùca (da “sciacquare” + “lattughe”, compito evidentemente non
difficile, sguattero) sempliciotto, buono a nulla; persona inconFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
455
cludente, inaffidabile nel lavoro; anche essere insignificante
Sciacquapiàtt’ lavapiatti, sguattero
Sciacquarià gorgogliare, rumoreggiare di liquidi (mi scia-cquarìa ‘a trìppa),
guazzare o sguazzare, rimescolare un liquido nel recipiente che
lo contiene
Sciacquaròs’ e vivagnès’ (dal napoletano “sciacqua Rosa e bive Agnese”)
bellissima espressione usata quando si vuole segnalare uno spreco
di risorse del tutto ingiustificato, con il solo gusto di scialacquare
senza ritegno, di sperperare risorse di famiglia.
Curiosità. Impossibile una traduzione letterale, ma il senso è
profondo. La locuzione indica una gara dagli effetti pericolosi
in negativo tra chi piú sperpera o dilapida comuni sostanze, rappresentate
da Rosa e Agnese. Rosa si satolla di vino accontentandosi
di una sciacquatura (ossia di vino addizionato d’acqua),
oppure usando vino puro per risciacquarsi la bocca da una precedente
bevuta, e Agnese beve senza ritegno. R. Bracale ricorda
l’antico gioco del padrone e sotto (derivato da quello detto
tuòcco) che si svolgeva nelle bettole tra due giocatori di cui uno,
il padrone, poteva imporre o negare all’altro, il sotto, innumerevoli
bevute di vino con l’aggravio di dover pagare il vino bevuto.
Insomma, uno spreco senza ritegno! Da:
https://www.facebook.com/249708501743078/posts
/730983323615591/ (Liberamente tratta da Raffaele Bracale)
Sciacquàrs’ pulirsi, lavarsi
Sciacquàta lavaggio superficiale; lavare/si alla buona
Sciacquatìna acqua sporca; bevanda allungata con acqua
Sciacquètta bevanda allungata (quasi acqua); buono a nulla; ragazza facile
Sciacquètte bagordi; anche rinfrescarsi, lavarsi, pulirsi in modo disordinato
e superficiale
Sciàcquo (dal lat. flaccum = fiacco in combinazione con un aggettivo derivato
da “aquam”) uovo guasto, marcio, non fecondato o non gallato;
liquefatto; impotente, blando; anche sciacquo, risciacquo
Sciacquìn’ persona inaffidabile, ipocrita; anche attendente militare (dispregiativo)
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sciacquolìa scuote, sciacquetta, agita energicamente
Sciaffè (dal franc. chauffeur) autista, conducente, guidatore
Sciaguràt’ persona trascurata, sciatta, sciagurata
Sciàgur’ fetore, puzza, tanfo, miasma
Sciàla diverte, prova piacere; spreca
Scialà (dallo spagn. xalar, dal lat. ex+halare attraverso i signif. antichi
di “emettere, metter fuori” quindi “spendere con larghezza,
sperperare”) spendere con larghezza e con ostentazione, vivere
spensieratamente, divertirsi, esasperata ricerca di un godere con
ampiezza ed intensità, di un volersi appagare senza limitazioni
o condizionamenti; disinvolto spendere e spandere; rendersi
soddisfatti, sazi e felici oltre ogni barriera
Scialacquà dissipare, sperperare, sprecare
Scialapòpul’ (letter. godi popolo) persone generose e di buona compagnia;
venditori ambulanti che praticano i prezzi più convenienti; anche
gettare al vento, sperperare, dissipare; sfoggiare, ostentare,
quindi darsi arie, godersela, divertirsi; venditore di avanzi, di
scarti, di resti
Scialàt’ divertito all’inverosimile
Sciàll’ (di origine persiana = shal, attraverso il francese chal) scialle,
mantella
Sciamìss’ (dal francese chemise = camicia) soprabito,
paltò di stoffa leggera; anche camiciola, camice, camicione
Sciammèrga (dallo spagn. chamberga = giacca lunga con code e alamari, a
sua volta da Schomberg, duca e generale francese di origini tedesche
vissuto nel XVI sec. da cui derivò il termine) soprabito,
vestito con pretese signorili; marsina; camicia di seta. Più tardi,
nel linguaggio malavitoso, la sciammerga identificò l’abbigliamento
vistoso del guappo; oggi viene usato come sinonimo di
coito
Sciampagnàta scampagnata, gita in campagna con amici
Sciampagnùn’ (dal franc. compagnon o da sciampiare = allargare, ampliare)
buontempone, compagnone, scialacquone, spendaccione; persona
che ama la bella vita, perditempo
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sciànca (dal franc. antico flanc = fianco, con la trasformazione “fl” in
“sc”) gamba, coscia; persona che cammina male, senza grazia
Sciancà (dal greco skìzo = rompere, lacerare) azzoppare; provocare a
qualcuno danno agli arti infeiori: sciancàt’ = zoppo, sciancato,
claudicante; anche rompere, lacerare, stracciare, squarciare
Sciangè (dal franc. échanger) scambiare (la dama nel ballo della quadriglia);
permutare
Sciantósa (dal franc. chanteuse = cantante) cantante di varietà, artista di
spettacoli leggeri; donnina allegra e piuttosto elegante
Sciàpit’ senza sale, insipido
Sciàcquo/covatùsu detto di uovo non fecondato, uovo che non si schiude,
fallito; anche di uovo marcio (dopo l’incubazione)
Sciarà/scjiarà (intraducibile) convenzionalmente gli viene dato il significato
di socio, grande amico, fratello: una volta si usava tra commilitoni
o compagni di gioco e fra ragazzi uniti da un legame profondo,
complici che condividevano dei segreti. Potrebbe derivare
da una corruzione, è una mia ipotesi tutta da verificare, dell’inglese
shut up = star zitto, far stare zitto, chiudere.
Approfondimento. “Sciarà è calabro-paolano. Intraducibile, ma
significa socio, fratello, sodale: è più di amico, si usava una vol -
ta fra ragazzi che facevano gli stessi giochi e passavano tutto il
tempo insieme; dice di un legame profondo. Letteralmente significa:
noi che ci chiamiamo e ci riconosciamo per lo stesso no -
me, ma il nome cade e di venta solo sciarà.” Mauro F. Minervino
https://www.doppiozero.com/materiali/sciara/sciara-ovvero-leparole-
dialettali-intraducibili
Sciariàt’ smesso di piovere, schiarito/a; finito
Sciaùra sciagura, grave disgrazia, calamità
Sciàuro (dal lat. incrociando flatum = alito con auram = soffio) alito cattivo;
odore cattivo
Scìcch’ (dal franc. chic) elegante, distinto; di ottima qualità
Scicchèria lusso, sfoggio di ricchezza; sovrabbondanza
Sciccùs’ elegante, distinto
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
458
Scicquàgl’/sciacquàgl’ (dallo spagn. chocallos = pendenti d’oro) ciondolo,
orecchino
Scìdda (dal lat. axilla, con aferesi) ala di uccello, ascella
Scìf’ (dal greco skyphos) truogolo o trogolo
Scigà (dal lat. exigiare = stracciare) stracciare, strappare, randellare,
lacerare un tessuto
Scìga nel gergo malavitoso lardo; strappa, straccia
Scigliùtu scelto, prediletto, prescelto, selezionato raffinato, ricercato, distinto
Scigna (dal lat. simia→simja) scimmia
Scignò (dal franc. chignon) acconciatura dei capelli
Scilifrègg’ (dal verbo “scilare” = sfilacciare, sfilare + sfregiare = deturpare)
danni ingenti, notevoli, considerevoli prodotti intenzionalmente
su cose o persone da eventi naturali (terremoti, alluvioni,
frane ecc.)
Scilinguàt’ balbuziente, bleso, chi ha la pronuncia difettosa
Scilinguàta/‘nchiàmbara impasto di farina di mais, cipolla e “fisuràglia”
(oppure solo farina di grano e cipollotti senza uova) fritto o
cotto in forno
Scìmia (dal lat. simia = dal naso schiacciato) scimmia, primate; anche
sbornia, sbronza, ubriacatura
Scimu(i)nìt’ scemo, senza cervello, incapace di ragionare
Schìna (dal germanico skina) schiena
Scinàriu (dal greco klinárion = lettuccio) letto in disordine; scenario
Scinèll’ ciabatte, pianelle, pantofole
Scìnn’ scendi, corri, vieni giù
Scinnitùr’ scenditoio, sentiero in discesa; scalini in pietra, infilati nel muro,
usati per accedere ad un terreno terrazzato. Contrario: saglitùr’
Scìnnere scendere, discendere, venire giù
Scinnùta discesa, scesa, calata, pendio
Scìnti (da “scingere” contr. di “cingere”, lat. discingere = sciogliere)
sciolti, slegati (rif. a capelli); senza cintura o sciolta; non cinto,
non circondato, non munito
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scinziòn’ (dal lat. ascensio -onis, der. di ascendĕre = salire) Ascensione;
ascendenza; ascesa
Sciòdda precipizio, burrone, dirupo; scollamento del terreno, frana
Scioddà/sciuddà demolire, disfare, dirupare
Sciògliri/sciuglìri (dal lat. solvere) sciogliere, slegare, slacciare
Sciommasù sostantivo composto dalle parole sciò adoperata per scacciare
le galline e ammasùna, imperativo che significava rientra nel
pollaio, vai ad appollaiarti
Scioperàt’ trasandato, disordinato, malvestito; nullafacente, vagabondo
Sciòrta (dal lat. sors, sortis = sorte, ricalcato a sua volta sul più antico
“fors” = caso, da cui fortuna; sors e fors sono retti dal verbo
fero = portare) sorte, destino, fortuna
Sciòrta (dal lat. ex-sólvere = sciogliere, slegare) diarrea, sciolta
Sciòscia/scio’ veniva chiamata così la sorella maggiore che spesso era considerata
come una seconda mamma; anche zia, signora in età avanzata
Sciòscia vezzeggiativo dialettale di Rosaria; anche signora anziana
Sciosciammùsch’/sciosciammùcch’ letteral.scaccia-mosche; bastoncino
con strisce di carta all’estremità, usato per allontanare le mosche;
anche persona semplice, ingenua, facile da ingannare,
credulone
Sciosciarèdda (der. del lat. soror) sorellina; germana
Scìpp’ sradico, strappo, scasso
Scippà (dal lat. ex-ceptare da ex-cipere = estrarre, tirar fuori; probabile
l’influsso di “ceppo” preceduto da ex = sradicare o excerpĕre =
strappare, svellere) togliere con la forza, strappare, sradicare,
svellere, estrarre
Scippacòr’ rubacuori, seduttrice, ammaliatrice; anche playboy, casanova,
dongiovanni, seduttore
Scippar(i)ènt’ cavadenti, dentista
Scippunià (dal lat. hirpex = erpice con sovrapposizione di scerpere = diserbare)
zappare a fondo un terreno incolto; scavare, sterrare,
solcare
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
460
Scirivicà scervellarsi, lambiccarsi
Sciròcch’/sciruòcch’ (dall’arabo suruq = oriente) scirocco; anche toponimo
di località e torrente a sud di Paola
Scirrà/scerrà (dall’arabo sciarr = guerra, dal lat. exerrare, vedi l’italiano sciarrare”,
trans. sbaragliare, intran. staccarsi) bisticciare, litigare
Scirràta zuffa, lite, rissa, bisticciata; anche inimicata
Scirubètt’ (dall’arabo sharbat = bevanda) sorbetto/granita di neve e miele
di fichi: da questo termine derivano anche i termini “sciroppo”
e “sorbetto”. In Medio Oriente lo sharbat è una bevanda dolce
che si consuma fredda con un cucchiaino; è giunta fino a noi,
trasformandosi nel primo dolce della storia calabrese
Scirùpp’ (dal lat. syrupus, dall’arabo sharub = bevanda) sciroppo, giulebbe,
soluzione concentrata di acqua e zucchero
Sciruppà sciroppare, candire; per traslato: sopportare, tollerare
Scìsa scesa, discesa, pendio
Scìsc’/scìsci semi di carruba; gingilli, fronzoli, ninnoli; oggetti graziosi di
scarso valore e di poca utilità (‘u facìt’ jì tùtt’ a scìsc’ e zagarèdd’=
non fate andare tutto in gingilli e brandelli, cioè in
niente o in nulla)
Sc_scàff’ schiaffo, sberla, ceffone; anche offesa, insulto, umiliazione, vergogna
Sc_scaffittùn’ schiaffone, sberlona; anche tipo di pasta
Sc_scaffià schiaffeggiare
Sc_scamà (dal lat. ex-clamare = gridare) gridare; belare, gemere come fa
una pecora o una capra; lamentarsi
Sc_scamaccià/sc_camaccià (dal greco kamakos = bastone) schiacciare a
fondo, pestare decisamente, ammaccare; calpestare con forza,
frantumare
Sc_scanà (dal lat. ex-planare = spianare) suddividere la pasta lievitata del
pane in parti uguali per poi modellarli (fare la pezzatura); anche
impastare la farina, spianare la pasta per il pane; spianare, appianare
Sc_scanatùr’ spianatoio, tavoliere di legno; piani laterali della madia: servono
per spianarvi l’impasto
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
461
Sc_scanicà lo sgretolarsi dell’intonaco dai muri e, in senso figurato, il distaccarsi
di qualsivoglia cosa. Quindi scrostarsi, sgretolarsi (da:
Vocabolario degli Accademici della Crusca); anche schiantarsi
Sc_scanicàta schiaffone
Sc_scànt’ sobbalzo, paura, spavento per un boato
Sc_scantà (dallo spagn. espantar) sobbalzare per la paura, spaventarsi;
scottare il cibo, breve cottura in padella
Sc_scaràzz’ (dal greco ischiros) ovile, rifugio per bestie, stazzo per pecore
Sc_scaròla (dal lat. tardo escariola = erba commestibile in quanto esca =
cibo, alimento) indivia, scarola
Sc_scarolià motteggiare, pronunciare motti o/e battute spiritose, fare dello
spirito, scherzare; farsi beffe di qualcuno, beffare, beffeggiare
Sc_scàsc’ sconquasso (chi ti vinìss’ ‘nu sc_scàsc’!); anche compiere una
clamorosa vendetta
Sc_scascià rompere, distruggere, scassare, scassinare, spaccare, sfasciare
Sc_scàscia ‘mbrèll’ questo termine indica un tizio che dà continuamente
fastidio
Sc_scasciàt’ divelto, mal ridotto, distrutto, rotto, inutilizzabile, scassato,
sgangherato, inservibile
Sc_scattà (dal lat. excloppitare, francese éclater. Onomatopeica. Spesso
“crèpa e sc-scàtta” dalla rabbia, dall’invidia) scoppiare, crepare,
esplodere, rompersi con violenza; morire; anche fare un dispetto.
Ca vù sc_scattà dumàn’ = che tu possa crepare/morire
domani (bestemmia)
Sc_scattagnòl’/ciancianièdd’/cavuliddi ra cummàr’
(silene vulgaris) silene, stridoli/strigoli, schioppetti. È un’erba
dalle foglie tenere, leggermente carnose e dal sapore che ricorda
l’asparago e lo spinacio o i piselli appena colti. In primavera
genera un fiore a palloncino che, schiacciato, emette il suono di
un leggero scoppio: da qui il nome popolare, “sc_scattagnòla”;
erba commestibile; anche schiocco fatto con le dita
Sc_scattagnùs’ dispettoso, indisponente, irritante, antipatico
Sc_scattamuòrt’ becchino, beccamorto, chi aveva il compito di seppellire i
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
462
morti. Approfondimento. Il termine paolano viene spiegato in
diversi modi: secondo alcuni deriva dall’antica usanza dei becchini
di bucherellare i corpi dei defunti per verificarne l’effettivo
trapasso, alcuni testi riportano che nel medioevo addirittura
un dottore mordeva una parte del corpo, generalmente l’alluce;
secondo altri il verbo “schiattare”, dal provenzale esclatar,
scoppiare, indicava la pratica, in uso fino al Seicento, di comprimere
i corpi per farne entrare più di uno nelle bare o per far
perdere ai cadaveri tutti i liquidi. Questa ipotesi è confermata
dalle espressioni/maledizioni “puòss’sculà e “puòss’ sc_scattà”.
‘U sc_scattamuòrtu era rispettato, ma anche temuto, perché si
riteneva che portasse sfortuna: spesso al suo passaggio non mancavano
richiami a riti scaramantici
Sc_scattarià scoppiettare, crepitare
Sc_scattarìa far crepare; anche fare dispetti con perfidia e cattiveria
Sc_scattarùs’ dispettoso, invidioso
Sc_scattazzùn’ malanno da crepare (ca ti vo’ piglià ‘nu sc_scattazzùn’ = che
tu possa crepare)
Sc_scattià (dal lat. ex-captare = prendere + scloppus = scoppio) scoppiettare,
crepitare
Sc_scattìdd’ frutto del fico nello stadio iniziale (molto acerbo), non ancora
maturo
Sc_scattignòl’ nacchere
Sc_scattìja rumoreggia, scoppietta (la legna che brucia)
Sc_scatùl’ scatola, contenitore di cartone
Sc_scavèdd’ tipo di fico molto gustoso
Sc_scàv’ schiavo, servo; oppresso, in balia
Sc_scavùn’ crescione, pianta erbacea dal sapore piccante che si mangia in
insalata
Sc_schiètt’/sc_schètta (sono termini che - attraverso il toscano “schietto” –
provengono dal germanico slaíhts o sclaihts = semplice, andando
incontro a una trafila semantica che coinvolge i significati
di “bambino/ragazzo” e quindi “ragazzo/a celibe/nubile” - Fonti
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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REW 3364 e DEDI s.v. schetto) persona celibe, scapolo, non
sposato/a; anche schietto/a, puro/a, genuino, chiaro
Sc_schìf’/schìf’ (dal greco Skufòs) schifo, disgusto, nausea
Sc_schifià/schifià schifare, nauseare, provare disgusto
Sc_schifignùs’/schifignùs’ schizzinoso, che ha gusti difficili, difficile a contentarsi
Sc_schifìu/schifìu andare male o meglio finire male, in schifezza
Sc_schifìzza schifezza, sporcizia; bruttura, oscenità, indecenza
Sc_schifùs’ schifoso, ripugnante, disgustoso, lurido, indegno
Sc_scòcca (dal lat. scutula = pomello o lat. mediev. clocca = campana)
pomelli delle guance, guancia arrossata/colorita; gruppetto di
frutti o fiori attaccati sulla cima dei ramoscelli, gruppetto di
cose uguali; anche rumore emesso da uno schioppettio o dalle
nocche della mano
Sc_scòcche fichi secchi infilati in modo alternato su stecche di canna e cotti
in forno
Sc_scrènca/u brutta, malfatta, lacerata; straccio; anche gambe gracili; uomo o
animale eccessivamente magro
Sc_scùma (dal lat. spūmo o germanico skum) schiuma, spuma (ti sc_scùm’
‘u mùss’ a sàng’)
Sc_scumaròl’ schiumarola, mestolo forato
Sc_scuppètta schioppo, fucile, archibugio
Sc_scuppettàta schioppettata, fucilata
Sc_scuppittià mangiare, divorare, pappare; mangiare avidamente facendo
rumore
Sc_scurcià graffiare, scorticare, scuoiare
Sc_scurciàt’/scurciàt’ graffiato, scorticato, scuoiato; anche perfettamente
simile, uguale (à sc_scurciàt’ ‘u pàt’), somigliante
Sc_scùt’ assiolo, piccolo uccello rapace notturno; anche brutto/a, bruttezza
(pàr’ ‘nu sc_scùt’)
Sc_scutà/sc_scurcià (dal greco skŷtos = pelle) scortecciare, togliere la corteccia;
spellare, scuoiare
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sc_scutàt’/sc_scurciàt’ scortecciato, tolta la corteccia (generalmente a rami
giovani e teneri)
Scìst’/cist’ (dal lat. schistum, derivato dal greco skistos) petrolio per lampada,
petrolio illuminante
Scità (dal lat. excitare) svegliare, destare
Sciuddà distruggere, rompere tutto, demolire, disfare; franare. È ca si vò
sciuddà ‘u mùnnu! = che possa precipitare tutto!
Sciuddàt’ divelta, crollata, demolita, rovinata, scomposta, disfatta, diroccata
Sciumpràt’ cencioso, mal ridotto
Sciuòcch’ sciocco, sgarbato
Sciuòdd’ disastro, rovina, disgrazia. Sciuòdd’ miu! o sciuòdd’ rà càs’ mia
(o nostra)! = che sventura! che disgrazia si è abbattuta sulla mia
casa!
Sciuòdd’(si ‘nu) guaio, sei uno che combina sempre guai
Sciuòt’ sciolto, slegato
Sciupafimmìn’ playboy, donnaiolo, dongiovanni
Sciupùn’ sciupone, sprecone, spendaccione, scialacquatore
Sciurtìzz’ scioltezza, disinvoltura
Sciuscià Da Accademia della Crusca: a Napoli, e in altri centri dell’Italia
centro-meridionale, i ragazzi si servivano di questo termine
per offrirsi come lustrascarpe ai militari alleati dopo la loro venuta
in Italia, nel 1943. Una forma di accattonaggio, una piaga
sociale, quella di questi ragazzi laceri, sporchi, affamati e privi
di qualsiasi appoggio. La parola sciuscià, così pronunciata a
Napoli, Roma ecc., riflette l’americano shoe shine, il quale
meglio si riconosce nella forma in cui essa era da principio
diffusa a Firenze e altrove: sciusciài. Ma poiché furono i giornali
di Roma i primi a de-nunciare la nuova piaga, è stato nella forma
sciuscià che la voce si è rapidamente imposta attraverso tutta la
penisola, diventando presto sinonimo di “giovane vagabondo,
accattone” e persino di “ladro”
Sciuscià (dal lat. sub flare = soffiare sotto, da cui sufflare) alitare, fiatare,
respirare; soffiare, insufflare
Sciusciù (dal franc. chou = cavolo?) chayote (Sechium edule), zucca centenaria,
zucchina spinosa, pa-tata spinosa, melanzana spinosa,
melanzana americana, lingua di lupo
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scivulà (voce onomatopeica) scivolare, slittare, cadere
Scivularèdd’ scivolo, gioco; scivolare sulla neve o su altre superfici (ghiaccio,
erba, corrimano, ecc.). Gioco praticato dai bambini consistente
nello scivolare, a danno dei calzoni, a cavallo delle ringhiere
di una scala o di un muretto in pendenza
Scivulènt’ molto scivoloso
Scivulùs’ scivoloso, viscido, sdrucciolevole
Sco(u)ccià aprire il baccello, sgranare (scòccia i fasuòl’); anche infastidire,
seccare, tormentare, scocciare
Scòcere scuocere, cuocere eccessivamente
Scòglia raccoglie ogni pezzettino o particella (in genere di cibo o di averi;
fare scarpetta; àss’ scògl’ tùtt’ nel gioco delle carte in cui l’asso
prende tutte le carte calate
Scògliere (dal lat. colligere = raccogliere) con s intensiva; raccogliere, raggruzzolare,
raggranellare
Scoglitìn’ rimasugli, avanzi, residui
Scòla (dal lat. schŏla, greco skholḗ = tempo libero, poi “luogo dove
si attende allo studio”, che in origine significava, come otium
per i Latini, libero e piacevole uso delle proprie forze) scuola
Scòlla da “scollare” (aprire sul collo): cravatta; anche fazzoletto legato
al collo, sciarpa
Scònc’ non presentabile, maldestro, goffo, brutto
Sconcièrt’ sconcerto; anche nausea, vomito
Sconciurà pregare, scongiurare
Scòrz’ ‘i cuòdd’ botta fra testa e collo
Scòrza/scòrsa (dal femm. sost. dell’aggettivo latino scorteus = di pelle, di cuoio)
buccia, scorza, corteccia; anche crosta del pane
Scòsta scusa, pretesto; anche scostare
Scostit’/arrassàt’ allontanati, spostati, mettiti da parte
Scquità tranquillizzare, acquietare
Scrianzát’ senza creanza, senza educazione
Scrìma (dal lat. discrimen = separazione, con aferesi) scriminatura, riga
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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dei capelli: der. di scriminare; linea di spartizione dei capelli. Il
dividere i capelli, pettinandoli, in due parti separate da una sotti -
le linea longitudinale; più comunemente, la linea che segna la
spartizione dei capelli (altrimenti detta divisa)
Scriritàt’/scriditàt’ screditato, che ha perso ogni credito
Scriziàt’ picchiettato, punteggiato, chiazzato, maculato
Scroccà/scruccà (dal franc. croc = uncino) togliere dal cruòcch’, dall’uncino;
arraffare, scroccare; usurpare
Scrùfa (dal lat. scrofa) scrofa, maiala
Scrufunià/scrupunià frugarsi; mettersi le dita nel naso, scaccolarsi
Scrùs’ (dal lat. excludere = mettere fuori) escluso, tagliato fuori, allontanato;
respinto
Scrùsciu scroscio, rumore
Scuaddarà/squaddarà allargare, sformare un indumento; anche allargare
le gambe in modo volgare
Scuaddaràt’/squaddaràt’/sguaddaràt’ = (da guallera, uallera, guàddera
= ernia, dal quale nasce) allargato; indumento deformato di
taglia decisamente grande per chi deve indossarlo; persona con
ernia; anche risata abnorme. Di conseguenza, la parola scuaddaràt’
è perciò utilizzata per riferirsi a qualcosa condizionato dall’ernia.
Nello specifico, è scuaddaràt’ un capo compromesso
dalla presenza dell’ernia. L’ernia figurata rovinerebbe quindi
l’elasticità e la forma dei capi, che diventerebbero, quindi,
scuaddaràt’, ovvero informi, dalla trama sfibrata, con delle parti
meno tese e più molli
Scucchià (dal lat. ex-copulare = disunire) separare, spaiare
Scucchiàt’ diviso, separato, spaiato
Scuccià sgranare, sbucciare, sbaccellare; arrecare fastidio, dare noia, disturbare,
importunare, scocciare; anche provare fastidio, infastidirsi,
seccarsi
Scucciatùr’ seccatore, persona fastidiosa
Scucculàt’ scoccolato/a; anche sbocciata
Scucuddà raccogliere/togliere i bozzoli dalla conocchia o bosco di frasche
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scucùgl’ ramaglie, schegge di legno, canne secche, anche piccoli pezzi
di legno secchi spiaggiati raccolti durante l’inverno (o dopo le
mareggiate) e usate, un tempo, per accendere il fuoco
Scucuzzà scocuzzolare, privare del cocuzzolo; levare, portare via il cocuzzolo;
rompere una zucca o la testa
Scuddà scollare, sfasciare, rompere
Scuddurà srotolarsi; anche alzarsi dal letto
Scufunnà sprofondare, andare a fondo; precipitare
Scufunnàt’ sfondato, senza fondo, scassato, rotto; anche insaziabile, ingordo;
fortunato: nel senso di sfondato con il culo, termine questo
che è di uso comune in espressioni figurate più o meno volgari
per indicare colpo di fortuna
Scugliàre cadere a terra sotto un peso; fare qualcosa che richiede gran fatica.
Una persona che sente e valuta l’esagerazione di uno sforzo
dice con sarcasmo: “povarièdd’ s’è scugliàt’ tùtt’”
Scugliàt’ (lett. castrato) rotto le scatole, annoiato a morte; anche perdere
l’assetto degli abiti, persona trascurata che non si tiene in ordine
nell’abbigliamento
Scugliunàt’ perdere il dominio di sé, seccarsi, infastidirsi
Scugnà (da cugna = cuneo, conio; anche zippa = zeppa) disgiungere,
smuovere, distaccare, sconnettere; rompere con forza
Scugnà (dal lat. ex-cuneare = estrarre il cuneo) detto di denti che si muovono;
smuovere; togliere il cuneo; ferirsi in modo sanguinoso:
es. se una “s’è scugnàt’ ‘u nàs’”, se sanguina dalla bocca = “s’è
scugnàt’ ‘u mùss’”. Tra i contadini, questo termine viene usato
per definire il distacco del manico dalla cavità di alloggiamento:
“s’è scugnàt’ ‘a zàpp’”, “s’è scugnàt’ ‘a ccètt’”. Originariamente
indicava l’atto di battere il grano o la biada raccolti per
separarli dal fogliame e dalla pula (trebbiatura).
Scugnìzzu monello, ragazzo di strada. Curiosità. La parola deriva dal verbo
scugnà con riferimento ad un classico gioco che si praticava tra
scugnìzz’: ‘u strummùlu (dal greco strombos = trottola) il cui
scopo era quello di scugnàre (da scugnà che a sua volta deriva
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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dal lat. ex-cuneare = rompere con forza) ‘u strummùlu dell’avversario:
l’operazione era tanto difficile che solo un vero scugnìzz’
ci riusciva
Scugnurènt’ inconcludente, inefficace, inutile, infruttuoso
Scuicciulià/squiccilià piovigginare
Scuicciulùn’/squicciulùn grossa goccia d’acqua
Scuietàt’/scuitàt’ (dal lat. cōgĭtor) calmato, tranquillizzato, spensierato,
tranquillo
Scùl’ deflusso, flusso, drenaggio; affezione venerea
Sculà scolare, sgocciolare; anche dimagrire, deperire; rinsecchirsi:
dall’antica usanza di far colare i liquidi dei cadaveri prima di
sotterrarli. “Putìss’ sculà!” Si tratta di un terribile anatema con
il quale colui che lo esclama augura ad una persona di morire
in modo veramente terribile, cosa che però fino al XVIII secolo
risultava invece essere addirittura una benedizione. In quel
periodo infatti si credeva che il rito funebre della scolatura rappresentasse
il modo per le anime dei defunti di giungere purificate
da ogni peccato in paradiso
Sculàcchia sfonda, rompe, scassa
Sculacchià sfondare, sfondarsi, scassare, sfasciare, spaccare
Sculapàst’/sculamaccarrùn’/culapàst’ scolapasta, colapasta
Scularinàt’ affaticato, spossato, sfiancato (mi sùgn’ scularinàt’ purtànn’
‘stù pìs’= mi sono affaticato moltissimo portando questo peso)
Sculàt’ scolato; anche dimagrito
Sculatìna avanzo di un liquido, scolatura
Sculatùr’ scolatoio, colatoio; anche fondo, residuo, rimanenza
Sculavruòd’ (letter. scolabrodo) colabrodo, arnese da cucina con piccoli buchi
attraverso i quali si filtra il brodo; (scherz.) oggetto pieno di
buchi, soprattutto perché vecchio o consumato (quel vaso ormai
è un colabrodo, ridurre a un colabrodo, come un colabrodo,
riempire di buchi). Approfondimento. Dal sito del Comune di
Paola/Tradizioni - riporto testualmente quanto segue:
“La ridente città è ricca di tradizioni e di usanze, fra cui spicca
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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la nave, che allietava le feste religiose con il suo ballo: altro
non era che una piramide umana, chiamata sculavrùodu, costituita
da una prima fila di sei persone che reggeva sulle spalle
un altro gruppo di quattro giovani i quali, a loro volta, ne sostenevano
altri due. Essa partiva dalla marina e, danzando (come
meglio poteva), si recava fino alla chiesa dove si venerava la
Madonna”
Scullàt’/scuddàt’ scollato/a, aperta sul collo, scollacciato/a; anche staccato/a,
separat/ao, scollato/a
Scumà/sc_scumà (dal longobardo skum incrociato con il lat. spuma, spumor;
anche dal verbo scumà) schiumare. “Scumà a sànch’” = colpire
in modo da determinare la fuoriuscita di schiuma (saliva) e sangue,
pestato a sangue
Scumaròla/sc_scumaròla schiumarola, utensile da cucina
Scumbussulàt’ scombussolata, turbata
Scùmmattere avere molto da fare; combattere, lottare
Scummattùt’ combattuto, travagliato
Scummenìre non fare una buona o bella figura
Scumminà scombinare, mettere disordine, scompigliare
Scummìssa scommessa, patto, impegno
Scummu(i)glià scoprire, mettere a nudo; togliere la copertura, scoperchiare
Scumparì sfigurare, fare brutta figura, rovinarsi la reputazione; anche
scomparire, sparire
Scumpidùt’/scumparùt’ scoraggiato; anche scomparso
Scumpunì scomporre, decomporre
Scumpuòrt’ (dal lat. confortare, derivato da fortis = forte, con “s” sottrattivo)
sconforto, dolore
Scuncassà sconquassare, scombussolare, fracassare, distruggere
Scunchiùdere non concludere, dire cose senza senso; scombinare
Scunchiùs’ sconcluso, scombinato; anche senza senso
Scunchjurènt’/scugnudènt’ inconcludente, sconclusionato
Scunciurà (letter. costringere il demonio o altre forze malefiche ad abbanFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
470
donare la persona o la cosache ne è invasata) scongiurare, pregare,
supplicare ardentemente
Scunfirà (dal lat. confidere, con “s” sottrattivo) perdere la fede, perdere
la fiducia; abbattersi, scoraggiarsi
Scunnàta donna volgare e di facili costumi, vanitosa e frivola che cerca di
mettersi in mostra e di attirare l’attenzione e l’interesse degli
uomini; meretrice, puttana
Scunnùt’ nascosto, non visibile, celato, occultato
Scunsà abortire; sciupare, sconciare, guastare; imbruttire; ridurre in cattivo
stato; anche smantellare
Scùnt’ sconto, ribasso, abbuono
Scuntà scontare; incontrare, venire incontro (ascontìm’ = vienimi incontro),
imbattersi; espiare (i peccati)
Scuntentà scontentare, deludere, dispiacere
Scuntiènt’ scontento, triste, avvilito
Scuntintìzz’ dispiacere, non gradito
Scuntricàt’ piagato, ulcerato, lacerato
Scuntrùs’ scontroso, brusco, burbero, ombroso
Scunucchià levare i bozzoli dalla conocchia, sbozzolare; anche togliere il
cartoccio dalle spighe di mais
Scunucchiàt’ non sorretto dalle ginocchia
Scunzulàt’ (dal lat. ex + consolari = senza alcun conforto) sconsolato; isolato;
disagiato (chìn’ nàsc’ af-flìt’, mòr’ scunsulàt’...)
Scuògl’ scoglio, roccia sotto terra o sott’acqua; anche raggranello, raccolgo
Scuònciu lavoro eseguito male; persona buona a nulla; roba da buttar via;
maldestro, goffo, brutto da vedere
Scuòntu sconto; anche ti vengo incontro
Scuònzu aborto; sconcio
Scuòppula (dal greco kòpto = scappellotto) scappellotto; schiaffo, scoppola,
batosta
Scuoppulà scoperchiare, scoprire
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
471
Scuorchiulà scorticare, scortecciare; togliere la buccia
Scuòrd’ dimentico; anche dimenticatoio, dimenticanza
Scuòrn’ vergogna, scorno, gabbo, pudore
Scuòrpur’/scuòrpul’ (dal lat. scapus e scopae o lat. parlato scòropus = stecco)
stecco di legno, fuscello, pezzetto di legno
Scuòrzul’ gobba, protuberanza; prominenza, convessità (fasi lunari)
Scuòtt’ stracotto, scotto/a; anche pagare lo scotto
Scuotulà scrollare, scuotere, abbacchiare
Scuòtula fràsch’ (lett. scuoti ramoscelli) fannullone, poltrone
Scuozzucatùmmul’ capriola, capovolta, giravolta
Scùpa scopa; anche gioco di carte
Scupà ‘i scàrp’ spazzare le scarpe. Curiosità. Perché si dice che chi si spazza
sulle scarpe non si sposerà più? Da fb: Gruppo Pubblico “La
Nuova, Bella Napoli” riporto integralmente:
“Questo modo di dire misterioso ha una sua ragion d’essere e
riguarda due elementi: la scopa e le scarpe. Partiamo dalle scope:
gli antichi credevano che i fili di saggina, cioè i filamenti
del sorgo con cui sono costruite le scope rustiche avessero capacità
germinative, cioè favorissero la fertilità; dunque le scope
erano un elemento sacro e non attrezzi di pulizia, quindi strumenti
per purificare i luoghi di culto. Nell’antica Roma si credeva
che, durante le Antesterie (feste celebrate in onore di Dioniso
e cadevano nel mese di Antesterione a cavallo fra febbraio e
marzo), le anime dei morti tornassero sulla terra per far visita ai
vivi e questi ultimi, dopo averle accolte con idonei riti, le “scopavano”
fuori dall’uscio con l’atto simbolico di spazzare il pavi -
mento, per farle ritornare integre nell’Ade. Nella nostra tradizione
la scopa mantiene un primato di interpretazioni.
Prima di tutto aveva il potere (se messa dietro la porta) di tenere
lontano streghe e demoni; questa credenza si è oggi tramutata
nelle scope augurali, variamente addobbate, che si appendono
ai portoni nel periodo natalizio. Alla scopa sono legati diversi
tabù: ad esempio è vietato spazzare il pavimento e buttare
l’immondizia fuori dall’uscio dopo il calar del buio, perché,
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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con la spazzatura, si butterebbe fuori di casa anche l’ùria, cioè
la fortuna. Quando muore qualcuno, dopo che il corpo esce di
casa per andare al cimitero, c’è l’uso di spazzare ogni angolo di
casa, perché l’anima deve andar via integra, pulita e serena e non
esser trattenuta in qualche granello di polvere. La scopa rientra
nei giochi di gruppo o nelle penitenze in cui si costringe un giocatore
perdente a ballare con la scopa; se una donna nubile, spaz -
zando il pavimento, lascia delle tracce di sporco, prenderà un
marito “ziddùsu” ovvero con una malattia al cuoio capelluto. Le
popolane, per attaccar briga o dirsi delle cattiverie, usavano dei
strani espedienti: ad esempio uscire fuori con la scopa in mano
e, capovolgendola appoggiarla al muro: la scopa, simbolo fallico,
messa a testa in su, indicava le abitudini lussuriose dell’avversaria.
Lo stesso termine “scopare” fa riferimento all’atto copulatorio.
Infine le donne in età da marito che non ama no i la vori
di casa, per perdere tempo si “sistemavano” con la scopa in mano
e fingevano di spazzarsi i piedi: questa cosa appariva partico -
larmente disdicevole ad un aspirante marito che ne deduceva
una scarsa attitudine per i lavori casalinghi... Per questo motivo
una donna che si scopa i piedi, è destinata a rimanere zitella,
rifiutata da qualsiasi uomo di buon senso.”
Scuparièdd’ scopetto, piccola scopa generalmente vegetale
Scupatùr’ spazzino, netturbino, operatore ecologico
Scupàzzu/scuvùlu scopa di pezza per pulire il forno dalla cenere, spazzaforno,
fruciandolo
Scupètta spazzola per le scarpe
Scupìdd’ scopino da cesso
Scupidù scoubidou o scubidù (gioco). (da Wikipedia) “Lo scoubidou è
il passatempo, l’arte, di intrecciare fili colorati, per ottenerne
dei piccoli oggetti, solitamente usati come portachiavi, braccialetti,
collane o altri ornamenti.” L’origine è abbastanza misteriosa:
c’è chi sostiene sia nata negli anni Sessanta, nelle caserme
dove i militari di leva per ammazzare il tempo intrecciavano
spago e fili colorati
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Scupièrt’ scoperto; anche scoperti
Scuppulùn’ scappellotto dietro la nuca, sberla, schiaffo
Scùpul’/scùvul’ spazzaforno, scovolo, scopa per pulire il forno; anche ramazza
fatta con i rami di un particolare arbusto
Scùr’ buio, oscuro, nero, cupo; anche corrucciato, triste, preoccupato
Scurà annottare, tramontare, fare buio; imbrunire
Scuràt’ ‘i vrigògn’ vergogna nera, dolorosa; anche mortificazione
Scuràtu buio, crepuscolo serale, dopo il tramonto; anche scorato, scoraggiato,
costernato
Scurcià (dal sostantivo latino scortum = pelle, il verbo scorteare = togliere
la pelle incrociato con ex-coriare = scorticare) scorticare,
levare la pelle, spellare; anche radere, pelare, togliere i peli
dalla superficie cutanea
Scurciàtina graffiatura, scorticatura
Scurciatùr’ (dal lat. tardo ex-curtare = accorciare) scorciatoia, accorciatoia
Scurdà scordare, dimenticare
Scurdàt’ obliato, dimenticato, tralasciato
Scuriddà (dal lat. ex cauda dorsi = dalla parte bassa della spina dorsale)
spezzare la schiena, rompere la spina dorsale; con la schiena
rotta dalla fatica; anche pianta senza punta o sommità
Scurinà togliere la cima o la punta alla pianta di mais o ad un albero;
cimare
Scurmà scolmare, abbassare, ridurre il livello
Scurnà vergognarsi, turbarsi, impacciarsi; anche scornarsi
Scurnacchiàt’ (term. di influenza napoletana) scornacchiato.
Lo “scornacchiato” è propriamente colui che non soltanto viene
tradito dal proprio partner, ma è addirittura consapevole di tale
infedeltà e non ne ha scuòrn’. Si tratta del peggio che potrebbe
capitare ad un uomo (o a una donna): essere tradito e sbeffeggiato
pubblicamente, privato della propria vergogna
attraverso la consapevolezza dell’insulto. Il verbo “scornacchiare” racchiude
in sé, abilmente, il senso profondamente negativo dell’
essere “senza vergogna”: il suffisso “acchio” infatti, corrispetFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
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tivo del latino “aculum”, designa proprio il peggio del peggio.
https://www.fanpage.it/cultura/scurnacchiato-il-significato-edel-
curioso-termine-napoletano-fra-vergogna-e-infedelta/
Scurnùs vergognoso, timido
Scurpà discolpare, discolparsi
Scùrra scorre, scivola, scola, defluisce
Scurtà accorciare; anche scortare
Scuruturmiènt’/scuramiènt’ prostrazione, scoraggiamento, tormento
interiore
Scùsere scucire, disfare, scomporre
Scustàt’ allontanato, scostato
Scustumàt’ ineducato, scostumato, maleducato
Scutà ascoltare, udire, prestare attenzione; anche ubbidire, dare ascolto
Scutèdd’ scodella, tegame in terracotta
Scuttià (dall’arabo saqqata = cadere, far cadere o lat. dis-quatere =
scuotere, agitare) discutere; esaminare; avere uno scambio di
idee e di opinioni; dibattere; contestare; litigare, battibeccare
Scutulià/scutulà (dal lat. excutere, greco koutulo = scuotere) scuotere, agitare
per pulire, scrollare; anche bastonare (traslato)
Scutulìu scuoto, scrollo, sbatto (ti scutulìu cùm’ ‘nu zinzùl’)
Scuverìre/scuvà scoprire, aprire, scoperchiare; denudare, mettere a nudo;
rivelare, svelare
Scuvirchià scoperchiare, scoprire
Scuvièrt’ scoperto; allo scoperto, all’aperto
Scuvirchiàt’ scoperchiato, scoperto
Scuvirtièdd’ gioco a carte scoperte
Scùvul’/scùpul’ (dal lat. scopula) spazzaforno, scovolo, scopa per pulire il forno
dalla cenere; anche ramazza fatta con i rami di un particolare
arbusto
Scuzzètta papalina, zucchetto, berretta
Scuzzummùl’ (dal greco kokko-málon = nòcciolo + frutto = frutto duro:
kokkýmelon è la prugna) frutto duro, acerbo; fatto, cresciuto
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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o sviluppato male riferito in particolare a citrùl’ e a mulùn’
Scuzzu(e)ttùn’schiaffo in testa, sulla parte posteriore del cranio (occipite), nuca
Sdìgn’ sdegno, offeso, indignato
Sdillabrà slabbrare, allargare
Sdirrinàta dirupata, scoscesa; anche spezzare la schiena
Sdirrùp’ dirupo, terreno scosceso, precipizio
Sdìtt’ disdetta, sdetto
Secutà/siecutà (dal lat. parlato secutare = seguire) scacciare, mandare via;
inseguire, rincorrere
Secretamènt’ segretamente, di nascosto, furtivamente
Sèggia (dallo spagn. silla) sedia
Seggiàra/siggiàra impagliatrice di sedie; venditrice di sedie
Seggiulùn’/siggiulùn’sedia alta per bambini bucata al centro
Sèmp’ (dal lat. semper) sempre, senza fine, continuamente, costantemente
Sèmpre(i)c’ (dal lat. simplicem) semplice, elementare, facile; naturale,
schietto, sincero, ingenuo, puro
Sèntì sentire, udire
Senzamèn’ non me né può fregare di meno; anche senz’altro, assolutamente
Sentùt’/sintùt’ capacità di sentire, udire (à sintùt’? = hai sentito?; à ntìs’? =
ha sentito?)
Sènz’ fatìgh’ disoccupato, senza lavoro
Sèr’ (dal lat. sedeo) sedersi; anche si era
Sèrcere/sàrcere intrecciare; lavorare a maglia; riparare
Sèrchia (dall’arabo serqia, dal lat. secta, participio passato di secare)
screpolatura della pelle, fessura, ragade
Sèrpa cirvìna biacco, serpente di colore nero (non velenoso)
Sèrr’ ‘i ggìr’ perdere tempo, prenderla alla lontana, cercare scuse (pìglia ‘a
sèrr’ ‘i ggìr’)
Serrà (dal lat. secare) segare, tagliare (Sèrra sèrra màstu Cìcciu, ‘na
panètta e ‘na sazìzza .. a sazìzza s’à mangiàt’ e ‘a panètta ‘a
lassàta; Sèrra sèrra màstu Cìcciu, c‘a sèrra va dirìtta, sèrra
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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sèrra màstu ‘Ntònio, c‘a sèrra ‘nu va bbona)
Sèrra (dal lat. serra) sega; anche contrafforte, costole montuose, cresta
di monte seghettata, dorso di montagna (dallo spagnolo cerro =
collina)
Sèrra Guardiòla toponimo di località e torrente presso Badia
Sèrra Miercurèdda (dallo spagn. sierra = contrafforte, dor-so di montagna,
costole montuose; dal lat. Mercuriàles = di Mercurio + herba =
erba) altura, dorso Mercurèlla: così denominata, probabilmente,
per la presenza dell’erba mercuriale o di Mercurio, dio a cui se
ne attribuiva la scoperta come pianta medicinale: era usata come
purgante e per interrompere la secrezione lattea delle puerpere.
È una pianta tossica. Anche toponimo di località di Paola
(900 msl)
Serràcchiu (dall’arabo sarraqa, lat. serraculum dim. di serra) saracco
Serricèdda (dal lat. serra = sega) diminuitivo di sega (paolano sèrra) piccola
catena montuosa a forma di sega, giogaia. Contrada pedemontana
a nord di Paola (sopra la frazione di Sant’Elia)
Se(i)rròtt’ (prob. der. del lat. serra = sega) saracco, segaccio
Serviètt’/sirviètt’ (dal franc. serviette, der. di servir = servire) tovagliolo,
salvietta
Serviziùs’ servizievole
Sètt’ pèt’ gioco delle sette pietre
Sfaccindàt’ indolente, pigro, poltrone
Sfarfugliàta spolverata, seminata
Sfascià rompere tutto; anche sezionare il maiale
Sfàscinà/spascinà togliere il malocchio, il fascino, la malìa
Sfigatàt’ coraggioso, ardimentoso, sfegatato
Sfirruzzà lavorare a ferri
Sfittà (dal lat. ex+fractum participio del verbo fran-gere = rompere,
infrangere) sfittare, sfrattare
Sfìziu/sfizziu/spiziu (dal gr. sphýzo) capriccio, voglia, soddisfazione, gusto.
Approfondimento. ‘U sfizziu è un godimento non impegnativo,
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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che soddisfa per un attimo, ma lascia intatto il desiderio, insomma
rappresenta la gioia di vivere. Ormai il termine, nella forma
con una “z”, è entrato a far parte del lessico italiano a tutti gli
effetti. Etimologicamente potrebbe derivare dal latino satisfacio,
cioè “soddisfo”, oppure da ex-futilis, “non impegnaivo, frivolo”,
ma potrebbe anche provenire dal vocabolo greco fuxis (φυχισ),
che significa fuga, evasione. Alcuni ritengono che possa risalire
a un basso-latino exfictus- da figere, come fixus e fictus, ne è indizio
“cacciarsi ‘u sfiziu” da intendere “togliersi un capriccio o
una voglia”
Sfïziùs’ piacevole, divertente, sfizioso
Sfodarà/sfoderà scartocciare, levare le brattee al granoturco; anche togliere
la federa
Sfavricà demolire, abbattere un fabbricato; sfabbricare
Sfriculìa prende in giro, stuzzica
Sfriculià stuzzicare, provocare, punzecchiare; rovistare; strofinare con
le mani in modo prolungato. Da s intensiva + il lat. fricare =
stuzzicare, sfregare, in forma iterativa fricolare; anche scoppiettare,
crepitare al fuoco (da friggere)
Sfrìd’ rimanenza, materia inutile avanzata, scarto di fine lavorazione,
sfrido, sciupio
Sfruculià rovistare, frugare, setacciare, perquisire, cercare, spulciare;
anche stuzzicare
Sfrucunià spingere un oggetto all’interno di un buco o foro per frugarvi
o allargarlo; stuzzicare, stimolare pungendo
Sfrùnna/sprùnna sfronda, toglie le foglie
Sfrunnàt’ sfogliato, senza foglie
Sfùiere (dal lat. ex+fugere) sfuggire
Sfumàre andare in fumo, svanire, evaporare
Sfunnà/spunnà sfondare, abbattere, sfasciare (v. spunnà)
Sfuògg’ sfarzo, lusso esagerato, ostentazione, sfoggio
Sfurmàt’ sformato, senza forma
Sfurzà sforzare, obbligare, spingere, costringere
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sgalapàt’ sgarbato, scortese, senza garbo, maldestro
Sgamà scoprire un segreto o anche una persona nascosta
Sgammittà darsela a gambe, fuggire
Sgangàt’ sdentato, privo di denti
Sgannà trarre d’inganno svelando la verità; disingannare, disilludere.
Dante: “.. e quindi assicurare della verità: e questo sia suggel
ch’ogn’omo sganni” (If XIX 21)
Sgárr’ errore, inganno; il venir meno a regole definite
Sgarrà (dal franc. ant. esg(u)arer = “perdre le bon chemin” = perdere
la strada giusta) sbagliare, commettere un errore; abbindolare o
ingannare i propri complici; evitare, scansare; uscire dai gangheri,
adirarsi; sgarrare; fallire, non indovinare
Sgarrupà precipitare, ruzzolare; anche dimostrarsi ostile
Sgarrupàt’ precipitato, caduto malamente, ruzzolato
Sgrancà sgranchire, sgranchiare
Sgravà alleggerire, alleviare, liberare, scaricare; anche partorire (dal
lat. parturire), dare alla luce, generare, mettere al mondo,
sgravare
Sgriddà spalancare, sbarrare gli occhi
Sguajàt’ sguaiato, volgare, grossolano
Sguìnc’ (dal franc. guenchir = camminare obliquamente) sghembo, di
sbieco, obliquo, andare di traverso; anche guercio
Sguìzzeru/squìzzeru svizzero; usato anche per indicare sia il formaggio
gruyère vero e proprio che, più spesso, l’Emmental
Sijà/sijàr remare piano, lentamente (sija-sija = remare piano piano); vogare
a ritroso per imprimere alla imbarcazione un movimento da
prua verso poppa. Curiosità. Sia era una divinità egizia legata
alla conoscenza, rappresentava la potenza del sapere e con il suo
compagno Hu aveva anche posto nella barca con cui il dio sole
Ra percorreva il cielo
Sija vòca operazione del remare simultaneo in avanti e all’indietro con i
due remi
Sicàrr’/zicàrr’ (dallo spagn. cigarro, di origine incerta (secondo alcuni, da una
voce indigena dell’America Centr. (zizar, della lingua maya)
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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sigaro
Siccà (dal lat. siccare = rendere secco, inaridire) seccare, essiccare;
anche annoiare
Sìcca secca; tratto del fondo marino poco al disotto della superficie
delle acque, secca di sabbia
Sìcca ‘i fòr’ secca al largo, prospiciente il litorale di Paola (zona pescosa)
Sìcca ‘i tèrr’ secca di terra prospiciente il litorale di Paola
Siccàgn’ terra secca, priva di acqua, arida, seccagna; anche siccità estiva
Siccànt’ noioso, seccante
Siccàt’ secco, appassito; anche annoiato
Sìcch’ persona magra, ossuta, scheletrica, smilza; anche secco
Sìcchiju (dal lat. sìtulus, passato al lat. volgare sitlu) secchio
Sìccia (dal lat. sepia-am, con raddoppio della seconda consonante che
in italiano è rimasta p e in paolano si è trasformata in c) seppia.
Curiosità. Perché si dice “‘un fa ‘a sìccia, o ‘u purtà siccia?”.
Perché la seppia, di fronte al nemico, invece di fuggire, butta tutto
il nero contenuto nella sua sacca, disorientandolo. In passato
questo liquido che contiene melanine, muco e aminoacidi, si
usava come inchiostro, oggi è per lo più usato in cucina.
I paolani considerano il nero il colore della malasorte (è nìr’
cùm’ ‘a mòrt’), di qui l’idea che la seppia sia simbolo della
sfortuna, ma poi… gli spaghetti al nero di seppia li mangiano!
Sicrèt’ segreto, enigma, mistero; riservato, fidato
Sicretè (dal franc. secretaire = armadio per documenti) mobile da ufficio
Sicùnn’ secondo
Sicutà/siecutà (dal lat. sequi con forma frequentativa e significato ostile sequitare)
rincorrere, inseguire con fare minaccioso, scacciare inseguendo,
allontanare
Sìdd’ (boleto) fungo porcino
Sìdda (dal lat. sĭtis) sete
Siddià seccarsi, prendersela a male
Siddiovò/si Ddiu vò se Dio vuole; affidandosi passivamente alla volontà e
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all’intervento risolutore di Dio
Siddùzz’ setoso; si dice della trottola (strummùl’) ben equilibrata, setosa
sul palmo della mano; dolce e silenzioso
Sidùt’/sirùt’ seduto
Siècuta scaccia, allontana, rincorre, insegue
Siecutà (v. sicutà) scacciare, mandare via, allontanare, inseguire, rincorrere
Siènt’ senti
Siènz’ sensi, sentimenti; capacità di intendere, senno
Sièr’ (da lat. serum = liquido, parte acquosa del latte) siero, liquido
giallo verdognolo: nel linguaggio parlato ci si riferisce soltanto
al siero di latte prodotto dalla trasformazione del latte in formaggio.
Il siero contiene ancora abbondanti elementi nutritivi e
quindi viene usato per l’alimentazione del bestiame. In anatomia
viene chiamata siero la parte non corpuscolata del sangue
che si separa da quest’ultimo dopo la coagulazione
Siètt’ (dal lat. saeptum = recinto) fondo di un contenitore; anche posto,
luogo; piccolo fondo agrario, terreno (tiègn’ ‘nu siètt’ ‘i tèrr’
a’la Chiazzètta)
Sievùr’ (incrocio tra il greco xersoj= fermo, incolto, vuoto, abbandonato
e il lat. sol(i)dus = solido, compatto) terreno incolto, non
coltivato, lasciato a riposo almeno per un anno
Sìgn’ (dal lat. signum e signàre) segno, anello di fidanzamento; anche
sono
Sìgna scrivi; anche segna
Signà segnare, intaccare; scrivere sulla “libretta”
Signàt’ rigato, segnato, fallato; detto di oggetto che riporta una piccola
crepa, una fenditura, un’incrinatura, un’incisione
Siguiscì/seguiscì seguire; eseguire
Sìja sei
Sìjatica (dal lat. tardo sciaticus, classico ischiadicus, greco ischiadichós
= sciatico, dell’anca) sciatica, infiammazione del nervo ischiatico
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sìlica (dal lat. silex, silicis = selce) pavimentazione in pietra di fiume,
pietra di selce o di granito; anche selciato. Màcchia Sìlica –
toponimo di località di Paola
Silicàta selciato, lastricato, pavimentazione
Si lòca avviso di “si fitta”, “affittasi”
Sìm’ (prima pers. plur. del verbo franc. être, nous sommes = noi
siamo) siamo
Simàna (dallo spagn. semana) settimana
Simènta semenza, seme; per traslato stirpe
Siminà (dal lat. sēmĭnare, der. di sēmen -mĭnis = se-me) seminare, spargere,
sparpagliare
Simintùs’ pieno di semi, con molti semo, sementoso (si ‘nu citrùl’ simintùs’)
Simìtt’ (dal lat. tardo sementia = semenza) chiodini da calzolaio a sezione
quadrata e a testa piatta
Simpliciùn’ (dal lat. simplicem = semplice) persona semplice; anche stupida
Sìmula (dal lat. simĭlis, der. della radice sem- = uno) simile; simula,
finge
Sìn’ sì, espressione rafforzativa del sì
Sinàl’ (dal lat. sinum. Da “sinàle” deriva “mantesino” = grembiule, da
“ante sinum” = copriseno) grembiule
Sinàta grembiulata, quanta roba si può mettere dentro un grembiule
Si ‘ncàs’ se nel caso
Sincèr’ (dal lat. sincerus = schietto, puro) sincero, sobrio; anche cielo
stellato e terso
Sìnga (dal lat. signum) linea, segno, tacca, piccola incisione; crepatura
Sìnga ru màr’ orizzonte, linea del tramonto
Singhèdda (dal lat. signum, verbo signàre) linea, riga, segno. A singhèdda”
era un gioco praticato sia dai bambini sia dagli adulti: si
tracciava una linea per terra e i giocatori (non c’era un limite) si
disponevano ad una certa distanza (tra i 5-10 metri) e da questa
si lanciava una moneta cercando di avvicinarsi il più possibile
alla linea; si tracciava anche nel gioco con le “stracciùl’” e con
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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lo “strummùl’”)
Sìnn’è jiùt’ se n’è andato
Sìnnach’/sìnnich’ (dal lat. tardo syndĭcus, greco sýndikos = patrocinatore)
sindaco, podestà, primo cittadino
Sìnni se ne
Sìnni addùna se ne accorge, avvede, accerta, si rende conto
Sìnni và se ne va
Sinnò se no; altrimenti
Sintìri (dal lat. sentire) sentire; avvertire, percepire; assaggiare, provare;
essere informato
Sintòma malessere generale, sonnolenza precorritrice di fastidi più gravi
Sìntum’ malanno, sintomo
Sipulìri/sipulùre (dal lat. sepelire) seppellire, interrare, infossare; inumare,
tumulare
Sipurtùra (dal lat. sepultura, der. di sepultus, part. pass. di sepelire) sepoltura;
inumazione, seppellimento, tumulazione
Sipùrch’ sepolcro
Sìra sera, crepuscolo
Sirbiètta/sirviètta salvietta
Sirciàt’ (dal lat. silex = ciottolo) pietrisco battuto, selciato
Sìrich’ (dal greco sericòs) baco da seta, filugello; anche seme del baco
da seta
Sirinàta (dal lat. serenare, der. di serenus = sereno) serenata, passar la
notte all’aperto; sonata e canto rumorosi, per lo più fatti sotto
la finestra di una persona per manifestarle i propri sentimenti
o per beffa e dileggio
Sirintìna vento gelido e tagliente, spiffero persistente e freddo, corrente
d’aria fredda
Sirrà (dal lat. serrare = chiudere) chiudere, sbarrare; stringere; anche
segare
Sirvitùru (dal lat. tardo servitor -oris, der. di servire = servire) servitore,
cameriere, domestico
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sìrviu Silvio
Sirvìziu (dal lat. servitium = propriamente “condizione di schiavo”, der.
di servus) prestazione professionale, servizio, attività, impiego,
lavoro, occupazione; anche cortesia, favore, gentilezza, piacere
Sirvì/sirivì servire; anche servire la minestra (ministrà)
Sistimà sistemare, mettere a posto, ordinare, rassettare; anche impiego
o lavoro sicuro, tranquillità; buon matrimonio
Sìta (dal lat. pop. seta, classico saeta) seta, fibra ricavata dal bozzolo
del baco da seta
Sitàzz’ (dal lat. medievale saetacium da saeta) crivello, setaccio
Sìt’ siete
Si(e)ttimàn’ (dal tardo lat. septimana) settimana; la paga settimanale
Sìv’ (dal lat. sebum) sebo; grasso bovino; lubrificante
Sivièr’ (dal lat. Severus e Severius = Severo) Cozzo e Macchia; toponimo
di località montana a quota 888 m. a sud-est di Paola sulla
sinistra del torrente Zì Petruzz’
Sivìglia (dal lat. Sibylla = Sibilla) contrada marina a sud di Paola, tra
Castagnaro e Sorgente Petrulla
Slazzàt’ slacciato, slegato, sciolto (quando si avvolge il laccio ad una
trottola e si scioglie prima di lanciarlo: “u strummùl’ s’è
slazzàt’”)
Smammà (dal lat. volgare s+mammare p. s+lactare) svezzare, spoppare;
anche sloggiare, scappare, andarsene
Smaniùs’ ansioso, smanioso
Smenzà (dal lat. ex+inverto = rovesciare, capovolgere) dimezzare, dividere,
spartire; anche versare
Smerdià offendere con parole qualcuno, sbugiardare, svergognare
Smiccià (da miccio = lucignolo, tratto dal francese mêche = miccia con s
intensiva) sbirciare, scorgere, adocchiare
Sminuzzàt’ ridotto in briciole, sminuzzato
Sminzà (da mezzo, proveniente dal lat. medius = medio, con s in funzione
derivativa) dimezzare; alleggerire
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Smuddicà (dal lat. mollica da mollis = molle con s derivativa) sbriciolare,
smollicare
Smulicà scartare, slegare, aprire; districare
Smuntà smontare; anche scoraggiare
Smurfiùs’/murriculùs’ smorfioso, lezioso, smanceroso
Smurzà (dal lat. dalla radice mors = morte) spegnere, smorzare
Sòcra/suòcru (dal lat. socrus) suocero/suocera. Approfondimento. Ma qual è
l’origine della parola? Forse è antichissima (si pensa all’indoeuropeo
swekrù, da cui il sanscrito svasura); sicuramente è la
trasformazione del latino socrus, così come nuora deriva dal latino
nurus. Da notare è la radice “soc”, la stessa di “socio” con
il significato di “chi accompagna”, cioè chi è accomunato ad un
altro individuo in una impresa; quale impresa è più importante
di quella matrimoniale? Inutile dire che questa affinità tra i due termini
vale come giustifica del ruolo invadente della mamma della sposa e/o dello
sposo. Da: https://www.etimo.it/
Sòcrama mia suocera
Sòglia corpuscolo, granellino di sporcizia (m’è ijùta ‘na sògl’ ‘nta
l’uòcch’); anche striscia di pietra di marmo o di altro materiale
che delimita la parte inferiore di una porta o di un altro accesso
Sòla suola, cuoio per suole
Solascàrp’ calzolaio, ciabattino
Solètta/sulètta solaio; suola di feltro, sughero o altro che si mette dentro la
scarpa
Sonà/sunà suonare
Sonatùr’ musicista, suonatore
Sonnà/sunnà (dal lat. sŏmniare, der. di somnium = sogno) sognare; anche
fantasticare, illudersi
Sòr’ sorella; anche fermo, nell’espressione stàtt’ sòr’ col significato
di stai fermo, smettila. Dal latino sudum = sereno, da cui “sodo”
Da - sodo, per rotacismo d/r in “sòro”.
Sòrbul’/suòriv’ sorbo, albero che produce le sorbe
Sòrd’ (dal lat. solidus “nummus” = moneta massiccia contratto nel lat.
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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tardo in soldus, nome di una moneta d’oro del tardo Impero)
denaro, soldo; anche ventesima parte di una lira, pari a cinque
centesimi
Sòrd’ minùt’ spiccioli, monetine
Sòrita/suòrta tua sorella
Sòrt’/sciòrta (dal lat. sors- sortis) fortuna, sorte, destino
Sortièri scapolo, non sposato
Sottèrra/Gaudimàre (dal greco ipogea, lat. sub terra = sotto la terra) sotto
terra; toponimo di località a nord di Paola
Spacantà svuotare, liberare, sgombrare
Spaccà (dal longobardo spahhan) spaccare, dividere, rompere; anche
vantare, lodare: “spàcca e mìnt’ a lu sùl’” = è la persona che
mostra le proprie meraviglie
Spàcca e pìsu vendere una bestia macellata calcolandone il peso effettivo e
non quello presunto mediante stima da vivo; locuz. avverbiale
“‘a spacca-e-pisu” = da spaccare e pesare
Spaccà ‘u mulùn’ tagliare il melone, l’anguria; nel gergo malavitoso rompere
la testa
Spaccapirìt’ mutanda, perizoma, tanga (da ntanga che, in quimbundo, lingua
bantu dell'Angola importata in Brasile dagli schiavi africani,
significa “perizoma”)
Spaccatìna crepa, lesione, fenditura
Spaccàzza fenditura, fessura, spacco, apertura; anche pudenda femminile
Spaccennàt’ sfaccendato, fannullone
Spàcchia spezza, rompe, divide; anche rinfrescarsi, ristorarsi “farsi la bocca”
ovvero gustare, assaporare. La curiosità del termine sta nel
fatto che quasi sempre è associato ad alimenti liquidi o molto
cremosi (in prevalenza di natura dolciaria).
Per esempio: dàmm’ ‘na scàrda ‘i gilàt’ ppi mi spacchià ‘a
vùcca = dammi un po’ di gelato per inumidirmi la bocca.
Spàcchia e mmùcca l’etimologia non è certa; probabilmente l’origine è il lat.
volg. “paclum” (mod. patulus = aperto, ampio, esteso), che aveva
il sign. di cibo, pasto saporito, golosità da leccarsi, da cui
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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fors’anche l’italiano “pacchia” e il poco usato “pacchio”, cibo.
Il pref. “S”, in questo caso, è intensivo, conferendo al termine
un senso rafforzato di “più che buono, da golosi”; si perviene
così ad altri derivati come “spacchiùsa”, donna attraente e affascinante,
“spacchiùsu”, elegante, pomposo, che si fà guardare
Spacchijà staccare, scollare; anche inumidire
Spacchiàt’ l’uòcch’ apri gli occhi, guarda bene; godi con gli occhi, ammira
Spacchiùs’ ganzo, persona arrogante e spaccona; anche persona furba, scaltra;
di cattivo gusto
Spaccùn’ (dal ted. spachen = gradasso) spaccone, vanaglorioso, borioso,
vanitoso, presuntuoso
Spaccunià millantare, decantare, ostentare, vantare. Vantare con molta esagerazione:
le proprie ricchezze, i propri meriti, le proprie prodezze,
la nobiltà della propria famiglia, ecc.; o fingere per vante -
ria cose non vere: protezioni, conoscenze altolocate, ecc.
Spaccunìa millanta, ostenta, si vanta
Spàch’ (dal lat. tardo spacum = funicella) spago, corda, cordicella; anche
paura
Spachìa soffre la fame, vive di stenti
Spachià soffrire la fame, soffrire penuria di vettovaglie, morire di fame,
vivere in miseria
Spacinzià spazientire, perdere la pazienza
Spacinziùs’ chi non ha molta pazienza, impaziente, insofferente, intollerante
Spacùta (da spago) spaghiforme, filiforme; viso affilato
Spàdda (dal lat. spatŭla = spatola, poi spalla, scapola) spalla; anche si
spezza, si rompe, si stacca
Spaddà staccare, rompere, staccare un ramo da un albero
Spaddèra spalliera, fila (‘na spaddèra ‘i pimmiròl’)
Spaddià spalleggiare, appoggiare; difendere, proteggere
Spaddièr’ (dal lat. omentum, affine a abdomen = addome) omento, velo,
retina del maiale
Spaddirùn’ forma di coltivazione della vite = vigneto a spalliera, lungo filare
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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di viti
Spaddottà sbriciolare, togliere i grumi; anche sballottare
Spafànt’ spavaldo, spaccone, persona che ostenta con superbia qualche
forma di merito che lo coinvolge.
Da: https://unaparolaalgiorno.it/significato/spavaldo
Spafanterìa spavalderia, spacconeria, audacia, baldanza
Spafàt’ sfogato; scaricato; venuto alle mani
Spàgn’(mi) ho paura, mi spavento, intimorisco
Spagnà (dal lat. parlato pagnare) spaventare, adombrare; spaventarsi,
aver paura, impaurirsi, avere timore; anche adombrarsi
Spagnolètta (da spagnolo in quanto proveniente dalla Spagna) cilindretto di
cartone con filato avvolto,
rocchetto di filo, cucirino, sigaretta, spoletta
Spalamandrùn’ persona alta, grossa e sgraziata
Spalancà spalancare, aprire completamente; anche sgranare, stralunare
Spammà filarsela, smammare, togliersi di mezzo
Spampà prendere fuoco, infiammarsi; anche accaldarsi, sentire molto
caldo
Spampanàt’ sbocciato eccessivamente (in particolare le rose); anche sfogliato
Spampinà sfogliare, togliere le foglie
Spanà/sbanà guastare o perdere il filetto di una vite o di un dado o, in generale,
di altri elementi metallici filettati, perdere la filettatura
Spanìa smania, delira; lamento, spasimo
Spanià/sbanià delirare, esser fuori di senno ed anche desiderare ardentemente
(spanià ‘ntu suònn’; sbanìa ppi ti vìr’). Approfondimento.
Sbanià/spanià significa vaneggiare, delirare, farneticare, confondersi.
Si adatta a qualsiasi forma di parlare apparentemente
senza logica, ma con l’intento di confondere e confondersi;
deriva dall’italiano “svariare”, a sua volta dal latino vario/-are,
che però indicava in particolare l’incapacità di stare fermi su di
un proposito, variandolo in continuazione
Spanicà dissodare il terreno, rompere le zolle di terra; anche cadere in
malo modo, rompersi in mille pezzi
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Spanico(u)ttà sbriciolarsi, disfarsi, sgretolarsi
Spànna stende, spande; anche unità di misura antica che si basa sulla
distanza che intercorre tra la punta del pollice e quella del mignolo
della mano distesa e con le dita allargate quanto più
possibile (equivale a circa 20 cm)
Spànnere (dal lat. ex-pandere = spiegare, stendere) spandere, stendere;
anche gocciolare; disseminare, spargere, sparpagliare
Spannitùr posto o attrezzo utilizzato per mettere ad asciugare il bucato o
ad essiccare fichi, pomodori, ecc.
Spanticà (dal lat. classico pantex -panticis = pancia) spaventarsi, spasimare,
sbarrare gli occhi, prendere un colpo; preoccupare, allarmare,
impensierire, turbare
Spanticàt’ spaventato, sbigottito, sbalordito, stupito
Spanzà abbuffarsi; lacerare la pancia, sbudellare, sventrare
Spaparacchià esibire in modo esagerato qualcosa
Spaparanzàt’ disteso; seduto scompostamente in modo da occupare il maggior
spazio possibile
Spapulà/spappà spappolare, ridurre in poltiglia, in pappa
Spàr’ dispari, spaiato; scomodo; accidentato, non piano, sconnesso;
anche sparo, fuochi d’artificio
Spàrach’/spàric’ (dal lat. asparăgus) asparago; persona molto alta, spilungone
Sparacògna (dal greco aspharagos = germoglio) asparago selvatico; anche
agrifoglio
Sparagliùn’ (dal franc. provenzale esparalhon) varietà di sarago; anche uomo
avaro, tirchio, dalla caratteristica del pesce “sparaglione”
che non abbocca ma mangia a piccoli bocconi
Sparàgn’ risparmio, gruzzolo; parsimonia
Sparagnà (dal franc. épargner, lat. parco, longob. sparōn = risparmiare,
germanico waidanjan = guadagnare) risparmiare, evitare lo
spreco
Sparàta dirla grossa, spacconata; piazzata, scenata, sfuriata
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sparatràpp’ (dal lat. medievale sparadrappus o sparadrupum, francese sparadrap,
composto da “sparare” = squarciare + drappo) cerotto,
sparadrappo; nastro adesivo
Sparattà sgomberare, rimuovere, disimpegnare
Sparicchià sparecchiare, spreparare la tavola
Sparàch’ ‘i màr’ salicornia, asparrago di mare: detto anche sale dei poveri
perché conferiva la componente salina alla pietanza senza necessità
di sale. È un ottimo alimento per le persone che soffrono di
carenze di sodio o che praticano un’attività sportiva ad elevata
sudorazione in quanto permette di reintegrare sodio e sali minerali.
Le foglie, ricche di soda venivano usate un tempo per la fabbricazione
del sapone
Spariglià spaiare, scompagnare; scoppiare
Sparmà spalmare, spargere, stendere
Sparinènt’ sfarinante (da sfarinare), sbriciolarsi con facilità, ridursi in polvere
(es. patàn’ sparinènt’)
Sparpaglià sparpagliare, disperdere; spargere disordinatamente
Sparrà completare il raccolto, raccogliere gli ultimi prodotti della terra
(fagioli, pomodori, ecc.), pulire-liberare-sgombrare la superficie
di un terreno per prepararlo ad una nuova coltura
Spartànza termine marinaresco: spartire, dividere il pescato tra i componenti
l’equipaggio della barca
Spartènza partenza, dipartita; anche decesso, scomparsa, morte
Spàrtere (da “spartire” lat. partio = dividere) dividere, separare, frazionare,
spartire, fare le parti
Spàru sparo, colpo, fucilata; fuochi d’artificio; anche terreno accidentato,
non piano; scomodo
Sparùt’ sparito, scomparso, dileguato
Sparvièr’ (dal provenz. esparvier, e questo dal germ. sparwāri = aquila
dei passeri, cioè uccello che caccia e mangia i passeri) uccello
rapace diurno
Spàs’ sparse, distese; steso ad asciugare
Spàsa (dal lat. expandere = ampliare, stendere) insiemi di graticci dove
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
490
essiccare i fichi anche in quantità estesa; la stesa dei panni al sole
Spascià (dal greco sparàsso = ridurre a piccoli pezzi) sfasciare, disfare;
anche lavorazione del maiale (spascià ‘u puòrch’); togliere le
fasce
Spasciàt’ sfasciato (riferito alla lavorazione del maiale)
Spascinà/sfascinà togliere il malocchio, la jettatura, il fascino
Spasèra riferito a cose sparse un po’ inopportunamente, distesa di cose
Spasimà soffrire acutamente, spasimare
Spàss’ (dal lat. ex + passus o ted. spaß) spasso, divertimento. A spàss’
= a passeggiare. Essere a spasso, per traslato = essere disoccupato
Spassà letteralmente: divertirsi, prendere un godimento tale e quale a
quello derivante da un’intesa fisica o anche solo spirituale con
una donna; etimologicamente da un latino expassare iterativo
di expàndere = distendere l’animo; dal medesimo expassare
sono derivati spàss’ = divertimento, godimento, nonché passùs’
che è non chi si diverte, ma chi fa divertire, chi rallegra gli altri
Spasulàt’ (dal greco phascolos, lat. pasceolus = borsellino + s privativa)
squattrinato, senza una lira in tasca, ridotto al verde, spiantato,
miserabile; buono a nulla, inetto, fallito; abbandonato da tutti,
malinconicamente solo
Spàta (dal lat. spatha, dal greco. spáthē = spatola) spada; ferro, lama,
arma bianca
Spatriá espatriare, andare all’estero
Spàtt’ sfatto, marcito, eccessivamente cotto o maturo
Spatùla (dal lat. spatula dim. di spatha = spada) pesce sciabola; spatola,
arnese rettangolare di legno terminante con manico per pulire
le fibre del lino “manganato” oppure ‘a majìdda
Spaturnàt’ senza padrone, ramingo, spatriato, in rovina
Spaviènt’ spavento, paura
Spàzzula (letter. spazzola) fame; la parola è spesso accompagnata da un
gesto con il taglio della mano su un fianco
Spècchiu (dal lat. mediev. speclum, derivato dal classico spèculum) specFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
491
chio; tale e quale (v. tàl’ e quàl’)
Spècia (forse dal lat. Spedia, poi Spedia = La Spezia) case e fontana di
San Giovanni della Spezia, località montana della zona valliva
del torrente San Domenico, a est di Paola. Toponimo preesistente
al dicembre 1203, ora scomparso. C’è da chiedersi, a questo
punto, se per caso questo Giovanni di La Spezia, già defunto al
dicembre 1203, non abbia introdotto ai suoi tempi, nel territorio
del Casale di Paola dalla natia Liguria, la coltivazione della vernaccia,
particolare vitigno intensamente coltivato in provincia
di La Spezia, Vernazza appunto
Spènnere (dal lat. expendere = pesare: in origine infatti nei pagamenti il
denaro si pesava) spendere
Spennùt’/spinnùt’/spis’ speso
Spènta perde aria; anche spenta
Spentà sfiatare, sventare, svaporare
Spenzà (dal lat. dispensare) distribuire, dispensare, ripartire; esimere,
liberare da un obbligo, da una prestazione, da un’imposizione,
da un atto che, secondo le norme o il costume, sarebbe dovuto
Spèrdere smarrire, sperdere, disperdere
Spèrgia/sbèrgia (dal franc. alberge o spagnolo alberchiga = albicocca duracina,
pesca) albicocca, albicocca col nocciolo dolce
Spèria sparisci, scomparisci, svanisci
Spèrr’ lancette d’orologio
Spèrra lama; anche raggio di sole; nel gergo malavitoso coltello, coltellaccio,
coltello lungo per duelli rusticani
Sperrà/sferrà sferrare, togliere i ferri; traslato di tirare con violenza (L’àjiu
sperràt’ ‘nu caùc’ ‘ncùl’)
Spèrsa risvolto del lenzuolo
Spersà rivoltare, scostare, girare (riferito al lembo delle lenzuola), rimboccare
Spersàt’ morto all’istante (à spersàt’ l’uòcch’ = è passato a miglior vita)
girato, rivoltato
Spèrtu/spièrt’ esperto, intelligente
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Spertusà/spirtisà bucare, forare, perforare, pertugiare
Spià spiare; anche chiedere
Spiamèntu/spiannièntu splendore, splendente
Spiatà/sfiatà sfiatare, svaporare
Spicà (dal lat. spicare = produrre una spiga, prendere la forma di spiga)
mettere o fare la spiga (riferito ai vegetali); anche tirare giù,
mettere giù, staccare, levare, sganciare
Spìca spiga, pannocchia; anche tira giù
Spicadòss’ lavanda, spiga odorosa
Spicanàrda/lavànna (dal lat. spica nardi = spiga del nardo) lavanda o spiga
di San Giovanni
Spicarièdd’ (pesce) garizzo, zerro (spicara flexuosa)
Spicasazìzz’ (letter. sgancia salsicce) persona molto alta
Spicàt’ dicasi di pianta erbacea con una vistosa infiorescenza; anche
ragazza non sposata, ormai avanti con gli anni
Spìcchiu (dal lat. spiculum = punta, dimin. di spica = spiga) spicchio
Spìcc’ spiccioli; anche finisci (quànn’ ‘a spìcc’ m’u rìc’)
Spiccià (dal francese antico deespechier, moderno dépêcher) sbrigarsi,
affrettarsi; finire; soddisfare le richieste di una persona (in negozi
e uffici) liberandola
Spicciafaccènn’ fannullone. Chi va sbrigando faccende (ironicamente)
Spìcciat’ sbrigati, fai presto
Spiccicàt’ preciso, identico; molto somigliante, simile
Spicùl’ (dal lat. spiculum = punta) spigolo, angolo
Spiculià spigolare, raccogliere le spighe di grano rimaste sul campo dopo
la mietitura
Spicùn’ spigolo, angolo
Spiddicchiá (dal lat. ex-pelliculo) spellare, togliere la pelle
Spièrt’/spèrt’ (dal lat. expertus = esperto nel primo significato; per “girova-go”
il lat. expersus = sparso, sparpagliato + perditus = perduto o
expeditus = libero) esperto, in gamba, competente, abile spièrt’
spièrt’ m’arraccummànn’); anche girovago, ramingo (1^ terzina
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
493
del Canto XI, del Paradiso di Dante: “Ahi nzalanuta gente
addunne pienzi, Cuomu te nciotalisti alla mmuina. E vai sperta
e dimerta ccu li sienzi.”
Spiertulà/sviertulà (dal lat. verto/-ere) spalancare gli occhi volgendoli in
alto, rovesciare, girare sotto sopra, stralunare gli occhi
Spiertulàt’/sbiertulàt’ rovesciato, caduto all’indietro, capovolto, rigirato,
piegato
Spilà sfilare, spelare, togliere, levare, tirare fuori; stappare, sturare,
spillare
Spilagrà/spelagrà (dal greco ek-pelekáo = ripulisco) essersi
liberato, sfilato, defilato; togliersi da una brutta situazione;
asportare, togliere
Spilàt’ oblungo, sfilato; anche sfilacciato
Spilàzz’ sfilaccio; pezzi di buccia di pomodoro; filo del baccello di leguminose
e del sedano
Spilazzùs’ tiglioso, fibroso
Spilòrciu avaro, rognoso, sparagnino, taccagno, tirchio
Spilungùn’ (dal lat. perlongus = assai lungo con s intensiva e probabile sovrapposizione
di groi = gru) spilungone, persona molto alta e
magra
Spinàr’ (dal lat. spina) roveto, spineto, cespuglio spinoso
Spinèll’ Spinelli, marchesi di Fuscaldo e proprietari di Paola dal 1567
al 1806
Spìngula (dal lat. spinula dim. di spina = spina) spilla, spilla di sicurezza,
spilla da balia
Spinnà spennare, spiumare; spolpare, spremere, ripulire; anche radere,
pelare, togliere i peli dalla superficie cutanea
Spinnàt’ spennato; anche persona senza capelli, calvo
Spìnn’ (dal lat. spès) voglia, desiderio acuto di qualche cosa, per lo più
mangereccia (‘u spìnn’ ‘i ‘na tàzz’ ‘i cafè); speranza; anche
spennare (mò m’ù spìnn’)
Spinniculà sporgersi, allungarsi, protendersi
Spintà/sbintà (probabilmente dal lat. ventum = flatulenza, con s- rafforzativo)
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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sfiatare; fuoruscita di aria, pressione o calore da aperture o spiragli
Spintàt’/sbintàt’ arieggiato; si dice anche di bibite gassate che hanno perso il
gas; svampito/a
Spintùn’ spintone, urto; calcio (in culo), raccomandazione
Spintunijà spintonare, smuovere, costringere qualcuno ad abbandonare una
posizione comoda. Più che da “spintone” è da pintùni (angolo)
con s separativa l’origine di questo verbo che descrive l’azione
di “scacciare” per conquistare una posizione più comoda, soddisfacente,
migliore
Spirànza (dal lat. sperare = sperare) speranza, appiglio; anche promessa
(è ‘na spirànza ru pallùn’)
Spiranzùs’ speranzoso, fiducioso, ottimista
Spircià/spercià sbirciare, scorgere, guardare con la coda dell’occhio; bucare,
trapassare
Spìrd’ (dal lat. spectrum = spettro, con sincope e sonorizzazione, forse
incrociato con spiritus = spirito, fantasma) fantasma, spirito,
spettro, apparizione
Spìrd’ ‘i l’acqua credenza popolare secondo la quale chi si accosta ad una
fonte di acqua sorgiva per bere deve farsi prima il segno della
croce per non bere, insieme all’acqua, lo spirito maligno
Spìrit’ (dal lat. spirĭtus -us = soffio, respiro, spirito vitale, der. di spirare)
alcool; anche alcool denaturato; esalazione, odore
Spiritàt’ indiavolato, indemoniato, invasato, ossesso, posseduto
Spiritèra fornellino portatile alimentato a spirito di vino o ad alcool
Spiritùs’ scherzoso, gaio, spiritoso
Spiriùt’/spreiùt’ (dal lat. ex-perire) sparito improvvisamente
Spirlònga (dal lat. perlonga = assai lunga con s intensiva) piatto lungo e
ovale; pagnotta di pane di forma allungata; perticona
Spirticà perdere l’equilibrio, cadere all’indietro da una scala o pertica;
anche prodigarsi, profondersi; eccedere, esagerare
Spirtìzz’ essere esperto, intelligente
Spirùn’ sperone del gallo o di altri animali; anche sperone dello stivale
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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dei cavalieri
Spìsa spesa; anche importo
Spisàta grossa spesa; anche chi mangia a spese degli altri
Spìt’ (dal fran. espiet o dal germanico spiuts) spiedo, ferro appuntito.
‘Nu spìt’ ‘i sùtt’ a sùpra = infilato in uno spiedo, di solito unito
ad altra espressione del tipo: cci vulìa o ti miritirist’ ‘nu spìt’
‘ncùl’
Spitàl’ (dal lat. hospitale = alloggio per forestieri) ospedale, nosocomio,
casa di cura
https://unaparolaalgiorno.it/significato/ospedale
Spitazzà (dal greco pittakion, lat. pittacium, spagn. despedazar) spezzettare,
sbrindellare, tagliare a pezzi la carne
Spitìdd’ tostino da caffè o da orzo
Spitittàt’ inappetente, svogliato nel mangiare; anoressico
Spitrià rompere, frantumare, infrangersi come un vetro
Spittinàt’ spettinato, non pettinato, scapigliato
Spìtu (dal franc. ant. espiet o lat. spiculum) spiedo
Spituzzà (v. spitazzà)
Spiùn’ spione, chi fa la spia, chi è indiscreto
Spiziàl’ farmacista; droghiere, chi vende spezie
Spìziu (dal lat. hospitium = ospitalità, alloggio) ospizio, edificio destinato
a ospitare poveri, vecchi e fanciulli abbandonati; anche
sfizio
Spizzà spezzare, rompere
Spizzicarièdd’ assaggino, antipasto
Spizziculià spizzicare, mangiare a pezzettini, a bocconcini
Spizzulià (dal lat. tardo pezzuliare) mangiucchiare, spizzicare, piluccare,
beccare, sbocconcellare; il mangiare dei gallinacei
Spizzutàt’ matita che non è più appuntita; non appuntito
Spl(r)ènnere (dal lat. splendēre) splendere, brillare, fulgere, risplendere
Spl(r)ennùr’ (dal lat. splendor -oris = limpidezza, splendore) splendore
Spòglia (del lat. folium = foglio) strato di piccolo spessore di materiali
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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vari; foglio/a, lamella, lamina
Spògl’ i cipùdd’ detto paolano e non solo: ‘a capa è ‘na spòglia i cipùdd’ = la
testa è una sfo glia di cipolla. La mente dell’uomo è fragile e sot -
tile come la sfoglia di una cipolla: basta un piccolo episodio a
farci cambiare umore o decisione
Spògu sfogo, eruzione della pelle; anche confidenza
Spogà sfogare, fuoriuscire, sfiatare, uscire
Spònsa inflorescenza ramificata tipica dei broccoli
Sponsà ammorbidire con acqua calda o fredda
Spòrchia/spurchia (v. lupa)
Spòrta (dal lat. sporta = paniere o albanese shportë) sporta, paniere di
vimini intrecciato, cesta; grande cesta intessuta di canne o altro
materiale legnoso
Spòrta ‘i vàtt’ mìgl’ cesto, contenitore dai bordi alti 25/30 cm, ampio e capace
fatto con virgulti di castagno: serviva per sgranare il granoturco
servendosi di un mazzuolo di legno
Sposìt’/espòsit’ esposto, trovatello, bambino denunciato come figlio di ignoti
o comunque non riconosciuto dai genitori e per il quale è richiesta
la pubblica assistenza. Approfondimento. Tanti erano i bambini
abbandonati dai genitori, il più delle volte lasciati di notte o
di nascosto fuori o dentro le chiese. Appena accolti, veniva loro
assegnato un nome, ispirato ai pochi oggetti che portavano con
sé, e un cognome che quasi sempre era Esposito, dal latino expositus
= esposto, participio perfetto del verbo exponere. Perché
esposto? Forse perché messo in modo da essere visto e recuperato
da un’anima buona. I trovatelli avevano origini diverse: i
più erano frutto di unioni non legalizzate e non legalizzabili, ma
non mancavano figli indesiderati per motivi differenti, con la
prevalenza dell’estrema povertà che non ne consentiva il mantenimento.
Per proteggere e salvare queste creature fu ideata pres -
so le chiese più importanti una sorta di apertura girevole detta
“ruota”, consistente in un tamburo ligneo e cilindrico rotante,
con uno sportello che si poteva aprire all'esterno per collocarvi
il neonato; poi, facendo girare la ruota, la parte con l’infante
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
497
veniva immessa nell’interno dove si poteva prendere la creatura
per le prime cure. La prima ruota comparve in Francia, nell’
ospedale dei Canonici di Marsiglia nel 1188 e poco dopo ad
Aix-en-Provence e a Tolone. Il cognome Esposito è tuttora il
più diffuso nella regione Campania, ma è presente in po’ in tutte
le regioni. Nota Storica Nell’antichità era uso abbastanza diffuso
presso diverse popolazioni, abbandonare figli indesiderati.
Gli Ebrei ad esempio ne vietavano l’uccisione, ma consideravano
legali l’abbando no o la vendita degli illegittimi. Nella Grecia
di Solone e Licurgo era legale l’infanticidio e l’abbandono.
Presso i Romani, al padre che non riconosceva il figlio come
proprio sollevandolo da terra (da qui il termine “allevare”), era
consentito portarlo alla columna lactaria esponendolo alla pietà
di chi passava e più spesso alla sorte di morire di fame o essere
fatto schiavo. La condizione degli esposti cambia con l’avvento
del Cristianesimo: l’imperatore Costantino sancisce nel 315 che
una parte del fisco sia utilizzata per il soccorso degli infanti abbandonati
e per i figli delle famiglie povere e nel VI secolo Giu -
stiniano ne punirà anche la vendita e l’abbandono.
Spracàt’/sbracàt’ calarsi le braghe, sbracarsi, sottomettersi; con i vestiti fuori
posto
Spragascièr’ spendaccione, uno/a che spende non tenendo conto del futuro
Spràglia (dal lat. volg. medialia, poi medalia per dissimilazione, pl. neutro
dell’agg. medialis, der. di medius = mezzo, propr. «mezzo
“denaro”») medaglia, medaglietta
Spràina pianta edibile (helminthoteca echioides - Fam. delle Asteraceae)
aspraggine volgare; molto simile alla lattuga selvatica (Lactuca
virosa) il suo uso è del tutto sconsigliato in quanto tossica
Sprànza spera, speranza, fiducia, possibilità, chance
Spranzùn’ speranzoso, perdigiorno, nullafacente, vagabondo, chi vive di
speranze, fannullone
Sprascià allargare le braci per far spegnere il fuoco; anche slargare, distanziare,
separare, spaziare tra una cosa e l’altra
Spràtich’ (dal greco praktikòs, prec. dalla s negativa, inesperto) inesperto,
non a suo agio con l’attività che sta svolgendo. In senso molto
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
498
lato anche incapace, non pratico, inesperto
Spravicà (dal lat. fabricari, con -s- negativa, con metatesi) demolire, abbattere
Sprègg’ sfregio, dispetto, disprezzo
Sprèjia! sparisci!
Sprèjere sparire, scomparire, svanire
Spr(l)ennùr’ (dal lat. splendere) splendore
Spricà/splicà (dal lat. explicitus, partic. pass. di explicare) spiegare, esporre,
raccontare, descrivere, trattare
Sprìcitu (dal lat. explicĭtus, part. pass. di explicare = spiegare) esplicito,
manifesto
Sprìdu/sprìru (voce di orig. merid.; dal germ. fridu = pace, poi “prezzo da pagare
per il mantenimento della pace”) sfrido, che ha perso peso,
calo quantitativo; l’insieme dei residui o cascami che risulta dalla
lavorazione di legname, metalli, pelli, carta, fibre tessili, ecc.
Sprigugnàt’/sbrigugnàt’ svergognato, impudente, sfacciato, sfrontato, spudorato
Sprinchià/sbrinchià svignare, svignarsela, divincolarsi, scappare via, svicolare,
sfuggire dalla presa (sprìnchia cùm’ ‘na ‘ncìdda = scivola
come un’anguilla); scivolare; anche cadere
Sprìngula/spìngula (dal lat. spīnŭla) spilla da balia, fermaglio; anche cuneo
di ferro (usato per spaccare la legna)
Spr(l)innùri (dal lat. splendor -oris = limpidezza, splendore) splendore, bagliore,
sfavillio, sfolgorio
Sprìr’/sprìd’ (v. sprìdu) sfrido, spreco, sciupio, danno, perdita
Spririùt’ sparito, scomparso, dileguato, smarrito
Spròiere/spròjiri sporgersi, protendersi, allungarsi
Spropiàre (dal lat. mediev. expropriare, der. di proprius = proprio, col pref.
ex-) espropriare, privare del diritto di proprietà
Sprubbicà (dal lat. publicare, der. di publĭcus = pubblico) diffondere, divulgare,
propagare, rendere pubblico
Sprucinià ridurre in briciole, sminuzzare, sbriciolare
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
499
Spruddà togliere le foglie, sfogliare; togliere la corteccia; anche scorticare,
togliere la pelle (spruddà i gunòcchia = scorticare le ginocchia
cadendo)
Spruddàt’ senza foglie, spoglio, arido; graffiato, scorticato
Sprufunnà (dal lat. ex-infundere = precipitare “da” fino in fondo) sprofondare,
crollare, precipitare
Sprugà (dal lat. ex-purgare = liberare) che, per il significato di “crescere”,
si è incrociato con ex-plicare = sviluppare) spurgare; tagliare
i rami più bassi delle piante, per aiutare la crescita; crescere;
anche rimuovere tutto ciò che impedisce il passaggio (prìs’)
dell’acqua in un solco irriguo
Sprugà (dal lat. ex-raucus) schiarire la gola, schiarire la voce; liberare
la gola
Spruglià/sproglià/sbroglià dipanare, districare, sciogliere, sgrovigliare,
sbrogliare; liberare da un involucro
Spugnà (dal lat. spongia = spugna) mettere a bagno, impregnare, inzuppare,
imbevere
Sprulòquio inutile e lunga chiacchierata, sproloquio
Sprumìnt’ disdire; nella cultura contadina lasciare a casa un bracciante a
cui si era fatta una promessa di lavoro
Sprunnuzzà sparpagliare, disseminare; razzolare; anche sbriciolare sprunnuzzà
l’arigàn’)
Sprùpp’ privo, tolgo senza limiti; spolpo
Spruppà spolpare, rodere un osso
Sprupuosìtu/spripuosìtu sproposito, eccesso, esagerazione; atto avventato
e inconsulto
Spruvà/sprovà scoprire, conoscere a fondo una persona; scrutare, osservare,
prendere atto, prender coscienza, sondare, indagare senza
manifestarlo
Spruvièr’ (metatesi della voce italiana derivata dal provenzale esparvier a
sua volta dal germanico sparwari, lett. “aquila dei passeri”, da
sparwo = passero e ari = aquila, per il modo di nutrirsi del rapace)
sparviero; sparviere dei boschi (Hieracium murorum) o
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
500
pilosella, è una pianta erbacea. Questa pianta è chiamata sparviere
in tutte le lingue, Hieracium infatti deriva dalla parola greca
hierax o hierakion = sparviere, falco, ed è riferito alla leggen -
da secondo cui i rapaci si servivano di questa pianta per irrobustire
la loro vista. Murorum = dei muri fa riferimento al tipico
habitat della pianta; anche toponimo di località montana a sudest
di Paola
Spruvièr’ ruota circolare da cui pendono drappi che separano il letto dal
resto della stanza; anche piccolo; unica stanza; edificio a base
circolare; padiglione. Approfondimento. Il letto, insieme al suo
corredo, era un elemento costante e rappresentava la voce più
importante dell’intero corredo. A corredo del letto vi era frequentemente
una cortina o tavaniera, ossia una tenda utilizzata
per preservare l’intimità dei coniugi, o per isolare, molto spesso,
dall’unico ambiente che la casa costituiva; tale capo era semplice
e il più delle volte era reso raffinato da frange di seta. Molti
erano gli sprovieri realizzati con strisce di “tela di casa” che hanno
incrostazioni di motivi a rete. Si tratta della “rete” che si eseguiva
togliendo un certo numero di fili nei due sensi della stoffa,
con un sopraggitto in modo da formare un motivo geometrico
delineato dai fili della tela che si incrociava ad angolo retto.
Sempre presente era il “saccone” tessuto di canapa, di cotone o
di ginestra apribile mediante asole e fettucce per il riempimento
e il cambio del “pagliericcio”, foglie morbide e bianche di granoturco,
scelte durante l’annuale spannocchiatura. Il crine sostituiva
le foglie di granoturco nel letto dei bambini e facilitava la
crescita eretta ed armoniosa del corpo. La trapunta o “strapunta”,
che deve tale nome al fatto che veniva trapuntata con lo spago
per renderla compatta ed uniforme, poteva essere di lana, cotone
o crine. Anticamente la trapunta si adagiava direttamente
sul “saccone” (materasso) e, soltanto in un secondo momento,
fu introdotto l’uso di lenzuola e guanciali, le coperte di seta
erano a più colori cioè in “una faccia di seta color verde e l’altra
di colore rosso”. La funzione della coperta matrimoniale non era
solo dettata dalla praticità ma aveva anche valore simbolico e,
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
501
con orgoglio, veniva mostrata in occasione di un parto, una morte
o il passaggio di una processione, cioè in occasioni in cui si
doveva “comparire”. Balconi e finestre erano lo spazio ideale
per esporre il copriletto, in ossequio al Santo, e testimoniava il
livello socio-economico della famiglia in base alla bellezza e al
valore delle fibre di cui era fatta
Spruvvidùt’ sprovveduto, impreparato, inesperto, credulone, ingenuo; anche
ignorante, analfabeta
Spùdda trabocca, sbolle, esce dalla pentola per troppo bollore
Spuddicà (dal lat. ex-pulicare = spulciare, da pulex = pulce) sbriciolare,
smollicare; frantumare
Spugà sfogare; confidarsi
Spuglià spogliare, togliersi i vestiti
Spugliatèdd’/sfugliatèdd’ sfogliatella, tipico dolce napoletano.
Curiosità. La sfogliatella nasce nel XVIII secolo nel convento
di Santa Rosa da Lima, a Conca dei Marini (Salerno), quasi per
caso: nella cucina del convento era avanzata un po’ di pasta di
semola bagnata nel latte e le monache, invece di buttarla, la miscelarono
con ricotta, frutta secca e limoncello, ottenendo un
ripieno per due sfoglie chiuse a forma di cappuccio di monaco,
e il tutto venne infornato. Il dolce, che ovviamente venne chiamato
Santarosa, riscosse molto successo tra gli abitanti della
zona. Nel 1818, il pasticcere napoletano Pasquale Pintauro entrò
in possesso della ricetta, la modificò leggermente e cominciò
a produrre il dolce a Napoli introducendo la variante ricciasfoglia.
Da Wikipedia
Spugnà spugnare, ammollare, macerare, mettere a mollo; inzuppare;
spegnere la calce viva
Spulanzà/sbulanzà lanciare con forza, scagliare, far volare via; anche prendere
la rincorsa, acquistare slancio
Spulànzu rincorsa, slancio
Spulicà sbrogliare, dipanare
Spulicià (letter. togliere le pulci) spulciare; liberare. Curiosità. Storia
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
502
folkloristica drammatizzata di Paola –
“…Dopo il 1900, durante una seduta del Consiglio comunale
di Paola, un consigliere ignorante, volendo economizzare in favore
della Cassa del Comune, propose di chiudere le scuole, esclamando:
di questi maestri, a carico del comune (e allora non
vi erano altre scuole) ce ne potremmo spuliciare (liberare) e propose
ancora di tagliare i boschi per far danaro. I consiglieri tutti
si opposero, ma egli sosteneva ancora le sue proposte. Allora il
sindaco, Logatto Giuseppe, …..si alzò e rispose: consigliere, il
consiglio comunale vorrebbe spuliciarsi non degli alberi, né dei
maestri ma di te. Una risata generale fu l’applauso.”
Spùma bibita analcolica, soft drink a base di acqua gassata, zucchero,
quantità variabili di caramello e aromi vari (tra cui, succo di
limone, infuso di scorze di arancia, rabarbaro, vaniglia, spezie)
Spumìgl’ meringhe, spumiglie; sottile come un velo
Spummicà (v. spuommicà)
Spùnere (dal lat. ex-ponere = deporre) deporre dalla testa un carico riguardava
soprattutto la donna trasportatrice), posare, mettere
giù, poggiare a terra, deporre, scaricare. Contrario ‘mpùnere
Spunìre (dal lat. exponĕre, der. di pŏnere = porre, col pref. ex-) esporre,
sporre; esibire, mostrare, presentare
Spunitùr’ luogo dove le donne deponevano il carico
Spunnà/sbunnà (dal lat. fundus = fondo, con “s” privativa) bucare, sfondare,
sfasciare
Spunnàt’ rotto, rotto gli argini; bucato, sfondato, senza fondo; anche mangiare
in continuazione, avere uno stomaco senza fondo
Spunnàta (dal lat. profundus) fondale marino (profondità); senza fondo,
sfondata (si dice, rozzamente, anche di ragazza che ha perso la
verginità)
Spùnt’/u che sta per inacidire, spunto (‘u vìn’ è jiùt’ a lu spùnt’ = il vino
è divenuto aceto)
Spuntà spuntare, rompere la punta; anche cominciare ad apparire, a nascere.
Da “punta” con prefisso ex (da), “Spuntà ‘u sùl’”, “spuntà
‘u gràn’”, “spuntà ‘nu riènt’”); anche accorciare
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
503
Spuntapèr’ salita impervia, ripida, scoscesa, faticosa, dura
Spuntatùra sapore di legno nel vino; anche tabacco sminuzzato da pipa
Spuntiddà spuntellare, togliere i puntelli
Spuntulià/svuntulià agitarsi nel sonno smuovendo le coperte del letto; ventilare
Spuntùn’ sporgenza, prominenza, spuntone
Spunùt’ posato, messo giù (un carico, un peso)
Spunzà (dal lat. spongia = spugna) propriamente “imbevere di sostanza
liquida”, impregnare d’acqua, ammorbidire con acqua, macerare,
inzuppare
Spuommicà/spuommucà sfogarsi, liberarsi di un peso sullo stomaco, scaricarsi;
confessare; anche tracimare; vomitare
Spuòrtu sport; divertimento
Spurcìzia lordura, sporcizia
Spurià/sburià svagarsi, distrarsi, divertirsi; uscire dalle abitudini; smettere di
piovere; rasserenarsi; anche passare (m’è spuriàt’ ‘u suònn’). In
realtà sburià esprime il bisogno generico di distrarsi da un
impegno, da un’attività, mentre il rafforzativo “sburià cc’a càpa”
indica coloro che agiscono in modo incomprensibile perché
non hanno le idee chiare
Spuriàt’ sbollito, placato, calmato
Spurìu (dal lat. spurius = spurio, bastardo) dispari, spurio, disuguale;
figlio illegittimo o naturale
Spurmunà spolmonarsi, sfiatarsi, sgolarsi, gridare, sprecare il fiato, strillare,
urlare
Spursà (dal tardo lat. expursare, composto da ex = fuori e bursa = borsa)
sborsare, pagare; sganciare
Spurtièdd’ sportello della porta o della finestra, finestrino
Spurtùn’ (dal lat. spŏrta = paniere) grossa cesta di vimini intrecciati
Spurtùna sfortuna, iella, iettatura, malasorte, scalogna, iattura
Spurtunàt’ sfortunato
Spurviràta spolverata, spazzolata; anche bastonata, randellata
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Spurzà sforzare, costringere, forzare, obbligare, spingere; affaticare,
logorare
Spùsu (dal lat. depōnĕre, der. di pōnĕre = porre, col pref. de-) deposto,
messo giù, posato; anche sposo
Spussàt’ senza vigore, svilito, privo di forze
Sputàzza saliva, bava (è attaccàt’ ccu sputàzz’)
Sputazzàta sputo, l’atto dello sputo
Sputtanà svergognare, smascherare, screditare, diffamare
Spùttere sfottere, molestare; prendere in giro
Squàcquara (dal lat. volg. coacula(m), di origine onomatopeica = flaccida,
deforme, senza forze) massa informa di una qualsivogliamateria
bruta, che si squàquara nell’impatto con una superficie dura
(‘Na cacàta frìsca ‘i vàcca) escrementi, deiezioni, sterco di
bovini
Squacquaracchià sedersi a gambe larghe; dilatare in modo vigoroso, slargare
Squacquaràt’ sfatto, rovinato, che ha perso solidità, molle, acquoso,
liquefatto; budino; diarrea
Squaddarà v. scuaddarà
Squaddaràt’ v. scuaddaràt’
Squaglià sciogliere, liquefare; anche sparire, allontanarsi velocemente
Squagliàt’ liquefatto, fuso, sciolto
Squalà togliere il giogo ai buoi
Squalàt’ disuguale, diverso; anche finito di lavorare
Squarà/scquadà (dal lat. tardo excaldare, anche con riferimento a vegetali
bruciati dal sole e ad arrossamento della pelle infantile) scaldare,
bollire, lessare, cuocere in acqua; scottarsi con acqua bollente
Squaràt’ piantine trapiantate non attecchite; anche bollito, lessato
Squatrà guardare attentamente, squadrare, esaminare
Squetàt’/squitàt’ (dallo spagn. descuidado = non preoccupato, distratto, forse
tratto dal lat. ex-cogitatus = libero da pensieri) spensierato,
tranquillizzato, messo l’animo in pace
Squicciùl’ (dallo spagn. esquicio = schizzo; onomatopeico) goccia di piogFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
505
gia; anche schizzo, spruzzo. Nel gergo malavitoso vino
Squicciulià piovigginare
Squìdd’ strillo, urlo, squillo, suono acuto e vibrante di breve durata
Squiddà strillare, urlare, squillare
Sravoglià (dal lat. ex + revolviare, opposto di ad + revolviare) srotolare,
dipanare, sgrovigliare
Ssè! ma va!
Ssciò-ssciò (dal lat. fluere = scorrere) via-via, voce espressiva per allontanare
le galline o altri animali, in tono scherzoso per allontanare
persone
‘Stà questa; resta, stare (‘stà cum’ ‘na Pàsca = stare come una Pasqua)
godere di ottima, florida salute
‘Stà càp’ ‘i mìnchia (v. càp’ ‘i mìnchia)
Stàcca (dal franc. antico estache o gotico stakka = palo) donna alta e
di bella presenza, prestante, ragazza prosperosa: propriamente
cavalla giovane, con riferimento al recinto nel quale venivano
tenute separate
Stàcc’ resta, stai
Stacciunàta palizzata, recinto fatto di pali (staccioni), steccato
Stàdda (dal germ. stall = sosta, dimora) stalla; anche letamaio, mondezzaio,
porcile, topaia
Staffìl’ frustino, scudiscio, sferza
Staggiùna (dal lat. statio, stationis = sosta, fermata) stagione, estate (l’estate
è la stagione per eccellenza)
Staglià dividere, per lo più riferito a persone che si azzuffano o ad un
ambiente da separare con un tramezzo; anche spartire
Stagliàt’ separata o divisa dal marito; anche divisione
Stagnà (dal lat. stagnare = essere stagnante; ricoprire di stagno) fermare,
bloccare la fuoriuscita del sangue; ricoprire di stagno la
superficie di pentole, caldaie, ecc.
Stagnatùr’ saldatore a stagno
Stagnìn’ lattoniere, colui che stagnava e riparava pentole e altri oggetti in
rame o latta; anche idraulico
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Stàiu sto
Stampèdd’ stampella; sostegno; anche gruccia porta abiti
Stànga/stangùna (dal germ. stanga) asta, barra, spranga, traversa; anche donna
alta e formosa, stangona
Stànt’ (dal lat. stànte, participio presente del verbo stàre) infisso, stipite
della porta o della finestra
Stantìv’ (dal lat. medievale stantivus) stantio, non fresco; avariato
Starnutà (dal lat. sternutare) starnutire, starnutare
Stasìra questa sera
Stàt’ estate; anche restate, rimanete
Statìla bilancia, stadera
Staturàta tutta l’estate, estatata
Stavòt’ questa volta
Steccàt’/sticcàt’ recinto, steccato
Stèdda pezzo di legno ottenuto con l’accetta, legnetti
Stèfan’ pancia, stomaco; voce gergale dei teatranti; anche Stefano
Stègnu sdegno, indignazione, risentimento
Stènnere (dal lat. extendĕre, comp. di ex+tendĕre = tendere) estendere,
stendere
Stiavùcch’/stuiavùcch’ tovagliolo, salvietta
Stìcchju (dal lat. osticulum = piccola bocca, oppure dal greco sticos =
disposizione lineare) termine di influenza siciliana: pube, pudenda
femminile; utilizzata anche come complimento per indicare
una ragazza molto attraente, bella
Stìdd’ (dal lat. stēlla) stella, astro
Stìdda stilla, piccola quantità di liquido; anche stella
Stiddiàt’ stellato
Stiènt’ sacrificio, vivere nelle ristrettezze; stento
Stièrr’ toponimo di località del centro storico di Paola; terra mista a
calcinacci, detriti e materia sterrata
Stigliòla (dal lat. exta) coratella di agnelli, capretti e polli
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Stilittàta colpito con stiletto; fitta improvvisa; forte dispiacere
Stillabràt’ sformato (riferito a capi d’abbigliamento)
Stimànza riconoscimento di stima, dono; quando s’ammazzava il maiale,
i vicini che avevano collaborato al suo ingrasso dando la propria
brodaglia (gli avanzi di cucina), ricevevano la stimanza (un
pezzo di filetto); dono che, specie sotto le feste, viene fatto in
segno di rispetto e gratitudine alle persone influenti (residuo di
antico tributo servile)
Stimà (dal lat. aestimare=valutare; apprezzare) rispettare, voler bene,
tenere in considerazione; anche periziare, quotare, valutare
Stimatùr’ stimatore, fattore, perito
Stimpagnà levare il fondo della botte o d’u vasètt’; spillare il vino
Stimpagnà togliere il tappo di sughero o, a volte, di legno, adoperato per turare
il foro aperto sui fusti e le botti per assaggiare il vino; toglie -
re il fondo delle botti; anche aprire ‘u salatùr’ cioè togliere il
tappo cilindrico di legno
Stingà (da stinco) stancarsi, affaticarsi
Stingàt’ giunto al culmine della forza o fatica; stancato, affaticato
Stinnicchià (dal lat. stèrnere = distendere, l’iterativo sternitare) stiracchiarsi,
sgranchirsi; anche stendere a terra qualcuno, uccidere (l’àiu
stinnicchìat’ ccu ‘nu pùin’)
Stinnicchiàta distesa per terra
Stinnitùr’ stenditoio, stendino, stendibiancheria
Stìnt’ scolorito, che ha perso il colore durante il bucato
Stintà (dal lat. extĕntare = sforzarsi) stentare, faticare, incontrare difficoltà
nel fare qualche cosa
Stintìn’ (dal lat. intestìna-ìnum) intestino, budella, interiora (m’à fàtt’
nturginià i stintìn’ pp’a ràggia)
Stintinàt’ deformato, allungato, modificato nella sua forma, reso deforme
(‘stù magliùn’ ca t’à mìs’ è tùtt’ stintinàt’); anche budella
Stìp’ stipo, armadio, credenza, dispensa
Stìpa conserva (stìpa ca truòv’), serba
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Stipà (dal lat. stipare = ammucchiare) conservare, mettere da parte;
custodire, riporre (chìn’ stìpa trova)
Stippà sturare, stappare
Stirrà sradicare, sterminare, strappare
Stirràt’ sradicato, sterminato, strappato; anche disgraziato
Stirrinatùra mal di schiena, lombaggine
Stirruzzà togliere la ruggine; anche lavare con forza e abbondantemente
Stirruzzàt’ ripulito dalla ruggine
Stivàl’ (dal franc. ant. estival) stivale
Stizzà irritare, arrabbiare
Stìzza (dal lat. stillatio = sgocciolio, con influenza di “schizzo”) un
po’, goccia, stilla; anche ira, livore, rancore, risentimento
Stizziàt’ picchiettato, punteggiato, chiazzato, maculato
Stizzinùs’ stizzoso, collerico
Stizzùs’ stizzoso, permaloso, irascibile, iroso, intrattabile, iracondo
Stòcch’ ammènt’/cùr’ ‘i vùrp’ equiseto, erba cavallina: erba caratterizzata
da elementi che si possono separare e ricomporre, usata per decotti
utili ad evitare l’eccessiva sudorazione dei piedi o per curare
malattie dell’apparato respiratorio, con virtù anche emostatiche
Stoccà/stuccà spezzare, rompere
Stoccarièdd’ un pezzo, un tocco (‘nu stoccarièdd’ ‘i sazìzz’)
Stommacàt’ nauseato, stomacato, disgustato
Stòmmach’ (dal lat. stòmachus, greco stòmacon) stomaco
Stommacùs’ non appetibile, stomachevole
Storpià (forse lat. stŭprare = profanare, contaminare) far male, deformare,
storpiare
Stòzzu/stuòzzu/muòrsu tozzo, pezzo, pezzettino, pezzetto
Stracancià trasformare; impallidire, sbiancare in volto, cambiare colore
Stràcciula/stràsciula pietra di forma piatta e sottile con la quale una volta
si praticava un gioco simile alle bocce. Dopo la conta il sorteggiato
lanciava prima il pallino (‘mmàst’) e successivamente la
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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pietra piatta (stràcciùla) cercando di avvicinarsi il più possibile
‘a lu mmàst’. Il secondo giocatore, con un solo tiro, doveva
mandare la sua stràcciùla ad una distanza minore della prima.
Se ciò avveniva vinceva e guadagnava il diritto a ricominciare
il gioco. Con le stesse regole, più o meno, si giocava con le figurine
della Panini “i jiocatùr’” e le monetine che si piazzavano
dietro il pallino. Approfondimento. ‘I juochi ‘i ‘na vota ca ‘u
custavanu nènti: i stàcci.
Lo strumento per ‘u juòcu ri stàcci era una pietra piatta della
grandezza giusta ad essere contenuta nel palmo della mano. Il
gioco si svolgeva con due, tre o quattro partecipanti: si lanciava
una pietra rotonda, che fungeva da pallino e ‘a stàccia o ‘i stàcci
cchjiù vicini facìanu ‘i pùnti: in sostanza era il gioco delle bocce
dei poveri a cui erano legate anche delle espressioni: va a jiucà
a ‘li stàcci quando veniva detta una corbelleria o iju 'i stàcci mia
‘i tiègn’ custurìt’ meglio di un tesoro. Il mio professore di lettere
(Fiumanò), di origine reggina, ci spiegava che la parola “stàccia”
proveniva dal greco “òstracon” e che in alcune località
calabresi veniva chiamata “stracu”. Òstracon, nell’antica Grecia,
era la pietra o coccio di ceramica sul quale veniva scritto il
nome del denunciato e da ciò il termine “ostracismo”
Strachiùmm’ strapiombo; precipizio, scoscendimento, burrone, dirupo
Stracquà (dal longob. strak = stracco, stanco) allontanare, straniare, estraniare,
espellere; anche stancare, sfinire; spiovere
Stràcquo stanco; stanco morto (stràcquo e strùtt’); estraniato
Stracquaglià dicesi delle galline impaurite; anche stancare
Stracquàt’ stancato; oggetti spiaggiati; anche estraniato, allontanato, cacciato
Stradòne lo spazio che sovrasta le Sette Fontane (canali) a Paola; larga
strada alberata
Strafucà (dal lat. strangulare + suffocare o extra-offocare (Rohlfs) strangolare,
strozzare, restare soffocato da un boccone; rimpinzarsi
di cibo, mangiare con voracità
Stràgalu/astràgalu v. astràgalu
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Straiàt’ sdraiato, adagiato, allungato, coricato, disteso
Stralunàt’ sorpreso, stordito
Stramàn’ (dal lat. extra manum) fuori mano, non vicino
Stràmp’ (dal greco strabòs = obliquo) strano, stravagante, un po’ stupido;
anche obliquo, non perpendicolare, non ortogonale, ...di
sghimbescio
Strampalàt’ stravagante, estroso, imprevedibile
Stramuòrt’ (maledizione) morto da tempo; stordito
Stranguèttu usuraio, strozzino
Stranguglià strozzare, strangolare
Strangugliaprièvit’ gnocchi di farina: in seguito il nome è stato dato anche
agli gnocchi di patata. Qui i preti non c’entrano e l’origine del
nome viene dal greco, “stroggulos-preptos” = dall’aspetto arrotolato.
Si tenga presente che la doppia gamma, corrispondente
alla doppia “g”, in greco è letta “gn”
Straniàt’ estraniato, emarginato
Stràniu/stràinu (dal lat. extraneus, der. di extra = fuori) estraneo, non familiare,
ignoto, sconosciuto
Strapázz’ (dal lat. patior = soffrire) fatica eccessiva, strapazzo
Stràppa (dal gotico strappon = tendere con forza) striscia di cuoio per
rifinire l’affilatura di lame (spec. del rasoio)
Strascinà trascinare, strisciare, tirare via, trainare; soffriggere in padella
(vruòccul’ strascinàt’)
Strascinùn’ bocconi, a pancia in giù; avanzare con la lingua a strasciconi
lungo un percorso, generalmente l’interno di una chiesa, a ringraziamento
per una grazia ricevuta o per impetrarne un’altra
Stràsciula/stràcciula (v. stràcciula)
Strasiculà/trasiculà essere fuori di sé per grande stupore o meraviglia, sb
igot-timento; rimanere sbalordito, sconcertato, stupefatto
Stràta (dal lat. tardo strata, sottint. via, femm. sost. di stratus, part.pass.
di sternĕre = tendere, selciare; propr. “via” massicciata) strada
Stratèdda stradina in terra battuta
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Stravià (dal lat. extra viam = fuori dalla via) disperdere; fuorviare, traviare,
sconcentrare
Straviènt’ luogo riparato dal vento; anche pioggia con vento (chiòva a
straviènt’)
Stravòta/mastravòta scusa, strategia per svicolarsi da un impegno, cambiamento
di pensiero, opportunismo (fà ‘na stravòta = fare una
giravolta, essere voltagabbana)
Strazzà (dal lat. popolare extractiare derivato da extrahere = tirare da)
stracciare, rompere, lacerare, ridurre in brandelli
Strazziòn’ (dal lat. mediev. extractio -onis) estrazione
Strazzùn’ straccione, pezzente; disordinato
Streùz’/strièvùz’ (dal tardo lat. extrausum→ streuso→ stre-uzo; strèvuzo a
sua volta deriva da streuzo con l’aggiunta della consonante “v”
che ne addolcisce il tono = difficile, recondito) riferito a un oggetto:
strano, sbilenco, asimmetrico, irregolare; mentre riferito
a persona assume il significato di strambo, strampalato, stravagante,
una persona che fa cose imprevedibili, fuori dai canoni.
Strievùzu, ma anche streùzu, indica nel paolano una persona o
cosa stravagante, non comune
Stricà (dal lat. ex-fricare con influenza del longobardo strihha = striscia
o dallo spagn. restregar = strofinare) strofinare, sfregare,
strusciare
Stricatùr’ tavola da bucato (tavola di legno con scanalature usata per lavare
i panni); anche spazzolone
Stridènt’/strirènt’ stridente, stridulo, dissonante
Strièpit’ (dal lat. strepĭtus -us) strepito, fragore, frastuono, confusione
Strifizzà schiacciare, strizzare, tritare
Strìna (dal lat. strēna = regalo di buon augurio, franc. ant. estrina)
strenna, dono, regalo, presente
Strìnc’ (dal lat. stringo) lega, stringi, blocca; accosta
Strincitìna (v. vinazzau) ultima pressatura delle vinacce con l’aggiunta di
un po’ d’acqua
Strincitùr’ torchio, pressa per l’uva
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Strincitùra (v. vinazza) lo stretto delle vinacce spremute
Stringivùtt’ cerchioni delle botti
Strìnt’ stretto, legato, chiuso, serrato
Stripitià (dal lat. strepitare, strepĕre) fare strepito, fracasso, strepitare;
saltellare (di solito riferito a bambini o animali), muoversi, agitarsi,
dimenarsi, scalciare, contorcersi
Strippà sbudellare, lacerare l’addome
Strippo/a sterile, che non è in grado di generare o di concepire; infruttifero,
improduttivo
Strippùn’/struppùn’ (dal lat. stirps = ceppo o extirpare =estirpare) resti dopo
il taglio, ceppo, radice di albero; anche stirpe, razza
Strìtt’ stretto; anche vicolo, strettoia. Nella locuzione cammarèdda
strìtta: camerino per bisogni corporali, gabinetto (dal franc.
retrait)
Strittìzz’ ristrettezza, vivere con poco ed in miseria, povertà
Striùvuz’ (v. streùz’)
Strolacà strologare, fantasticare. Lambiccarsi il cervello per risolvere un
dubbio, superare una difficoltà; almanaccare, tentare spiegazioni
fantastiche: anche, cercare di indovinare, di dedurre qualcosa
dagli indizi esistenti; genio strambo
Stròlichi parli sentenziando
Strolichià/strulichià parlare sputando sentenze. Il termine potrebbe derivare
da “astrologo”, poiché l’astrologo studia gli astri guardando
sempre in alto, verso il cielo quindi poco attento alle cose terrene,
terra/terra. Anche fantasticare, strolagare; genio strambo
Stròppa antica misura agraria equivalente alla ventiquattresima parte di
un tomolo (una paletta del mugnaio); anche pollone; rami secchi,
sterpaglia
Stroppià/struppià (dal lat. volgare exturpiare, con metatesi tur in tru) deformare,
malmenare, storpiare, rovinare
Stroppiàt’/struppiàt’ storpiato, deformato; sciancato (Vedi come storpiato è
Maometto! - Dante)
Stròppiu/strùppiu zoppo, con una malformazione, storpio
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Stròscia donnaccia; cosa non in buone condizioni e inservibile, logora,
usurata
Stròzza soffoca; anche pezzo di pane (crosta di pane)
Strozzà soffocare, strozzare
Stròzze pezzi, pezzettini. Ca ti vuòn’ fa’ stròzz’-stròzz’ (o frìngul’ frìngul’)
= che ti possano uccidere e fare a pezzetti
Strùdere/strùjere (dal lat. destruere) consumare, usurare, ogorare, distruggere
Strùful’ dolci ottenuti friggendo gnocchi di pasta preparata ad hoc e cospargendoli
quindi di miele. L’origine è incerta: si cita l’it.
“struffo” = brandello, il greco stronghylos = tondeggiante, il
longobardo struff = piccola quantità asportata da un pezzo più
grande
Strùggia (dal lat. destruere = struggere) distruggere
Struìre istruire, imparare
Strumènt’ atto notarile, pubblico; contratto; anche strumento musicale
Strumentà stendere un rogito, assegnare un bene
Strùmmul’ (presumibilmente dal greco stròmbos o stròbilos cioè mulinello
o oggetto atto a ruotare) trottola; anche piccolo furbacchione;
persona piccola e cicciottella (pàr’ ‘nu strùmmul’) Curiosità.
Strùmmul’ siddùzz’ o tàbbaro. La qualità dello Strùmmul’, a parte
il materiale, dipendeva sostanzialmente dall’innesto della
punta di ferro nel corpo ligneo: se la punta era ben centrata e
produceva una rotazione perfettamente perpendicolare, senza
scarti o vibrazioni (come se si stesse piantando al suolo), ‘u
strùmmul’ che ne era dotato veniva considerato eccellente e si
guadagnava l’elogio di siddùzz’; in caso contrario subiva il dispregiativo
tàbbaro, che stava ad indicarne la pesantezza e l’instabilità.
La trottola si presenta liscia o scanalata in senso orizzontale,
in modo da facilitare l’avvolgimento di una cordicella.
Una volta completata tale operazione, il giocatore tiene il capo
libero tra due dita e alloggia la trottola nel palmo della mano.
Successivamente, con un gesto brusco del polso, la lancia a terra
trattenendo il capo dello spago. I lanci possono essere: ‘a tìra
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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làzz’, suttamàn’ detto anche dispregiativamente ‘a fimminèdd’
e ‘nchjiùmm’. Tale azione imprime alla trottola un forte movimento
rotatorio, che, se ben eseguito, si conclude con la stessa
che ruota a terra sul chiodino di metallo. Lo scopo è ovviamente
quello di far durare la rotazione più a lungo possibile e si presta
sia al gioco individuale che a gareggiare tra più giocatori
Struncà tagliare di netto, stroncare, amputare, mozzare, recidere
Struncatùr’ sega a due manici da boscaiolo, segone, grossa sega per tronchi
Strùnch’ monco, storpio; stronco, tronco
Strùnz’ (dal gotic. straunts) imbecille, stupido, stronzo; anche feci formate
e dure, di forma cilindrica
Struòppul’/stròppa (dal lat. stroppus, greco stròphos) legaccio per tenere il
remo allo scalmo
Struppià (dal lat. turpis = deforme, franc. estropar, estropear) storpiare,
deformare; farsi del male, malmenare
Strùppiu storpio, disabile, handicappato, azzoppato
Struppùn’/strippùn’ ceppo, sporgenza; appiglio. (v. strippùn)
Strùr’/strùd’ (dal lat. struere) consumare, logorare, usurare
Strùsc’ (dal lat. parlato extrusare = urtare) rumore; rumore delle scarpe
strisciate per terra, strofinio; passeggiata sul corso; gioco della
campana
Struscià (dal lat.volg. extrusare, intensivo di extrùdere) strofinare, strofinarsi;
trascinare
Strùtt’ distrutto, consumato; dissipato; anche strutto
‘Stù/ì/à (dal lat. iste) questo/i/a
Stuccà spezzare, rompere; anche stuccare
Stuccàt’ ramo spezzato pendente; anche stuccato
Stùcch’ stucco; impasto di calce e pozzolana miste a polvere di marmo
o gesso in uso sin dall’antichità
Stùfa stufa; arenoterapia, psammatoterapia, bagni nella sabbia e più
popolarmente sabbiature. Approfondimento. Già nota e utilizzata
da varie civiltà, tra cui quella greca e quella romana, la
psammatoterapia (sabbiatura) sfrutta i benefici del calore e delFerruccio
Filippo e G. Mario Minniti
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le particelle minerali della sabbia. Il corpo, eccetto testa e collo,
viene immerso in uno strato di sabbia di circa 7 cm, per un
tempo che va dai 10 ai 15 minuti; il capo viene protetto dal sole
con apposite tende. Ciascuna seduta viene anticipata da una
doccia o bagno di acqua marina e da una fase di esposizione al
sole seguite poi da una fase di reazione e da una di rilassamento.
Questo trattamento, eseguito su indicazione medica, apporta
una serie di benefici soprattutto in presenza di determinate patologie
e disturbi quali reumatismi, dolori articolari, infertilità
e impotenza. Il trattamento, a seconda dei casi, può essere ripetuto.
Da secoli in Egitto queste patologie vengono curate con
questo metodo alternativo
Stufàt’ annoiato, seccato, scocciato; anche stufato, ragù, spezzatino (di
carne)
Stuffà annoiarsi, stufarsi, seccarsi
Stuffàt’ (v. stufàt’)
Stuijà asciugare, pulire, nettare
Stuijavùcch’/stiavùcch’/sirviètt’ (letter. “asciugabocca”, composto col
verbo stuiare = nettare, dal lat. studiare in particolare accezione)
tovagliolo, salvietta
Stunà (dal francese étonner = sbalordire, tratto dal lat. popolare extonare
= tuonare, incrociato con “stonare” = non essere intonato
e perciò riuscire sgradevole) stordire, disturbare con richieste
insistenti, assillare. Stunatu è intontito, sbadato, stordito, rintronato,
non conveniente alla situazione, non lucido
Stuòcch’/stùokk’ (dal franc. estoc = fusto) porzione, rocchio di salsiccia; anche
spezzo, rompo; pesce stocco (dall’olandese antico stocvisch
= pesce a bastone. Merluzzo essiccato al sole, diverso dal baccalà,
merluzzo essiccato con salagione)
Stuonicà privare un muro dell'intonaco, togliere via l’intonaco, scalcinare,
scortecciare, scrostare
Stuòrn’ giramento di testa, stordimento; biglietto del lotto che si può
comprare anche dopo la chiusura del botteghino
Stuòrt’ (dal lat. nesapius = stolto) storto, litigioso; persona difficile, che
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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non vuole sentire ragioni; anche spiacevole (l’è jiùt’ tùtt’ stuòrt’
= gli è andata tutto male - storto)
Stuorturamàgl’ attaccabrighe, litigioso, rissoso
Stuòzz’ pezzo, parte di qualcosa; tozzo di pane
Stùppa stoppa: è un gioco d’azzardo molto rischioso; anche stoppa ossia
cascame della pettinatura del lino o di altre fibre vegetali
Stuppà (dall’ingl. to stop = fermare) stoppare, bloccare, arrestare, fermare
al volo
Stuppàgliu (da stoppa, greco stýppe, lat. stuppa, con suffisso derivativo)
stoppaccio, batuffolo per tamponare; tappo, turacciolo; tappo
di stracci
Stuppiddàta misura agraria corrispondente a 416,62 mq.
Stuppièdd’ (dal greco stiupos) stuppello, antica misura agraria pari ad 1/8
di tomolo (tumminàta o tùmminu); và pìglial’ ‘ntu stuppièdd’ =
vai a prenderlo in quel posto).
Le antiche unità di misura per granaglie e legumi utilizzate in
Calabria, quindi anche a Paola, erano simili a quelle in uso nelle
altre del Regno di Napoli ed erano suddivise in cinque unità
principali. Il sistema adoperato era molto semplice e prevedeva
il raddoppio della capacità da una misura all’altra; le misure erano
realizzate con dei piccoli tini circolari in legno, tranne per il
tomolo, che era l’unità di misura di maggiore dimensione, che
per ragioni pratiche non veniva realizzato materialmente.
Dimensione effettiva di ogni unità di misura:
tomolo “tùmminu” pari a litri 50,5
mezzo tomolo “miènz’ tùmminu” pari a litri 25,5
quarto “quartu” di tomolo pari a litri 12,625
stuppello “stuppièdd’” pari a litri 6,3125
minula “misurièdd’” pari a litri 3,156.
Spesso si è soliti confondere queste unità di capacità con unità
di peso, pensando che ‘nu stuppièdd’ corrisponda a 6 Kg e ‘nu
miènz’ tùmminu a 50 Kg; in realtà, il peso è variabile in base al
peso specifico di ogni alimento misurato e anche in base alla
stagionatura dello stesso
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Stuppìnu stoppino, stoppaccio, lucignolo
Stuppùsu filaccioso, stopposo
Stupùr’ stupore, meraviglia, sorpresa, sbalordimento
Sturcià storpiare, sfregiare, deformare, cambiare i connotati; tagliare in
malo modo (i capelli, un albero, una stoffa, ecc.)
Sturcinià (dal lat. extorquère) torcere, attorcigliare, contorcere; anche piegare
Sturcinatùra lombaggine, sciatica, mialgia lombare
Stùrciu storpio, deforme, malfatto
Stùrdere stordire, intronare, assordare
Sturdùt’ stordito, tramortito; preso da stupore, sbalordito; anche chi agisce
senza riflettere e fare attenzione
Sturènt’ studente, allievo, scolare
Sturià studiare, apprendere, istruirsi
Stùrn’ storno; stornello (uccello)
Sturnà stornare, rimuovere; dissuadere, distogliere
Sturpià storpiare, fare male, rovinare, deformare, guastare
Stutà (dal lat. volg. ex+tutare, da tutari = coprire) spegnere, smorzare;
disattivare; soffocare
Stutacannìl’ spegni candela, spegni moccolo, arnese usato, soprattutto nelle
chiese, per spegnere candele, ceri, lumi a olio, costituito da un
cappuccio di metallo fissato in cima a una bacchetta o a una canna;
anche sacrestano
Stùzia astuzia, furbizia, destrezza, scaltrezza
Stuzzicarièdd’ stuzzichino, spuntino, cibo saporito e leggero che serve a solleticare
l’appetito
Sù sopra, in alto; anche a proposito, intorno a, in base a; anche sono
Subbissà sopraffare, assalire, bersagliare, tempestare
Subitàniu/subbit’ immediato, subito, improvviso, repentino, subitaneo
Sucà succhiare, aspirare, ciucciare
Sucaròla succhietto, ciucciotto, “ciuccio”
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sucasuca lecca lecca; anche strumento, oggetto di latta cilindrico e ricurvo
usato un tempo per estrarre tutto il vino dalle grandi botti
Sucàtu rif. a pers. smunto, smilzo, magro, macilento; succhiato
Sùch’ sugo, salsa, ragù; anche succo, spremuta
Sucùs’ succoso, succulento, sugoso
Sucuzzùn’ pugno dal basso verso l’alto, diretto al mento. Uppercut. etim.
Italiano “sergozzone”, composto da “gozzo”, per indicare sotto
il mento, colpo vibrato col pugno chiuso alla gola o sotto il mento,
sergozzone, pugno: “mi vien voglia di darti un gran
sergozzone” (Boccaccio);
ceffone, schiaffone, sberla
Sudà sudare, traspirare, grondare; anche faticare, lavorare duramente
Sùdda (dall’arabo sud, lat. tard. sylla) trifoglio, sulla
Sudispàzione soddisfazione, piacere, godimento
Sudùr’ sudore, traspirazione
Sufisticàt’ cavilloso; sofisticato, adulterato
Sùffra/sùrfa (dal lat. sulphur) zolfo
Suffrìjere (dal lat. sub-frigere) soffriggere, dorare, rosolare
Suffrìtt’ soffritto, battuto di cipolle, sedano e carote
Suggiètt’ (dal lat. sub jugus = sotto al giogo) obbligato, soggetto, dipendente,
sottomesso
Suggiugà/sujiugà (dal lat. sub iugum = sotto al gioco) sottomettere, soggiogare,
dominare; anche gioco maritale, vincolo amoroso
Sùglia (dal lat. subula, mutatosi in subla nel latino medievale) lesina:
attrezzo usato da calzolai e sellai
Sugliùn’ grosso chiodo usato come punta metallica della trottola (strummùl’);
anche piantastecchi
Sugliuzzà (dal lat. singultare, lat. parlato subgluttìare = avere un po’ di
singhiozzo) singhiozzare
Sugliùzz’ singhiozzo; era credenza popolare associarlo al fatto che qualcuno
veniva nominato da una persona non presente. Per smettere
l’interessato recitava tutto d’un fiato: sugliùzz’ ‘mpìzz’
‘mpìz-z’ chì mi nnùmina ri ‘nu pìzz’, chi mi nnùmina ri ‘na
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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pàrt’, sì mi nnuminàn’ ri bbèn’ ‘u sugliùzz’ và e bbèna, si mi
nnuminàn’ ri màl’ ‘u sugliùzz’ sìnn’ và
Sùgn’ (dal lat. sum) sono
Sùgn’ a bbàch’ sono disoccupato, sono a spasso
Sùgna (dal latino axùngia = strutto, impiegato per lubrificare gli assi e
i mozzi delle ruote) sugna, strutto, grasso di maiale
Sùl’ sole; anche solo
Sulà (dal lat. sola plur. di solum che significava anche suola perché
confuso con solea = suola) suolare le scarpe
Sulàgn’ (dallo spagn. solano e solana = solario) solitario, introverso,
asociale; anche isolato, sperduto, appartato
Sulètta/sulàiu/solètta solaio, soletta; anche suola delle scarpe
Suliàta ultimo bagno di sole che si faceva prendere al bucato, prima di
ritirarlo definitivamente
Sulìddu solo, soletto
Sumà (dal lat. surgere o sumere) alzarsi; sollevare, innalzare; anche
salire (‘u mi fa sumà ‘i càzz’)
Sùmac’ alzaci, sollevaci (sùmac’ ‘a càp’ = alzaci la testa)
Summàstr’/summàst’(lett. signor, sommo maestro) mastro, maestro: venivano
chiamati così gli artigiani di qualunque mestiere dai loro
praticanti (riscipùl’)
Summùrch’ (dal lat. sepulcrum) sepolcro, tumulo, mausoleo
Sunàgl’ (dal provenz. ant. sonalh, che continua un lat. volg. sonacŭlum,
der. di sonare = suonare) sonaglio, campanello
Sunà (dal lat. sŏnare, der. di sŏnus = suono) suonare, far musica; battere,
percuotere; anche avvisare, avvertire
Sunnà (dal lat. somniare, der. di somnium = sogno) sognare, fantasticare
Sunnulènza (dal lat. tardo somnolentia o somnulentia, der. di somnus = sonno)
sonnolenza, torpore, assopimento, sopore
Suòcru/sòcra dal lat. socrus = suocero, suocera
Suònn’ (dal lat. somnus = sonno) sogno; sonno; anche tempia
Suònn’ cèss’ sonno profondo (dal lat. cessum da cedere, avanzare, penetrare)
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Suòr’ (dal lat. soror) sorella, germana
Suòr’v’/sòrbul’ (dal lat. sorbum) sorbo, albero che produce le sorbe
Suoricèdd’ sorellina
Suòrma mia sorella
Suòrt’ tua sorella
Suotàm’/suòt’m’ apatico, abulico, pigro, smorto; addormentato, insonnato,
intontito
Sùpa (dal lat. sùpra) sopra, nella parte superiore, più alta
Sùpa l’Ùrm’ lett. Sopra all’Olmo; toponimo di località del centro storico di
Paola: nel nuovo stradario del Comune si identifica, approssimativamente,
con la “zona Duomo”. Il nome deriverebbe dalla
presenza in quel luogo, in passato, di un grande albero di olmo
(ùrm’) collocato al culmine della scalinata delle Sette Fontane
Sup(r)annùm’ soprannome: nella tradizione paolana avevano grande importanza
i soprannomi, “‘i ‘ngiurii”, come venivano chiamati.
Approfondimento. La loro origine si perde nella notte dei tempi.
Essi derivavano spesso dal luogo di provenienza di una persona
o dal suo lavoro, o da una sua caratteristica fisica o da un suo
atteggiamento, o dal nome di animali e cose. Talvolta si trattava
di parole o espressioni difficilmente riconducibili a qualcosa di
concreto, e spesso prive di significato (almeno per quelli della
nostra epoca). I suprannùm’ hanno sempre fatto parte della cultura
paolana e sono sempre stati molto usati specie nei quartieri,
dove la gente era conosciuta più attraverso ‘u sup(r))annùm’ che
attraverso il cognome
Supatèrra tomba, loculo; sopra terra
Suppàpp’ (dal spagn. sobarba = museruola) in senso figurato schiaffone,
manrovescio
Superbiùs’ superbo, altezzoso, arrogante
Supracchiù in più, oltre, per di più
Suprajihàt’ respiro affannoso, fiato grosso
Supramàn’ cucitura, imbastitura; cucitura a punti lunghi e radi che si fa agli
orli di una stoffa dove manca la cimosa, perché non si sfilacci
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Supràn’ soprano; anche superiore, che sta di sopra (lat. volg. superanus,
supranus, der. di super = sopra)
Suprasùtta sopra-sotto, sottosopra
Supratàcch’ sopratacco, pezzo di cuoio o di gomma che si sovrappone al tacco
della scarpa perché non si consumi
Suprissàta (forse dal provenz. mod. saupressado = carne salata e pressata,
comp. di sau = sale e pressado = pressato) soppressata
Supruòcch’ preso in antipatia, in malvolere
Surà (dal lat. sudare, di origine indoeuropea) sudare, traspirare; anche
sgobbare, ammazzarsi, buttare il sangue
Suràt’ sudato, madido, bagnato
Surbèt’ (dall’arabo sharabat = bevanda) sorbetto, tipo di gelato
Sùrch’ (dal lat. sulcus) solco
Surchià (dal lat. suculare incrociato con sòrbere = succhiare) succhiare;
tirare su col naso; russare; anche inghiottire con rumore
Surchijùn’ ramo spinoso di albero non fruttifero o selvatico; anche succhiata
fragorosa
Sùrd’ sordo, non udente, audioleso
Surdàt’ (dal lat. solidus nummus) soldato, militare, coscritto
Surdellìn’ (da “sordino”, fischietto di richiamo per uccelli) campanellino;
fischio nelle orecchie: era credenza popolare associarlo al fatto
di venir nominato da qualcuno non presente
Sùrfa/zùrfa (dal lat. sulphur) zolfo
Sùric’ (dal lat. sorex-soricis, franc. souris oppure osco surk) topo, sorcio;
anche pesce pettine
Suricìcch’ topolino
Suricìgnu porcellino d’India. (dal lat. soricinus (relativo a sorcio). “‘u cunìgl’
suricìgnu” era l’eccezionale nutrimento del malato grave
Suriciuòrv’ topo talpa; talpa
Surrogàt’ orzo abbrustolito e macinato che sostituiva il caffè durante la
seconda guerra mondiale
Sùrs’ (dal lat. volgare sorsum, classico sorptum, da sorbeo, sorpsi)
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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sorso
Sursumìt’ verminoso, inverminito; anche persona distrat-ta? Curiosità.
Sursìdd’ = animaletto simile ad una cicala, ma più lungo, senza
ali e con un uncino per bocca, vive nelle stalle tra lo sterco dei
bovini e qualche volta tra quello delle capre
Surùr’ (dal lat. sudor -ōris) sudore
Survìna aspra, sorbigna (che ha sapore acidulo come quello della sorba
acerba; uva Arvino (rappresenta un sinonimo per il vitigno
Marsigliana nera) o Magliocco dolce, equivalente al Magliocco
Antico di Fuscaldo. È un vitigno a maturazione tardiva (nella
prima/seconda decade di ottobre) pressocchè abbandonato ma
oggi in fase di rivalutazione. Vanta origini antiche, il primo riferimento
storico risale alla fine del 1500. Attualmente si trova
frammisto ad altre varietà locali nei vecchi vigneti. Il termine
“survino” era utilizzato dagli anziani per indicare l’uva nera
europea, per differenziarla dalla “fragola” giunta nell’800 dall’
America e piantata massicciamente
Susà/sùsere (dal lat. surrigere = alzarsi; v. anche sursum) alzarsi, svegliarsi;
mettersi in piedi
Sùs’ sopra, in alto
Suspìr’ (dal lat. suspirium) sospiro
Suspittùs’ (dal lat. suspĭcax) sospettoso, diffidente, guardingo, malfidato
Suspulià rendere soffice ad esempio un materasso, un cuscino la cui lana
all’interno si è pressata; anche, espressione volgare, alleviare
un fastidio ai testicoli (‘na suspuliàta …), scuotere, palleggiare
Sussegà (dallo spagn. sosegar = calmare) acquietare, rendere tranquillo,
calmarsi
Sustà sostare; anche infastidire, seccare, ripugnare
Susta (dallo spagn. susto = fastidio, ira) traduce uno stato emotivo
complesso e vario, non facilmente condensabile in un unico
termine: fastidio, avversione, ripugnanza, intolleranza, seccatura
da “assustá” derivato dal lat. suscitare = eccitare, con “ad”
iniziale intensivo; anche elastico per le calze
Sùsta (dal lat. sustĭnēre = sostenere) corda con cui si legano le some;
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chiusura per collane e bracciali; anche sonnolenza, affaticamento
per cui si sente il bisogno di stendersi sul letto e riposarsi. La
mancanza di voglia di fare e il conseguente poltrire.
Sustùs’ fastidioso, dicesi di bambino che piange con facilità; senza pazienza;
insistente, importuno, molesto
Sùsit’ alzati
Susùt’ alzato, svegliato
Sùtt’ Prum(i)untesta toponimo di località di Paola (sotto l’ospedale)
Sùtta (dal lat. subtus. La terminazione in -a è presente anche nei composti)
sotto, in basso, giù, in fondo
Sùtta pànz’ cinghia; parte dei finimenti del cavallo e di altri animali da sella
o da tiro che si passa e si affibbia sotto la pancia per tenere ferma
la sella o il sellino o il basto
Sùtta vìta reggiseno; copribusto
Suttamàn’ sotto mano; modalità del lancio della trottola (strùmmul’)
Suttamìtt’ sottomettere
Suttànu (dal lat. parlato sutanus = che sta sotto) inferiore, piano
inferiore
Suttèrra/Gaudimàre via, rione Sotterra in Contrada Gaudimare; località marina
situata presso la strada S.S.18 bis Tirreno Inferiore, a nord
di Paola. Anche basilichetta (Madonna del Carmine) paleocristiana,
poi bizantina e ora ipogea, cioè interrata, per reiterati moti
franosi verificatesi posteriormente al secolo XIV
Sutterràta sotterrata, messa sotto terra
Sùtt’sùpra sottosopra; avanti e indietro
Sùvur’/sùvaru (dal lat. sūber -ĕris) sughero
Suvièrch’/cùrm’ (dal lat. volg. supèrculus, da super = sopra) che eccede, oltre
misura, soverchio, che avanza, in eccesso, eccedente, superfluo
Svacantà (dal lat. ex-vacantis, da vacare = liberare) svuotare, evacuare;
liberare, sgombrare, vuotare
Svarvà rasare, sbarbare
Sventrà distruggere, sviscerare; aprire tutto
Ferruccio Filippo e G. Mario Minniti
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Sviertulà/spiertulà (dal lat. verto/-ere) spalancare gli occhi volgendoli in alto,
stralunare gli occhi, ruotare; rovesciare, girare sotto sopra
Sviertulàt’/sbiertulàt’ rovesciato, caduto all’indietro, capovolto; rigirato,
piegato (rif. a pizzi della camicia, o a lenzuola); bisacca, bisaccia
Svignà scappare, fuggire, allontanarsi velocemente
Svintulià sventolare
Svinturàt’ sventurato, disgraziato, scalognato
Svinùt’/sbinùt’ svenuto, che ha perso i sensi o la conoscenza
Svirgugnàt’/sbirgugnàt’ svergognato, sfacciato, sfrontato